updated 1:04 PM UTC, Mar 8, 2021

Crisi Italia, povertà assoluta per oltre 2 milioni di famiglie (5,6 milioni di persone): il triste record degli ultimi 15 anni

Azzerati i miglioramenti registrati nel 2019 dopo quattro anni consecutivi di aumento. Consumi indietro di 20 anni: la spesa media mensile torna ai livelli del 2000


Secondo le stime preliminari, nel 2020 le famiglie in povertà assoluta sono oltre 2 milioni (il 7,7% del totale, da 6,4% del 2019, +335mila) per un numero complessivo di individui pari a circa 5,6 milioni (9,4% da 7,7%, ossia oltre 1milione in più rispetto all'anno precedente). E' quanto emerge dai dati preliminari Istat contenuti in Statistica today, in cui viene sottolineato che i dati sono i peggiori dal 2005.

Nell'anno della pandemia si azzerano così i miglioramenti registrati nel 2019. Dopo 4 anni consecutivi di aumento, si erano infatti ridotti in misura significativa il numero e la quota di famiglie (e di individui) in povertà assoluta, pur rimanendo su valori molto superiori a quelli precedenti la crisi del 2008.
 

L'aumento della povertà assoluta si inquadra nel contesto di un calo record della spesa per consumi delle famiglie (su cui si basa l'indicatore di povertà). Secondo le stime infatti, nel 2020 la spesa media mensile torna ai livelli del 2000 (2.328 euro; -9,1% rispetto al 2019). Rimangono stabili solo le spese alimentari e quelle per l'abitazione mentre diminuiscono drasticamente quelle per tutti gli altri beni e servizi (-19,2%). 

Bar e ristoranti chiusi, il terribile massacro della filiera agroalimentare Made in Italy: cibi e vini invenduti per 11,5 miliardi

Il triste bilancio della Coldiretti: "Si stima che 300 milioni di chili di carne bovina, 250 milioni di chili di pesce e frutti di mare e circa 200 milioni di bottiglie di vino non siano mai arrivati nell'ultimo anno sulle tavole dei locali costretti ad un logorante stop and go senza la possibilità di programmare gli acquisti anche per prodotti fortemente deperibili"


Antipasti, dalla loro antica storia alle tavole d'oggi nel nord Italia

Il crollo delle attività di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi travolge a valanga interi settori dell'agroalimentare Made in Italy con vino e cibi invenduti per un valore stimato in 11,5 miliardi dall'inizio della pandemia. È quanto emerge dal primo bilancio della Coldiretti sull'impatto sulla filiera agroalimentare delle chiusure a singhiozzo della ristorazione a un anno dall'inizio della pandemia Covid, in occasione del Consiglio nazionale con la partecipazione del Ministro delle politiche Agricole Stefano Patuanelli.

"Si stima che 300 milioni di chili di carne bovina, 250 milioni di chili di pesce e frutti di mare e circa 200 milioni di bottiglie di vino - sottolinea la Coldiretti - non siano mai arrivati nell'ultimo anno sulle tavole dei locali costretti ad un logorante stop and go senza la possibilità di programmare gli acquisti anche per prodotti fortemente deperibili".

"Numeri dietro i quali - precisa la Coldiretti - ci sono decine di migliaia di agricoltori, allevatori, pescatori, viticoltori e casari che soffrono insieme ai ristoratori. Chiusure forzate, limitazioni negli orari di apertura, divieti agli spostamenti, drastico calo delle presenze turistiche e la diffusione capillare dello smart working hanno devastato i bilanci dei servizi di ristorazione e tagliato drammaticamente i livelli occupazionali ma le conseguenze si fanno anche sentire direttamente sui fornitori".

La drastica riduzione dell'attività pesa infatti sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. "In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione - precisa la Coldiretti - rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato ma ad essere stati piu' colpiti sono i prodotti di alta gamma dal vino ai salumi, dai formaggi fino ai tartufi".

