updated 9:44 AM UTC, Sep 16, 2021

Vaccino anti-Covid, in Francia linea durissima: "Niente stipendio a medici e infermieri non vaccinati". Green pass per negozi, musei e mezzi di traporto. E ora è boom di prenotazioni

Il discorso del presidente Macron e l'annuncio del ministro della Salute sanciscono una svolta. Misure stringenti e ultimatum al personale sanitario: così Parigi non vuole farsi sorprendere dalla variante Delta


Covid-19, Macron: "Scuole chiuse". Ma sì alle municipali - MasterX

Il ministro della Salute francese, Olivier Véran, ha annunciato che il personale sanitario che non si sarà completamente vaccinato entro il 15 settembre non potrà più lavorare e non verrà più pagato. Quanto all'estensione dell'obbligo di pass sanitario in bar ristoranti, treni, aerei annunciato dal presidente Macron, Véran ha ribadito che "non è un ricatto" ma una misura necessaria per evitare di "chiudere il Paese".

Pass sanitario per cinema, bar, ristoranti - Da fine luglio quindi il pass sanitario, che certifica il ciclo vaccinale completo, la recente guarigione o il test negativo,  diventerà obbligatorio per entrare nei luoghi di cultura, nei musei e nei cinema. A inizio agosto la misura sarà estesa a bar, ristoranti, centri commerciali, tratte lunghe in treno o pullman, aerei. Davanti all'inquietante avanzata della variante Delta, la Francia sceglie dunque la linea dura per convincere i cittadini a vaccinarsi al più presto. 

Effetto Macron: un milione prenotano il vaccino - E l'effetto si è subito visto: dopo il discorso di Macron si è registrato un boom di richieste di vaccinazione nel Paese: il capo del sito di prenotazione online Doctolib, Stanislas Niox-Chateau, ha detto che lunedì sera sono stati "926mila i francesi che hanno preso appuntamento per il vaccino". Ci sono stati duemila appuntamenti al minuto, un record assoluto dall'inizio della campagna. 

 

(Fonte: tgcom24)

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Vaccini Pfizer e Moderna, "protezione dal Covid per anni": cosa significa questa scoperta

Lo studio di un team di scienziati Usa che incoraggia i medici. L'immunologo italiano Mario Clerici: "Non è detto che serviranno richiami ogni anno"


Vaccinazioni Pfizer e Moderna, ripartono prenotazioni - www.controradio.it

I vaccini anti Covid con prodotti scudo a mRna, come Pfizer e Moderna, sembrano in grado di indurre "una risposta persistente delle cellule B del centro germinativo, che consente la generazione di una robusta immunità umorale". E' quanto scrive un team di scienziati della Washington University School of Medicine di St Louis, negli Usa, in uno studio pubblicato su 'Nature' e accolto con entusiasmo dalla comunità scientifica. Tradotto in parole povere, il messaggio degli autori del lavoro è che la reazione suscitata da questi vaccini nell'organismo potrebbe proteggere per anni contro il coronavirus Sars-CoV-2, se questo patogeno con le sue varianti non si evolverà molto oltre la sua forma di oggi.

E quindi, come evidenziato anche da scienziati italiani, come l'immunologo Mario Clerici, "non è detto che serviranno richiami del vaccino Covid ogni anno". Gli autori dello studio, che è rimbalzato sulla stampa internazionale, hanno esaminato le risposte delle cellule B specifiche per l'antigene sia nel sangue periferico che nei linfonodi drenanti di 14 persone vaccinate con due dosi di Pfizer. Quello che hanno scoperto è che la risposta che si genera appare essere persistente. E' come se la vaccinazione ci dotasse di 'fabbriche' di plasmacellule e cellule B durature. La pubblicazione su 'Nature' di questo lavoro è una conferma alle aspettative che hanno coltivato diversi scienziati sulla base anche di altri dati emersi da precedenti studi.

Secondo quanto riporta il New York Times, una delle autrici, l'immunologa Ali Ellebedy, definisce quanto osservato nell'analisi appena pubblicata "un buon segno di quanto duratura sia l'immunità indotta da questi vaccini". "I dati" di questo studio, commenta all'Adnkronos Salute Clerici, che è docente dell'università degli Studi di Milano e direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi, "confermano che dal punto di vista immunologico non vi è nulla di peculiare riguardo a questo virus".

