updated 5:11 PM UTC, Oct 21, 2021

Covid in Uk, prima il disastro poi il riscatto con il piano vaccini. Il rapporto a due facce sull'emergenza

La gestione della prima fase della pandemia da coronavirus è stata ''uno dei peggiori fallimenti della salute pubblica nella storia del Regno Unito'', dato che i ministri e gli scienziati hanno adottato un approccio "fatalistico" che ha aggravato il bilancio delle vittime, oltre 150mila da fine gennaio 2020. E' quanto emerge dalle 115 pagine del rapporto intitolato 'Coronavirus: le lezioni apprese fino ad oggi'


Coronavirus digest: London declares major incident over soaring cases |  News | DW | 08.01.2021

La gestione della prima fase della pandemia da coronavirus è stata ''uno dei peggiori fallimenti della salute pubblica nella storia del Regno Unito'', dato che i ministri e gli scienziati hanno adottato un approccio "fatalistico" che ha aggravato il bilancio delle vittime, oltre 150mila da fine gennaio 2020. L'approccio del governo britannico, sostenuto dai suoi scienziati, è stato quello di ottenere un'immunità di gregge tramite l'infezione, ritardando l'introduzione di un lockdown che avrebbe potuto salvare diverse vite. E' quanto emerge dalle 115 pagine del rapporto intitolato 'Coronavirus: le lezioni apprese fino ad oggi', redatto dal Comitato per l'assistenza sanitaria e sociale e dal Comitato per la scienza e la tecnologia, dove viene sottolineato che l'approccio volutamente "lento e graduale" all'emergenza pandemica abbia fatto sì che il Regno Unito se la sia cavata "decisamente peggio" rispetto ad altri Paesi. Una nota positiva, invece, arriva dal programma di vaccinazione. Il percorso avviato con la ricerca e arrivato alla produzione di un vaccino anti Covid-19 viene descritta come "una delle iniziative più efficaci nella storia del Regno Unito".

I due deputati conservatori che hanno redatto il rapporto, Jeremy Hunt e Greg Clark, concordano sul fatto che "il Regno Unito ha ottenuto alcuni grandi risultati con alcuni grandi errori. E' fondamentale imparare da entrambi". Un portavoce del governo britannico, citato dalla Bbc, ha risposto che "non abbiamo mai evitato di intraprendere azioni rapide e decisive per salvare vite umane e proteggere il nostro Sistema sanitario nazionale, compresa l'introduzione di restrizioni e lockdown. Grazie a uno sforzo nazionale collettivo, abbiamo evitato che i servizi del Sistema sanitario nazionale venissero sopraffatti". Ma il tentativo di raggiungere l'immunità di gregge, consigliato dallo Scientific Advisory Group for Emergencies (Sage) e sostenuto dal governo, dimostra ''un approccio condiviso''.

Nelle prime settimane della pandemia, quindi, in Gran Bretagna è stato fatto troppo poco per fermare la diffusione del Covid-19, nonostante le prove dalla Cina e poi dall'Italia che si trattasse di un virus altamente infettivo, che causava malattie gravi e per il quale non esisteva una cura. "Questo approccio ha fatto sì che sono continuati eventi potenzialmente super diffusori, come la partita di calcio tra Liverpool Fc e Atletico Madrid che ha riunito oltre 50mila persone l'11 marzo, il giorno in cui il coronavirus è stato classificato come pandemia dall'Oms. E il Cheltenham Festival of Racing tra il 10 e il 13 marzo, che ha attirato più di 250mila persone", afferma il rapporto.

Critiche vengano anche mosse rispetto all'approccio ''lento, incerto e spesso caotico'' del sistema di test e tracciamento del Covid-19, nonostante la Gran Bretagna sia stata uno dei primi Paesi al mondo a sviluppare il test nel gennaio del 2020. Allo stesso tempo, però, il rapporto elogia l'obiettivo fissato dal segretario alla Salute Matt Hancock di arrivare a 100mila test al giorno entro la fine di aprile, affermando che questo ha svolto un ruolo importante. L'elogio più grande però è stato riservato al programma di vaccinazione e al modo in cui il governo ha sostenuto lo sviluppo di una serie di vaccini, tra cui il vaccino Oxford-AstraZeneca. L'intero programma di vaccinazione è stata una delle iniziative più efficaci della storia e alla fine aiuterà a salvare milioni di vite in Gran Bretagna e in tutto il mondo, afferma il rapporto.

