updated 11:08 AM UTC, Jan 22, 2021

Vaccino anti-Covid gli esperti concordi: "Funzionerà nonostante la variante inglese"

"Il vaccino sarà efficace", nonostante la variante Covid. E' questa l'opinione che prevale tra gli scienziati dopo le notizie sulla mutazione del coronavirus in Gran Bretagna. La questione è di stretta attualità, proprio perché molti paesi europei, tra cui l'Italia, in questi giorni si apprestano a somministrare le prime dosi


Dopo il vaccino contro Covid-19 resteremo infettivi? - Wired

Secondo Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), "è altamente improbabile" che la nuova variante di Sars-CoV-2 mostri "resistenza in termini di formazione di un'immunità" e quindi risulti 'invulnerabile' ai vaccini anti-Covid.

"Perché la variante inglese del coronavirus Sars-CoV-2 spaventa l'Europa? Vorrei capirlo anche io", dice Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell'ospedale San Raffaele di Milano e docente dell'università Vita-Salute, all'Adnkronos Salute. "C'è un allarmismo non giustificato dai dati. Un conto è rilevare una variante, un conto è dire ha caratteristiche biologiche diverse. Questo non lo possiamo affermare finché non mettiamo il virus su colture cellulari e vediamo che sfugge agli anticorpi. E al momento non c'è nessuna evidenza che ci possa far sospettare questo. Dunque al momento è un allarmismo ingiustificato", ribadisce Clementi.

Sulla stessa linea l'immunologa dell'università di Padova, Antonella Viola. "A costo di ripetermi vi dico: non c'è motivo di panico" per la circolazione della nuova variante inglese del coronavirus Sars-CoV-2. "Non sappiamo se questa variante sia davvero più pericolosa. Servono dati di laboratorio che non sono ancora stati prodotti", osserva Viola. "Solo così", attraverso nuovi studi, spiega su Facebook, "sapremo se" il nuovo mutante "è davvero - come sembra dai calcoli matematici - più contagioso; causa una malattia più severa; è riconosciuto dagli anticorpi generati contro l'altra Spike", ossia contro la versione originaria della proteina che il virus utilizza per attaccare le nostre cellule, "e quindi i vaccini restano efficaci".

Secondo Massimo Galli, infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano, la notizia dell'alta contagiosità del virus "non deve farci cadere nella depressione, anche perché ci sono buone probabilità che la profilassi in arrivo proteggerà anche contro il ceppo inglese". "Non sappiamo ancora se questa trasformazione sia davvero influente ai fini della efficacia dei vaccini scoperti finora, che, probabilmente, funzioneranno anche contro la variante britannica", sottolinea Galli.

Anche per Fabrizio Pregliasco, virologo dell'università Statale di Milano interpellato dall'Adnkronos Salute, "i vaccini anti-Covid ottenuti finora dovrebbero funzionare perché quella del mutante Gb è una piccola variante inserita nella proteina Spike" che il virus utilizza per attaccare le cellule bersaglio.

In America, intanto, gli scienziati del Walter Reed Army Institute of Research contano di appurare nei prossimi giorni se sia o meno fondato il timore di una non efficacia dei vaccini anti-Covid sulla nuova variante del virus. La premessa da cui i ricercatori partono è comunque che l'antidoto sia efficace anche contro la variante, stando a quanto riferito dal Dottor Nelson Michael, direttore del Center for Infectious Diseases Research del Walter Reed Army Institute of Research, citato dalla Cnn. La ricerca è iniziata giovedì, sulla base dei dati messi a disposizione online dai ricercatori britannici. Da un primo esame si valuterà il grado di timore che dobbiamo avere, ha spiegato Michael. "Altri team nel mondo stanno facendo le stesse analisi". In base ai primi risultati, se dovessere persistere una qualche preoccupazione, le ricerche andrebbero portate avanti a livello di laboratorio e con sperimentazioni.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Vaccino anti-Covid, sondaggio: 8 italiani su 10 dicono sì. Ma oltre la metà contro l'obbligo. E molti preferiscono aspettare

