Donald Trump ha scelto la parola più pesante del suo vocabolario politico, “guerra”. Non una guerra convenzionale, ma una guerra economica totale contro Teheran, che il presidente americano ha paragonato al D‑Day.
Dietro la retorica, c’è una strategia precisa, strangolare l’Iran sul piano finanziario e commerciale, riducendo la sua capacità di esportare petrolio e di sostenere le milizie alleate in Medio Oriente. Fonti del Wall Street Journal e di Reuters confermano che Washington ha istituito un corridoio segreto di trasporto energetico attraverso lo Stretto di Hormuz, protetto da navi militari e droni di sorveglianza. L’obiettivo è garantire il flusso di greggio verso Europa e Asia, aggirando il blocco imposto da Teheran.
Loo Stretto di Hormuz è il punto più sensibile del pianeta. Da lì passa un quinto del petrolio mondiale. Da settimane, la tensione è altissima. L’Iran ha minacciato di chiudere il passaggio, mentre gli Stati Uniti hanno risposto con un dispiegamento navale senza precedenti. Secondo BBC News, la Quinta Flotta americana ha rafforzato la presenza con cacciatorpediniere e sottomarini nucleari, mentre l’Iran ha schierato batterie missilistiche lungo la costa di Bandar Abbas.
Trump, in un’intervista alla Fox Business, ha dichiarato, “Non lasceremo che l’Iran tenga in ostaggio il commercio mondiale”. Teheran ha subito replicato con un comunicato del ministero degli Esteri, “Gli Stati Uniti stanno trasformando il Golfo Persico in una polveriera”.
Gli ultimi mesi hanno visto un crescendo di violenza. Dopo l’attacco del 28 febbraio, che ha colpito obiettivi militari iraniani, Teheran ha risposto con raid contro basi Usa nel Golfo e contro Israele. A giugno, un fragile memorandum di tregua sembrava aprire uno spiraglio. Ma l’8 luglio, un nuovo bombardamento americano ha riacceso il conflitto.
Secondo Al Jazeera, l’Iran avrebbe mobilitato Hezbollah e le milizie sciite irachene per colpire infrastrutture energetiche e basi logistiche occidentali. Israele, dal canto suo, ha ripreso i raid nel sud del Libano, mentre gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni di cyber‑attacco contro i sistemi di difesa iraniani.
La crisi ha già scosso l’economia globale. Il Brent ha superato i 95 dollari al barile, il gas europeo è tornato ai livelli del 2022, e le borse asiatiche hanno perso oltre il 3 % in una settimana. Secondo il Financial Times, la “guerra economica” di Trump mira a colpire le esportazioni iraniane di petrolio, metalli e fertilizzanti, che valgono circa 60 miliardi di dollari l’anno. Le nuove sanzioni includono anche il blocco dei fondi sovrani iraniani in Qatar e Turchia.
Il generale italiano Vincenzo Camporini, ex capo di Stato Maggiore della Difesa, invita alla cautela, “L’Iran non ha oggi la capacità di colpire direttamente l’Europa, ma può agire attraverso reti terroristiche e proxy”. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervistato da La Repubblica, ha aggiunto, “Evitiamo di suggerire scenari. L’Iran è imprevedibile, ma non suicida”.
Bruxelles, intanto, valuta un piano di emergenza energetico, secondo Politico EU, la Commissione Europea starebbe studiando un meccanismo di acquisto congiunto di petrolio alternativo, simile a quello già adottato per il gas russo.
Nonostante la retorica bellica, Trump lascia aperta una porta ai negoziati. “Forse a un certo punto più avanti…“, ha detto ai giornalisti. Secondo CNN International, emissari americani e iraniani si sarebbero incontrati segretamente a Muscat, in Oman, per discutere un cessate il fuoco condizionato. Ma Teheran chiede la revoca delle sanzioni e il riconoscimento del diritto di difendere Hormuz.
Dopo vent’anni di guerre “infinite”, la nuova frontiera del conflitto è economica, ma non meno pericolosa. L’arma non è più il missile, ma il dollaro. E il campo di battaglia non è solo il Golfo Persico, ma i mercati globali. La sensazione, tra analisti e diplomatici, è che nessuno voglia davvero combattere — ma nessuno voglia nemmeno cedere in questa guerra economica totale.












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