 
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Calcio e videogames, dopo Pes addio anche a Fifa? EA registra un nuovo nome e il 22 potrebbe essere l'ultimo capitolo della saga a chiamarsi così

Dopo la decisione di Konami di ribattezzare "eFootball" la sua iconica creatura, ecco quella che è più di una indiscrezione da parte della concorrenza. La denominazione del futuro dovrebbe essere "EA Sports FC" qualora dovesse interrompersi la decennale partnership con la federazione internazionali. Questione di costi ma anche di strategie innovative


Recensione Fifa 22, il futuro dei giochi di calcio è ancora lontano - Wired

Il mondo dei videogiochi calcistici ha già perso PES, da questa edizione Konami ha ribattezzato il proprio gioco eFootball, e ora rischia di perdere un altro marchio storico: quello di FIFA. Anche Electronic Arts infatti è pronta a un rebranding per la propria saga calcistica, con FIFA 22 che potrebbe diventarne l'ultimo capitolo.

Settimana scorsa infatti, EA ha annunciato i propri piani per un cambio di nomi, già avviate le discussioni con la Federazione internazionale in via formale per interrompere la collaborazione, e ha depositato nel Regno Unito molteplici registrazioni per un nuovo marchio che, come rivela VGC, dovrebbe diventare il nome del prossimo videogioco qualora le trattative con la FIFA si chiudessero con la conclusione effettiva della collaborazione: "EA SPORTS FC", rispetto all'attuale denominazione del franchise "EA SPORTS FIFA". In questo senso, pochi giorni fa il general manager di EA Sports Group, Cam Weber, aveva spiegato: "Guardando avanti, stiamo anche esplorando l'idea di rinominare i nostri giochi di calcio EA Sports globali. Questo significa che stiamo rivedendo il nostro accordo relativo ai diritti di denominazione con FIFA, che è separato da tutte le altre nostre partnership ufficiali e licenze nel mondo del calcio".

Non sarebbe infatti a rischio, spiega Weber, la presenza in game di nomi ufficiali: "Dopo anni di costruzione del nostro franchising globale, sappiamo anche che l'autenticità è essenziale per l'esperienza. Ecco perché concentriamo così tanta energia sulla forza collettiva di oltre 300 partner con licenza individuale che ci danno accesso a oltre 17.000 atleti in oltre 700 squadre, in 100 stadi e oltre 30 campionati in tutto il mondo. Investiamo continuamente nelle partnership e nelle licenze più significative per i giocatori e, per questo motivo, il nostro gioco è l'unico posto in cui si può giocare in modo autentico nell'iconica UEFA Champions League, UEFA Europa League, CONMEBOL Libertadores, Premier League, Bundesliga e LaLiga Santander, tra molti altri. L'ampiezza delle nostre partnership e il nostro ecosistema di contenuti concessi in licenza ci consentirà di continuare a portare un'autenticità senza rivali nei nostri giochi di calcio EA Sports, ora e per molti anni a venire".

 

(Fonte: calciomercato.com)

La crisi dei chip travolge il settore auto in tutto il mondo, ma l'economia italiana viaggia "col vento in poppa". Lo dice il Financial Times

Secondo l'autorevole quotidiano britannico il nostro Paese, il primo in Europa ad essere colpito dalla pandemia, sta cambiando marcia nel percorso di ripresa dopo un ampio programma di vaccinazione, e grazie ai robusti investimenti e alle esportazioni in espansione, e anzi viaggia "col vento in poppa". In un'analisi ad hoc sull'Italia, l'autorevole testata ricorda che le stime del Pil sono del 6% per quest'anno, in linea con l'Ocse e le previsioni private internazionali, e molto più alte del 4,5% previsto ad aprile


Fca, cassa integrazione per un anno a Mirafiori e Grugliasco. "Per adeguare  le linee alla 500 elettrica" - Il Fatto Quotidiano

Frena la produzione industriale ad agosto dopo due mesi di crescita, mentre la dinamica nella media del periodo giugno-agosto "rimane significativamente positiva". I dati Istat mostrano pero' anche che la crisi dei chip, che sta travolgendo il settore dell'auto in tutto il mondo, non risparmia il nostro Paese: la produzione di autoveicoli nello stesso mese è calata del 37,4%. Il calo è molto accentuato rispetto a luglio, quando fu del 7,4%.

Secondo il Financial Times comunque l'Italia, il primo paese europeo colpito dalla pandemia, sta cambiando marcia nel percorso di ripresa dopo un ampio programma di vaccinazione, e grazie ai robusti investimenti e alle esportazioni in espansione, e anzi viaggia "col vento in poppa". In un'analisi ad hoc sul nostro paese, l'autorevole testata ricorda che le stime del Pil sono del 6% per quest'anno, in linea con l'Ocse e le previsioni private internazionali, e molto più alte del 4,5% previsto ad aprile.

