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updated 8:03 AM UTC, Aug 8, 2020

La crisi del coronavirus spinge i media verso i licenziamenti

La forte crisi economica generata dai lockdown per Covid-19, sta mettendo in difficoltà molti media, che si tratti di carta stampata, radio o televisione, e aumentano i licenziamenti.


Cassa integrazione, licenziamenti e tagli agli stipendi dei manager si sono moltiplicati con la crisi portata dal coronavirus, nonostante un forte interesse da parte delle popolazioni per l'informazione, tutto il mondo soffre il crollo del mercato pubblicitario, mentre i social incalzano.

In Francia, il quotidiano regionale "La Marseillaise", è stato duramente colpito dal lockdown stabilito in tutta la Francia è stato messo in liquidazione. "Le Parisien", altro quotidiano francese, prevede di tagliare trenta posizioni e tutte le sue edizioni locali. Prevedendo tre anni di perdite, il quotidiano "L'Equipe" ha chiesto ai suoi dipendenti di ridurre i loro salari. Dopo la liquidazione di “Paris-Normandie”, il suo acquirente belga, il gruppo Rossel, ha annunciato il taglio del 20% della forza lavoro, ovvero 60 posizioni. L'acquirente di "Paris-Turf" ha anche previsto di licenziare un centinaio di dipendenti del gruppo ippico. 

In Italia il nuovo editore della rivista "Grazia" ha annunciato da parte sua l'eliminazione di 31 posizioni di diversi inquadramenti.

Nel Regno Unito, il "Guardian" ha annunciato 180 licenziamenti e la rivista "The Economist" 90. Negli Stati Uniti, il gruppo Conde Nast ("Vogue", "Wired" e "New Yorker"), ha annunciato il licenziamento di un centinaio di dipendenti su 6000. Vox Media ("The Verge", "New York Magazine") licenzierà 72 dipendenti, la maggior parte dei quali in disoccupazione parziale. Il "New York Times" ha licenziato 68 dipendenti del suo comparto commerciale.

Il gruppo familiare McClatchy, che pubblica venti giornali tra cui il "Miami Herald", è stato venduto a un fondo di investimento, dopo essere stato messo in liquidazione. Dall'inizio della crisi, secondo un'analisi del "New York Times", più di 36.000 addetti ai media americani, i cui numeri sono già stati ridotti negli ultimi anni, sono stati colpiti dalla riduzione degli stipendi o al licenziamento. In tutto il paese americano, una cinquantina di redazioni locali, a volte con una storia di oltre 100 anni, hanno chiuso, secondo un elenco aggiornato dal sito di Poynter.

Le informazioni online non vivono migliori momenti. Il gruppo Vice Media prevede di licenziare 55 dipendenti negli Stati Uniti e 100 all'estero. Al di là della crisi sanitaria, i colossi dei social vengono accusati di essere una "minaccia" per le informazioni online e di prendere "non solo la fetta più grande della torta ma l'intera torta", con la conseguente perdita di decine di migliaia di posti di lavoro nel giornalismo.

Il sito di notizie e intrattenimento Buzzfeed, che ha annunciato tagli salariali del 5-25% a seconda del livello di reddito dalla fine di marzo, terminerà anche la sua copertura giornalistica nel Regno Unito e in Australia, dopo aver già abbandonato il territorio francese. Per alcuni, la crisi è un'opportunità per accelerare la transizione verso un modello di business diverso basato prevalentemente su abbonamenti per l'invio del cartaceo o la lettura on-line. È il caso del sito americano di informazione economica Quartz, il cui titolare ha annunciato il licenziamento di circa il 40% della forza lavoro, principalmente nella rete pubblicitaria.

Anche l'industria audiovisiva ha avviato licenziamenti di fronte ai primi effetti della crisi sanitaria. Nel Regno Unito, la BBC ha annunciato che taglierà 520 posti di lavoro su un totale di 6.000 dipendenti, soprattutto nelle redazioni regionali. I giornalisti tratteranno meno argomenti e lavoreranno in team centralizzati invece di concentrarsi su un particolare programma, ha detto il direttore della BBC. Anche negli Stati Uniti, la NBC Universal ha tagliato i salari più alti del 20%.

