updated 7:17 AM UTC, May 14, 2021

Compensi dei virologi in tv, il Condacons vuole sapere quanto costa l'infinito talk show degli ospiti-esperti

L'associazione dei consumatori annuncia una istanza d'accesso a Rai, Mediaset e La7 per conoscere gli eventuali emolumenti percepiti da medici e studiosi che "spesso si contraddicono tra loro e che non sempre contribuiscono a chiarire i dubbi e le preoccupazioni dei cittadini in tema di Covid"


Massimo Galli/ "Farmacie faticano a reperire il vaccino antinfluenzale"

Il Codacons annuncia un'istanza di accesso agli atti a Rai, La7 e Mediaset perché "vuole sapere quanto costano virologi e medici che, oramai da mesi, imperversano sulle reti televisive italiane. Dallo scoppio dell’emergenza coronavirus ad oggi, alcuni virologi hanno visto impennare la propria popolarità e, con ogni probabilità, il proprio conto in banca, grazie ad ospitate continue nei programmi televisivi -spiega l’associazione- Walter Ricciardi, Massimo Galli, Ilaria Capua, Matteo Bassetti, Fabrizio Pregliasco, Alberto Zangrillo, Andrea Crisanti sono nomi oramai conosciuti da tutti gli italiani grazie alla loro onnipresenza in tv, per non parlare di Roberto Burioni, a cui la Rai ha addirittura regalato uno spazio fisso a 'Che tempo che fa'".

Meluzzi: "Sul coronavirus io credo a Zangrillo, non al trio Fazio-Burioni-Littizzetto"  - Secolo d'Italia
"Vogliamo capire però -prosegue l'associazione dei consumatori- se e quanto costino alle varie emittenti gli interventi di tali esperti, che spesso si contraddicono tra loro e che non sempre contribuiscono a chiarire i dubbi e le preoccupazioni dei cittadini in tema di Covid". Per tale motivo l’associazione annuncia una istanza d’accesso a Rai, Mediaset e La7, "per chiedere di avere accesso agli atti su tutti i compensi elargiti da febbraio ad oggi ai medici e virologi Walter Ricciardi, Massimo Galli, Ilaria Capua, Matteo Bassetti, Fabrizio Pregliasco, Alberto Zangrillo, Andrea Crisanti, Roberto Burioni".
Alberto Zangrillo ne ha le palle piene di COVID-19

Vaccini e nuovo Dpcm, le mosse del governo. Speranza in Senato annuncia un piano massiccio per il 2021 e schiera l'esercito. Boccia: "Italia tutta gialla da metà dicembre. Dall'Epifania il Paese ripartirà"

"Il vaccino dal 2021 e gratis, in campo anche l'esercito. La distribuzione avverrà con il coinvolgimento delle forze armate", dice a Palazzo Madama il ministro Speranza, che aggiunge: "L'obiettivo è piegare la curva senza lockdown generale"


Ecco la nuova mappa a zone: cosa si può fare adesso - IlGiornale.it

"Ore decisive per questo Dpcm, probabilmente il più lungo per durata della storia recente tra questi provvedimenti per regolare le nostre azioni. Parte il 4 dicembre, c'è un dibattito alle Camere e non è corretto anticipare le conclusioni, ma andrà sicuramente oltre l'Epifania, se un giorno dopo o una settimana dopo si stabilirà nel dibattito". Lo ha detto il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia intervenendo al webinar "5G Italy e il Recovery Fund".

Il ministro Boccia in Calabria per la conferenza Stato-Regioni

"Dicembre dev'essere il mese che ci fa mettere in sicurezza il Paese senza fare un lockdown nazionale. Da qui a 15 giorni tutta Italia o gran parte d'Italia sarà gialla, pensiamo a restrizioni puntuali per il periodo delle feste che non ci fanno allentare i nostri comportamenti", ha detto Boccia. "Il 7 gennaio il Paese ripartirà, incrociando una grande campagna di vaccini", ha aggiunto. 

"Il vaccino non sarà obbligatorio, ma certo consigliato. Certe categorie dovranno essere messe in sicurezza, come anziani, forze dell'ordine, ospiti delle Rsa, sanitari. Gli studenti? E' una riflessione che si sta facendo in Parlamento", ha aggiunto Boccia. "La distribuzione del vaccino sarà capillare, affidata al commissario Arcuri, grazie all'intervento delle forze armate", ha detto.

