updated 11:08 AM UTC, Jan 22, 2021

Il coronavirus circola in Italia dal settembre 2019

Secondo una nuova ricerca, il Coronavirus era presente in Italia mesi prima che si scoprisse il focolaio di Codogno.


Gli scienziati hanno trovato anticorpi Covid-19 in campioni di sangue già nel settembre dello scorso anno. I risultati "possono rimodellare la storia della pandemia", hanno affermato. 

L'Italia ha segnalato i suoi primi casi di coronavirus a fine gennaio, dopo di che diversi focolai si sono aperti in molte zone della Lombardia. Tracce di coronavirus sono state rilevate anche nelle acque reflue di Milano già nel dicembre dello scorso anno, suggerendo che il virus circolasse più di un mese prima della prima infezione confermata nel paese. Tuttavia, nuove scoperte hanno suggerito che il virus fosse presente nel paese anche qualche mese prima. Gli scienziati hanno analizzato campioni di sangue di quasi 1.000 persone - tutte asintomatiche - che avevano preso parte a uno studio di screening del cancro ai polmoni da settembre 2019 a marzo 2020. I risultati pubblicati dalla rivista scientifica INT's scientific magazine Tumori Journal, mostrano che l'11,6% dei 1.000 volontari, aveva sviluppato anticorpi contro il coronavirus ben prima di febbraio. Il 14% di quelli rilevati proveniva da settembre del 2019 e circa il 30% dalla seconda settimana di febbraio, ha affermato il gruppo di scienziati, tra cui anche diversi provenienti della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, uno dei principali centri di ricerca sul cancro.
 

Un ulteriore test specifico per gli anticorpi SARS-CoV-2 è stato effettuato dall'Università di Siena per la stessa ricerca dal titolo "Rilevamento inaspettato di anticorpi SARS-CoV-2 nel periodo pre-pandemico in Italia". Ha dimostrato che quattro casi risalenti alla prima settimana di ottobre erano positivi anche per gli anticorpi che neutralizzano il virus, il che significa che erano stati infettati a settembre, ha detto a Reuters Giovanni Apolone, un coautore dello studio. "Questo è il risultato principale, "le persone senza sintomi non solo erano positive dopo i test sierologici, ma avevano anche anticorpi in grado di uccidere il virus", ha detto Apolone. 

Lo studio ha anche portato alla luce una scoperta poco piacevole, dopo aver riesaminato i vecchi campioni di pazienti con polmonite, si sono accorti di essersi presi cura di un uomo che era positivo al coronavirus già alla fine di dicembre. 

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Covid, lockdown e mobilità: come cambia il nostro modo di spostarci

Studio rivela: cala il trasporto pubblico, aumenta l'uso dell'auto, incidenti in diminuzione, attenzione ai monopattini


Gli italiani continuano ad affidarsi all'auto per gli spostamenti e con il Covid ancora di più, come se l'auto fosse una 'grande mascherina' contro il contagio.

Arretra, invece, il trasporto pubblico, che viene percepito come pericoloso (-89% durante lockdown su stesso periodo 2019) mentre un italiano su due userebbe i monopattini per muoversi, ma tutti chiedono regole ferree. Questo il quadro di una mobilità profondamente modificata rispetto agli scorsi anni: la pandemia si è abbattuta sul sistema dei trasporti come la tempesta perfetta: -67% degli spostamenti giornalieri e -84% di passeggeri per km percorsi.

E' quanto emerge dal 17esimo 'Rapporto Audimob sulla Mobilità degli Italiani' realizzato da Isfort in collaborazione con il Cnel e il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, con il contributo scientifico di Agens, presentato oggi durante il webinar "La mobilità in Italia tra la gestione del presente e le strategie per il futuro". 

Il rapporto evidenzia anche che gli incidenti nel 2019 sono calati ma restano comunque molti: sono stati in tutto 172.183, in leggerissimo calo rispetto al 2018 (-0,2%), le vittime sono state 3.173, ovvero - 4,8% e i feriti 241.384 (-0,6%). Il numero di morti è il più basso dell'ultimo decennio e il lockdown, solo in questo caso, ha avuto un effetto benefico: il calo degli incidenti stradali è stato di circa il 72% a marzo e dell'85% ad aprile.

