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updated 1:53 PM UTC, Jul 10, 2020

Coronavirus, il governo sapeva dei rischi della pandemia e ha taciuto? Le scioccanti rivelazioni su un documento segreto scuotono la politica. Fontana: "Conte chiarisca". E il Copasir chiede le carte

"Il governo era al corrente dei rischi della pandemia ma li ha tenuti segreti. L'ha detto il direttore generale del ministero della Sanità, Urbani, parlando di un piano riservato. Sono rivelazioni gravissime: è la verità? L'Italia e la Lombardia hanno il diritto di sapere. Chiedo chiarimenti al presidente del Consiglio Giuseppe Conte". Lo scrive sulla sua pagina Facebook il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana

Coronavirus, Attilio Fontana in diretta: «Medici in arrivo. Bene ...


IL PIANO SEGRETO DEL GOVERNO - RASSEGNA STAMPA

Un piano nazionale per combattere l'emergenza coronavirus, che proiettava scenari così drammatici tanto da spingere il governo a tenerlo segreto. A rivelarlo è un'inchiesta del Corriere della Sera, ma la notizia è stata confermata anche da una nota del Ministero delle Salute, guidato da Roberto Speranza.

Il 22 gennaio, il ministro Speranza aveva riunito la prima task force contro il Covid-19. Quel giorno, ha spiegato il ministro a Cartabianca, su Raitre, "abbiamo iniziato a lavorare ed è stato elaborato uno studio ipotetico in caso di arrivo del virus. Era articolato su varie ipotesi, migliori e anche largamente peggiori", rispetto a quello che poi si è verificato in Italia. La prima elaborazione dello studio, a cura della Direzione programmazione del Ministero della Salute, dell'Istituto superiore della Sanità e dell'Inmi Spallanzani, risale a febbraio, quando "sono state indicate anche alcune misure di reazione". Gli esperti avevano fatto una previsione sui possibili scenari dell'epidemia e dell'impatto che l'emergenza avrebbe potuto avere sul sistema sanitario, "identificando una serie di eventuali azioni da attivare in relazione allo sviluppo degli scenari epidemici, al fine di contenerne gli effetti".

 La prima versione di questo studio risale al 12 febbraio, quando ancora l'Italia non era in emergenza e i contagiati erano solamente 3, tutti provenienti dalla Cina. Il documento è stato presentato al Comitato tecnico scientifico per essere approfondito: "In quella fase- precisa il ministro Roberto Speranza in una nota-tutti i lavori del Comitato Tecnico-Scientifico si sono svolti in forma riservata". Il piano elaborato a febbraio "ha poi contribuito alla definizione delle misure e dei provvedimenti adottati a partire dal 21 febbraio, dopo la scoperta dei primi focolai italiani". Così il ministro si difende da chi ha accusato il governo di aver tardato gli interventi per contenere la diffusione del coronavirus. Nonostante il governo avesse già tra le mani diversi scenari, anche drammatici, sulla possibile situazione italiana, il decreto che decide per il lockdown in tutta Italia è arrivato a marzo, quando tutto il Paese è stato dichiarato zona rossa. A metà febbraio, quindi, il governo aveva già un piano, indicante gli scenari anche drammatici che avrebbe potuto causare l'epidemia e le misure per reagire. Ma l'Italia intera viene messa in quarantena solamente a marzo.

"Penso sia stato un merito aver elaborato questo studio- ha precisato il ministro-Il 21 febbraio abbiamo firmato l'ordinanza nell'area del Lodigiano, eravamo pronti proprio perché avevamo fatto uno studio di previsione. Quello che abbiamo capito subito è che bisognava intervenire con durezza, altrimenti il prezzo anche in termini di vite sarebbe stato molto più salato di quello che già stiamo pagando". Tra gli scenari contenuti nelle 55 pagine del dossier, infatti, ne era stato previsto anche uno peggiore rispetto alla situazione attuale, che si sarebbe potuto verificare nel caso in cui "il nostro Paese non avesse scelto di fermare i motori dell'economia, isolare le zone rosse e chiudere in casa le persone". Infatti, nel terzo scenario preso in considerazione, il più catastrofico, costruito con i modelli matematici dei contagi in atto a Wuhan, il tasso di contagiosità (R0) era stimato come superiore a 2. In quel caso, secondo quanto ha raccontato il direttore generale della Programmazione sanitaria, Andrea Urbani, al Corriere, i morti sarebbero potuti essere "tra 600mila e 800mila".

