updated 10:13 PM UTC, Mar 8, 2021

Ibra da Sanremo le canta ancora a LeBron: "La politica divide il mondo, gli atleti facciano gli atleti" (VIDEO)

"Noi atleti uniamo il mondo, la politica divide il mondo”. Zlatan Ibrahimovic, ospite fisso del Festival di Sanremo al via stasera, in conferenza stampa torna sul botta e risposta polemico che lo ha visto protagonista con LeBron James, campione Nba dei L.A. Lakers al quale aveva chiesto di interrompere il suo attivismo. “Gli atleti devono fare gli atleti, i politici devono fare politici - spiega -. Nel mio sport ci sono atleti da tutto il mondo e tutti sono benvenuti. Non siamo bravi in altre cose: questo voleva essere il mio messaggio. Nessuno puntava a razzismo"


Zlatan Ibrahimovic, intervenuto oggi in conferenza stampa a poche ore dalla prima serata del Festival di Sanremo, ha commentato così la polemica con LeBron James: "Il razzismo e la politica sono due cose diverse. Noi atleti uniamo il mondo, la politica divide il mondo. Tutti sono benvenuti, non c'entra niente da dove arrivi, noi facciamo quello che facciamo per riunire, le altre cose non le facciamo perché non siamo bravi, se no facevo politica. Questo è il mio messaggio. Gli atleti devono fare gli atleti, i politici devono fare i politici. Le polemiche? Non penso tanto, quelli che mi conoscono sanno che sono un professionista e non devo dire che arrivo primo o ultimo. Mi devono vedere come un esempio. Quando faccio il mio calcio sono molto concentrato su questa cosa, il mio obiettivo col Milan è quello di aiutare. Voglio dare tanto all'Italia per quello che mi ha dato, per tanti anni, e non solo nel calcio. Mi è arrivata l'opportunità di fare il Festival di Sanremo e mi hanno detto che è la cosa più grande che c'è in Italia, e allora lo facciamo". 

Ferrari 2021, Leclerc e Sainz corrono per mettersi alle spalle un anno orribile: "Basta soffrire"

Il monegasco prima guida del Cavallino: "Abbiamo lavorato tanto, tante cose positive in questa macchina". Le ambizioni dello spagnolo: "Entro 5 anni voglio diventare campione del mondo". Binotto: "Abbiamo la coppia di piloti più giovane dal 1968. Su di loro vogliamo fondare il nostro prossimo futuro"


Charles Leclerc si presenta al 2021 come la prima guida della Ferrari, il pilota su cui puntare per regalare a Maranello un titolo che manca ormai dal 2007. Troppo tempo, anche se il monegasco guarda un po' più avanti. "Il traguardo minimo è fare meglio del 2020 e mettere delle basi solide per il 2022, quando ci sarà una macchina totalmente nuova", ha detto nel giorno della presentazione della scuderia di Maranello.

"Arriviamo da un 2020 difficile, con le limitazioni del regolamento non abbiamo avuto grande libertà, ma sicuramente l'obiettivo è fare meglio del sesto posto dello scorso anno. Speriamo di aver smesso di soffrire. Abbiamo lavorato tanto, stiamo facendo lunghissime riunioni dall'inizio dell'anno e sappiamo che c'è tanto lavoro e ci sono tante cose positive in questa macchina, ma le risposte le darà la pista".

Sulla stessa lunghezza d'onda Carlos Sainz jr, arrivato per sostituire Vettel. "Anche per me l'obiettivo minimo è fare meglio del 2020 e ridurre il gap dalla Mercedes, preparandoci poi per il 2022 quando potremo fare uno step più grande. Serve un po' di pazienza".

Il traguardo finale, però, resta importante: "Entro 5 anni voglio diventare campione del mondo. Ferrari e' il posto giusto per riuscirci. Per me quest'anno sarà molto difficile battere Leclerc, mi manca un po' conoscere la squadra. Sarebbe il massimo riuscirci, ma c'è un obiettivo più importante: far andare avanti la Ferrari insieme. Se c'è un anno in cui dobbiamo lavorare bene insieme è questo. Quando ci sarà il titolo come obiettivo, magari potremo preoccuparci l'uno dell'altro".

