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Papa Leone XIV al telefono con Zelensky, la mediazione che apre il caso Oleshky

Papa Leone XIV ha fatto quello che aveva promesso nei primi giorni di pontificato, cioè mettere in contatto i “nemici”.

Lunedì 19 ottobre ha parlato con Volodymyr Zelensky, a tre giorni dalla telefonata con Vladimir Putin. Al centro c’è una città, Oleshky, dove si può restare senza cibo e senza acqua.

Cosa è successo tra venerdì e lunedì

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Il filo comincia venerdì 16 ottobre. Papa Leone XIV era entrato al Gemelli il 13 ottobre ed era stato operato per un nodulo al polmone destro, eppure da quella stanza d’ospedale ha chiamato il Cremlino. Ha chiesto una tregua per far arrivare aiuti alimentari e sanitari, e per consentire un’evacuazione volontaria e sicura dei civili. Mosca ha fatto sapere che Putin ha accolto con favore l’intenzione del Vaticano di contribuire alla sicurezza della popolazione.

Rientrato sabato a Palazzo Apostolico, appena quattro giorni dopo l’intervento, Papa Leone XIV ha chiamato Kiev. È la risposta simmetrica che serviva, perché un corridoio senza l’assenso di entrambi resta carta.

Oleshky, una città stretta tra due fuochi

Prima della guerra Oleshky contava circa 24mila abitanti e sorge poco distante dal Dnipro, nella regione di Kherson occupata fin dai primi giorni del conflitto. Oggi, secondo Kiev, nel distretto vivono ancora seimila civili, duecento dei quali bambini. In città ne restano duemila circa. Il commissario ucraino per i diritti umani, Dmytro Lubinets, parla di “dettagli finali” per un cessate il fuoco e per un’evacuazione aperta a chiunque voglia andarsene, anche verso il territorio controllato da Kiev. Zelensky, dal canto suo, ringrazia e dice che si stanno preparando soluzioni.

Perché la diplomazia vaticana di Papa Leone XI conta ancora

Qui sta il punto, e lo dico con la cautela di chi ha visto troppe tregue annunciate e mai nate. La Santa Sede non offre eserciti né sanzioni. Offre un canale, e a volte basta. Il cardinale Matteo Zuppi aveva portato il dossier Oleshky a Kiev e poi a Mosca tra luglio e settembre, mentre l’arcivescovo Paul Gallagher faceva la spola tra le due capitali. Il lavoro sui prigionieri, sui bambini separati dalle famiglie e sui dispersi ha costruito una credibilità che pochi altri mediatori possono vantare.

Non va dimenticato che i contatti sono già lunghi. Con Putin la prima telefonata risale al 4 giugno 2025. Con Zelensky, il 3 aprile 2026 il Papa aveva parlato di aiuti e di liberazione dei prigionieri, mentre le udienze a Castel Gandolfo del 9 luglio e del 9 dicembre 2025 erano toccate a pace giusta e rimpatrio dei minori.

Ciò che resta da capire dopo la telefonata di Papa Leone XIV

Il quadro, va detto, è meno lineare di come lo raccontano i comunicati. Mosca, per esempio, nella telefonata ha insistito sulla cooperazione russo-vaticana a difesa dei cristiani, e secondo la stampa tedesca Putin ha addossato all’Ucraina la responsabilità della crisi, senza promettere la tregua. Intanto Donald Trump ha detto di non essere un fan di Zelensky, e il Cremlino ha subito applaudito. Si aggiunge il fronte finanziario, con la richiesta di Kiev all’Unione europea di circa 70 miliardi sui 155 stimati per il 2027.

Zelensky ha poi parlato al Papa dell’escalation russa e degli attacchi balistici, e ha rinnovato l’invito a visitare l’Ucraina, come ha precisato l’ambasciatore presso la Santa Sede, Andrii Yurash. Un viaggio oggi appare improbabile, anche per la salute del Pontefice, ma il segnale politico è chiaro.

Il bilancio per ora

Se l’intesa su Oleshky verrà firmata, sarà tra i primi accordi nati dal dialogo, pur indiretto, tra i due presidenti. Sarebbe merito di Papa Leone XIV, che ha usato la propria fragilità come argomento di credibilità. Resta da vedere se la tregua reggerà e se i camion arriveranno davvero. Fino ad allora, come direbbe un vecchio cronista, non si canta vittoria. Si resta al telefono, esattamente come ha fatto Papa Leone XIV.