updated 11:20 AM UTC, Sep 24, 2021

L'annuncio della Nasa: "A metà aprile il primo volo su Marte del drone-elicottero Ingenuity"

Il velivolo, il primo progettato per volare su un altro pianeta, decollerà portando con sé un pezzo di tessuto originale del primo aeroplano dei fratelli Wright del 1903


E' previsto per metà aprile il primo volo su Marte del drone elicottero Ingenuity della missione Perseverance della Nasa: il tentativo verrà fatto non prima di giovedì 8. Lo annuncia la Nasa in una conferenza stampa.

Il velivolo, il primo progettato per volare su un altro pianeta, decollerà portando con sé un pezzo di tessuto originale del primo aeroplano dei fratelli Wright del 1903. Dopo aver raggiunto una quota di tre metri dal suolo marziano, Ingenuity volerà per circa 30 secondi e atterrerà di nuovo. Il test avverrà in una zona pianeggiante e libera di ostacoli che si trova vicina al rover.

Ingenuity, che si trova ancora nel 'grembo' del rover Perseverance, è già stato liberato del suo scudo protettivo domenica scorsa, e nelle ultime ore ha ricevuto da Terra tutte le istruzioni necessarie al suo primo volo. Serviranno all'incirca due giorni per spostare il rover verso il sito prescelto per il tentativo.

Quando sarà il momento, cominceranno le operazioni per il distacco e il dispiegamento del drone: ci vorranno circa quattro ore per farlo posare con le sue 'zampe' sul suolo marziano. A quel punto il rover Perseverance si sposterà delicatamente per lasciargli spazio e riprendere da lontano la scena del decollo, mentre Ingenuity si ricaricherà di energia solare e affronterà gli ultimi test in vista del decollo.

 

(Fonte Ansa)

"Dillo a Clemente!", dalla vecchia politica l'innovazione che non ti aspetti: ecco l'app "Mastella". La sfida tecnologica del sindaco di Benevento: "Ascoltare e trovare soluzioni"

Il movimento "Noi Campani", fondato dall'eterno politico centrista, annuncia l'iniziativa: "Sarà dotata di intelligenza artificiale"


Una app per "ascoltare" ed "essere vicino a tutti, trovando soluzioni", dal nome inequivocabile: "Mastella". La segreteria cittadina e provinciale di Benevento di Noi Campani, partito politico fondato e guidato dal sindaco di Benevento Clemente Mastella, annuncia la nascita dell'app che sarà in funzione da aprile. "Il sindaco di Benevento Clemente Mastella - spiega una nota - si è da sempre occupato di politica e in un momento storico così delicato è sicuramente questo un punto di forza. Politica è anche capacità di rinnovare l’impegno che interpreti al meglio una società che evolve alla velocità di quella modernità che ogni giorno ci propone nuove sfide ed orizzonti. E anche questa volta non poteva non immaginare un nuovo modo di essere vicino a tutti trovando soluzioni, partendo dalla cosa più semplice: ascoltare".

"Mastella", spiega la segreteria di Noi Campani, "sarà la prima App munita di intelligenza artificiale dedicata alla politica che ascolta e risolve e Clemente Mastella il primo politico ad utilizzare le tecnologie emergenti per identificare con tempestività i segnali di una Benevento che vive e vuole ripartire prima di tutto e di tutti. Benevento della storia e, da oggi, della tecnologia che diventerà un riferimento e soprattutto un ‘metodo’ per affrontare sfide e generare opportunità a partire dai giovani. L'obiettivo è quello di riposizionare Benevento, una città del Sud, per collocarla al centro di un processo innovativo sviluppando sinergia con i centri di innovazione ed eccellenza che fanno parte del nostro territorio. Ricerca, innovazione e ascolto la linee guida che ispireranno il nuovo 'Metodo Mastella' che ancora una volta saprà dare le risposte con quella velocità a cui oggi siamo tutti abituati. Dal mese di Aprile troverete un Politica rinnovata ed una nuova porta sui vostri telefonini con una sola parola d'ordine: dillo a Clemente!", conclude la nota di Noi Campani.

