updated 1:20 PM UTC, Oct 26, 2021

Ufc, Vettori si beve lo scorretto Costa: "Un bicchiere di vino alla faccia sua. Non sono caduto in trappola". E l'organizzazione lo incorona: "Incontro fatto solo grazie a Marvin" (VIDEO)

Il fighter trentino festeggia dopo aver battuta nettamente il rivale brasiliano che si era presentato al match con peso fuori categoria e si è esibito pure in una serie di provocazioni e scorrettezze, compresa una ditata volontaria in un occhio. The Italian Dream è stato più forte di tutto e dopo la vittoria lo ha mandato simpaticamente a quel paese con in mano una bottiglia di Mezzocorona, nettare del suo di paese...- (VIDEO)


“Se quest’incontro si è fatto è solo grazie a Marvin Vettori, uno cavallo di razza, un ragazzo con cui è stupendo lavorare. Era disposto a combattere con qualsiasi peso, e non ha lasciato che la cosa gli rovinasse la testa”. La corona sulla testa del fighter di Mezzocorona la mette Dana White, il patron di Ufc, dopo la vittoria su Paulo Costa che lo rilancia alla grande nei ranking e gli conferisce anche il bonus di fight of the night che non fa mai male.

LA TRAPPOLA 

La difficoltà più grossa che ha trovato Vettori è stata che Paulo Costa aveva più chili di un peso medio ma non era affatto fuori forma. Lo dimostra un quinto round in cui, sapendo che ai punti era sotto, ha dato fondo a tutte le sue energie menando davvero forte. E così l’italiano dopo il match svela il suo piano-gara: “Sono contento di non essere caduto nella sua trappola, di non aver pensato che non era pronto, non era allenato, era grasso. Il peso non mi interessa, posso lottare con chiunque, la gabbia è casa mia. Ed è un messaggio anche per i miei prossimi avversari: non presentatevi con più chili, perché l’incontro lo prendo e lo batto”. Già, ma a chi tocca ora affrontare Vettori? A febbraio Adesanya difende il titolo contro Whittaker, lui fa capire che nel caso di defezione di uno dei due è pronto a combattere ma non esclude anche altre soluzioni: “Non credo che prima della fine dell’anno tornerò in gabbia ma non si sa mai. Se c’è un bell’incontro convincermi è facile”. E intanto, in pieno spirito goliardico, si fa una storia su instagram dove beve un bicchiere di vino alla faccia del rivale.

RIVEDI LA VITTORIA DI MARVIN VETTORI

 

Il calcio giovanile arriva su ilComizio.it: a breve un programma tutto dedicato allo sport dei ragazzi. I protagonisti scendono in campo con noi (VIDEO)

Andiamo alla scoperta di un mondo ricco di storie di tutti i giorni, molto importante per i ragazzi e le loro famiglie. Parliamo del calcio giovanile, quello dei nostri figli, un contesto fatto di gioia, passione e lavoro serio da parte degli specialisti. Si tratta di un momento di crescita sportiva, fisica e morale per tanti ragazzi. Quindi la redazione de ilComizio,it ha deciso di dedicargli un programma di approfondimento che andrà a svelare e raccontare le attività dei protagonisti, parlando di ogni aspetto, anche di quanto si può correggere e migliorare. A breve su questi schermi.

Calcio, puntare sui giovani? La lezione della Spagna: il debutto del neo diciassettenne Gavi e Pedri (2002) che corre già per il Pallone d'Oro

L'impressionante favola di Gavi, il più giovane debuttante nella storia della Roja, e quella di Pedri, altro prodotto della Cantera del Barcellona che firmerà un contratto che lo legherà ai blaugrana fino al 2026 con una clausola di... un miliardo di euro! E attenzione ad altri "ragazzi d'oro" come Ansu Fati e Yeremi Pino


? ANSU, PEDRI, GAVI, ARAUJO... DREAM TEEN ✨ (OFFICIAL PICTURE) - YouTube

Per il calcio italiano è pura fantascienza, in Spagna è la normalità. Luis Enrique ha affidato il suo centrocampo a Gavi, 17 anni compiuti da poco (il più giovane debuttante nella storia della 'Roja') nelle partite decisive delle final four della Nations League. Qualche giorno dopo il Barcellona ha deciso di blindare Pedri, classe 2002, che presto firmerà un nuovo contratto che lo legherà ai blaugrana fino al 2026, con una clausola record mai prevista per nessuno in precedenza: 1000 milioni, un miliardo di euro.