"L'aspettativa è che la risposta indotta dai vaccini possa durare molto a lungo", prosegue Clerici. L'esperto, proprio parlando delle evidenze che si stavano accumulando sulla memoria immunologica, aveva usato un esempio per rendere l'idea del meccanismo che potrebbe attivarsi nel nostro organismo: "E' come se noi avessimo un cannone che spara i suoi proiettili solo se c'è il virus. In sua assenza questo cannone se ne sta lì pronto e quando il virus si dovesse ripresentare avrebbe il macchinario per produrli".

Clerici cita anche un altro lavoro pubblicato, che ci dice come "la risposta immune indotta da vaccini per Sars-CoV-2 (nelle scimmie) protegga anche contro altri coronavirus".

 

(Fonte: Adnkronos)

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Quando potremo togliere la mascherina all'aperto? Cosa dicono gli esperti

Tra buon senso, rischi attuali e tempistiche, gli studiosi esprimono la propria posizione sulla necessità di continuare a indossare la protezione del viso che ci accompagna ormai da un anno e mezzo. Intanto all'estero accelerano


Boom di gente domenica mattina in centro Con la mascherina si riappropria  della città - Cronaca, Bergamo

Mascherine all'aperto, fino a quando? Al centro del dibattito di questi giorni, con l'arrivo dell'estate, anche l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, alla luce del calo di contagi e decessi e con l'avanzare in Italia della zona bianca. In Francia, ad esempio, se tutto procede secondo i piani, il 30 giugno verrà revocato l'obbligo. E anche il ministro della Sanità tedesco, Jens Spahn, ha aperto alla possibilità di un progressivo allentamento dell'obbligo di indossare la mascherina. Ma cosa pensano gli esperti e che tempi prevedono per il nostro Paese?

L'infettivologo Stefano Vella, docente di Salute globale all'università Cattolica di Roma ed ex presidente dell'Agenzia italiana del farmaco Aifa, è netto: "La mascherina all'aperto va portata e per il momento sono contrario a togliere l'obbligo". "La mascherina va portata sempre dietro - dice Vella all'Adnkronos Salute - Poi se si è soli, immagino al mare o in un bosco, è chiaro che si può togliere. Ma se eliminiamo troppo presto l'obbligo, c'è il rischio che nessuno la indossi più. Vedo già oggi molti che non la portano".

"Io l'obbligo di mascherina non lo rimuoverei - dice anche il virologo Francesco Menichetti, primario di malattie infettive dell'ospedale di Pisa, commentando lo stop francese all'obbligo di mascherine all'aperto dal 30 giugno - Non sarei favorevole alla rimozione, poi decideranno le autorità". Togliere la mascherina "è possibile all'aperto tra vaccinati, tra chi ha il certificato verde ed è distanziato - spiega l'esperto - Questo è accettabile e logico. Potrei toglierla una volta che sono all'aperto al mare, però - avverte Menichetti - toglierle come abitudine io aspetterei". "L'abitudine della mascherina è qualcosa a cui non rinuncerei. Per me - dice il virologo - il momento in cui uno potrebbe rimuoverla è quando si riaprono le scuole in presenza, a settembre-ottobre, il che vuol dire che hai vinto la battaglia. La spada - conclude - la deponi quando la battaglia è definitivamente conclusa, non quando sei ancora in tenzone".

"Credo che entro fine mese si possa ragionare sullo stop all'obbligo della mascherina all'aperto. Sono ottimista, soprattutto in quelle Regioni in zona bianca dove i casi sono davvero pochi" afferma invece Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). "C'è un miglioramento epidemiologico evidente - sottolinea all'Adnkronos Salute - e siamo in una fase in cui abbiamo un abbattimento della mortalità dei nuovi casi".

Sulle mascherine Fabrizio Pregliasco, docente all'Università Statale di Milano, dice di aspettare "ancora un attimo per una valutazione. Vediamo fine luglio come obiettivo per toglierle all'aperto".

Invita alla cautela Maria Rita Gismondo. La Francia, salvo contrordini, da fine giugno dirà addio alle mascherine all'aperto. E noi? "Fino a qualche giorno fa sarei stata assolutamente favorevole. Ma visto che la variante Delta" di Sars-CoV-2, nota anche come variante indiana, "è arrivata anche in Italia, ancora per fortuna con numeri contenuti, direi di proseguire con la misura della mascherina in modo da essere maggiormente protetti", afferma la direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano, che spiega: "Ancora non sappiamo quale sarà l'evoluzione della diffusione di questa variante" nella Penisola.