Secondo Bloomberg il gigante Viacom CBS, prevede di licenziare il 10% dei suoi 35.000 dipendenti in capo alla produzione televisiva. In Francia, BFMTV / RMC ha annunciato un piano sociale che mira in particolare a dimezzare l'utilizzo di personale a tempo determinato, liberi professionisti e consulenti.

Possiamo aspettarci l'inizio di una rivoluzione nel mondo della comunicazione, incominciata alcuni anni fa e accelerata dalla pandemia da coronavirus, un cambiamento che porterà sempre meno notizie fondate e sempre più fake news. 

Attacchi hacker cresciuti col Covid: +250% nel secondo trimestre 2020. Le attività preferite dai criminali informatici

Il report dell'Osservatorio Cybersecurity di Exprivia: nel 60% dei casi si è trattato di furto di dati (+ 361% rispetto al primo trimestre). Il 17% degli attacchi è avvenuto tramite malware, software o programmi informatici malevoli, che hanno sfruttato il Coronavirus per attirare l'attenzione degli utenti. Tra questi, il programma "Corona Antivirus" o "Covid 9 Antivirus", un malware che permette ai criminali informatici di connettersi al computer delle vittime e spiarne il contenuto, rubare informazioni o utilizzarlo come vettore per ulteriori attacchi - (LEGGI TUTTO)


Nel secondo trimestre del 2020 i crimini informatici in Italia sono aumentati di oltre il 250% rispetto ai primi tre mesi dell'anno (171 rispetto a 47), con picchi di attacchi, incidenti e violazioni della privacy a danno di aziende, privati e pubblica amministrazione nel mese di giugno (86). E' quanto emerge dal report dell'Osservatorio Cybersecurity di Exprivia, che ha collegato al Coronavirus la maggior parte dei fenomeni segnalati, analizzando 40 fonti di informazione pubbliche.

"Complici - secondo il report - l'incremento dello smart working, una maggiore connessione ai social network durante l'emergenza e la riapertura delle industrie subito dopo il lockdown" con un "rischio elevato per i sistemi di videosorveglianza presi di mira dagli hacker".
   

Nel 60% dei casi si è trattato di furto di dati (+ 361% rispetto al primo trimestre). Il 17% degli attacchi è avvenuto tramite malware, software o programmi informatici malevoli, che hanno sfruttato il Coronavirus per attirare l'attenzione degli utenti. Tra questi, il programma "Corona Antivirus" o "Covid 9 Antivirus", un malware che permette ai criminali informatici di connettersi al computer delle vittime e spiarne il contenuto, rubare informazioni o utilizzarlo come vettore per ulteriori attacchi.

E ancora "CovidLock", un ransomware, tipologia di malware che rende un sistema inutilizzabile esigendo il pagamento di un riscatto per ripristinarlo, che prende di mira gli smartphone Android quando si cerca di scaricare un'app di aggiornamenti sulla diffusione del Coronavirus. Dal report si evince, inoltre, che nel secondo trimestre in Italia sono cresciuti del 700% gli attacchi di matrice 'hacktivistica', un fenomeno emergente spesso collegato a campagne internazionali su temi di grande attualità come "black-lives-matter" e "revenge-porn". Quadruplicate infine le truffe tramite tecniche di phishing e social engineering. 

 

(Fonte: Ansa)

Energia, anche Eni paga il conto Covid: semestre in rosso, ma porta a casa risultati sopra le attese. L'ottimismo di Descalzi e gli investimenti green: il Cane a sei zampe non molla l'osso

Eni ha comunicato i risultati del primo semestre 2020, che hanno risentito della forte volatilità registrata dal prezzo del petrolio nella prima metà dell’anno e della drastica riduzione della domanda, in conseguenza al lockdown deciso per frenare l pandemia da Covid-19. Il Cane a sei zampe ha deciso di modificare la politica dei dividendi, a fronte del mutato scenario di riferimento. Scelta non gradita dal mercato. I conti sono stati in calo anno su anno ma nettamente sopra le attese degli analisti. L'ad Claudio Descalzi ottimista: "Considero estremamente positiva la reattività mostrata da Eni nel semestre probabilmente più difficile che l’industria oil&gas abbia dovuto superare nella sua storia". E si gioca la carta degli investimenti "green" che aumentano di 800 milioni e saliranno al 26% del totale


ai domiciliari massimo gaboardi, ex tecnico eni che si era ...