Il piano non è stato reso noto. Il motivo, secondo quanto spiega Urbani al quotidiano, sarebbe stato quello di "non spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio". I numeri, infatti, erano allarmanti. E non si tratterebbe solamente di quelli riguardanti le possibili vittime, ma anche quelli sui posti letto in terapia intensiva: "La nota ufficiale non lo dice- si legge nell'articolo del Corrierema tra le pagine più allarmanti del documento ci sono quelle che stimano la necessità di posti letto in rianimazione e terapia intensiva". (Da: il Giornale)

 

Il Copasir chiederà "immediata acquisizione" del documento secretato in ordine all’epidemia da Coronavirus esistente presso il ministero della salute. E’ quanto fa sapere lo stesso Comitato al termine della seduta di oggi dove sono stati approfonditi vari temi connessi anche con l’emergenza coronavirus e alla App Immuni.

Il presidente del Copasir, Raffaele Volpi, ha inoltre reso noto che sentirà in audizione il ministro della Salute Roberto Speranza, il ministro dell’Innovazione Paola Pisano, il direttore del Dis, generale Gennaro Vecchione e Roberto Baldoni, vicedirettore per la cybersicurezza del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio nell’ambito dell’approfondimento sull’emergenza.

"Alla luce delle connessioni evidenti tra la persistenza dell’emergenza del Coronavirus e le implicazioni con la sicurezza della Repubblica legate alle circostanze connesse con tale emergenza", il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica ha altresì deciso "di intensificare le proprie convocazioni e il ciclo delle attività ad esso connesse". (Da: Adnkronos)

 

Coronavirus, un servizio del Tg1 da Alzano fa infuriare la Lombardia. Caparini: "Rai senza scrupoli, tv della vergogna: infangato dirigente sanitario che si è ammalato sul campo"

"Medici, scienziati e dirigenti che da settimane lottano per strappare pazienti da una morte tremenda trattati come delinquenti da quello che fu un telegiornale autorevole. Con un'aggravante, che una giornalista senza scrupoli ha infangato un bravissimo dirigente convalescente di COVID ammalatosi sul campo". Lo dice l'assessore al Bilancio della Regione Lombardia, Davide Caparini, commentando il servizio mandato in onda oggi dal Tg1 Rai da Alzano.
"Questa e' la dimostrazione - prosegue Caparini - di quanto sono caduti in basso nel disperato tentativo di assolvere gli unici colpevoli dei ritardi nell'adottare quelle misure di contenimento che proprio la sanita' lombarda invocava da giorni". "Non a caso - conclude Caparini - la Rai e' la televisione di Stato. La tv della vergogna".

Coronavirus, in Lombardia bilancio pesante, ma la discesa si avvicina. Gallera: "Dati ancora positivi, ma dobbiamo insistere ancor di più. Fondamentale stare a casa il weekend di Pasqua" (VIDEO)

"I dati continuano ad essere positivi e anche i numeri dei ricoverati sono contenuti". Lo ha detto l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, durante la conferenza stampa trasmessa sulla pagina Facebook di LombardiaNotizieOnline. "A Milano la situazione è stabile – anche se la linea continua ad oscillare. Dobbiamo insistere ancora di più. Va da sé che dovremo passare il weekend di Pasqua in casa rispettando le misure restrittive previste dalle ordinanze". Gallera ha anche fatto sapere che il reclutamento di operatori sanitari dall'inizio dell'emergenza è stato di 2.434 persone. L'assessore ha quindi ringraziato il ministero della Salute "che è stato il più vicino alla Regione Lombardia, attraverso il ministro Speranza e il viceministro Sileri". Gallera ha quindi ricordato che oggi sono arrivati a Linate dei medici dalla Protezione civile: "20 sono destinati alla Lombardia e noi li abbiamo 'dirottati' agli Spedali civili di Brescia. Li ringraziamo molto: è un gesto di grande solidarietà e fratellanza perché decidono di venire non solo da altre Regioni, ma anche da altri Stati per combattere insieme questa battaglia" - (VIDEO)