"Non trovo utile mettersi a discutere sul 'sì o no' alla mascherina. Sappiamo che ci ha aiutato tanto. E i dati ci dicono che funziona. Fino a quando siamo messi così, prima di mollarla bisogna pensarci. Certo non la mettiamo mentre mangiamo al ristorante o quando andiamo a fare il bagno, ma meglio avercela a portata di mano e usarla quando serve e con giudizio", afferma all'Adnkronos Salute è Massimo Galli, direttore di Malattie infettive all'ospedale Sacco di Milano. Purtroppo, sottolinea, "la questione della mascherina sta diventando un feticcio politico per 'captatio benevolentiae'. La mascherina è uno strumento, è un device. Molto consigliabile, in ogni caso, alle persone più fragili che devono affrontare situazioni in cui ci siano più persone", conclude Galli.

"A luglio, se si conferma bassa circolazione virale nelle prossime settimane, togliere la mascherina all'aperto non pone problemi. Ovviamente in persone che non hanno sintomi", dice all'Adnkronos Salute Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e assessore alla Sanità della Regione Puglia.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Covid e vaccini, gli obiettivi di Figliuolo: 8 italiani su 10 immunizzati a settembre, superamento degli hub e somministrazioni delocalizzate. Feste, discoteche, green pass: cosa potrebbe cambiare

Superati i 13 milioni di vaccinati, quasi un italiano su 4 (il 24,01%), con oltre 22milioni di dosi in arrivo a giugno e la soglia delle somministrazioni stabile sopra le 500mila al giorno, il commissario per l'emergenza Francesco Figliuolo indica il piano per l'autunno


Vaccini Italia, in arrivo 5 milioni di dosi. I target di Figliuolo Regione  per Regione - Cronaca

L'80% degli italiani vaccinato entro settembre. Poi l'addio ai grandi hub per tornare alla gestione ordinaria delle somministrazioni attraverso centri capillari, con un maggiore coinvolgimento di medici di base, pediatri e farmacie. Nel frattempo, via all'organizzazione per l'ipotesi della terza dose da somministrare a tutti. Sono gli obiettivi della nuova fase della campagna vaccinale indicati dal commissario per l'emergenza Francesco Figliuolo.

Superati i 13 milioni di vaccinati, quasi un italiano su 4 (il 24,01%), con oltre 22milioni di dosi in arrivo a giugno e la soglia delle somministrazioni stabile sopra le 500mila al giorno, il Commissario Figliuolo indica il piano per l'autunno. L'occasione di fare il punto sui primi tre mesi alla guida della struttura commissariale e tracciare le linee di quelli che verranno dopo l'estate, la offre l'audizione alla Camera in Commissione Bilancio, dove è in discussione il decreto Sostegni.

L'obiettivo del generale Figliuolo

Entro il 30 settembre, dice il generale, avremo vaccinato l'80% della popolazione, vale a dire 54,3 milioni di italiani compresi quelli nella fascia tra 12 e 15 anni, per i quali al  momento è autorizzato solo il vaccino di Pfizer, con Moderna che ha chiesto oggi all'Ema l'autorizzazione anche per gli adolescenti. Per raggiungere l'obiettivo di fine settembre, sottolinea però il Commissario, è necessario proseguire sulla strada intrapresa: collaborazione con le Regioni, il cui coinvolgimento è di "vitale importanza", procedure "flessibili" per le prenotazioni ad agosto, mantenere target di almeno 500mila punture al giorno, continuare a "privilegiare" le somministrazioni agli over 60 e ai fragili.

In autunno il superamento degli hub

Con l'autunno servirà invece una nuova strategia. Che parta dal superamento della gestione emergenziale della pandemia. La "poderosa e complessa" macchina della struttura commissariale dovrà "condurre gradualmente" a una gestione ordinaria delle attività sanitarie da parte  delle amministrazioni centrali e locali competenti. Il generale non indica una data ma fa capire la sua idea: un progressivo assorbimento della struttura commissariale nella Protezione Civile, che si occuperà di approvvigionamenti, logistica e distribuzione dei dispositivi e dei vaccini, e restituzione ai territori della gestione di tutti gli aspetti sanitari. 

