updated 1:20 PM UTC, Oct 26, 2021

WhatsApp, che stangata dall'Irlanda: 225 milioni di multa per violazione delle leggi Ue sulla privacy

Il Paese è sede europea di Facebook, la sanzione è il risultato di una indagine avviata nel dicembre 2018. L'app di messaggistica non avrebbe "assolto ai suoi obblighi di trasparenza" per quanto riguarda la comunicazione agli utenti sull'utilizzo dei dati


Bisogna preoccuparsi per le nuove regole sulla privacy di WhatsApp? - Il  Post

L'Irlanda, sede europea di Facebook, ha imposto una multa di 225 milioni di euro a WhatsApp per aver violato le leggi sulla privacy dei dati dell'UE. Risultato di una indagine avviata nel dicembre 2018, la sanzione inizialmente decisa dall'Irlanda è stata rivista al rialzo su richiesta degli enti regolatori europei.

La Commissione per la protezione dei dati (DPC) irlandese è in gran parte responsabile del controllo dell'adesione alla carta dei diritti dei dati GDPR dell'UE. L'app di messaggistica non avrebbe "assolto ai suoi obblighi di trasparenza" per quanto riguarda la comunicazione agli utenti sull'utilizzo dei dati.

"Non siamo d'accordo con la decisione odierna sulla trasparenza che abbiamo fornito alle persone nel 2018 e le sanzioni sono del tutto sproporzionate. Faremo appello contro questa decisione": è il commento alla multa comminata dall'Irlanda di un portavoce di WhatsApp, che sottolinea come la piattaforma "si impegna a fornire un servizio sicuro e privato. Abbiamo lavorato per garantire che le informazioni fornite siano trasparenti e complete e continueremo a farlo".

 

(Fonte: Ansa)

M5S-Rousseau, lo scontro continua e logora Conte. L'associazione di Casaleggio: "Non daremo i dati degli iscritti ai vertici del Movimento". E vuole i suoi soldi...

Il diniego comunicato in una nota in cui si torna a parlare del contenzioso economico: "Continuiamo ad attendere che la promessa pubblica di saldare i debiti venga onorata visto che ad oggi continua ad essere solo un annuncio sui social. I dipendenti di Rousseau sono in cassa integrazione"


Conte dichiara guerra a Casaleggio: "M5S unico titolare dei dati di  Rousseau, ce li devi dare!" - Il Riformista

"Rousseau per legge non può assolutamente comunicare gli elenchi di iscritti a persone diverse dal legittimo rappresentante legale o addirittura, come richiesto, a persone neanche iscritte al Movimento". Lo ribadisce l'associazione ricordando che, se comunicasse i dati "ad un soggetto terzo, violerebbe il Codice Privacy". Per questo non è possibile neanche cedere la lista a una neo forza politica diversa dal M5s.

"Se Rousseau comunicasse i dati degli iscritti del MoVimento 5 Stelle ad un soggetto terzo, diverso dal rappresentante legale del MoVimento, e che per questo non abbia legittimità o titolo per riceverli, violerebbe il Codice Privacy che prevede fino alla pena della reclusione per comunicazione e diffusione illecita di dati personali oggetto di trattamento su larga scala - ha spiegato l'Associazione con una nota -. Per questo motivo non è assolutamente possibile neanche comunicare la lista di iscritti del MoVimento 5 Stelle ad una neo forza politica che abbia una diversa associazione con un diverso Statuto e un diverso simbolo, al quale gli iscritti del MoVimento non hanno, infatti, dichiarato esplicitamente e deliberatamente di voler aderire".