Nuovo Dpcm e vaccini, informativa del ministro della Salute Speranza al Senato

Le ordinanze sono scelte ispirate dal principio di precauzione che hanno aiutato a ridurre il contagio e il numero dei nuovi casi. Il governo si è assunto la responsabilita' di scelte difficili ma necessarie. Senza di esse la pressione sugli ospedali diverrebbe insostenibile. Dall'analisi dei dati nel loro quadro evolutivo emerge che le misure adottate iniziano a dare primi incoraggianti risultati e tutto lascia prevedere che prossimo monitoraggio dovrebbe confermare il calo di rt . Sono fiducioso che a breve l'indice possa scendere sotto1, ha affermato Speranza

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un decreto che regola  il monitoraggio delle regioni nella fase 2 - Il Post

Per la stabilizzazione dei primi risultati c'è bisogno di altre settimane di sacrifici e poi di una cura di mantenimento. L'onda resta ancora molto alta quindi attenzione a non scambiare un primo raggio di sole con scampato pericolo. Non facciamoci illusioni, se abbassiamo la guardia la terza ondata è dietro l'angolo, ha proseguito il ministro. 

L'obiettivo del governo è piegare la curva senza un lockdown generalizzato - ha proseguito il ministro -. L'esperienza di queste settimane ci dice che la scelta di un modello su gradi di rischio appare essere in grado di appiattire la curva del contagio senza un lockdown. La situazione pero è seria e non puo' essere sottovalutata.

Da oggi Lombardia, Piemonte e Calabria arancioni. Passano al giallo Liguria  e Sicilia - Rai News

Dobbiamo disincentivare gli spostamenti tra regioni il 25, 26 e primo gennaio e limitare anche gli spostamenti tra comuni. Dobbiamo affrontare le feste con massima serieta' se non vogliamo nuove chiusure a gennaio. Per le feste le limitazioni previste dovranno essere rafforzate anche nel quadro di un coordinamento europeo. Bisogna limitare il piu' possibile i contatti tra persone.

"L'orientamento del Governo è che durante le feste natalizie vanno disincentivati gli spostamenti internazionali e limitati gli spostamenti tra le Regioni. Bisognerà poi evitare potenziali assembramenti nei luoghi di attrazione turistica legati in modo particolare alle attività sciistiche. È opportuno, più in generale, ridurre i rischi di diffusione del contagio connessi ai momenti di aggregazione durante le festività del Natale e del Capodanno", ha spiegato il ministro della Salute.

ITALIA A COLORI - Avanti

"Nel prossimo dpcm l'intenzione del governo sarà di riconfermare l'impianto a tre colori per le regioni, con fasce arancioni, rosse e gialle, che ha creato le condizioni per rimettere sotto controllo l'epidemia. I risultati hanno portato nella direzione giusta e dobbiamo riconfermare questo modello che prevede il tentativo di piegare la curva senza un lockdown generalizzato in questa seconda ondata", ha spiegato.

"Le misure stanno funzionando e l'auspicio è che le prime tendenze anche in termini di occupazioni di posti letto ospedalieri possano darci ulteriori elementi nei prossimi giorni che vadano verso la riduzione del contagio. Ma se stiamo andando nella direzione giusta, l'altra verità è che c'è ancora una situazione moto complicata nel paese, perchè contagi e decessi sono ancora elevati, così come la pressione sui posti letto. Oggi abbiamo 320 casi ogni 100mila abitanti, un dato alto, la cifra per riportare sotto controllo la curva è 50 casi per 100mila", ha detto inoltre Speranza.

Compatibilmente con l'evoluzione del quadro epidemiologico è obiettivo del governo riportare in presenza le scuole superiori.

L'acquisto del vaccino è centralizzato e sara' somministrato gratuitamente a tutti gli italiani, ha detto ancora Speranza. "E' probabile che saranno necessarie due dosi per ogni vaccinazione, l'Italia ha opzioni 202 milioni di dosi. Le prime dosi - ha affermato ancora - potranno cominciare ad essere disponibili da gennaio".

Meningite, vaccino gratuito a tutti i cittadini fino a 60 anni nei comuni  vicini a Villongo e Predore. Elaborato un piano operativo con Ats di  Bergamo e Brescia - Araberara

Ad oggi sono state indicate due date da Ema: 209 dicembre per vaccino Pfizer e 12 gennaio per vaccino Moderna. da queste aziende avremo 8mln di dosi da Pfizer e 1,346mila dosi da Moderna. Cuore della campagna vaccinale secondo le previsioni sarà tra la prossima primavera e l'estata, ha detto il ministro della salute al Senato.