L'ipotesi di una terza dose

La gestione ordinaria si porta dietro anche il superamento degli hub. Ci sarà, in sostanza, un "graduale ma necessario" passaggio dalle vaccinazioni effettuate in maniera centralizzata ad un sistema di "vaccinazioni delocalizzate, molto più capillare e prossimo ai cittadini", utilizzando medici di famiglia, pediatri e farmacie. L'ordinarietà va considerata anche alla luce della possibilità di dover procedere ad una terza dose del vaccino. Al momento, la convinzione della maggior parte degli scienziati è che l'immunità abbia una durata di circa un anno e, quindi, è necessario "organizzarci per i richiami" dice il generale, anche alla luce delle varianti che continuano a mutare il virus. 

Sì alle feste private in 7 Regioni

Da oggi, intanto, si allentano ulteriormente le restrizioni anti-Covid. Si torna a far festa in altre quattro Regioni, ora in tutto sette. Ma resta comunque vietato organizzare party in casa o ballare nelle discoteche, che rimangono chiuse almeno per tutto il mese di giugno. Nel rebus delle nuove misure in zona bianca, l'ultima trattativa sul tavolo della politica riguarda la ripartenza del divertimento del popolo della notte. Dopo lo slittamento del coprifuoco a mezzanotte nelle zona gialle, a dividere adesso è il tema del divertimento nella fascia di rischio più bassa.

Attesa sulle discoteche

Nelle prossime ore il Sindacato italiano dei locali da ballo (Silb) incontrerà al ministero della Salute il sottosegretario Andrea Costa, al quale aveva chiesto di essere ascoltato. Stessa richiesta è arrivata dai gestori delle discoteche di 'Asso Intrattenimento' di Confindustria, che potrebbero incontrare Costa nei giorni successivi. Sul tema il ministro Speranza - il quale aveva pur mostrato un'apertura in vista di future valutazioni - resta cauto e non si è ancora pronunciato, ma il pressing del centrodestra, oltre a quello del settore, sale.

"Sì al green pass, ma senza mascherine"

"Proponiamo di ripartire da luglio - spiega il presidente di Asso Intrattenimento, Luciano Zanchi - ma sia chiaro che il nostro lavoro è l'assembramento. La gente viene in discoteca per socializzare perché sono luoghi atti ad accogliere le persone quindi non e' possibile tenere la mascherina in pista, dove si balla e si suda. Siamo assolutamente favorevoli all'entrata con green pass e al tracciamento, quindi entrerebbero nei locali solo persone con anticorpi o comunque risultate negative. E' per questo che sarebbe impossibile rendere obbligatorio l'utilizzo della mascherina".

 

(Fonte: tgcom24)

Covid, il virologo italiano negli Usa: "Origine naturale o da laboratorio entrambe plausibili"

Parla Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta, negli Stati Uniti. Secondo lui è un argomento "non solo alquanto spinoso dal punto di vista tecnico, ma anche prono ad essere contaminato da considerazioni di tipo politico" 


Un laboratorio de Londres paga £3.500 a voluntarios para infectarse de  coronavirus | El Ibérico

"Le due ipotesi, origine 'naturale' e virus 'di laboratorio'", per il coronavirus sono al momento "entrambe plausibili, e chiunque dica che una delle due è 'certa', oppure che è certamente sbagliata, fa un'affermazione non giustificata dalle attuali conoscenze". Lo precisa il virologo italiano Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, che in un lungo post su Facebook prova a fare chiarezza su un argomento che è "non solo alquanto spinoso dal punto di vista tecnico, ma anche prono ad essere contaminato da considerazioni di tipo politico".

"Per quanto mi riguarda - afferma l'esprto - io condivido parola per parola quanto scritto su 'Science' solo alcuni giorni fa da un gruppo di giganti della virologia, tra cui Pam Bjorkman, Ralph Baric, David Relman, Ruslan Medzhitov, Michael Worobey: 'Dobbiamo prendere sul serio sia l'ipotesi dell'origine naturale che quella dell'origine di laboratorio. Una indagine valida deve essere trasparente, oggettiva, basata sui dati, fatta da esperti di varie discipline, soggetta a revisione indipendente, e gestita in modo tale da limitare i conflitti di interesse. Agenzie di salute pubblica e laboratori di ricerca devono aprire i loro archivi al pubblico'".

Silvestri premette che spiegare gli elementi oggi a disposizione della scienza per sciogliere il dubbio sull'origine del patogeno pandemico "non è cosa facile, ma ci provo lo stesso, perché purtroppo su questo tema - sottolinea - c'è tanta confusione a causa di gente che parla e straparla senza capire niente di virologia".

