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updated 2:49 PM UTC, Jul 14, 2020

La prossima emergenza sanitaria? La depressione. Disoccupazione e crisi economica post Covid: previsti fino a 200mila casi in più

I dati della Fondazione Onda rivelano uno scenario inquietante. La Lombardia regione più colpita. Gli effetti a breve e a lungo termine dell'epidemia da coronavirus avranno costi sociali altissimi


Depressione - Psicologo Viterbo - Dott. Andrea Clementi

“La disoccupazione generata dalla crisi economica potrebbe determinare un aumento sino a 150 - 200mila casi di depressione in Italia, pari al 7% delle persone depresse. Il numero di depressi si appresta a raggiungere quello di malati di diabete in Italia”. Lo confermano studi condotti da esperti sul tema e i dati che emergono dal percorso di sensibilizzazione di Fondazione Onda: “Uscire dall’ombra della depresregione più colpitasione”. 

Cosa dicono i dati

Istituzioni e rappresentanti locali a livello medico, assistenziale e sociale si incontrano, in modalità virtuale, per facilitare l’accesso alla diagnosi e alle cure più appropriate. Da questi incontri emerge che in Lombardia, la regione più colpita dalla pandemia, si stimano oltre 150 mila persone con depressione maggiore, la forma più grave e invalidante della malattia, e 1,3 residenti ogni 100 mila abitanti hanno ottenuto una prestazione previdenziale per invalidità o inabilità nel 2015 con un costo pari a circa 9.500 euro pro-capite. 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che l’emergenza coronavirus riguardi anche la salute mentale. “L’emergenza sanitaria prolunga la sua ombra sul benessere psicologico delle persone, con effetti a breve e a lungo termine i cui esiti si potranno vedere anche nei prossimi anni”, spiega Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento Neuroscienze e Salute Mentale, ASST Fatebenefratelli-Sacco, Milano.

“Nell’arco di qualche mese si è verificato, infatti, un aumento dei sintomi depressivi nella popolazione a causa della concomitanza di più fattori di rischio quali distanziamento sociale, solitudine, paura del contagio ed evitamento, ma prevediamo anche una crescita delle depressioni dovuta da un lato alle conseguenze di una serie di lutti complicati e dall’altro dall’imminente crisi economica. Basso reddito e aumento della disoccupazione determineranno, secondo diversi studi, un rischio 2-3 volte superiore di ammalarsi".

"In particolare, la disoccupazione generata dalla crisi economica potrebbe determinare un aumento dai 150-200.000 casi di depressione, pari al 7% delle persone depresse. Con queste prospettive il numero di depressi si appresta a raggiungere quello di malati di diabete in Italia, con un maggior impatto della depressione sia a livello economico sia sulla qualità di vita”.

I numeri della depressione

La depressione è riconosciuta dall’OMS come prima causa di disabilità a livello mondiale e riguarda circa 3 milioni di italiani, di cui circa 1 milione soffre della forma più grave, la depressione maggiore. Da una stima dei dati Istat, oltre 150.000 persone soffrono di depressione maggiore in Lombardia.

Tra questi 21.000 non rispondono ai trattamenti, secondo la rielaborazione su base regionale dei dati dello studio epidemiologico italiano Dory, volto a identificare i pazienti affetti da depressione resistente attraverso un’analisi di database amministrativi.

In tale contesto, Istituzioni e rappresentati locali a livello medico, assistenziale e sociale si sono confrontati, in modalità virtuale, su come affrontare più efficacemente la malattia, superare lo stigma associato alla depressione, facilitare l’accesso alla diagnosi e alle cure più appropriate.

 “I costi diretti non sono l’unico tassello da tenere in considerazione se si vuole cogliere appieno il peso economico e sociale di questa patologia. I costi indiretti (sociali e previdenziali) la fanno da padrone rappresentando il 70% del totale dei costi della malattia”, dice Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria e Direttore del EEHTA del CEIS dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

“Basti pensare ai costi previdenziali legati all’elevato numero di giorni di assenza dal lavoro causato dalla depressione maggiore, alla perdita di produttività legata al presenteismo. Visto l’incremento previsto del numero delle persone con depressione in seguito alla pandemia di Covid-19, il peso economico della malattia è destinato ad aumentare”. Anche il costo legato agli assegni ordinari di invalidità e alle pensioni di inabilità, che si aggira intorno ai 106 milioni di euro, pari a 9.500 euro annui a beneficiario, rientra tra i costi indiretti legati alla malattia.

