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Orfani speciali in Lombardia: presentate due borse di studio Onisos e i dati del 2024

Ieri, in Regione Lombardia, si è tenuto uno di quegli incontri che ti lasciano un nodo in gola. Non era solo la presentazione di due borse di studio, promosse da Onisos, l’Osservatorio Nazionale Indipendente sugli Orfani Speciali, e realizzate grazie alla Fondazione Bambini nel Cuore con il lavoro di due psicologhe ricercatrici. Era anche il momento in cui numeri freddi diventavano storie di bambini che hanno perso una mamma per mano del papà, o viceversa, e che ora crescono con un trauma che non si cancella con un cerotto.

Le due borse hanno finanziato ricerche pesanti, una sull’impatto della violenza domestica assistita sui meccanismi neurobiologici e sullo sviluppo cerebrale, dai bambini agli adulti che portano ancora quelle cicatrici dentro e l’altra sull’analisi dei dati e delle tutele esistenti per questi “orfani speciali”, come li chiama Onisos, figli e figlie delle vittime di femminicidio.

L’evento non è stato solo una restituzione accademica. È diventato un confronto vero tra istituzioni, servizi sociali, centri antiviolenza, scuole, psicologi. Tutti d’accordo su una cosa, serve un lavoro integrato, una rete che non lasci soli questi ragazzi. Perché il trauma non finisce con la notizia in cronaca; continua ogni giorno, a scuola, con gli amici, nelle famiglie affidatarie che provano a ricostruire pezzi.

E poi i dati, che fanno impressione. Nel 2024, Onisos ha contato 86 nuove istanze per orfani speciali, un aumento del 15% rispetto ai 75 del 2023. Negli ultimi cinque anni e mezzo, analizzando articoli di stampa (e ora anche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale per rendere i conteggi più precisi), emergono 183 orfani da crimini domestici, media di circa 40 l’anno, l’80% legati a femminicidi. Il Fondo di rotazione del Ministero dell’Interno ha stanziato 11,4 milioni, ma sono stati erogati solo 607.833 euro per 86 casi. Significa che la misura non è ancora conosciuta abbastanza, o forse è troppo complicata da richiedere. Soldi andati soprattutto alle famiglie affidatarie, il resto per borse di studio, cure mediche, formazione, inserimento lavorativo.

L’assessore Elena Lucchini, che ha la delega a Famiglia, Solidarietà Sociale, Disabilità e Pari opportunità, non ha usato giri di parole: “Per Regione Lombardia la prevenzione e il contrasto alla violenza contro le donne è priorità di mandato. Investiamo in misure innovative e vogliamo supportare concretamente questi orfani”. Ha parlato di un contributo economico, erogato dopo un progetto individuale e la presa in carico dai servizi sociali comunali che copra bisogni materiali, percorsi psicologici, educativi, assistenza alle famiglie affidatarie. “È un’alleanza sociale che si concretizza”, ha detto, ringraziando Onisos, Telefono Donna Italia e la Fondazione Bambini nel Cuore.

Stefania Bartoccetti, presidente di Onisos: “Queste borse non sono solo un riconoscimento accademico, sono un investimento nella conoscenza per proteggere meglio questi bambini e non lasciarli soli”. Carla De Albertis, della Fondazione Bambini nel Cuore, ha aggiunto che temi come la violenza assistita riguardano il futuro della società intera: “Abbiamo finanziato queste ricerche per avere dati certi e indicatori scientifici, per prevenire effetti negativi e gestire le conseguenze”.

Paola Aquaro e Fulvio Palmieri (direttore scientifico Onisos) hanno spiegato che sostenere la ricerca dà dignità al lavoro clinico quotidiano. Questi ragazzi hanno ferite complesse, serve continuità, competenze specifiche, una rete che legga i bisogni nel tempo. Valentina Di Mattei, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, ha chiuso con un’immagine forte: “Sono le vittime più silenziose. Portano il peso di un trauma profondo, la perdita violenta di un genitore per mano dell’altro. Serve una rete competente e tempestiva per ricostruire sicurezza e resilienza”. Ha ricordato il Tavolo “Vicini ad ogni donna”, dove Ordine, Regione, Telefono Donna e Onisos lavorano insieme.

C’era anche la viceprefetto di Milano, Sabrina Pane. L’incontro si è chiuso con un impegno condiviso, andare avanti con ricerca, formazione, sensibilizzazione, per far entrare il tema degli orfani speciali nelle politiche pubbliche e nei territori, non solo a parole.

Io, mentre leggevo questi numeri e ascoltavo le voci, pensavo a quanto sia fragile l’infanzia quando la violenza entra in casa. Quei 86 bambini del 2024 non sono statistiche, sono nomi, volti, e un futuro che merita di non essere spezzato due volte. Le borse di studio per orfani speciali presentate ieri sono un passo piccolo ma concreto. Speriamo che la Regione, con le sue “misure innovative”, riesca a farne tanti altri. Perché lasciare soli questi ragazzi non è solo ingiusto, è un errore che paghiamo tutti, domani.