 

(Fonte: Adnkronos)

Attacchi informatici, record durante la pandemia. Crescono quelli a tema Covid e contro i vaccini. Danni globali per due volte il Pil dell'Italia

Secondo il Clusit, nel 2020 il cybercrime - cioè gli attacchi per estorcere denaro - è stato la causa dell'81% degli attacchi gravi a livello globale. Le attività di cyber-spionaggio costituiscono il 14% del totale con molte di queste attività correlate alle elezioni Usa, ma anche ai danni di enti di ricerca ed aziende coinvolte nello sviluppo dei vaccini contro il Covid-19. Proprio la pandemia ha caratterizzato il 2020 per andamento, modalità e distribuzione degli attacchi: il 10% di questi è stato a tema Covid-19 con i cybercriminali che hanno sfruttato la situazione


Nel 2020, anno della pandemia, si registra il record negativo degli attacchi informatici: a livello mondiale sono stati 1.871 quelli gravi di dominio pubblico, il 12% in più rispetto al 2019. I danni globali valgono due volte il Pil italiano.

Il 10% dei cyberattacchi ha sfruttato il tema Covid-19, nel mirino anche lo sviluppo dei vaccini. Sono i dati contenuti nel Rapporto di Clusit, l'Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica. Secondo gli autori, in media si tratta di 156 attacchi gravi al mese, il valore più elevato mai registrato ad oggi, con il primato negativo di dicembre, in cui ne sono stati rilevati ben 200.

Secondo il Clusit, nel 2020 il cybercrime - cioè gli attacchi per estorcere denaro - è stato la causa dell'81% degli attacchi gravi a livello globale. Le attività di cyber-spionaggio costituiscono il 14% del totale con molte di queste attività correlate alle elezioni Usa, ma anche ai danni di enti di ricerca ed aziende coinvolte nello sviluppo dei vaccini contro il Covid-19. Proprio la pandemia ha caratterizzato il 2020 per andamento, modalità e distribuzione degli attacchi: il 10% di questi è stato a tema Covid-19 con i cybercriminali che hanno sfruttato la situazione.

Nello specifico nel settore della Sanità, il 55% degli attacchi a tema coronavirus è stato perpetrato a scopo di cybercrime, con finalità di spionaggio e guerra di informazioni nel 45% dei casi. Gli attacchi sono stati messi a segno prevalentemente usando virus malevoli (malware nel 42% dei casi), tra i quali spiccano i cosiddetti ransomware - limitano l'accesso ai dati contenuti sul dispositivo infettato, richiedendo un riscatto - utilizzati in quasi un terzo degli attacchi (29%).

I cybercriminali hanno colpito nel 47% dei casi negli Stati Uniti; nel 22% dei casi in località multiple, a dimostrazione della capacità di colpire in maniera diffusa bersagli geograficamente distanti e organizzazioni multinazionali. "I dati ci mostrano ancora una volta che l'accelerazione continua del cybercrime ha un impatto sempre più elevato sulla nostra società", afferma Gabriele Faggioli, presidente di Clusit.

"La crescita straordinaria delle minacce cyber, in particolare nell'ultimo quadriennio, ha colto alla sprovvista tutti gli stakeholders della nostra civiltà digitale e rappresenta ormai a livello globale una 'tassa' sull'uso dell'Ict che arriva a duplicare il valore del Pil italiano stimato nel 2020, considerando le perdite economiche dirette e quelle indirette dovute al furto di proprietà intellettuale", aggiunge Andrea Zapparoli Manzoni, co-autore dell'analisi Clusit.

 

(Fonte: Ansa)

Spid, cos'è, come funziona e come richiederlo. La digitalizzazione dei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione procede (a rilento)

Il sistema pubblico di identità digitale (Spid) è un sistema di identificazione che consente, attraverso l'utilizzo delle stesse credenziali (nome utente e password), di accedere a tutti i servizi pubblici online abilitati. L'indagine di Altroconsumo sul processo in corso, tra criticità, rallentamenti e necessità


Richiedi la tua identità digitale SPID

Entro il 28 febbraio, come previsto dal decreto Semplificazioni, tutte le pubbliche amministrazioni (Pa) dovrebbero integrare il sistema Spid come strumento esclusivo di identificazione per accedere ai servizi digitali (insieme a Cie, Carta d’Identità elettronica). Altroconsumo ha condotto, a dicembre 2020, un’indagine per fotografare lo stato di avanzamento del processo di adozione del sistema Spid, analizzando anche i servizi dei provider abilitati a fornire le credenziali: nonostante ci sia stato un aumento delle richieste dei cittadini, arrivate a 15 milioni nello scorso dicembre, al momento delle rilevazioni le pubbliche amministrazioni che avevano adottato il sistema erano circa 6mila su 22mila.