Sempre l'Istat nella nota odierna sull'andamento dell'economia italiana evidenzia che la revisione dei conti nazionali annuali conferma che, in base ai dati dei primi due trimestri, l'incremento acquisito del Pil italiano per il 2021 è pari al 4,7%.

Tonando all'industria l'Istat stima che ad agosto l'indice destagionalizzato della produzione diminuisca dello 0,2% rispetto a luglio. Nella media del trimestre giugno-agosto il livello della produzione cresce dell'1,1% rispetto ai tre mesi precedenti. L'indice destagionalizzato mensile cresce su base congiunturale per i beni strumentali (+0,8%), mentre diminuisce per l'energia (-2,1%), i beni di consumo (-2,0%) e i beni intermedi (-1,3%).

Al netto degli effetti di calendario la produzione è invariata rispetto all'anno precedente (i giorni lavorativi di calendario sono stati 22 contro i 21 di agosto 2020). Crescono in misura accentuata i beni intermedi (+4,9%) e i beni strumentali (+4,4%); diminuiscono, invece, i beni di consumo (-5,4%) e, in misura più marcata, l'energia (-6,6%).

I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali maggiori sono la metallurgia e la fabbricazione di prodotti in metallo (+16,6%), la fabbricazione di macchinari (+10,3%) e la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+6,3%). Viceversa, le flessioni più accentuate si osservano nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-23,7%), nella produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati (-20,9%) e nelle attività estrattive (-17,7%). "Ad agosto - commenta l'istituto di statistica - si registra una lieve diminuzione congiunturale della produzione industriale, dopo due mesi di crescita; nella media degli ultimi tre mesi la dinamica congiunturale risulta positiva.

Rispetto a febbraio 2020, mese antecedente l'inizio dell'emergenza sanitaria, il livello dell'indice di agosto è superiore dell'1,5%, al netto dei fattori stagionali. L'analogo confronto a livello settoriale evidenzia un calo per i beni di consumo e l'energia (rispettivamente -3,7% e -6,0%), una sostanziale stazionarietà per i beni strumentali e una crescita marcata per i beni intermedi (+4,6%)". 

 

(Fonte: Agi)

Green pass al lavoro dal 15 ottobre, alle aziende un'app per i controlli quotidiani

La bozza del Dpcm: è fatto esplicito divieto di conservare il codice a barre bidimensionale (qr code) delle certificazioni verdi Covid-19 sottoposte a verifica, che non potrà avvenire oltre le 48 ore prima, richiesta di esibizione anticipata per turni e servizi essenziali


Green pass al lavoro e tamponi gratis, dialogo Confindustria-sindacati

Per "assicurare efficace ed efficiente" verifica del Green pass nei luoghi di lavoro pubblici e privati, il ministero della Salute "rende disponibili ai datori di lavoro specifiche funzionalità" per una verifica "quotidiana e automatizzata" rivelando solo il "possesso" di un certificato "in corso di validità" e non "ulteriori informazioni". Lo prevede la bozza di dpcm sul Green pass, che prevede l'uso "di un pacchetto di sviluppo per applicazioni, rilasciato dal ministero della Salute con licenza open source", che si può "integrare nei sistemi di controllo degli accessi, inclusi quelli di rilevazione delle presenze".

"Per far fronte a specifiche esigenze di natura organizzativa, come ad esempio quelle derivanti da attività lavorative svolte in base a turnazioni, o connesse all'erogazione di servizi essenziali, i soggetti preposti alla verifica" del Green pass "possono" richiederlo ai lavoratori "con l'anticipo strettamente necessario e comunque non superiore alle 48 ore, ciò anche in relazione agli obblighi di lealtà e di collaborazione derivanti dal rapporto di lavoro". 

Il sistema Tessera sanitaria "acquisisce tramite apposito modulo online, reso disponibile sul portale nazionale della Piattaforma" del Green pass, "i dati relativi alle vaccinazioni effettuate all'estero dai cittadini italiani e dai loro familiari conviventi nonché dai soggetti iscritti al Servizio sanitario nazionale che richiedono l'emissione della certificazione verde COVID-19 in Italia per avere accesso ai servizi e alle attività", incluse quelle di lavoro, per le quali è previsto l'obbligo di pass.

"Nelle more del rilascio e dell'eventuale aggiornamento delle certificazioni verdi Covid-19 da parte della piattaforma nazionale Dgc, i soggetti interessati possono comunque avvalersi dei documenti rilasciati, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche e private, dalle farmacie, dai laboratori di analisi, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta che attestano o refertano" una delle condizioni per il rilascio della certificazione verde (vaccinazione, avvenuta guarigione o effettuazione del tampone)".