"Anche alla luce dell'avanzare della campagna di vaccinazione sarebbe importante consentire le aperture serali che valgono quasi l'80% del fatturato dei locali della ristorazione" afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare peraltro che "con l'arrivo del bel tempo le chiusure favoriscono paradossalmente gli assembramenti all'aperto sulle strade, nelle piazze e sul lungomare".

"Nei locali della ristorazione sono state invece adottate importanti misure di sicurezza, quali - conclude Prandini - il distanziamento dei posti a sedere facilmente verificabile, il numero strettamente limitato e controllabile di accessi, la registrazione dei nominativi di ogni singolo cliente ammesso".

"Nell'attività di ristorazione - rileva la Coldiretti - sono coinvolti circa 360mila tra bar, mense, ristoranti e agriturismi nella Penisola ma le difficoltà si trasferiscono a cascata sulle 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,6 milioni di posti di lavoro. Si tratta di difendere la prima ricchezza del Paese con la filiera agroalimentare nazionale che vale 538 miliardi pari al 25% del Pil nazionale ma è anche una realtà da primato per qualità, sicurezza e varietà a livello internazionale". 

 

(Fonte: Agi)

Brescia in zona arancione rafforzata, chiuse tutte le scuole. Moratti: "Strategia concordata col ministero". Bertolaso: "E' la terza ondata". Vaccinazioni concentrate nelle zone più colpite (VIDEO)

Dalle 18 di oggi nuova ordinanza per tutta la provincia di Brescia e nei comuni di Viadanica, Predore San Martino, Sarnico, Villongo, Castelli Calepio, Credaro e Gandosso in provincia di Bergamo e Soncino in provincia di Cremona - (VIDEO)


A Brescia zona arancione rafforzata

"Zona arancione rafforzata" in Lombardia nella provincia di Brescia e in altri Comuni della bergamasca. Il governatore Attilio Fontana firmerà un'ordinanza in giornata. Lo spiega la vicepresidente Letizia Moratti, in consiglio regionale. "E' stata decisa una strategia di mitigazione e contenimento", sottolinea. A Brescia e provincia si assiste a "un'accelerazione del contagio da Covid-19, con l'aggravante del pericolo delle varianti" che mostrano "una percentuale che arriva fino al 39% dei nuovi contagiati", aggiunge.

Oltre alla provincia di Brescia, i Comuni in zona arancione rafforzata saranno Viadanica, Predore San Martino, Sarnico, Villongo, Castelli Calepio, Credaro e Gandosso, in provincia di Bergamo, e Soncino in provincia di Cremona. La zona arancione rafforzata, spiega Moratti, "prevede oltre alle normali misure della zona arancione anche la chiusura di scuole elementari, infanzia e nidi, il divieto di recarsi nelle seconde case, l'utilizzo obbligatorio dello smart working e la chiusura delle attività universitarie in presenza".

Guido Bertolaso

A Brescia è "praticamente partita la terza ondata" del Covid, dice Guido Bertolaso, consulente della Lombardia sul piano vaccinale, in consiglio regionale. "Balza all'occhio - dice mostrando dei dati - la situazione della provincia di Brescia, che ha di fatto un'incidenza doppia rispetto alle altre province del numero di casi in un determinato territorio in un determinato periodo. Brescia è largamente avanti rispetto a tutte le altre province", sottolinea, aggiungendo che se altrove la situazione è "sotto controllo", a Brescia "è evidente che il fatto che ci troviamo di fronte praticamente alla terza ondata della pandemia: è questo il punto che va aggredito".

La Regione, intanto, si appresta a modificare la strategia di vaccinazione. La Direzione Welfare e Bertolaso hanno deciso una "rimodulazione della strategia vaccinale" come "strumento di contenimento del contagio". In pratica, spiega Moratti, si comincerà a vaccinare nei Comuni dove ci sono i focolai, per evitare di riempire gli ospedali.