Le categorie da vaccinare con priorita', per primi, sono gli operatori sanitari e sociosanitari, residenti e personale delle Rsa per anziani, persone in età avanzata per ottenere una maggiore copertura vaccinale e coprire persone con maggiori fattori di rischio. Lo ha detto il ministro Speranza con l'aumento delle dosi si vaccineranno anche le altre categorie, come le persone dei servizi essenziali come personale scolastico e forze dell'ordine. Nel caso poi di focolai in aree del paese, saranno destinate scorte di vaccini rispetto ai territori in difficolta'.

La distribuzione dei vaccini avverra' con il coinvolgimento delle forze armate. lo ha detto il ministro Speranza al Senato. Per i vaccini che necessitano di catena del freddo standard ci sara' un sito nazionale di stoccaggio e siti territoriali, per i vaccini con catena del freddo estrema questi saranno consegnati da aziende presso 300 punti vaccinali. Il confezionamento dei vaccini multidose richiede un numero di siringhe e diluente e il commissario straordinario assicurera' materiale necessario. 

Da uno studio Sicilia-Usa la speranza di un vaccino per il Coronavirus |  BlogSicilia - Ultime notizie dalla Sicilia

Nella fase iniziale ci saranno vaccinazioni centralizzate presso gli ospedali o con unita' mobili. Si stima un fabbisogno di circa 20mila persone per attuare la campagna. Si ricorrera' a professionalita' esistenti nel paese anche con la pubblicazione di 'invito' per partecipare alla campagna di vaccinazione nonche' a stipula di accordi con il ministero della Ricerca per contatti con le scuole di specializzazione medica. E per questo ringrazio il Ministro Manfredi. Migliaia di iscritti alle scuole di specializzazione parteciperanno alla campagna vaccinale, ha detto Speranza.

Con l'ampliarsi della campagna saranno coinvolti ambulatori vaccinali, medici di famiglia, sanità militare. inoltre si sta predisponendo un sistema informativo efficiente con interfacce regionali e ci sarà una sorveglianza immunologica sulla sicurezza dei vaccini monitorando eventuali eventi avversi. Le attività di sorveglianza saranno organizzate accuratamente e l'Aifa, oltre alla farmacovigilanza, promuoverà alcuni studi indipendenti su vaccini covid e si doterà di un comitato scientifico per la campagna vaccinale, ha aggiunto Speranza al Senato.

 

(Fonte: Ansa)

 
 
 

 

Vaccino anti-Covid, quando arriva in Italia, in quante dosi e a chi sarà dato prima

Diffusa la comunicazione inviata dal commissario Domenico Arcuri alle Regioni e, per conoscenza, ai ministri della Salute e degli Affari regionali, per la predisposizione del futuro piano vaccini anti-Covid. Da fine gennaio 2021 disponibili circa 3,4 milioni di dosi da somministrare a 1,7 mln di persone. Precedenza a ospedali e residenze per anziani


Vaccino antitubercolare e protezione contro Covid-19: c'è correlazione?

A fine gennaio 3,4 milioni di dosi di vaccino anti-Covid, da destinare prima agli ospedali e alle Rsa, e una campagna su larga scala a partire dai più fragili. E' quanto prevede una comunicazione inviata dal commissario Domenico Arcuri alle Regioni e, per conoscenza, ai ministri della Salute e degli Affari regionali, per la predisposizione del futuro piano vaccini anti-Covid.

"Come noto - si legge nella comunicazione - l'Italia ha aderito all'iniziativa dell'Ue per l'acquisto del più ampio portafoglio possibile di vaccini" e i primi "potrebbero essere disponibili già a partire dai primi mesi del prossimo anno".

"In particolare - scrive Arcuri - il vaccino Pfizer, il cui iter di validazione sembra essere, ad oggi, il più avanzato, permetterebbe all'Italia di disporre già da fine gennaio 2021 di circa 3,4 milioni di dosi da somministrare a 1,7 mln di persone. E' necessario, pertanto, scegliere il target di cittadini a cui somministrare le prime dosi disponibili".