Per i controlli del Green pass effettuati con App, "è fatto esplicito divieto di conservare il codice a barre bidimensionale (qr code) delle certificazioni verdi Covid-19 sottoposte a verifica, nonché di estrarre, consultare, registrare o comunque trattare per finalità ulteriori rispetto a quelle" per il controllo per l'accesso al lavoro "le informazioni rilevate dalla lettura dei qr code e le informazioni fornite in esito ai controlli" stessi.

Green pass. Beppe Grillo: "Lo Stato paghi i tamponi ai lavoratori"

"Servirebbe circa 1 miliardo di euro fino a dicembre 2021". Le stime e le considerazioni del garante del Movimento 5 Stelle in un post pubblicato sul suo blog dal titolo "Su green pass serve pacificazione"


Green pass, Beppe Grillo chiede tamponi gratis per i lavoratori: ecco  quanto costerebbe allo Stato

"I lavoratori senza vaccino potrebbero essere 3-3,5 milioni, su 23 milioni di lavoratori, il 13%-15% circa. Se lo stato decidesse, come auspicabile, di pagare i tamponi per entrare in azienda, per questi lavoratori, servirebbe circa 1 miliardo di euro fino a dicembre 2021". Lo propone Beppe Grillo in un post pubblicato sul suo blog dal titolo 'Su green pass serve pacificazione'.

"Ho sempre avuto una passione per i numeri e così, da buon ragioniere, in questi ultimi giorni ho preso carta e penna e ho buttato giù alcuni appunti che voglio condividere con voi - si legge - Ad oggi, sono circa 41 milioni gli italiani con vaccinazione completa, che corrisponde all’80% della popolazione over 12. Uno dei migliori dati in Europa, che dovrebbe suggerire quindi che il popolo no vax in Italia è molto contenuto. Sui 19 milioni mancanti circa 6 hanno meno di 12 anni, e altri 6 circa hanno tra 12 e 19 anni, e quindi sono in prevalenza studenti delle scuole superiori e non lavoratori. Si stima poi che ci siano circa 2,5 milioni di over 60enni senza vaccino, prevalentemente concentrati sui 60-69 anni. Tra questi oltre la metà sono pensionati e meno di 1 milione i lavoratori. Quindi dovremmo avere 19-12-1= 6 milioni circa in età attiva. Non tutti questi sono lavoratori: potrebbero essere disoccupati, inattivi e non occupati, almeno per i 2/3, quindi 2,5-3 milioni. Quindi i lavoratori senza vaccino potrebbero essere 3-3,5 milioni, su 23 milioni di lavoratori, il 13%-15% circa. Se lo stato decidesse, come auspicabile, di pagare i tamponi per entrare in azienda, per questi lavoratori, servirebbe circa 1 miliardo di euro fino a dicembre 2021".

Il fondatore del M5s suggerisce, tra l'altro, un meccanismo attraverso uno "scambio di dati tra Sogei che detiene i dati sui green pass, e INPS che detiene i codici fiscali dei lavoratori e le aziende dove lavorano. L’incrocio tra questi due dataset, con autorizzazione del garante, permetterebbe ad INPS di segnalare nel cassetto aziendale, i lavoratori senza Green pass a cui fare il tampone, e si dovrebbe prevedere nel cassetto aziendale un riconoscimento di un bonus sotto forma di sgravio contributivo, in modo che il costo del tampone sia solo anticipato dall’azienda ma pagato a conguaglio da Inps, come succede in genere per la cassa integrazione ordinaria sui versamenti dei contributi aziendali".

Per Grillo, "questo meccanismo, che non invaderebbe la privacy se non nei limiti strettamente necessari, avrebbe il doppio vantaggio: uno, di essere veloce, evitare file e controlli ai tornelli aziendali, durante i quali certamente ai lavoratori vedrebbero in quel caso violati i loro spazi di libertà, e due, di essere gratuito per i lavoratori, e di individuare il costo e coprirlo con un bonus apposito, pagato dallo stato. Il dibattito è aperto".

