ilComizio

notizie, attualità, sport, cultura, politica e approfondimenti dalla voce di tutti

Scontri tra la polizia in tenuta antisommossa e gruppi violenti in centro a Milano genitori in questura Genitori in questura a Milano, l’attesa dopo le devastazioni in centro genetori in questura a milano

Genitori in questura a Milano, l’attesa dopo le devastazioni in centro

I genitori in questura sono l’immagine che resta dopo due giorni di devastazioni nel centro di Milano. Dall’alba di lunedì 19 ottobre, in via Fatebenefratelli, si è formata una fila di mamme e papà in cerca di notizie dei figli.

Molti avevano scoperto da una telefonata che il ragazzo aveva passato la notte in camera di sicurezza. Non è la solita attesa dei genitori in questura, perché stavolta la domanda che pesa è una sola, cosa ha fatto davvero mio figlio.

Genitori in questura, la fila di via Fatebenefratelli

Chi ha passato quelle ore sul marciapiede racconta una piccola folla variegata e insieme identica. Ci sono famiglie italiane e straniere, arrivate anche con suv di lusso o dopo lunghi viaggi in treno e in metropolitana. Qualcuno arriva da città distanti centinaia di kilometri. Ci sono genitori disperati, increduli, furiosi. E ci sono ragazzi che escono alla spicciolata, tutti con lo stesso cappellino e la stessa aria da duri, come se l’uniforme del gruppo, fare parte del gruppo o meglio, del branco, cancellasse ogni differenza. Tutti o quasi, dei piccoli Maranza in erba.

Le reazioni cambiano da una famiglia all’altra. Una madre lascia l’auto in fretta e furia per riabbracciare il figlio, un bacio per poi ripartire assieme, una azione o reazione ai gravi fatti, che ci lascia increduli. Un padre romeno, dopo trent’anni in Italia passati a lavorare, prova a sbollire con una sigaretta la vergogna e ammette di essere deluso. Un padre tunisino mostra sul telefonino un video preso da Tik Tok, in cui si vede il figlio diciassettenne che viene portato via dagli agenti. Anche il fratellino più piccolo è finito in questura. “Mi hanno detto che sarebbero andati a scuola”, dice. Reazione ben diversa quella di un padre italiano, accoglie il ragazzo con parole durissime, dice che sarebbe stato contento se gli avessero gonfiato la faccia di sberle e che ora pagherà le conseguenze dei suoi comportamenti.

Dentro, raccontano alcuni ragazzi, la notte è stata lunga. In 28 in una cella, acqua e cibo si, ma poche coperte, al mattino un foglio e fuori… cosa succederà nessuno lo sa. Qualcuno protesta per le troppe ore trascorse in camera di sicurezza, diciannove in un caso, qualcuno insiste di non aver fatto niente e di essersi trovato in mezzo per caso. Sono versioni da verificare, e tocca agli investigatori farlo, ma fotografano bene lo sconcerto di una generazione che dice di essere andata a solo vedere e non voleva partecipare…

Genitori in questura a Milano, aperto il dibattito politico sulle responsabilità

La scena ha acceso subito la politica. Il presidente del Senato Ignazio La Russa, presente a Milano, ha detto che qualche ora in questura non farà male ai ragazzi e che nessuno di loro andrà in carcere, aggiungendo che i genitori avrebbero dovuto controllarli e tenerli in casa. Parole che hanno diviso, perché molti padri e madri, come si è visto, non sapevano nemmeno che i figli fossero in centro.

Domenica la premier Giorgia Meloni aveva convocato per lunedì una riunione sull’ordine pubblico, mentre il centrodestra ha organizzato un presidio in corso Vittorio Emanuele, dove sono tornate a farsi sentire tensioni, con gruppi di giovani e meno giovani antagonisti, che protestavano contro il presidio. La domanda è perché? Questi momenti dovrebbero unire la politica verso un unico obiettivo e non dividerla. Il tema, ormai, è doppio. Da una parte la sicurezza delle strade, dall’altra il vuoto educativo che i genitori in questura, con la loro fila silenziosa, hanno reso visibile a tutti.

Dopo gli scontri, i numeri e le indagini

Gli scontri sono cominciati sabato 17 ottobre, a margine di un corteo contro il carovita che aveva portato in piazza oltre cinquemila persone. Gruppi di ragazzi incappucciati, per lo più vestiti di nero e senza bandiere né simboli politici, hanno lanciato bombe carta, pietre e transenne. Il primo bilancio parla di circa quaranta feriti, venti per parte, e di 72 persone portate in questura, con 17 arresti e 22 denunce. Tra i fermati anche bambini di dodici anni.

Domenica 18 la guerriglia è ripartita, con vetrine sfondate, un supermercato saccheggiato, locali danneggiati in zona Moscova e una vetrina della Rinascente in frantumi. Alla sera erano oltre 200 i giovani accompagnati in questura, per l’80% minorenni. Secondo le prime analisi della questura si tratta di centinaia di ragazzi auto-organizzati, arrivati dalle periferie e da fuori città, in maggioranza seconde generazioni. Anche a Bologna e Torino, si sono registrati episodi di violenza nelle stesse ore.

Le conseguenze giudiziarie arrivano a pezzi. Il gip Fabrizio Filice ha interrogato a San Vittore un ragazzo di 24 anni e altri due, di 19 e 20, accusati di resistenza a pubblico ufficiale pluriaggravata, per i quali la Pm ha chiesto il carcere. La questura ha poi emesso circa dieci Daspo urbani contro altrettanti giovani identificati lunedì in piazza Duomo, e la Digos continua a lavorare sui video e sui social, dove molti ragazzi si erano dati appuntamento.

Resta una domanda che nessun bilancio chiude. I genitori in questura, quella mattina, non cercavano colpevoli ma risposte. Alcuni le troveranno in un fascicolo, altri in un silenzio a tavola. Per Milano, che deve rimarginare vetrine e ferite, la vera prova è guardare in faccia anche i genitori in questura, certamente senza trasformarli in capro espiatorio, ma neanche trasformandoli in martiri. Senza dimenticare che dietro ogni ragazzo fermato c’è una famiglia…