Il sondaggio Emg-Different/Adnkronos, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne per sesso, età, regione, classe d'ampiezza demografica dei comuni, è stato realizzato il 14 dicembre


Per la metà degli italiani il vaccino anti Covid-19 non deve essere obbligatorio ma una libera scelta dei singoli cittadini. Eppure, l'atteggiamento verso il vaccino non è negativo, visto che otto italiani su dieci sono intenzionati a farlo. Anche se oltre la metà dei favorevoli, piuttosto che farlo subito, preferirebbe aspettare qualche mese. Resta uno zoccolo duro del 19% che non farebbe in ogni caso il vaccino. E' quanto emerge da un sondaggio Emg-Different/Adnkronos.

Alla domanda sulla obbligatorietà o facoltatività, il 53% del campione risponde che il vaccino debba essere una libera scelta; il 37% ritiene invece che debba essere obbligatorio per tutti, mentre il 10% non risponde. Tra chi opta per il vaccino 'libera scelta', le donne al 56% appena sopra gli uomini al 50%. Diversificata la risposta per fasce d'età. Tra chi vuole il vaccino facoltativo, il 62% ha meno di 35 anni, il 58% è nella fascia tra 35 e 54 anni, mentre solo il 44% ha più di 55 anni. Nella divisione geografica, spicca il 71% del Nordest tra i favorevoli alla libera scelta. Dato che scende al 61% al Sud, al 55% al Nordovest, al 46% nelle Isole, fino al 30% al Centro.

Sostanzialmente positivo l'approccio al vaccino, anche se il 19% risponde che se fosse disponibile oggi non lo farebbe. Il 77% del campione si dichiara disponibile a sottoporsi al vaccino: di questi, il 34% lo farebbe subito senza esitazioni, mentre il 43% aspetterebbe qualche mese prima di vaccinarsi. Il 4% degli intervistati non risponde. Tra quanti dicono di voler fare il vaccino, l'82% di uomini e il 73% di donne. Risultato diversificato in base alle fasce d'età: sempre sui favorevoli a vaccinarsi, il 63% è under 35; il 71% nella fascia tra i 35 e i 54 anni; ben il 90% ho più di 55 anni. Numeri alti tra i favorevoli al vaccino nel Nordest (con l'87%) e al Centro (85%); al Nordovest il dato si attesta al 78%, in linea con il dato medio nazionale; si scende invece nelle Isole (71%) e al Sud (65%).

Il sondaggio, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne per sesso, età, regione, classe d'ampiezza demografica dei comuni, è stato realizzato il 14 dicembre 2020 con il metodo della rilevazione telematica su panel, su un campione di 1664 casi (universo: popolazione italiana maggiorenne), e presenta un intervallo fiduciario positivo/negativo del 2,3%. Totale contatti: 2000, tasso di risposta 83%; rifiuti/sostituzioni 336 (tasso di rifiuti 17%).

 

(Fonte: Adnkronos)

Covid, Speranza: "Ema approvi in anticipo il vaccino Pfizer". E San Marino avverte: "Chi non si vaccina se si ammala dovrà pagarsi tutte le spese"

"Il mio auspicio è che l'Ema, nel rispetto di tutte le procedure di sicurezza, possa approvare il vaccino Pfizer-Biontech in anticipo rispetto a quanto previsto e che al più presto le vaccinazioni possano iniziare anche nei Paesi Ue". Lo ha dichiarato il ministro della Salute Roberto Speranza. Il via libera dell'Agenzia europea per i medicinali è previsto per il 29 dicembre, ma già la Germania ha suggerito che possa essere anticipato al 23


A San Marino i cittadini che sceglieranno di non fare il vaccino per il Covid-19, quando questo sarà disponibile, gratuito ma non obbligatorio, dovranno pagarsi le cure di tasca propria qualora dovessero ammalarsi per il Coronavirus. E' questa la proposta del segretario di Stato Roberto Ciavatta, su cui il governo sammarinese, il Congresso di Stato, sta ragionando e prenderà in breve tempo una decisione.