Milano, dal 4 al 12 dicembre torna Artigiano in Fiera. Bisognerà registrarsi on line e prenotare l'ingresso (sempre gratuito)

L'applicazione dei protocolli di tutela della salute, previsti dalle attuali normative in vigore, e la riorganizzazione più ampia degli spazi e dei servizi renderanno la fiera ancora più fruibile e accogliente. L’ingresso ad Artigiano in Fiera resta gratuito. A partire dall'11 ottobre ogni visitatore dovrà necessariamente registrarsi sul sito artigianoinfiera.it, indicando il giorno nel quale intende effettuare la visita in fiera e scaricando così il proprio invito gratuito (personale e giornaliero) da presentare all’ingresso unitamente al Green Pass


L'Artigiano in Fiera torna in presenza: dal 4 al 12 dicembre in FieraMilano 

Ge.Fi.Gestione Fiere Spa annuncia il ritorno di Artigiano in Fiera, da sabato 4 a domenica 12 dicembre, a Fieramilano (Rho), tutti i giorni dalle 10 alle 23. Punto di riferimento per la valorizzazione dell’artigianato italiano e internazionale, la campionaria delle arti e dei mestieri per la venticinquesima volta tornerà ad appassionare con tutta la sua carica di positività, bellezza e bontà. “Artigiano in Fiera: Finalmente!” è il claim che caratterizzerà la campagna di comunicazione dell’evento (outdoor, stampa, radio, tv, web, social) con il chiaro obiettivo di sottolineare il ritorno della manifestazione B2C più partecipata e amata dal pubblico italiano.

“Ripartiamo sempre dall’uomo al lavoro, dall’artigiano, simbolo di resistenza e resilienza, perno della nostra economia–spiega il presidente di Ge.Fi. Gestione Fiere Spa, Antonio Intiglietta-. Il ritorno in presenza di Artigiano in Fiera rappresenta un momento di incontro tra i nostri espositori e i visitatori appassionati e affascinati dalle storie, dai prodotti e dai territori. Siamo al lavoro per presentare un evento ancora più godibile da parte del pubblico applicando le disposizioni in vigore per lo svolgimento delle manifestazioni fieristiche”.

L’applicazione dei protocolli di tutela della salute, previsti dalle attuali normative in vigore, e la riorganizzazione più ampia degli spazi e dei servizi renderanno la fiera ancora più fruibile e accogliente. L’ingresso ad Artigiano in Fiera resta gratuito. A partire dall’11 ottobre ogni visitatore dovrà necessariamente registrarsi sul sito artigianoinfiera.it, indicando il giorno nel quale intende effettuare la visita in fiera e scaricando così il proprio invito gratuito(personale e giornaliero) da presentare all’ingresso unitamente al Green Pass.

Per quanto riguarda la mobilità, i principali mezzi di trasporto per raggiungere la manifestazione restano la linea M1 della metropolitana (fermata Rho Fiera) e le linee del passante ferroviario e l’Alta Velocità. La disponibilità totale di parcheggi sarà di oltre 10.000posti auto. Infine, sarà attivato un nuovo servizio di bus privati organizzati che permetteranno a chiunque di raggiungere il polo fieristico da casa e farvi ritorno dopo la visita.

 

Elezioni comunali, ad Arcore centrodestra avanti al ballottaggio. Elvira De Marco, candidata di Lombardia Ideale nella lista della Lega: "Famiglia e cultura, tempo di cambiare"

L'aria frizzante dell'autunno sembra ispirare il vento del cambiamento nella cittadina della Brianza che si avvia al ballottaggio che vede l'amministrazione di centrosinistra uscente in netto svantaggio rispetto allo sfidante candidato del centrodestra, l'avvocato Maurizio Bono. Ne abbiamo parlato Elvira De Marco, coordinatrice arcorese del movimento civico Lombardia Ideale, candidata al consiglio comunale nella lista della Lega, premiata dagli elettori con un risultato lusinghiero


Professoressa De Marco, abbiamo già avuto modo di conoscere la sua figura di docente del Conservatorio di Milano e di donna da sempre impegnata nella difesa della famiglia. Cosa l'ha spinta a candidarsi al Consiglio comunale di Arcore?

Mi sono candidata per mettere al servizio di questa città il mio impegno in difesa dei valori che ispirano il mio agire politico. Quali sono i mei valori? Innanzitutto la dignità della persona umana, la centralità della famiglia nella società, la cultura come fondamentale strumento di libertà.

Se dovesse individuare una priorità su tutte?

Innanzitutto la persona, il singolo cittadino che va tutelato nelle diverse fasi della vita: ad Arcore il sindaco di sinistra ha permesso la chiusura dello storico asilo San Giuseppe determinando una ferita per le famiglie e per l'intera comunità. Le scuole pubbliche sono in condizioni di estremo degrado e la scuola paritaria  viene vessata da tasse e balzelli  a  tutto discapito della libertà di scelta educativa dei genitori. -

Lei in tutte le sue attività è sempre a contatto con i più giovani. Qual è la situazione ad Arcore?

I giovani ad Arcore non hanno centri di aggregazione se non quelli offerti dalle parrocchie, anch'esse tartassate e non sostenute da un'intelligente collaborazione.

E le persone meno giovani?

