Tamponi agli stranieri ed energia, altro che Unione: Stati europei divisi su tutto. Tranne che nell’attaccare la Russia

Avantgardia

Il premier Mario Draghi ha difeso nel corso del Consiglio europeo la scelta italiana di far fare i test a chi entra in Italia, ma i leader riuniti a Bruxelles chiedono alla Commissione che le eventuali nuove restrizioni non siano sproporzionate e tutelino il mercato. In materia energetica, nulla di fatto, punti di scontro sono stati tanti: il ricorso al carbone in seguito agli aumenti del prezzo del gas e alla crisi delle forniture di questa settimana, l’inserimento di nucleare e gas nella “tassonomia verde” europea, le quote ETS e molto altro. Duro monito però a Mosca: “Siamo uniti nel difendere la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina, qualsiasi azione aggressiva avrà un alto costo politico ed economico”

Le misure per combattere il caro energia e assicurare la transizione verde dividono la Ue. I leader dei 27, dopo ore di trattive, hanno deciso di non decidere e rimandare tutto a un prossimo appuntamento facendo saltare il capitolo energia dalle conclusioni del summit.

Ad annunciare il fallimento è stato il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel premettendo che tra i leader c’è stato “un lungo dibattito su una questione molto importante per i cittadini e le imprese”.

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Ma “abbiamo dovuto constatare che le divergenze sul tavolo hanno reso impossibile adottare conclusioni sull’energia. Torneremo sull’argomento in un prossimo Consiglio”.

Il dossier, come previsto già alla vigilia del summit, si è rivelato estremamente divisivo. I Paesi dell’Est, Polonia in testa, accusano il sistema ETS – quello alla base del mercato delle emissioni – di essere non solo soggetto a speculazioni eccessive, ma anche di creare difficoltà improprie al sistema economico, specie nella prospettiva degli interventi che dovranno essere fatti per la lotta ai cambiamenti climatici.

In realtà quello dell’energia, dove gli interessi economici sono enormi, è un tema dove ciascuno non vuole rinunciare alle sue priorità. Anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz, al suo debutto a un vertice europeo, pur essendosi presentato in conferenza stampa al fianco del presidente francese Emmanuel Macron, ha ammesso che tra i due Paesi ci sono posizioni divergenti. “Le prospettive rispetto al percorso” delle politiche energetiche “che entrambi i nostri Paesi intendono intraprendere sono leggermente diverse”, ha detto Scholz.

“Già da tempo la Germania ha preso la decisione che l’energia nucleare non prenderà parte alla transizione energetica”. Mentre Parigi non intende rinunciarvi. Francia e Spagna chiedono poi una revisione del mercato energetico per sganciare i prezzi dell’energia da quelli del gas, una tesi che i Paesi del Nord Europa respingono. E l’Italia punta ad ottenere che il gas venga considerata una fonte utilizzabile durante la transizione verde. Ma al summit si è parlato anche di Covid – ribadendo i timori per la variante Omicron – e del coordinamento delle misure prese a livello nazionale.

La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha annunciato un accordo con Pfizer per avere in tempi rapidi 180 milioni di dosi di vaccini adeguati a combattere Omicron. Mentre Michel ha ribadito che per i singoli Paesi è “possibile” adottare misure aggiuntive, ma è importante anche che ci sia il necessario coordinamento a livello Ue.

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