Pedri è nella lista dei candidati al prossimo Pallone d'Oro proprio perché l'allenatore del Barça e quello della nazionale spagnola hanno deciso di puntare su di lui nonostante la giovane età. In blaugrana è considerato normale rischiare il salto dalla Cantera alla prima squadra senza troppe remore. Con Pedri, Gavi e Ansu Fati si cerca di ripetere una storia leggendaria del recente passato, quella che ha lanciato nel mito Messi, Xavi e Iniesta. In più, in Spagna ora c'è un selezionatore che non si fa troppi problemi a puntare su giovani o giovanissimi, come dimostra il caso di Gavi o quello di Yeremi Pino, classe 2002, schierato a partita in corso contro Italia e Francia nelle ultime due partite della Spagna in Nations League. 

Se in Serie A c'è una diffidenza maggiore, non funziona così nella nazionale di Mancini. Zaniolo è stato chiamato quando ancora non aveva debuttato nella Roma. Presto arriverà la convocazione di Lorenzo Lucca, classe 2000 del Pisa, che gioca in Serie B e ancora non ha assaggiato il calcio che conta. Avere un ct che va controcorrente rispetto alle abitudini del pallone made in Italy è comunque un passo avanti che, oltretutto, porta anche a risultati concreti. 

 

(Fonte: sportmediaset)

Gli allenatori “fenomeni” e gli “urlatori seriali” del calcio giovanile

Ormai troppo spesso in alcune piccole società o in altre più blasonate “pro” si incontrano allenatori teorici sulla carta, senza la minima esperienza nella comunicazione con i ragazzi. In alcuni casi arroganti "fenomeni" in altri "urlatori seriali".


Oggi vogliamo parlarvi di un argomento che scotta e spesso sottovalutato, vogliamo parlarvi di tutte quelle persone, chiamate “Mister” (parola che a loro piace tanto), seduti sulle panchine e in campo ad allenare, che troppe volte provocano dei veri disastri nella delicata crescita dei giovani calciatori.  Urlatori seriali, urlano contro l’arbitro, urlano rimproverando i ragazzi in partita, perché commettono un errore, urlano durante l’allenamento perché viene sbagliato un passaggio, trasformando il dialogo in un mero rapporto di causa-effetto, hai commesso 2 errori allora esci, sterilizzando il momento, da quello che è considerato un ruolo fondamentale nella crescita di tutti, il fattore emozionale. Per la loro salute possiamo dire che urlare fa molto male, alza la pressione, causa spesso raucedini che potrebbero diventare croniche (almeno così smetterebbero di urlare, direbbe sarcasticamente qualcuno) e innervosisce i giocatori. L’innalzamento appunto del tono della voce trasmette loro quella sensazione di rimprovero ormai abituale che i giovani e non solo, ritrovano in diversi contesti: a scuola, a casa e purtroppo anche in campo.

Il gridare richiama inconsciamente i vissuti tipici di un rimprovero: rabbia, frustrazione, colpevolizzazione, abbattimento, sconforto, a seconda chiaramente del soggetto, delle sue esperienze di vita e mina l’autostima in un momento in cui invece si dovrebbe rafforzare.

Inoltre urlare sempre anche senza motivo, di fatto diventa semplice “rumore” di fondo, un po’ come una mosca che all’inizio ti infastidisce, i ragazzi si abituano alle grida e non si accorgono che quell’urlare, in quel momento, potrebbe essere un modo per bloccarli, magari in un comportamento sbagliato o pericoloso.

Questi pseudo allenatori, spesso persone che non hanno raggiunto grandi obiettivi nella vita sportiva, cercano di rifarsi cercando di vincere in tutti i modi anche se a discapito di quei giovani giocatori che vengono a loro assegnati. Troppo spesso sentiamo di ragazzi che "abbandonano il gioco del calcio”, perché incontrano allenatori sbagliati i "fenomeni" o "urlatori seriali".