In Lombardia, secondo un’analisi dell’EEHTA del CEIS (Economic Evaluation and HTA CEIS) basata su dati del 2015, tali prestazioni di invalidità previdenziale vengono concesse a 1,3 persone con depressione maggiore ogni 100.000 abitanti. Analizzando la situazione per provincia, a Cremona sono state accolte 2,8 domande di invalidità previdenziale, a cui segue Como con 2,7, Varese con 1,8, Mantova con 1,5, Bergamo con 1,4, Pavia con 1,1, Milano e Brescia con 1,0 e infine Sondrio con 0,0 ogni 100.000 abitanti.

Questi dati testimoniano che stiamo parlando di una malattia fortemente invalidante, che impatta in maniera significativa sulla vita dei pazienti e della società, da molteplici punti di vista”, prosegue Mennini. “Gestire il paziente in una fase precoce della malattia consente non solo un miglioramento della sua qualità di vita, ma anche una riduzione dell’impatto dei costi per il sistema sanitario e sociale”. 

  • Pubblicato in Salute

Fiducia in se stessi: come lavorare la nostra autostima da casa

A casa, da soli e in silenzio, dobbiamo imparare ad amare noi stessi.


L'autostima è un concetto psicologico molto diffuso a livello sociale. Tutti sanno della sua esistenza e ne hanno qualche idea, anche se ci manca la sua conoscenza più profonda. Non conoscendolo pienamente ci impedisce, in molti casi, di prendere provvedimenti per risolvere i numerosi problemi che lo avvolgono. Capiamo che c'è un problema nella nostra vita, che non ci permette di valutare noi stessi o amarci correttamente, ma ci mancano gli strumenti per risolverlo. Le relazioni che abbiamo, il nostro successo professionale o il modo di vivere le nostre emozioni, dipendono da quel livello di autostima insito nel nostro sub-inconscio. Siamo consapevoli che spesso questo livello porterà dei problemi ma non sappiamo come trovare le giuste soluzioni.

Il nostro livello di autostima spesso è visto solo nel nostro mondo esterno, quindi non sempre ne siamo consapevoli. Attribuiamo fallimenti o cattive relazioni alla sfortuna o al caso, non capendo che spesso queste sono solo le conseguenze del rispetto che manteniamo per noi stessi o il tipo di assistenza, di interazione che cerchiamo. Tuttavia, è dall'interno che dobbiamo guardare questa valutazione, valutarla e costruirla. Se usiamo gli altri per regolarli, non costruiremmo una nostra vera sicurezza. Quindi a casa, da soli e in silenzio, dobbiamo imparare ad amare noi stessi.

Amore personale

Amare, rispettare o prendersi cura di noi stessi fa sì che gli altri lo facciano allo stesso modo. Ciò non implica che non incontreremo persone negative, ma che avremo gli strumenti necessari per fermare questo tipo di relazione. Questi tipi di strumenti nascono dalla necessità di continuare a proteggere la nostra autostima, di avere e cercare ciò che veramente meritiamo. Ma, prima di arrivare a questo, per usarlo socialmente, dobbiamo averlo costruito a casa nostra.

I seguenti strumenti ti aiuteranno a valutare di più te stesso, ad ascoltarti e a conoscere quali sono le tue esigenze, in modo da poter avere una migliore autostima:

1. Risultati

L'autostima è in sintonia con la sensazione di aver raggiunto obiettivi e traguardi diversi. Senza questi risultati, o senza vederli, non ci sentiamo validi. Per essere consapevoli di tutto ciò che abbiamo raggiunto, possiamo fare una linea su un foglio di carta, dal momento della nostra nascita alla data corrente e posizioneremo tutte quelle pietre miliari, come aver superato un argomento difficile, aver superato un'opposizione, aver trovato un lavoro o non aver mai visto uno psicologo. Segniamo i punti significativi che ci hanno fatto sentire meglio.