Dagli ultimi dati dell’Agid, emergono, infatti, diverse criticità che contribuiscono al rallentamento del processo e costituiscono limiti di accesso per i consumatori: il 76% delle attivazioni del servizio avviene con modalità offline (nonostante il processo sia volto alla digitalizzazione dei servizi), perché quasi tutti gli operatori non permettono un riconoscimento via webcam gratuito (costo fino a 40 euro). Gli ultra 65enni che hanno attivato il servizio sono meno del 5% del totale delle attivazioni, necessaria quindi una rete di assistenza facilmente accessibile anche per le generazioni meno digitalizzate. Emerge che l’operatore a cui ci si rivolge più frequentemente (80% dei casi) è Poste Italiane, che assume un ruolo di assoluto protagonista. In alcuni casi, la ricezione del codice di sicurezza Otp, necessario per effettuare le procedure, comporta dei costi o limiti (se richiesto via sms) ed è, inoltre, impossibile avere più identità digitali collegate allo stesso numero di telefono.

Altroconsumo ha scritto una lettera al Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale e Agid, Agenzia per l’Italia Digitale, in cui ha condiviso i risultati dell’indagine, augurandosi che questi ultimi possano contribuire a introdurre modifiche strutturali volte a semplificare e migliorare le modalità di adozione dello Spid per i cittadini, facilitando l’accesso al servizio e sfavorendo i meccanismi di discriminazione.

Lanciato nel 2016, il sistema pubblico di identità digitale è un sistema di login unico per l'accesso ai servizi online della pubblica amministrazione. Una volta richiesta e abilitata, l'identità Spid consente a cittadini e imprese di accedere ai servizi da qualsiasi dispositivo: computer, smartphone e tablet.

COS'E' SPID E COME FUNZIONA

Il sistema pubblico di identità digitale (Spid), spiega Altroconsumo, è un sistema di identificazione che consente, attraverso l'utilizzo delle stesse credenziali (nome utente e password), di accedere a tutti i servizi pubblici online abilitati. Il potenziale vantaggio sta in una radicale semplificazione della pubblica amministrazione, con dati anagrafici, certificati, cartella fiscale e sanitaria accessibili comodamente da casa, evitando code agli uffici pubblici e utilizzando un'unica registrazione.

A COSA SERVE SPID

Sono oltre 4.000 le amministrazioni che utilizzano Spid per identificare i cittadini ed erogare i propri servizi. Spid può essere utilizzato ad esempio per l'iscrizione dei figli alle scuole primarie e secondarie, di primo e di secondo grado, in alternativa alla registrazione al sito del Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca (Miur); per portare a termine la richiesta del bonus cultura 18app per i nati nel 2000; per accedere a pagoPA, il sistema di pagamenti elettronici verso la pubblica amministrazione. Effettuando il login si potrà accedere online a molti servizi abilitati tramite Spid tra cui l’anagrafe (sui siti dei Comuni che hanno implementato il sistema), la fatturazione elettronica, il fascicolo sanitario elettronico, i servizi di Inps e di Agenzia delle Entrate (si può usare Spid per accedere al sito e presentare il 730 precompilato ad esempio).

COME RICHIEDERE SPID

Per richiedere le proprie credenziali Spid è necessario essere maggiorenni e seguire alcuni passaggi:

- Scegli il fornitore: si tratta di Identity Provider accreditati che offrono diverse modalità di registrazione, gratuitamente o a pagamento. Fai la tua scelta in base a eventuali costi, in base ai livelli di sicurezza di cui hai bisogno (sono tre in totale) e alle modalità di riconoscimento. Sul sito Agenzia per l'Italia Digitale dedicato a Spid è disponibile uno schema semplificato con il confronto tra i servizi offerti dagli Identity Provider.

- Inserisci i dati anagrafici: segui il percorso sul sito dell'operatore scelto, inserisci i tuoi dati e crea le credenziali Spid; ti serviranno carta d’identità o passaporto o patente (può essere necessario fotografarli e allegarli); tessera sanitaria con codice fiscale. Serve inoltre un numero di cellulare e un indirizzo mail.

- Effettua il riconoscimento: Spid viene confermata soltanto dopo l'identificazione che può avvenire tramite webcam, di persona prendendo appuntamento presso uno degli uffici del provider, tramite firma digitale o utilizzando la carta di identità elettronica o la carta nazionale dei servizi.