Questa domenica abbiamo assistito ad un incontro tra due squadre di calcio che partecipano ad un campionato élite u15 in Lombardia. L’allenatore di una di queste blasonate squadre era un “urlatore seriale” (il secondo in panchina idem, solo che senza la minima competenza, con interventi completamente errati, sia nei tempi che nelle modalità). Le urla si sentivano a distanza di 50mt, i ragazzi in campo correvano come pedine impazzite e lui urlava, non esisteva un gioco solo grandi lanci a rincorrere una palla per andare in gol. Tanto nervosismo 3 ammoniti ma forse sarebbero serviti più gialli e almeno il rosso al Mister urlatore per calmare le acque. Un  nervosismo generato dall’urlatore seriale che urlava anche contro l’arbitro, un ragazzo molto giovane alle prime esperienze che condizionato dall’urlatore seriale, non ne azzeccava più una.

Al termine della partita il mister urlatore seriale rimproverava urlando, il piccolo portiere che aveva preso un gol su punizione, a suo dire per grave colpa perché mal posizionato… (ndr, durante la partita dopo l’errore aveva già fatto alzare dalla panchina il secondo portiere per la sostituzione).

Ma cosa stiamo insegnando a questi giovani adolescenti che si accingono ad entrare nel circo della vita? Che se si è subito bravi come gli altri vogliono allora siamo accettati? Che non ci sono tempi di crescita diversi per ognuno? Che anche chi è meno portato o diverso non deve essere accettato e messo da parte? Che nello sport come nella vita poi, per farsi rispettare bisogna essere solo aggressivi? Lasciamo a voi le risposte a queste domande.

Il problema forse non sono i pericolosi urlatori (in alcuni casi anche poco competenti, fanno i Mister come hobby il lavoro della normalmente è un altro e poco centra con lo sport), ma chi ha la responsabilità in primis, le società di calcio e a seguire la Federazione Italiana Gioco Calcio. Le prime hanno l’obbligo di crescere i ragazzi in ambienti sani, non violenti, dove dovrebbe essere presente lo spirito dello sport, “agonismo leale”, divertimento e soprattutto “RISPETTO” per se e per gli altri. Valori simbolo che poi i giovani riporteranno a scuola, con gli amici, nella nostra futura società e in famiglia. Affidare i ragazzi a dei Mister Urlatori Seriali va contro a questi valori. La seconda che a onore del vero sta in tutti i modi cercando di risollevare il contesto sportivo, portandolo anche sul versante educativo, invece dovrebbe controllare cosa succede sui campi dilettantistici e punire, anche togliendo le licenze a chi preferisce vincere su tutto e su tutti, senza insegnare o seguire la corretta crescita sportiva dei giovani calciatori.  

Crediamo sia questo il motivo di un così forte decadimento del nostro calcio anche a livello professionistico. 

Per capire maggiormente cosa sta accadendo, abbiamo incontrato ed ascoltato ragazzi e genitori che hanno avuto la sfortuna di incontrare questa parte del calcio malato.

I “Fenomeni” invece vantano palmares e curriculum di prim’ordine sulla carta ma se le società avessero la capacità di andare oltre e seguire solo poche sedute di allenamento, capirebbero che tutto quell’inchiostro sulla carta, spesso nasconde l’incapacità nel gestire un gruppo, nel crescere i ragazzi nello sport e di aiutarli se in difficoltà.

Questi personaggi scelgono alcuni giocatori li mettono in campo, spiegano loro moduli, figure di attacco e difesa (imparati a memoria su qualche libro), dimenticandosi completamente di tutti gli altri, che diventano pedine invisibili da insultare se non svolgono bene il loro compito da maggiordomi, “prendi le pettorine, raccogli i conetti, vai a riempire le borracce…”

Nino (nome di fantasia) anni 14, ci ha raccontato la sua esperienza in una blasonata e storica “pro” della Lombardia (omettiamo volutamente la provincia per evitare di sparare sulla Croce Rossa). Arrivato in questa squadra, dopo due anni di insistenza, si è da subito trovato bene, un gruppo squadra positivo ed eterogeneo, alcuni già cresciuti sia fisicamente sia calcisticamente, altri ancora acerbi, ma con buone prospettive. Con molta probabilità questa serenità si doveva ad un Mister che curava molto l’aspetto  ”emozionale dei ragazzi nello sport”, non importava vincere subito, il progetto era arrivare con tutti a “giocare al calcio”, quando sarebbe servito farlo davvero. La prima impressione della famiglia fu davvero positiva, il ragazzo poteva crescere nello spirito della competizione sportiva e nelle corrette regole che lo sport insegna.