2. Valori

La nostra società è governata da una serie di valori che non sono sempre coerenti con i nostri ma che finiamo per interiorizzare. Quando c'è questa differenza, miriamo a raggiungere tutto ciò che anche gli altri cercano e anche quando riusciamo a raggiungere l'obiettivo di massa o del gregge, noi ci sentiamo vuoti. Dobbiamo valutare quali sono i nostri veri valori, scartare quelli degli altri e riaffermarci in essi.

3. Bisogni

Sapere di cosa ho davvero bisogno per stare bene o per raggiungere il benessere è sempre importante. Senza quella bussola, posso ritrovarmi perso e guidato dall'inerzia degli eventi. Potrei aver bisogno di una casa o no, potrei aver bisogno di un partner o no, potrei aver bisogno di una carriera o no. Che altri ce l'abbiano o lo voglia perché questa è la strada del gregge, non significa che mi renderà felice.

4. Obiettivi

Stabilire una serie di obiettivi nella nostra vita,  ristrutturarli nel corso dei mesi e poi raggiungerli è un fattore legato alla percezione soggettiva della felicità. Dobbiamo sempre avere in mente obiettivi, per quanto piccoli possano essere, che ci motivano e che sono veramente stimolanti nella fattibilità.

La fiducia in noi stessi si basa sulla nostra autostima, su come ci relazioniamo con noi stessi e su come ci rispettiamo. Questo è davvero visibile quando, ad esempio,  siamo nella solitudine della nostra casa. È questo il momento migliore in cui ci dobbiamo sedere e lavorare sulla nostra autostima.

 

 

da: (elperiodico Ángel Rull, psicologo)

  • Pubblicato in Salute

Sesso, bondage e sadomaso, sorpresa: la lezione è dai salesiani

Un convegno accademico aperto a studenti, docenti e professionisti è stato organizzato a Mestre dall'Istituto universitario salesiano di Venezia (Iusve) per approfondire i fenomeni legati alle perversioni sessuali. Il riferimento critico a "Cinquanta sfumature di...": "Tali tematiche sono recentemente oggetto di grande attenzione mediatica ma vengono spesso affrontate con chiavi di lettura parziali o superficiali, le quali fanno spesso leva sulla pornografica morbosità degli ascoltatori"


Risultati immagini per 50 sfumature di grigio

Approfondire il tema delle perversioni sessuali, nello specifico delle pratiche di bondage e di sadomasochismo (BDSM). E' questo l'obiettivo di un convegno, che si terrà domani a Mestre. Fino a qui nulla di strano. A stupire è il fatto che a organizzarlo è l'Istituto universitario salesiano di Venezia (Iusve) per i suoi studenti e i docenti interessati alla psicopatologia, alla sessuologia e alla criminologia e per tutti i professionisti del territorio che desiderano approfondire tale tematica.

Queste pratiche, probabilmente sconosciute ai molti fino a qualche anno fa, sono state sdoganate dalla trilogia di '50 sfumature' (grigio, nero e rosso), romanzi di grande successo portati sul grande schermo. E infatti sul sito dell'Isve si sottolinea come "tali tematiche sono recentemente oggetto di grande attenzione mediatica ma vengono spesso affrontate con chiavi di lettura parziali o superficiali, le quali fanno spesso leva sulla pornografica morbosità degli ascoltatori".

Quindi "il convegno intende analizzare il fenomeno in modo scientifico, da punti di vista diversi, in un’ottica di lavoro interdisciplinare: si passerà dalle chiavi di lettura psichiatriche a quelle medico-legali, tenendo tuttavia conto dello sguardo dei praticanti, evitando così di patologizzare tout court tali pratiche, focalizzandosi sul benessere sessuale dell’individuo e della coppia". "Le riflessioni giuridiche e criminologiche offriranno, infine, punti di vista alternativi sulle possibili correlazioni con crimini e atti devianti", scrivono.

Sul palco di questo convengo, gratuito e organizzato dal Dipartimento di Psicologia con la collaborazione del Master universitario interdisciplinare di Secondo livello in Sessuologia, si alterneranno esperti in psicologia, sessuologia e criminologia.
 
(Fonte: Adnkronos)
 
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