 

(Fonte: Ansa)

Ducati, miglior trimestre di sempre nonostante il Covid. Vendite record per la casa di Borgo Panigale, ma preoccupa il nuovo scenario: "Proprio adesso che..."

"Nonostante il 2020 sia un anno burrascoso - ha affermato Claudio Domenicali, Amministratore Delegato di Ducati - il terzo trimestre ha registrato le performance migliori di sempre. La situazione sta nuovamente peggiorando, proprio quando stiamo per presentare al mondo le novità del 2021 cui abbiamo lavorato con grande determinazione nonostante le difficoltà introdotte dalla pandemia"


Ducati Superleggera V4, al via la produzione: due "experience" per i  possessori

Miglior terzo trimestre di sempre per le vendite di Ducati, nonostante la complessa situazione globale. La casa di Borgo Panigale ha infatti registrato il miglior terzo trimestre di vendite di sempre con 14.694 moto vendute e il mese di settembre ha confermato il trend di ripresa iniziato a giugno, con la consegna ai clienti di 4.468 moto.

Forte anche del trend positivo del mercato, Ducati ha iniziato il recupero del calo di performance registrato nei primi mesi dell'anno, andando da giugno a colmare parte del differenziale di vendite rispetto all'anno precedente. Nel complesso contesto 2020 Ducati, ha fin da subito adottato tutte le misure preventive necessarie (smart working e fermo produttivo di 6 settimane proprio nel picco di stagione) reagendo in modo flessibile e veloce ai cambiamenti imposti dalla pandemia. La casa motociclistica ha poi sfruttato i sistemi digitali per continuare a servire i propri appassionati (ad esempio con la presentazione virtuale dello Streetfighter V4 e dello Scrambler 1100 PRO). Dal mese di aprile 2020 ha inoltre introdotto un protocollo dedicato, il Ducati Cares, affinché i Ducatisti potessero tornare a visitare i propri concessionari Ducati di fiducia in tutta sicurezza, o potessero interagire digitalmente per prenotare un appuntamento o valutare l'acquisto di una moto da remoto.

"Nonostante il 2020 sia un anno burrascoso - ha affermato Claudio Domenicali, Amministratore Delegato di Ducati - il terzo trimestre ha registrato le performance migliori di sempre. La situazione sta nuovamente peggiorando, proprio quando stiamo per presentare al mondo le novità del 2021 cui abbiamo lavorato con grande determinazione nonostante le difficoltà introdotte dalla pandemia. Ancora una volta ci troviamo costretti a dover ridefinire modalità e processi lavorativi per mantenere alta l'attenzione alla sicurezza dei nostri dipendenti, fornitori e addetti ai lavori. Presentazioni digitali, utilizzo dello smart working e video meeting, ingresso in Azienda solo se strettamente necessario. Il tutto con l'obiettivo di stare il più vicino possibile, nel modo più sicuro, ai Ducatisti di tutto il mondo". I ducatisti ad oggi possono contare su una rete vendita globale che comprende circa 730 concessionari e service point in quasi 90 paesi, comprese le ultime aperture a Rio de Janeiro, Vienna, Wolfsburg e Antwerp.

Ducati Motor Holding conta oggi in totale 1.665 dipendenti.

