updated 3:03 PM UTC, Jun 22, 2021

Quando potremo togliere la mascherina all'aperto? Cosa dicono gli esperti

Tra buon senso, rischi attuali e tempistiche, gli studiosi esprimono la propria posizione sulla necessità di continuare a indossare la protezione del viso che ci accompagna ormai da un anno e mezzo. Intanto all'estero accelerano


Boom di gente domenica mattina in centro Con la mascherina si riappropria  della città - Cronaca, Bergamo

Mascherine all'aperto, fino a quando? Al centro del dibattito di questi giorni, con l'arrivo dell'estate, anche l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, alla luce del calo di contagi e decessi e con l'avanzare in Italia della zona bianca. In Francia, ad esempio, se tutto procede secondo i piani, il 30 giugno verrà revocato l'obbligo. E anche il ministro della Sanità tedesco, Jens Spahn, ha aperto alla possibilità di un progressivo allentamento dell'obbligo di indossare la mascherina. Ma cosa pensano gli esperti e che tempi prevedono per il nostro Paese?

L'infettivologo Stefano Vella, docente di Salute globale all'università Cattolica di Roma ed ex presidente dell'Agenzia italiana del farmaco Aifa, è netto: "La mascherina all'aperto va portata e per il momento sono contrario a togliere l'obbligo". "La mascherina va portata sempre dietro - dice Vella all'Adnkronos Salute - Poi se si è soli, immagino al mare o in un bosco, è chiaro che si può togliere. Ma se eliminiamo troppo presto l'obbligo, c'è il rischio che nessuno la indossi più. Vedo già oggi molti che non la portano".

"Io l'obbligo di mascherina non lo rimuoverei - dice anche il virologo Francesco Menichetti, primario di malattie infettive dell'ospedale di Pisa, commentando lo stop francese all'obbligo di mascherine all'aperto dal 30 giugno - Non sarei favorevole alla rimozione, poi decideranno le autorità". Togliere la mascherina "è possibile all'aperto tra vaccinati, tra chi ha il certificato verde ed è distanziato - spiega l'esperto - Questo è accettabile e logico. Potrei toglierla una volta che sono all'aperto al mare, però - avverte Menichetti - toglierle come abitudine io aspetterei". "L'abitudine della mascherina è qualcosa a cui non rinuncerei. Per me - dice il virologo - il momento in cui uno potrebbe rimuoverla è quando si riaprono le scuole in presenza, a settembre-ottobre, il che vuol dire che hai vinto la battaglia. La spada - conclude - la deponi quando la battaglia è definitivamente conclusa, non quando sei ancora in tenzone".

"Credo che entro fine mese si possa ragionare sullo stop all'obbligo della mascherina all'aperto. Sono ottimista, soprattutto in quelle Regioni in zona bianca dove i casi sono davvero pochi" afferma invece Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). "C'è un miglioramento epidemiologico evidente - sottolinea all'Adnkronos Salute - e siamo in una fase in cui abbiamo un abbattimento della mortalità dei nuovi casi".

Sulle mascherine Fabrizio Pregliasco, docente all'Università Statale di Milano, dice di aspettare "ancora un attimo per una valutazione. Vediamo fine luglio come obiettivo per toglierle all'aperto".

Invita alla cautela Maria Rita Gismondo. La Francia, salvo contrordini, da fine giugno dirà addio alle mascherine all'aperto. E noi? "Fino a qualche giorno fa sarei stata assolutamente favorevole. Ma visto che la variante Delta" di Sars-CoV-2, nota anche come variante indiana, "è arrivata anche in Italia, ancora per fortuna con numeri contenuti, direi di proseguire con la misura della mascherina in modo da essere maggiormente protetti", afferma la direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano, che spiega: "Ancora non sappiamo quale sarà l'evoluzione della diffusione di questa variante" nella Penisola.

