Quanti giorni può sopravvivere il coronavirus sullo schermo di uno smartphone?

Lo studio condotto dalla Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO) indica che il virus può sopravvivere per 28 giorni sulle superfici di questo tipo


Uno studio dell'agenzia scientifica nazionale australiana ha dimostrato che il virus responsabile del Covid-19 può rimanere infettivo su superfici come gli schermi dei telefoni cellulari per 28 giorni.

Il coronavirus si diffonde principalmente tossendo, starnutendo o parlando, sebbene ci siano prove che possa essere diffuso anche da particelle sospese nell'aria o quando una persona tocca superfici infette.

Lo studio del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO) indica che il virus può sopravvivere per 28 giorni su superfici lisce come il vetro che si trova sugli schermi dei telefoni cellulari o su banconote di plastica e carta, se mantenute a 20 gradi Celsius e al buio.

I ricercatori hanno anche affermato che SARS-CoV-2 sopravvive meno tempo a temperature più elevate che a temperature più basse, poiché uno studio tecnico ha dimostrato che il virus, su alcune superfici cessa di essere contagioso dopo 24/48 ore se esposto a temperature di 40 gradi celsius. "Questi risultati dimostrano che SARS-CoV-2 può rimanere contagioso, per periodi di tempo significativamente più lunghi di quanto sia generalmente considerato possibile".

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Singapore lancia un sistema di verifica facciale che funziona da Carta d'identità elettronica

Il paese diventa il primo al mondo a incorporare questo strumento high-tech nel suo programma nazionale di identità digitale


In tempi incerti, Singapore vuole che non ci siano dubbi sul suo impegno per l'innovazione tecnologica. La città-stato asiatica ha lanciato un programma di verifica facciale integrato nella carta d'identità digitale, qualcosa di senza precedenti al mondo. Un'iniziativa applaudita e temuta in egual misura: mentre per i suoi promotori si tratta di un'anticipazione inequivocabile che verrà emulata da altri paesi, i critici la considerano uno strumento invasivo che può portare ad abusi da parte di un regime semi-autoritario.

Il sistema è stato incorporato nel documento di identità digitale nazionale, noto come SingPass ("Singapore Personal Access"), che dal 2003 consente a circa 3,3 milioni di cittadini di Singapore, poco più di metà della sua popolazione totale, di collegarsi a più di 400 servizi pubblici e privati. L'idea è che gli utenti possano optare per uno scanner facciale biometrico (SingPass Face Verification) per accedere a questi servizi tramite i loro telefoni cellulari e computer, ma anche da piccole telecamere, progettate per i residenti che non dispongono di uno smartphone.  Al momento, questa possibilità è in fase di sperimentazione negli stand allestiti dall'Agenzia delle Entrate dell'isola e dalla più grande banca di Singapore, la DBS.

L'obiettivo è rendere l'esperienza più facile e veloce; Invece di memorizzare e inserire una password, il test scansiona il viso della persona e lo confronta con il suo database. Il sistema utilizza la tecnologia di autenticazione cloud biometrica sviluppata per la Government of Singapore Technology Agency (GovTech) e dalla società britannica iProov. Secondo l'azienda, questa tecnica non solo conferma l'identità dell'utente, ma verifica anche che si tratti di una persona reale e non, ad esempio, una fotografia o una maschera.

"Questa è la prima volta che un sistema di verifica nel cloud viene utilizzato per un documento di identità nazionale", ha affermato Andrew Bud, CEO di iProov. Sebbene molte agenzie governative (come Healthcare nel Regno Unito o Home Security negli Stati Uniti) utilizzino sistemi di verifica facciale, solo Singapore ha osato incorporarli nella carta d'identità nazionale. Fino ad ora è una tecnologia utilizzata più frequentemente nei controlli aeroportuali, per sbloccare telefoni cellulari o accedere a conti bancari digitali.

La sua differenza fondamentale con i sistemi di riconoscimento facciale è che questi ultimi non richiedono il consenso della scansione, mentre i sistemi di verifica lo fanno e sono spesso utilizzati per scopi più surrettizi, come il tracciamento di possibili criminali in spazi con telecamere installate che fotografano indiscriminatamente. “Il riconoscimento facciale ha tutti i tipi di implicazioni sociali. Ma la verifica facciale è estremamente sicura e non vuole essere invasiva o ledere i diritti personali", difende Bud.

