Le proteste in Francia di sabato 17 ottobre 2026 hanno riportato nelle strade due mondi che di solito camminano separati, i liceali che da settimane bloccano le scuole e i gilet gialli, il movimento nato nel 2018 contro il prezzo dei carburanti.
Il bilancio provvisorio è pesante, perché secondo il Ministero dell’Interno gli arresti erano almeno 272 a metà pomeriggio, mentre a Saint-Étienne un manifestante ha perso la mano per una granata della polizia. Le proteste in Francia non sono finite, e il governo lo sa bene.
Le proteste in Francia oggi, cosa è successo nelle piazze
La giornata era annunciata da giorni. Il governo di Sébastien Lecornu aveva convocato una cellula di crisi, e la presidenza del Consiglio parlava di oltre novanta manifestazioni e di circa cinquecento azioni di blocco sparse sul territorio. A mezzogiorno si contavano già circa 140 cortei e 166 fermi, un numero salito in poche ore fino alla soglia dei trecento.
A Parigi il corteo principale è partito alle 14 da place de la République, direzione place de Clichy. Il percorso è stato deciso dopo un braccio di ferro con la prefettura, che aveva vietato l’itinerario tra Opéra e Bastille e ogni manifestazione attorno all’Eliseo, a Matignon, ai ministeri e alle stazioni. Venticinque fermate della metropolitana sono rimaste chiuse. Sulla piazza, già prima della partenza, sono comparsi lacrimogeni e i primi scontri a Parigi, con la polizia che sequestrava maschere e protezioni contro i gas.
Altri episodi sono stati segnalati a Marsiglia, dove cassonetti e scooter hanno bloccato per un attimo il boulevard du Prado prima dell’intervento dei reparti antisommossa, e poi a Lione e a Rennes. Davanti alla sede parigina dell’emittente CNews, circa cento persone hanno lanciato oggetti e rotto vetrate, e la polizia ha fermato ventuno persone.
Gilet gialli e studenti, perché adesso scendono insieme
Chi ha seguito il 2018 ricorda i sabati di rotonde occupate e di giubbotti catarifrangenti sul cruscotto. Oggi i gilet gialli tornano perché il caro vita in Francia è di nuovo la miccia, con il prezzo dei carburanti spinto in alto dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Alcuni volti storici del movimento, a dire il vero, all’inizio erano scettici sull’idea di unirsi ai ragazzi, e questa diffidenza reciproca fa parte della storia.
I liceali, dal canto loro, protestano dal 17 settembre. Tutto è cominciato in una scuola di Créteil, alle porte di Parigi, e si è allargato in fretta. Le richieste sono concrete, classi meno affollate, più insegnanti, edifici che non cadano a pezzi, giornate scolastiche meno lunghe. Non è un capriccio generazionale, è la lista di ciò che manca.
Il nodo della violenza e le granate stordenti
Il punto più delicato resta la risposta delle forze dell’ordine alle proteste in Francia. A inizio ottobre, a Lens, un quindicenne ha perso una mano durante una manifestazione studentesca, e le testimonianze sulla dinamica sono rimaste discordanti, perché non è chiaro se sia stato colpito direttamente o se abbia raccolto l’ordigno. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha poi sospeso l’uso delle granate stordenti contro le proteste degli studenti, senza chiarire se la misura valga anche per altri modelli.
Il Senato ha saputo da Nuñez che sono state aperte 36 inchieste su presunte violenze della polizia durante le proteste liceali. Dall’altra parte, i numeri dei feriti sono alti anche tra gli insegnanti, con 248 studenti e 149 membri del personale scolastico colpiti, un record per il Ministero dell’Educazione. Secondo Reuters, dall’inizio del movimento sono state fermate circa 6.100 persone, in gran parte minorenni.
Da qui il paradosso che molti osservatori sottolineano. Le proteste in Francia nascono da richieste sociali, ma si trovano appesantite da immagini di violenza che spostano il dibattito dalle aule alle strade.
La politica, tra presidenziali e accuse incrociate
Dietro tutto c’è la campagna per le presidenziali della prossima primavera. Lecornu ha accusato la sinistra radicale di strumentalizzare il movimento per un vantaggio elettorale, e ha parlato di una deriva verso la violenza urbana. La France Insoumise, che sostiene apertamente gli studenti, respinge l’addebito. Il governo, intanto, ha promesso le prime proposte di riforma entro fine ottobre, su carenza di docenti, orari e stato degli edifici.
Le proteste hanno attraversato anche il confine, con manifestazioni di studenti a Liegi, in Belgio, dove ci sono stati arresti e poliziotti feriti. Chi segue la politica europea sa quanto la piazza francese tenda a fare scuola altrove.
Cosa aspettarsi dopo il 17 ottobre
Le dirette sono ancora aperte e le cifre cambiano di ora in ora, quindi serve cautela con i numeri sulla partecipazione. Le autorità attendevano fino a 170.000 persone in tutto il Paese, mentre un sindacato ne ha rivendicate 500.000. Il vero banco di prova sarà la fine del mese, quando Lecornu presenterà le sue proposte e si capirà se bastano a raffreddare le piazze.
Per chi vuole approfondire, il liveblog di France 24, il resoconto di Euronews e l’analisi della CNN sulle ragioni degli studenti sono un buon punto di partenza.
Una cosa è chiara, le proteste in Francia non sono più soltanto una questione di scuole o di benzina, ma un test sulla tenuta del governo a pochi mesi dal voto. Continueremo a seguire da vicino le proteste in Francia nelle prossime ore e nei giorni a venire.












Altre notizie
Guerriglia urbana a Milano, cosa è successo ieri in Duomo
Attacchi russi in Ucraina, Mosca annuncia l’escalation dopo le frasi di Zelensky
Guerra Ucraina-Russia: raid e allarmi, le ultime del 24 settembre