 

(Fonte: Ansa Motori)

Scuola, presidi esasperati: "Non può funzionare con un Dpcm al giorno. si naviga a vista e non si capisce l'obiettivo""

Parla Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi: "I dati del Ministero dicono che situazioni di contagio a scuola non se ne rilevano. Grazie al monitoraggio delle scuole si è riusciti ad individuare positivi che se fossero stati a casa magari non sarebbero venuti fuori. Bisognerebbe potenziare trasporti e Asl territoriali che finora non hanno funzionato tanto bene, è lì che bisognerebbe concentrarsi"


Scuola, Regione Lombardia conferma il calendario scolastico 2020-2021 -  Cronaca Monza

Si ha l’impressione di navigare completamente a vista e di cambiare di giorno in giorno decisioni e direttive, non si capisce poi per quale obiettivo. Se sospendiamo la didattica in presenza c’è un prezzo sociale che si paga, ha senso pagarlo se c’è un’utilità dal punto di vista del contrasto del contagio. E’ chiaro che ci sono casi di positività anche nelle scuole, il punto è capire dove avviene il contagio, che viene quasi sempre fuori dalle scuole". Lo ha affermato Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi alla trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

"Grazie al monitoraggio delle scuole si è riusciti ad individuare positivi che se fossero stati a casa magari non sarebbero venuti fuori. Bisognerebbe potenziare trasporti e asl territoriali che finora non hanno funzionato tanto bene, è lì che bisognerebbe concentrarsi. La scuola non può funzionare con un dpcm al giorno che cambia le regole, è chiaro che un po’ di stabilità servirebbe, - ha continuato Giannelli - una decina di giorni di didattica a distanza non consente pianificare azioni di lungo termine. Non si può accettare l’idea che si vada alla cieca. E’ capitato che alcune famiglie, in cui è stata riscontrata una positività, mandassero comunque il bambino a scuola, perché non sapevano come gestirlo a casa. Questo è un comportamento assolutamente incosciente perché può diffondere il virus”.

Riguardo alle nuove misure restrittive che riguardano anche le scuole Giannelli ha sottolineato che “sostanzialmente si ha l’impressione di navigare completamente a vista e di cambiare di giorno in giorno decisioni e direttive, non si capisce poi per quale obiettivo. Se l’obiettivo è la riduzione dei contagi siamo tutti d’accordo, ma deve essere chiaro che se sospendiamo la didattica in presenza c’è un prezzo sociale che si paga, questo prezzo molto elevato ha senso pagarlo se c’è un’utilità dal punto di vista del contrasto del contagio, se così non è però dobbiamo capire qual è la ratio di questi provvedimenti. E’ chiaro che ci sono casi di positività anche nelle scuole, il punto è capire dove avviene il contagio, che viene quasi sempre fuori dalle scuole".

"I dati del Ministero dicono che situazioni di contagio a scuola non se ne rilevano. Grazie al monitoraggio delle scuole si è riusciti ad individuare positivi che se fossero stati a casa magari non sarebbero venuti fuori. Bisognerebbe potenziare trasporti e asl territoriali che finora non hanno funzionato tanto bene, è lì che bisognerebbe concentrarsi. - ha proseguito Giannelli - La scuola non può funzionare con un dpcm al giorno che cambia le regole, è chiaro che un po’ di stabilità servirebbe, una decina di giorni di didattica a distanza non consente pianificare azioni di lungo termine perché ci vuole una settimana solo per pianificare tutto. Non si può accettare l’idea che si vada alla cieca”.

“E’ capitato che alcune famiglie, in cui è stata riscontrata una positività, mandassero comunque il bambino a scuola, perché non sapevano come gestirlo a casa. Questo è un comportamento assolutamente incosciente perché può diffondere il virus. Serve senso di responsabilità da parte di tutti. Se ognuno cerca di andare avanti a spese del proprio simile calpestandolo ci indeboliamo tutti”, ha concluso Giannelli.

 

(Fonte: Adnkronos)

 

Covid, Trump: "Licenziare Fauci? Grazie del consiglio". E l'infettivologo già strizza l'occhio a Biden

Donald Trump lascia intendere che potrebbe silurare Anthony Fauci dopo le elezioni. "Licenzia Fauci", ha intonato in Florida una folla di sostenitori del presidente americano, che - riporta la Cnn - ha risposto: "Non ditelo a nessuno, ma lasciatemi aspettare un poco dopo le elezioni". E ha aggiunto: "Apprezzo il consiglio". E poi è tornato sulla questione: "E' un bravo ragazzo, ma si è sbagliato di grosso".