L'Eni chiude i primi sei mesi del 2020 con una perdita netta pari a 7,34 miliardi di euro (contro un utile di 1,516 dello stesso periodo dello scorso anno) e una perdita netta di adjusted di 0,66 miliardi. Lo comunica il gruppo petrolifero dopo il cda. A fronte del mutato contesto, della sua elevata volatilità e delle azioni messe in atto per fronteggiarne gli effetti, Eni rivede la politica di remunerazione degli azionisti al fine di dare loro la massima visibilità sulla distribuzione di dividendi e piani di buy back futuri. Nel periodo che definisco il peggiore nella storia dell'industria Oil&Gas, colpita dagli effetti della pandemia e della "guerra dei prezzi", la reazione di Eni è stata pronta e radicale". Questo il commento dell'Ad di Eni Claudio Descalzi ai risultati semestrali e alle nuove strategie messe in atto dal gruppo per far fronte alla crisi. "Abbiamo predisposto una revisione della nostra strategia di breve/medio termine riducendo di 8 miliardi di euro gli esborsi per costi ed investimenti nel biennio 2020-21 che ci aspettiamo sarà il più critico"

Covid, oltre metà delle imprese italiani ha usato la Cassa integrazione. Cosa è successo tra marzo e aprile

Nei mesi di marzo e aprile oltre la metà delle imprese italiane ha fatto uso della CIG-Covid: la cassa integrazione ha riguardato quasi il 40% dei dipendenti del settore privato. È quanto emerge dallo studio "Le imprese e i lavoratori in cassa integrazione Covid nei mesi di marzo e aprile", effettuato dalla Direzione Centrale Studi e Ricerche dell’Inps in collaborazione con la Banca d’Italia, e pubblicato nella sezione del sito Inps “Studi e Analisi”.  La quota pari al 45% nel Nord Est, al 48% nel Nord Ovest, al 52% nel Centro e al 55% nel Mezzogiorno


Nei mesi di marzo e aprile oltre la metà delle imprese italiane ha fatto uso della Cig-Covid. La cassa integrazione ha riguardato quasi il 40% dei dipendenti del settore privato. È quanto emerge dallo studio "Le imprese e i lavoratori in cassa integrazione Covid nei mesi di marzo e aprile", effettuato dalla Direzione Centrale Studi e Ricerche dell'Inps in collaborazione con la Banca d'Italia.

La quota di imprese che ha fatto ricorso alla Cig-Covid è pari al 45% nel Nord Est, al 48% nel Nord Ovest, al 52% nel Centro e al 55% nel Mezzogiorno. Buona parte delle differenze tra macroaree è spiegata da eterogeneità nelle caratteristiche delle imprese, con riferimento in modo particolare al settore di attività, relativamente più sbilanciato nel Mezzogiorno a favore dei settori dell'alloggio e della ristorazione, delle costruzioni e del commercio al dettaglio non alimentare, che hanno maggiormente subito le conseguenze della crisi.

Nello studio si analizzano i dati relativi all'effettivo utilizzo, nei mesi di marzo e aprile, degli strumenti di integrazione salariale in costanza di rapporto di lavoro, così come modificati dal decreto Cura Italia (DL n.18/2020).

L'analisi è basata sui microdati presenti nell'archivio dell'Inps e si riferisce a tutti gli strumenti di integrazione salariale previsti per fronteggiare l'emergenza sanitaria Covid: Cassa integrazione guadagni (CIG) ordinaria, assegni dei Fondi di solidarietà e del Fondo di integrazione salariale (FIS) e CIG in deroga, sia pagati direttamente dall'INPS sia portati a conguaglio dalle imprese.

