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La normalizzazione dell’economia di guerra: il FMI torna a Mosca

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) invierà una missione in Russia per la prima volta dall’invasione dell’Ucraina.

Secondo quanto dichiarato alla Reuters il 3 settembre dal direttore esecutivo russo del FMI, Aleksei Mozhin, il FMI è pronto a inviare la sua prima missione in Russia dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. La guerra in Ucraina e il sistema delle sanzioni occidentali avrebbero dovuto tagliare fuori la Russia dall’economia internazionale. Il disegno era chiaro: utilizzare la forza del denaro e della finanza a sostegno di Kiev, attraverso delle sanzioni, per compensare lo squilibrio militare che vedeva favorita Mosca. L’operazione, però, ha funzionato in piccola parte perchè non vi è stato alcun tracollo economico di Mosca, come inizialmente previsto. Al contrario l’isolamento, aggirato su più fronti, a innescato un processo di ‘normalizzazione’ che a due anni e mezzo dall’inizio del conflitto vede il Cremlino arroccato a difesa della sua economia di guerra.

Tymofiy Mylovanov, presidente della Kyiv School of Economics ed ex ministro dell’Economia dell’Ucraina, ha dichiarato su X che “questa mossa indebolisce gli sforzi internazionali volti a fare pressione sulla Russia e a isolarla”.

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L’ultima missione del FMI in Russia è avvenuta nel 2019, la nuova missione, guidata dall’economista argentino Jacques Miniane, vedrà la luce inizialmente online, poi ad ottobre, una delegazione del FMI visiterà Mosca. Questa notizia non è stata ancora ancora ufficializzata dal FMI ne sul suo sito web, ne sui suoi canali social media.

Molte nazioni occidentali hanno sollevato la possibilità dell’espulsione della Russia dal FMI in seguito all’invasione dell’Ucraina, ma hanno incontrato diversi veti in particolare da nazioni come Cina e India.

Per onor di cronaca è doveroso ricordare che fin dall’inizio della guerra, il FMIè stato criticato dagli stati membri europei, per aver fornito un rapporto sull’economia russa con prospettive eccessivamente ottimistiche e per aver avvertito che qualsiasi decisione sul sequestro dei beni russi congelati, deve essere supportata da un “adeguato supporto legale”.

Il rapporto rivela anche che nel 2023 la Russia è rimasta il secondo maggiore esportatore mondiale via gasdotto, con la maggior parte delle esportazioni dirette in Cina (26 miliardi di mc), Turchia (21 mld), e Bielorussia (18 mld). Il tasso di crescita russo, in base alle proiezioni del Fondo Monetario Internazionale, è superato solo da quello cinese (+4,6%) e indiano (+6,8%). Tutto questo nonostante siano stati chiusi i rubinetti verso l’Europa, cosa non proprio corretta, visto che a luglio l’export dalla Russia verso i paesi Ue via pipeline è cresciuto dell’11% rispetto a luglio del 2023.