Seguì un anno particolare vista la pandemia da covid-19, pochi allenamenti e nessuna partita. Alla ripresa delle normali attività la squadra faticava a riprendere la giusta forma e seguirono le prime sconfitte. Finisce la stagione, Nino riceve la conferma con la firma del nuovo cartellino previo accordo con una vecchia società per il pagamento del premio preparazione, ecco che si incomincia ad aprire la porta del calcio malato. Purtroppo il Mister fu esonerato, non si capisce se per volontà della società o di un “papà facoltoso”, che aveva un amico allenatore più esperto, blasonato ed esperto, portato solo a vincere, da mettere sulla panchina libera.  

Nino viene lasciato nel limbo dei sospesi fino a fine Agosto quando la squadra riprende la preparazione, forse finalmente c’è un accordo con la sua vecchia squadra. Nino galvanizzato rientra anticipatamente dal mare pronto per un nuovo inizio. Purtroppo le cose non vanno come lui si aspettava, in campo c’è il nuovo Mister che chiameremo con un nome di fantasia “il fenomeno“. La famiglia di Nino ci racconta che a detta del "papà facoltoso", questo "fenomeno" vanta un curriculum importante, anni con il Milan, esperienza all’estero con squadre internazionali (ndr, uno così come può accettare di allenare una squadra di ragazzini 14enni?), è un Mister di categoria superiore, capisce il calcio e come si insegna, bene allora i ragazzi incominceranno a crescere.

Durante le prime sedute di allenamento si scoprono subito gli altarini, “il fenomeno” ha già selezionato 10 ragazzi che dovranno dare il via alla rinascita, dimenticandosi degli altri che diventano sagome da utilizzare negli schemi. Un insegnamento di grande teoria che nulla incontra con l’esperienza sul campo. Schemi, figure geometriche, disegni da applicare durante le partite e purtroppo insulti (talvolta pesanti), nei confronti di quei ragazzi che dovevano seguire in terza persona i suoi dettami e che alcune volte non capivano. Pessima situazione che non fa onore ne ai colori societari ne allo spirito del calcio.

Arriviamo alla fine di questa lunga e triste storia, la squadra fa la prima partita della stagione contro una dilettante (scuola calcio Milan), è una tragedia, perdono 4 a 2. Ovviamente i più penalizzati sono stati i ragazzi “sagoma” le seconde linee utilizzate come sparring partner durante gli allenamenti. Le smorfie del “fenomeno” si susseguono ogni volta che questi commettono un errore, quasi a volerli umiliare, aggredire psicologicamente per dimostrare che lui ha ragione e che le sue scelte sono giuste. Un povero uomo diremmo noi, anzi vista la situazione potremmo togliere anche “uomo”, perché non lo è…  Nino in crisi per la situazione, fa la sua peggiore partita dell’ultimo anno.

Negli spogliatoi succede il finimondo, porte sbattute, borracce scagliate a terra e insulti! e questa è una cosa davvero grave che una società dovrebbe punire nel modo più duro, chiedendo scusa per l’errore ai ragazzi. Vi elenchiamo solo per dovere d’informazione alcune frasi, “qualcuno dovrebbe smettere di giocare a calcio e non ti guardo neanche in faccia perché lo sai già” (questa è la frase più vile che un adulto possa dire ad un ragazzo appena adolescente), “se avessimo 4 come “cognome del ragazzo” noi saremmo come la Juve” (5 uomini sono metà squadra, questo vuol dire che quelli che hai non valgono niente).

Morale della favola Nino esce dallo spogliatoio convinto di essere scarso e non vuole più giocare allo sport che tanto amava e in cui tanto credeva, il calcio.