Su questo punto sembra essere d'accordo anche Leclerc: "Il compagno più veloce è uno stimolo: quando è successo, l'ho analizzato per migliorare. E' uno stimolo che ci diamo l'uno con l'altro: l'importante è che la Ferrari vinca".

BINOTTO - Nel giorno in cui la Ferrari ha ufficialmente presentato il team per la nuova stagione di F1 (la SF21 verrà svelata solo il 10 marzo), Mattia Binotto non ha nascosto gli obiettivi della scuderia di Maranello dopo un 2020 nero. "Il 2021 sarà un anno importante, con grandissime sfide, con un budget cap e una nuova coppia di piloti. La vettura del 2022 è ancora da progettare e sarà completamente nuova", ha detto il team principal.

"Il percorso che ci attende e' lungo e accidentato. Ci saranno dei momenti in cui eventualmente commetteremo degli errori, alcuni evitabili e altri magari anche intollerabili. Ma l'importante è che come squadra impareremo a crescere con lo spirito giusto", ha aggiunto.

Binotto si affida a Leclerc e Sainz jr per il riscatto: "Come una grande orchestra bisogna avere gli strumenti migliori, che la Ferrari e i nostri partner tecnici e commerciali ci mettono a disposizione e che condividono con noi i nostri obiettivi. Per raggiungere questi traguardi, quest'anno abbiamo una nuova coppia di piloti, Sainz e Leclerc, la più giovane della Scuderia Ferrari dal 1968. Su di loro vogliamo fondare il nostro prossimo futuro, consapevoli anche loro di far parte di questa lunga e straordinaria storia della Ferrari", ha concluso.

(Fonte: Sportmediaset)

Fausto Gresini non ce l'ha fatta: l'ex campione di motociclismo morto a 60 dopo una dura lotta contro il Covid

Il virus lo aveva colpito a dicembre e dopo alcuni giorni in ospedale di Imola, le sue condizioni hanno richiesto il ricovero al Maggiore di Bologna, in terapia intensiva. Due volte campione del mondo da pilota a metà degli anni Ottanta, con la 125, dopo essersi ritirato, Gresini ha avuto una carriera da manager top delle due ruote, fondando il team che porta il suo nome e di cui era team principal. Una lunga storia di vittorie, rapporti straordinari, ma anche lutti dolorosi


Questa volta è vero: Fausto Gresini è morto. Dopo una notte convulsa e una prima notizia, poi smentita, del suo decesso, l'ex campione di motociclismo ci ha lasciati, vinto dal Covid a soli 60 anni. La comunicazione è arrivata direttamente dal suo team: "La notizia che non avremmo mai voluto darvi e che siamo costretti a scrivere. Dopo due mesi di lotta al covid, Fausto Gresini ci lascia con 60 anni appena compiuti, Ciao Fausto".

Purtroppo le ultime informazioni non lasciavano molte speranze, anche se tutti, nella notte di ieri, abbiamo un po' sperato che la notizia della sua morte potesse rimanere sospesa ancora a lungo. Gresini non ce l'ha fatta, ed è una tragedia, una delle migliaia di storie legate al Covid e di morti, perdonateci, fuori età che questa malattia ci ha costretti a registrare negli ultimi 12 mesi. Fausto non era un ragazzino, non anagraficamente almeno, ma era un uomo nel pieno delle sue forze. Vitale, pezzo di quel puzzle motoristico che è tutto gioventù e velocità, emozioni forti e zero paura. Un mondo che ti lascia giovane, in qualche modo, e invincibile in altro. 

