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LumbarDialett alla Sagra delle Sagre, il dialetto lombardo sbarca in Valsassina e conquista tutti

C’è un odore di formaggio e di polenta che sale dalla piana di Fornace, tra Barzio e Pasturo. La gente cammina lenta, con un bicchiere in mano e lo sguardo curioso. Poi, all’improvviso, senti qualcuno dire «te se minga de chì» e scoppia a ridere. Non è un nonno che si rivolge ad un turista. È lo stand di Regione Lombardia alla Sagra delle Sagre, dove da qualche giorno è arrivato LumbarDialett.

La prima uscita pubblica del progetto dedicato ai dialetti lombardi, promosso da Regione Lombardia insieme alla Fondazione Treccani, ha scelto proprio questa kermesse storica. E non poteva esserci posto migliore. Fino a domenica 16 agosto, tra un assaggio di casöeu e un pezzo di formaggio della valle, chiunque può lasciare la propria parola del cuore, un modo di dire dei nonni o un’espressione che cambia pure da un paese all’altro a pochi chilometri di distanza. Questo è il LumbarDialett.

Una vetrina viva, non un museo

LumbarDialett è andato in scena per la prima volta alla Festa della Lombardia a maggio – ha spiegato Mauro Piazza, sottosegretario alla Presidenza con delega all’Autonomia, mentre girava tra i tavoli dello stand –. Ma la sua prima vera uscita con uno spazio pubblico è qui. Quale occasione migliore di un appuntamento col territorio e con le lingue lombarde per mettere alla prova la conoscenza dei nostri meravigliosi dialetti?”

Piazza ha ragione. Qui non si tratta di una mostra statica. La gente si ferma, discute, discute pure un po’ troppo. I più anziani tirano fuori espressioni che i giovani non hanno mai sentito. I ragazzi ascoltano, ridono, chiedono spiegazioni. C’è chi scrive sul foglio “balabiot”, chi propone “fa balà l’oeucc”, chi ricorda detti di Pasturo che a Barzio suonano già diversi. Il materiale raccolto passerà al vaglio di un Comitato scientifico congiunto tra Regione e Treccani. Poi, a seconda di quanti parteciperanno, arriveranno giochi, la «parola del mese» e la possibilità di scaricare il manifesto digitale della propria espressione preferita. LumbarDialett

La Sagra delle Sagre non è più quella di una volta

La 61ª edizione della Sagra delle Sagre, organizzata per la prima volta da PK Events di Enrico “Chicco” Bellano e Marco Bolis, ha cambiato faccia. Stessa location storica, la piana davanti alla Comunità Montana in via Fornace Merlo, ma con un layout nuovo. Area kids, Borgo della Sagra, e il gran finale con uno spettacolo di droni al posto dei classici fuochi. Si aspettano centomila visitatori in nove giorni. Sono un centinaio gli espositori su diecimila metri quadrati. Musica ogni sera, aperitivi con dj set, concerti e after fino all’una.

“Con questo spazio dedicato alla lingua locale – ha aggiunto Piazza – la Sagra delle Sagre rimarca la sua storia di amore con la Valsassina. Un territorio che ha visto grandi investimenti su infrastrutture, ricettività e valorizzazione agrosilvopastorale”. E gli operatori, a giudicare dall’affluenza di questi giorni, sembrano soddisfatti. C’è chi vende formaggi, chi propone salumi, chi espone legni e tessuti. E in mezzo, lo stand regionale che parla dialetto e fa parlare.

Il dialetto non è nostalgia, è la resistenza gentile del LumbarDialett

Oggi il dialetto non è più solo il ricordo di quando si andava a scuola e la maestra ti rimproverava se lo usavi. È un canale più vero, più diretto. Unisce. Fa ridere. Ti fa sentire a casa anche se sei a cinquanta chilometri dal tuo paese. In un’epoca in cui tutti scriviamo uguale su WhatsApp e Instagram, ritrovare una parola che usavano solo i nonni di una certa valle è quasi un atto di ribellione dolce.

Chi passa dallo stand del LumbarDialett lo capisce subito. I giovani ascoltano e imparo. Gli anziani fanno a gara a chi ne sa di più. Qualcuno lascia una frase e se ne va con un sorriso storto, come se avesse appena ritrovato un vecchio amico. Altri restano a chiacchierare dieci minuti, perché «te se minga de chì», merita una spiegazione lunga.

Il progetto è solo all’inizio. Lanciato il 29 maggio scorso durante la Festa della Lombardia, con le parole di Attilio Fontana e di Ignazio La Russa, che ha ricordato quanto sia difficile e prezioso il dialetto lombardo, soprattutto a Milano dove si usa sempre meno. Adesso, però, è sceso in strada. O meglio, in sagra.

Cosa c’è ancora da vivere fino a domenica

Il programma della Sagra delle Sagre continua fino al 16 agosto. Ogni sera musica e spettacoli nell’Arena, aperitivi dalle 18, chiusura degli stand alle 23 e, in alcune serate, after party. Cibo tipico a go-go, prodotti a chilometro zero, artigianato vero. E, a due passi, lo spazio di LumbarDialett che continua a raccogliere voci.

Se passate da queste parti, fermatevi. Lasciate una parola. Magari quella che usava vostra nonna quando era arrabbiata, o quella che dicevate da bambini quando volevate andare a giocare. Perché il dialetto o meglio il LumbarDialett, non si conserva mettendolo sotto vetro. Si conserva usandolo, condividendolo, facendolo vivere tra un pezzo di formaggio e un bicchiere di vino della valle.

E se non avete una parola pronta, andate lo stesso. Qualcuno ve ne insegnerà una. E vi resterà addosso più di quanto pensiate.

La Sagra delle Sagre 2026 ha trovato il suo pezzo di identità in più. Si chiama LumbarDialett. E sta funzionando.