Ovviamente questi sono solo due esempi di quello che non dovrebbe essere. In questo settore vi sono anche molte società, che invece hanno come VISION principale la crescita dei ragazzi nel rispetto delle regole e dell'avversario che, terminata la partita, rimane un tuo coetaneo un tuo potenziale nuovo amico. Queste società e i loro Presidenti sono da promuovere, perché seguono il vero spirito dello sport, anche quando questo costa fatica e denaro.

Vi abbiamo solo raccontato queste due storie malate, perché crediamo sia dovere della Federazione prendere provvedimenti al fine di impedire che queste cose succedano, che vengano penalizzati i ragazzi, il gioco del calcio e soprattutto lo spirito dello sport! 

La nostra intenzione è quella di non fermarci in questa battaglia contro gli urlatori seriali e contro i fenomeni, non è possibile giocare sulla pelle dei ragazzi, ne parleremo ancora utilizzando nuove casse di risonanza, fino a quando non otterremo delle garanzie in merito.

Vi lasciamo con questa risposta di Pierino Fanna durante un'intervista in cui si parlava dei nuovi allenatori...

Il mestiere dell’allenatore negli anni è molto cambiato. Basta guardare come stanno in panchina oggi. Stanno in piedi e gridano tutta la partita. Mi stupisce ogni volta. Se uno prepara bene le partite, non ha senso poi sbracciarsi per 90 minuti. La partita dovrebbe essere il risultato di quello che si è provato in allenamento. "Per mia esperienza, meno l’allenatore parlava e gesticolava, meglio giocavamo. Bagnoli parlava pochissimo, perché sapevamo tutti già cosa fare”.

Buona partita a tutti.

Sci, Green pass obbligatorio, mascherina e capienza ridotta per gli impianti di risalita: ecco come sarà la stagione sulla neve

Firmato il protocollo sulla riapertura con le norme per operare in piena sicurezza. Si attende l’approvazione da parte del Senato, che dovrebbe pronunciarsi entro il 5 ottobre anche su altre misure sul quale il governo ha posto la fiducia. Per chi non è vaccinato c’è l’obbligo di tampone molecolare negativo che avrà validità innalzata da 48 a 72 ore


Obbligo Green pass   sugli impianti da sci

Firmato il protocollo per la riapertura delle aree sciistiche e per l'utilizzo degli impianti di risaliti nei comprensori sciistici italiani. A firmare il protocollo la Federazione Italiana Sport Invernali, l’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari, l’Associazione italiana delle aziende ed enti proprietari e/o esercenti il trasporto a fune in concessione sul territorio nazionale, l’Associazione Maestri Sci Italiani ed il Collegio Nazionale Maestri. Si tratta di un accordo fondamentale per consentire ad un settore strategico, come quello della montagna, di riprendere l’attività nel pieno rispetto delle regole.

Il Green Pass servirà anche per andare in settimana bianca. Ma non è l'unica misura di prevenzione per la ripresa delle attività per gli sciatori amatoriali (lo scorso anno la stagione invernale per i non atleti professionisti o degli sci club è stata cancellata causa pandemia sanitaria). Lo skipass sarà personale  (in vendita in forma online per gestire meglio gli accessi) e non cedibile ma soprattutto l’accesso agli impianti sarà regolato dal Green Pass che non è obbligatorio fino ai 12 anni. All’interno dell’area sciistica dovranno essere creati dei percorsi che garantiscano il distanziamento interpersonale di almeno un metro. I percorsi dovranno essere tracciati e opportunamente segnalati per l’accesso alle biglietterie e agli impianti di risalita, utilizzando, dove possibile, corsie distinte di entrata e uscita. Le biglietterie dovranno essere munite di schermi protettivi tra operatore e cliente favorendo modalità di pagamento elettroniche. Il personale addetto all’accoglienza e all’avvio degli impianti dovrà indossare mascherine chirurgiche o Ffp2. 

Sulle seggiovie la portata massima sarà al 100% della capienza del veicolo con uso obbligatorio di mascherina chirurgica o Ffp2. La portata sarà ridotta all’80% se le seggiovie vengono utilizzate con la chiusura delle cupole paravento. Sulle funivie e cabinovie ci sarà una riduzione all’80% della capienza massima del veicolo (obbligatoria mascherina). I veicoli chiusi (funivie e cabinovie) durante la fase di trasporto dei passeggeri dovranno essere aerati mantenendo i finestrini aperti. In tutti gli ambienti al chiuso e nella fase di imbarco (anche all’aperto) e durante le fasi di trasporto sarà vietato consumare alimenti e bevande.