Due volte campione del mondo da pilota a metà degli anni Ottanta, con la 125, dopo essersi ritirato ha avuto una carriera da manager top delle due ruote, fondando il team che porta il suo nome e di cui era team principal: ha trionfato in Moto3, 250, Moto2 e MotoE ed è presente in MotoGp con l'Aprilia. Correva per lui, con la Honda, Marco Simoncelli, quando morì nel 2011 a Sepang. Con il pilota di Coriano e con la sua famiglia Gresini ha sempre avuto un rapporto speciale.

 

La smentita del team Gresini: "Fausto è vivo. Le sue condizioni restano  critiche" - Sport - Motomondiale

Nato a Imola, città di motori, Gresini esordì nel motomondiale partecipando al Gp delle Nazioni del 1982, che non concluse a causa di un ritiro. Ha sempre gareggiato solo nella 125, vincendo il suo primo titolo mondiale nel 1985. L'anno seguente si aggiudicò quattro Gp (in Spagna, Europa, Svezia e Germania), ma fu superato, un suo grande rimpianto insieme a quello di non aver mai corso in 250, di sole 12 lunghezze da Luca Cadalora, che si laureò campione del mondo. La rivincita nel 1987, quando vinse 10 delle 11 gare in calendario.

Divorziò alla fine del 1988 dalla Garelli e passò all'Aprilia, poi alla Honda. Gli infortuni non lo risparmiarono, ma arrivò altre due volte secondo in generale, nel 1991 dietro al compagno di squadra Capirossi e nel 1992. Annunciò il suo ritiro prima della stagione del 1995. Nel 1997 nacque il team a suo nome, con sede a Faenza.

Tra i piloti della sua scuderia, negli anni, Alex Barros, Tony Elias, Loris Capirossi, Marco Melandri, Sete Gibernau, Alex De Angelis, Jorge Martin, Matteo Ferrari. Vittorie, ma anche lutti: Daijiro Kato, morto a Suzuka nel 2003, poi Simoncelli. Del Sic, in una recente intervista, Gresini ha parlato come di "un vero guerriero, gli piaceva lottare, gli piaceva il corpo a corpo, non si tirava mai indietro. Godeva di queste cose, anche se prendeva la sportellata, non si arrabbiava, rideva. Diceva: 'Oh, l'ho presa, domani gliela do indietro'". Di se stesso, invece, diceva di sentirsi un "diversamente giovane, sempre all'attacco, sempre in prima linea, sempre con nuovi progetti. Sempre con qualche sogno nel cassetto. Dico sempre che quando in quel cassetto non ci sarà più nulla, dovrò cambiare mestiere".

Il Covid lo ha colpito a dicembre e dopo alcuni giorni in ospedale di Imola, le sue condizioni hanno richiesto il ricovero al Maggiore di Bologna, in terapia intensiva. Costanti gli aggiornamenti del team sui social, con festa di compleanno organizzata online, presentazione del team con la mente rivolta a lui e il figlio Lorenzo a fare da tramite con gli amici e i fan. Questa mattina la notizia più brutta.

 

(Fonte: Sportmediaset)

Doping, Schwazer assolto a Bolzano: "Nel 2016 fu incastrato, campioni di urina alterati per farlo risultare positivo". L'atleta felice: "Finalmente fatta giustizia"

Alex Schwazer è stato assolto dall'accusa di doping "per non aver commesso il fatto". Il gip del Tribunale di Bolzano ha accolto la richiesta del pm ritenendo "accertato con altro grado di credibilità" che i campioni di urina nel 2016 furono alterati per far risultare l'atleta positivo. Il marciatore altoatesino venne squalificato per 8 anni. La sentenza, però, non permetterà comunque a Schwazer di partecipare all'Olimpiade di Tokyo, vista la squalifica fino al 2024 comminata dal Tas di Losanna. Ciò non toglie che l'altoatesino, alla luce della decisione del Tribunale di Bolzano, non possa rivolgersi ora alla Corte Federale Svizzera, per impugnare la sentenza del Tas.

