updated 1:20 PM UTC, Oct 26, 2021

Serie A, come Dazn dovrà evitare problemi di congestione della rete: i diktat dell'Agcom

Dazn e gli operatori di rete alternativi a TIM devono definire prima dell'avvio della prossima stagione calcistica le modalità operative di distribuzione del traffico all’interno delle proprie reti e di gestione di eventuali malfunzionamenti 


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"Evitare fenomeni di congestione della rete, conseguente ai picchi di traffico, che potrebbero verificarsi in corrispondenza della trasmissione simultanea di uno o più eventi calcistici". E "prevenire i disservizi per gli abbonati e contrastare il degrado della qualità del servizio di accesso a Internet per tutti gli utenti". Queste le finalità dell'Atto d'indirizzo che l'Agcom (l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha deciso, nel Consiglio di oggi in vista della prossima stagione calcistica e delle due successive, quando tutte le partite della serie A del campionato italiano saranno trasmesse da Dazn in partnership con Tim, utilizzando la rete Internet. "Una novità che - si legge in una nota dell'Agcom - può incidere sul regolare funzionamento della Rete".

In base all’Atto d'indirizzo, Dazn e gli operatori di rete alternativi a Tim devono definire prima dell’avvio della prossima stagione calcistica (22 agosto 2021) le modalità operative di distribuzione del traffico all’interno delle proprie reti e di gestione di eventuali malfunzionamenti utilizzando soluzioni tecniche basate sulle cosiddette Cdn “Edge” (Content Delivery Network), che consentono di minimizzare il ritardo nella fruizione dei contenuti richiesti preservandone la qualità.

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In particolare, Dazn sarà chiamata a fornire agli operatori con copertura broadband nazionale dell’ordine del 15% (Fastweb, Vodafone, WindTre) apparati di memorizzazione (caching) e trasmissione da integrare nelle proprie reti di trasporto (cosiddetto "Dazn Edge"), in numero e distribuzione geografica adeguati a gestire una quota sufficiente del traffico complessivo del servizio. Nel caso di quote di mercato inferiori (es. Tiscali, Eolo, etc.) il numero degli apparati verrà ridotto in misura proporzionale.

Inoltre, Dazn dovrà collaborare con gli operatori di rete alla realizzazione di soluzioni tecniche alternative, anche a livello di protocolli di trasporto, che consentano la trasmissione su Internet dei contenuti richiesti verso i destinatari del servizio e in modo più efficiente, evitando duplicazioni dell'informazione a ulteriore garanzia della integrità delle reti di accesso e dei servizi su di esse forniti. L’Autorità vigilerà sulle decisioni e sulle iniziative assunte dalle parti valutandone gli effetti, per i profili di competenza, sulle dinamiche concorrenziali e sulla qualità del servizio riservandosi d'intervenire anche in via d’urgenza, ricorrendone i presupposti, a tutela degli utenti e del mercato.

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“Il provvedimento di oggi – ha detto il presidente di Agcom Giacomo Lasorella – è importante per più aspetti. Il primo è quello di garantire a tutti i cittadini una rete affidabile e veloce anche in presenza di eventi mediatici importanti. Così facendo, tuteliamo anche gli abbonati di Dazn e, nello stesso tempo – ha concluso il presidente Lasorella – affermiamo il principio che le piattaforme non possono sottrarsi agli impegni derivanti dalla tenuta complessiva del sistema”.

 

(Fonte: Agi)

"Come fanno a conoscere il mio numero?". Ecco la risposta: rubati oltre 1 milione di dati personali e rivenduti a call center. Venti arresti in maxi operazione dopo la denuncia di Tim

Sono venti le misure cautelari emesse dal gip di Roma nei confronti anche di dipendenti infedeli di Tim che carpivano illecitamente dati sensibili di clienti. Si tratta di circa un milione e 200mila dati rubati all'anno. L'indagine, che ha portato 13 persone ai domiciliari e sette con obbligo di firma, è partita da una denuncia della compagnia telefonica. Coinvolti anche "intermediari" che si occupavano di gestire il commercio illecito delle informazioni estratte dalle banche date e i titolari di call center telefonici. Questi ultimi sfruttavano informazioni per contattare i potenziali clienti e lucrare le previste commissioni per ogni portabilità del numero che arrivano fino a 400 euro per ogni contratto stipulato - (LEGGI TUTTO)


Piazzisti telefonici, tutte le armi per mettere fine alle chiamate ...

Oltre 100 specialisti della Polizia Postale impegnati a dare esecuzione a 20 provvedimenti cautelari, in particolare 13 ordinanze che dispongono gli arresti domiciliari ed ulteriori sette ordinanze, che dispongono l’obbligo di dimora nel comune di residenza ed il divieto di esercitare imprese o ricoprire incarichi direttivi in imprese e persone giuridiche, nell'ambito della fase conclusiva dell’operazione 'Data Room', un’articolata attività di indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, e condotta dagli investigatori specializzati del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche – Cnaipic del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, con la collaborazione dei Compartimenti di Napoli, Perugia, Ancona e Roma.

