Calcio, la birra torna negli stadi inglesi? La polizia: “Scelta folle”. Ecco cosa sta succedendo

Avantgardia

Via libera del governo britannico alla revisione della legge che dal 1985 vieta il consumo di bevande alcoliche durante le partite. Il motivo? Strettamente economico: con il bando i club della Premier ci rimettono 30 milioni di sterline l’anno. Tifosi entusiasti, meno le forze dell’ordine: “Violenza in aumento, tempismo bizzarro”

Per la prima volta in quasi quattro decenni i tifosi inglesi potrebbero tornare a bere birra – e bevande alcoliche in generale – sugli spalti degli stadi e non solo in prossimità dei punti di ristoro. Il governo britannico ha infatti accettato di rivedere l’attuale legislazione, introdotta nel 1985, che vieta il consumo di alcolici durante le partite di calcio (cosa che invece non avviene negli altri sport) e introdurrà quindi uno schema-pilota per testare gli effetti della nuova disposizione, i cui risultati saranno resi noti in estate.

LA REAZIONE DELLA POLIZIA

Una mossa che però la polizia del Regno Unito aveva già bollato come “folle” lo scorso novembre e senza l’approvazione delle forze dell’ordine, tutto rischia di restare così com’è. “Si vuole eliminare qualcosa che è stata pensata per rendere le cose più sicure per i tifosi – aveva infatti spiegato Mark Roberts, capo della polizia del Cheshire, al Daily Mail. Questa proposta arriva in un momento in cui stiamo assistendo a un aumento preoccupante di casi di violenza nel calcio a tutti i livelli, quindi direi che il tempismo è perlomeno bizzarro”.

L REPORT

Secondo un report della English Football League, il divieto attualmente in vigore costa ai club almeno 2 sterline a tifoso per ogni gara casalinga, con una perdita di circa 30 milioni di sterline l’anno in Premier League e di 35 milioni fra Championship, League One e League Two. “L’attuale legislazione sul consumo di alcolici alle partite è stata introdotta nel 1985 – ha sottolineato Kevin Miles, amministratore delegato della Football Supporters’ Association, al tabloid – ma il mondo è progredito considerevolmente da allora e il calcio non fa eccezione. Ecco perché una revisione della legge, che è vecchia di quasi 40 anni, sarebbe la benvenuta”.

Simona Marchetti

Source:Gazzetta
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