In un'intervista al Washington Post a ridosso dell'Election Day Fauci ha attaccato la strategia anti-Covid di Trump, precisando che la campagna di Joe Biden "sta prendendo seriamente la situazione dal punto di vista sanitario", mentre Trump guarda a una "diversa prospettiva", quella "dell'economia e la riapertura del Paese". Le critiche dell'infettivologo sono state respinte ieri dalla portavoce della Casa Bianca Alyssa Farah.

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Covid, "operazione verità" di 10 esperti su 10 errori gravi del governo: "Gettati alle ortiche i sacrifici degli italiani"

I dossier strategici su cui l'esecutivo di Giuseppe Conte finisce sotto accusa: tamponi di massa, scuole in sicurezza, dati epidemiologici accessibili, tracciamento, assembramenti e sanzioni, terapie intensive, distanziamento sui mezzi pubblici, vaccini antinfluenzali, medicina del territorio, Covid hotel - (LEGGI TUTTO)


"I sacrifici degli italiani, reclusi per due mesi fra marzo e aprile, sono stati gettati alle ortiche". "Noi pensiamo che quello che non è stato fatto fra maggio e ottobre debba assolutamente essere fatto ora". Così inizia e così si chiude un documento redatto da 10 studiosi che lanciano una "operazione verità" ricostruendo 10 errori gravi commessi dalle istituzioni, e innanzitutto dal Governo, nella gestione dell'epidemia. Il documento è sottoscritto da Nicola Casagli, Pierluigi Contucci, Andrea Crisanti, Paolo Gasparini, Francesco Manfredi, Giovanni Orsina, Luca Ricolfi, Stefano Ruffo, Giuseppe Valditara, Claudio Zucchelli.

Dopo aver sottolineato che, alla luce della Costituzione, il coordinamento e la programmazione delle politiche di tutela della salute degli italiani erano di competenza di Conte e dei suoi ministri, il documento (disponibile su www.fondazionehume.it e www.lettera150.it) analizza i 10 dossier ritenuti strategici: tamponi di massa, scuole in sicurezza, dati epidemiologici accessibili, tracciamento, assembramenti e sanzioni, terapie intensive, distanziamento sui mezzi pubblici, vaccini antinfluenzali, medicina del territorio, Covid hotel. 

Su queste materie "è avvenuta la Caporetto del Governo", come dimostra l’evoluzione dell’epidemia e il grido di allarme degli operatori sanitari. “Il problema cruciale di un’epidemia non è portare il numero di contagi vicino a zero, ma mantenerlo basso quando il peggio sembra passato. Per garantire questo, servono tutte e 10 le cose che abbiamo elencato”, si legge nel documento, “serve, soprattutto, un impegno solenne del governo centrale ad attuarle in tempi brevi e certi. Serve un cronoprogramma che specifici costi, strumenti, fasi di avanzamento, date di conclusione. Perché il rischio che corriamo è grande. E’ il rischio che, dopo il tempo delle chiusure, quello delle aperture ci restituisca la medesima illusione in cui siamo vissuti quest’estate. Un intervallo in cui si fa poco per contrastare il virus, ci si illude che il virus sia in ritirata, e così si prepara l’arrivo di una nuova ondata. Gli italiani attendono risposte concrete". Il documento può essere sottoscritto scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

(Fonte: adnkronos)

In barba al Covid cresce l'export del cibo made in Italy: boom della pasta sui mercati esteri, bene anche gli ortaggi e gli oli

Un’elaborazione di Ismea sui dati Istat per comparto, disponibili solo sui primi sette mesi dell’anno, evidenziano "una crescita a doppia cifra per la pasta, con un +30% rispetto al periodo gennaio-luglio 2019"


«Anche nei mesi più critici dell'emergenza epidemiologica – notano dall’Istituto per i servizi per il mercato agricolo alimentare – a causa delle misure restrittive adottate da molti Paesi clienti, le esportazioni di pasta non hanno infatti accusato grossi contraccolpi, a fronte di flessioni anche significative registrate dagli altri comparti nei mesi di aprile e, in particolare, di maggio»

Il dato di agosto conferma, nel complesso, una progressione del food made in Italy sui mercati esteri (+3% sui primi 8 mesi del 2019), per un valore di 29,4 miliardi di euro. I dati per comparto, disponibili solo per i primi sette mesi dell’anno, evidenziano una crescita a doppia cifra per la pasta, con un +30% rispetto al periodo gennaio-luglio 2019.

