In Piazza Città di Lombardia, per una mattina, il solito viavai di uffici e scrivanie ha lasciato il posto a file di manichini stesi a terra e a più di 400 dipendenti regionali inginocchiati accanto a loro, a premere ritmicamente sul torace.
Non era una prova di evacuazione. Era una grande lezione pratica di rianimazione cardiopolmonare, promossa da Regione Lombardia e da Areu, l’Agenzia regionale emergenza urgenza, in occasione della Giornata mondiale dedicata proprio a queste manovre salvavita.
Un’ora online e quattro di pratica, così si impara la rianimazione cardiopolmonare
Il percorso è stato più serio di quanto si immagini. Un’ora di teoria da seguire online, poi quattro ore di esercitazioni sul campo, con istruttori Areu e istruttori dei CeFRA, i Centri di formazione riconosciuti dall’Agenzia e legati alle associazioni di soccorso. Sono 530 in tutta la regione, un dato che dice parecchio sulla rete capillare che sta dietro a ogni corso.
Chi ha frequentato corsi simili lo sa. La parte teorica la dimentichi in fretta, mentre il gesto delle mani sul torace, quello resta. Si impara con il corpo, e forse è per questo che l’assessore al Welfare Guido Bertolaso ha insistito su un punto che esula dalla medicina. Per lui queste esercitazioni insegnano anche il self-control, la capacità di non farsi travolgere da ansia e paura quando succede l’imprevisto. Una lezione che, ha detto, vale ben oltre la singola emergenza e che ci si porta dietro nelle sfide di ogni giorno.

Bertolaso ha poi ringraziato tecnici, soccorritori, istruttori delle associazioni e tutto il personale Areu, e ha rivendicato per la Lombardia un posto all’avanguardia in Italia, per diffusione e qualità di queste iniziative.
I numeri della rianimazione cardiopolmonare in Lombardia
Qui i dati contano, e parlano chiaro. Negli ultimi dieci anni sono state formate oltre 600.000 persone alle manovre e all’uso del defibrillatore. Ogni anno i cittadini che completano il percorso sono circa 65.000, mentre sul territorio risultano registrati 26.998 defibrillatori automatici esterni (DAE).
Il confronto con il passato è istruttivo. Nell’estate del 2023 Areu parlava di 315 mila operatori formati dal 2016, più del 3% della popolazione lombarda. In altre parole la platea si è all’incirca raddoppiata in tre anni, e oggi si arriva a circa il 6% dei lombardi, un valore che colloca la regione ai vertici nazionali per rapporto tra residenti e cittadini preparati alla rianimazione cardiopolmonare.
Il direttore generale di Areu, Massimo Lombardo, ha definito impressionanti i numeri del decennio e ha ricordato che si tratta di una formazione pensata per il cittadino comune, perché chiunque può trovarsi accanto a una persona che sta male all’improvviso. Accanto al lavoro dei soccorritori, dei medici e degli infermieri negli ospedali, ha spiegato, esiste una parte che spetta a ognuno di noi. E una preparazione semplice ma precisa, ha aggiunto, può fare la differenza.
Perché i primi minuti dell’arresto cardiaco contano tanto
In Lombardia si registrano circa 12.900 arresti cardiaci l’anno. Sembra una cifra astratta, finché non si pensa che dietro ogni numero c’è una cucina, un autobus, un campo da calcetto, e qualcuno che crolla davanti a persone che non sanno cosa fare.
Su scala nazionale la questione pesa ancora di più. Si stima che l’arresto cardiaco improvviso uccida circa 60 mila persone all’anno in Italia, e che intervenire entro 3-5 minuti con la rianimazione e il defibrillatore possa contribuire a salvarne fino al 70%. Il margine di manovra, insomma, è minuscolo. Un’ambulanza, per quanto rapida, spesso non arriva in tempo, e per questo il primo anello della catena è un passante qualunque.
C’è poi un dettaglio che ci ricorda perché l’addestramento deve entrare nella vita di tutti i giorni. Come ricordava già anni fa l’allora assessore Luciano Bresciani, la maggior parte degli arresti cardiaci avviene nelle abitazioni private, non nelle piazze o negli uffici. Quindi chi impara la rianimazione cardiopolmonare sta imparando a proteggere soprattutto i propri cari.
I giovani, la vera scommessa della rianimazione cardiopolmonare

Lombardo ha insistito sulla necessità di coinvolgere sempre di più i ragazzi e di rafforzare il legame con il volontariato. La Lombardia, ha ricordato, ha da sempre un rapporto strettissimo con le associazioni di soccorso, e le considera una delle forze del sistema. Il lavoro nelle scuole va in questa direzione. Nel 2025 sono stati circa 5.600 gli studenti delle superiori formati al primo soccorso, e oltre 4.000 di loro nel solo 2026, un’accelerazione notevole. A questo si affiancano le attività con i più piccoli, che partono dalla conoscenza del Numero unico di emergenza 112 e arrivano, per i più grandi, alle manovre e all’uso del defibrillatore.
Non sono episodi isolati. A maggio, per esempio, ad Magenta 180 studenti hanno partecipato alla giornata “Salva per essere salvato”, promossa da Areu, Asst Ovest Milanese e Comune, mentre a Brescia l’Università ha organizzato con Areu il progetto “Dai due mani al cuore”, con una fase teorica digitale e una sessione pratica in Piazza Paolo VI. Il modello si sta ripetendo, città dopo città, con una costanza che somiglia a una vera cultura civica.
Cosa può fare ciascuno di noi?
Sarebbe bello chiudere con una formula solenne, ma la verità è più semplice. Non serve essere medici. Serve riconoscere che una persona non risponde e non respira normalmente, chiamare il 112, iniziare le compressioni e, se c’è un DAE nelle vicinanze, farselo portare e seguire le istruzioni vocali dell’apparecchio. Chi vuole approfondire può consultare il sito di Areu, le pagine di Regione Lombardia, le indicazioni del Ministero della Salute e le linee guida dell’European Resuscitation Council.
Quella mattina in piazza, in fondo, ha mostrato una cosa. Quattrocento persone che di mestiere si occupano di bandi, delibere e pratiche amministrative hanno imparato un gesto che un giorno potrebbe valere una vita. E se la rianimazione cardiopolmonare diventa un sapere comune, come saper nuotare o guidare, allora i 600.000 formati di oggi sono soltanto l’inizio di un’idea che in Lombardia ha già attecchito.












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