Sostieni l'emergenza COVID-19, il tuo aiuto è prezioso

Sono più di diecimila le persone morte in Lombardia dall'inizio dell'emergenza Coronavirus, esattamente sono 10.022, di questi 300 solo nelle ultime 24 ore. Lo ha detto l'assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera, durante il consueto aggiornamento sull'emergenza Covid. Sono in tutto 54.802 i positivi al Covid, 1388 più di ieri. I ricoverati in terapia intensiva sono 1.236 (-21), mentre quelli non in terapia intensiva sono 11.796 (+77). Sono stati fatti in 
Regione in tutto 176.953 tamponi. I numeri sull'emergenza coronavirus nella Regione Lombardia ''continuano a essere positivi'', anche alla luce del continuo aumento dei tamponi effettuati precisa Gallera, che spiega: ''Bisogna considerare il numero di tamponi, che è in aumento costante, oggi sono 9.300, ieri erano 8.200 e il giorno prima poco più di 6.000. Negli ospedali si sta tornando a una certa normalità.  Le persone ospedalizzate sono 11.796 (+77). I pazienti in terapia intensiva sono 1.236, 21 in meno di ieri.

Il dato della Lombardia rappresenta più della metà dei decessi avvenuti in tutta Italia. Un morto ogni mille abitanti: è questa la proporzione dei decessi per Coronavirus in Lombardia. Oggi infatti il numero dei morti ha toccato i 10.022 per una popolazione di 10.060.574 persone (secondo i dati Istat).

Tamponi a medici di base e nelle Rsa

"Stiamo facendo tamponi ai medici di medicina di base, agli operatori con una temperatura superiore ai 37.5 gradi sia negli ospedali che nelle Rsa. Accanto a loro tamponiamo anche coloro che hanno anche altri sintomi. Questo per monitorare tutto il personale sanitario. Tamponiamo anche gli ospiti delle Rsa". Lo ha detto Gallera.

I dati delle province

Cambia la geografia del contagio nelle province. Brescia con 10.122 contagiati, 213 più di ieri, supera Bergamo, che cresce di 112 positivi al Covid arrivando a 10.043. A Milano i contagiati sono 12.479, 440 più di ieri, in città sono 4.979, con una crescita di 155 contagi. La situazione complessiva mostra un rallentamento del contagio nelle diverse province, tranne che a Milano. "Quella di Milano è una situazione che dobbiamo tenere sotto controllo, e lo dico ai cittadini, con un atteggiamento ancora più determinato" ha detto Gallera spiegando che "la situazione è stabile ma la linea oscilla, anche se dai dati sembra che Milano sia la città che si sposta di meno". Nelle altre province la crescita maggiore è a Brescia, 213 unità, seguita da Varese (143), Bergamo (112), mentre Como, Pavia, Cremona e Mantova sono sulla sessantina e Monza a 91.

Potenziata le Unità speciali di continuità assistenziale

Sull'emergenza coronavirus "è arrivata questa grande ondata che sul territorio non ci ha consentito di fare azioni di monitoraggio, si è trattato di 18 giorni in cui veramente la capacità è stata solo quella di resistere". A dirlo è l'assessore Gallera, che aggiunge "allentata la pressione stiamo sul territorio, lavorando, strutturandoci, con un monitoraggio e delle visite a domicilio, con un lavoro articolato e permeato sulle varie realta' provinciali". Le Unità Speciali di Continuita' Assistenziale (Usca), aggiunge l'assessore, "sono realtà apprezzate che stanno aumentando. A Milano si è passati da 16 a 19 medici e da settimana prossima si arriverà a 30, con le 'brigate' di medici che passano da 8 a 15. Lo stesso vale per l'Insubria,dove si passa da 3 a 5. A Bergamo, grazie all'attivita' delle Usca, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale, abbiamo realizzato 670 visite a domicilio. A Brescia 150 e a Pavia 524. In questi ultimi due capoluoghi, dalla prossima settimana sara' attivo anche il servizio dell'ecografia a domicilio".

Rinforzi per la sanità lombarda

"Il reclutamento straordinario di operatori sanitari dall'inizio dell'emergenza è stato di 2.434 medici, di cui 1.481 operatori di comparto tra infermieri e operatori, 11 dirigenti sanitari non medici, 245 medici laureati, 453 medici specialisti e 244 medici specializzandi.  All'asst di Brescia sono andati 226 risorse, a Cremona 184, a Lodi 186 e a Bergamo 292 medici". Lo ha detto Gallera, aggiungendo che "i famosi laureati che non sono entrati in una scuola di specializzazione, per esempio, erano in una zona grigia e non potevano partecipare ai conoscorsi. Grazie a un decreto del Ministero della Salute, che ringrazio, è stata fatta una deroga".