Moratti "padrone" dal cuore d'oro: dona agli operai il suo stipendio da 1,5 milioni

La lettera dell'ex patron dell'Inter e presidente della Saras ai dipendenti: "Mi permetto di mettere a disposizione il mio emolumento annuo che vi consentirà di alleviare, almeno in parte, il peso della cassa integrazione". Il sindacalista Cgil: "Non ho mai visto un'iniziativa simile in alcuna realtà imprenditoriali in Sardegna"


Massimo Moratti dona il suo stipendio agli operai in difficoltà: Grazie per  i sacrifici

La Saras, azienda petrolifera di cui è presidente Massimo Moratti, come molte altre realtà è dovuta ricorrere alla cassa integrazione per la crisi causata dal Covid. Per gli operai dunque stipendio ridotto che però verrà integrato dai circa 150 euro netti che arriveranno nelle buste paga di ottobre, novembre e dicembre a seguito del gesto dell'ex presidente dell'Inter, che ha scelto di donare il proprio stipendio annuale a beneficio dei suoi dipendenti.

Moratti, in una lettera inviata agli operai della sede di Sarroch (provincia di Cagliari), scrive: "Vi ringrazio per i sacrifici che state facendo che sono di grande aiuto per il superamento di un periodo difficile. Mi permetto di mettere a disposizione il mio emolumento annuo che vi consentirà di alleviare, almeno in parte, il peso della cassa integrazione".

Il compenso annuale di Moratti, circa 1,5 milioni di euro, verrà distribuito tra tutti i dipendenti, dirigenti esclusi. "La famiglia Moratti ancora una volta dimostra di stare vicino ai suoi dipendenti. Non ho mai visto un'iniziativa simile in alcuna realtà imprenditoriali in Sardegna" il commento di Stefano Fais, Rsu aziendale della Cgil.

Tennis, gli US Open parlano russo: a New York trionfa Medvedev. Sfuma il Grande Slam per Djokovic, che mostra classe anche dopo: "Meritavi tu"

Il 25enne di Mosca domina la finale in modo sorprendente. Il serbo, battuto in 3 set, fallisce il poker dopo Australian Open, Roland Garros e Wimbledon. Spettacolo sportivo e fair play tra i due atleti


Daniil Medvedev vince l'US Open, Novak Djokovic dice addio al Grande Slam. Il 25enne russo, numero 2 del ranking, trionfa in finale battendo il serbo per 6-4, 6-4, 6-4 in 2h15'. Medvedev, al 13esimo titolo della carriera, conquista il primo torneo dello Slam dopo aver perso quest'anno la finale dell'Australian Open. Djokovic fallisce l'assalto al Grande Slam. Il 34enne fuoriclasse di Belgrado - vincitore quest'anno in Australia, al Roland Garros e a Wimbledon - crolla a New York: non arriva il quarto major stagionale e sfuma il 21esimo titolo in uno Slam.

Djokovic va al tappeto in una sfida condizionata da una valanga di errori gratuiti: 38 unforced errors, una rarità per il numero 1 del mondo. Il serbo non punge e mette a segno l'unico break quando è sotto 2-5 nel terzo set: troppo poco e troppo tardi. Il Grande Slam rimane un miraggio per Nole, che puntava ad eguagliare l'impresa compiuta due volte da Rod Laver nel 1962 e nel 1969.

Medvedev, il primo tennista della nuova generazione a fare centro in un major, è il terzo tennista russo a portare a casa il trofeo di uno Slam: prima di lui ci sono riusciti Yevgeny Kafelnikov e Marat Safin.

"Provo una gioia indescrivibile, è il mio primo Slam e significa molto per me", le parole di Medvedev durante la premiazione. "Voglio scusarmi prima di tutto con voi tifosi e con Novak. Tutti sappiamo cosa stava realizzando oggi. Non l'ho mai detto a nessuno ma ora lo dirò: per me sei il più grande tennista della storia", dice il russo rivolgendosi al campione di Belgrado, che prontamente ricambia: "Prima di tutto faccio i complimenti a Daniil. Se qualcuno meritava uno Slam quello eri tu. Spero avrai tanti altri successi come questo", dice Djokovic.