"Paradossalmente - si legge ancora nella nota - sarebbe come comunicare tutti i dati degli iscritti del MoVimento a soggetti politici diversi come Italia Viva o il Partito Democratico o la Lega". L'Associazione riferisce inoltre che "nelle ultime settimane siamo stati letteralmente inondati da comunicazioni di iscritti preoccupati che ci hanno diffidato dal comunicare i loro dati a persone non legittimate a gestirli e noi, ovviamente, vogliamo rassicurarli. Ogni passo, a dispetto di quanto richiesto, sarà strettamente aderente alla legge e alla volontà degli iscritti. Qualunque richiesta che possa essere in contrasto con norme sul trattamento e la protezione dei dati personali e che non tuteli in primis gli iscritti (e la loro consapevole e chiara volonta') non sarà mai presa neanche in considerazione dall'Associazione Rousseau", assicurano.

Rousseau: "Si saldino i debiti come annunciato" - "Continuiamo ad attendere che la promessa pubblica di saldare i debiti venga onorata visto che ad oggi continua ad essere solo un annuncio sui social. I dipendenti di Rousseau sono in cassa integrazione". Rousseau, in una nota, ha spiegato che "la gestione dei dati degli iscritti e la responsabilità del trattamento di questi ultimi, comportano dei costi notevoli che sono sulle spalle dell'Associazione Rousseau dal momento che chi ritiene di essere il gruppo dirigente del MoVimento ha deciso di non pagare più i servizi che devono essere comunque attivi perché previsti dalla legge e che noi, con profondo senso di responsabilità, continuiamo a erogare a nostre spese". "Siamo certi si troverà una soluzione giuridica e siamo i primi a volerla, ma gli annunci stampa senza approfondimento di queste soluzioni sono poco utili ed in alcuni casi irresponsabili e dannosi - avvertono -. Rimaniamo quindi in attesa che, al tavolo al quale siamo seduti da 15 mesi, si sieda qualcuno con la concretezza e la volontà di risolvere i problemi da loro stessi generati".

Telegram e la sfida definitiva a WhatsApp: si potranno importare chat, foto e video. Ecco come funziona il "trasloco" diretto per gli utenti Android e Apple

Dopo il recente polverone sulla privacy, nuova offensiva del principale rivale dell'applicazione di messaggistica di proprietà di Facebook, che intanto nel Regno Unito scivola dall'ottavo al 23esimo posto nei download


Pavel Durov di Telegram: WhatsApp è pericoloso | Webnews

L'app Telegram approfitta della recente polemica su WhatsApp che vuole aggiornare i propri termini d'uso e la propria informativa per la privacy, per introdurre una novità per strappare utenti alla concorrenza. Ha lanciato un aggiornamento che consente di passare all'app senza perdere lo storico di tutte le conversazioni su WhatsApp.

L'aggiornamento dell'app - spiega Telegram sul suo blog - è disponibile sia per iPhone sia per Android.

Inoltre, i messaggi e i contenuti spostati non occupano spazio extra.

La discussione globale delle ultime settimane sulla privacy di WhatsApp ha fatto sì che più di 100 milioni di persone scaricassero Telegram a gennaio. A spese di WhatsApp. I dati della società di analisi App Annie, come scrive The Guardian, mostrano ad esempio solo nel Regno Unito che la chat di proprietà di Facebook è passata dall'ottava app più scaricata nel paese al 23esimo posto.

Dopo il polverone sulla privacy, WhatsApp ha spostato al 15 maggio l'entrata in vigore delle nuove policy, che non toccano però l'Europa protetta dallo scudo del Gdpr, la legge europea sulla privacy in vigore dal 2018.

Come si esportano le chat da Whatsapp a Telegram

Agli utenti Android per esportare una chat basta aprire WhatsApp, cliccare su uno dei contatti, premere sui tre puntini in verticale che si trovano vicino all'icona del telefono, selezionare prima  "Altro" e poi "Esporta Chat", quindi cliccare su Telegram.

Per gli utenti Apple la procedura è invece leggermente diversa: dopo aver aperto una chat, si deve cliccare in alto dove si trova l'icona del contatto, selezionare "Esporta Chat" e indicare Telegram come destinazione delle conversazioni e dei file scambiati. 