"Abbiamo chiesto al ministero la rimodulazione delle schedule vaccinali per soggetti positivi al Covid19, in modo da prevedere o la somministrazione di una sola dose o il posticipo di sei mesi per la sua somministrazione, ipotesi validata da dati di letteratura e esperienze in corso. Una risposta positiva ci consentirebbe di avere più dosi di vaccino, ora scarse", afferma.

I vaccini "verranno concentrati nei limiti del possibile e delle linee guida del ministero le vaccinazioni partendo dai Comuni al confine tra la provincia di Brescia e di Bergamo con presenza importante di focolaio e situazione di tensione legata alla saturazione delle terapie intensive locali".

Tinder, gli incontri al tempo del Covid: gli utenti ora aggiungono "vaccinazione fatta" al profilo

Su Tinder, la più nota delle piattaforme di incontri aumenta del 258% il numero di persone che hanno aggiunto "vaccinazione fatta" al profilo. La ricerca è riferita al mercato del Regno Unito, dove le vaccinazioni sono iniziate prima e sono state e già 13 milioni di persone hanno ricevuto la prima dose.

Ma il "fenomeno" sembra diffuso un po' fra tutte le app del genere: su OKCupid, per esempio, le conversazioni riguardo ai vaccini sono cresciute del 137% fra novembre 2020 e gennaio 2021, così come anche su Hinge. Inoltre, in un sondaggio condotto fra oltre 45mila utilizzatori di OKCupid, quasi il 70% ha detto di essere pronto a farsi vaccinare. Tinder e Hinge hanno riferito di aver visto un aumento del 15% dei nuovi abbonati durante il periodo di lockdown nella primavera del 2020.

 

(Fonte: Ansa)

Covid, Sileri: "Lockdown nazionale non necessario, verosimili zona arancione e zona rossa per alcune regioni"

Il senatore del M5S ed ex viceministro alla Salute del governo Conte parla del nuovo esecutivo di Mario Draghi: "Sicuramente c’è una continuità con l’azione di procedere con la vaccinazione nel più breve tempo possibile per osteggiare l’avanzata del virus. Ho apprezzato che abbia usato la parola trincea, perché siamo in guerra, tutti nella stessa buca a combattere. Servirà probabilmente tutto il 2021 per uscire da questa trincea definitivamente"


"Il lockdown nazionale non è necessario. Siamo in guerra e per uscirne servirà tutto il 2021". E' l'opinione di Pierpaolo Sileri, senatore M5S ed ex viceministro della Salute, davanti al quadro dell'emergenza coronavirus in Italia, alla luce della presenza di alcune variante covid in parti del paese. "E’ possibile che alcune varianti eludano i vaccini, ma è molto più probabile che i vaccini funzionino anche con le varianti. Speriamo di vaccinare tutti i soggetti più fragili entro maggio", dice Sileri a Radio Cusano Campus. "E’ verosimile che alcune regioni tornino in zona arancione e qualcuna in zona rossa. Il lockdown nazionale non è necessario, ci saranno degli stop&go. Va mantenuto il blocco degli spostamenti tra regioni", aggiunge.

"Sicuramente c’è una continuità con l’azione di procedere con la vaccinazione nel più breve tempo possibile per osteggiare l’avanzata del virus. Ho apprezzato che abbia usato la parola trincea, perché siamo in guerra, tutti nella stessa buca a combattere. Servirà probabilmente tutto il 2021 per uscire da questa trincea definitivamente", afferma ancora.

"Ci sono diversi vaccini, quindi se anche un vaccino non dovesse funzionare con una variante, è probabile che gli altri funzionino. La ricerca e l’industria comunque sono pronte nel caso in cui un vaccino debba essere modificato e rimodulato. I virus mutano e questo è un virus che tende alle mutazioni. Noi stiamo cercando di mettere in rete tutti i laboratori per cercare le varianti, ma è importante ciò che viene fatto a livello planetario, serve un’azione congiunta di monitoraggio di tutti gli scienziati del mondo", dice ancora.