Secondo le elaborazioni dell'Ismea sui dati Istat, anche nei mesi più critici dell’emergenza epidemiologica, a causa delle misure restrittive adottate da molti Paesi clienti, le esportazioni di pasta non hanno infatti accusato grossi contraccolpi, a fronte di flessioni anche significative registrate dagli altri comparti nei mesi di aprile e, in particolare, di maggio.

Oltre all’ottima performance della pasta e, più in generale, dell’intero comparto dei derivati dei cereali (+13% nel periodo gennaio-luglio), l’analisi dell’Ismea evidenzia il buon andamento degli ortaggi freschi e trasformati (+7,8%), in un contesto positivo anche per gli oli (+5%) e le coltivazioni industriali (+13,7%).

Rimangono stabili il comparto degli animali e carni e quello ittico, mentre accusano una netta flessione il comparto florovivaistico (-10,7%) e quello dei vini e mosti (-3,2%).

Cina; con il Covid-19 sotto controllo, l'economia avanza a grandi passi

Le esportazioni sono aumentate e le amministrazioni locali si sono impegnate in progetti di costruzione alimentati dal basso costo del denaro. Anche la spesa dei consumatori è finalmente in ripresa.

 
Mentre la maggior parte del mondo è ancora alle prese con la pandemia da coronavirus, la Cina sta dimostrando ancora una volta che una rapida ripresa economica è possibile, quando il virus è saldamente sotto controllo.
 

L'Ufficio nazionale di statistica del paese ha annunciato che l'economia cinese è aumentata del 4,9% nel trimestre da luglio a settembre rispetto agli stessi mesi dell'anno scorso. La robusta performance riporta la Cina quasi al ritmo di crescita di circa il 6% che registrava prima della pandemia.

Molte delle principali economie mondiali sono uscite dalle profondità di una contrazione la scorsa primavera, quando le interruzioni hanno causato un brusco calo della produzione. Ma la Cina è la prima a segnalare una crescita che supera significativamente il livello dello scorso anno nello stesso periodo. Anche gli Stati Uniti e altre potenze economiche, dovrebbero segnalare un aumento nel terzo trimestre, ma sono ancora indietro o stanno solo raggiungendo i livelli pre-pandemici.

Il vantaggio della Cina potrebbe aumentare ulteriormente nei mesi a venire. Non ha quasi nessuna trasmissione locale del virus, mentre gli Stati Uniti e l'Europa devono affrontare un'altra ondata di casi in accelerazione. 

La vigorosa espansione dell'economia cinese significa che è destinata a dominare la crescita globale, rappresentando almeno il 30 per cento della crescita economica mondiale di quest'anno e degli anni a venire. Le aziende cinesi stanno rappresentando la quota maggiore delle esportazioni mondiali, producendo elettronica di consumo, dispositivi di protezione personale e altri beni richiesti durante la pandemia. Allo stesso tempo, la Cina sta acquistando più ferro dal Brasile, più mais e maiale dagli Stati Uniti e più olio di palma dalla Malesia. Ciò ha in parte invertito il crollo dei prezzi delle materie prime la scorsa primavera e attenuato l'impatto della pandemia su alcuni settori. Tuttavia, la ripresa della Cina ha aiutato il resto del mondo meno che in passato, perché le sue importazioni non sono aumentate così tanto come le esportazioni. Questo modello ha creato posti di lavoro in Cina, ma ha frenato la crescita altrove.