 

SCHWAZER: “FATTA GIUSTIZIA”


"Sono molto felice che dopo quattro anni e mezzo di attesa finalmente è arrivato il giorno in cui è stata fatta giustizia". Così Alex Schwazer commenta il provvedimento del gip di Bolzano, in una dichiarazione audio fatta recapitare dalla sua manager all'ANSA: "Probabilmente non potrò dimenticare tutte le cose - aggiunge Schwazer - , ma il giorno di oggi mi ripaga un po' di tante battaglie che insieme ad altri che mi sono stati vicini ho dovuto affrontare in questi quattro anni e mezzo, che non sono stati per nulla facili".

Basket, quanto è bella questa Olimpia! Milano trionfa in Coppa Italia e non si pone limiti

Nella finale del Forum batte largamente Pesaro 87-59. L’Armani Exchange di Messina domina la Carpegna Prosciutto in lungo e in largo e si aggiudica il trofeo per la settima volta nella sua storia. Uno strepitoso Datome nominato MVP del torneo. Ora l'obiettivo scudetto e le ambizioni europee - (VIDEO)


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Nella finale dell’edizione 2021 della Coppa Italia di basket l’Olimpia Milano stravince la finalissima contro la Carpegna Prosciutto Pesaro per 87-59 con una partita magistrale. Lo strappo decisivo arriva già nel secondo quarto con un parziale di 27-6 in favore dell’Armani Exchange, poi le Scarpette Rosse mettono in ghiaccio il match per il settimo trionfo della storia nella competizione. È il secondo trofeo milanese per coach Messina.

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Semplicemente troppo forti. Milano stravince la settima Coppa Italia della sua storia schiantando Pesaro per i primi tre quarti, fino all’87-59 finale. Una considerazione sorge evidente già dal primo, al di là del divario tecnico tra i due roster: la Carpegna Prosciutto è molto più stanca dell’Armani Exchange. La squadra di Repesa ha infatti un giorno in meno di riposo e ha disputato due turni tiratissimi, di cui uno finito ai supplementari. L’Olimpia li ha invece stravinti, potendosi permettere larghe rotazioni senza spremere troppo i suoi talenti. Detto questo, nel capoluogo lombardo non c’è mai partita: la difesa di Milano non dà alcuna tregua e Pesaro continua a essere perseguitata dal suo problema con i falli, perché ne commette tanti e non va mai in lunetta. Dopo un primo quarto chiuso a +6, quindi, la squadra di Messina demolisce i marchigiani nella seconda frazione: il parziale di 27-6 è terrificante e nella fase centrale di gara i ragazzi di Repesa vanno a digiuno di canestro per due lassi di tempo di 5 minuti ciascuno.

Le Scarpette Rosse viaggiano quindi sempre intorno al doppio dei punti degli avversari e gli incitamenti di Repesa sono più motivatori che effettivamente puntati a un’improbabile rimonta. Il primo tempo finisce 48-21, poi il quarto quarto comincia con un distacco di 38 lunghezze e il match si chiude con il tabellone, impietoso, a 87-59 dopo un po’ di garbage time. Pesaro tira 5/25 da tre (solo il 20%) e punge con il solo Cain, doppia doppia a 15 punti e 12 rimbalzi. Dall’altra parte Rodriguez dispensa 8 assist e nessuno ha bisogno di strafare, con quattro giocatori in doppia cifra. È l’ottava Coppa Italia per Messina dopo quelle con Virtus Bologna e Treviso e il secondo trofeo del coach in Lombardia, dopo la Supercoppa di settembre. Datome miglior marcatore dell’Olimpia con 15 punti.

Cosa cambia con il Governo d(e)i Draghi?