"Non trovo utile mettersi a discutere sul 'sì o no' alla mascherina. Sappiamo che ci ha aiutato tanto. E i dati ci dicono che funziona. Fino a quando siamo messi così, prima di mollarla bisogna pensarci. Certo non la mettiamo mentre mangiamo al ristorante o quando andiamo a fare il bagno, ma meglio avercela a portata di mano e usarla quando serve e con giudizio", afferma all'Adnkronos Salute è Massimo Galli, direttore di Malattie infettive all'ospedale Sacco di Milano. Purtroppo, sottolinea, "la questione della mascherina sta diventando un feticcio politico per 'captatio benevolentiae'. La mascherina è uno strumento, è un device. Molto consigliabile, in ogni caso, alle persone più fragili che devono affrontare situazioni in cui ci siano più persone", conclude Galli.

"A luglio, se si conferma bassa circolazione virale nelle prossime settimane, togliere la mascherina all'aperto non pone problemi. Ovviamente in persone che non hanno sintomi", dice all'Adnkronos Salute Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e assessore alla Sanità della Regione Puglia.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Covid, il virologo italiano negli Usa: "Origine naturale o da laboratorio entrambe plausibili"

Parla Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta, negli Stati Uniti. Secondo lui è un argomento "non solo alquanto spinoso dal punto di vista tecnico, ma anche prono ad essere contaminato da considerazioni di tipo politico" 


Un laboratorio de Londres paga £3.500 a voluntarios para infectarse de  coronavirus | El Ibérico

"Le due ipotesi, origine 'naturale' e virus 'di laboratorio'", per il coronavirus sono al momento "entrambe plausibili, e chiunque dica che una delle due è 'certa', oppure che è certamente sbagliata, fa un'affermazione non giustificata dalle attuali conoscenze". Lo precisa il virologo italiano Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, che in un lungo post su Facebook prova a fare chiarezza su un argomento che è "non solo alquanto spinoso dal punto di vista tecnico, ma anche prono ad essere contaminato da considerazioni di tipo politico".

"Per quanto mi riguarda - afferma l'esprto - io condivido parola per parola quanto scritto su 'Science' solo alcuni giorni fa da un gruppo di giganti della virologia, tra cui Pam Bjorkman, Ralph Baric, David Relman, Ruslan Medzhitov, Michael Worobey: 'Dobbiamo prendere sul serio sia l'ipotesi dell'origine naturale che quella dell'origine di laboratorio. Una indagine valida deve essere trasparente, oggettiva, basata sui dati, fatta da esperti di varie discipline, soggetta a revisione indipendente, e gestita in modo tale da limitare i conflitti di interesse. Agenzie di salute pubblica e laboratori di ricerca devono aprire i loro archivi al pubblico'".

Silvestri premette che spiegare gli elementi oggi a disposizione della scienza per sciogliere il dubbio sull'origine del patogeno pandemico "non è cosa facile, ma ci provo lo stesso, perché purtroppo su questo tema - sottolinea - c'è tanta confusione a causa di gente che parla e straparla senza capire niente di virologia".

"In particolare - scrive Silvestri su Fb - parlerò brevemente della 'misteriosa' sequenza di 12 nucleotidi presenti nel genoma di Sars-CoV-2 a cui ho accennato" in un'intervista televisiva andata in onda domenica 30 maggio durante la trasmissione 'Mezz'ora in più' su Rai3. "Mi riferisco al sito di clivaggio della furina (un enzima proteolitico) che è presente tra la subunità 1 (S1) e la subunità 2 (S2) della Spike (S) di Sars-CoV-2. Si tratta 4 residui amino-acidici, Prra (prolina-arginina-arginina-alanina), corrispondenti appunto a 12 nucleotidi (quindi 4 codoni, CCT-CGG-CGG-GCA), inseriti in una posizione strategica tra la serina 680 e l'arginina 681 della proteina Spike. Questo prendendo come referenza il virus del pipistrello Rhinolophus affinis RatG13, visto che si tratta del virus più vicino filogeneticamente a Sars-CoV-2".

