updated 3:03 PM UTC, Jun 22, 2021

Quando potremo togliere la mascherina all'aperto? Cosa dicono gli esperti

Tra buon senso, rischi attuali e tempistiche, gli studiosi esprimono la propria posizione sulla necessità di continuare a indossare la protezione del viso che ci accompagna ormai da un anno e mezzo. Intanto all'estero accelerano


Boom di gente domenica mattina in centro Con la mascherina si riappropria  della città - Cronaca, Bergamo

Mascherine all'aperto, fino a quando? Al centro del dibattito di questi giorni, con l'arrivo dell'estate, anche l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, alla luce del calo di contagi e decessi e con l'avanzare in Italia della zona bianca. In Francia, ad esempio, se tutto procede secondo i piani, il 30 giugno verrà revocato l'obbligo. E anche il ministro della Sanità tedesco, Jens Spahn, ha aperto alla possibilità di un progressivo allentamento dell'obbligo di indossare la mascherina. Ma cosa pensano gli esperti e che tempi prevedono per il nostro Paese?

L'infettivologo Stefano Vella, docente di Salute globale all'università Cattolica di Roma ed ex presidente dell'Agenzia italiana del farmaco Aifa, è netto: "La mascherina all'aperto va portata e per il momento sono contrario a togliere l'obbligo". "La mascherina va portata sempre dietro - dice Vella all'Adnkronos Salute - Poi se si è soli, immagino al mare o in un bosco, è chiaro che si può togliere. Ma se eliminiamo troppo presto l'obbligo, c'è il rischio che nessuno la indossi più. Vedo già oggi molti che non la portano".

"Io l'obbligo di mascherina non lo rimuoverei - dice anche il virologo Francesco Menichetti, primario di malattie infettive dell'ospedale di Pisa, commentando lo stop francese all'obbligo di mascherine all'aperto dal 30 giugno - Non sarei favorevole alla rimozione, poi decideranno le autorità". Togliere la mascherina "è possibile all'aperto tra vaccinati, tra chi ha il certificato verde ed è distanziato - spiega l'esperto - Questo è accettabile e logico. Potrei toglierla una volta che sono all'aperto al mare, però - avverte Menichetti - toglierle come abitudine io aspetterei". "L'abitudine della mascherina è qualcosa a cui non rinuncerei. Per me - dice il virologo - il momento in cui uno potrebbe rimuoverla è quando si riaprono le scuole in presenza, a settembre-ottobre, il che vuol dire che hai vinto la battaglia. La spada - conclude - la deponi quando la battaglia è definitivamente conclusa, non quando sei ancora in tenzone".

"Credo che entro fine mese si possa ragionare sullo stop all'obbligo della mascherina all'aperto. Sono ottimista, soprattutto in quelle Regioni in zona bianca dove i casi sono davvero pochi" afferma invece Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). "C'è un miglioramento epidemiologico evidente - sottolinea all'Adnkronos Salute - e siamo in una fase in cui abbiamo un abbattimento della mortalità dei nuovi casi".

Sulle mascherine Fabrizio Pregliasco, docente all'Università Statale di Milano, dice di aspettare "ancora un attimo per una valutazione. Vediamo fine luglio come obiettivo per toglierle all'aperto".

Invita alla cautela Maria Rita Gismondo. La Francia, salvo contrordini, da fine giugno dirà addio alle mascherine all'aperto. E noi? "Fino a qualche giorno fa sarei stata assolutamente favorevole. Ma visto che la variante Delta" di Sars-CoV-2, nota anche come variante indiana, "è arrivata anche in Italia, ancora per fortuna con numeri contenuti, direi di proseguire con la misura della mascherina in modo da essere maggiormente protetti", afferma la direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano, che spiega: "Ancora non sappiamo quale sarà l'evoluzione della diffusione di questa variante" nella Penisola.