La lista dei Ministri del Governo Draghi più in linea con un equilibrio di partiti che con un equilibrio di genere


Il nuovo premier Mario Draghi , ha giurato questo sabato in una giornata in cui ha nuovamente evitato di parlare con la stampa e si è limitato, "con puntualità svizzera" a rispettare tutti i pomposi riti, previsti dalla Repubblica per i cambi di governo . Stesso atteggiamento con cui il premier ha tenuto anche il suo primo Consiglio dei Ministri, immerso in un'estrema serietà che ha portato gli analisti internazionali ad anticipare che questo sarà il nuovo stile con basso profilo, che il nuovo esecutivo manterrà d'ora in poi. Fine delle notizie che sfuggono in direzione dei giornali o dei messaggi che involontariamente, venivano inviati alle agenzie stampa.

Sembra così volgere al termine la tanto temuta (dall'Europa), crisi politica italiana. Mario Draghi sarà così a capo del terzo esecutivo della legislatura, dopo i due presieduti dal suo predecessore Giuseppe Conte. Nota da evidenziare, sarà ancora una volta, un presidente del Consiglio dei Ministri senza la legittimità delle urne (in precedenza lo erano stati Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e lo stesso Conte). La sua nomina, però, metterà fine a due lunghi mesi di incertezza politica e istituzionale che avevano portato nuovamente l'Italia in un pericoloso baratro e consentirà di affrontare finalmente un nuovo piano di ripresa.

Quasi tutti i 23 nuovi ministri, ad eccezione di Dario Franceschini (alla Cultura), si sono rifiutati di rilasciare dichiarazioni dopo la rapida cerimonia di giuramento del nuovo governo. Un esecutivo che, però, ha già suscitato critiche per la scarsa presenza di donne (8) e per un difficile bilanciamento dei rapporti, tra alcuni tecnocrati in ministeri chiave, come Economia ed Interno e un gruppo di figure maggioritarie (15) dei sei partiti politici che hanno permesso a Draghi di prendere il potere.

In questi giorni la paura di un governo tecnico stava facendo traballare le poltrone dei partiti. L'ultimo è stato quello guidato da Mario Monti che si è concluso nel peggiore dei modi. L'esecutivo Draghi, invece, avrà un profilo ibrido tra specialisti tecnici e politici. Il nuovo premier avrebbe voluto formare una squadra di alto livello con nomi fuori dall'orbita politica, ma i difficili equilibri politici e sulla scorta delle tristi esperienze del passato, ha anche cercato di accontentare i partiti che gli hanno dato il loro appoggio unanime, ad eccezione di Fratelli D'Italia. Un atto di bilanciamento asimmetrico che è chiaramente visibile in tutta la lista.

Ci sono alcune ripetizioni nelle posizioni, come Luciana Lamorgese al Ministero dell'Interno; il socialdemocratico e figura di peso del PD, Dario Franceschini, alla Cultura; il Grillino Luigi Di Maio agli Esteri o Roberto Speranza alla Salute. Ma ci saranno anche figure di grande peso che porteranno aria nuova, come Marta Cartabia, ex presidente della Corte costituzionale alla Giustizia. 

Una delle figure attese e di grande peso è il tecnico Daniele Franco, che occuperà il Ministero dell'Economia e delle Finanze. Ex direttore generale della Banca d'Italia, esperto di finanza pubblica e uomo di assoluta fiducia di Draghi, sarà incaricato di iniziare il gioco della distribuzione dei 209 Miliardi di fondi europei che arriveranno in Italia (tra capitale e prestiti non rimborsabili) per superare la crisi della pandemia.

Creati anche nuovi ministeri, come quello affidato a Vittorio Colao, CEO di Vodafone nel mondo, che sarà responsabile del Ministero dell'Innovazione e Transizione Digitale. Lo stesso uomo a cui Conte aveva affidato un piano per ricostruire l'Italia dopo la pandemia, ma il cui documento è finito in un cassetto di palazzo Chigi.