"Secondo l'ipotesi dell'origine naturale' (il famoso salto di specie dal pipistrello all'uomo, con o senza un ospite intermedio) - dettaglia il virologo - questa sequenza di 12 nucleotidi potrebbe essersi inserita come risultato di una mutazione casuale (evento estremamente improbabile per una serie di motivi legati alla biologia della replicazione del Rna nei coronavirus che non posso approfondire in questa sede), oppure a seguito di un evento di ricombinazione che potrebbe essere avvenuto in un animale infettatosi contemporaneamente con due virus diversi (evento invece molto più probabile). Al contrario, secondo l'ipotesi del virus da laboratorio, la sequenza sarebbe stata inserita artificialmente come parte di un esperimento di manipolazione del genoma virale in vitro, fatto per studiare i meccanismi patogenetici dei coronavirus umani".

"Se ci si muove nell'ambito dell'ipotesi dell'origine naturale, la cosa curiosa che si nota a proposito del furin-cleavage site - evidenzia Silvestri - è che le 2 arginine (R-R) sono sintetizzate a partire da 2 codoni CGG-CGG che, come tali, non sono mai stati identificati (almeno per quanto io ne sappia al momento) in ogni altra coppia di arginine che facciano parte di un furin-cleavage site di altri coronavirus conosciuti con cui RaTG13 si sarebbe ricombinato per formare Sars-CoV-2. In altre parole, il virus che avrebbe fornito la sequenza nucleotidica specifica corrispondente al Prra non è al momento conosciuto. Da notare che è possibilissimo che un giorno questo virus venga identificato, perché di coronavirus in natura ce ne sono moltissimi, ma per ora questo virus non lo abbiamo scoperto".

"Se volete - prosegue lo scienziato - a questo punto sta ad ognuno di noi decidere, da buoni seguaci di Guglielmo di Occam, quale ipotesi sia più parsimoniosa. Quella dell'origine naturale postula la presenza di un virus in natura che abbia la sequenza di 12 nucleotidi del sito di clivaggio per la furina con i 2 codoni appaiati CGG-CGG, e richiede una spiegazione di come il virus sia partito dalla provincia di Yunnan, dove stanno i pipistrelli a migliaia di km da Wuhan, per far partire l'epidemia nel mercato del pesce di Huanan, che sta ad un tiro di schioppo dal Wuhan Institute of Virology (dove si studiano, appunto, i coronavirus umani). Tuttavia nemmeno l'ipotesi del virus da laboratorio è molto occamista, in quanto al momento non c'è assolutamente alcuna prova che dei ricercatori, a Wuhan o altrove, abbiano creato e inserito dentro RaTG13 la sequenza di 12 nucleotidi di cui sopra". Da qui la conclusione: al momento nessuna delle due ipotesi è certa, ma entrambe sono plausibili e vanno indagate.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Il Covid? Tra dieci anni sarà un normale raffreddore: parola degli scienziati americani

Il futuro del maledetto coronavirus delineato da un gruppo di studiosi Usa che hanno realizzato un modello matematico: il virus SARS-CoV-2 da pandemico diventerà endemico, riducendo progressivamente la sua aggressività fino a renderlo molto simile ad un comune malanno passeggero


Influenza & Co.: il raffreddore ha le ore contate - Starbene

Non solo la campagna vaccinale che sta progredendo di settimana in settimana garantendo protezione a milioni ci cittadini. Dalle continue ricerche sulla diffusione del Covid-19 arrivano ulteriori buone notizie. Numerosi esperti, infatti, ritengono che il coronavirus SARS-CoV-2 da pandemico (cioè diffuso globalmente) diventerà endemico (e quindi diffuso solo a livello locale), di conseguenza riducendo progressivamente la sua aggressività fino a renderlo molto simile ad un comune raffreddore entro i prossimi dieci anni.

Come riportato dal Corriere della Sera, questo (positivo) scenario è stato descritto da due differenti gruppi di scienziati: quelli dell'Università Columbia di New York (autori dell'articolo "Will SARS-CoV-2 become endemic?") e i colleghi dei Dipartimenti di Biologia delle università Emory e Statale della Pennsylvania (che hanno pubblicato lo studio "Immunological characteristics govern the transition of COVID-19 to endemicity”). Grazie alle diverse simulazioni effettuate, il destino del coronavirus SARS-CoV-2 sembra essere esattamente lo stesso di altri coronavirus umani circolanti, responsabili appunto del semplice raffreddore.