Per trasferire la cronologia delle chat di WhatsApp a Telegram, è necessario avere installato le ultime versioni di entrambe le app. Non esiste ancora un modo per importare più conversazioni contemporaneamente, quindi bisognerà pazientemente far migrare una chat alla volta.

WhatsApp cambia i termini sulla privacy, boom di nuovi utenti per Telegram (+25 milioni in 72 ore)

Impennata di download dell'app di messaggistica fondata da Pavel Durov che spiega come questa sia diventata il "più grande rifugio" per chi cerca una piattaforma di comunicazione privata e sicura. Le modifiche di WhatsApp però non cambieranno nulla in Italia e in Europa


What's the difference between WhatsApp and Telegram?

Impennata dell'app di messaggistica Telegram dopo la notizia della modifica di WhatsApp ai suoi termini sulla privacy a partire dall'8 febbraio, che non interesserà però l'Italia e l'Europa dove vige dal 2018 il Gdpr, il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali. Telegram ha registrato 25 milioni di nuovi utenti nelle ultime 72 ore, come ha dichiarato il suo fondatore, nato in Russia, Pavel Durov.

L'app aveva oltre 500 milioni di utenti attivi mensilmente nelle prime settimane di gennaio - WhatsApp ne ha due miliardi - e "25 milioni di nuovi utenti si sono iscritti a Telegram solo nelle ultime 72 ore.- ha specificato Durov - Le persone non vogliono più scambiare la loro privacy con servizi gratuiti".

Per il fondatore di Telegram, l'app è diventato il "più grande rifugio" per chi cerca una piattaforma di comunicazione privata e sicura e ha assicurato ai nuovi utenti che il suo team "prende molto sul serio questa responsabilità".

Un'altra chat che ha registrato una impennata di download nei negozi digitali dopo le critiche a WhatsApp è Signal, raccomandata anche da Elon Musk, attualmente l'uomo più ricco del mondo e patron di Tesla e Space X.

"Nonostante l'obbligo di accettare i nuovi termini del servizio non ci sarà un aumento della condivisione di dati tra società diverse né alcun genere di cambiamento significativo", spiega all'ANSA Ernesto Belisario, avvocato esperto in diritto delle tecnologie che sottolinea come "alcuni dati già venivano condivisi tra WhatsApp e Facebook, come ad esempio la mail con cui gli utenti si registrano al servizio o le informazioni sul dispositivo da cui viene usata l'app. Whatsapp ha chiesto agli utenti di accettare i nuovi termini di servizio e non di prestare un nuovo consenso privacy, una prassi frequente", sottolinea.

 

(Fonte: Ansa)

"Come fanno a conoscere il mio numero?". Ecco la risposta: rubati oltre 1 milione di dati personali e rivenduti a call center. Venti arresti in maxi operazione dopo la denuncia di Tim

Sono venti le misure cautelari emesse dal gip di Roma nei confronti anche di dipendenti infedeli di Tim che carpivano illecitamente dati sensibili di clienti. Si tratta di circa un milione e 200mila dati rubati all'anno. L'indagine, che ha portato 13 persone ai domiciliari e sette con obbligo di firma, è partita da una denuncia della compagnia telefonica. Coinvolti anche "intermediari" che si occupavano di gestire il commercio illecito delle informazioni estratte dalle banche date e i titolari di call center telefonici. Questi ultimi sfruttavano informazioni per contattare i potenziali clienti e lucrare le previste commissioni per ogni portabilità del numero che arrivano fino a 400 euro per ogni contratto stipulato - (LEGGI TUTTO)


Piazzisti telefonici, tutte le armi per mettere fine alle chiamate ...

