Wanna Marchi e Stefania Nobile in Campidoglio: Roma cambia i controlli
La scena è arrivata dai social e ha riacceso la vicenda di Wanna Marchi, che a distanza di anni continua a dividere l’opinione pubblica. Wanna Marchi e Stefania Nobile sono state premiate il 23 settembre nella Sala della Protomoteca del Campidoglio con il Premio Internazionale della Cultura. A organizzare l’iniziativa è stata la casa editrice Edizioni Cento, mentre la concessione della sala è stata richiesta dal consigliere capitolino Dario Nanni. Dopo le polemiche, Roma Capitale ha annunciato una revisione delle procedure per l’utilizzo degli spazi istituzionali.
Wanna Marchi e Stefania Nobile: chi ha organizzato il premio
Il primo punto da chiarire, nel caso Wanna Marchi, è che il Premio Internazionale della Cultura non è un riconoscimento di Roma Capitale. L’evento del 23 settembre è stato infatti ideato dall’editore Alessandro Gian Maria Ferri, insieme al presidente Silvestro Mucillo, ed è stato organizzato dalla casa editrice Edizioni Cento. Il Campidoglio, dunque, non ha istituito il premio né ha selezionato i destinatari; Wanna Marchi e Stefania Nobile sono state indicate dagli organizzatori dell’iniziativa privata. Wanna Marchi e Stefania Nobile hanno ricevuto i riconoscimenti per i rispettivi libri.
A Stefania Nobile è stato assegnato il P.I.C. – Premio Internazionale della Cultura per Vendere… cara la pelle. A Wanna Marchi è andato invece un riconoscimento legato al libro La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l’unica misura è l’amore, pubblicato nel 2026. Nel caso Wanna Marchi, i due titoli rappresentano anche due filoni diversi: da una parte il racconto personale di Nobile, dall’altra un volume dedicato alla cucina e ai ricordi di Marchi.
La presenza di Wanna Marchi e Stefania Nobile nella Sala della Protomoteca ha avuto un peso simbolico particolare proprio per la notorietà dei due volti. Wanna Marchi e Nobile hanno costruito la loro popolarità televisiva soprattutto negli anni Ottanta e Novanta, per poi restare al centro dell’attenzione mediatica anche per le successive vicende giudiziarie. È questo il contesto che ha trasformato una cerimonia privata in una notizia nazionale.
Wanna Marchi e Stefania Nobile in Campidoglio: chi ha chiesto la sala
Sul passaggio istituzionale che riguarda Wanna Marchi c’è un elemento preciso. Dario Nanni, consigliere comunale del Gruppo Misto, ha dichiarato di assumersi personalmente la responsabilità di aver richiesto la concessione della Protomoteca per l’evento di Edizioni Cento. Nanni ha anche spiegato di non essere stato a conoscenza della presenza di Wanna Marchi e Stefania Nobile e di non aver saputo, al momento della richiesta, chi sarebbe stato destinatario del riconoscimento.
La distinzione è importante: Nanni ha presentato la richiesta, ma la procedura di concessione delle sale capitoline fa capo all’amministrazione. Secondo la pagina ufficiale di Roma Capitale, le domande per l’utilizzo della Protomoteca devono essere inoltrate al Gabinetto del Sindaco, II Direzione – Cerimoniale Interno. La documentazione prevede, tra gli altri elementi, una relazione con contenuti, relatori, partecipanti e scaletta dell’evento.
Questo consente di rispondere anche alla domanda su chi abbia “autorizzato” la sala nel caso Wanna Marchi: le fonti identificano con chiarezza il consigliere che ha richiesto la concessione, mentre il procedimento amministrativo passa dagli uffici indicati da Roma Capitale. È quindi corretto parlare di concessione della sala attraverso la procedura capitolina.
L’editore Alessandro Ferri, intervistato il 30 settembre, ha sostenuto, parlando anche di Wanna Marchi, che la Protomoteca era stata richiesta circa un anno prima, che non era stato pagato nulla per l’utilizzo della sala e che era stata fornita una lista delle presenze.
Il video e la risposta del Campidoglio dopo il caso
A far esplodere il caso fuori dalla cerimonia è stato soprattutto il video pubblicato sui social da Wanna Marchi. Wanna Marchi è tornata così al centro del dibattito pubblico. Nel filmato la premiata ha sottolineato la distanza tra il proprio passato e la scena vissuta in Campidoglio, raccontando il passaggio “da una cella” alla sala istituzionale. Il video ha rapidamente alimentato reazioni, commenti e discussioni sulla scelta della sede.
Anche Stefania Nobile ha replicato sui social alle contestazioni, rivendicando il senso del riconoscimento e chiedendo polemicamente agli utenti: “Ma quanto vi ha fatto rosicare?”. Le reazioni online sono state però molto diverse: accanto a chi ha contestato la premiazione, altri utenti hanno sostenuto l’idea che una persona possa cambiare dopo avere scontato la propria condanna.
Il passaggio più concreto, però, è arrivato dal Campidoglio. Dopo la diffusione della vicenda, Roma Capitale ha comunicato l’avvio di una revisione delle modalità di istruttoria per le richieste di utilizzo delle sale capitoline. L’obiettivo dichiarato è rafforzare le verifiche preventive sulle iniziative e sui soggetti coinvolti, acquisendo in tempi congrui i programmi definitivi degli eventi e dei singoli partecipanti.
In prospettiva, l’amministrazione valuterà anche specifiche linee guida e, se necessario, modifiche alla disciplina regolamentare. Il punto indicato nella nota ufficiale, dopo il caso Wanna Marchi, non riguarda quindi soltanto l’episodio della Protomoteca, ma il modo in cui vengono istruite le richieste per l’insieme degli spazi istituzionali di Roma Capitale.
La vicenda di Wanna Marchi e Stefania Nobile, insomma, ha prodotto un effetto che va oltre il singolo premio: ha aperto un confronto sulle procedure con cui un evento privato arriva dentro una sede pubblica rappresentativa. Ed è proprio questo il passaggio istituzionale che il Campidoglio ha scelto di trasformare in un intervento sulle regole.
Resta quindi la particolarità di una vicenda in cui Wanna Marchi e Stefania Nobile hanno ricevuto un riconoscimento privato, mentre la discussione pubblica si è concentrata soprattutto sulla sala che ha ospitato la cerimonia. Per Wanna Marchi, insieme a Stefania Nobile, il 23 settembre è stato un appuntamento di ritorno sotto i riflettori; per Roma Capitale, il caso si traduce ora nella revisione delle procedure di concessione.













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