"In particolare - scrive Silvestri su Fb - parlerò brevemente della 'misteriosa' sequenza di 12 nucleotidi presenti nel genoma di Sars-CoV-2 a cui ho accennato" in un'intervista televisiva andata in onda domenica 30 maggio durante la trasmissione 'Mezz'ora in più' su Rai3. "Mi riferisco al sito di clivaggio della furina (un enzima proteolitico) che è presente tra la subunità 1 (S1) e la subunità 2 (S2) della Spike (S) di Sars-CoV-2. Si tratta 4 residui amino-acidici, Prra (prolina-arginina-arginina-alanina), corrispondenti appunto a 12 nucleotidi (quindi 4 codoni, CCT-CGG-CGG-GCA), inseriti in una posizione strategica tra la serina 680 e l'arginina 681 della proteina Spike. Questo prendendo come referenza il virus del pipistrello Rhinolophus affinis RatG13, visto che si tratta del virus più vicino filogeneticamente a Sars-CoV-2".

"Secondo l'ipotesi dell'origine naturale' (il famoso salto di specie dal pipistrello all'uomo, con o senza un ospite intermedio) - dettaglia il virologo - questa sequenza di 12 nucleotidi potrebbe essersi inserita come risultato di una mutazione casuale (evento estremamente improbabile per una serie di motivi legati alla biologia della replicazione del Rna nei coronavirus che non posso approfondire in questa sede), oppure a seguito di un evento di ricombinazione che potrebbe essere avvenuto in un animale infettatosi contemporaneamente con due virus diversi (evento invece molto più probabile). Al contrario, secondo l'ipotesi del virus da laboratorio, la sequenza sarebbe stata inserita artificialmente come parte di un esperimento di manipolazione del genoma virale in vitro, fatto per studiare i meccanismi patogenetici dei coronavirus umani".

"Se ci si muove nell'ambito dell'ipotesi dell'origine naturale, la cosa curiosa che si nota a proposito del furin-cleavage site - evidenzia Silvestri - è che le 2 arginine (R-R) sono sintetizzate a partire da 2 codoni CGG-CGG che, come tali, non sono mai stati identificati (almeno per quanto io ne sappia al momento) in ogni altra coppia di arginine che facciano parte di un furin-cleavage site di altri coronavirus conosciuti con cui RaTG13 si sarebbe ricombinato per formare Sars-CoV-2. In altre parole, il virus che avrebbe fornito la sequenza nucleotidica specifica corrispondente al Prra non è al momento conosciuto. Da notare che è possibilissimo che un giorno questo virus venga identificato, perché di coronavirus in natura ce ne sono moltissimi, ma per ora questo virus non lo abbiamo scoperto".

"Se volete - prosegue lo scienziato - a questo punto sta ad ognuno di noi decidere, da buoni seguaci di Guglielmo di Occam, quale ipotesi sia più parsimoniosa. Quella dell'origine naturale postula la presenza di un virus in natura che abbia la sequenza di 12 nucleotidi del sito di clivaggio per la furina con i 2 codoni appaiati CGG-CGG, e richiede una spiegazione di come il virus sia partito dalla provincia di Yunnan, dove stanno i pipistrelli a migliaia di km da Wuhan, per far partire l'epidemia nel mercato del pesce di Huanan, che sta ad un tiro di schioppo dal Wuhan Institute of Virology (dove si studiano, appunto, i coronavirus umani). Tuttavia nemmeno l'ipotesi del virus da laboratorio è molto occamista, in quanto al momento non c'è assolutamente alcuna prova che dei ricercatori, a Wuhan o altrove, abbiano creato e inserito dentro RaTG13 la sequenza di 12 nucleotidi di cui sopra". Da qui la conclusione: al momento nessuna delle due ipotesi è certa, ma entrambe sono plausibili e vanno indagate.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Olimpiadi di Tokyo, il Cio: "Almeno il 75% degli atleti sarà vaccinato". Ma i medici giapponesi: "Cancellare i Giochi, peggioreranno la pandemia"

il capo del Cio, Thomas Bach. "Al momento il 75% dei residenti del Villaggio Olimpico sono vaccinati o si sono assicurati la vaccinazione in tempo per l'inizio delle Olimpiadi". I medici però non ci stanno: l'appello dei circa 6.000 dottori della capitale segue l'analoga sollecitazione del sindacato nazionale dei medici giapponesi, la scorsa settimana, che ritiene l'organizzazione dell'evento "impossibile" da realizzare, proprio quando la nazione è attraversata dalla quarta ondata del virus in diverse regioni dell'arcipelago


