updated 5:11 PM UTC, Oct 21, 2021

Gli allenatori “fenomeni” e gli “urlatori seriali” del calcio giovanile

  • Scritto da Redazione
  • Pubblicato in Sport e Show

Ormai troppo spesso in alcune piccole società o in altre più blasonate “pro” si incontrano allenatori teorici sulla carta, senza la minima esperienza nella comunicazione con i ragazzi. In alcuni casi arroganti "fenomeni" in altri "urlatori seriali".


Oggi vogliamo parlarvi di un argomento che scotta e spesso sottovalutato, vogliamo parlarvi di tutte quelle persone, chiamate “Mister” (parola che a loro piace tanto), seduti sulle panchine e in campo ad allenare, che troppe volte provocano dei veri disastri nella delicata crescita dei giovani calciatori.  Urlatori seriali, urlano contro l’arbitro, urlano rimproverando i ragazzi in partita, perché commettono un errore, urlano durante l’allenamento perché viene sbagliato un passaggio, trasformando il dialogo in un mero rapporto di causa-effetto, hai commesso 2 errori allora esci, sterilizzando il momento, da quello che è considerato un ruolo fondamentale nella crescita di tutti, il fattore emozionale. Per la loro salute possiamo dire che urlare fa molto male, alza la pressione, causa spesso raucedini che potrebbero diventare croniche (almeno così smetterebbero di urlare, direbbe sarcasticamente qualcuno) e innervosisce i giocatori. L’innalzamento appunto del tono della voce trasmette loro quella sensazione di rimprovero ormai abituale che i giovani e non solo, ritrovano in diversi contesti: a scuola, a casa e purtroppo anche in campo.

Il gridare richiama inconsciamente i vissuti tipici di un rimprovero: rabbia, frustrazione, colpevolizzazione, abbattimento, sconforto, a seconda chiaramente del soggetto, delle sue esperienze di vita e mina l’autostima in un momento in cui invece si dovrebbe rafforzare.

Inoltre urlare sempre anche senza motivo, di fatto diventa semplice “rumore” di fondo, un po’ come una mosca che all’inizio ti infastidisce, i ragazzi si abituano alle grida e non si accorgono che quell’urlare, in quel momento, potrebbe essere un modo per bloccarli, magari in un comportamento sbagliato o pericoloso.

Questi pseudo allenatori, spesso persone che non hanno raggiunto grandi obiettivi nella vita sportiva, cercano di rifarsi cercando di vincere in tutti i modi anche se a discapito di quei giovani giocatori che vengono a loro assegnati. Troppo spesso sentiamo di ragazzi che "abbandonano il gioco del calcio”, perché incontrano allenatori sbagliati i "fenomeni" o "urlatori seriali".

Questa domenica abbiamo assistito ad un incontro tra due squadre di calcio che partecipano ad un campionato élite u15 in Lombardia. L’allenatore di una di queste blasonate squadre era un “urlatore seriale” (il secondo in panchina idem, solo che senza la minima competenza, con interventi completamente errati, sia nei tempi che nelle modalità). Le urla si sentivano a distanza di 50mt, i ragazzi in campo correvano come pedine impazzite e lui urlava, non esisteva un gioco solo grandi lanci a rincorrere una palla per andare in gol. Tanto nervosismo 3 ammoniti ma forse sarebbero serviti più gialli e almeno il rosso al Mister urlatore per calmare le acque. Un  nervosismo generato dall’urlatore seriale che urlava anche contro l’arbitro, un ragazzo molto giovane alle prime esperienze che condizionato dall’urlatore seriale, non ne azzeccava più una.

Al termine della partita il mister urlatore seriale rimproverava urlando, il piccolo portiere che aveva preso un gol su punizione, a suo dire per grave colpa perché mal posizionato… (ndr, durante la partita dopo l’errore aveva già fatto alzare dalla panchina il secondo portiere per la sostituzione).

Ma cosa stiamo insegnando a questi giovani adolescenti che si accingono ad entrare nel circo della vita? Che se si è subito bravi come gli altri vogliono allora siamo accettati? Che non ci sono tempi di crescita diversi per ognuno? Che anche chi è meno portato o diverso non deve essere accettato e messo da parte? Che nello sport come nella vita poi, per farsi rispettare bisogna essere solo aggressivi? Lasciamo a voi le risposte a queste domande.

