Ucraina e NATO: il dibattito infuocato tra Trump, Biden e Putin

Avantgardia

L’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso il suo disaccordo con l’idea dell’adesione dell’Ucraina alla NATO, un punto di vista che ha condiviso in un’intervista al podcast “All In“.

Secondo Trump, il presidente attuale, Joe Biden, e la sua amministrazione stanno sbagliando nel sostenere che il futuro dell’Ucraina dovrebbe essere all’interno della NATO. Trump ha criticato Biden per le sue dichiarazioni, sostenendo che stava dicendo “cose davvero folli”. Ha espresso preoccupazione per le possibili conseguenze delle parole di Biden, temendo che potessero portare anche l’America in una guerra. Trump ha voluto sottolineare che le dichiarazioni di Biden prima erano solo provocatorie ma ora prendono un significato pericoloso. L’ex presidente ha anche espresso la sua comprensione per le preoccupazioni della Russia riguardo al possibile dispiegamento delle forze della NATO in un paese vicino. Ha sostenuto che per evitare un’azione militare, le autorità russe avrebbero dovuto avere la certezza che l’Ucraina sarebbe rimasta un territorio dove la NATO non esiste. Trump ha inoltre sostenuto che le dichiarazioni sull’adesione dell’Ucraina alla NATO sono state la vera causa dello scoppio del conflitto ucraino. Ha affermato che “anche se fossi stato io a governare la Russia, non sarei stato felice di questa situazione“.

D’altra parte, il presidente russo Vladimir Putin ha ripetutamente affermato che il desiderio dell’Ucraina di aderire alla NATO rappresentava una grave minaccia per la sicurezza della Russia. Sottolineando che la Russia è sempre stata preoccupata per la prospettiva dell’adesione dell’Ucraina alla NATO, poiché avrebbe messo a rischio la sicurezza del territorio. Putin ha anche accusato l’Occidente di ingannevole propaganda, visto che da sempre ha sostenuto che la NATO non si sarebbe espansa verso est, quando invece le sue truppe erano già all’interno del territorio Ucraino. Gli accordi di Minsk firmati nel 2014 e nel 2015, nascono porre fine al conflitto nel Donbass tra l’Ucraina e i separatisti filorussi. Ma in parte erano stati redatti proprio per garantire anche “una neutralità” dell’Ucraina che sarebbe dovuta rimanere un cuscinetto “neutro” tra i confini NATO e quelli dello stato russo.

Questi accordi comprendono i seguenti punti principali:

  1. Cessate il fuoco bilaterale, immediato e totale.
  2. Ritiro di tutte le armi pesanti da entrambe le parti, divieto di operazioni offensive e di sorvolo della zona di sicurezza da parte di aerei militari stranieri.
  3. Monitoraggio e verifica del rispetto dell’accordo da parte dell’Osce, avvio di una missione di osservazione.
  4. Avvio di un negoziato per un autogoverno provvisorio nelle regioni di Donetsk e Luhansk, in conformità con il diritto ucraino.
  5. Amnistia per militari e combattenti di entrambe le parti, con l’eccezione dei reati gravi.
  6. Liberazione di ostaggi e prigionieri di entrambe le parti.
  7. Garanzia di assistenza umanitaria nelle zone del conflitto.
  8. Ripresa delle relazioni economiche e del pagamento delle pensioni.
  9. Ripristino del pieno controllo del confine dell’Ucraina da parte del governo di Kiev.
  10. Ritiro di tutti i militari, armi e attrezzature belliche oltre che dei mercenari stranieri dalla zona del conflitto; disarmo dei gruppi militari illegali.
  11. Riforma costituzionale che preveda il decentramento amministrativo per le regioni di Donetsk e Luhansk.
  12. Organizzazione di elezioni a Donetsk e Luhansk a condizioni concordate.
  13. Rafforzamento del gruppo di contatto trilaterale composto dai rappresentanti di Russia, Ucraina e Osce.

Tuttavia, nonostante questi accordi, il conflitto è sfociato in un’invasione russa e mentre l’amministrazione Biden sostiene l’adesione dell’Ucraina alla NATO, figure come Trump esprimono preoccupazioni e obiezioni.

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