Una dichiarazione che non ha un consenso unanime. Mentre il governo di Singapore garantisce che il sistema di verifica scelto, sia progettato tenendo conto della "privacy di tutti gli utenti", le organizzazioni per i diritti digitali sono preoccupate per il suo potenziale come metodo di sorveglianza e per lo squilibrio che può creare tra lo stato e l'individuo. "Non c'è nulla di benigno in una forma di sorveglianza intrinsecamente invasiva e che si è ripetutamente dimostrata inefficace o addirittura discriminatoria nei confronti di persone di colore o donne", critica Ioannis Kouvakas, del gruppo Privacy International, in dichiarazioni alla Thomson Reuters Foundation.

Il paese, governato dal Popular Action Party (PAP) sin dalla sua indipendenza nel 1965, ha annunciato nel 2018 la sua intenzione di installare negli anni successivi telecamere con sistemi di riconoscimento facciale nei 110.000 lampioni dell'isola, allo scopo di agevolare le operazioni antiterrorismo. Esperti di sicurezza e organizzazioni per i diritti umani hanno quindi avvertito della possibilità che Singapore diventasse uno stato vigilante in pieno stile cinese, avvertendo in particolare del suo possibile utilizzo per limitare la libertà di espressione e di riunione. Libertà già molto limitate sull'isola, che consente solo manifestazioni con partecipazione limitata, in luoghi specifici e previa autorizzazione e che mantiene uno stretto controllo sulla stampa locale.

Finita la sperimentazione questa tecnologia sarà a disposizione di tutte le aziende private che ne facessero richiesta, purche sia conformi alle norme sulla privacy richieste dal governo, notifica e autorizzazione da parte dell'utente finale. 

Coronavirus, ecco TraceTogether, l'app "anticontagio" di Singapore: come funziona (VIDEO)

Si chiama TraceTogether ed è l'app che Singapore schiera per contenere la diffusione del coronavirus. "Se siete stati in contatto con un caso di Covid-19, a prescindere se conosciate la persona, TraceTogher permette di chiamarvi rapidamente. Essere contattati in tempi brevi permette di proteggere le persone che vi circondano, riducendo la diffusione del Covid-19", si legge sul sito allestito dal governo per favorire l'utilizzo dell'app. Il video esplicativo indica i passi da compiere: scaricare l'app e attivare il Bluetooth sul proprio smartphone. "Tutto qui", secondo le istruzioni. Come funziona l'app? "TraceTogether usa il Bluetooth per determinare quando uno smartphone è vicino ad un altro apparecchio sul quale sia stata installata l'applicazione. I due telefoni si scambiano ID anonimi, i dati vengono criptati e conservati esclusivamente sul vostro smartphone". Se un utente risulta positivo al Covid-19, a lui o a lei verrà chiesto di fornire i dati" registrati dall'app. Si tratta di "una lista di ID anonimi a cui il telefono" del soggetto contagiato "si è avvicinato. Tutto qui: nessuna geolocalizzazione, né vengono raccolti dati personali". "Gli ID anonimi aiuteranno i 'tracers' a rintracciare velocemente le persone ad alto rischio contagio, a fornire cure e a prevenire il rischio di diffusione del virus". Il tutto è scaricabile sia per sistemi Android (Google Play Store) che per iOS (Apple)

 

Curvi, doloranti e pure un po' rimbambiti: è la "sindrome da tablet". Ecco come la tecnologia può farci male

Una postura scorretta nell'utilizzo dei device, specie se eccessivo e prolungato, porta a disfunzioni psicofisiche. Ed ecco perché gli esperti consigliano di bere molta acqua quando passiamo tanto tempo davanti a uno schermo


Spalle curve e occhi fissi sullo schermo: lo chiamano 'collo da tablet', ed è uno degli effetti dell’utilizzo sempre più massiccio di smartphone e altri dispositivi tecnologici. Le ore passate con il collo e le spalle incurvate per leggere le schermate dei device fanno assumere una posizione innaturale al tratto cervicale della colonna, opposta a quella corretta che prevede spalle dritte e mento alto, provocando dolore. L'identikit del disturbo arriva da uno studio pubblicato qualche tempo fa su 'The Journal of Physical Therapy Science' dall’Università del Nevada, condotto su oltre 400 persone tra studenti, insegnanti ed ex studenti. Dalla ricerca emerge che a incappare più spesso in questo problema sono i giovani e le donne, che sembrerebbero più portate ad assumere posture scorrette.