I dati, aggiornati al 15 luglio, si riferiscono al mese di competenza del pagamento, cioè al periodo nel quale i lavoratori sono stati sottoposti alla riduzione dell'orario di lavoro e non al mese in cui la Cig-Covid è stata autorizzata dall'Inps: il decreto Cura Italia ha infatti riconosciuto alle imprese la facoltà di richiedere l'autorizzazione all'uso della Cig-Covid anche in un momento successivo all'effettivo utilizzo degli strumenti di integrazione salariale. Ciò comporta, precisa l'Inps, che i dati non possano essere ancora considerati come definitivi.

Sport in Lombardia, dal Grande Trittico di ciclismo agli impianti in sicurezza: la ripartenza spiegata dall'assessore Cambiaghi. Fontana: "Grandi eventi per riscoprire la bellezza del nostro territorio" (VIDEO)

Il "Grande Trittico lombardo" di ciclismo, in programma il 3 agosto, è la prima gara per professionisti che si disputa in Lombardia dopo lo stop causato dall'emergenza Coronavirus. L'evento è stato presentato giovedì dal governatore, Attilio Fontana, e dall'assessore allo Sport e Giovani, Martina Cambiaghi. Quest'ultima è intervenuta nel quotidiano appuntamento video social di Lombardia Notizie, l'agenzia di stampa regionale, che ha dedicato un focus alla ripresa dello sport lombardo - (VIDEO


Ciclismo, Lissone protagonista del Grande Trittico Lombardo con il ...

Fontana e Cambiaghi: grande evento sportivo che ci vede protagonisti

La gara internazionale ciclistica presentata  a Palazzo Lombardia. Agostoni, Bernocchi e Tre Valli Varesine in un unico percorso

Il ‘Grande Trittico lombardo’ di ciclismo è la prima gara per professionisti che si disputa in Lombardia dopo lo stop causato dalla pandemia da Coronavirus. L’evento è stato presentato all’Auditorium Testori dal presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, e dall’assessore allo Sport e Giovani, Martina Cambiaghi.

Intervenuti, tra gli altri, anche i rappresentanti delle società sportive e degli sponsor.

Il ‘Grande Trittico lombardo’ che quest’anno riunirà, in via eccezionale, in un’unica competizione, le tre storiche gare del Trittico Regione Lombardia (Coppa Agostoni, Coppa Bernocchi e Tre Valli Varesine) si svolgerà lunedì 3 agosto.

Segnale per lo sport e il territorio

“Il Gran Trittico Lombardo – ha detto il presidente Fontana – rappresenta, dopo il lockdown, un segnale importante per il ciclismo e una nuova opportunità di crescita per tutto lo sport . È anche motivo di ripresa per il territorio lombardo, e in particolare varesino, che accoglie ogni anno migliaia di turisti, appassionati, atleti e squadre”.

“Il Grande Trittico Lombardo – ha aggiunto – è la prima grande gara mondiale a sancire la ripartenza dello sport delle due ruote”.

“Gli occhi del mondo sportivo – ha concluso Fontana – saranno nuovamente puntati sulla nostra Regione per assistere a un evento eccezionale. Questo sarà l’ennesima dimostrazione di forza e intraprendenza da parte del nostro meraviglioso territorio”.

Ciclismo, salta l'Agostoni: nasce il Grande Trittico Lombardo che ...

Squadre partecipanti

Saranno 21 le squadre al via lunedì 3 agosto con partenza da Legnano, alle ore 12, e arrivo a Varese verso le ore 16,30. I ciclisti toccheranno anche Busto Arsizio, San Giorgio su Legnano, Parabiago e Legnano. Pedaleranno poi verso Lissone dove percorreranno un mini circuito tipico della Coppa Agostoni. Dopo Saronno andranno verso la Valle Olona con la classica salita del ‘Piccolo Stelvio’ di Castiglione Olona. Si dirigeranno quindi a Varese dove percorreranno i quattro giri del circuito Tre Valli Varesine.

