Il paradosso della scuola italiana: perché i voti bassi come 2 o 3 sono controproducenti e ingiusti

Avantgardia

Dare voti come 3 o 2 in pagella a ragazzi adolescenti non è solo ingiusto, ma anche dannoso per il loro sviluppo personale e sociale.

La valutazione scolastica è uno strumento fondamentale per verificare il livello di apprendimento degli studenti e per orientare il loro percorso formativo. Tuttavia, la valutazione non dovrebbe essere intesa come una mera misurazione quantitativa delle conoscenze, ma come una valutazione qualitativa delle loro competenze e delle loro potenzialità.

Questi voti, infatti, non riflettono la reale capacità degli studenti, ma solo le loro difficoltà momentanee o le loro lacune specifiche, che devono essere colmate non punite. Inoltre, questi voti hanno un effetto negativo sulla loro autostima, sulla loro motivazione e sulla fiducia in se stessi. Non sono da stimolo per gli studenti ad un possibile miglioramento, ma li scoraggiano e li umiliano, facendoli sentire inadeguati e falliti.

La nostra scuola dovrebbe cambiare il suo approccio alla valutazione, puntando sullo stimolo al pensiero e sulla valorizzazione delle diversità. La valutazione dovrebbe essere un’occasione di dialogo tra insegnanti e studenti, di confronto tra pari, di feedback costruttivi e di autovalutazione. La valutazione dovrebbe essere un’opportunità di apprendimento, di crescita e di emancipazione. La valutazione dovrebbe essere un processo formativo, non un mero giudizio sommario.
Io credo che la valutazione scolastica dovrebbe seguire lo stesso principio del dialogo, ovvero essere una forma di comunicazione bidirezionale, non unilaterale. La valutazione scolastica dovrebbe essere una relazione tra insegnanti e studenti, non una separazione. La valutazione scolastica dovrebbe essere una stimolazione alla creatività, non una limitazione.

Sulla base di questi mie valutazioni ho pensato a delle domande che vorrei portare a un consiglio scolastico di un liceo scientifico che ha questo problema:

  1. Quali sono i criteri e gli obiettivi della valutazione scolastica? Come si misura il successo degli studenti e degli insegnanti?
  2. Come si tiene conto delle differenze individuali, dei bisogni specifici, delle aspirazioni e dei talenti degli studenti? Come si valorizzano le loro potenzialità e le loro passioni?
  3. Come si promuove un clima di fiducia, di rispetto, di collaborazione e di dialogo tra insegnanti e studenti? Come si prevengono e si gestiscono i conflitti e le frustrazioni?
  4. Come si incoraggia la partecipazione attiva, la curiosità, la creatività e il pensiero critico degli studenti? Come si stimola il loro interesse e la loro motivazione per le materie scientifiche?
  5. Come si favorisce lo sviluppo di competenze trasversali, come il problem solving, il lavoro di squadra, la comunicazione, l’innovazione e la cittadinanza digitale? Come si preparano gli studenti alle sfide del futuro?

La valutazione scolastica è uno strumento fondamentale per verificare il livello di apprendimento degli studenti e per orientare il loro percorso formativo. Tuttavia, la valutazione non dovrebbe essere intesa come una mera misurazione quantitativa delle conoscenze, ma come una valutazione qualitativa delle competenze e delle potenzialità di ogni studente.

Dare voti come 3 o 2 in pagella a ragazzi adolescenti non è solo ingiusto, ma anche dannoso per il loro sviluppo personale e sociale.

Tutti noi siamo portati a riflettere sulle conseguenze di questa pratica valutativa. Gli insegnanti devono tornare ad ascoltare le voci degli studenti e delle loro famiglie. L’etica professionale li deve portare a capire le ragioni delle difficoltà degli studenti offrendo loro dei sostegni adeguati, adottando dei criteri di valutazione più equi, trasparenti e formativi, che tengano conto dei progressi e dei miglioramenti degli studenti, non solo dei risultati. La responsabilità di essere dei formatori deve valorizzare le diversità e le potenzialità degli studenti, non penalizzarle o ignorarle. Perseguire la morale di una cultura della collaborazione, del dialogo e della creatività, non della competizione, del silenzio e della riproduzione.

Direi al consiglio scolastico che la loro pratica valutativa è in contrasto con i principi e le norme che regolano il sistema educativo italiano. Direi loro che la valutazione non può essere basata solo sulle competenze, ma deve tenere conto anche delle capacità, delle attitudini, delle inclinazioni e delle aspirazioni degli studenti. Direi loro che la valutazione non può essere un mezzo di punizione, di discriminazione, di esclusione o di umiliazione degli studenti, ma deve essere un mezzo di sostegno, di orientamento, di inclusione e di valorizzazione degli studenti. Direi che la loro pratica valutativa non solo danneggia gli studenti, ma anche la qualità della scuola e la sua funzione sociale. Direi loro che la loro pratica valutativa non prepara gli studenti alle sfide del futuro, ma li rende insicuri, demotivati, passivi e dipendenti. Direi loro che la loro pratica valutativa non favorisce lo sviluppo di una cittadinanza attiva, responsabile e solidale, ma alimenta una cultura dell’individualismo, del conformismo e dell’indifferenza. Direi loro che questa pratica valutativa va cambiata urgentemente, perché è in gioco il futuro dei giovani e della società. Direi loro che la valutazione è una responsabilità etica e professionale, che richiede competenza, sensibilità, dialogo e collegialità. Direi loro che la valutazione è una sfida educativa e culturale, che richiede innovazione, creatività, partecipazione e cooperazione. Direi loro che la valutazione è una opportunità di crescita e di cambiamento, che richiede fiducia, rispetto, stimolo e feedback.