"Non trovo utile mettersi a discutere sul 'sì o no' alla mascherina. Sappiamo che ci ha aiutato tanto. E i dati ci dicono che funziona. Fino a quando siamo messi così, prima di mollarla bisogna pensarci. Certo non la mettiamo mentre mangiamo al ristorante o quando andiamo a fare il bagno, ma meglio avercela a portata di mano e usarla quando serve e con giudizio", afferma all'Adnkronos Salute è Massimo Galli, direttore di Malattie infettive all'ospedale Sacco di Milano. Purtroppo, sottolinea, "la questione della mascherina sta diventando un feticcio politico per 'captatio benevolentiae'. La mascherina è uno strumento, è un device. Molto consigliabile, in ogni caso, alle persone più fragili che devono affrontare situazioni in cui ci siano più persone", conclude Galli.

"A luglio, se si conferma bassa circolazione virale nelle prossime settimane, togliere la mascherina all'aperto non pone problemi. Ovviamente in persone che non hanno sintomi", dice all'Adnkronos Salute Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e assessore alla Sanità della Regione Puglia.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Covid, il virologo italiano negli Usa: "Origine naturale o da laboratorio entrambe plausibili"

Parla Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta, negli Stati Uniti. Secondo lui è un argomento "non solo alquanto spinoso dal punto di vista tecnico, ma anche prono ad essere contaminato da considerazioni di tipo politico" 


Un laboratorio de Londres paga £3.500 a voluntarios para infectarse de  coronavirus | El Ibérico

"Le due ipotesi, origine 'naturale' e virus 'di laboratorio'", per il coronavirus sono al momento "entrambe plausibili, e chiunque dica che una delle due è 'certa', oppure che è certamente sbagliata, fa un'affermazione non giustificata dalle attuali conoscenze". Lo precisa il virologo italiano Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, che in un lungo post su Facebook prova a fare chiarezza su un argomento che è "non solo alquanto spinoso dal punto di vista tecnico, ma anche prono ad essere contaminato da considerazioni di tipo politico".

"Per quanto mi riguarda - afferma l'esprto - io condivido parola per parola quanto scritto su 'Science' solo alcuni giorni fa da un gruppo di giganti della virologia, tra cui Pam Bjorkman, Ralph Baric, David Relman, Ruslan Medzhitov, Michael Worobey: 'Dobbiamo prendere sul serio sia l'ipotesi dell'origine naturale che quella dell'origine di laboratorio. Una indagine valida deve essere trasparente, oggettiva, basata sui dati, fatta da esperti di varie discipline, soggetta a revisione indipendente, e gestita in modo tale da limitare i conflitti di interesse. Agenzie di salute pubblica e laboratori di ricerca devono aprire i loro archivi al pubblico'".

Silvestri premette che spiegare gli elementi oggi a disposizione della scienza per sciogliere il dubbio sull'origine del patogeno pandemico "non è cosa facile, ma ci provo lo stesso, perché purtroppo su questo tema - sottolinea - c'è tanta confusione a causa di gente che parla e straparla senza capire niente di virologia".

"In particolare - scrive Silvestri su Fb - parlerò brevemente della 'misteriosa' sequenza di 12 nucleotidi presenti nel genoma di Sars-CoV-2 a cui ho accennato" in un'intervista televisiva andata in onda domenica 30 maggio durante la trasmissione 'Mezz'ora in più' su Rai3. "Mi riferisco al sito di clivaggio della furina (un enzima proteolitico) che è presente tra la subunità 1 (S1) e la subunità 2 (S2) della Spike (S) di Sars-CoV-2. Si tratta 4 residui amino-acidici, Prra (prolina-arginina-arginina-alanina), corrispondenti appunto a 12 nucleotidi (quindi 4 codoni, CCT-CGG-CGG-GCA), inseriti in una posizione strategica tra la serina 680 e l'arginina 681 della proteina Spike. Questo prendendo come referenza il virus del pipistrello Rhinolophus affinis RatG13, visto che si tratta del virus più vicino filogeneticamente a Sars-CoV-2".

"Secondo l'ipotesi dell'origine naturale' (il famoso salto di specie dal pipistrello all'uomo, con o senza un ospite intermedio) - dettaglia il virologo - questa sequenza di 12 nucleotidi potrebbe essersi inserita come risultato di una mutazione casuale (evento estremamente improbabile per una serie di motivi legati alla biologia della replicazione del Rna nei coronavirus che non posso approfondire in questa sede), oppure a seguito di un evento di ricombinazione che potrebbe essere avvenuto in un animale infettatosi contemporaneamente con due virus diversi (evento invece molto più probabile). Al contrario, secondo l'ipotesi del virus da laboratorio, la sequenza sarebbe stata inserita artificialmente come parte di un esperimento di manipolazione del genoma virale in vitro, fatto per studiare i meccanismi patogenetici dei coronavirus umani".