 

(Fonte: tgcom24)

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Vaccino Johnson&Johnson sospeso negli Usa. Rinviata la spedizione in Europa. Cosa cambia per noi

Lo stop in America dopo dopo 6 casi di trombosi in donne tra 18 e 48 anni su circa 6,8 milioni di dosi. Attese le valutazioni dell'Agenzia italiana del farmaco. Speranza prende tempo


Corona-Impfstoff aus den USA: Johnson & Johnson hat Lieferprobleme

Vaccino Johnson & Johnson sospeso negli Stati Uniti per casi di trombosi. L'Italia ha accolto le prime 184mila dosi del farmaco monodose, che dovrebbe garantire l'accelerazione della campagna di vaccinazione. Ora, il semaforo rosso scattato in America dopo 6 casi di trombosi su circa 6,8 milioni di dosi rischia di avere conseguenze anche da questo lato dell'Oceano Atlantico.

SPERANZA

Con il vaccino AstraZeneca raccomandato per gli over 60, l'Italia conta sul vaccino Johnson & Johnson per avvicinarsi e arrivare all'obiettivo di mezzo milione di dosi al giorno. Ora, fatalmente, i piani rischiano di cambiare. "Abbiamo fatto una riunione con i nostri scienziati e chiaramente con l'Agenzia italiana del farmaco, siamo in collegamento con l’agenzia europea Ema e e valuteremo nei prossimi giorni, appena Ema e gli americani ci daranno notizie più definitive, quale sarà la strada migliore. Ma penso che anche questo vaccino dovrà essere utilizzato perché è un vaccino importante", ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, nel suo intervento a Porta Porta. Il ministro della Salute ha quindi ribadito come "la scelta statunitense è una scelta precauzionale" e la "scelta di Johnson & Johnson di non immettere immediatamente in commercio il vaccino in Europa è anch'essa una scelta di natura precauzionale. Il nostro auspicio - ha sostenuto Speranza - è di poter al più presto sciogliere questi nodi e usare anche questo vaccino che sarebbe il quarto, e che a noi serve particolarmente".

AIFA

"Valuteremo se dare il vaccino" di Johnson & Johnson "contro Covid-19 agli over 60, e lo faremo non appena si potrà riprendere la campagna vaccinale" con questo vaccino, "nel giro di 2-3 giorni, forse anche meno. Se poi si potrà aprire alla somministrazione dal medico di famiglia, in farmacia o nei punti di libero accesso che aumenteranno, lo vedremo", ha detto a 'Porta a Porta' il direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco, Nicola Magrini, ipotizzando una soluzione 'stile AstraZeneca'.

"Guardiamo a quello che decideranno gli organismi americani - spiega - dopo la segnalazione di sei casi su 7 milioni vaccinati, un rischio di 1 per milione, rarissimo. Anche in questo caso si tratta di donne giovani, tra 18 e 48 anni, potrebbe essere un meccanismo simile a quello del vaccino AstraZeneca". Basta un caso per milione per bloccare un farmaco? "No - risponde Magrini - sono fiducioso che individuando le categorie a maggior rischio di ammalarsi di Covid grave, i benefici" della vaccinazione "sono assolutamente non confrontabili con questi rischi molto rari".

STATI UNITI

Le autorità federali sanitarie americane hanno raccomandato una "pausa precauzionale" dell'uso del vaccino dopo che si sono registrati 6 casi di coaguli nel sangue a due settimane dal vaccino. Si tratta in tutti i casi di donne tra i 18 ed i 48 anni. Una donna è morta ed un'altra è ricoverata in gravi condizioni in Nebraska. "I Centers for Disease Control e la Food and Drug Administration stanno esaminando i dati relativi 6 casi di rare trombosi che hanno riguardato donne di età compresa tra 18 e 48 anni. I sintomi sono emersi tra 6 e 13 giorni dopo la somministrazione del vaccino", ha detto Peter Marks, direttore del Center for Biologics Evaluation and Research della Fda. "Questa è una raccomandazione, non è un’imposizione. Se un ente che somministra il vaccino ha un colloquio con un paziente e determina che il rapporto rischio-beneficio è appropriato, non impediremo all’ente di somministrare il vaccino. Stiamo raccomandando una pausa per un eccesso di precauzione, ma su base individuale i provider e i pazienti possono decidere".