I destinatari delle misure sono oggetto, insieme ad ulteriori sei indagati, di perquisizioni locali ed informatiche. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo ed in concorso tra loro, di accesso abusivo a sistema informatico, di detenzione abusiva e diffusione di codici di accesso, riguardando le condotte sistemi di pubblico interesse, e della violazione della legge sulla privacy su comunicazioni e diffusione illecita di dati personali oggetto di trattamento su larga scala. Il provvedimenti restrittivi, emessi dal gip presso il Tribunale di Roma, sono stati eseguiti nei confronti degli indagati residenti sul territorio capitolino ed in diverse province campane.

1,2 milioni i dati rubati e decine di migliaia di euro spartiti tra gli operatori infedeli ed i collettori-rivenditori dei dati. Di assoluto livello criminale la mole dei proventi, come emerge da più di una conversazione nella quale alcuni indagati discutono dei corrispettivi, frutto dell’attività illecita, pattuendo la ripartizione dei proventi illeciti del mese. Le indagini tecniche hanno inoltre permesso altresì di far emergere come l’attività di commercializzazione di liste di utenti e relativi recapiti, riguardasse anche i sistemi informatici in uso a gestori operanti nel settore dell’energia, in corso di ulteriore approfondimento.

Le complesse indagini hanno visto gli specialisti del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni impegnati in attività di intercettazioni telefoniche e pedinamenti degli indagati, oltre che attività di riscontro ed analisi sui sistemi informatici afferenti le piattaforme contenenti i dati, rese possibili anche grazie alla preziosa collaborazione della struttura di sicurezza aziendale di Telecom Italia.

Si tratta della prima operazione su larga scala volta alla tutela dei dati personali trafugati, un fenomeno noto a tutti che vede coinvolti dipendenti infedeli, call center compiacenti ed intermediari e che ha quale oggetto ciò che sul mercato ha assunto un significativo valore commerciale: i dati riservati relativi all’utenza. Per l’esecuzione dei provvedimenti restrittivi e di perquisizione, oltre che per l’espletamento dell’attività informativa, il CNAIPIC ha coordinato un team di specialisti al quale hanno preso parte i Compartimenti della Polizia Postale di Roma, Napoli, Perugia ed Ancona.

Tra i destinatari dei provvedimenti cautelari "figurano dipendenti infedeli di compagnie telefoniche, (i procacciatori materiali dei 'preziosi' dati), gli intermediari che si occupavano di gestire il commercio illecito delle informazioni estratte dalle banche dati ed i titolari di call center telefonici, che sfruttavano tali importanti informazioni per contattare i potenziali clienti e lucrare le previste commissioni per ogni portabilità, che arrivano fino a 400 euro per ogni nuovo contratto stipulato".

"A carico degli indagati, nel corso delle complesse attività investigative, sono stati acquisiti concreti e inequivocabili elementi probatori - fa sapere la polizia - circa l’esecuzione di ripetuti accessi abusivi alle data room in uso ai gestori telefonici operanti sul territorio nazionale e gestite direttamente da Tim, contenenti gli ordini di lavoro di delivery ed i reclami di assurance provenienti dalle segnalazioni dell’utenza relativamente ai disservizi della rete di telecomunicazioni".

Le articolate indagini sono state avviate nel mese di febbraio scorso dal Cnaipic, su delega della Procura della Repubblica di Roma, a seguito di una denuncia depositata da parte di Telecom Italia, nella quale si segnalavano vari accessi abusivi ai sistemi informatici gestiti da Tim, riscontrate quantomeno a partire dal gennaio 2019.

Gli accessi abusivi, come ricostruito dalla polizia postale, "avvenivano tramite account o virtual desktop in uso ai dipendenti di gestori di servizi di telefonia e di società partner per l’accesso ai database, chiavi spesso carpite in modo fraudolento, direttamente gestiti dalla stessa società denunciante, in ragione della concessione delle attività di manutenzione della infrastruttura telefonica nazionale". Le banche dati vengono ordinariamente alimentate da tutti i gestori telefonici in relazione alle segnalazioni ricevute dai clienti sui disservizi rilevati, rappresentando oltretutto una vera e propria istantanea, delle condizioni della infrastruttura nazionale di telecomunicazioni.

Come emerso dalle indagini, la “filiera criminale”, all’interno della quale ogni componente ha uno specifico compito, funzionale al raggiungimento dell’obiettivo finale, aveva predisposto addirittura degli “automi”, grazie alla collaborazione di un esperto programmatore romano, anch’esso colpito da misura cautelare, ossia dei software programmati per effettuare continue, giornaliere interrogazioni ed estrazione di dati.