"Se ci si muove nell'ambito dell'ipotesi dell'origine naturale, la cosa curiosa che si nota a proposito del furin-cleavage site - evidenzia Silvestri - è che le 2 arginine (R-R) sono sintetizzate a partire da 2 codoni CGG-CGG che, come tali, non sono mai stati identificati (almeno per quanto io ne sappia al momento) in ogni altra coppia di arginine che facciano parte di un furin-cleavage site di altri coronavirus conosciuti con cui RaTG13 si sarebbe ricombinato per formare Sars-CoV-2. In altre parole, il virus che avrebbe fornito la sequenza nucleotidica specifica corrispondente al Prra non è al momento conosciuto. Da notare che è possibilissimo che un giorno questo virus venga identificato, perché di coronavirus in natura ce ne sono moltissimi, ma per ora questo virus non lo abbiamo scoperto".

"Se volete - prosegue lo scienziato - a questo punto sta ad ognuno di noi decidere, da buoni seguaci di Guglielmo di Occam, quale ipotesi sia più parsimoniosa. Quella dell'origine naturale postula la presenza di un virus in natura che abbia la sequenza di 12 nucleotidi del sito di clivaggio per la furina con i 2 codoni appaiati CGG-CGG, e richiede una spiegazione di come il virus sia partito dalla provincia di Yunnan, dove stanno i pipistrelli a migliaia di km da Wuhan, per far partire l'epidemia nel mercato del pesce di Huanan, che sta ad un tiro di schioppo dal Wuhan Institute of Virology (dove si studiano, appunto, i coronavirus umani). Tuttavia nemmeno l'ipotesi del virus da laboratorio è molto occamista, in quanto al momento non c'è assolutamente alcuna prova che dei ricercatori, a Wuhan o altrove, abbiano creato e inserito dentro RaTG13 la sequenza di 12 nucleotidi di cui sopra". Da qui la conclusione: al momento nessuna delle due ipotesi è certa, ma entrambe sono plausibili e vanno indagate.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Covid, ancora ombre cinesi: "Tre virologi malati a Wuhan nell'autunno 2019"

Un report, ritenuto attendibile, diffuso dal Wall Street Journal riapre la discussione sulle origini del coronavirus e sull'idea che sia uscito dal noto laboratorio


Tre virologi cinesi malati a Wuhan nell'autunno 2019. L'informazione diffusa dal Wall Street Journal riaccende i riflettori sul dibattito relativo all'origine del Coronavirus e riporta in primo piano la città cinese considerata l'epicentro della pandemia. "Tre ricercatori dell'Istituto di virologia di Wuhan si sono ammalati a novembre 2019 al punto da richiedere assistenza ospedaliera, secondo un report dell'intelligence degli Stati Uniti -in precedenza secretato- che potrebbe dare ulteriore voce alle richieste sempre più pressanti per un'inchiesta completa" sull'ipotesi "se il virus Covid-19 possa essere uscito dal laboratorio", si legge nell'articolo pubblicato in esclusiva dal quotidiano americano.

Il WSJ fa riferimento ad un documento che sarebbe stato redatto "negli ultimi giorni dell'amministrazione Trump". Secondo il report "diversi ricercatori del laboratorio, un centro per lo studio dei Coronavirus e altri patogeni, si sono ammalati nell'autunno 2019 'con sintomi coerenti sia con il Covid-19 che una comune infezione stagionale'". I dettagli relativi al "numero di ricercatori, il periodo di malattia e le visite" a cui si sono sottoposti "in ospedale arrivano alla vigilia di un meeting dell'Organizzazione mondiale della sanità, che dovrebbe discutere la prossima fase di un'indagine sulle origini del Covid-19".