"L’Italia è tra i primi in Europa, ma il punto è avere più vaccini a disposizione. Io spero che a breve altri vaccini possano essere approvati per avere un ulteriore quantitativo di dosi. Speriamo di vaccinare tutti i soggetti più fragili entro maggio. Quando avremo vaccinato medici, anziani e fragili, gli ospedali poi potranno gestire anche l’ordinario", osserva ancora.

Non bisogna abbassare la guardia, alla vigilia della valutazione dei dati settimanali." E’ verosimile che alcune regioni tornino in zona arancione e qualcuna in zona rossa, vedremo i dati che arrivano al Ministero oggi. Un lockdown nazionale in questo momento non credo sia necessario, ma degli stop&go ci saranno. Laddove il virus corre è necessario fare un passo indietro. Se dovesse subentrare una variante più aggressiva è chiaro che servirà una chiusura più o meno estesa a secondo dell’analisi dei dati. Una cosa è certa: va ancora mantenuto il blocco degli spostamenti tra regioni".

  • Pubblicato in Salute

La pandemia ci ha reso più digitali: quanti hanno scoperto e-banking e shopping online per la prima volta. Lavoro da remoto per un italiano su quattro. Tutto rose e fiori?

Il report di Deloitte tra pro e contro: in tanti pensano che il processo di digitalizzazione non consideri abbastanza l'aspetto umano


Consumatori più digitali e più propensi a cercare prodotti e servizi on-line. La pandemia da Covid-19 ha spinto la digitalizzazione di prodotti e servizi in Europa, modificando i comportamenti dei consumatori e accelerando quelle trasformazioni in corso che, in condizioni normali, avrebbero richiesto anni per affermarsi. A confermarlo è lo studio di Deloitte 'Umanesimo digitale', secondo cui il 30% dei consumatori europei (di Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Svizzera, Regno Unito e Paesi scandinavi) ha provato per la prima volta lo shopping online e l’e-banking durante la prima ondata Covid.

Secondo il report di Deloitte, la media europea di lavoratori che ha provato il remote working per la prima volta dopo lo scoppio della pandemia da Covid-19 è del 23%. Un valore che in Italia è ancora più rilevante, riguardando un intervistato su quattro (25%). Significativo anche il dato secondo cui il 38% dei rispondenti dichiara di essere riuscito a svolgere le proprie attività regolarmente durante il lockdown solo grazie all’innovazione tecnologica. Un chiaro segnale della trasformazione digitale su cui le imprese stanno spingendo, introducendo nuovi modelli e modalità operative, sottolinea lo studio.

Tuttavia, al di là dei limiti infrastrutturali, ciò che emerge è che il processo di digitalizzazione non consideri abbastanza l'aspetto umano. A pensarla così il 36% degli italiani, in linea con la media europea del 38%. Ma ci sono paesi dove il problema è ancor più sentito, come la Francia, dove quasi la metà dei rispondenti (46%) lamentano tale carenza.

 

(Fonte: Adnkronos)

Il Covid fa crollare la produzione industriale (-11,4): mai così male dal 2009. La seconda ondata ha bloccato la ripresa

I dati Istat per il 2020 fotografano un quadro disastroso. Anno terribile per l'auto, giù del 13%. Tengono i livelli pre-pandemia solo Alimentare e bevande e Farmaceutica


La pandemia manda a picco la produzione industriale, che nel 2020 crolla dell'11,4% registrando il maggior calo dalla crisi del 2009 e il secondo peggior risultato dal 1990, inizio della serie storica dell'Istat. La flessione, spiega l'istituto, è estesa a tutti i principali raggruppamenti di industrie e, nel caso dei beni di consumo, è la più ampia mai registrata.

Crollo senza precedenti anche per il settore auto, giù al 13% nell''anno nero' del Covid e che solo a dicembre, rispetto allo stesso mese del 2019, ha perso il 2,1%.