Fare squadra

“Il successo di questo evento – ha spiegato l’assessore Martina Cambiaghi – è stato quello di sapere fare squadra, soprattutto in un momento di difficoltà, per andare avanti e raggiungere questo importante obiettivo. Regione Lombardia che fa della concretezza il suo concetto base, crede da sempre nel ‘Trittico’. Che quest’anno diventa il ‘Grande Trittico lombardo’ con un fascino unico davvero da non perdere e da seguire con interesse”.

La gara, che si disputerà nel pieno rispetto delle norme anti Covid, sarà trasmessa in diretta su Rai 2.

(Fonte: Lombardia Notizie)

  • Pubblicato in Sport

Produzione industriale in risalita dopo il lockdown: a maggio +42% rispetto ad aprile. Ma i livelli pre-Covid sono lontani

A maggio 2020 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti del 42,1% rispetto ad aprile. Lo rileva l'Istat. "Dopo la forte flessione registrata ad aprile, mese caratterizzato dalle chiusure in molti settori produttivi in seguito ai provvedimenti connessi all'emergenza sanitaria, a maggio si assiste ad una significativa ripresa delle attività: tutti i comparti sono in crescita congiunturale, ad eccezione di quello delle industrie alimentari, bevande e tabacco, che registra una leggera flessione". E' il commento dell'Istat ai dati diffusi. "Il livello della produzione, peraltro, -rileva l'Istat- risente ancora della situazione generata dall'epidemia di Covid-19: l’indice generale, al netto della stagionalità, presenta una flessione del 20% rispetto al mese di gennaio, ultimo periodo precedente l’emergenza sanitaria"


 Secondo l'Istat cala la produzione industriale. Bene il mercato ...

La produzione industriale a maggio schizza in alto, segnando un aumento del 42,1% rispetto ad aprile. Lo rileva l'Istat, parlando di una "significativa ripresa delle attività" dopo il lockdown. Il confronto congiunturale, infatti, è con un mese, l'Istituto di statistica lo ricorda, "caratterizzato dalle chiusure in molti settori produttivi in seguito ai provvedimenti connessi all'emergenza sanitaria". Su base annua il dato mostra ancora un calo ampio: corretto per gli effetti di calendario, a maggio l'indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 20,3%.

Maggio, inoltre, vede la produzione industriale in impennata ma il livello dell'attività, l'Istat lo sottolinea nel commento ai dati, "risente ancora della situazione generata dall'epidemia di Covid-19: l'indice generale, al netto della stagionalità, presenta una flessione del 20,0% rispetto al mese di gennaio, ultimo periodo precedente l'emergenza sanitaria". E ancora, viene fatto presente, "nella media del periodo marzo-maggio, il livello della produzione cala del 29,9% rispetto ai tre mesi precedenti".

La produzione industriale di autoveicoli a maggio mostra su base annua un calo del 50,8%, rende inoltre noto l'Istat, fornendo il dato tendenziale corretto per gli effetti di calendario. Il ribasso in termini grezzi è pari al -54,5%. In sostanza l'attività nel settore si è dimezzata rispetto a maggio dello scorso anno.

Sempre a maggio, rispetto ad aprile, "tutti i comparti" dell'industria italiana "sono in crescita congiunturale, ad eccezione di quello delle industrie alimentari, bevande e tabacco, in leggera flessione", (-0,5%). Settore questo che però aveva retto durante la fase più acuta dell'emergenza Covid. Rimbalzi addirittura a tre cifre si evidenziano invece per le attività che più avevano risentito del lockdown: +142,5% per il tessile e +140,2% per i mezzi di trasporto. E' quanto emerge dalla nota dell'Istat sulla produzione industriale a maggio. Su base annua la situazione è capovolta, con ribassi in tutti i settori.