Nell'articolo si sottolinea che, negli ambienti dell'intelligence, non c'è una posizione unanime relativa all'affidabilità del report. Una persona, in particolare, ha riferito che il documento sarebbe stato fornito da un partner internazionale: sarebbe "potenzialmente significativo -si legge sul giornale- ma sarebbero necessarie ulteriori verifiche e conferme supplementari". Per un altro soggetto interpellato, il documento è "solido". "L'informazione ottenuta da fonti diverse era di qualità eccelsa, molto precisa. Non diceva in maniera esatta di cosa si siano ammalati", in riferimento ai ricercatori.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Covid, Ilaria Capua: "E' plausibile che il virus sia nato in laboratorio". E sul vaccino: "Potrà essere anche spray o in cerotto"

La virologa parla in un'intervista al Corriere della Sera: "Di soldi per la ricerca non ce n’è mai abbastanza e prima che sia troppo tardi riflettiamoci bene perché questo momento di consapevolezza non ripasserà fino alla (ahimè) prossima pandemia"


Ilaria Capua: "Vi spiego perché il virus non sparirà con i vaccini" -  IlGiornale.it

Esiste “l’ipotesi che Sars-Cov-2 possa essere figlio di un virus generato in laboratorio” ed “è ritenuta plausibile al punto tale da dover mandare una squadra di esperti a verificare cosa è successo in quel laboratorio”. E' quanto afferma la virologa Ilaria Capua, in un'analisi sul Corriere della Sera.

“Se l’Oms, oltre un anno dopo il fatto, decide di spedire un gruppo di esperti in Cina per cercare di stabilire che cosa è successo - fa notare Capua - un motivo c’è”. “E il motivo che serpeggia nel fondo – spiega – è che è accettato e risaputo che in alcuni laboratori del mondo esista la tecnologia per alterare virus naturali più o meno innocui e trasformarli in stipiti virali potenzialmente pandemici”.

“Questi esperimenti detti Gof (Gain of fuction, acquisizione di funzioni) - prosegue la scienziata - mirano a far acquisire a virus naturali o di laboratorio alcune caratteristiche come la virulenza o la trasmissibilità per poi studiarne i meccanismi in sistemi di ricerca artificiali” tanto che di questi stessi esperimenti “si parlò molto nel 2012 quando alcuni gruppi di scienziati finanziati da enti pubblici trasformarono virus influenzali aviari H5N1 in una variante più contagiosa”. 

Secondo Capua si tratta di scegliere oggi cosa fare per la salute mondiale: “in futuro vogliamo investire sul potenziamento dei virus o dei vaccini?”.

Affrontare il rapporto rischio-beneficio di moltiplicare i laboratori che possono generare virus con potenziale patogeno rafforzato - si domanda - oppure spingersi nell’immaginare un mondo che grazie al Covid-19 avrà presto vaccini in formato cerotto, spray, chip che possono arrivare a destinazione anche senza un involucro gigantesco e refrigerante, che a oggi si è mostrato uno dei principali colli di bottiglia della logistica?".

"Si tratta solo di pensarci bene e scegliere - sottolinea Capua - perché questo dibattito plasmerà il futuro delle nostre società e proprio per questo motivo al tavolo ci devono stare tutti”. 

“Di soldi per la ricerca - conclude - non ce n’è mai abbastanza e prima che sia troppo tardi riflettiamoci bene perché questo momento di consapevolezza non ripasserà fino alla (ahimè) prossima pandemia”.

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Salute, Gismondo: "Un nuovo lockdown sarebbe un disastro psicologico, sociale ed economico"

Parla la direttrice del Laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano: "La variante inglese si diffonderà comunque, il virus non ha frontiere. Quindi le strategie devono essere almeno europee e devono sempre più tener conto, di fronte a una popolazione ormai stanca, delle reazioni che può avere la società"


"Un lockdown severo oggi, se certamente potrebbe apportare dei benefici in termini di prevenzione della circolazione delle nuove varianti" di Sars-CoV-2, "sarebbe un disastro dal punto di vista psicologico, sociale nonché economico". Invita a pensare anche alla "serenità psichica" degli italiani Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano, commentando all'Adnkronos Salute la proposta di Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, tornato a invocare una chiusura totale del Paese perché "la strategia di convivenza con il virus non funziona".