Oltre 100 specialisti della Polizia Postale impegnati a dare esecuzione a 20 provvedimenti cautelari, in particolare 13 ordinanze che dispongono gli arresti domiciliari ed ulteriori sette ordinanze, che dispongono l’obbligo di dimora nel comune di residenza ed il divieto di esercitare imprese o ricoprire incarichi direttivi in imprese e persone giuridiche, nell'ambito della fase conclusiva dell’operazione 'Data Room', un’articolata attività di indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, e condotta dagli investigatori specializzati del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche – Cnaipic del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, con la collaborazione dei Compartimenti di Napoli, Perugia, Ancona e Roma.

I destinatari delle misure sono oggetto, insieme ad ulteriori sei indagati, di perquisizioni locali ed informatiche. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo ed in concorso tra loro, di accesso abusivo a sistema informatico, di detenzione abusiva e diffusione di codici di accesso, riguardando le condotte sistemi di pubblico interesse, e della violazione della legge sulla privacy su comunicazioni e diffusione illecita di dati personali oggetto di trattamento su larga scala. Il provvedimenti restrittivi, emessi dal gip presso il Tribunale di Roma, sono stati eseguiti nei confronti degli indagati residenti sul territorio capitolino ed in diverse province campane.

1,2 milioni i dati rubati e decine di migliaia di euro spartiti tra gli operatori infedeli ed i collettori-rivenditori dei dati. Di assoluto livello criminale la mole dei proventi, come emerge da più di una conversazione nella quale alcuni indagati discutono dei corrispettivi, frutto dell’attività illecita, pattuendo la ripartizione dei proventi illeciti del mese. Le indagini tecniche hanno inoltre permesso altresì di far emergere come l’attività di commercializzazione di liste di utenti e relativi recapiti, riguardasse anche i sistemi informatici in uso a gestori operanti nel settore dell’energia, in corso di ulteriore approfondimento.

Le complesse indagini hanno visto gli specialisti del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni impegnati in attività di intercettazioni telefoniche e pedinamenti degli indagati, oltre che attività di riscontro ed analisi sui sistemi informatici afferenti le piattaforme contenenti i dati, rese possibili anche grazie alla preziosa collaborazione della struttura di sicurezza aziendale di Telecom Italia.

Si tratta della prima operazione su larga scala volta alla tutela dei dati personali trafugati, un fenomeno noto a tutti che vede coinvolti dipendenti infedeli, call center compiacenti ed intermediari e che ha quale oggetto ciò che sul mercato ha assunto un significativo valore commerciale: i dati riservati relativi all’utenza. Per l’esecuzione dei provvedimenti restrittivi e di perquisizione, oltre che per l’espletamento dell’attività informativa, il CNAIPIC ha coordinato un team di specialisti al quale hanno preso parte i Compartimenti della Polizia Postale di Roma, Napoli, Perugia ed Ancona.

Tra i destinatari dei provvedimenti cautelari "figurano dipendenti infedeli di compagnie telefoniche, (i procacciatori materiali dei 'preziosi' dati), gli intermediari che si occupavano di gestire il commercio illecito delle informazioni estratte dalle banche dati ed i titolari di call center telefonici, che sfruttavano tali importanti informazioni per contattare i potenziali clienti e lucrare le previste commissioni per ogni portabilità, che arrivano fino a 400 euro per ogni nuovo contratto stipulato".

"A carico degli indagati, nel corso delle complesse attività investigative, sono stati acquisiti concreti e inequivocabili elementi probatori - fa sapere la polizia - circa l’esecuzione di ripetuti accessi abusivi alle data room in uso ai gestori telefonici operanti sul territorio nazionale e gestite direttamente da Tim, contenenti gli ordini di lavoro di delivery ed i reclami di assurance provenienti dalle segnalazioni dell’utenza relativamente ai disservizi della rete di telecomunicazioni".

Le articolate indagini sono state avviate nel mese di febbraio scorso dal Cnaipic, su delega della Procura della Repubblica di Roma, a seguito di una denuncia depositata da parte di Telecom Italia, nella quale si segnalavano vari accessi abusivi ai sistemi informatici gestiti da Tim, riscontrate quantomeno a partire dal gennaio 2019.