Le quote di partito rappresentano il resto della legislatura. Il Partito Democratico è riuscito a piazzare tre dei suoi uomini. Oltre a Franceschini, occuperanno posti di rilevanza, il vice segretario del partito, Andrea Orlando (Lavoro) e Lorenzo Guerini (Difesa). Stesso numero di seggi avrà il Movimento 5 Stelle (M5S), partito teoricamente con un vantaggio, visto che ha vinto le ultime elezioni ma che oggi vede perdere una grande fetta di elettori. Per soddisfare i grillino è stato creato un super ministero della Transizione Ecologica, come richiesto da Grillo. La beffa è che il profilo che ne prenderà la guida, non sarà politico ma tecnico, Roberto Cingolani, fisico e grande esperto di digitale .

Una manovra che ha fatto scoppiare un nuovo Vietnam all'interno del Movimento 5 Stelle, la formazione politica oggi sta vivendo un grande conflitto interno per la decisione presa dai capi nel voler sostenere colui che per 8 anni è stato a capo della BCE e di fatto a dettato anche la politica europea. L'ultimo motivo di tensione che ha aggravato la "questione M5S" è stato il Ministero della Transizione Ecologica che, contrariamente a quanto si pensava, non è finito nelle mani di un politico pentastellato.

La senatrice Barbara Lezzi, rappresentante della corrente più anti-establishment del M5S, è stata la prima a dare voce agli oppositori. La Lezzi ha scritto ai leader del partito chiedendo loro di ripetere "subito" il voto on line, con il quale giovedì i ranghi hanno dato il loro appoggio a Draghi, questo prima del voto di fiducia al quale il nuovo governo dovrà sottomettersi la prossima settimana. In caso contrario, ha minacciato la senatrice, "il nostro voto dovrà essere no". Secondo alcune fonti, potrebbero essere circa 30 i senatori disposti a seguire le orme della Lezzi.

Anche la destra, rappresentata dalla Lega e da Forza Italia, ha conquistato la sua quota di potere. Il partito di Silvio Berlusconi riesce a collocare Renato Brunetta alla guida del Ministero delle Pubbliche Amministrazioni, Mara Carfagna, Sud e Coesione Sociale, infine Mariastella Gelmini agli Affari Generali e Autonomia. La Lega passerà al Ministero dello Sviluppo Economico, che sarà guidato dal leader dell'ala più centrista del partito, Giancarlo Giorgetti, in aggiunta, il Ministero alle Politiche per le Disabilità guidato da Erika Stefani e infine Massimo Garavaglia al Turismo.

La segretezza con cui l'ex banchiere ha condotto in questi giorni trattative è insolita per il nostro paese, è la prima volta da anni, che non vi sono state fughe di notizie, voci o pressioni. Nemmeno i partiti sapevano fino a 10 minuti prima se Draghi sarebbe salito al Quirinale da Mattarella, o se qualcuno dei suoi colleghi sarebbe stato parte del nuovo artefatto politico. Il rito dice che il capo dello Stato è colui che li nomina e ha il potere di veto, come fece due anni e mezzo fa con il politico antieuropeo Paolo Savona, a cui la Lega intendeva affidare il Ministero dell'Economia. Il nuovo esecutivo è nato a seguito di una complicità totale tra Mattarella e Draghi.

A partire da lunedì, l'investitura e il voto si svolgeranno in Parlamento. Un processo che dovrebbe rappresentare un solo iter, ma la divisione che prevale oggi nel Movimento 5 Stelle potrà portare qualche sorpresa, senza comunque avere alcun impatto sul risultato finale.

Sci, finalmente una boccata d'aria buona. Dal 15 febbraio riaprono gli impianti (in zona gialla). Lombardia soddisfatta: "Bene. Continueremo la battaglia per il mondo della montagna"

Via libera allo sci dal 15 febbraio ma solo in zona gialla, impianti chiusi nelle regioni arancioni e rosse. È quanto avrebbe deciso il Comitato tecnico scientifico, secondo quando si apprende, al termine della riunione in cui è stato esaminato il protocollo messo a punto dalle Regioni lo scorso 28 gennaio. Gli esperti hanno dunque bocciato la proposta delle regioni in base alla quale gli impianti avrebbero potuto riaprire anche in zona arancione, con una capienza ridotta al 50% su funivie, cabinovie e seggiovie e l’utilizzo obbligatorio di mascherine Ffp2.