PRIMA OSPEDALI E RSA - Su questo, il commissario non ha dubbi: "Appare prioritario - scrive - salvaguardare quei luoghi che nel corso della pandemia hanno rappresentato il principale canale di contagio e diffusione del virus", a partire da "gli ospedali e i presidi residenziali per anziani".

Dopo aver destinato i primi vaccini anti-Covid ai luoghi "principale canale di contagio e diffusione", come ospedali e Rsa, "per gli altri vaccini in arrivo, destinati, invece, a tutte le altre categorie di cittadini, saranno previste modalità differenti di somministrazione, in linea con la ordinaria gestione vaccinale, attraverso una campagna su larga scala (es drive-through) a partire dalle persone con un elevato livello di fragilità" si legge nella comunicazione visionata dall'Adnkronos.

CONSERVAZIONE E SOMMINISTRAZIONE - "Le caratteristiche di consegna di questo primo vaccino prevedono, per garantire la sua integrità, che questo sia consegnato esclusivamente dal fornitore direttamente ad ogni punto di somministrazione (in apposite borse di conservazione contenenti, al massimo, 5 scatole da 975 dosi ciascuna). Le caratteristiche di conservazione, inoltre, di queste prime dosi di vaccino, prevedono che lo stesso possa essere mantenuto per: 15 giorni dalla consegna nelle borse di conservazione del fornitore; 6 mesi, qualora si disponga di celle frigorifere a temperatura -75°C+-15°C".

"Le caratteristiche di somministrazione - si legge ancora nel documento - prevedono che il vaccino vada utilizzato al massimo entro 6 ore dall'estrazione dalle borse o dalla cella di conservazione. Si consideri inoltre che ogni fiala di vaccino contiene 5 dosi".

LA RICHIESTA ALLE REGIONI - Il commissario Arcuri chiede alle Regioni di iniziare a lavorare sul piano vaccino anti-Covid, iniziando già ora a individuare le strutture più idonee. Le comunicazioni, puntuali, dovranno essere inviate entro il 23 novembre.

"Al fine di definire il piano di fattibilità di questa prima fase di somministrazione - si legge nel testo - è necessario che le regioni da Voi presiedute individuino, in ogni provincia, idonee strutture capaci di rispettare i vincoli sovraesposti quanto alle caratteristiche di consegna, di conservazione e di somministrazione".

Entro il 23 novembre le Regioni devono comunicare "per ogni provincia, il numero e la denominazione dei presidi ospedalieri all'interno dei quali si ritiene utile che il vaccino venga consegnato e somministrato; tale presidio ospedaliero dovrà essere in condizione di vaccinare almeno 2.000 persone" o "più persone ma con multipli di 1000 in 15 giorni". Per ogni presidio ospedaliero così individuato "il numero di personale operante al suo interno, a qualunque titolo; il numero di personale sanitario e sociosanitario operante nel territorio, che potrà raggiungere il presidio ospedaliero in non più di 30-60 minuti; la disponibilità al loro interno di congelatori" con caratteristiche tali da consentire la conservazione del siero ed il "relativo volume di spazio disponibile".

 

(Fonte: Adnkronos)

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Covid, Natale, zone colorate e parametri: il governo incontra le Regioni. Attesa per cittadini, imprese e commercianti

Oggi il confronto tra l'esecutivo e gli Enti locali. Il ministro Speranza: "Sacrifici duri ma necessari a piegare la curva". Il piemontese Cirio avverte: "No al Natale come l'estate". Fontana per la Lombardia: "Nostri numeri da zona arancione. Raggiunto il picco, presto la discesa". La sindaca di Torino, Chiara Appendino: "Per fine mese stop alla zona rossa"


Covid, il coprifuoco a Natale sarà deciso dopo il 3 dicembre in base ai  dati sui contagi | La Nuova Riviera

Proposte per la revisione sulla classificazione delle zone e misure variabili a seconda delle province, premiando quelle virtuose anche all'interno di regioni rosse o arancioni e chiudendo in anticipo quelle più a rischio. E c'è anche chi aumenta la stretta ora, per scongiurare le Feste in lockdown.

E' partita la mediazione tra l'Esecutivo e i governatori, che puntano ad un graduale allentamento delle misure in vista del Natale: una data a ridosso della quale potrebbe essere previsto un Dpcm ad hoc.

