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Fondi per proteggere coltivazioni lombarde da insetti nocivi, quasi 2,8 milioni di euro in arrivo

Immagina di essere un contadino in Valtellina, all’alba di un agosto già molto caldo. Cammini tra i filari, senti l’odore della terra bagnata di rugiada, e poi noti quelle foglie rosicchiate, quei frutti pieni di buchi. È la Popillia japonica che avanza, o la cimice asiatica che fa festa. In Lombardia questo film lo conoscono bene, e stavolta la Regione ha deciso di non restare a guardare. Quasi 2,8 milioni di euro di fondi per proteggere coltivazioni lombarde da insetti nocivi sono appena stati sbloccati. Non è carità, è prevenzione. E, a dirla tutta, era ora.

L’assessore all’Agricoltura Alessandro Beduschi lo ha detto chiaro: “Difendere le produzioni agricole significa difendere il reddito delle imprese e la competitività del nostro territorio”. Con il decreto uscito giovedì 6 agosto 2026 sul Burl, Regione Lombardia ha approvato gli esiti dell’Intervento SRD06, quello del Complemento per lo Sviluppo Rurale della Pac 2023-2027. Su 57 domande arrivate, 51 sono passate. Totale? Oltre 2.805.443 euro. Soldi che verranno spesi in reti antinsetto, pacciamanti durevoli, air-pot e macchinari per trattare i tappeti erbosi dove le larve della Popillia fanno il nido.

Cosa si finanzia davvero (e perché conta)

Non stiamo parlando di spray magici. Si parla di cose concrete, reti che tengono fuori gli adulti, materiali che impediscono alle femmine di deporre le uova nel vaso, attrezzature per distribuire il pacciamante in pieno campo. E poi macchinari per i trattamenti insetticidi sui prati, utili soprattutto contro le larve di Popillia japonica. Gli organismi nel mirino? Quelli che fanno più male da queste parti: Popillia japonica, Halyomorpha halys (la famigerata cimice asiatica), Bactrocera oleae (mosca dell’olivo) e Drosophila suzukii, quel moscerino che rovinava i piccoli frutti pure quando pensavi di averli salvati.

Io, che di campagna ne ho vista tanta da piccolo e poca da grande, di storie di agricoltori ne ho sentite tante, mi immagino il sollievo di chi a Sondrio ha avuto i soldi. Perché lì, guarda caso, è andata la fetta più grossa.

Dove finiscono i soldi? Questa la mappa provincia per provincia

Ecco la ripartizione, così non ci sono sorprese

  • Sondrio: 23 beneficiari, oltre 1.116.582 euro
  • Milano: 7 beneficiari, oltre 439.930 euro
  • Mantova: 4 beneficiari, oltre 354.367 euro
  • Como: 4 beneficiari, oltre 279.280 euro
  • Varese: 4 beneficiari, oltre 257.340 euro
  • Brescia: 5 beneficiari, oltre 166.331 euro
  • Lodi: 1 beneficiario, oltre 108.014 euro
  • Lecco: 2 beneficiari, oltre 72.156 euro
  • Monza e Brianza: 1 beneficiario, 11.440 euro

Totale 51 aziende. Sondrio fa la parte del leone, e ha senso. Montagna, frutta, piccoli frutti, e una Popillia che non scherza. Milano e Mantova seguono. Monza e Brianza prende poco, ma meglio di niente.

Perché la prevenzione batte la cura (e costa meno)

Beduschi insiste: “Investiamo nella prevenzione, perché è il modo più efficace per limitare i danni”. Ha ragione. Quando la cimice asiatica arriva e ti rovina mezza raccolta di mele o di pere, i soldi dell’indennizzo arrivano tardi e non bastano mai. Con le reti e i pacciamanti ci si difende prima. E si mantiene il potenziale produttivo. Quello che la Lombardia vende come eccellenza, frutta, olivo, florovivaismo. Un patrimonio che vale centinaia di milioni e che non può permettersi di perdere pezzi ogni estate.

Ricordo un contadino di Como, qualche anno fa, che mi raccontava di aver passato notti a controllare le trappole. “Se non metti le reti”, diceva, “la Drosophila ti mangia il raccolto mentre tu dormi”. Oggi, con questi fondi, qualcuno di quei ragazzi potrà finalmente comprare le reti senza svuotare il conto corrente. Contributo all’80% della spesa, tra l’altro. Non male.

I nemici che non se ne vanno

La Popillia japonica è arrivata dal Giappone e ha trovato casa in Lombardia. Si mangia quasi tutto, foglie, frutti, prati. La cimice asiatica ha già fatto danni da incubo sulla frutta. La mosca dell’olivo e la Drosophila suzukii completano il quadro. Non sono fantasmi, sono problemi reali che ogni anno crescono con il clima che cambia e con i trasporti che portano specie nuove. Il Servizio fitosanitario regionale monitora, ma senza soldi per le aziende i monitoraggi restano carta.

Questi fondi per proteggere coltivazioni lombarde da insetti nocivi sono un pezzo di un piano più lungo. Prima tranche nel 2025 con 3,7 milioni, adesso altri 2,8. Si parla di un quadro complessivo che diverrà circa 10 milioni. Non risolverà tutto, ma è un segnale chiaro, la Regione Lombardia non vuole solo piangere i danni, vuole prevenirli.

Cosa cambia sul campo

Per le imprese frutticole e florovivaistiche significa poter investire senza indebitarsi troppo. Reti antinsetto, strutture di sostegno, materiali pacciamanti per le coltivazioni in vaso, attrezzature per i trattamenti. Cose che, messe insieme, riducono la pressione degli organismi nocivi e tengono in piedi i bilanci. E, di conseguenza, i posti di lavoro e la qualità di quello che arriva sulle nostre tavole.

C’è chi dirà che 2,8 milioni non sono tanti. Vero. Ma sono 51 aziende che potranno lavorare più tranquille. E in agricoltura la tranquillità vale oro. Perché quando arrivi a fine stagione e il raccolto è intero, non è solo un numero sul bilancio è la differenza tra chiudere l’anno in positivo o chiamare la banca.

Una riflessione da bar

Io non sono un agronomo. Sono uno che scrive di storie. E questa è una di quelle storie in cui qualcuno, finalmente, ha deciso di mettere i soldi prima del disastro. Non dopo. In un mondo in cui le specie aliene viaggiano più veloci dei provvedimenti, e il clima fa il resto, la prevenzione non è un optional. È sopravvivenza.

I fondi per proteggere coltivazioni lombarde da insetti nocivi non cambieranno il pianeta. Ma per quelle 51 imprese, e per le province che le ospitano, possono fare la differenza tra un’estate di pianti e una di raccolto. E, a pensarci bene, è già qualcosa.

Se sei un agricoltore e pensi di rientrare nelle prossime aperture, tieni d’occhio il sito del Servizio fitosanitario e Sis.Co. Perché questi bandi, quando tornano, non aspettano. E la Popillia, quella sì che non aspetta nessuno.