Gli anziani non hanno spazi ad essi dedicati e anche loro possono contare solo su forme di volontariato che il grande cuore degli arcoresi non fa mancare, ma non basta.

Giovani, anziani, quindi famiglia...

La famiglia non va intesa come oggetto di mero assistenzialismo, ma come cuore vibrante della città e vero motore dell'economia che qui deve assolutamente essere rilanciata: ce lo chiedono i commercianti, gli artigiani i padri e le madri di famiglia.

Dicevamo del suo profilo. La musica, la cultura, una vera e propria missione...

La cultura, come ricordava, è tema a me particolarmente caro come docente di Teoria e Analisi presso il Conservatorio G. Verdi di Milano , tutta una vita dedita all'insegnamento e alla ricerca musicologica tra i giovani e vicina ai giovani. Bisogna ampliare gli orizzonti culturali dei nostri ragazzi, dare  esempi mirabili e istillare in loro la sete di conoscenza , la capacità di discernimento, lo spirito critico. Queste sono le mie priorità per cui spero di lavorare con la passione che è nel mio carattere.

Lei, professoressa, ha ottenuto un ottimo risultato personale in termini di preferenze. Se il candidato sindaco del centrodestra vincesse il ballottaggio, tale risultato avrebbe un peso ancora maggiore. Qualche dedica?

Ringrazio per avermi incoraggiata e sostenuta in questo percorso, il consigliere regionale Giacomo Cosentino, coordinatore di Lombardia Ideale e il coordinatore provinciale Marco Anguissola.

Gli allenatori “fenomeni” e gli “urlatori seriali” del calcio giovanile

Ormai troppo spesso in alcune piccole società o in altre più blasonate “pro” si incontrano allenatori teorici sulla carta, senza la minima esperienza nella comunicazione con i ragazzi. In alcuni casi arroganti "fenomeni" in altri "urlatori seriali".


Oggi vogliamo parlarvi di un argomento che scotta e spesso sottovalutato, vogliamo parlarvi di tutte quelle persone, chiamate “Mister” (parola che a loro piace tanto), seduti sulle panchine e in campo ad allenare, che troppe volte provocano dei veri disastri nella delicata crescita dei giovani calciatori.  Urlatori seriali, urlano contro l’arbitro, urlano rimproverando i ragazzi in partita, perché commettono un errore, urlano durante l’allenamento perché viene sbagliato un passaggio, trasformando il dialogo in un mero rapporto di causa-effetto, hai commesso 2 errori allora esci, sterilizzando il momento, da quello che è considerato un ruolo fondamentale nella crescita di tutti, il fattore emozionale. Per la loro salute possiamo dire che urlare fa molto male, alza la pressione, causa spesso raucedini che potrebbero diventare croniche (almeno così smetterebbero di urlare, direbbe sarcasticamente qualcuno) e innervosisce i giocatori. L’innalzamento appunto del tono della voce trasmette loro quella sensazione di rimprovero ormai abituale che i giovani e non solo, ritrovano in diversi contesti: a scuola, a casa e purtroppo anche in campo.

Il gridare richiama inconsciamente i vissuti tipici di un rimprovero: rabbia, frustrazione, colpevolizzazione, abbattimento, sconforto, a seconda chiaramente del soggetto, delle sue esperienze di vita e mina l’autostima in un momento in cui invece si dovrebbe rafforzare.

Inoltre urlare sempre anche senza motivo, di fatto diventa semplice “rumore” di fondo, un po’ come una mosca che all’inizio ti infastidisce, i ragazzi si abituano alle grida e non si accorgono che quell’urlare, in quel momento, potrebbe essere un modo per bloccarli, magari in un comportamento sbagliato o pericoloso.

Questi pseudo allenatori, spesso persone che non hanno raggiunto grandi obiettivi nella vita sportiva, cercano di rifarsi cercando di vincere in tutti i modi anche se a discapito di quei giovani giocatori che vengono a loro assegnati. Troppo spesso sentiamo di ragazzi che "abbandonano il gioco del calcio”, perché incontrano allenatori sbagliati i "fenomeni" o "urlatori seriali".

Questa domenica abbiamo assistito ad un incontro tra due squadre di calcio che partecipano ad un campionato élite u15 in Lombardia. L’allenatore di una di queste blasonate squadre era un “urlatore seriale” (il secondo in panchina idem, solo che senza la minima competenza, con interventi completamente errati, sia nei tempi che nelle modalità). Le urla si sentivano a distanza di 50mt, i ragazzi in campo correvano come pedine impazzite e lui urlava, non esisteva un gioco solo grandi lanci a rincorrere una palla per andare in gol. Tanto nervosismo 3 ammoniti ma forse sarebbero serviti più gialli e almeno il rosso al Mister urlatore per calmare le acque. Un  nervosismo generato dall’urlatore seriale che urlava anche contro l’arbitro, un ragazzo molto giovane alle prime esperienze che condizionato dall’urlatore seriale, non ne azzeccava più una.