"ll contingente di medici arrivato oggi a Linate aveva 20 medici destinati alla Regione e noi li abbiamo subito inviati agli Spedali Civili di Brescia. Li ringraziamo molto: è un gesto di grande solidarieta' e fratellanza perché decidono di venire non solo da altre Regioni, ma anche da altri Stati per combattere insieme questa battaglia". ha aggiunto l'assessore al Welfare, che ha anche  voluto ringraziare il ministero della Salute, "che è stato il più vicino alla Regione Lombardia, attraverso il ministro Speranza e il viceministro Sileri.

 
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Coronavirus, la Lombardia accoglie i medici inviati dalla Protezione civile. Fontana: "Aiuto importante, speriamo diano colpo finale al virus" (VIDEO)

"È una giornata bellissima, meteorologicamente, ma è bellissima perché i numeri anche oggi stanno migliorando". Lo ha detto il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, in attesa sulla pista dell'aeroporto militare di Linate dei 70 medici "che saranno destinati agli ospedali di Brescia" - (VIDEO)


Sono 73 i medici arrivati da ogni parte d'Italia all'aeroporto militare di Linate e accolti dal presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, accompagnato dall'assessore regionale alla Protezione civile Pietro Foroni e dal Prefetto di Milano Renato Saccone. Di questo personale sanitario inviato dal Dipartimento Nazionale di Protezione civile, venti medici, ciascuno con specialita' differenti, sono destinati a dare manforte agli Spedali civili di Brescia, tra le province piu' colpite dal coronavirus.

FONTANA - La gran parte dei medici che andranno a Brescia arriva da Roma, altri da Napoli, ma anche da Catania e Palermo o da L'Aquila, Sassari, Lecce e Trieste. "Un aiuto importante - ha commentato il presidente Fontana -
risorse che contribuiranno ad alleggerire la pressione alla quale si sono sottoposti i nostri medici. Do' loro il benvenuto da parte di tutti i cittadini lombardi e speriamo che contribuiscano a dare il colpo finale per chiudere questo
momento di grave criticita'". Al seguito del personale medico anche il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia e il Capo del Dipartimento Protezione civile nazionale Angelo Borrelli.

FORONI - "Personale destinato a tutto il Nord Italia - ha aggiunto Foroni - e per quanto concerne la nostra Brescia, andranno a sostituire i medici arrivati dalla Polonia che ritorneranno in patria. Un prezioso aiuto che e' importantissimo in questa fase emergenziale. Ci auguriamo sia in fase calante ma non possiamo distoglierci dalla massima attenzione e dobbiamo assicurare ai presidi ospedalieri della necessaria presenza di personale medico". "L'emergenza non e' ancora finita - ha detto ancora Foroni - e questo e' il momento di stringerci, di non mollare di un millimetro, perche' guai a qualsiasi cedimento che potrebbe riaprire la voragine".

Coronavirus, la Lombardia vede la svolta. Gallera: "Traguardo vicino, non molliamo. Da noi è scoppiata una bomba atomica, sbagliati i paragoni con le altre regioni"

"Siamo molto vicini ad un momento in cui il primo tempo della nostra battaglia è finito. Il traguardo è molto vicino e vogliamo raggiungerlo a tutti i costi. Non dobbiamo allentare l'attenzione adesso e trascorrere una Pasqua in casa". Lo ha detto l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, durante la conferenza stampa trasmessa sulla pagina Facebook di LombardiaNotizieOnline. Anche i Pronto soccorso hanno una pressione ridotta, come pure decresce il numero dei ricoverati e delle persone ricoverate in terapie intensive. L'assessore ha poi spiegato che è impossibile paragonare quanto successo in Lombardia rispetto a Veneto e Emilia-Romagna. "Da noi - ha detto - è scoppiata una bomba atomica: il virus ha girato indisturbato per almeno 20 giorni e, per fortuna, nelle altre regioni questo non è avvenuto. L'Emilia-Romagna è stata lambita, la provincia di Piacenza è stata colpita in maniera massiccia. In Veneto c'e' stata l'individuazione a Vo' Euganeo, in un'area ristretta dove si e' riusciti a soffocare il virus subito. Noi, invece, abbiamo subito un'onda d'urto tremenda".


Coronavirus in Lombardia, 40mila positivi ma frena la corsa in ...