"Il Cio è pienamente impegnato a organizzare i Giochi in modo sicuro per tutti e per garantire che il popolo giapponese sia al sicuro. Al momento, circa il 75% degli atleti e degli ufficiali di gara sono già stati vaccinati o hanno confermato che lo saranno per il torneo". Così il presidente del Cio Thomas Bach, citato dalla stampa nipponica dopo l'incontro tra il Comitato Olimpico Internazionale e il Comitato Organizzatore dei Giochi. "Il torneo può essere organizzato perché il popolo giapponese ha la tenacia e la capacità di resistere alle avversità. Il mondo è grato al popolo giapponese e alle sue virtù. Ci vediamo a Tokyo il 23 luglio", ha ribadito Bach.

Intanto l'associazione dei medici giapponesi Tokyo Medical Practitioners Association, composta da 6mila membri, ha chiesto la cancellazione delle Olimpiadi in una lettera inviata la scorsa settimana al primo ministro Yoshihide Suga, al governatore di Tokyo Yuriko Koike e a Seiko Hashimoto, a capo del Comitato organizzativo. La lettera è stata resa pubblica questa settimana sul sito web dell'associazione. "Riteniamo che la scelta corretta sia quella di annullare un evento che ha la possibilità di aumentare il numero di persone infette e morti", recita il testo. "I virus sono diffusi dai movimenti delle persone. Il Giappone avrà una pesante responsabilità se le Olimpiadi e le Paralimpiadi peggioreranno la pandemia, aumentando il numero di coloro che devono soffrire e morire". 

Vaccino Johnson&Johnson sospeso negli Usa. Rinviata la spedizione in Europa. Cosa cambia per noi

Lo stop in America dopo dopo 6 casi di trombosi in donne tra 18 e 48 anni su circa 6,8 milioni di dosi. Attese le valutazioni dell'Agenzia italiana del farmaco. Speranza prende tempo


Corona-Impfstoff aus den USA: Johnson & Johnson hat Lieferprobleme

Vaccino Johnson & Johnson sospeso negli Stati Uniti per casi di trombosi. L'Italia ha accolto le prime 184mila dosi del farmaco monodose, che dovrebbe garantire l'accelerazione della campagna di vaccinazione. Ora, il semaforo rosso scattato in America dopo 6 casi di trombosi su circa 6,8 milioni di dosi rischia di avere conseguenze anche da questo lato dell'Oceano Atlantico.

SPERANZA

Con il vaccino AstraZeneca raccomandato per gli over 60, l'Italia conta sul vaccino Johnson & Johnson per avvicinarsi e arrivare all'obiettivo di mezzo milione di dosi al giorno. Ora, fatalmente, i piani rischiano di cambiare. "Abbiamo fatto una riunione con i nostri scienziati e chiaramente con l'Agenzia italiana del farmaco, siamo in collegamento con l’agenzia europea Ema e e valuteremo nei prossimi giorni, appena Ema e gli americani ci daranno notizie più definitive, quale sarà la strada migliore. Ma penso che anche questo vaccino dovrà essere utilizzato perché è un vaccino importante", ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, nel suo intervento a Porta Porta. Il ministro della Salute ha quindi ribadito come "la scelta statunitense è una scelta precauzionale" e la "scelta di Johnson & Johnson di non immettere immediatamente in commercio il vaccino in Europa è anch'essa una scelta di natura precauzionale. Il nostro auspicio - ha sostenuto Speranza - è di poter al più presto sciogliere questi nodi e usare anche questo vaccino che sarebbe il quarto, e che a noi serve particolarmente".

AIFA

"Valuteremo se dare il vaccino" di Johnson & Johnson "contro Covid-19 agli over 60, e lo faremo non appena si potrà riprendere la campagna vaccinale" con questo vaccino, "nel giro di 2-3 giorni, forse anche meno. Se poi si potrà aprire alla somministrazione dal medico di famiglia, in farmacia o nei punti di libero accesso che aumenteranno, lo vedremo", ha detto a 'Porta a Porta' il direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco, Nicola Magrini, ipotizzando una soluzione 'stile AstraZeneca'.