Anche se il coordinatore del Cts, Angelo Miozzo precisa che "un Natale tradizionale ce lo dobbiamo scordare". E' ormai certo che resteranno ancora chiusi i circoli e le strutture sportive, le palestre i cinema e i teatri mentre uno spiraglio ci potrebbe essere per i negozi e i ristoranti, che potranno tornare "in semilibertà" se rispetteranno le regole che già hanno. E non sarà - spiega Miozzo - un "liberi tutti". Sono ancora tanti i punti interrogativi in vista del vertice con i territori convocato dal ministro per le Autonomie Francesco Boccia nelle prossime ore, a cui parteciperanno anche l'Iss e il ministro della Salute. La linea del Governo resta quella dell'ascolto, ma senza alcuna intenzione di modificare il sistema di monitoraggio. Regioni che sono state interpellate anche dal Commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri, il quale ha inviato loro le richieste per il Piano vaccini: riguarderà prima gli ospedali e le Rsa, per un totale di circa 1,7 milioni di persone. Per le successive somministrazioni su larga scala, invece, il piano prevede l'utilizzo di drive-through.

Lo stesso premier, Giuseppe Conte, è tornato sui 21 indicatori che determinano la classificazione in zone rosse, arancioni o gialle, chiarendo: "il sistema per parametri ci consente interventi mirati e di introdurre misure restrittive che siano limitate nel tempo e ben dosate sull'effettivo livello di rischio dei territori". I criteri non dovrebbero dunque subire modificazioni, così come avevano chiesto gli stessi governatori in una Conferenza delle Regioni, chiedendo un incontro urgente con il Governo. Il confronto ci sarà ma è lo stesso Boccia a spiegare che "non bisogna politicizzare i parametri perché sarebbe un errore renderli discrezionali senza il conforto della comunità scientifica".

La mano tesa dell'Esecutivo potrebbe arrivare con un dialogo più aperto nella Cabina di regia per il monitoraggio dei dati che arrivano dai territori, a cui partecipano tutte le componenti, esperti compresi. "Se in quella sede - aggiunge Boccia - dovesse venir fuori una valutazione scientifica che può consentire a un parametro di essere ponderato meglio o in maniera diversa, chiaramente la Cabina di regia può dare un contributo". Con il countdown in vista delle feste natalizie, non si può escludere che il Dpcm in scadenza il 3 dicembre possa essere prolungato per qualche altra settimana. Poi, potrebbe avvicendarsi un nuovo decreto ad hoc a ridosso del Natale. Tra le ipotesi - per non mortificare i consumi - ci sarebbe la possibilità di tenere i negozi per lo shopping aperti anche di sera tardi, per spalmare le entrate dei clienti e favorire comunque il commercio. Nel frattempo sul tavolo, tra le iniziative lanciate dalle Regioni c'è l'accelerazione dei tempi sulla revisione dell'assegnazione delle zone, in particolare per la promozione verso quelle meno restrittive (attualmente la forbice di tempo minimo è due settimane) e l'allentamento delle misure in quelle province dei territori della 'red zone' che hanno però dati più confortanti. C'è anche chi va in senso opposto anticipando chiusure per non rischiare di restare tra i bocciati a Natale. Il presidente della Puglia, Michele Emiliano, ha inviato una lettera al ministro Speranza per chiedere "l'adozione di un provvedimento che inserisca esclusivamente i territori delle province di Foggia e di Bat nella cosiddetta "zona rossa", in quanto caratterizzati da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto".

Anche per il governatore lombardo, Attilio Fontana, "è meglio un po' di cautela all'inizio che dover poi rincorrere una ripartenza della corsa del virus. Meglio un po' di cautela iniziale e cercare di metterci in sicurezza. Anche perché dobbiamo fare il Natale e dobbiamo farlo con una certa libertà. Noi abbiamo già iniziato una fase di leggero ma significativo miglioramento. Il nostro Rt è sceso in maniera sostanziale, tanto che in base ai numeri noi rientreremmo oggi in una zona arancione". Avere un Natale "il più normale possibile" è anche l'obiettivo del presidente della Liguria, Giovanni Toti. Ma - avverte il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, "se immaginiamo di farlo come qualcuno ha vissuto le settimane dell'estate, a gennaio o febbraio ritorneremo in questa situazione e non possiamo permettercelo". 