Il 54% degli intervistati, inoltre, non rinuncia all'uso dei dispositivi neanche in presenza di dolore. "Le nostre articolazioni hanno un elevato contenuto di acqua, che contribuisce al loro corretto movimento - commenta Alessandro Zanasi, della Scuola di specializzazione in Malattie dell'apparato respiratorio dell'Università di Bologna, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e membro dell'International Stockholm Water Foundation - Per questo motivo è necessario assumere molta acqua, per mantenere un equilibrato livello di liquido sinoviale, responsabile della lubrificazione delle articolazioni. Non bisogna sottovalutare che il fatto di passare molte ore davanti a uno schermo, senza interruzioni e senza bere, può avere effetti negativi anche sulle capacità cognitive".

Basta infatti una condizione di moderata disidratazione, con una perdita di circa il 2% del peso corporeo, per andare incontro a segnali come mal di testa e stanchezza, a cui si possono associare riduzione della concentrazione, dell’attenzione e di esecuzione anche di compiti semplici.

 

(Fonte: Adnkronos)

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WhatsApp, non vuoi che leggano le tue chat? Ecco come si potrà nasconderle da occhi indiscreti (o gelosi....)

Colpevole o innocente che tu sia, che abbia qualche "scheletro nel telefono" o sia soltanto un tipo che tiene alla privacy e alla sicurezza, l'applicazione di messaggistica più famosa al mondo sta per venirti in aiuto. A breve infatti ci sarà un aggiornamento che integrerà la nuova funzione con la quale l'accesso all'app  sarà (se impostato dall'utente) tramite impronta digitale o riconoscimento facciale. Scopri tutto


WhatsApp sta per introdurre una nuova funzione per mettere le vostre chat a riparo dagli occhi indiscreti: non stiamo parlando della possibilità di proteggere le conversazioni private con una semplice password, cosa possibile scaricando applicazioni come Norton App Lock (Android) o iAppLock (iOS), bensì di una vera e propria impronta digitale per nascondere chat e limitare l’accesso all'applicazione. In questo modo sarà più facile difendersi da chi tenta di spiare le conversazioni WhatsApp.

Secondo delle affidabili indiscrezioni riportate da WABetaInfo, infatti, a breve ci sarà un aggiornamento di WhatsApp che integrerà la nuova funzione con la quale l’accesso all'applicazione sarà (se impostato dall'utente) tramite impronta digitale o tramite riconoscimento facciale.

Come spesso accade, però, i primi a poter beneficiare di questa novità saranno gli utenti iOS visto che l’aggiornamento inizialmente riguarderà i soli iPhone, con i sensori Touch ID e Face ID a proteggere le vostre chat da visite inappropriate. Per evitare malfunzionamenti, WhatsApp ha anche pensato a cosa fare qualora l’iPhone non riconosca viso e impronta: il alternativa, infatti, l’utente potrà utilizzare il codice del telefono così da sbloccare l’applicazione.

Non è chiaro se la limitazione all'accesso sarà estesa in automatico a tutta l’applicazione o anche alle singole conversazioni, offrendo molteplici opzioni di personalizzazione per nascondere o bloccare a utenti esterni le nostre conversazioni.

Tuttavia, non è chiaro se il blocco sarà per l’intera applicazione oppure se per le singole conversazioni: in quest’ultimo caso, infatti, sarebbe l’utente a decidere se e quali chat proteggere con il controllo facciale o dell’impronta digitale. Lo scopriremo tra qualche settimana quando - una volta conclusa la fase di test - la nuova funzione di WhatsApp arriverà su tutti i melafonini.

 

(Fonte: Adnkronos)

Android, a gennaio arriva l'aggiornamento di sicurezza che elimina le vulnerabilità

Aggiornamento di sicurezza di gennaio per Android. Google ha rilasciato le patch che risolvono svariate vulnerabilità nel sistema operativo. L'aggiornamento, suddiviso in due livelli progressivi, "risolve un totale di 27 vulnerabilità in diversi componenti di sistema, di cui due critiche e altre 25 di gravità elevata" fanno sapere gli esperti del CERT - Computer Emergency Response Team.

"Le più gravi di queste vulnerabilità potrebbero consentire l’esecuzione di codice da remoto con privilegi elevati sul dispositivo". Tra queste, vengono segnalate quelle legate al 'Framework' e al 'Kernel', come anche in alcuni componenti NVIDIA e Qualcomm. "Al momento - ricorda il CERT - non si ha notizia che queste vulnerabilità siano attivamente sfruttate in attacchi reali".