La ripresa economica della Cina dipende da mesi anche da enormi investimenti in autostrade, linee ferroviarie ad alta velocità e infrastrutture. E nelle ultime settimane, con la ripresa della libera circolazione, il Paese ha visto l'inizio di una ripresa anche dei consumi interni.

L'attività sta riprendendo ora anche in luoghi come Wuhan, la città centrale della Cina dove è emerso per la prima volta il nuovo coronavirus.  

 

La crescita economica della Cina negli ultimi tre mesi è stata leggermente inferiore alle previsioni degli economisti, al 5,2% anziché al 5,5%, ma la performance è ancora forte, infatti i mercati azionari di Shanghai, Shenzhen e Hong Kong vedono un continuo e costante aumento del livello delle contrattazioni. Le vendite al dettaglio sono aumentate del 3,3% il mese scorso rispetto a un anno fa, mentre la produzione industriale è aumentata del 6,9%. Il modello cinese per ripristinare la crescita può essere efficace, ma potrebbe non essere attraente per altri paesi. Determinata a mantenere la trasmissione locale del virus uguale o prossima allo zero, la Cina è ricorsa a un monitoraggio cellulare completo della sua popolazione, blocchi per settimane di quartieri e città e costosi test di massa in risposta anche alle più piccole epidemie.

 
 
 
Il rimbalzo della Cina è accompagnato anche da alcune debolezze, in particolare un aumento del debito complessivo quest'anno di un importo pari a un terzo della produzione complessiva dell'economia. Gran parte del debito extra è costituito da prestiti da parte dei governi locali e delle imprese statali per pagare nuove infrastrutture o da mutui contratti da famiglie e aziende per pagare appartamenti e nuovi edifici. Il governo è consapevole del rischio di lasciare che il debito si accumuli rapidamente. Ma frenare il nuovo credito danneggerebbe l'attività immobiliare, un settore che rappresenta fino a un quarto dell'economia cinese.

Un altro rischio per la ripresa della Cina è la sua forte dipendenza dalle esportazioni. L'impennata delle esportazioni negli ultimi tre mesi, insieme ai prezzi più bassi per le importazioni di materie prime, ha rappresentato una fetta considerevole della crescita economica. Le esportazioni rappresentano ancora oltre il 17% dell'economia cinese, più del doppio di quelle che costituiscono l'economia americana.

I leader cinesi riconoscono che le esportazioni del paese sono sempre più vulnerabili alle tensioni geopolitiche, comprese le mosse che l'amministrazione Trump, mette in campo per sciogliere le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. I cambiamenti nella domanda globale potrebbero anche minacciare le esportazioni, poiché la pandemia colpisce le economie d'oltremare.

  

Xi Jinping, ha sempre più enfatizzato l'autosufficienza, con una strategia che richiede l'espansione delle industrie dei servizi e l'innovazione nella produzione industriale, oltre a consentire ai residenti di spendere di più.

"Dobbiamo fare dei consumatori il pilastro della nostra economia", ha detto Qiu Baoxing, consigliere di governo che è anche un ex vice ministro dell'edilizia abitativa. "Concentrandoci sulla circolazione domestica, stiamo effettivamente migliorando la nostra capacità di recupero". Ma responsabilizzare i consumatori è stata a lungo una sfida in Cina. In circostanze normali, la maggior parte dei cinesi è costretta a risparmiare per l'istruzione, l'assistenza sanitaria e la pensione a causa di una rete di sicurezza sociale debole. Il rallentamento economico e la pandemia hanno comportato la perdita di posti di lavoro, aggravando il problema, in particolare per i lavoratori a basso reddito e i residenti rurali.

 
 

 

I governi occidentali hanno sperimentato la fornitura di assegni di disoccupazione extra-large, pagamenti una tantum e persino pasti sovvenzionati nei ristoranti. Queste azioni sono state finalizzate ad aiutare le famiglie a sostenere un tenore di vita minimo durante la pandemia, che a sua volta ha alimentato la domanda di importazioni dalla Cina. Assisteremo a una recrudescenza del conflitto commerciale, e non solo tra gli Stati Uniti e la Cina, ma a livello globale.

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