Il problema forse non sono i pericolosi urlatori (in alcuni casi anche poco competenti, fanno i Mister come hobby il lavoro della normalmente è un altro e poco centra con lo sport), ma chi ha la responsabilità in primis, le società di calcio e a seguire la Federazione Italiana Gioco Calcio. Le prime hanno l’obbligo di crescere i ragazzi in ambienti sani, non violenti, dove dovrebbe essere presente lo spirito dello sport, “agonismo leale”, divertimento e soprattutto “RISPETTO” per se e per gli altri. Valori simbolo che poi i giovani riporteranno a scuola, con gli amici, nella nostra futura società e in famiglia. Affidare i ragazzi a dei Mister Urlatori Seriali va contro a questi valori. La seconda che a onore del vero sta in tutti i modi cercando di risollevare il contesto sportivo, portandolo anche sul versante educativo, invece dovrebbe controllare cosa succede sui campi dilettantistici e punire, anche togliendo le licenze a chi preferisce vincere su tutto e su tutti, senza insegnare o seguire la corretta crescita sportiva dei giovani calciatori.  

Crediamo sia questo il motivo di un così forte decadimento del nostro calcio anche a livello professionistico. 

Per capire maggiormente cosa sta accadendo, abbiamo incontrato ed ascoltato ragazzi e genitori che hanno avuto la sfortuna di incontrare questa parte del calcio malato.

I “Fenomeni” invece vantano palmares e curriculum di prim’ordine sulla carta ma se le società avessero la capacità di andare oltre e seguire solo poche sedute di allenamento, capirebbero che tutto quell’inchiostro sulla carta, spesso nasconde l’incapacità nel gestire un gruppo, nel crescere i ragazzi nello sport e di aiutarli se in difficoltà.

Questi personaggi scelgono alcuni giocatori li mettono in campo, spiegano loro moduli, figure di attacco e difesa (imparati a memoria su qualche libro), dimenticandosi completamente di tutti gli altri, che diventano pedine invisibili da insultare se non svolgono bene il loro compito da maggiordomi, “prendi le pettorine, raccogli i conetti, vai a riempire le borracce…”

Nino (nome di fantasia) anni 14, ci ha raccontato la sua esperienza in una blasonata e storica “pro” della Lombardia (omettiamo volutamente la provincia per evitare di sparare sulla Croce Rossa). Arrivato in questa squadra, dopo due anni di insistenza, si è da subito trovato bene, un gruppo squadra positivo ed eterogeneo, alcuni già cresciuti sia fisicamente sia calcisticamente, altri ancora acerbi, ma con buone prospettive. Con molta probabilità questa serenità si doveva ad un Mister che curava molto l’aspetto  ”emozionale dei ragazzi nello sport”, non importava vincere subito, il progetto era arrivare con tutti a “giocare al calcio”, quando sarebbe servito farlo davvero. La prima impressione della famiglia fu davvero positiva, il ragazzo poteva crescere nello spirito della competizione sportiva e nelle corrette regole che lo sport insegna.

Seguì un anno particolare vista la pandemia da covid-19, pochi allenamenti e nessuna partita. Alla ripresa delle normali attività la squadra faticava a riprendere la giusta forma e seguirono le prime sconfitte. Finisce la stagione, Nino riceve la conferma con la firma del nuovo cartellino previo accordo con una vecchia società per il pagamento del premio preparazione, ecco che si incomincia ad aprire la porta del calcio malato. Purtroppo il Mister fu esonerato, non si capisce se per volontà della società o di un “papà facoltoso”, che aveva un amico allenatore più esperto, blasonato ed esperto, portato solo a vincere, da mettere sulla panchina libera.  

Nino viene lasciato nel limbo dei sospesi fino a fine Agosto quando la squadra riprende la preparazione, forse finalmente c’è un accordo con la sua vecchia squadra. Nino galvanizzato rientra anticipatamente dal mare pronto per un nuovo inizio. Purtroppo le cose non vanno come lui si aspettava, in campo c’è il nuovo Mister che chiameremo con un nome di fantasia “il fenomeno“. La famiglia di Nino ci racconta che a detta del "papà facoltoso", questo "fenomeno" vanta un curriculum importante, anni con il Milan, esperienza all’estero con squadre internazionali (ndr, uno così come può accettare di allenare una squadra di ragazzini 14enni?), è un Mister di categoria superiore, capisce il calcio e come si insegna, bene allora i ragazzi incominceranno a crescere.