 

(Fonte: Adnkronos)

Tinder, gli incontri al tempo del Covid: gli utenti ora aggiungono "vaccinazione fatta" al profilo

Su Tinder, la più nota delle piattaforme di incontri aumenta del 258% il numero di persone che hanno aggiunto "vaccinazione fatta" al profilo. La ricerca è riferita al mercato del Regno Unito, dove le vaccinazioni sono iniziate prima e sono state e già 13 milioni di persone hanno ricevuto la prima dose.

Ma il "fenomeno" sembra diffuso un po' fra tutte le app del genere: su OKCupid, per esempio, le conversazioni riguardo ai vaccini sono cresciute del 137% fra novembre 2020 e gennaio 2021, così come anche su Hinge. Inoltre, in un sondaggio condotto fra oltre 45mila utilizzatori di OKCupid, quasi il 70% ha detto di essere pronto a farsi vaccinare. Tinder e Hinge hanno riferito di aver visto un aumento del 15% dei nuovi abbonati durante il periodo di lockdown nella primavera del 2020.

 

(Fonte: Ansa)

La pandemia ci ha reso più digitali: quanti hanno scoperto e-banking e shopping online per la prima volta. Lavoro da remoto per un italiano su quattro. Tutto rose e fiori?

Il report di Deloitte tra pro e contro: in tanti pensano che il processo di digitalizzazione non consideri abbastanza l'aspetto umano


Consumatori più digitali e più propensi a cercare prodotti e servizi on-line. La pandemia da Covid-19 ha spinto la digitalizzazione di prodotti e servizi in Europa, modificando i comportamenti dei consumatori e accelerando quelle trasformazioni in corso che, in condizioni normali, avrebbero richiesto anni per affermarsi. A confermarlo è lo studio di Deloitte 'Umanesimo digitale', secondo cui il 30% dei consumatori europei (di Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Svizzera, Regno Unito e Paesi scandinavi) ha provato per la prima volta lo shopping online e l’e-banking durante la prima ondata Covid.

Secondo il report di Deloitte, la media europea di lavoratori che ha provato il remote working per la prima volta dopo lo scoppio della pandemia da Covid-19 è del 23%. Un valore che in Italia è ancora più rilevante, riguardando un intervistato su quattro (25%). Significativo anche il dato secondo cui il 38% dei rispondenti dichiara di essere riuscito a svolgere le proprie attività regolarmente durante il lockdown solo grazie all’innovazione tecnologica. Un chiaro segnale della trasformazione digitale su cui le imprese stanno spingendo, introducendo nuovi modelli e modalità operative, sottolinea lo studio.

Tuttavia, al di là dei limiti infrastrutturali, ciò che emerge è che il processo di digitalizzazione non consideri abbastanza l'aspetto umano. A pensarla così il 36% degli italiani, in linea con la media europea del 38%. Ma ci sono paesi dove il problema è ancor più sentito, come la Francia, dove quasi la metà dei rispondenti (46%) lamentano tale carenza.

 

(Fonte: Adnkronos)

Telegram e la sfida definitiva a WhatsApp: si potranno importare chat, foto e video. Ecco come funziona il "trasloco" diretto per gli utenti Android e Apple

Dopo il recente polverone sulla privacy, nuova offensiva del principale rivale dell'applicazione di messaggistica di proprietà di Facebook, che intanto nel Regno Unito scivola dall'ottavo al 23esimo posto nei download


Pavel Durov di Telegram: WhatsApp è pericoloso | Webnews

L'app Telegram approfitta della recente polemica su WhatsApp che vuole aggiornare i propri termini d'uso e la propria informativa per la privacy, per introdurre una novità per strappare utenti alla concorrenza. Ha lanciato un aggiornamento che consente di passare all'app senza perdere lo storico di tutte le conversazioni su WhatsApp.

L'aggiornamento dell'app - spiega Telegram sul suo blog - è disponibile sia per iPhone sia per Android.

Inoltre, i messaggi e i contenuti spostati non occupano spazio extra.

La discussione globale delle ultime settimane sulla privacy di WhatsApp ha fatto sì che più di 100 milioni di persone scaricassero Telegram a gennaio. A spese di WhatsApp. I dati della società di analisi App Annie, come scrive The Guardian, mostrano ad esempio solo nel Regno Unito che la chat di proprietà di Facebook è passata dall'ottava app più scaricata nel paese al 23esimo posto.