UNIONE EUROPEA

Abbiamo preso la decisione di ritardare la distribuzione del nostro vaccino Covid 19 in Europa", la scelta "proattiva" annunciata dal gruppo farmaceutico Usa. Sono 170 milioni le dosi del vaccino attese nell'Unione europea entro la fine di settembre, secondo quanto annunciato nei giorni scorsi dal commissari Ue all'Industria, Thierry Breton. Con la sospensione delle consegne decisa dall'azienda Usa, non è chiaro al momento come questo impatterà sulla campagna vaccinale in Europa. Secondo le previsioni, l'azienda avrebbe dovuto consegnare almeno 50 milioni di dosi all'Europa entro la fine di giugno, e altre 120 milioni di dosi tra luglio e settembre. Queste consegne fanno parte del contratto da 200 milioni di dosi stipulato tra l'azienda Usa e la Commissione europea ad ottobre dello scorso anno. In base all'accordo, gli stati membri potranno acquistare ulteriori 200 milioni di dosi del vaccino J&J.

EMA

L'agenzia europea del farmaco Ema sta "indagando sui casi" di trombosi rare segnalate dopo la vaccinazione anti-Covid "per decidere se sia necessaria un'azione" dal punto di vista "regolatorio". E' quanto ha dichiarato l'agenzia Ue in uno statement rimbalzato sulla stampa internazionale, dopo la decisione Usa di mettere in pausa le somministrazioni del vaccino anti-Covid Johnson & Johnson. L'Ema ha avviato la revisione sui segnali di sicurezza riguardanti questo prodotto scudo, come annunciato nei giorni scorsi facendo il punto su quanto emerso dalla riunione del Comitato di farmacovigilanza Prac dell'Agenzia, e ha precisato che al momento "non è chiaro se c'è un link causale fra il vaccino e i coaguli" osservati.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Covid, un microchip sottopelle per rilevare il virus prima dei sintomi. L'invenzione rivoluzionaria del Pentagono

Capolavoro innovativo della Defence Advanced Research Project Agency (DARPA), agenzia della Difesa Usa. Ma c'è di più: il team ha anche sperimentato un filtro che, se posizionato su una macchina per dialisi, è in grado di rimuovere il virus dal sangue


Pentágono: EUA sabiam e temiam pandemia de coronavírus desde 2017 - TecMundo

Un microchip che una volta inserito sotto la pelle è in grado di rivelare se il paziente svilupperà i sintomi del Covid-19. L'invenzione, ideata dagli scienziati del Pentagono, è stato svelata domenica sera a '60 Minutes' sulla Cbs. Il colonnello in pensione Matt Hepburn, ex medico militare specializzato in malattie infettive che ha guidato la risposta del Defence Advanced Research Project Agency (DARPA) alla pandemia, ha mostrato la tecnologia nel corso del programma. "È un sensore che si mette sotto la pelle e che ci dice quali sono le reazioni chimiche in corso. Funziona come una spia di controllo di un motore e quel segnale significa che domani avrai i sintomi", ha spiegato Hepburn.

L’ispirazione per il microchip deriva dalla lotta per bloccare la diffusione del coronavirus a bordo della USS Theodore Roosevelt, dove 1.271 membri dell’equipaggio sono risultati positivi. "Se i marinai avessero saputo della loro positività si sarebbero sottoposti ad esami sul posto con un prelievo di sangue", ha sottolineando, spiegando che con questa tecnologia "possiamo avere informazioni sulla positività in 3-5 minuti, fermando l’infezione sul nascere”.

Ma c’è di più. Oltre al microchip rilevatore del coronavirus, Hepburn ha detto che il suo team ha anche sperimentato un filtro che, se posizionato su una macchina per dialisi, è in grado di rimuovere il virus dal sangue. “Si fa passare il sangue attraverso il filtro e questo elimina il virus", ha spiegato. Il filtro è stato utilizzato per curare la moglie di un militare positiva al Covid, ricoverata in terapia intensiva con insufficienza d’organo e shock settico. Dopo pochi giorni la donna si è ripresa completamente. Per questo il trattamento è stato ora approvato dalla FDA per l'uso di emergenza ed è stato utilizzato per curare quasi 300 pazienti.

