ilComizio

notizie, attualità, sport, cultura, politica e approfondimenti dalla voce di tutti

Agenti in tenuta antisommossa arrestano un manifestante guerriglia urbana a milano Guerriglia urbana a Milano, cosa è successo ieri in Duomo guerriglia urbana a milano

Guerriglia urbana a Milano, cosa è successo ieri in Duomo

Ci sono sabati che Milano si lascia alle spalle in fretta, e altri che le restano addosso come l’odore di fumo nei vestiti. Quello di ieri, 17 ottobre 2026, appartiene ai secondi. La guerriglia urbana a Milano ha riempito di nuvole bianche piazza Duomo e San Babila, e chi pensava a un normale pomeriggio di passeggio ha trovato vetrine in frantumi e cordoni di agenti in tenuta antisommossa.

Raccontare la guerriglia urbana a Milano di queste ore, a mente fredda, vuol dire partire da un corteo nato per altre ragioni e arrivare a una piazza svuotata dai lacrimogeni. Eppure la guerriglia urbana a Milano, per come l’hanno vissuta in tanti, resta soprattutto una domanda aperta.

La guerriglia urbana a Milano, ora dopo ora

Tutto comincia verso le 15, in piazza Duomo, con il corteo di Italia in Piazza, una mobilitazione che si definisce apartitica e nata sul web. In strada ci sono oltre cinquemila persone, quasi tutte giovanissime, scese a protestare contro carovita, caro benzina, stipendi bassi, crisi abitativa e una sanità e una scuola pubbliche in affanno. Ragioni che a Milano, tra un affitto e lo scontrino del supermercato, nessuno ha bisogno di farsi spiegare. Poi il corteo cambia faccia. In via Broletto, all’altezza di via San Tomaso, parte una fitta sassaiola contro i reparti mobili, con bottiglie, sedie e tavolini portati via dai locali, e molti manifestanti hanno il volto coperto. È lì che la guerriglia urbana a Milano prende corpo, ben prima di arrivare sotto la Madonnina.

Il fronte si sposta in Duomo, e da quel momento è tutto un precipitare. La polizia risponde con lacrimogeni, idranti e un cannone ad acqua, mentre volano cestini, transenne, petardi e bombe carta. La piazza viene evacuata, le fermate della metro M1 e M3 chiuse. Sembra finita, e invece no, perché i manifestanti tornano in massa, un cantiere finisce dato alle fiamme e una macchina dei Carabinieri viene distrutta. Verso le 19 arrivano i rinforzi, una ventina di mezzi che circondano piazza e cattedrale. Ecco perché la guerriglia urbana a Milano di ieri va raccontata come una serie di ondate, ciascuna con il suo teatro e il suo rumore.

Dopo lo sgombero la guerriglia urbana a Milano scivola verso San Babila e corso Vittorio Emanuele, dove gruppi di ragazzi vestiti di nero resistono agli idranti e alzano barricate con i tavolini dei bar. In Galleria Vittorio Emanuele II si radunano circa cento giovani e scatta un’altra carica. A San Babila vengono sfondate a colpi di mazza le vetrine di un negozio Foot Locker, saccheggiato in pochi minuti, e viene vandalizzato anche il Decathlon di Cairoli, mentre le pensiline Atm e le vetrate dei palazzi storici restano danneggiate. Sono cose che si riparano, ma la guerriglia urbana a Milano lascia segni meno visibili, la paura di chi in centro lavora, abita, apre ogni mattina una serranda.

Bilancio e reazioni dopo la guerriglia urbana a Milano

I numeri hanno continuato a cambiare. In serata si parlava di 25 persone portate in ospedale, dieci delle quali appartenenti alle forze dell’ordine. Il mattino dopo, a guerriglia urbana a Milano ormai finita, il conto sale a circa quaranta feriti, venti per parte, tra cui due agenti della Digos e un dirigente della Polizia di Stato. Sono circa cinquanta i giovani portati in Questura, quasi la metà minorenni, anche se alcune ricostruzioni parlano di oltre sessanta. Per le accuse si attende la Procura, mentre è già nato un hub legale per assistere i ragazzi, lanciato dal centro sociale Lambretta e dal collettivo Deriva. Anche la guerriglia urbana a Milano ha il suo conto in euro, ma la stima dei danni è ancora in corso.