 

(Fonte: Ansa)

Covid, Pregliasco: "Verso il superamento dell'emergenza. In Lombardia primi segnali di miglioramento"

Parla il professor Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario Irccs Galeazzi di Milano: "Ritengo comunque che l'obbligo dell'uso delle mascherine anche all'aperto vada mantenuto almeno fino a Natale: insieme a igiene e distanziamento è infatti un'arma importante per ostacolare la diffusione del virus"


Istituto Ortopedico Galeazzi | Gruppo San Donato

"La curva è in crescita ma è lineare, il picco potrebbe arrivare tra 7 giorni. L'emergenza negli ospedali non è scavallata ma quasi, siamo nella fase di picco. E se le cose andranno avanti così, ci aspettiamo un calo per la prossima settimana". Sono le parole del professor Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario Irccs Galeazzi di Milano a Sky Tg24. "In Lombardia si vedono i primi segnali di miglioramento della situazione. Bisogna insistere con il rispetto delle misure. Più lavoriamo bene adesso - spiega - più saremo sereni a Natale".

Quanto alle pressioni per allentare le misure nelle regioni che hanno adottato quelle più rigide per prime, "penso che forse nelle prossime settimane potrebbe essere avviato un allentamento nelle province meno colpite. Ma ritengo sia opportuno assumere una decisione univoca e condivisa su questo tema, in modo da non generare incomprensioni", continua Pregliasco. "Ritengo comunque che l'obbligo dell'uso delle mascherine anche all'aperto vada mantenuto almeno fino a Natale: insieme a igiene e distanziamento è infatti un'arma importante per ostacolare la diffusione del virus".

Quanto alle speranze suscitate dagli ultimi annunci sui vaccini in sperimentazione, "si tratta di dati interessanti. Ma dobbiamo avere ben chiaro che questi vaccini non sono stati ancora autorizzati, e che per vedere gli effetti delle vaccinazioni dovremo aspettare dei mesi", conclude Pregliasco.
 
(Fonte: adnkronos)
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Nuovo Dpcm, Crisanti: "Le Regioni potrebbero truccare i dati per evitare il lockdown"

Il microbiologo di Padova: "Gli indicatori scelti dal governo per decidere i lockdown? Fotografano situazioni già vecchie. Milano andava chiusa 15 giorni fa: La vera sfida è un piano nazionale per evitare la terza ondata"


Covid, Crisanti: «Sarà un autunno caldo. Dobbiamo scongiurare i contagi di  rientro» - Cronaca, Bergamo

"Se tenere aperta o chiudere una Regione diventa un fatto politico, se un presidente di Regione pensa che il successo politico si dimostra non chiudendo, è chiaro che ci sono mille modi per aggiustare i dati e stare sotto la soglia". Lo ha detto ad Agorà su Rai Tre Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia dell'Università di Padova, commentando il Dpcm che il governo si appresta a varare. "Non ci vuole molto a fare questi piccoli aggiustamenti - ha sottolineato Crisanti - ad esempio "basta non ricoverare o rimandare a casa persone che sono border line".

Milano andava chiusa 15 giorni fa

Sul "caso Milano" Crisanti, che tra i primi ha lanciato l'allarme sulla reale attendibilità dei test rapidi adottati dal Veneto e da altre Regioni, si è detto d'accordo con l'ordine dei medici, che chiede un lockdown per la città, anzi pensa che la chiusura arrivi troppo tardi: "Quando ci sono 9mila casi al giorno il sistema sanitario non è più in grado di fronteggiare la situazione. Si doveva pensare di chiudere in maniera mirata determinate zone 15 giorni fa, e non saremmo a questo punto". Mentre per analoghe ragioni non è soddisfatto dagli indicatori presi in cosiderazione per il Dpcm in fase di definizione, come i posti occupati in terapia intensiva: "Sono indicatori tardivi. Si va in terapia intensiva 10-15 giorni dopo che ci si è infettati, quindi questi indicatori leggono una situazione di 15 giorni prima".

Un piano nazionale o a febbraio si ricomincia da capo

"Per me va bene qualsiasi misura di restrizione, perché prima o poi farà effetto" afferma. "Il problema è che non si può andare avanti con misure di restrizione per mesi e mesi. E nessun reset fa effetto se non abbiamo un piano per impedire che i casi risalgono e per consolidare i risultati di qualsiasi misura".  Per il microbiologo, la vera sfida in questo momento è "evitare la terza ondata". Perciò l'agenda politica "dovrebbe essere quella di preparare un piano nazionale per consolidare i risultati di queste nuove misure".