 
(Fonte: Adnkronos)
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Covid, si può essere immuni per natura? Gli scienziati studiano i casi

Le ipotesi degli studiosi sui casi delle persone che non si infettano anche se a contatto ravvicinato e duraturo con un positivo. E l'infettivologo Luzzati spiega: "L'immunità non è data solo dagli anticorpi, esiste anche l'immunità cosiddetta cellulare"


Studio: l'immunità di gregge Covid-19 non esiste - ExpoitalyOnline

Il marito è positivo al coronavirus, la moglie però non si contagia nonostante vivano sotto lo stesso tetto e per giorni la donna si sia presa cura di lui. Di casi come quelli riportati dal Messaggero - che ha per protagonisti Alessandro e Valeria, una coppia di ternani residenti a Milano - ne sono stati segnalati svariati in tutto il mondo, tanto da spingere oltre 250 laboratori in tutto il mondo, coordinati dalla Rockfeller University di New York ad indagare.

"Quando c'è una pandemia i fattori in gioco sono il patogeno, l'ospite e l'ambiente, ossia il contesto in cui si sviluppa l'infezione - spiega al quotidiano romano Giuseppe Novelli, genetista del policlinico Tor Vergata di Roma e presidente della Fondazione Giovanni Lorenzini di Milano - Noi ci siamo concentrati sulla seconda. Studiamo il dna delle persone, facciamo correlazione statistica in base all'età e al sesso".

"Ci siamo prima concentrati sui malati gravi - spiega ancora Novelli - e abbiamo scoperto che esiste un 10-12% di casi che hanno una caratteristica genetica particolare, non riescono cioè a produrre interferone che è la prima molecola di difesa". Partendo da queste evidenze lo studio si è spostato anche sulle altre differenze genetiche dei soggetti resistenti al virus, quelli che non si ammalano né si infettano per natura.

"L'immunità non è data solo dagli anticorpi - spiega al Messaggero Roberto Luzzati, professore di malattie infettive dell'Università di Trieste - esiste anche l'immunità cosiddetta cellulare". In questo caso è indispensabile studiare i linfociti. "Noi abbiamo la cosiddetta immunità cellulo-mediata nella quale - continua Luzzati - entra in gioco il sistema immunitario cellulare che poi è quello che mantiene la memoria nel tempo, molto più a lungo degli anticorpi che possono anche scomparire".

 

 

(Fonte: tgcom24)

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Vaccino anti-Covid gli esperti concordi: "Funzionerà nonostante la variante inglese"

"Il vaccino sarà efficace", nonostante la variante Covid. E' questa l'opinione che prevale tra gli scienziati dopo le notizie sulla mutazione del coronavirus in Gran Bretagna. La questione è di stretta attualità, proprio perché molti paesi europei, tra cui l'Italia, in questi giorni si apprestano a somministrare le prime dosi


Dopo il vaccino contro Covid-19 resteremo infettivi? - Wired

Secondo Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), "è altamente improbabile" che la nuova variante di Sars-CoV-2 mostri "resistenza in termini di formazione di un'immunità" e quindi risulti 'invulnerabile' ai vaccini anti-Covid.

"Perché la variante inglese del coronavirus Sars-CoV-2 spaventa l'Europa? Vorrei capirlo anche io", dice Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell'ospedale San Raffaele di Milano e docente dell'università Vita-Salute, all'Adnkronos Salute. "C'è un allarmismo non giustificato dai dati. Un conto è rilevare una variante, un conto è dire ha caratteristiche biologiche diverse. Questo non lo possiamo affermare finché non mettiamo il virus su colture cellulari e vediamo che sfugge agli anticorpi. E al momento non c'è nessuna evidenza che ci possa far sospettare questo. Dunque al momento è un allarmismo ingiustificato", ribadisce Clementi.

