Salute, una famiglia su due rinuncia alle prestazioni sanitarie. C’entra il Covid, ma non solo

Avantgardia

L’anno scorso metà delle famiglie italiane (il 50,2%) ha rinunciato a prestazioni sanitarie, il 9,4% in più rispetto al 2018.

E’ uno dei dati contenuti nel “Bilancio di welfare delle famiglie italiane” presentato da Cerved a Roma. In particolare, la rinuncia a prestazioni sanitarie “rilevanti” nel 2021 è stata del 13,4%, con effetti potenzialmente significativi sulla salute dei vari componenti.

Poco rassicuranti anche le altre voci: il 56,8% delle famiglie ha rinunciato a spese per l’assistenza agli anziani, il 58,4% a spese per l’assistenza ai bambini e l’educazione prescolare, il 33,8% a spese per l’istruzione.

Diversi i motivi: la pandemia è stata inevitabilmente “un acceleratore” ma il processo era evidente già prima anche perche’ il 29% delle famiglie italiane vive condizioni di debolezza economica. Complessivamente, nell'”industria del welfare” investono 136,6 miliardi le famiglie e 21,2 miliardi le aziende, complessivamente il 9% del pil.


Nel 2021 oltre la metà delle famiglie italiane ha rinunciato a prestazioni sanitarie. Lo rileva l’edizione 2022 del Bilancio di welfare delle famiglie italiane di Cerved, secondo cui, anche a causa del Covid, è aumentato il numero di famiglie che hanno dovuto fare a meno di prestazioni di welfare: il 50,2% nella sanità, il 56,8% nell’assistenza agli anziani, il 58,4% nell’assistenza ai bambini, il 33,8% nell’istruzione.

Le famiglie italiane hanno speso 136,6 miliardi per prestazioni di welfare (più di 5mila euro a famiglia), pari al 17,5% del reddito netto. Il rapporto Bilancio di welfare delle famiglie italiane di Cerved rivela che si tratta del 7,8% del Pil con un modello suddiviso in otto aree. La salute (38,8 miliardi) e l’assistenza agli anziani (29,4 miliardi) sono le due aree principali, che nell’insieme assorbono la metà della spesa familiare.

Le altre aree sono: la cura dei bambini e l’educazione prescolare (con una spesa di 6,4 mld), l’assistenza familiare (11,2 mld), l’istruzione (12,4 mld), la cultura e il tempo libero (5,1 mld), le spese per il lavoro (25 mld), le assicurazioni di previdenza e di protezione (8,3 mld). Il Bilancio di welfare delle famiglie italiane di Cerved è stato presentato a Roma alla presenza del ministro per le pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti, esponenti del governo e delle Istituzioni, studiosi del cambiamento sociale e responsabili di imprese operanti mercato dei servizi di welfare. Complessivamente la spesa di welfare delle famiglie varia più rapidamente del Pil: aumentata del 6,8% dal 2017 al 2018, ha subito una contrazione provocata dalla pandemia (-14,6% dal 2018 al 2020), per tornare a crescere nell’ultimo anno è tornata a crescere dell’11,4%.

In tre aree la tendenza generale è di continuo aumento della spesa: la salute, da 33,7 mld nel 2017 a 38,8 mld nel 2021 (superando la flessione provocata dall’emergenza Covid nel 2020); l’assistenza agli anziani, da 25,3 mld nel 2017 a 29,4 mld nel 2021; l’istruzione, da 9,6 mld nel 2017 a 12,4 nel 2021. Le spese familiari per l’istruzione hanno subito un’impennata nel 2020 a causa anche della necessità di dotarsi delle attrezzature tecnologiche richieste dalla Dad.

In tre aree, invece, la spesa delle famiglie è fortemente diminuita nel 2020 a causa delle restrizioni provocate dalla pandemia, e nel 2021 è tornata crescere ma senza raggiungere i livelli pre-crisi: l’assistenza ai bambini e l’educazione prescolare (le famiglie hanno dovuto fronteggiare la chiusura di nidi e asili con un forte aumento dell’impegno dei genitori che, in molti casi ha portato a difficoltà nel lavoro); l’assistenza familiare (è molto diminuito il ricorso alle colf); la spesa per la cultura e il tempo libero, che nel 2020 si è ridotta di due terzi e tuttora resta molto distante dai livelli precedenti la crisi.

Source:Agi
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