Durante le prime sedute di allenamento si scoprono subito gli altarini, “il fenomeno” ha già selezionato 10 ragazzi che dovranno dare il via alla rinascita, dimenticandosi degli altri che diventano sagome da utilizzare negli schemi. Un insegnamento di grande teoria che nulla incontra con l’esperienza sul campo. Schemi, figure geometriche, disegni da applicare durante le partite e purtroppo insulti (talvolta pesanti), nei confronti di quei ragazzi che dovevano seguire in terza persona i suoi dettami e che alcune volte non capivano. Pessima situazione che non fa onore ne ai colori societari ne allo spirito del calcio.

Arriviamo alla fine di questa lunga e triste storia, la squadra fa la prima partita della stagione contro una dilettante (scuola calcio Milan), è una tragedia, perdono 4 a 2. Ovviamente i più penalizzati sono stati i ragazzi “sagoma” le seconde linee utilizzate come sparring partner durante gli allenamenti. Le smorfie del “fenomeno” si susseguono ogni volta che questi commettono un errore, quasi a volerli umiliare, aggredire psicologicamente per dimostrare che lui ha ragione e che le sue scelte sono giuste. Un povero uomo diremmo noi, anzi vista la situazione potremmo togliere anche “uomo”, perché non lo è…  Nino in crisi per la situazione, fa la sua peggiore partita dell’ultimo anno.

Negli spogliatoi succede il finimondo, porte sbattute, borracce scagliate a terra e insulti! e questa è una cosa davvero grave che una società dovrebbe punire nel modo più duro, chiedendo scusa per l’errore ai ragazzi. Vi elenchiamo solo per dovere d’informazione alcune frasi, “qualcuno dovrebbe smettere di giocare a calcio e non ti guardo neanche in faccia perché lo sai già” (questa è la frase più vile che un adulto possa dire ad un ragazzo appena adolescente), “se avessimo 4 come “cognome del ragazzo” noi saremmo come la Juve” (5 uomini sono metà squadra, questo vuol dire che quelli che hai non valgono niente).

Morale della favola Nino esce dallo spogliatoio convinto di essere scarso e non vuole più giocare allo sport che tanto amava e in cui tanto credeva, il calcio.

Ovviamente questi sono solo due esempi di quello che non dovrebbe essere. In questo settore vi sono anche molte società, che invece hanno come VISION principale la crescita dei ragazzi nel rispetto delle regole e dell'avversario che, terminata la partita, rimane un tuo coetaneo un tuo potenziale nuovo amico. Queste società e i loro Presidenti sono da promuovere, perché seguono il vero spirito dello sport, anche quando questo costa fatica e denaro.

Vi abbiamo solo raccontato queste due storie malate, perché crediamo sia dovere della Federazione prendere provvedimenti al fine di impedire che queste cose succedano, che vengano penalizzati i ragazzi, il gioco del calcio e soprattutto lo spirito dello sport! 

La nostra intenzione è quella di non fermarci in questa battaglia contro gli urlatori seriali e contro i fenomeni, non è possibile giocare sulla pelle dei ragazzi, ne parleremo ancora utilizzando nuove casse di risonanza, fino a quando non otterremo delle garanzie in merito.

Vi lasciamo con questa risposta di Pierino Fanna durante un'intervista in cui si parlava dei nuovi allenatori...

Il mestiere dell’allenatore negli anni è molto cambiato. Basta guardare come stanno in panchina oggi. Stanno in piedi e gridano tutta la partita. Mi stupisce ogni volta. Se uno prepara bene le partite, non ha senso poi sbracciarsi per 90 minuti. La partita dovrebbe essere il risultato di quello che si è provato in allenamento. "Per mia esperienza, meno l’allenatore parlava e gesticolava, meglio giocavamo. Bagnoli parlava pochissimo, perché sapevamo tutti già cosa fare”.

Buona partita a tutti.

Ultima modifica ilDomenica, 10 Ottobre 2021 12:12

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