Gli accessi abusivi, come ricostruito dalla polizia postale, "avvenivano tramite account o virtual desktop in uso ai dipendenti di gestori di servizi di telefonia e di società partner per l’accesso ai database, chiavi spesso carpite in modo fraudolento, direttamente gestiti dalla stessa società denunciante, in ragione della concessione delle attività di manutenzione della infrastruttura telefonica nazionale". Le banche dati vengono ordinariamente alimentate da tutti i gestori telefonici in relazione alle segnalazioni ricevute dai clienti sui disservizi rilevati, rappresentando oltretutto una vera e propria istantanea, delle condizioni della infrastruttura nazionale di telecomunicazioni.

Come emerso dalle indagini, la “filiera criminale”, all’interno della quale ogni componente ha uno specifico compito, funzionale al raggiungimento dell’obiettivo finale, aveva predisposto addirittura degli “automi”, grazie alla collaborazione di un esperto programmatore romano, anch’esso colpito da misura cautelare, ossia dei software programmati per effettuare continue, giornaliere interrogazioni ed estrazione di dati.

Le estrazioni, per come verificato nel corso delle intercettazioni, venivano sistematicamente portate avanti con un volume medio di centinaia di migliaia di record al mese. Gli indagati gestivano tali volumi modulandoli a seconda della illecita “domanda” di mercato, come emerge ad esempio da una conversazione nella quale uno degli indagati chiede ad un dipendente infedele una integrazione di 15.000 record per arrivare ai 70.000 pattuiti per il mese in corso, preannunciando un ulteriore ordine per 60.000 utenze mobili.

Un illecito mercimonio sui dati dei clienti di operatori telefonici che lamentavano disservizi per poi contattarli e proporre il cambio del proprio operatore, questo quanto scoperto grazie alle indagini. In particolare, le informazioni estratte dal database, erano particolarmente appetibili per le società di vendita di contratti da remoto che cercano per l’appunto di intercettare la clientela più “vulnerabile”, a causa di problemi o disservizi, per proporre quindi il cambio del proprio operatore telefonico. Il complesso “sistema” vedeva da un lato una serie di tecnici infedeli in grado di procacciare i dati, dall’altro una vera e propria rete commerciale che ruotava attorno alla figura di un imprenditore campano, acquirente della preziosa “merce” ed a sua volta in grado di estrarre “in proprio”, anche con l’utilizzo di software di automazione, grosse quantità di informazioni, in virtù di credenziali illecitamente carpite a dipendenti ignari.

La “merce” veniva poi piazzata sul mercato dei call center, 13 sono quelli già individuati, tutti in area campana, tutti già perquisiti. I dati, adeguatamente “puliti” per essere utilizzati dai diversi call center, passavano di mano in mano, rivenduti a prezzi ridotti in base alla “freschezza” del dato stesso, motore di un movimento che alimenta il fenomeno delle continue proposte commerciali.

Dall’indagine della Procura di Roma è inoltre emerso che la commercializzazione di 70mila dati portava a un guadagno 7 mila euro. Tra i reati contestati l'accesso abusivo alle banche dati dei gestori di telefonia che detengono le informazioni tecniche e personali dei clienti e il trattamento illecito dei dati stessi. "Le estrazioni - spiegano gli inquirenti - venivano sistematicamente portate avanti con un volume medio di centinaia di migliaia di record al mese. Gli indagati gestivano i volumi modulandoli a seconda della domanda di mercato".

