La manovra 2027 riparte da un tavolo affollato e da una cifra che pesa. Nel Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles il 15 ottobre, il governo ha indicato interventi per 23,5 miliardi lordi, lo 0,98% del Pil, e ha scritto che quasi cinque arriveranno dal settore finanziario.
La manovra 2027 è l’ultima della legislatura, e per questo ogni partito della maggioranza la guarda con gli occhi di chi deve presentarsi agli elettori. Lunedì 19 ottobre era in agenda un vertice tra Meloni, Tajani, Salvini e Giorgetti, ma al momento non risulta un esito ufficiale.
Manovra 2027 e Irpef, il nodo dei 2,6 miliardi
Il punto più atteso è il taglio dell’Irpef per il ceto medio. L’idea è portare l’aliquota al 33% fino a 60 mila euro di reddito, invece degli attuali 50 mila. Riguarderebbe circa un milione di contribuenti e, secondo le stime circolate in questi giorni, costerebbe tra 2,6 e quasi 3 miliardi. Il vantaggio massimo si aggira intorno ai mille euro l’anno, e cresce di cento euro ogni mille di imponibile oltre la soglia.
Sulla carta una bella notizia, nei fatti una misura che inciampa nei conti. Le tabelle del Dpb, infatti, non la nominano, e le misure fiscali complessive valgono circa 2,2 miliardi, meno di quanto servirebbe. Il viceministro Maurizio Leo, a fine settembre, aveva indicato coperture per 2,7 miliardi, cifra che oggi sembra già stretta. Giorgetti, da parte sua, presenta il taglio come alternativo ad altri aiuti, per giovani e anziani, e si capisce la prudenza di chi tiene i cordoni della borsa.
Le bandiere dei partiti, intanto, sventolano in ordine sparso. Meloni e Tajani vogliono dare un segnale a chi paga il conto del fisco senza sconti, Forza Italia insiste su esenzione del bollo sulla prima auto, no tax area per gli under 35 e agevolazioni nella sanità, mentre la Lega guarda a pensioni e flat tax estesa fino a 100 mila euro. Il perimetro, come detto, resta quello di 23,5 miliardi, e questo impone scelte dure. Qualcuno resterà senza il suo cavallo di battaglia, e le tensioni non tarderanno.
Banche e assicurazioni, perché la manovra 2027 passa da un contributo non concordato
La copertura più rilevante è il contributo del settore finanziario. Il Dpb lo quantifica nello 0,21% del Pil per il 2027, poco più di cinque miliardi, con una discesa allo 0,13% nel 2028 e allo 0,10% nel 2029, per un totale oltre i dieci miliardi nel triennio. Non vengono però precisati gli strumenti del prelievo, ed è qui che la partita si complica.
Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ricorda che le banche hanno già sottoscritto con la manovra dell’anno scorso un accordo triennale da 10,5 miliardi, di cui circa 3,7 con effetti sui conti del 2027. Quell’intesa, spiega, si traduceva anche in un aumento di due punti dell’aliquota Irap per banche, intermediari e assicurazioni. Chiedere altro, dal loro punto di vista, significa riscrivere un patto che si credeva chiuso. Il governo replica con l’argomento che usa da tempo, cioè che il beneficio sul rating dei titoli di Stato ha giovato a tutti, istituti compresi, e che i profitti del settore reggono l’urto.
Salvini, come l’anno scorso, spinge per cifre piene e parla di un apporto che le banche darebbero volentieri. Tajani, che nel 2025 aveva rivendicato la linea di Forza Italia, cioè nessuna tassa sugli extraprofitti, questa volta ha detto sì a un contributo. Non è un dettaglio lessicale, perché dalla parola scelta dipendono forma, durata e tono della trattativa. Il precedente suggerisce una lunga partita negoziale, magari chiusa all’ultimo minuto, come già accaduto con il vertice notturno del 2025.
Forze armate, flessibilità europea e il calendario che stringe
Dentro la legge di bilancio 2027 potrebbero entrare anche i fondi per la previdenza dedicata di forze armate e polizia, tema già discusso dal ministro Paolo Zangrillo con i sindacati del comparto. Le coperture verrebbero cercate nello scostamento di circa 7,2 miliardi ottenuto da Bruxelles per la sicurezza. Le tensioni nelle piazze delle ultime ore avrebbero dato un’accelerata al dossier.
Resta il grande punto interrogativo europeo. Circa 14 miliardi della manovra dipendono dalla clausola di salvaguardia nazionale per difesa ed energia, pari a 0,3% del Pil ciascuna, per un totale di 29 miliardi richiesti in due anni. Il testo definitivo, secondo le ricostruzioni, arriverà dopo l’Eurogruppo del 9 novembre. Il resto si regge su banche e assicurazioni, sui giochi, per circa 700 milioni, e su una spending review dei ministeri da 1,2 miliardi.
Chi legge i numeri con attenzione nota un paradosso. La manovra 2027 vale 23,5 miliardi, ma le coperture vere, quelle senza deficit aggiuntivo, sono circa dieci, e in questo spazio ristretto devono convivere Irpef, famiglia, imprese, difesa, sanità. Non stupisce che Giorgetti parli di una legge ancora aperta.
Per il ceto medio la manovra 2027 è una promessa da verificare, e per banche e assicurazioni un conto da trattare. Il taglio Irpef fino a 60 mila euro dirà se il governo riesce a tradurre un segnale in una norma. Quanto al contributo da cinque miliardi, la manovra 2027 si gioca lì la sua credibilità, e a Bruxelles come a Roma si guarderà più alle cifre che alle dichiarazioni. Resta da vedere se l’ultima legge di bilancio della legislatura sarà ricordata per ciò che ha dato o per ciò che ha lasciato fuori.












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