Come ho più volte detto - afferma la microbiologa - esiste una soluzione virologica ed esiste una strategia che prende in considerazione il benessere della persona. Benessere che non dipende solo dal successo nello sconfiggere il virus, cosa che certamente tutti auspichiamo, ma anche dalla capacità di trovare in questa battaglia una giusta misura" di restrizioni, "sopportabile dalla nostra psiche". Un nuovo lockdown nazionale non lo sarebbe, anzi si rivelerebbe devastante, teme Gismondo.

"Peraltro - avverte - la variante" inglese, "che adesso noi conosciamo solo in parte e che pare essere più contagiosa" rispetto alla 'versione' originale del nuovo coronavirus, "si diffonderà comunque. Il virus non ha frontiere", ripete la scienziata: "Le possiamo chiudere, il virus ci impiegherà un po' più di tempo a penetrarle, ma lo stesso arriverà. Quindi le strategie devono essere almeno europee - suggerisce Gismondo - e devono sempre più tener conto, di fronte a una popolazione ormai stanca, delle reazioni che può avere la società".

 

(Fonte: Adnkronos)

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Vaccino anti-Covid gli esperti concordi: "Funzionerà nonostante la variante inglese"

"Il vaccino sarà efficace", nonostante la variante Covid. E' questa l'opinione che prevale tra gli scienziati dopo le notizie sulla mutazione del coronavirus in Gran Bretagna. La questione è di stretta attualità, proprio perché molti paesi europei, tra cui l'Italia, in questi giorni si apprestano a somministrare le prime dosi


Dopo il vaccino contro Covid-19 resteremo infettivi? - Wired

Secondo Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), "è altamente improbabile" che la nuova variante di Sars-CoV-2 mostri "resistenza in termini di formazione di un'immunità" e quindi risulti 'invulnerabile' ai vaccini anti-Covid.

"Perché la variante inglese del coronavirus Sars-CoV-2 spaventa l'Europa? Vorrei capirlo anche io", dice Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell'ospedale San Raffaele di Milano e docente dell'università Vita-Salute, all'Adnkronos Salute. "C'è un allarmismo non giustificato dai dati. Un conto è rilevare una variante, un conto è dire ha caratteristiche biologiche diverse. Questo non lo possiamo affermare finché non mettiamo il virus su colture cellulari e vediamo che sfugge agli anticorpi. E al momento non c'è nessuna evidenza che ci possa far sospettare questo. Dunque al momento è un allarmismo ingiustificato", ribadisce Clementi.

Sulla stessa linea l'immunologa dell'università di Padova, Antonella Viola. "A costo di ripetermi vi dico: non c'è motivo di panico" per la circolazione della nuova variante inglese del coronavirus Sars-CoV-2. "Non sappiamo se questa variante sia davvero più pericolosa. Servono dati di laboratorio che non sono ancora stati prodotti", osserva Viola. "Solo così", attraverso nuovi studi, spiega su Facebook, "sapremo se" il nuovo mutante "è davvero - come sembra dai calcoli matematici - più contagioso; causa una malattia più severa; è riconosciuto dagli anticorpi generati contro l'altra Spike", ossia contro la versione originaria della proteina che il virus utilizza per attaccare le nostre cellule, "e quindi i vaccini restano efficaci".

Secondo Massimo Galli, infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano, la notizia dell'alta contagiosità del virus "non deve farci cadere nella depressione, anche perché ci sono buone probabilità che la profilassi in arrivo proteggerà anche contro il ceppo inglese". "Non sappiamo ancora se questa trasformazione sia davvero influente ai fini della efficacia dei vaccini scoperti finora, che, probabilmente, funzioneranno anche contro la variante britannica", sottolinea Galli.

Anche per Fabrizio Pregliasco, virologo dell'università Statale di Milano interpellato dall'Adnkronos Salute, "i vaccini anti-Covid ottenuti finora dovrebbero funzionare perché quella del mutante Gb è una piccola variante inserita nella proteina Spike" che il virus utilizza per attaccare le cellule bersaglio.