Al termine della partita il mister urlatore seriale rimproverava urlando, il piccolo portiere che aveva preso un gol su punizione, a suo dire per grave colpa perché mal posizionato… (ndr, durante la partita dopo l’errore aveva già fatto alzare dalla panchina il secondo portiere per la sostituzione).

Ma cosa stiamo insegnando a questi giovani adolescenti che si accingono ad entrare nel circo della vita? Che se si è subito bravi come gli altri vogliono allora siamo accettati? Che non ci sono tempi di crescita diversi per ognuno? Che anche chi è meno portato o diverso non deve essere accettato e messo da parte? Che nello sport come nella vita poi, per farsi rispettare bisogna essere solo aggressivi? Lasciamo a voi le risposte a queste domande.

Il problema forse non sono i pericolosi urlatori (in alcuni casi anche poco competenti, fanno i Mister come hobby il lavoro della normalmente è un altro e poco centra con lo sport), ma chi ha la responsabilità in primis, le società di calcio e a seguire la Federazione Italiana Gioco Calcio. Le prime hanno l’obbligo di crescere i ragazzi in ambienti sani, non violenti, dove dovrebbe essere presente lo spirito dello sport, “agonismo leale”, divertimento e soprattutto “RISPETTO” per se e per gli altri. Valori simbolo che poi i giovani riporteranno a scuola, con gli amici, nella nostra futura società e in famiglia. Affidare i ragazzi a dei Mister Urlatori Seriali va contro a questi valori. La seconda che a onore del vero sta in tutti i modi cercando di risollevare il contesto sportivo, portandolo anche sul versante educativo, invece dovrebbe controllare cosa succede sui campi dilettantistici e punire, anche togliendo le licenze a chi preferisce vincere su tutto e su tutti, senza insegnare o seguire la corretta crescita sportiva dei giovani calciatori.  

Crediamo sia questo il motivo di un così forte decadimento del nostro calcio anche a livello professionistico. 

Per capire maggiormente cosa sta accadendo, abbiamo incontrato ed ascoltato ragazzi e genitori che hanno avuto la sfortuna di incontrare questa parte del calcio malato.

I “Fenomeni” invece vantano palmares e curriculum di prim’ordine sulla carta ma se le società avessero la capacità di andare oltre e seguire solo poche sedute di allenamento, capirebbero che tutto quell’inchiostro sulla carta, spesso nasconde l’incapacità nel gestire un gruppo, nel crescere i ragazzi nello sport e di aiutarli se in difficoltà.

Questi personaggi scelgono alcuni giocatori li mettono in campo, spiegano loro moduli, figure di attacco e difesa (imparati a memoria su qualche libro), dimenticandosi completamente di tutti gli altri, che diventano pedine invisibili da insultare se non svolgono bene il loro compito da maggiordomi, “prendi le pettorine, raccogli i conetti, vai a riempire le borracce…”

Nino (nome di fantasia) anni 14, ci ha raccontato la sua esperienza in una blasonata e storica “pro” della Lombardia (omettiamo volutamente la provincia per evitare di sparare sulla Croce Rossa). Arrivato in questa squadra, dopo due anni di insistenza, si è da subito trovato bene, un gruppo squadra positivo ed eterogeneo, alcuni già cresciuti sia fisicamente sia calcisticamente, altri ancora acerbi, ma con buone prospettive. Con molta probabilità questa serenità si doveva ad un Mister che curava molto l’aspetto  ”emozionale dei ragazzi nello sport”, non importava vincere subito, il progetto era arrivare con tutti a “giocare al calcio”, quando sarebbe servito farlo davvero. La prima impressione della famiglia fu davvero positiva, il ragazzo poteva crescere nello spirito della competizione sportiva e nelle corrette regole che lo sport insegna.

Seguì un anno particolare vista la pandemia da covid-19, pochi allenamenti e nessuna partita. Alla ripresa delle normali attività la squadra faticava a riprendere la giusta forma e seguirono le prime sconfitte. Finisce la stagione, Nino riceve la conferma con la firma del nuovo cartellino previo accordo con una vecchia società per il pagamento del premio preparazione, ecco che si incomincia ad aprire la porta del calcio malato. Purtroppo il Mister fu esonerato, non si capisce se per volontà della società o di un “papà facoltoso”, che aveva un amico allenatore più esperto, blasonato ed esperto, portato solo a vincere, da mettere sulla panchina libera.  