"Guardiamo a quello che decideranno gli organismi americani - spiega - dopo la segnalazione di sei casi su 7 milioni vaccinati, un rischio di 1 per milione, rarissimo. Anche in questo caso si tratta di donne giovani, tra 18 e 48 anni, potrebbe essere un meccanismo simile a quello del vaccino AstraZeneca". Basta un caso per milione per bloccare un farmaco? "No - risponde Magrini - sono fiducioso che individuando le categorie a maggior rischio di ammalarsi di Covid grave, i benefici" della vaccinazione "sono assolutamente non confrontabili con questi rischi molto rari".

STATI UNITI

Le autorità federali sanitarie americane hanno raccomandato una "pausa precauzionale" dell'uso del vaccino dopo che si sono registrati 6 casi di coaguli nel sangue a due settimane dal vaccino. Si tratta in tutti i casi di donne tra i 18 ed i 48 anni. Una donna è morta ed un'altra è ricoverata in gravi condizioni in Nebraska. "I Centers for Disease Control e la Food and Drug Administration stanno esaminando i dati relativi 6 casi di rare trombosi che hanno riguardato donne di età compresa tra 18 e 48 anni. I sintomi sono emersi tra 6 e 13 giorni dopo la somministrazione del vaccino", ha detto Peter Marks, direttore del Center for Biologics Evaluation and Research della Fda. "Questa è una raccomandazione, non è un’imposizione. Se un ente che somministra il vaccino ha un colloquio con un paziente e determina che il rapporto rischio-beneficio è appropriato, non impediremo all’ente di somministrare il vaccino. Stiamo raccomandando una pausa per un eccesso di precauzione, ma su base individuale i provider e i pazienti possono decidere".

UNIONE EUROPEA

Abbiamo preso la decisione di ritardare la distribuzione del nostro vaccino Covid 19 in Europa", la scelta "proattiva" annunciata dal gruppo farmaceutico Usa. Sono 170 milioni le dosi del vaccino attese nell'Unione europea entro la fine di settembre, secondo quanto annunciato nei giorni scorsi dal commissari Ue all'Industria, Thierry Breton. Con la sospensione delle consegne decisa dall'azienda Usa, non è chiaro al momento come questo impatterà sulla campagna vaccinale in Europa. Secondo le previsioni, l'azienda avrebbe dovuto consegnare almeno 50 milioni di dosi all'Europa entro la fine di giugno, e altre 120 milioni di dosi tra luglio e settembre. Queste consegne fanno parte del contratto da 200 milioni di dosi stipulato tra l'azienda Usa e la Commissione europea ad ottobre dello scorso anno. In base all'accordo, gli stati membri potranno acquistare ulteriori 200 milioni di dosi del vaccino J&J.

EMA

L'agenzia europea del farmaco Ema sta "indagando sui casi" di trombosi rare segnalate dopo la vaccinazione anti-Covid "per decidere se sia necessaria un'azione" dal punto di vista "regolatorio". E' quanto ha dichiarato l'agenzia Ue in uno statement rimbalzato sulla stampa internazionale, dopo la decisione Usa di mettere in pausa le somministrazioni del vaccino anti-Covid Johnson & Johnson. L'Ema ha avviato la revisione sui segnali di sicurezza riguardanti questo prodotto scudo, come annunciato nei giorni scorsi facendo il punto su quanto emerso dalla riunione del Comitato di farmacovigilanza Prac dell'Agenzia, e ha precisato che al momento "non è chiaro se c'è un link causale fra il vaccino e i coaguli" osservati.

 

(Fonte: Adnkronos)

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"Smettiamola di vaccinare psicologi di 35 anni". Draghi fa infuriare la categoria: "Battuta infelice, stiamo offrendo supporto a persone disperate" (VIDEO)

"Il rischio di decesso è massimo per coloro che hanno più di 75 anni, quindi bisogna vaccinare prioritariamente i più anziani. Figliuolo uscirà con una direttiva sulle regioni, smettetela di vaccinare chi ha meno di 60 anni, i giovani, i ragazzi, psicologi di 35 anni". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel corso della conferenza stampa di ieri a Palazzo Chigi. Gli psicologi non l'hanno presa bene: ecco come hanno reagito


Linee guida Archivi - Ordine degli Psicologi del Lazio

"Caro Presidente Draghi, le confesso che ho trovato la sua battuta, in occasione della conferenza stampa di ieri, sugli psicologi di 35 anni che bisognerebbe smettere di vaccinare un inciampo infelice e irrispettoso di una categoria che sta offrendo supporto psicologico a centinaia di migliaia di persone. Persone angosciate, ansiose, alcune disperate perché hanno perso familiari, lavoro e identità". Lo ha dichiarato Federico Conte, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, in una nota.

