updated 10:46 AM UTC, Apr 7, 2020

Coronavirus, adesso è ufficiale: Olimpiadi di Tokyo rinviate al 2021. Ma non cambieranno nome

Il comunicato del Comitato olimpico internazionale arriva dopo una conference call tra il primo ministro giapponese, Shinzo Abe e il presidente del Cio, Thomas Bach. Si chiameranno comunque Tokyo 2020. I Giochi dell'anno prossimo "saranno la testimonianza della sconfitta del virus"


Il Cio ufficializza: le Olimpiadi di Tokyo rinviate al 2021di MATTEO PINCI

Ora c'è anche l'ufficialità: i Giochi olimpici di Tokyo verranno rinviati al 2021. Il premier Shinzo Abe ha chiesto ufficialmente la posticipazione di un anno, nel corso di una conferenza telefonica con Thomas Bach e con altri membri del Comitato Olimpico Internazionale. Al termine del colloquio, Abe ha fatto sapere che il CIO "è d'accordo al 100%" e poco dopo è arrivata la nota congiunta che conferma la decisione: "I Giochi della XXXII Olimpiade saranno riprogrammati dopo il 2020, ma non oltre l'estate 2021, per salvaguardare la salute degli atleti e di tutta la comunità internazionale".

Una scelta dolorosa ma inevitabile, visto lo stato attuale della pandemia di Covid-19. Negli ultimi giorni erano cresciute le pressioni per un cambio di date, sia da parte delle federazioni sia da parte dei Comitati olimpici nazionali: l'ultimo a schierarsi apertamente per lo slittamento delle Olimpiadi era stato il Comitato Olimpico degli Stati Uniti, preoccupato come tutti per la salute dei propri atleti, mentre Canada, Australia e Gran Bretagna avevano minacciato di boicottare l'evento se si fosse tenuto nelle date programmate. Ai dubbi riguardanti le misure di sicurezza va per altro aggiunto il fatto che molti dei protagonisti dei Giochi, in queste settimane, sono costretti in casa o sono addirittura in quarantena forzata e allenarsi adeguatamente è quasi impossibile.

Nel weekend il CIO aveva preso tempo, dichiarando che una decisione definitiva sarebbe arrivata nel giro di quattro settimane: la cancellazione dell'evento non è neanche stata presa in considerazione e si era parlato di un possibile slittamento di qualche mese, una sorta di Olimpiade autunnale. Dopo l'intervento di Abe, tuttavia, è arrivata la decisione più logica, frutto anche di un consulto con l'OMS, che aveva parlato di "pandemia in accelerazione". Sono infatti quasi 400.000 i casi di Covid-19 e praticamente tutti i paesi del mondo hanno registrato dei contagi.

"Le Olimpiadi di Tokyo potranno rappresentare un faro di speranza per il mondo durante questo periodo difficile - si legge nella nota - La fiamma olimpica potrà diventare la luce alla fine del tunnel nel quale il mondo si trova in questo momento. Anche per questo è stato deciso che la fiamma rimarrà in Giappone".

I Giochi, comunque, non cambieranno nome e si chiameranno sempre Tokyo 2020. Lo riferisce il governatore della capitale giapponese. I Giochi dell'anno prossimo "saranno la testimonianza della sconfitta del virus", ha commentato il premier giapponese Shinzo Abe.

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Videogiochi alle Olimpiadi? Ecco cosa c'è dietro...

Il Comitato Olimpico internazionale apre agli e-sports paragonandoli a vere discipline sportive. Questione di numeri ma anche di soldi...

La rivoluzione digitale sta pian piano coinvolgendo tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana, ma da Losanna arriva una notizia che farà di certo discutere.

Per la prima volta infatti il Cio, il Comitato Olimpico Internazionale, riunito proprio nella città svizzera ha aperto uno spiraglio ai videogiochi, sostenendo che gli e-sports possono essere considerati una vera e propria attività sportiva e dunque potrebbe addirittura avere un futuro olimpico.

"Gli e-sports competitivi – si legge nel comunicato del Cio - possono essere considerati un'attività sportiva, e i giocatori coinvolti si preparano e allenano con un'intensità che può essere paragonata a quella degli atleti delle discipline tradizionali". riconoscendo che possono offrire una piattaforma per l'impegno con il Movimento Olimpico grazie alla forte crescita che stanno mostrando, in particolare tra i giovani.

Da qui a parlare di Giochi olimpici comunque ce ne passa considerato che mancano ancora tutte quelle caratteristiche necessarie per essere promossi ai 5 cerchi, prima fra tutte l’esistenza di una organizzazione che garantisca il rispetto delle norme e delle regole del movimento Olimpico, il dotarsi di strutture per i controlli antidoping e per la repressione di fenomeni come le scommesse.

Nella nota del Comitato Olimpico Internazionale viene auspicato che il Cio stesso assieme alle associazioni internazionali delle varie federazioni sportive "abbia un dialogo con l'industria dei videogiochi e i cibernauti per esplorare maggiormente questa area e le possibilità che offre".

Pensare a un atleta olimpico seduto dietro lo schermo di un computer farà comunque storcere il naso a molti, ma le ragioni per una rivoluzione del genere potrebbero essere tutt’altro che sportive.

Gli e-sports hanno già ora un significativo numero di giocatori professionisti, con squadre che competono per i vari premi e un pubblico numeroso anche se quasi esclusivamente virtuale. Il settore genera dunque entrate che si prevede arriveranno a sfiorare il miliardo di dollari entro il 2018, almeno secondo il Baird Equity Research Center, che stima anche un pubblico mondiale di quasi 500 milioni di spettatori.

E si sa che pecunia non olet, figuriamoci quella generata dal silicio…

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