La produzione industriale nel suo complesso ha fatto registrare a dicembre un calo dello 0,2% mensile e del 2% annuo. A novembre era diminuita dell'1,4% e del 4,2% su base annua. Nella media del quarto trimestre la flessione è dello 0,8% rispetto al trimestre precedente.   

Ed è di oggi la stima di Prometeia e Intesa Sanpaolo secondo cui l'industria manifatturiera italiana chiuderà il 2020 con un calo tendenziale del giro d'affari del 10,2%, pari a 132 miliardi di euro in meno rispetto al 2019. 

Nel panorama europeol'Italia continua a far registrare una delle performance più preoccupanti. In Germania nell'intero 2020 la produzione è crollata dell'8,5% e in Spagna del 9,4%. Per il dato francese bisognerà aspettare domani, ma quello provvisorio calcolato dall'Insee a novembre sui primi 11 mesi dello scorso anno parla di una riduzione del 4,8%.

La seconda ondata del virus ha impedito la ripresa

La flessione è dunque estesa a tutti i principali raggruppamenti di industrie e purtroppo, rileva l'Istat, non è stato possibile alcun recupero durante l'anno perché la seconda ondata di Covid ha spento sul nascere qualsiasi possibilità di ripresa.

"Il progressivo recupero dopo il crollo di marzo e aprile ha subìto una battuta d'arresto nei mesi recenti - osserva l'istituto nel commento - impedendo il ritorno ai livelli produttivi precedenti l'emergenza sanitaria: nella media del quarto trimestre l'indice destagionalizzato è, infatti, ancora inferiore del 3,1% rispetto a febbraio 2020".

Tutti i numeri dell'industria italiana

L'indice destagionalizzato mensile mostra a dicembre 2020, indica inoltre l'Istat, un aumento congiunturale sostenuto per l'energia (+1,8%) e un più modesto incremento per i beni intermedi (+1,0%), mentre diminuzioni contraddistinguono i beni strumentali (-0,8%) e, in misura più contenuta, per quelli di consumo (-0,3%).

Nel confronto annuo, si registra un incremento tendenziale solo per i beni intermedi (+4,1%), mentre i restanti comparti mostrano flessioni, con un calo pronunciato per i beni di consumo (-9,8%) e meno marcato per gli altri aggregati (-2,1% per i beni strumentali e -0,7% per l'energia).

I settori di attività economica che registrano i maggiori incrementi rispetto a dicembre 2019 sono la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (+10,9%), quella i prodotti chimici (+7,5%) e la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+6,8%).

Viceversa, le flessioni maggiori si registrano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-28,5%), nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-16,5%) e nella fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e preparati (-10,9%).

L'anno nero dell'auto

La produzione industriale di automobili ha registrato un crollo senza precedenti, pari al 13%: si tratta del comparto - ossia quello dei beni" strumentali" che includono la fabbricazione di macchine e motori e anche quella di autoveicoli - più colpito dal calo della produzione.

Solo a dicembre, rispetto allo stesso mese del 2019, la flessione è stata del 2,1%. 

A novembre, la produzione di beni strumentali aveva fatto registrare un calo di appena lo 0,1% rispetto a ottobre ed era rimasta invariata su base tendenziale. Per quanto riguarda il settore di attività economica, l'Istat mette inoltre in risalto che la "fabbricazione di mezzi di trasporto" ha fatto registrare una caduta del 18,3% nell'intero anno e solo a dicembre è stata del 3,8%.

Prometeia, nel 2020 fatturato in calo del 10,2%. Persi 132 miliardi

Secondo Prometeia, la contrazione, inferiore a quella subita con la crisi 2009 (-18.8%), riflette il progressivo recupero dal punto di minimo del ciclo toccato durante il lockdown primaverile: nel periodo agosto-novembre, il fatturato si è riposizionato sui livelli pre-Covid (-0.4%).