I genitori ora potranno controllare l'account TikTok dei propri figli

In arrivo nuove funzionalità a favore di un maggior controllo da parte dei genitori, includeranno la definizione del tempo che i più giovani trascorrono nell'applicazione, il contenuto che vedono e i messaggi diretti autorizzati


L'applicazione mobile TikTok ha annunciato una nuova "modalità di sicurezza familiare" che consentirà ai genitori di controllare il modo in cui gli adolescenti utilizzano il social network. Includerà strumenti per gestire il tempo che i minori trascorrono nell'applicazione, i messaggi che ricevono e la capacità di limitare i contenuti alle pubblicazioni pubbliche, ovvero appropriate a tutti (ad esempio, senza volgarità). Nessuna delle funzionalità è nuova, ma ora l'applicazione ne consentirà il controllo da parte di un adulto. Per fare ciò, tuttavia, i genitori dovranno creare un proprio account TikTok.

Nonostante sia apparsa solo nel 2017, l'applicazione cinese ha chiuso il decennio tra le dieci più popolari Social App, subito dietro quelle più consolidate come Twitter, YouTube e Facebook. Lo scopo principale dell'applicazione è indurre gli utenti a creare un video virale, con un limite di pochi secondi. Ci sono molti balli coreografati, suggerimenti, sfide e persino video di cucina e trucco. Tuttavia, mentre in applicazioni come Instagram o YouTube, la prima cosa che gli utenti vedono sono i video di quelli che seguono, in TikTok l'utente vede prima i video più popolari scelti da un "misterioso algoritmo". 

In una dichiarazione sui nuovi strumenti, Cormac Keenan, responsabile del dipartimento di sicurezza di TikTok per la regione europea, ha dichiarato,  "Vogliamo che le persone si divertano con TikTok, ma è anche importante che la nostra comunità garantisca il benessere degli utenti stessi. L'obiettivo è aiutare genitori e tutori a proteggere i loro adolescenti in TikTok". 

Secondo i dati della società di analisi GlobalWebIndexa, la fascia d'età che più utilizza TikTok è dai 16 ai 24 anni. Purtroppo è facile trovare utenti più giovani e, sebbene l'età minima per utilizzare l'applicazione sia 13 anni, è possibile sfuggire al controllo dell'età (basta semplicemente dare un'altra data di nascita al momento della creazione dell'Account).

I nuovi strumenti di controllo parentale nascono dalle controversie sull'uso dell'applicazione da parte dei più piccoli, quando non vi è alcun monitoraggio. Una delle fonti di entrate di TikTok, oltre alla pubblicità, è la vendita di beni virtuali come emoji e adesivi, che gli utenti possono anche scambiarsi l'un l'altro. Nel 2019, TikTok ha scelto di limitare l'accesso a questi "regali digitali" ai minori, dopo che un'indagine della BBC nel Regno Unito ha scoperto che gli utenti più giovani stavano spendendo soldi veri, per offrire regali digitali (acquistati su TikTok), agli utenti più famosi in cambio della menzione nei loro video.

Il Regno Unito sarà il primo paese a ricevere l'aggiornamento con la nuova "modalità di sicurezza familiare", sebbene l'applicazione affermi che il nuovo aggiornamento, raggiungerà più paesi "nelle prossime settimane".

 

WhatsApp, non vuoi che leggano le tue chat? Ecco come si potrà nasconderle da occhi indiscreti (o gelosi....)

Colpevole o innocente che tu sia, che abbia qualche "scheletro nel telefono" o sia soltanto un tipo che tiene alla privacy e alla sicurezza, l'applicazione di messaggistica più famosa al mondo sta per venirti in aiuto. A breve infatti ci sarà un aggiornamento che integrerà la nuova funzione con la quale l'accesso all'app  sarà (se impostato dall'utente) tramite impronta digitale o riconoscimento facciale. Scopri tutto


WhatsApp sta per introdurre una nuova funzione per mettere le vostre chat a riparo dagli occhi indiscreti: non stiamo parlando della possibilità di proteggere le conversazioni private con una semplice password, cosa possibile scaricando applicazioni come Norton App Lock (Android) o iAppLock (iOS), bensì di una vera e propria impronta digitale per nascondere chat e limitare l’accesso all'applicazione. In questo modo sarà più facile difendersi da chi tenta di spiare le conversazioni WhatsApp.

