Sabato sera, all’aeroporto di Madrid-Barajas, un volo da Roma atterra e i passeggeri si ritrovano a tenere il passaporto in mano. Non è un controllo di routine. È la risposta spagnola. Dopo che l’Italia aveva reintrodotto verifiche sui viaggiatori provenienti dalla Spagna, Madrid ha deciso di fare altrettanto. Controlli alla frontiera Spagna-Italia, reciproci, temporanei, ma abbastanza concreti da far discutere chi viaggia e chi governa.
La misura è entrata in vigore a mezzanotte tra venerdì e sabato e resterà in vigore fino al 7 settembre, “a meno che le circostanze non mutino”. Il Ministero dell’Interno spagnolo ha parlato di “persistente pressione migratoria irregolare” che interessa l’Italia. Passaporti, nazionalità, visti, controllati a campione, soprattutto per i non comunitari. Per i cittadini europei, almeno nelle prime ore, le verifiche sono state leggere. Qualcuno ha raccontato di aver mostrato il documento e di essere passato senza ulteriori domande. Ma il messaggio è chiaro, se voi controllate noi, noi controlliamo voi.
La scintilla, 72.000 persone in poche ore a Ceuta
Tutto parte dalla fine di luglio. Tra il 30 e il 31 luglio circa 72.000 persone – la stima ufficiale del ministro Fernando Grande-Marlaska – entrano nell’exclave spagnola di Ceuta dal Marocco. Alcuni a nuoto, altri a piedi, molti incoraggiati da video e messaggi sui social che presentavano la frontiera come “aperta”. Una sentenza della Corte Suprema spagnola di fine giugno aveva stabilito che chi veniva intercettato in mare mentre tentava di raggiungere Ceuta o Melilla non poteva più essere respinto immediatamente senza procedure. I trafficanti e alcuni migranti l’hanno interpretata a modo loro. Il risultato è stato un afflusso senza precedenti per una città di poco più di 80.000 abitanti.
La maggior parte è tornata indietro in pochi giorni. Circa 70.000, secondo le autorità. Restano però migliaia di persone. Le stime ufficiali oscillano tra i 2.000-5.000, invece quelle più alte, fornite dal presidente locale Juan Jesús Vivas, parlano di 8-11.000. Molti sono minori non accompagnati, che non possono essere espulsi con la stessa facilità. Centri di accoglienza al collasso, spiagge trasformate in accampamenti improvvisati, decine di morti (oltre 70 sul lato spagnolo, più altri in Marocco). Immagini forti, che hanno fatto il giro d’Europa.
L’Italia ha reagito per prima. Il 31 luglio Roma ha reintrodotto controlli temporanei sui voli e sulle navi provenienti dalla Spagna, citando rischi per la sicurezza nazionale e la possibilità di movimenti secondari. Giorgia Meloni ha parlato di “immigrazione incontrollata” come minaccia. La misura riguarda soprattutto i cittadini extra-UE e dovrebbe restare almeno fino al 15 agosto, data in cui alcuni report parlano di possibili nuove ondate organizzate via social.
La risposta di Madrid e lo scontro politico
Venerdì 7 agosto il governo spagnolo ha chiesto a Roma di revocare i Controlli alla frontiera Spagna-Italia entro domenica 9, definendoli “ingiusti e discriminatori”. “Trattate gli spagnoli come gli altri cittadini europei”, cita un comunicato.” Altrimenti, applicheremo misure proporzionate”. Roma ha risposto che non accetta ultimatum. Così Madrid ha agito attivando nuovi controlli alla frontiera Spagna-Italia da sabato.
Il contrasto non è solo tecnico. È politico. Da una parte Pedro Sánchez, governo di centro-sinistra, che da anni difende una linea più aperta sulla migrazione e ha criticato le politiche più dure di altri partner. Dall’altra Meloni, che punta su controlli più rigorosi e ha trovato sponde in diversi paesi del Nord Europa. Nel mezzo, migliaia di turisti e viaggiatori d’affari che in agosto si spostano tra i due paesi (oltre 80.000 posti al giorno sui voli diretti, secondo alcune stime).
Bruxelles ha provato a mediare. Il commissario Magnus Brunner ha incontrato le parti nel weekend. L’obiettivo è trovare una via d’uscita prima che la disputa diventi un precedente pericoloso per Schengen. Finora nessuno dei due governi ha fatto passi indietro ufficiali. L’Italia mantiene i controlli almeno fino a metà mese; la Spagna fino a settembre, salvo sorprese.
Cosa resta a Ceuta e le tensioni più ampie
A Ceuta la situazione non è ancora tornata alla normalità. I minori restano il nodo più delicato, non possono essere respinti con facilità e le strutture locali chiedono aiuto alla penisola. Madrid ha stanziato fondi straordinari, ma le tensioni politiche interne restano. Il governo locale preme per trasferimenti; il governo centrale insiste sul fatto che Ceuta non fa parte di Schengen e che nessuno dei migranti arrivati a fine luglio è riuscito a raggiungere la Spagna continentale o altri paesi UE.
Lo scontro Spagna-Italia si inserisce in un quadro più ampio. La gestione delle frontiere esterne continua a dividere l’Unione. Alcuni paesi hanno chiesto in passato di rivedere la posizione della Spagna nello spazio Schengen; altri hanno lodato la rapidità con cui Madrid ha ricondotto la maggior parte dei migranti in Marocco. I dati Frontex, nel frattempo, mostrano che i flussi diretti dal Marocco verso l’Italia restano residuali rispetto ad altre rotte.
Anche i rapporti con Washington pesano sullo sfondo. Sánchez e l’amministrazione Trump hanno avuto tensioni aperte su spesa per la difesa (Madrid non ha accettato il target del 5% del PIL) e sulla guerra in Iran. La Spagna che ha negato l’uso di basi e spazio aereo. Meloni, al contrario, ha coltivato un rapporto più ” formalmente cordiale” con la Casa Bianca. Non è una causa diretta della disputa sui controlli alla frontiera Spagna-Italia, ma contribuisce al clima di reciproca diffidenza.
Un’estate di code e di messaggi
Purtroppo chi vola o prende una nave per spostarsi tra Italia e Spagna, in questi giorni si trova in mezzo. Controlli alla frontiera Spagna-Italia a campione, qualche coda in più, annunci a bordo che invitano a tenere i documenti pronti. Niente di drammatico, per ora. Ma il segnale è politico, due partner europei, due visioni diverse sulla migrazione, e la libera circolazione usata come leva.
La crisi di Ceuta ha mostrato quanto le immagini possano pesare più dei numeri. 72.000 persone in poche ore fanno notizia; 70.000 rientri in pochi giorni fanno meno o addirittura non se ne parla. I controlli alla frontiera Spagna-Italia reciproci rischiano di diventare un precedente. Se ogni crisi migratoria porta a sospensioni bilaterali di Schengen, lo spazio comune si fragilizza pezzo dopo pezzo.
Madrid e Roma continuano a parlarsi, anche se a distanza. Bruxelles insiste per una soluzione. I turisti, intanto, tengono il passaporto a portata di mano. E a Ceuta, sulle spiagge e nei centri di accoglienza, la storia non è ancora finita.
La situazione può cambiare rapidamente, soprattutto se arriveranno nuove ondate o se i due governi troveranno un accordo per cessare i controlli alla frontiera Spagna-Italia, prima del 15 agosto.












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