In America, intanto, gli scienziati del Walter Reed Army Institute of Research contano di appurare nei prossimi giorni se sia o meno fondato il timore di una non efficacia dei vaccini anti-Covid sulla nuova variante del virus. La premessa da cui i ricercatori partono è comunque che l'antidoto sia efficace anche contro la variante, stando a quanto riferito dal Dottor Nelson Michael, direttore del Center for Infectious Diseases Research del Walter Reed Army Institute of Research, citato dalla Cnn. La ricerca è iniziata giovedì, sulla base dei dati messi a disposizione online dai ricercatori britannici. Da un primo esame si valuterà il grado di timore che dobbiamo avere, ha spiegato Michael. "Altri team nel mondo stanno facendo le stesse analisi". In base ai primi risultati, se dovessere persistere una qualche preoccupazione, le ricerche andrebbero portate avanti a livello di laboratorio e con sperimentazioni.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Compensi dei virologi in tv, il Condacons vuole sapere quanto costa l'infinito talk show degli ospiti-esperti

L'associazione dei consumatori annuncia una istanza d'accesso a Rai, Mediaset e La7 per conoscere gli eventuali emolumenti percepiti da medici e studiosi che "spesso si contraddicono tra loro e che non sempre contribuiscono a chiarire i dubbi e le preoccupazioni dei cittadini in tema di Covid"


Massimo Galli/ "Farmacie faticano a reperire il vaccino antinfluenzale"

Il Codacons annuncia un'istanza di accesso agli atti a Rai, La7 e Mediaset perché "vuole sapere quanto costano virologi e medici che, oramai da mesi, imperversano sulle reti televisive italiane. Dallo scoppio dell’emergenza coronavirus ad oggi, alcuni virologi hanno visto impennare la propria popolarità e, con ogni probabilità, il proprio conto in banca, grazie ad ospitate continue nei programmi televisivi -spiega l’associazione- Walter Ricciardi, Massimo Galli, Ilaria Capua, Matteo Bassetti, Fabrizio Pregliasco, Alberto Zangrillo, Andrea Crisanti sono nomi oramai conosciuti da tutti gli italiani grazie alla loro onnipresenza in tv, per non parlare di Roberto Burioni, a cui la Rai ha addirittura regalato uno spazio fisso a 'Che tempo che fa'".

Meluzzi: "Sul coronavirus io credo a Zangrillo, non al trio Fazio-Burioni-Littizzetto"  - Secolo d'Italia
"Vogliamo capire però -prosegue l'associazione dei consumatori- se e quanto costino alle varie emittenti gli interventi di tali esperti, che spesso si contraddicono tra loro e che non sempre contribuiscono a chiarire i dubbi e le preoccupazioni dei cittadini in tema di Covid". Per tale motivo l’associazione annuncia una istanza d’accesso a Rai, Mediaset e La7, "per chiedere di avere accesso agli atti su tutti i compensi elargiti da febbraio ad oggi ai medici e virologi Walter Ricciardi, Massimo Galli, Ilaria Capua, Matteo Bassetti, Fabrizio Pregliasco, Alberto Zangrillo, Andrea Crisanti, Roberto Burioni".
Alberto Zangrillo ne ha le palle piene di COVID-19

Covid, Natale, zone colorate e parametri: il governo incontra le Regioni. Attesa per cittadini, imprese e commercianti

Oggi il confronto tra l'esecutivo e gli Enti locali. Il ministro Speranza: "Sacrifici duri ma necessari a piegare la curva". Il piemontese Cirio avverte: "No al Natale come l'estate". Fontana per la Lombardia: "Nostri numeri da zona arancione. Raggiunto il picco, presto la discesa". La sindaca di Torino, Chiara Appendino: "Per fine mese stop alla zona rossa"


Covid, il coprifuoco a Natale sarà deciso dopo il 3 dicembre in base ai  dati sui contagi | La Nuova Riviera

Proposte per la revisione sulla classificazione delle zone e misure variabili a seconda delle province, premiando quelle virtuose anche all'interno di regioni rosse o arancioni e chiudendo in anticipo quelle più a rischio. E c'è anche chi aumenta la stretta ora, per scongiurare le Feste in lockdown.

E' partita la mediazione tra l'Esecutivo e i governatori, che puntano ad un graduale allentamento delle misure in vista del Natale: una data a ridosso della quale potrebbe essere previsto un Dpcm ad hoc.