Secondo delle affidabili indiscrezioni riportate da WABetaInfo, infatti, a breve ci sarà un aggiornamento di WhatsApp che integrerà la nuova funzione con la quale l’accesso all'applicazione sarà (se impostato dall'utente) tramite impronta digitale o tramite riconoscimento facciale.

Come spesso accade, però, i primi a poter beneficiare di questa novità saranno gli utenti iOS visto che l’aggiornamento inizialmente riguarderà i soli iPhone, con i sensori Touch ID e Face ID a proteggere le vostre chat da visite inappropriate. Per evitare malfunzionamenti, WhatsApp ha anche pensato a cosa fare qualora l’iPhone non riconosca viso e impronta: il alternativa, infatti, l’utente potrà utilizzare il codice del telefono così da sbloccare l’applicazione.

Non è chiaro se la limitazione all'accesso sarà estesa in automatico a tutta l’applicazione o anche alle singole conversazioni, offrendo molteplici opzioni di personalizzazione per nascondere o bloccare a utenti esterni le nostre conversazioni.

Tuttavia, non è chiaro se il blocco sarà per l’intera applicazione oppure se per le singole conversazioni: in quest’ultimo caso, infatti, sarebbe l’utente a decidere se e quali chat proteggere con il controllo facciale o dell’impronta digitale. Lo scopriremo tra qualche settimana quando - una volta conclusa la fase di test - la nuova funzione di WhatsApp arriverà su tutti i melafonini.

 

(Fonte: Adnkronos)

Dove sei e dove vai? Gli altri lo sapranno grazie a Whatsapp

Nuova funzione per la notissima applicazione di messaggistica su mobile. A breve sarà possibile condividere la propria posizione anche per 8 ore con i propri contatti. Ma solo la persona o il gruppo con la quale si vuole condividere la "Posizione attuale" avrà accesso, ci tiene a precisare il responsabile della divisione prodotti della compagnia, Zafir Khan. Ora si può semplicemente condividere il luogo in cui ci si trova in un determinato momento su una mappa statica. Con la nuova funzione "Condividi posizione attuale" si aggiornerà automaticamente l'informazione sul posto in cui siete per tutto il tempo stabilito


Hold Up! You Can Now Make Whatsapp Calls In The UAE

WhatsApp ha aggiunto una nuova funzione per condividere in tempo reale la propria posizione con i contatti che si hanno sull'applicazione. "Posizione attuale" serve per mostrare dove ci si trova e in che direzione ci si sta muovendo dentro a una chat, in modo da incontrarsi più facilmente o far sapere di essere al sicuro in casi di emergenza. Il sistema può essere disattivato in qualsiasi momento e i dati sulla posizione sono scambiati con lo stesso sistema di crittografia (“end-to-end”) utilizzato per i messaggi.

Per usare "Posizione attuale" di WhatsApp si apre una chat con la persona o con il gruppo con cui si desidera condividere la propria posizione, poi si tocca l’icona per gli allegati e in seguito "Posizione", dove è stata aggiunta la nuova voce "Condividi posizione attuale".

Il sistema consente poi di impostare un timer per decidere per quanto tempo condividere la propria posizione e i propri spostamenti. Nel caso di un gruppo, tutte le persone possono rendere visibile la loro posizione sulla stessa mappa. Finora su WhatsApp si poteva solo condividere la propria posizione in un determinato momento su una mappa statica.

 WhatsApp spiega che la nuova opzione sarà disponibile sia sulla versione Android sia su quella iOS della propria applicazione a partire dalle prossime settimane. Un sistema simile è utilizzato già da tempo su Messenger di Facebook, società che ha la proprietà di WhatsApp.
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