Questo perché, argomenta Crisanti, "se noi adesso adottiamo un lockdown estremamente rigido, in sei settimane, probabilmente a ridosso di Natale, i casi diminuiranno, ma poi ci saranno mille pressioni per rimuovere le misure. Tutti vorranno andare in vacanza, a cena fuori, a trovare amici e parenti, e a febbraio ci ritroveremo nella stessa situazione".

L'Italia si avvia al blocco generale mentre le proteste continuano e gli ospedali si riempiono (VIDEO)

Conte riconosce l'aggravarsi della situazione, il Paese è entrato nello «scenario di tipo 3»


L'Italia sta seguendo il percorso di Francia e Germania e si sta dirigendo verso un nuovo lockdown nazionale, che sarà attivato probabilmente entro due settimane. Sarebbe una chiusura generale "leggera", con quasi tutte le attività non essenziali sospese, ma con scuole aperte e movimento limitato, consentiti solo gli spostamenti per lavoro o per esigenze essenziali. In alcuni casi, come per la Regione Puglia, il presidente Michele Emiliano ha già deciso di chiudere anche le scuole. Per il momento il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, su pressione dei presidenti di alcune regioni e dei settori più colpiti dalla crisi, prende tempo, "serviranno almeno un paio di settimane, per verificare l'efficacia delle ultime misure restrittive, entrate in vigore lunedì scorso", che prevedevano la chiusura alle sei del pomeriggio delle attività non essenziali, compresi bar e ristoranti.

Conte però riconosce che la situazione è grave perché il Paese è entrato nello "scenario di tipo 3", che significa essere ad alto rischio. Anche il capo coordinatore del Comitato Scientifico che consiglia il Governo, il professor Agostino Meozzo, avverte che se la curva epidemica non scenderà entro 15 giorni, andrà decretato il confinamento. Allo stesso modo, il responsabile del reparto malattie infettive dell'ospedale Luigi Sacco di Milano, afferma che "il lockdown è necessario, resta solo da sapere quando entrerà in vigore ". Alcuni fonti ben informate, prevedono che potrebbe iniziare il 9 novembre, in virtù dell'avvicinarsi del periodo natalizio, in questo modo si cercherebbe di salvaguardare l'economia generata dal periodo di vacanza e spese.

L'urgenza è anche determinata dal il numero dei contagi che sta diventando quasi esponenziale e in alcune regioni, come Campania, Lombardia, Liguria, Umbria, Piemonte e Lazio, gli ospedali sono sull'orlo del collasso o si avvicinano alla saturazione. Il Piemonte ha addirittura chiesto all'esercito, vista organizzazione e mezzi, di allestire ospedali da campo. In pratica, questa situazione significa che almeno la metà dell'Italia sarebbe già nello "scenario di tipo 4", cioè in zona rossa, questo secondo i limiti fissati dall'Istituto Superiore di Sanità. Quindi, l'epidemiologo Martin Blachier, fondatore di Public Health Expertise, è convinto che la reclusione sia l'unica soluzione. Blachier spiega, in un'intervista a Repubblica, che "il virus è scoppiato all'improvviso, non si capisce come sia potuto accadere; la nostra ipotesi è che l'arrivo del freddo sia stato un fattore decisivo che ha determinato un forte aumento delle infezioni ”.

L'ascesa della curva epidemica sembra inarrestabile: Venerdì 31.084 nuovi contagiati (+ 4.253 in 24 ore). Si tratta di un record, con il maggior numero di test eseguiti finora: 215.085 in un giorno. Anche il bilancio delle vittime è peggiorato, con 199 morti nelle ultime ventiquattro ore. La situazione si fa preoccupante soprattutto in Lombardia, dove sono stati registrati 8.960 nuovi positivi in ​​sole 24 ore. Il Governo è particolarmente preoccupato per Napoli e Milano. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha scritto ai sindaci di entrambe le capitali per avvertirli che le loro città sono sotto osservazione, perché "i contagi sono cresciuti troppo in fretta e sono già fuori controllo". È un modo per indicare loro che la reclusione è inevitabile.

Emergenza economica, le manifestazioni nella notte diventano violente

L'emergenza sanitaria si riflette nell'emergenza in alcuni ospedali, mentre in piazza si sposta l'emergenza economica, con manifestazioni che si diffondono quotidianamente in tutto il Paese, in protesta contro le misure restrittive del Governo e in richiesta di aiuti. 