La formazione degli insegnanti è un tema molto importante e attuale, che riguarda la qualità della scuola e il futuro dei giovani. La formazione dovrebbe anche incentivare la partecipazione a progetti nazionali e internazionali, a laboratori didattici, a premi e concorsi, a iniziative di ricerca e di sperimentazione.
Una formazione che dovrebbe anche stimolare la creatività, la curiosità e il pensiero critico dei docenti, e incoraggiarli a sperimentare nuove soluzioni e nuove modalità di insegnamento e di apprendimento. Vista come un processo continuo, dinamico e partecipativo, che coinvolga tutti gli attori della comunità educante, e che abbia come obiettivo principale il miglioramento della qualità della scuola e il successo formativo degli studenti e della scuola.

Come si deve insegnare è una domanda molto ampia e complessa, che non ha una risposta univoca. Ci sono diverse teorie, metodi, approcci e pratiche didattiche che possono essere adottate dagli insegnanti, a seconda delle materie, dei livelli, degli obiettivi, dei contesti e dei destinatari dell’insegnamento. Tuttavia, si possono individuare alcune caratteristiche generali che rendono un insegnamento efficace e di qualità.

Non è questa una volontà di giudizio del corpo docenti ma solo uno stimolo al libero pensiero. La scuola italiana è in una situazione molto difficile e preoccupante, che richiede interventi urgenti e strutturali. La scuola italiana soffre di problemi storici, come il sottofinanziamento, la dispersione scolastica, le disuguaglianze territoriali e sociali, la scarsa valorizzazione dei docenti e degli studenti. A questi si sono aggiunti gli effetti negativi della pandemia, che ha costretto la scuola a chiudere le aule e a ricorrere alla didattica a distanza, con conseguenze negative sulle competenze, sulla motivazione e sull’inclusione degli studenti. Oggi la scuola ha bisogno di un rinnovamento profondo, che parta da una maggiore attenzione e investimento da parte della politica e della società, e che coinvolga tutti gli attori del sistema educativo: docenti, studenti, famiglie, dirigenti, enti locali, università, imprese, associazioni. Puntando sulla qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento, sulla formazione e sul reclutamento dei docenti, sull’innovazione tecnologica e metodologica, sulla valorizzazione delle diversità e delle potenzialità, sulla partecipazione e sulla collaborazione, sulla cittadinanza attiva e responsabile.

Torniamo a vedere la scuola come una risorsa fondamentale per il futuro del Paese e per lo sviluppo delle nuove generazioni, con il massimo impegno e sostegno da parte di tutti.
La vita è un’opera d’arte, che ognuno di noi può creare con la propria immaginazione, volontà e azione. La vita non è data, ma costruita, con le scelte, le esperienze, le relazioni che facciamo. La vita non è fissa, ma dinamica, con le sfide, le opportunità, i cambiamenti che affrontiamo. La vita non è uguale per tutti, ma diversa, con le potenzialità, le limitazioni, le aspirazioni che abbiamo. La vita è un’opera d’arte, che richiede creatività, coraggio e responsabilità. Creatività, per inventare e realizzare i propri sogni, per esprimere la propria personalità, per dare un senso e un valore alla propria esistenza. Coraggio, per affrontare le difficoltà, per superare le paure, per rischiare e sbagliare, per crescere e cambiare. Responsabilità, per rispettare se stessi e gli altri, per contribuire al bene comune, per lasciare un segno positivo nel mondo.

La vita è un’opera d’arte, che possiamo rendere un capolavoro.

L’insegnamento è una forma di comunicazione, di relazione, di scambio tra esseri umani, la scuola è una grossa parte della vita di ognuno di noi, che ha come scopo la trasmissione e la costruzione della conoscenza, della cultura, dei valori. L’insegnamento non è solo un’attività professionale, ma anche una vocazione, una passione, una missione. L’insegnamento non è solo un dovere, ma anche un diritto, una libertà, una responsabilità.

L’insegnamento richiede competenza, preparazione, aggiornamento, ma anche sensibilità, empatia, ascolto. L’insegnamento richiede metodo, organizzazione, pianificazione, ma anche creatività, flessibilità, adattamento. L’insegnamento richiede autorità, guida, esempio, ma anche dialogo, confronto, collaborazione.

L’insegnamento è un’arte, che si esprime in modi diversi, a seconda dei contesti, dei destinatari, degli obiettivi, delle discipline. L’insegnamento è una scienza, che si basa su principi, teorie, evidenze, ricerche.

L’insegnamento è una filosofia, che si interroga sul senso, sul valore, sul fine dell’educazione.

 

 

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