La politica non ha aspettato. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato la guerriglia urbana a Milano, ricordando che manifestare è un diritto e devastare le città no, e ha chiesto alle opposizioni di non nascondersi dietro i distinguo. Antonio Tajani ha giudicato inaccettabile soffiare sul fuoco della protesta, Matteo Salvini ha puntato il dito contro i centri sociali con parole durissime e la Lega rilancia l’idea di una cauzione per chi manifesta. Il sindaco Beppe Sala ha scelto un’altra strada, definendo comprensibili le ragioni della piazza e ingiustificabili le violenze, e chiedendo ai ragazzi di isolare chi usa il corteo come pretesto. Maurizio Landini ha ricordato che la violenza danneggia il diritto a manifestare e ha annunciato lo sciopero generale del 20 novembre. Così la guerriglia urbana a Milano smette in poche ore di essere cronaca e diventa un caso nazionale.

Né la guerriglia urbana a Milano è rimasta un caso isolato. A Bologna, davanti alla stazione, quattro minorenni sono stati arrestati e 36 tra agenti e militari risultano feriti o contusi. A Torino, in piazza Castello, dodici persone sono state bloccate, dieci delle quali minorenni, e alcuni avevano sanpietrini e martelletti frangivetro. Disordini anche a Bergamo. A guardare la mappa, la guerriglia urbana a Milano è stata la più grave, non l’unica.

Un dato pesa più degli altri

Nella guerriglia urbana a Milano un dettaglio pesa più degli altri, ed è l’età. Quasi metà dei fermati non ha ancora diciotto anni, e questo, onestamente, sposta la conversazione. Sarebbe comodo parlare di frange estreme e passare oltre, e in effetti la grande maggioranza dei partecipanti si è mossa in modo pacifico, mentre alcune centinaia di ragazzi vestiti di nero si sono mescolati al corteo e ne hanno cambiato il senso. Ma chi prova a capire la guerriglia urbana a Milano deve fare i conti con adolescenti in prima fila, e nessun comunicato li archivia. Il contesto conta, poi. La protesta è arrivata in concomitanza con le mobilitazioni francesi, e il malessere che la alimenta non nasce in una notte.

Per i commercianti, intanto, tutta questa guerriglia urbana a Milano significa vetrine da rimettere a posto, incassi persi in un sabato che vale oro e turisti in fuga. Milano di pomeriggi così ne ha visti. Chi ha qualche anno in più ricorda via De Amicis nel 1977, e anche il primo maggio 2015, con l’Expo sullo sfondo, i black bloc, le auto in fiamme. Più di recente, il 22 settembre 2025, gli scontri alla stazione Centrale per Gaza lasciarono una sessantina di agenti feriti o contusi, e il 3 ottobre successivo gli idranti tornarono in piazza Duomo. Messa in fila, la guerriglia urbana a Milano di ieri appare meno un fulmine e più un ritorno, con una variante che inquieta, l’età di chi c’era.

Per seguire le indagini sulla guerriglia urbana a Milano conviene guardare le comunicazioni ufficiali del Comune di Milano, della Questura di Milano, del Ministero dell’Interno e della Cgil.

Sul fronte dell’ordine pubblico il dibattito sulla guerriglia urbana a Milano è già acceso. C’è chi chiede mano dura e chi vorrebbe distinguere con più cura tra chi protesta e chi devasta. Hanno ragione entrambi, in parte, ed è questo il guaio. Ogni volta che la guerriglia urbana a Milano riempie le prime pagine, le ragioni economiche della protesta scivolano in fondo, sotto le immagini dei roghi, e il ciclo ricomincia.

Restano i vetri da spazzare, le indagini sui fermati e uno sciopero generale già fissato per il 20 novembre. Resta soprattutto una città che si domanda se la guerriglia urbana a Milano sia stata un incidente oppure un sintomo. Le piazze si riempiono quando il carovita morde, e questo non giustifica nulla ma spiega parecchio. Nei prossimi giorni arriveranno identificazioni e polemiche, e la guerriglia urbana a Milano tornerà in ogni talk show. Ma quello che è successo in Duomo non si chiude con le scope, perché la guerriglia urbana a Milano ha lasciato domande che aspettano ancora risposta.