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Vaccino anti-Covid, Sileri: "Se lo fa solo il 30%, serve l'obbligo". E sul Natale: "Mantenere rigore, altrimenti ci sarà un nuovo picco"

Il viceministro della Salute in tv: "Non possiamo permetterci che il virus continui a circolare. Se oggi c'è qualche no-vax secondo il quale il vaccino non serve dopo 60-70mila morti, e a mio avviso saranno ancora di più fino a quando si arriverà a una protezione di gregge mi dispiace per lui"


Vaccino Covid, Sileri: Se solo 30% lo farà, serve obbligo

“Io credo che la popolazione richiederà il vaccino e non ci saranno problemi. Ma se dopo un anno si sarà vaccinato solo il 30% della popolazione, allora qualche forma di obbligatorietà sarà necessaria, per fermare il virus”. E' quanto ha affermato il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto ad 'Agorà' su Rai 3, che "sul vaccino aspetto i risultati dell’Ema". "Sicuramente non avremo la possibilità di vaccinare 30 milioni di italiani in un mese: che vuol dire che dobbiamo continuare a convivere con il virus”, ha aggiunto.

L'obbligo in caso di mancata vaccinazione volontaria, secondo Sileri, sarà necessario perché "non possiamo permetterci che il virus continui a circolare. Se oggi c'è qualche no-vax secondo il quale il vaccino non serve dopo 60-70mila morti, e a mio avviso saranno ancora di più fino a quando si arriverà a una protezione di gregge - riflette il viceministro e medico - mi dispiace per lui". La diffidenza verso il vaccino da parte degli italiani indicata dai sondaggi, spiega, è anche legata al fatto che "se ne parla male. Se se ne parla con i dubbi, se non vengono usate le parole giuste come quando si dice che è stato fatto 'in fretta', questo può far pensare che sia stato fatto male. Bisogna spiegare invece perché è stato fatto in maniera veloce". In questo modo, la percentuale dei diffidenti "si ridurrà". Per Sileri, inoltre, "non posiamo permetterci il rischio di ritardi. Il virus potrebbe certo scomparire, ma potrebbe anche mutare rendendo inefficace il vaccino stesso", conclude sottolineando che, per quanto riguarda la sicurezza e il controllo degli effetti dei vaccini anche dopo la vaccinazione, "la vigilanza che l'Aifa attua dà garanzie serie come per tutti i farmaci disponibili .

Sileri spiega che anche ha avuto il Covid, "mi vaccinerò quando sarà il mio turno. Immagino" però "che avendo già avuto l'infezione sarò fra gli ultimi, e spero che la mia dose iniziale vada a un nonno di 85 anni che così potrà andare avanti nella sua vita e spegnersi naturalmente senza Covid". Se lo augura il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, che ad 'Agorà' su Rai 3 spiega perché anche chi è già stato contagiato da Sars-CoV-2 dovrà sottoporsi alla vaccinazione: "Sicuramente più avanti nel tempo, ma andrà fatta. Sarà come una sorta di richiamo", precisa.

In merito all'immunità guadagnata da chi si è ammalato di Covid-19 ed è guarito, "è difficile" avere certezze "perché il virus è nuovo, però sicuramente chi lo ha avuto ha una sorta di immunità che potrà essere più o meno forte, più o meno duratura. Ma sicuramente un ricordo" dell'incontro con il coronavirus "nelle mie cellule immunitarie ci sarà. Quanto poi durerà, francamente non lo sa nessuno ed è per questo - ripete il viceministro e medico - che il vaccino andrà fatto anche a coloro che hanno avuto il Covid".

Quanto al Natale, bisogna mantenere una linea di rigore. "E' presto per dare anticipazioni" sulle eventuali nuove misure anti-Covid allo studio per Natale, "che verrebbero cavalcate e creerebbero sicuramente ulteriore scompiglio nella popolazione". Ma "rimango della mia idea: l'impostazione che abbiamo oggi, in cui avremo spero tutte le regioni gialle per Natale, ma con le chiusure che sono state definite, con il blocco anche" degli spostamenti "fra i Comuni, rimane". Perché già così "il Natale di per sé, anche" festeggiato dentro i confini di uno "stesso Comune, porterà le famiglie a stare insieme e quindi è inevitabile che vi sarà una risalita dei contagi".