"Anche se non ho vinto, il mio cuore stasera è pieno di gioia. Sono l'uomo più felice del mondo perché mi avete fatto sentire speciale. Mi avete toccato l'anima, non mi sono mai sentito così a New York. Vi amo, ci rivedremo presto", è il ringraziamento di 'Nole' al pubblico dell'Arthur Ashe Stadium, questa volta tutto dalla sua parte.

"Certo -ammette il campione di Belgrado-, una parte di me è molto triste. Questa sconfitta è difficile da digerire con tutto quello che c'era in gioco. Ma d'altra parte qui a New York ho sentito qualcosa che non avevo mai provato prima nella mia vita".

"Il pubblico mi ha fatto sentire molto speciale. Il supporto, l'energia e l'affetto che ho ricevuto è qualcosa che ricorderò per sempre. Ed è per questo che ho pianto al cambio di campo", racconta Djokovic, scoppiato in lacrime ancora prima dell'epilogo del match. "Ma nel tennis sappiamo voltare pagina molto velocemente e altre sfide ci attendono. Ho imparato a superare queste dure sconfitte nelle finali degli Slam, sono quelle che fanno più male. Amo ancora questo sport e mi sento ancora bene in campo. Finché ci sarà questa luce, questa motivazione, continuerò a competere".

 

 

Paralimpiadi, bilancio straordinario: 69 medaglie per l'Italia. Pancalli: "E' il frutto di un lavoro molto duro, di sacrifici e di umiltà"

Si sono chiusi domenica i Giochi paralimpici di Tokyo e per gli atleti atleti azzurri è stato un bellissimo successo: 14 ori, 29 argenti e 26 bronzi all'attivo. Il presidente del Comitato italiano paralimpico: “Nel nostro Paese ci sono 3 milioni di disabili, togliendo gli anziani abbiamo più di 1 milione di ragazzi da intercettare". Le speranze per il futuro


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Negli occhi c’è ancora l’impresa delle fantastiche tre, il podio tutto azzurro dei 100 metri con Ambra Sabatini, Martina Caironi e Monica Contrafatto ai Giochi paralimpici di Tokyo che si sono chiusi domenica. Il bilancio di questa edizione è straordinario: 69 medaglie, 14 ori, 29 argenti e 26 bronzi. Un totale di 109 se si sommano le 40 dei Giochi olimpici che si sono chiusi l’8 agosto scorso.

LE PAROLE DI PANCALLI

Comitato paralimpico, Luca Pancalli rieletto presidente | Sky Sport

“Il risultato di ieri (il tris dei 100, ndr) è la più bella istantanea con cui chiudere una Paralimpiade straordinariamente bella. Per i risultati e per aver regalato dalla testimonianza di ogni singolo atleta l’immagine dell’Italia più bella, del Paese che sta tentando faticosamente di uscire dalla pandemia” commenta il presidente del Comitato italiano paralimpico, Luca Pancalli. “Il risultato in termini di medaglie ci inorgoglisce, questo è il frutto di un lavoro molto duro, di sacrifici e di umiltà ed è ancora più importante perché oltre i numeri proviene da 11 discipline differenti”. Con il sogno di fare ancora meglio: “Nel nostro Paese ci sono 3 milioni di disabili, togliendo gli anziani abbiamo più di 1 milione di ragazzi da intercettare. Quello che abbiamo fatto a Tokyo mi auguro aiuti a tenere alti i riflettori sui percorsi di politica sportiva e sociale necessari per fare in modo che tra tot anni la nostra delegazione non sarà di 113 atleti, ma magari di 300 o 350”.

LA CHIUSURA

Parenzan chiude a Tokyo le Paralimpiadi dei record - Il Piccolo Trieste

Nella cerimonia di chiusura all’Olympic Stadium di Tokyo il portabandiera azzurro è stato il più giovane atleta della nostra spedizione, Matteo Parenzan.

 

(Fonte: gazzetta.it)

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