Tutti i maggiori player dell'Eurozona hanno subito l'impatto dell'emergenza sanitaria: nella media dei primi undici mesi del 2020, l'indice della produzione industriale registra un calo del -13% in Italia e Francia, -10.8% in Germania e -10.5% in Spagna. Il gap nei confronti del manifatturiero tedesco, rimasto attivo durante il lockdown primaverile, è stato in parte colmato grazie alle chiusure ridotte degli impianti in estate. 

l peggioramento autunnale della curva dei contagi non ha comunque intaccato in modo significativo la ripresa industriale, pur aggiungendo incertezza a uno scenario mondiale caratterizzato da una domanda ancora debole. A livello settoriale, emerge una tenuta dei livelli pre-Covid per Alimentare e bevande e Farmaceutica, e un recupero piu' intenso delle attese per Elettrodomestici e Mobili, trainati da consumi in risalita dai minimi primaverili.

La ripresa del ciclo edilizio ha dato un forte impulso al settore Prodotti e materiali da costruzione e un parziale sostegno alla filiera dei metalli. In rapida risalita anche i livelli di attività degli Autoveicoli e moto, sulla spinta degli incentivi all'acquisto di vetture ecologiche. Il settore sconta però il crollo della fase primaverile, stazionando ancora nella parte bassa della classifica, poco distante dalla Meccanica, penalizzata dalla ripresa incerta degli investimenti in beni strumentali.

Situazione ancora critica nel Sistema moda, fortemente colpito dalle restrizioni alla socialita' e al turismo. Gli indicatori anticipatori mostrano segnali di consolidamento dell'attività manifatturiera in avvio del 2021, con attese di rafforzamento nella seconda meta' dell'anno. Il dispiegarsi degli effetti della campagna vaccinale comporterà un allentamento delle restrizioni a livello mondiale, con effetti visibili anche sul commercio internazionale.

La velocità di marcia del manifatturiero italiano dipenderà dalle scelte strategiche finalizzate a ricevere le risorse europee, che potranno dare impulso anche agli investimenti privati.

 

(Fonte: Agi)

Saldi, la pandemia non fa sconti ai commercianti: calo del 40% rispetto all'anno scorso

Il presidente di Fismo Confesercenti, Fabio Tinti: "Online privilegiato, i consumatori ritrovino i negozi delle nostre città. E servono misure per aiutare il comparto a sopravvivere"


Arriva l'ultima tranche dei saldi invernali: oggi le vendite di fine stagione partiranno anche in Emilia-Romagna, Toscana e Veneto, ultime Regioni a dare il via ai saldi 2021, avviati in altre zone d'Italia già dal 2 gennaio.
"Ma è stata una falsa partenza", spiega il presidente di Fismo Confesercenti Fabio Tinti.

"Purtroppo, nelle regioni in cui le vendite di fine stagione sono già iniziate, ancora non si sono registrati i risultati sperati: il bilancio, per ora, è di una flessione del 40% rispetto allo scorso anno. L'auspicio è che il progressivo allentamento delle misure restrittive permetta di una netta inversione di tendenza nelle prossime settimane".

La Fismo invita i consumatori a "ritrovare per i propri acquisti gli esercizi fisici delle nostre città. L'online ha goduto nel 2020, grazie alle ripetute chiusure, di una condizione di assoluto privilegio, fruendo anche di privilegi fiscali. I saldi possono rappresentare una grande occasione per acquisti convenienti ma anche una scelta per valorizzare il commercio di prossimità. Proprio quello che contribuisce a valorizzare la qualità della vita nei nostri borghi".
Temendo nuove chiusure "non per lockdown, ma per cessata attività", Tinti chiede quindi, "tra le misure che potrebbero aiutare il comparto a sopravvivere, la rottamazione delle scorte di magazzino, il prolungamento della stagione dei saldi e ristori che tengano conto dei fatturati pre-pandemia". 

 

(Fonte: Ansa) 

 

 
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