C’è un momento, in certi ospedali, in cui il corridoio sembra respirare insieme a te. Ieri, al Centro Ustioni del Niguarda di Milano, quel momento è arrivato. Francesca lascia il Niguarda. 17 anni, studentessa del liceo Virgilio, l’ultima dei dodici ragazzi lombardi feriti nel rogo di Capodanno a Crans-Montana, ha varcato la porta d’uscita. Dopo 224 giorni di cure, medicazioni, interventi e notti infinite, è tornata a casa.
L’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, non ha nascosto l’emozione. “Missione compiuta. Tutti e 12 i pazienti sono tornati a casa. Era la promessa che avevamo fatto ai genitori quella drammatica mattina ed è una notizia che ci riempie di gioia”. Parole semplici, da uomo che ha visto troppe emergenze per permettersi di gonfiare le cose. Eppure, sentendole, ti viene da pensare a quella notte del 31 dicembre 2025, quando al bar Le Constellation di Crans-Montana le fiamme hanno trasformato una festa in un incubo. 41 morti, oltre 100 feriti, sei ragazzi italiani tra le vittime. Dodici di loro, dieci giovanissimi, sono arrivati a Milano in elicottero, trasportati da Areu, e da lì è partita una delle storie sanitarie più complesse degli ultimi anni.
Una squadra che non ha mollato un secondo
Nei primi giorni erano più di cento i professionisti a lavorare contemporaneamente. Pronto Soccorso, Terapia Intensiva, Centro Ustioni, Banca dei Tessuti. Oltre 25 mila centimetri quadrati di cute messi a disposizione. Poi si sono aggiunti pneumologi, infettivologi, chirurghi plastici, riabilitatori e neuropsichiatri. Più di 50 interventi chirurgici complessivi. Almeno 30 medicazioni in sedazione per ciascun paziente. Numeri che, detti così, sembrano un bollettino di guerra. Ma dietro ci sono volti, mani che non tremano, decisioni prese alle tre di notte e famiglie che aspettano fuori, con il caffè in mano e la paura in gola.
Francesca era tra i casi più gravi. Ustioni estese, percorso lunghissimo. A giugno, ancora ricoverata, ha compiuto 17 anni. Gli amici e i compagni di scuola le hanno organizzato una festa sotto le finestre del reparto. Lei, dalla stanza, ha sorriso. Quei sorrisi, in un centro ustioni, pesano quanto un’intera terapia.
Francesca lascia il Niguarda. Il ritorno a casa non è la fine. Ora inizia un’altra fase. Riabilitazione fisica e psicologica. Alcuni ragazzi hanno già cominciato percorsi di chirurgia della mano con gli specialisti della Multimedica per recuperare la mobilità compromessa dalle cicatrici. “Ci vorranno tempo, pazienza e forza – ha detto ancora Bertolaso – per lasciarsi alle spalle ciò che è accaduto e tornare, passo dopo passo, alla vita quotidiana”. Non è retorica. Chi ha vissuto un’ustione grave sa che il corpo cambia, la pelle racconta, e la testa ha bisogno di tempo per riallinearsi.
Le istituzioni non hanno mai mollato. Il presidente di Regione Attilio Fontana, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno incontrato i ragazzi e le famiglie. Un sostegno concreto, non solo di circostanza.
Il pensiero che non può sparire
Questa giornata di gioia, però, non cancella nulla. “Voglio ricordare – ha aggiunto Bertolaso – che non possiamo dimenticare le giovani vittime di quella notte e il dolore dei loro familiari. Quelle vite spezzate resteranno per sempre parte della memoria di tutti noi e ci devono spingere a fare ancora di più per prevenire tragedie di questo tipo”.
Il processo in Svizzera continua. I proprietari del locale sono accusati di disastro e omicidio colposo. Le indagini parlano di pannelli fonoassorbenti che hanno preso fuoco, di uscite di sicurezza problematiche, di un flashover che ha trasformato il seminterrato in una trappola in pochi secondi. Ma oggi, a Milano, non si parla di processo. Si parla di una ragazza che torna a casa. Francesca lascia il Niguarda.
Ho seguito queste storie da vicino, in questi mesi. Ho visto genitori che non dormivano, medici che uscivano dal reparto con gli occhi rossi, ragazzi che da dietro una mascherina e una medicazione riuscivano ancora a fare una battuta. Francesca lascia il Niguarda. Gli altri undici sono già fuori da tempo. La promessa fatta quella mattina di gennaio è stata mantenuta.
Non è un lieto fine da film. È un nuovo inizio, faticoso, vero. E, in qualche modo, meraviglioso.
Se avete un pensiero per Francesca e per tutti i ragazzi di Crans-Montana, lasciatelo. A volte basta sapere che qualcuno, da fuori, sta guardando dalla stessa parte.

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