Anche se il coordinatore del Cts, Angelo Miozzo precisa che "un Natale tradizionale ce lo dobbiamo scordare". E' ormai certo che resteranno ancora chiusi i circoli e le strutture sportive, le palestre i cinema e i teatri mentre uno spiraglio ci potrebbe essere per i negozi e i ristoranti, che potranno tornare "in semilibertà" se rispetteranno le regole che già hanno. E non sarà - spiega Miozzo - un "liberi tutti". Sono ancora tanti i punti interrogativi in vista del vertice con i territori convocato dal ministro per le Autonomie Francesco Boccia nelle prossime ore, a cui parteciperanno anche l'Iss e il ministro della Salute. La linea del Governo resta quella dell'ascolto, ma senza alcuna intenzione di modificare il sistema di monitoraggio. Regioni che sono state interpellate anche dal Commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri, il quale ha inviato loro le richieste per il Piano vaccini: riguarderà prima gli ospedali e le Rsa, per un totale di circa 1,7 milioni di persone. Per le successive somministrazioni su larga scala, invece, il piano prevede l'utilizzo di drive-through.

Lo stesso premier, Giuseppe Conte, è tornato sui 21 indicatori che determinano la classificazione in zone rosse, arancioni o gialle, chiarendo: "il sistema per parametri ci consente interventi mirati e di introdurre misure restrittive che siano limitate nel tempo e ben dosate sull'effettivo livello di rischio dei territori". I criteri non dovrebbero dunque subire modificazioni, così come avevano chiesto gli stessi governatori in una Conferenza delle Regioni, chiedendo un incontro urgente con il Governo. Il confronto ci sarà ma è lo stesso Boccia a spiegare che "non bisogna politicizzare i parametri perché sarebbe un errore renderli discrezionali senza il conforto della comunità scientifica".

La mano tesa dell'Esecutivo potrebbe arrivare con un dialogo più aperto nella Cabina di regia per il monitoraggio dei dati che arrivano dai territori, a cui partecipano tutte le componenti, esperti compresi. "Se in quella sede - aggiunge Boccia - dovesse venir fuori una valutazione scientifica che può consentire a un parametro di essere ponderato meglio o in maniera diversa, chiaramente la Cabina di regia può dare un contributo". Con il countdown in vista delle feste natalizie, non si può escludere che il Dpcm in scadenza il 3 dicembre possa essere prolungato per qualche altra settimana. Poi, potrebbe avvicendarsi un nuovo decreto ad hoc a ridosso del Natale. Tra le ipotesi - per non mortificare i consumi - ci sarebbe la possibilità di tenere i negozi per lo shopping aperti anche di sera tardi, per spalmare le entrate dei clienti e favorire comunque il commercio. Nel frattempo sul tavolo, tra le iniziative lanciate dalle Regioni c'è l'accelerazione dei tempi sulla revisione dell'assegnazione delle zone, in particolare per la promozione verso quelle meno restrittive (attualmente la forbice di tempo minimo è due settimane) e l'allentamento delle misure in quelle province dei territori della 'red zone' che hanno però dati più confortanti. C'è anche chi va in senso opposto anticipando chiusure per non rischiare di restare tra i bocciati a Natale. Il presidente della Puglia, Michele Emiliano, ha inviato una lettera al ministro Speranza per chiedere "l'adozione di un provvedimento che inserisca esclusivamente i territori delle province di Foggia e di Bat nella cosiddetta "zona rossa", in quanto caratterizzati da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto".

Anche per il governatore lombardo, Attilio Fontana, "è meglio un po' di cautela all'inizio che dover poi rincorrere una ripartenza della corsa del virus. Meglio un po' di cautela iniziale e cercare di metterci in sicurezza. Anche perché dobbiamo fare il Natale e dobbiamo farlo con una certa libertà. Noi abbiamo già iniziato una fase di leggero ma significativo miglioramento. Il nostro Rt è sceso in maniera sostanziale, tanto che in base ai numeri noi rientreremmo oggi in una zona arancione". Avere un Natale "il più normale possibile" è anche l'obiettivo del presidente della Liguria, Giovanni Toti. Ma - avverte il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, "se immaginiamo di farlo come qualcuno ha vissuto le settimane dell'estate, a gennaio o febbraio ritorneremo in questa situazione e non possiamo permettercelo". 

 

(Fonte: Ansa)

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