Le estrazioni, per come verificato nel corso delle intercettazioni, venivano sistematicamente portate avanti con un volume medio di centinaia di migliaia di record al mese. Gli indagati gestivano tali volumi modulandoli a seconda della illecita “domanda” di mercato, come emerge ad esempio da una conversazione nella quale uno degli indagati chiede ad un dipendente infedele una integrazione di 15.000 record per arrivare ai 70.000 pattuiti per il mese in corso, preannunciando un ulteriore ordine per 60.000 utenze mobili.

Un illecito mercimonio sui dati dei clienti di operatori telefonici che lamentavano disservizi per poi contattarli e proporre il cambio del proprio operatore, questo quanto scoperto grazie alle indagini. In particolare, le informazioni estratte dal database, erano particolarmente appetibili per le società di vendita di contratti da remoto che cercano per l’appunto di intercettare la clientela più “vulnerabile”, a causa di problemi o disservizi, per proporre quindi il cambio del proprio operatore telefonico. Il complesso “sistema” vedeva da un lato una serie di tecnici infedeli in grado di procacciare i dati, dall’altro una vera e propria rete commerciale che ruotava attorno alla figura di un imprenditore campano, acquirente della preziosa “merce” ed a sua volta in grado di estrarre “in proprio”, anche con l’utilizzo di software di automazione, grosse quantità di informazioni, in virtù di credenziali illecitamente carpite a dipendenti ignari.

La “merce” veniva poi piazzata sul mercato dei call center, 13 sono quelli già individuati, tutti in area campana, tutti già perquisiti. I dati, adeguatamente “puliti” per essere utilizzati dai diversi call center, passavano di mano in mano, rivenduti a prezzi ridotti in base alla “freschezza” del dato stesso, motore di un movimento che alimenta il fenomeno delle continue proposte commerciali.

Dall’indagine della Procura di Roma è inoltre emerso che la commercializzazione di 70mila dati portava a un guadagno 7 mila euro. Tra i reati contestati l'accesso abusivo alle banche dati dei gestori di telefonia che detengono le informazioni tecniche e personali dei clienti e il trattamento illecito dei dati stessi. "Le estrazioni - spiegano gli inquirenti - venivano sistematicamente portate avanti con un volume medio di centinaia di migliaia di record al mese. Gli indagati gestivano i volumi modulandoli a seconda della domanda di mercato".

Tariffe: il Parlamento prova a fermare i furbetti del telefonino

La commissione telecomunicazioni segue l'Agcom e prova a fermare l'ultima invenzione del settore per spillare più soldi ai consumatori, la fatturazione ogni 4 settimane.

Meglio tardi che mai si potrebbe dire, ma finalmente anche in Parlamento qualcosa si muove in difesa dei consumatori, in balia dei giganti delle telecomunicazioni.

Oggi infatti la Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera dei Deputati ha dato il via libera all'unanimità alla risoluzione che impegna il Governo "ad assumere iniziative normative, nell'ambito della manovra di bilancio per il 2018, per impedire che gli operatori telefonici e di telecomunicazione adottino una cadenza di fatturazione che non abbia come base il mese o un suo multiplo'.

Ad annunciarlo in una nota lo stesso Michele Meta, presidente della Commissione che ha aggiunto: "Si tratta di un messaggio chiaro ai furbetti del telefonino, che  continuano a fare orecchie da mercante, e in difesa dei consumatori italiani nonostante la delibera dell'Agcom'.

Per ora certo rimangono solo parole, aspettando che si tramutino in fatti senza però i classici tempi biblici della burocrazia italiana. Il tema d'altronde è sotto gli occhi di tutti. I vari operatori telefonici si sono inventati la fatturazione con cadenza ogni 4 settimane invece che mensile, trucco perfetto per incassare tredici mensilità aumentando di fatto i propri prezzi senza dirlo chiaramente.

Le aziende di telecomunicazione intanto stanno prendendo tempo, in attesa che il Tar del Lazio accetti il ricorso: a loro discolpa affermano che i clienti sono stati opportunamente informati delle variazioni, ribadendo tra l’altro che la delibera dell’Agcom andrebbe contro la libertà d’impresa.

“Se la pratica non verrà fermata in tempo c’è il rischio che altri settori la mutuino in fretta, perché la furbizia è purtroppo contagiosa”, ha ribadito Meta. “Chi vuole aumentare le proprie tariffe lo faccia dunque alla luce del sole, sottoponendosi al giudizio del mercato, e non tramite accorgimenti ingannevoli che finiscono per danneggiare soprattutto i consumatori più indifesi”.

Non ci resta che aspettare fiduciosi.

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