"Se sarà una risalita piccola sarà gestibile", però se non lo sarà "ci troveremo con un nuovo picco - è convinto Sileri - che impedirà da gennaio di fare ciò che dobbiamo fare: riaprire le scuole, riaprire i ristoranti, consentire alle persone di andare a sciare, riprenderci la nostra vita". "Fare tutto questo nel periodo natalizio è un rischio", ammonisce, mentre "farlo in maniera diluita a partire dal 7, 8, 10 gennaio è possibile, a patto che i casi non siano 30-40mila come abbiamo osservato un mese fa", osserva Sileri che ricorda quanto accaduto negli Usa dopo la Festa del Ringraziamento. "Non vedo perché dobbiamo andare incontro a una terza ondata", chiosa il viceministro e medico.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Vaccino anti-Covid, Ema: "Il 29 dicembre prima autorizzazione su Pfizer e e il 12 gennaio su Moderna. Dati sulla sicurezza molto buoni, ma non è una bacchetta magica"

L'annuncio del capo dell'Agenzia europea per i medicinali, Emer Cooke che dice: "In Europa il processo di autorizzazione è indipendente, non ci sentiamo sotto pressione politica. La pressione semmai è scientifica perché vogliamo essere certi di fare il meglio per i cittadini"


Agencies: Race to relocate agencies approaches finish line #EMA #EBA - EU  Reporter

“La visione preliminare dei dati che abbiamo ricevuto il primo dicembre è positiva per quanto riguarda efficacia e sicurezza”. Questo l’annuncio riguardo i vaccini Pfizer e Moderna contro il Covid del capo dell’Ema Emer Cooke. “Dobbiamo ancora controllare – spiega in un’intervista su Repubblica - la qualità della catena di produzione e la capacità delle aziende di preparare il rimedio su larga scala. Su questi aspetti i nostri esperti hanno domandato informazioni addizionali, così come abbiamo chiesto ulteriori dettagli sulla sicurezza”.

"Probabilmente ci esprimeremo il 29 dicembre per Pfizer e il 12 gennaio per Moderna”, afferma la farmacologa. Noi abbiamo optato per l'autorizzazione condizionata perché si tratta di un processo che coinvolge i nostri esperti, il comitato farmacologico e quello di valutazione del rischio in modo da dare serie assicurazioni su sicurezza ed efficacia a beneficio di tutta la popolazione europea”.

Sui vaccini Pfizer e Moderna, aggiunge, lavora “un numero di persone impressionante, ci sono i nostri esperti e il network con quelli di tutti gli stati membri. In Europa il processo di autorizzazione è indipendente, non ci sentiamo sotto pressione politica. La pressione semmai è scientifica perché vogliamo essere certi di fare il meglio per i cittadini. Ogni approvazione Ema chiede ai produttori un piano di investigazione pediatrica e anche in questo caso uno studio specifico sarà richiesto all'approvazione. Con l'autorizzazione predisporremo misure stringenti di monitoraggio su tutta la popolazione, inclusi gli anziani. I produttori possono ricevere farci su qualsiasi evento negativo e ogni mese ricevere il rapporto i dati sull'andamento delle vaccinazioni. Così potremo capire se eventuali casi sono legati alla vaccinazione, particolari fasce della popolazione o problemi individuali preesistenti”.

I dati su sicurezza ed efficacia sono risultati molto buoni – prosegue Cooke -. Certo, restano diverse questioni che potremo capire con il monitoraggio le cui stringenti condizioni saranno imposte alle aziende proprio dalla nostra autorizzazione. Strada facendo emetteremo le raccomandazioni necessarie. Il punto centrale dell'autorizzazione non è la velocità, ma il numero di persone coinvolte nella sperimentazione e il parliamo di oltre 30mila persone per ciascun vaccino: sono dati estremamente significativi”.