Sulla stessa linea l'immunologa dell'università di Padova, Antonella Viola. "A costo di ripetermi vi dico: non c'è motivo di panico" per la circolazione della nuova variante inglese del coronavirus Sars-CoV-2. "Non sappiamo se questa variante sia davvero più pericolosa. Servono dati di laboratorio che non sono ancora stati prodotti", osserva Viola. "Solo così", attraverso nuovi studi, spiega su Facebook, "sapremo se" il nuovo mutante "è davvero - come sembra dai calcoli matematici - più contagioso; causa una malattia più severa; è riconosciuto dagli anticorpi generati contro l'altra Spike", ossia contro la versione originaria della proteina che il virus utilizza per attaccare le nostre cellule, "e quindi i vaccini restano efficaci".

Secondo Massimo Galli, infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano, la notizia dell'alta contagiosità del virus "non deve farci cadere nella depressione, anche perché ci sono buone probabilità che la profilassi in arrivo proteggerà anche contro il ceppo inglese". "Non sappiamo ancora se questa trasformazione sia davvero influente ai fini della efficacia dei vaccini scoperti finora, che, probabilmente, funzioneranno anche contro la variante britannica", sottolinea Galli.

Anche per Fabrizio Pregliasco, virologo dell'università Statale di Milano interpellato dall'Adnkronos Salute, "i vaccini anti-Covid ottenuti finora dovrebbero funzionare perché quella del mutante Gb è una piccola variante inserita nella proteina Spike" che il virus utilizza per attaccare le cellule bersaglio.

In America, intanto, gli scienziati del Walter Reed Army Institute of Research contano di appurare nei prossimi giorni se sia o meno fondato il timore di una non efficacia dei vaccini anti-Covid sulla nuova variante del virus. La premessa da cui i ricercatori partono è comunque che l'antidoto sia efficace anche contro la variante, stando a quanto riferito dal Dottor Nelson Michael, direttore del Center for Infectious Diseases Research del Walter Reed Army Institute of Research, citato dalla Cnn. La ricerca è iniziata giovedì, sulla base dei dati messi a disposizione online dai ricercatori britannici. Da un primo esame si valuterà il grado di timore che dobbiamo avere, ha spiegato Michael. "Altri team nel mondo stanno facendo le stesse analisi". In base ai primi risultati, se dovessere persistere una qualche preoccupazione, le ricerche andrebbero portate avanti a livello di laboratorio e con sperimentazioni.

 

(Fonte: Adnkronos)

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L'Istituto Superiore di Sanità esorta gli italiani a "restare a casa perché la situazione è gravissima" Il prof. Bassetti replica sui social

Gli scienziati scrivono a Mattarella per "adottare drastiche soluzioni" al fine di evitare che il virus provochi centinaia di morti al giorno. Intanto oggi è nuovo record di contagi: 19.143 nelle ultime 24 ore, contro i 16.078 di giovedì


Drammatica l'analisi fatta nelle scorse ore dal prestigioso Istituto Superiore di Sanità (ISS): la pandemia in Italia "si sta aggravando rapidamente", con "segnali di criticità" negli ospedali, che rischia di portarli al raggiungimento delle soglie critiche. Di conseguenza, "sono necessarie misure che favoriscano una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleviare la pressione sui servizi sanitari, comprese le restrizioni sulle attività non essenziali e le limitazioni alla mobilità. Insomma, si chiama "la popolazione a restare a casa quando possibile", perché il tasso nazionale di trasmissione del virus (Rt) è arrivato a 1,5 e la situazione "è molto grave". Nelle ultime 24 ore ci sono stati 19.143 nuovi contagiati (16.078, giovedì), il che costituisce un record in un solo giorno. Questo venerdì i defunti erano 91 (136 nel giorno precedente). Un centinaio di scienziati scrivono a Mattarella. Questo rapido aumento quotidiano di casi positivi e ricoveri preoccupa la comunità scientifica che non è direttamente coinvolta nella lotta al coronavirus. Per questo 100 professori e scienziati hanno inviato una lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Matarella, e al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con una forte richiesta: "Adottare misure rigorose e drastiche nei prossimi due o tre giorni", con la obiettivo di "evitare che le cifre del contagio in Italia arrivino inevitabilmente, in assenza di misure correttive efficaci nelle prossime tre settimane, a provocare diverse centinaia di morti al giorno".