Coronavirus, l'emergenza fa strage di imprese. L'Istat: "Più di una su tre rischia di chiudere per la crisi". I "piccoli" e il turismo pagano il prezzo più alto

In pericolo il 40,6% delle micro imprese e il 18,8% delle grandi. Oltre 6 alberghi e ristoranti su 10 potrebbero chiudere. Confesercenti chiede misure straordinarie per il commercio, un piano per modernizzare la rete di negozi e favorire l'adozione di una piattaforma digitale pubblico-privata


L'impatto sulle imprese della crisi provocata dall'emergenza coronavirus "è stato di intensità e rapidità straordinarie", tanto da determinare, secondo l'Istat, "seri rischi per la sopravvivenza" nel corso dell'anno "del 38,8% delle imprese italiane". Il pericolo di chiudere è più alto tra le microimprese (40,6%) e le piccole (33,5%) ma è "significativo" anche tra le medie (22,4%) e le grandi (18,8%).

Ristorazione e turismo le aree più a rischio - Tra le attività più colpite dall'emergenza ci sono gli alberghi e i ristoranti. Sei strutture su dieci rischiano la chiusura entro la fine dell'anno. Uno scenario che mette a repentaglio oltre 800 mila posti di lavoro. In pericolo anche lo sport e la cultura: secondo l'Istat potrebbero non sopravvivere il 61,5% delle aziende del settore. 

Le manifatture provano a resistere - Più di un'azienda su tre sta riorganizzando la produzione e il 30% ha strategie di espansione. Il settore manifatturiero "mostra una decisa resilienza nei confronti del virus", osserva l'Istat. Anche i comparti alimentare e farmaceutico reagiscono bene, con percentuali di imprese a rischio rispettivamente del 28% e del 20%. 

"Ripartenza più difficile del previsto" - "L' e-commerce sta avendo una crescita mai vista finora, mentre le piccole imprese non riescono a invertire la tendenza". Così Confesercenti ha commentato i dati sulle vendite al dettaglio resi noti dall'Istat. "Il mese di maggio ha registrato un miglioramento rispetto ad aprile, ma la situazione resta grave se rapportata allo stesso periodo del 2019".

L'associazione di categoria chiede misure straordinarie per il commercio, un piano per modernizzare la rete di negozi e favorire l'adozione di una piattaforma digitale pubblico-privata

Contrazione del reddito, l'allarme di Bankitalia: "Un terzo delle famiglie ha riserve economiche solo per tre mesi e il 30% degli italiani non andrà in vacanza"

Oltre metà della popolazione lamenta danni al reddito familiare dall'emergenza Covid. Impatto del lockdown più severo per i lavoratori autonomi. Un terzo delle famiglie ha riserve per soli 3 mesi, il 40% in difficoltà con il mutuo


"Oltre la metà della popolazione dichiara di aver subito una contrazione nel reddito familiare dopo le misure adottate per il contenimento" del coronavirus. E' quanto emerge dall'indagine straordinaria sulle famiglie condotta dalla Banca d'Italia. "Più di un terzo delle famiglie - si legge - dichiara di disporre di risorse finanziarie sufficienti per meno di 3 mesi a coprire le spese essenziali della famiglia in assenza di altre entrate".

"L'impatto è stato particolarmente severo per i lavoratori indipendenti", spiega Bankitalia, sottolineando che "quasi l'80% ha subito un calo nel reddito e per il 36% la caduta è di oltre la metà del reddito familiare".

Quasi il 40% delle famiglie ha difficoltà a sostenere le rate del mutuo Quasi il 40% degli individui indebitati dichiara di avere difficoltà nel sostenere le rate del mutuo a causa della crisi. "La quota - si legge nell'indagine - è più elevata nel Centro e nel Mezzogiorno". 

Inoltre, secondo il report, "solo un terzo di chi è in difficoltà con il pagamento delle rate del mutuo ha fatto ricorso o intende far ricorso alla moratoria mutui. Fra coloro che hanno un finanziamento per credito al consumo la percentuale di individui in difficoltà con il pagamento della rata è del 34%".

Niente vacanze per il 30% degli italiani L'emergenza sanitaria incide negativamente sulle aspettative di spesa degli italiani: circa il 30% della popolazione dichiara di non potersi permettere di andare in vacanza la prossima estate e quasi il 60% ritiene che anche quando l'epidemia sarà terminata le proprie spese per viaggi, vacanze, ristoranti, cinema e teatri saranno comunque inferiori a quelle pre-crisi.

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