"I colloqui di supporto psicologico - ha spiegato Conte - si svolgono a distanza, ma anche in presenza, perché curare le relazioni attraverso una videocamera non sempre è possibile, né rappresenta la scelta migliore. Gli psicologi lavorano in studi, mediamente piccoli, dove respirano per un’ora la stessa aria, per poi far uscire un paziente e, subito dopo, farne entrare un altro. Un collega proprio ieri mi diceva che la scorsa settimana ne ha ricevuti 58 in cinque giorni. Ci sono poi gli psicologi che lavorano dando supporto ai medici e agli infermieri che curano i malati Covid, e che non ne possono più di questa situazione. Ma ci sono anche gli sono psicologi che lavorano nelle Rsa, o nelle scuole, e quelli che lavorano con le persone con disabilità, o con i malati oncologici. Il vaccino, credo sia evidente, non serve allo 'psicologo di 35 anni', ma ai suoi pazienti, che spesso sono pazienti fragili".

"Non abbiamo ancora i dati - ha proseguito il presidente dell’Ordine - ma la percezione è che la domanda di intervento psicologico sia esplosa negli ultimi mesi, in una condizione di assoluta inadeguatezza del sistema sanitario nazionale. Ciò nonostante, ognuno di noi sta cercando di fare il meglio che può in una situazione oggettivamente complessa. Tra l’altro, l’obbligo di vaccinazione agli psicologi lo ha imposto il governo con il Dl 44/2021 della scorsa settimana, in cui ha stabilito che 'la vaccinazione costituisce requisito essenziale all’esercizio della professione' e che il rifiuto della vaccinazione 'determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni'. Nessuno vuole una medaglia, ma un minimo di rispetto credo sia dovuto".

Consiglio nazionale Psicologi: "Governo informi sé stesso"

La nota di Federico Conte arriva all'indomani di quella del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi che invitava il governo a informare sé stesso. "Può capitare - si leggeva nella nota a firma del presidente David Lazzari - di essere ottimi tecnici ma non brillare come comunicatori. Sorprendono infatti le affermazioni del presidente Draghi che nella sua conferenza stampa ha parlato di giovani psicologi che si fanno vaccinare scavalcando le persone anziane. Sorprendente da molti punti di vista: perché nessuno di noi ha chiesto di avere priorità, è stato il Governo a decidere le priorità vaccinali, ed in queste sono state incluse tutte le professioni sanitarie. Perché addirittura l'ultimo Decreto trasforma la facoltà in obbligo, esteso a tutti gli iscritti agli Ordini sanitari. Perché queste priorità e questi obblighi non sono determinati dal fine di proteggere i sanitari ma le persone, bambini e adulti, da loro seguiti".

"E allora, signor Presidente - continuava Lazzari -, le dico che non ci sono solo gli Psicologi del SSN, ma ci sono le migliaia di psicologhe e psicologi che lavorano nella scuola per sostenere il disagio determinato da un anno di scuole chiuse; ci sono, signor Presidente, le migliaia di di psicologhe e psicologi che lavorano con soggetti fragili, bambini diversamente abili, con problemi di sviluppo e con le loro famiglie; ci sono, signor Presidente, le migliaia di psicologhe e psicologi che lavorano con gli anziani, RSA, malati oncologici, persone con patologie croniche, nel fine vita; ci sono, signor Presidente, le migliaia di psicologhe e psicologi che sono a fianco delle tante, troppe persone, che non ricevendo risposte dal pubblico per la mancanza scandalosa di psicologi, si rivolgono al privato".

"Come li vogliamo considerare, signor Presidente, queste decine di migliaia di professionisti della salute psicologica? Ma soprattutto, come vogliamo considerare - recitava la nota - i bambini, i giovani, le donne, gli uomini, gli anziani, che stanno aiutando e che non sono vaccinati o non possono esserlo? Persone che non meritano nessuna protezione? Le persone che in Italia, ogni giorno, hanno bisogno di un aiuto psicologico sono un popolo. Un popolo al quale sinora il Governo non ha dato risposte. Ora vogliamo dire che tutti quelli che chiedono aiuto ad uno psicologo non sono meritevoli di protezione?", la domanda a conclusione della lettera a Draghi.

  • Pubblicato in Salute
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