"Tutte le patch di sicurezza vengono rese disponibili da Google ai partner almeno un mese prima della pubblicazione" si legge ancora, ricordando che "gli utenti di dispositivi Android devono attendere il rilascio degli aggiornamenti da parte dei rispettivi produttori o operatori di telefonia mobile".

 

(Fonte: Adnkronos)

Android, occhio a queste 3 app: ti rovinano il telefono, cancellale! Parola di esperto

L'articolo di un sito specializzato mette in guardia sugli effetti negativi su performance e batteria di notissime applicazioni del sistema più completo per smartphone e tablet. Scopriamo quali


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Esistono app Android straordinariamente utili tra gli strumenti e le opzioni per personalizzare l’esperienza utente. Le prime 5 del 2019 sono inedite, utili ed interessanti ma ce ne sono alcune già famose che rischiano di fare parecchi danni. In particolare sono 3, tutte precedute dalla loro avidità in termini di consumo per risorse e batteria. Tutto rallenta a vista d’occhio se sono installate. Esaminiamole e vediamo le alternative migliori.

L’ecosistema Android è il più completo in assoluto. Consente di gestire smartphone, tablet, domotica e perfino automobili al semplice click di un dito sul display. Lo facciamo con le applicazioni. Tra le migliaia di proposte presenti sullo store ce ne sono alcune per cui si dovrebbero valutare gli effetti negativi su performance e batteria.

La prima di cui vi vogliamo parlare è Facebook. Esatto, lo storico social network che tutti noi usiamo per curiosare nei profili altrui (non negatelo). La sete di sapere costa caro. Banda dati, batteria e CPU/GPU vengono torchiati da un sistema sempre in linea. Anche quando non la usiamo l’app resta in ascolto in sottofondo. Proprio per questo siamo in grado di ottenere le notifiche in tempo reale. La RAM viene saturata dal processo. Per evitare che consumi tutte le risorse è meglio optare per la meno esigente versione Lite (appena 2MB) o meglio ancora per una shortcut rapida in Homepage. Lo possiamo fare con qualsiasi smartphone collegandoci alla pagina del nostro profilo e scegliendo “Crea collegamento in Home” dal menu Impostazioni di un qualsiasi web browser.

Snapchat funziona allo stesso modo e per questo è famosa per richiedere ingenti quantità di risorse dal nostro telefono. Se la disinstalliamo ci accorgiamo subito di un netto miglioramento di velocità e durata della batteria. Funziona in background ed è tra le app più avide in assoluto.

E veniamo alle dolenti note. Clean Master, eletta da molti come l’app spazzino Android per antonomasia. Promette di liberare RAM e memoria interna da file e processi inutili. Nonostante le promesse si scopre che è essa stessa a generare conflitti tra le app mandando in confusione il telefono. Problematica e inutile. Usiamo invece le suite già predisposte dal costruttore. Samsung, ad esempio, offre l’utility di pulizia 360 Security.Usate quella predisposta per il vostro smartphone.

 

(Fonte: tecnoandroid.it. Articolo di Domenico Pitasi)

Whatsapp col nuovo anno non girerà più su alcuni smartphone. Scopri se nel 2019 il tuo telefono sarà ancora compatibile con l'app messaggistica acquisita da Facebook

Come già accaduto un anno fa, con l'arrivo del nuovo anno alcuni telefoni cellulari non saranno più compatibili con Whatsapp. Da quando Facebook ha acquisito l'app di messaggistica gli aggiornamenti sono praticamente settimanali e in alcuni casi - si legge su 20minutos - possono riguardare la compatibilità con i sistemi operativi meno recenti. Niente più WhatsApp quindi per i dispositivi Android con versione 2.3.7 o precedente e per gli iPhone con sistema operativo iOS7 o precedenti. L'applicazione di messaggistica non funzionerà più neanche sul Nokia S40, su Windows Phone 8.0 e dispositivi che utilizzano il sistema operativo BlackBerry OS e BlackBerry 10. Se non si è al corrente della versione di sistema operativo presente sul proprio telefono, basta controllare per quanto riguarda Android su Impostazioni, Sistema, Informazioni su. Per quanto riguarda iOS invece occorre selezionare Impostazioni, Generali , Aggiornamento Software. Se la versione presente sul vostro cellulare è tra quelle elencate prima, potete provare ad aggiornarla, anche se è molto probabile che non sia possibile farlo.

(Fonte: Adnkronos)

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