Dopo il polverone sulla privacy, WhatsApp ha spostato al 15 maggio l'entrata in vigore delle nuove policy, che non toccano però l'Europa protetta dallo scudo del Gdpr, la legge europea sulla privacy in vigore dal 2018.

Come si esportano le chat da Whatsapp a Telegram

Agli utenti Android per esportare una chat basta aprire WhatsApp, cliccare su uno dei contatti, premere sui tre puntini in verticale che si trovano vicino all'icona del telefono, selezionare prima  "Altro" e poi "Esporta Chat", quindi cliccare su Telegram.

Per gli utenti Apple la procedura è invece leggermente diversa: dopo aver aperto una chat, si deve cliccare in alto dove si trova l'icona del contatto, selezionare "Esporta Chat" e indicare Telegram come destinazione delle conversazioni e dei file scambiati. 

Per trasferire la cronologia delle chat di WhatsApp a Telegram, è necessario avere installato le ultime versioni di entrambe le app. Non esiste ancora un modo per importare più conversazioni contemporaneamente, quindi bisognerà pazientemente far migrare una chat alla volta.

TikTok, denunciata un'altra magagna nella privacy. Nuova falla nella funzione "Trova amici": rischio furto di identità e dati sensibili di milioni di utenti

Check Point Research, player di soluzioni di cybersecurity a livello globale, segnala l'esistenza di una vulnerabilità nell'applicazione che renderebbe accessibili ad hacker dati sensibili di un profilo. I responsabili della app cinese affermano: "Sicurezza e privacy hanno la nostra priorità, rafforzeremo le nostre difese"


Anonymous e l'appello: Cancellate subito Tik Tok

Scoperta una nuova vulnerabilità di TikTok che permetterebbe di accedere ai dati sensibili degli utenti, compreso il furto di identità e del numero di telefono. Check Point Research, la divisione Threat Intelligence di Check Point® Software Technologies ha annunciato di avere identificato una nuova vulnerabilità nell’app cinese ideata da Zhang Yming, dopo che ne aveva già scoperta un’altra a cavallo tra 2019 e 2020.

Da quanto riferito dal player di soluzioni di cybersecurity a livello globale, la nuova falla, "trovata nella funzione 'Trova Amici' di TikTok, consentirebbe di bypassare le protezioni sulla privacy create per difendere gli utenti dell’app". "Se lasciata senza patch, -spiegano i ricercatori di Check Point- la vulnerabilità permetterebbe a un hacker di accedere ai dettagli del profilo di un utente e anche al numero di telefono associato al suo account, dando la possibilità di costruire un database da utilizzare per attività illecite".

Gli esperti avvertono che i dettagli del profilo accessibili attraverso questa falla includono il numero di telefono, il nickname, le immagini del profilo e dell'avatar, gli Id utente unici e alcune impostazioni del profilo, come ad esempio quella che consente ad un utente di essere un follower pubblico o anonimo.

Oded Vanunu, Head of Products Vulnerabilities Research di Check Point, ha spiegato che "la nostra logica, questa volta, è stata quella di mettere a prova la privacy di TikTok. Eravamo curiosi di sapere se la piattaforma potesse essere usata dagli hacker per ottenere dati privati degli utenti e la risposta è sì, in quanto siamo stati in grado di bypassare più meccanismi di difesa di TikTok". Vanunu ha commentato che "questa vulnerabilità avrebbe potuto permettere ad un aggressore di costruire un database dettagliato degli utenti che, con quel grado di informazioni sensibili, avrebbe permesso all’aggressore di eseguire una serie di attività criminali come lo spear phishing". "Il nostro consiglio agli utenti di TikTok, e non solo, è quello di condividere i propri dati personali solo quando strettamente necessario e soprattutto di aggiornare sempre il sistema operativo e le applicazioni alle ultime versioni" ha suggerito il manager di Check Point

TikTok ha affermato: "La sicurezza e la privacy della comunità di TikTok hanno la nostra massima priorità , e apprezziamo il lavoro di partner fidati come Check Point nell'identificare potenziali problemi in modo da poterli risolvere prima che colpiscano gli utenti. Continuiamo a rafforzare le nostre difese, sia aggiornando costantemente le nostre capacità interne come l'investimento in difese di automazione, sia lavorando con terze parti".

 
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