"Noi presenteremo i dati in modo trasparente e accessibile cosicché la popolazione possa essere certa che non nascondiamo nulla e possa capire che non abbiamo in mente altro se non la sicurezza collettiva”, aggiunge il capo dell’Ema, precisando che il fatto che il vaccino usi una nuova tecnologia che lavora sull'Mrna “non deve spaventare, anche se è nuova possiamo essere fiduciosi visto che c'è un significativo corpo di dati sulla sperimentazione”.

“Il vaccino non è una bacchetta magica - spiega Cooke -, la popolazione dovrà continuare a seguire tutte le restrizioni come mascherina, igiene e distanziamento perché all'inizio non ci saranno dosi per tutti e anche dopo, ancora per un certo periodo, fino a quando l'impatto del vaccino non sarà del tutto chiaro. Spetta ai governi decidere quando torneremo a una vita normale, io posso dire che molto dipenderà dall'efficienza con quale le autorità nazionali distribuiranno il vaccino e dalla sua efficacia".

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ZONA MILANO - Da Quarto Oggiaro denuncia di assembramenti al centro islamico. Polemica Lega-Sinistra sulla moschea abusiva di via Lopez

Su ilComizio.it la vita dei quartieri, i fatti, i problemi, le segnalazioni e le denunce riguardanti le diverse zone di Milano.

"I ristoranti sono chiusi ma la moschea è aperta". La segnalazione arriva da una residente di Quarto Oggiaro che ha fotografato una folla di persone sul marciapiede di via Lopez all’ingresso del centro culturale islamico nato oltre 5 anni fa nei locali di una ex panetteria. Al venerdì "la piazzetta si riempie". "E chi controlla - continua la cittadina - che dentro la moschea le distanze e tutte le norme anti Covid vengano rispettate? L’impressione, da fuori, è che siano tutti ammassati". Situazione denunciata anche dall'eurodeputata leghista Silvia Sardone e dal consigliere del Municipio 8 Stefano Pavesi: "La sinistra fa finta di nulla mentre vengono continuamente calpestate le nostre leggi". Fabio Galesi, assessore alla Sicurezza dello stesso Municipio però replica: "Non lo definirei un luogo pericoloso. Sulla presunta illegalità, ricordo che a Milano purtroppo ancora mancano luoghi di culto ufficiali per poter praticare la fede islamica" 


«Dopo la preghiera si prega di non sostare davanti alla moschea». E «la moschea ha una capienza di 50 persone». Raccomandazioni anti assembramento ai tempi del Covid. Ma a sorprendere l'eurodeputata leghista Silvia Sardone che un paio di giorni fa si è recata in via Lopez, dove da anni i residenti protestano per la preghiera islamica abusiva, è che gli organizzatori autoproclamino ormai il centro come una moschea, anche se non hanno mai ottenuto il permesso dal Comune. «Sono stata a Quarto Oggiaro per verificare di persona la situazione della moschea abusiva allestita all'interno di un'ex panetteria, se ne parla poco ma sta creando non pochi problemi nel quartiere - riferisce a fine visita Sardone, che è anche consigliera comunale -. La legge regionale fissa dei paletti molto precisi per tutti i luoghi di culto ma lì evidentemente i musulmani si riuniscono senza alcun rispetto delle norme». Di fronte all'ex panetteria erano presenti decine di musulmani, entravano nel centro dopo aver lasciato le scarpe sul marciapiede. «Addirittura nei cartelli esposti all'esterno della struttura - ribadisce Sardone - si parla espressamente di moschea. Questo rende l'idea di quanto la comunità islamica si senta impunita: sanno benissimo di infrangere le leggi eppure vanno avanti per la loro strada, senza paura di essere sgomberati».

Perché, domanda la consigliera leghista «il Comune non manda la polizia locale per verificare l'effettiva destinazione d'uso dei locali? Perché la sinistra in via Lopez, e così in via Cavalcanti, via Carissimi, via Maderna, via Padova e via dicendo, fa finta di nulla?». Cita altri luoghi dove i centri islamici abusivi sono ben noti. «Ricordo - chiude Sardone - che in più occasioni si sono scoperti aspiranti terroristi che frequentavano le moschee di Milano. In questi luoghi nessuno sa cosa si dice né cosa succede. I milanesi hanno diritto alla propria sicurezza, non che Sala coccoli le comunità musulmane che usano irregolarmente spazi nella nostra città. Metta da parte l'ideologia e pensi a far rispettare le leggi».