In piazza contro le restrizioni, manifestazioni da Nord a Sud – Alessandria  Oggi

La maggior parte delle manifestazioni legittime sono un esempio di civiltà e si contrappongono a quelle violente che impazzano senza preavviso. Violente proteste che hanno luogo in molte citàà, spesso fomentate da gruppi di neofascisti, gruppi anarchici, tanti ultras ed estremisti di sinistra e di destra. Il Governo ha voluto dialogare con le associazioni dei settori più colpiti dalla crisi, ma ha chiesto l'isolamento delle persone violente, le cui proteste con scontri con le forze dell'ordine, lancio di petardi e altri esplosivi, stanno creando troppa tensione. La scorsa notte violenti episodi si sono registrati a Firenze, Roma, Milano e in molte altre città del nostro territorio. 

Dopo il DPCM, manifestazioni di piazza e virus di guerriglia - Avanti

Il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, ha avvertito che è a rischio “la stabilità sociale del Paese”; “Parallelamente alle proteste cittadine, abbiamo assistito a episodi indescrivibili di violenza e guerriglia urbana. Sono stati episodi che hanno trovato solo un pretesto occasionale nel malcontento, da parte di soggetti che nulla hanno a che fare con i settori interessati dai provvedimenti governativi", ha sottolineato Lamorgese.

Napoli, la protesta si "apparecchia": ristoratori sotto la Regione - VIDEO

Covid, "operazione verità" di 10 esperti su 10 errori gravi del governo: "Gettati alle ortiche i sacrifici degli italiani"

I dossier strategici su cui l'esecutivo di Giuseppe Conte finisce sotto accusa: tamponi di massa, scuole in sicurezza, dati epidemiologici accessibili, tracciamento, assembramenti e sanzioni, terapie intensive, distanziamento sui mezzi pubblici, vaccini antinfluenzali, medicina del territorio, Covid hotel - (LEGGI TUTTO)


"I sacrifici degli italiani, reclusi per due mesi fra marzo e aprile, sono stati gettati alle ortiche". "Noi pensiamo che quello che non è stato fatto fra maggio e ottobre debba assolutamente essere fatto ora". Così inizia e così si chiude un documento redatto da 10 studiosi che lanciano una "operazione verità" ricostruendo 10 errori gravi commessi dalle istituzioni, e innanzitutto dal Governo, nella gestione dell'epidemia. Il documento è sottoscritto da Nicola Casagli, Pierluigi Contucci, Andrea Crisanti, Paolo Gasparini, Francesco Manfredi, Giovanni Orsina, Luca Ricolfi, Stefano Ruffo, Giuseppe Valditara, Claudio Zucchelli.

Dopo aver sottolineato che, alla luce della Costituzione, il coordinamento e la programmazione delle politiche di tutela della salute degli italiani erano di competenza di Conte e dei suoi ministri, il documento (disponibile su www.fondazionehume.it e www.lettera150.it) analizza i 10 dossier ritenuti strategici: tamponi di massa, scuole in sicurezza, dati epidemiologici accessibili, tracciamento, assembramenti e sanzioni, terapie intensive, distanziamento sui mezzi pubblici, vaccini antinfluenzali, medicina del territorio, Covid hotel. 

Su queste materie "è avvenuta la Caporetto del Governo", come dimostra l’evoluzione dell’epidemia e il grido di allarme degli operatori sanitari. “Il problema cruciale di un’epidemia non è portare il numero di contagi vicino a zero, ma mantenerlo basso quando il peggio sembra passato. Per garantire questo, servono tutte e 10 le cose che abbiamo elencato”, si legge nel documento, “serve, soprattutto, un impegno solenne del governo centrale ad attuarle in tempi brevi e certi. Serve un cronoprogramma che specifici costi, strumenti, fasi di avanzamento, date di conclusione. Perché il rischio che corriamo è grande. E’ il rischio che, dopo il tempo delle chiusure, quello delle aperture ci restituisca la medesima illusione in cui siamo vissuti quest’estate. Un intervallo in cui si fa poco per contrastare il virus, ci si illude che il virus sia in ritirata, e così si prepara l’arrivo di una nuova ondata. Gli italiani attendono risposte concrete". Il documento può essere sottoscritto scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

(Fonte: adnkronos)

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