Aderiscono così alla richiesta del presidente della prestigiosa Accademia Nazionale dei Lincei, il fisico Giorgio Parisi, le cui stime, basate sul raddoppio dei decessi osservati ogni settimana, indicano che l'Italia potrebbe presto raggiungere i 400-500 morti al giorno. “Stiamo andando verso il disastro più lentamente rispetto a marzo, ma la direzione è la stessa. Se non fermiamo la curva, presto ci saranno 100.000 infetti ogni giorno. Serve un database di grandi dimensioni per evitare di guidare alla cieca", ha scritto nelle scorse ore il professor Giorgio Parisi sull '" Huffington Post ".

Le regioni Lombardia, Campania , le più colpite dal virus, hanno già imposto il coprifuoco dalle 23:00 alle 5:00; mentre la Lazio lo fa dalle 24:00 alle 5:00. Anche in Liguria, Piemonte, Sardegna e in altre regioni più varie città vengono adottate anche misure restrittive. Anche il presidente della Campania, Vincenzo De Luca, si è mostrato disposto a tornare alla reclusione totale in Campania, "per 30-40 giorni". De Luca ha chiesto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di ordinare il confino nel Paese: "Mi bastano le mezze misure, non voglio più vedere i camion con le bare". Quella era l'immagine drammatica di Bergamo, a marzo, diffusa in tutto il mondo, trasformata nella fotografia simbolo della pandemia in Italia", ha detto il governatore campano.

Intanto il premier Conte è preoccupato per il rapido aumento dei casi e ritiene che la "situazione sia grave", ma assicura che "va evitata la reclusione generale". Conte avrà senza dubbio tenuto conto del drammatico monito del professor Ranieri Guerra, rappresentante dell'Organizzazione mondiale della sanità che consiglia: “Dobbiamo evitare il confinamento perché provocherebbe disordini armati. Le persone sono esauste per i tre mesi di reclusione. Purtroppo in estate hanno abbassato troppo la guardia, incoraggiati anche dai colleghi che non capiscono molto bene che lavoro fanno. In una dichiarazione al quotidiano "Il Fatto", Ranieri Guerra si è anche espresso sul coprifuoco che le varie regioni stanno imponendo: "È un palliativo non chiudere tutto. Servono anche a limitare il consumo di alcol e altre sostanze che rilassano i freni inibitori, esponendo i giovani a rischi.

Subito la risposta del prof Bassetti che risponde attraverso i social al collega:"

Ho chiesto per mesi di attrezzarci, ma certa stampa ha solo provato a linciarmi e nessuno mi ha ascoltato. Certa stampa e certi colleghi hanno solo tentato di ammazzarmi mediaticamente e di screditarmi. Un vero scandalo che mi ha fatto molto riflettere sul mio futuro professionale in questo paese. Il mio timore era che la gente, allarmata da una comunicazione schizofrenica fatta di terrorismo e di sensazionalismo, in autunno/inverno potesse riversarsi negli ospedali al primo sintomo influenzale per la paura che gli era stata trasmessa. Sapevo che questo avrebbe comportato un grave rischio ai fini della propagazione del virus e del sovraccarico per gli ospedali. Oltre ad attrezzarsi, infatti nei mesi estivi andava spiegato alla gente che l'infezione da Covid, nella stragrande maggioranza dei casi, decorre in maniera lieve e si poteva gestire a casa. Questo non è stato fatto e i risultati si vedono nei nostri ospedali. Si è detto alle persone che il Covid era sempre una malattia devastante, che dava sempre complicazioni perpetue e che buona parte dei contagiati sarebbe finito intubato o morto, così, non appena qualcuno ha un sintomo, corre in ospedale a farsi curare e ricoverare per paura di non avere cure adeguate a casa. Altro che dirmi (come fa qualcuno in malafede...e sono tanti) che non dovevo dire che la malattia era più gestibile.

Che siano loro a farsi un esame di coscienza e a pensare che disastro hanno combinato.
I danni rischiano di essere devastanti.
La politica della paura non serve a nessuno."

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