Sul tema interviene anche il consigliere leghista del Municipio 8 Stefano Pavesi, invita il Consiglio di Zona a «prendere una posizione netta contro chi continuare a calpestare le nostre leggi. Se un milanese qualsiasi cambiasse destinazione d'uso di una sua proprietà verrebbe sanzionato immediatamente (e giustamente) per abuso edilizio. Allora perché in via Lopez la sinistra non vede, non sente e non parla? Qui non si tratta di libertà di culto, come qualcuno vuole far credere, ma semplicemente di legalità e trasparenza, due valori che non possiamo dimenticare».

 

(Fonti: il Giorno e il Giornale)

 
 
 


Nuovo Dpcm, Salvini al governo: "Non si rubi il Natale ai bambini" (VIDEO)

"I più piccoli devono poterlo passare in famiglia, con la mamma, il papa e i nonni". Il leader della Lega parla dei provvedimenti anti-Covid ipotizzati in vista delle festività natalizie, che non dovrebbero mortificate con "auguri via Zoom o regali via Skype". Per aggiungere che "salute e lavoro non devono essere in alternativa"


Il segretario leghista ha poi chiesto al governo, in una diretta Facebook, di non seminare terrore e depressione, e di permettere invece a tutti gli italiani di festeggiare il Natale senza particolari restrizioni. Salvini ha anche detto di sperare che non venga rubato il Natale ai bambini, e che questi lo possano passare in famiglia, con la mamma, il papa e i nonni.

 

Covid, il nemico di famiglia: in Lombardia fino al 93% dei contagi avvenuti tre le mura di casa

Lo rivela uno studio universitario sulla seconda ondata. I ricercatori: "Questi risultati suggeriscono che le misure di contenimento sono state efficaci nel controllare la circolazione del virus nella comunità ma non a livello familiare e potrebbero essere utili per futuri interventi, tra cui l'istituzione e l'utilizzo di strutture (Covid hotel) per l'isolamento delle persone contagiate"


In Lombardia fino al 93% dei contagi nella seconda ondata di Covid-19 dopo il lockdown è stato di tipo domestico. E' quanto emerge da un nuovo studio firmato da Carlo Signorelli, docente di Igiene e Sanità pubblica all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, e dal direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, pubblicato su 'Acta Biomedica', insieme a colleghi dell'Università di Pavia.

"Questo studio - spiega Signorelli all'Adnkronos Salute - mirava a identificare le dinamiche della trasmissione di Sars-Cov-2 attraverso l'analisi dei cluster e dei piccoli focolai rilevati dal sistema di sorveglianza della Regione Lombardia nel corso della seconda ondata epidemica".

Confrontando i dati prima e dopo l'introduzione di misure restrittive (coprifuoco notturno, chiusura parziale di scuole e attività commerciali, smart working), "abbiamo osservato una significativa diminuzione delle infezioni nei luoghi di lavoro, in incontri sociali, bar, ristoranti e centri sportivi. Il contagio nelle scuole è diminuito dal 9,8% al 3,4%, negli ambienti ospedalieri e nelle case di cura è passato dal 5,2% al 2%. Ma le infezioni domestiche sono invece aumentate dal 72,8% al 92,7%".

"Questi risultati suggeriscono che le misure di contenimento sono state efficaci nel controllare la circolazione del virus nella comunità ma non a livello familiare e potrebbero essere utili per futuri interventi, tra cui l'istituzione e l'utilizzo di strutture (Covid hotel) per l'isolamento delle persone contagiate", scrivono i ricercatori.

"Sappiamo ora quantificare il rischio di trasmissione tra i membri della famiglia e durante le riunioni in casa. Un elemento di cui tenere conto - conclude Signorelli - Via via che passano i mesi impariamo che ci sono attività più o meno a rischio. E che anche misure meno drastiche rispetto a quelle della primavera scorsa sono efficaci" nel frenare la corsa del virus.

 

(Fonte: Adnkronos)

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