Nino viene lasciato nel limbo dei sospesi fino a fine Agosto quando la squadra riprende la preparazione, forse finalmente c’è un accordo con la sua vecchia squadra. Nino galvanizzato rientra anticipatamente dal mare pronto per un nuovo inizio. Purtroppo le cose non vanno come lui si aspettava, in campo c’è il nuovo Mister che chiameremo con un nome di fantasia “il fenomeno“. La famiglia di Nino ci racconta che a detta del "papà facoltoso", questo "fenomeno" vanta un curriculum importante, anni con il Milan, esperienza all’estero con squadre internazionali (ndr, uno così come può accettare di allenare una squadra di ragazzini 14enni?), è un Mister di categoria superiore, capisce il calcio e come si insegna, bene allora i ragazzi incominceranno a crescere.

Durante le prime sedute di allenamento si scoprono subito gli altarini, “il fenomeno” ha già selezionato 10 ragazzi che dovranno dare il via alla rinascita, dimenticandosi degli altri che diventano sagome da utilizzare negli schemi. Un insegnamento di grande teoria che nulla incontra con l’esperienza sul campo. Schemi, figure geometriche, disegni da applicare durante le partite e purtroppo insulti (talvolta pesanti), nei confronti di quei ragazzi che dovevano seguire in terza persona i suoi dettami e che alcune volte non capivano. Pessima situazione che non fa onore ne ai colori societari ne allo spirito del calcio.

Arriviamo alla fine di questa lunga e triste storia, la squadra fa la prima partita della stagione contro una dilettante (scuola calcio Milan), è una tragedia, perdono 4 a 2. Ovviamente i più penalizzati sono stati i ragazzi “sagoma” le seconde linee utilizzate come sparring partner durante gli allenamenti. Le smorfie del “fenomeno” si susseguono ogni volta che questi commettono un errore, quasi a volerli umiliare, aggredire psicologicamente per dimostrare che lui ha ragione e che le sue scelte sono giuste. Un povero uomo diremmo noi, anzi vista la situazione potremmo togliere anche “uomo”, perché non lo è…  Nino in crisi per la situazione, fa la sua peggiore partita dell’ultimo anno.

Negli spogliatoi succede il finimondo, porte sbattute, borracce scagliate a terra e insulti! e questa è una cosa davvero grave che una società dovrebbe punire nel modo più duro, chiedendo scusa per l’errore ai ragazzi. Vi elenchiamo solo per dovere d’informazione alcune frasi, “qualcuno dovrebbe smettere di giocare a calcio e non ti guardo neanche in faccia perché lo sai già” (questa è la frase più vile che un adulto possa dire ad un ragazzo appena adolescente), “se avessimo 4 come “cognome del ragazzo” noi saremmo come la Juve” (5 uomini sono metà squadra, questo vuol dire che quelli che hai non valgono niente).

Morale della favola Nino esce dallo spogliatoio convinto di essere scarso e non vuole più giocare allo sport che tanto amava e in cui tanto credeva, il calcio.

Ovviamente questi sono solo due esempi di quello che non dovrebbe essere. In questo settore vi sono anche molte società, che invece hanno come VISION principale la crescita dei ragazzi nel rispetto delle regole e dell'avversario che, terminata la partita, rimane un tuo coetaneo un tuo potenziale nuovo amico. Queste società e i loro Presidenti sono da promuovere, perché seguono il vero spirito dello sport, anche quando questo costa fatica e denaro.

Vi abbiamo solo raccontato queste due storie malate, perché crediamo sia dovere della Federazione prendere provvedimenti al fine di impedire che queste cose succedano, che vengano penalizzati i ragazzi, il gioco del calcio e soprattutto lo spirito dello sport! 

La nostra intenzione è quella di non fermarci in questa battaglia contro gli urlatori seriali e contro i fenomeni, non è possibile giocare sulla pelle dei ragazzi, ne parleremo ancora utilizzando nuove casse di risonanza, fino a quando non otterremo delle garanzie in merito.

Vi lasciamo con questa risposta di Pierino Fanna durante un'intervista in cui si parlava dei nuovi allenatori...

Il mestiere dell’allenatore negli anni è molto cambiato. Basta guardare come stanno in panchina oggi. Stanno in piedi e gridano tutta la partita. Mi stupisce ogni volta. Se uno prepara bene le partite, non ha senso poi sbracciarsi per 90 minuti. La partita dovrebbe essere il risultato di quello che si è provato in allenamento. "Per mia esperienza, meno l’allenatore parlava e gesticolava, meglio giocavamo. Bagnoli parlava pochissimo, perché sapevamo tutti già cosa fare”.

Buona partita a tutti.

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