APERTURA IMPIANTI SCI IN ZONA GIALLA, ASSESSORE SERTORI: BENE LA DECISIONE DEL CTS 

"INCOMPRENSIBILE CHIUSURA IN ARANCIONE, NONOSTANTE I PROTOCOLLI"

"Condividiamo la decisione del Comitato tecnico scientifico (Cts) circa la riapertura degli impianti sciistici in zona gialla il 15 febbraio. È incomprensibile il cambiamento radicale di posizione assunto dal Cts in relazione alla possibile apertura degli impianti in zona arancione, applicando le misure restrittive aventi come finalità una fruibilità in sicurezza. Questo avrebbe consentito non solo la programmazione delle attività, ma anche una prospettiva di continuità certa per gestori, lavoratori e per tutta la filiera del comparto turistico invernale".

L'assessore alla Montagna della Regione Lombardia, Massimo Sertori, commenta così la decisione del Cts.

"Ci sembrava e ci sembra importante - conclude l'assessore Sertori - ottenere il giusto equilibrio tra la tutela della salute e la tutela dell'economia e del lavoro. Continueremo la nostra azione politica e istituzionale per raggiungere questo obiettivo". 

 ASSESSORE MAGONI: PRIMO PASSO PER RILANCIO ECONOMIA E TURISMO MONTAGNE LOMBARDE

"VIA LIBERA DAL 15 FEBBRAIO È UN IMPORTANTE RICONOSCIMENTO"

"Un primo importante riconoscimento per il mondo della montagna. È da settimane che porto avanti in tutte le sedi la battaglia per la riapertura in sicurezza degli impianti di risalita. Il protocollo messo a punto dalle Regioni è frutto di un lavoro che vuole tenere insieme la priorità sanitaria, che per tutti resta al primo posto, ma anche la giusta valorizzazione dell'economia della montagna, a oggi completamente dimenticata. Una boccata d'ossigeno per un settore che sta soffrendo una crisi senza precedenti. Spero davvero che questa riapertura sia l'inizio di una nuova era, con la ripresa di un turismo fondamentale per la Lombardia. Sono convinta che la montagna debba essere centrale nel dibattito politico di rilancio del nostro Paese". Così Lara Magoni, assessore regionale al Turismo, Marketing territoriale, Moda e Design, commenta la notizia del via libera, da parte del Comitato tecnico scientifico, per gli impianti di risalita nelle 'zone gialle' a partire dal prossimo 15 febbraio.

"Per questo motivo, domani mattina, venerdì 5 febbraio, alle ore 10 in tutte le principali stazioni sciistiche della Lombardia e d'Italia - ricorda l'assessore - si terrà, ancora con maggior entusiasmo, un flash mob del mondo della neve intitolato 'Per chi suona la montagna'. Un segnale di forte compattezza di tutto il comparto, con la volontà di richiamare l'attenzione su un settore particolarmente falcidiato dalla pandemia, che ha voglia di ricominciare". "Operatori, appassionati, maestri di sci e autorità: tutti insieme - conclude Magoni - per sostenere un patrimonio naturale, culturale, sportivo e turistico che merita di essere valorizzato dopo mesi di difficoltà".

 

Olimpiadi di Tokyo, il Giappone non si spaventa. Il presidente dei Giochi: "Ci saranno a prescindere dalla pandemia"

Le Olimpiadi di Tokyo ci saranno "a prescindere da come si evolverà la situazione coronavirus". Lo ha dichiarato Yoshiro Mori, presidente dei Giochi che si sarebbero dovuti svolgere lo scorso anno. "Dobbiamo andare oltre la discussione se terremo le Olimpiadi o no. Parliamo di come le terremo. Pensiamo a un nuovo tipo di Olimpiadi", ha detto intervenendo ad un incontro con gli organizzatori dei Giochi. 

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