Il costo per la ricostruzione dell’Ucraina post-conflitto e il ruolo degli stati occidentali

Avantgardia

Il costo per la ricostruzione dell’Ucraina si aggrava di giorno in giorno e ignorare questa spesa potrebbe avere conseguenze ancora più gravi. Secondo gli esperti, il mancato ripristino delle infrastrutture ucraine potrebbe portare a instabilità sociale a lungo termine. Dopo un periodo di stallo, l’assistenza militare statunitense è ora stata approvata dal Congresso.

Le opinioni sul pacchetto di aiuti da 61 miliardi di dollari, approvato dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden il 24 aprile, include munizioni e attrezzature vitali per l’Ucraina, nella sua guerra contro la Russia. Un pacchetto di aiuti che ha visto i voti contrari di chi sosteneva che sarebbero stati meglio impiegati per le necessità interne. Tuttavia, i 61 miliardi di dollari attuali impallidiscono in confronto a quanto sarà necessario in futuro. La Banca Mondiale ha calcolato che il costo per la ricostruzione dell’Ucraina supera i 480 miliardi di dollari, quasi otto volte l’importo stanziato dal Congresso nell’ultimo pacchetto di aiuti militari. Questa cifra esorbitante riflette la complessità e l’onerosità del processo di ricostruzione post-conflitto.

Esistono valide ragioni umanitarie e strategiche affinché l’America contribuisca alla ricostruzione dell’Ucraina post-conflitto, nonostante l’alto costo. Per garantire una stabilità duratura in Ucraina, è necessaria una ripresa politica, sociale ed economica. I fondi sono indispensabili per una serie di necessità, dalla ricostruzione di ospedali al recupero di terreni agricoli, dalla rimozione di mine alla riapertura di scuole. Le infrastrutture sono al cuore di ogni sforzo di ricostruzione post-conflitto. Infrastrutture solide sono fondamentali per fornire servizi essenziali come alloggi, energia e trasporti, e sono il pilastro su cui si basa la ripresa economica. La loro importanza strategica spiega perché vengono spesso attaccate in tempo di guerra. Distruggere fabbriche, ponti e centrali elettriche limita le capacità belliche di una nazione e la capacità del governo di fornire servizi pubblici essenziali. Non sorprende quindi che la Russia abbia preso di mira sistematicamente le infrastrutture ucraine dall’inizio dell’invasione. I danni sono stati devastanti. Si stima che nel solo primo mese di guerra siano stati distrutti beni per un valore di 100 miliardi di dollari. Ora, con il conflitto nel suo terzo anno, almeno metà della rete energetica del paese e un terzo delle reti di trasporto risultano danneggiate.

Oggi la situazione sta peggiorando. I massacci attacchi con droni e missili all’inizio del 2024 hanno colpito direttamente la produzione e distribuzione di energia, riducendo la capacità produttiva delle compagnie energetiche fino all’80% e lasciando quasi due milioni di persone senza elettricità. Ciò ha causato non solo una crisi politica ed economica, ma anche umanitaria. La mancanza di elettricità e i danni a strutture mediche ed educative hanno portato allo sfollamento di oltre 13 milioni di persone da aree private dei beni di prima necessità.

L’UNHCR stima che almeno il 40% della popolazione ucraina necessiti di aiuto umanitario urgente. Sono necessari investimenti significativi. Senza un impegno totale nella ricostruzione, si rischia di esacerbare le tensioni sociali, minacciare lo stato di diritto, rallentare la crescita economica e minare la fiducia nelle istituzioni democratiche, portando instabilità a lungo termine.

Nel mondo interconnesso di oggi, l’instabilità in una singola area può avere ripercussioni negative su scala globale, specialmente se l’area in questione è l’Ucraina, un nodo cruciale per la distribuzione dell’energia e la produzione alimentare, pensiamo che prima del conflitto forniva il 10% del grano mondiale. L’invasione ha rivelato le ampie implicazioni economiche e strategiche. La guerra ha alimentato l’inflazione, aumentando i prezzi dell’energia in Europa, frenando la crescita economica e imponendo enormi oneri fiscali per gestire gli shock interni in tutti gli stati dell’UE. Non investire adeguatamente nella ricostruzione post-conflitto allargherà ulteriormente questo divario. Tuttavia, raggiungere il mezzo trilione di dollari stimato dalla Banca Mondiale per la ricostruzione dell’Ucraina non sarà semplice. Riconoscendo le esigenze crescenti dell’Ucraina, l’Unione europea ha promesso oltre 50 miliardi di Euro di sostegno all’inizio del 2024, in aggiunta a quanto già impegnato, mentre il G7 ha promesso altri 40 miliardi di dollari. Questi impegni sono significativi, considerando che l’assistenza ufficiale allo sviluppo del G7 ammonta in media a circa 120 miliardi di dollari all’anno per tutti i progetti approvati globalmente.

Parte di questi fondi è destinata al Fondo fiduciario per il soccorso, la ripresa, la ricostruzione e la riforma dell’Ucraina della Banca Mondiale, che fa parte del più ampio programma “Risorse multi-donatori per le istituzioni e le infrastrutture per l’Ucraina” della Banca Mondiale. Il fondo fiduciario si concentra in particolare sulle riparazioni di infrastrutture critiche come strade e abitazioni. A tutte queste considerazioni va aggiunto anche quella che quadruplicare gli impegni medi del G7 non coprirebbe ancora le spese dell’Ucraina e non lascerebbe nulla per altre necessità globali. Purtroppo, nonostante le tante dichiarazione d’intenti, nessun governo dispone né dei fondi, né della volontà politica, per soddisfare i bisogni critici dell’Ucraina. Oggi possiamo dire che la prima opzione e la più difficile, è l’immediata fine della guerra, così da bloccare l’aumento dei costi di ricostruzione, che crescono ogni giorno di combattimento, e questa motivazione dovrebbe guidare tutti i paesi a spingere per la pace. Questo non significa necessariamente risolvere tutte le complesse questioni territoriali che probabilmente richiederanno compromessi difficili da entrambe le parti. Se non si raggiunge un accordo completo e duraturo, anche solo un cessate il fuoco temporaneo potrebbe limitare ulteriori danni, senza dimenticare la perdita di vite umane.

 

(Tratto da: The Conversation di Jeffrey Kucik)

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