"Siamo in una fase discendente ovunque, anche a Milano, dove comunque l'attenzione deve restare alta. A Bergamo e Brescia il contagio si è arrestato in maniera significativa a Milano invece non c'è ancora stato un indirizzo netto". Queste le parole dell'assessore al Welfare Giulio Gallera, presentando i dati di oggi, mercoledì 8 aprile, nell'ambito dell'emergenza Coronavirus in Lombardia. In regione oggi sono 53.414 i positivi (+1089), "un dato migliore di quello di ieri in proporzione ai tamponi, che oggi sono 8226, quasi il doppio di ieri" ha detto Gallera. I guariti clinicamente e dimessi sono 15.147. In calo i ricoverati (-114), che si attestano a 11.719. Diminuisce la pressione sulle terapie intensive dove sono ricoverate 1.257 persone (-48). Sul fronte dei decessi, che hanno raggiunto quota 9722, oggi si segna un +238. "Ogni decesso è una sofferenza ma anche in questi caso il dato si sta progressivamente ridimensionando" ha sottolineato Gallera.

"Siamo vicini a una situazione in cui potremo dire che il primo tempo della nostra battaglia è vinto. Questo perché dovremo comunque cambiare abitudini di vita per evitare altre ondate violente come questa. Dobbiamo fare tesoro di quello che abbiamo vissuto ed essere fieri dello sforzo e del risultato, che oggi è vicino. Ma non possiamo allentare tensione adesso. Dobbiamo fare assolutamente Pasqua in casa. Stiamo a casa, il traguardo è vicino. Dobbiamo essere fortemente determinati". 

Sono dati sostanzialmente stabili quelli della diffusione del virus nelle province lombarde, con Milano che vede salire di 252 i contagiati, arrivati a 12.039, che scendono a 4824 considerando solo la città, dove sono 80 i nuovi casi. "Milano ha una popolazione di 1,3 milioni di abitanti, ma i numeri paragonati alla densità sono bassi. Siamo sicuramente in una fase discendente", ha commentato Gallera. Aumentano rispetto a ieri i contagi a Brescia, con 315 nuovi positivi, ma "non è una nuova avanzata" ha chiarito Gallera, spiegando che in città è stato aperto un nuovo laboratorio e sono stati fatti più tamponi. A Brescia i covid positivi sono in tutto 9909, a Bergamo 9931, 63 più di ieri. A Cremona sono 4422 (+99), a Como 1542 (+17), a Varese 1348 (+22), in Monza Brianza 3264 (+58), a Lecco 1755 (+24), a Lodi 2347 (+26). 
Il fronte dei presidi

"In questi giorni registriamo una minore pressione su pronto soccorso, in alcuni casi anche significativamente - ha detto Gallera -. In terapia intensiva pressione in leggera flessione ma si tratta comunque di spazi saturi perché pazienti restano ricoverati per molti giorni, anche 18-20 giorni. Pian piano l'obiettivo è quello di riportare reparti diventati Covid alla precedente operatività. A Codogno, ex zona rossa, riapriremo a pieno regime il pronto soccorso". 

Gallera: sbagliati paragoni con altre regioni

Gallera ha voluto fare un paragone tra quanto accaduto in Lombardia e quanto successo in Veneto ed Emilia-Romagna. "In Lombardia è scoppiata una bomba atomica, il virus ha girato liberamente per almeno 20 giorni prima di essere individuato. Nelle altre regioni ciò non è avvenuto. In Emilia-Romagna è stata coinvolta in maniera massiccia Piacenza, attigua a Codogno, ma il resto della regione non è stata intaccata così massicciamente. In Veneto l'unico focolaio è stato a Vo' Euganeo, che aveva una correllazione con focolaio di Codogno, e individuandolo si è riusciti a soffocare virus. Qualunque paragone tra altre regioni e Lombardia non è possibile, proprio per diversa situazione. Il virus in Lombardia si è diffuso ed è esploso, qui si è verificata un'anomalia. E' giusto fare riflessioni su nostro sistema ma non si può paragonare quello che è successo qui e in altre regioni". 

La previsioni su "zero ricoveri"

Coronavirus in Lombardia: il 30 aprile mortalità zero e il 12 maggio ricoveri zero. I due 'zero' più attesi hanno adesso un orizzonte temporale, stando alle previsioni dell'Institute for Health Metrics and Evaluation, organizzazione indipendente della School of Medicine dell’Università di Washington che fornisce i dati alla Casa Bianca sull’evoluzione del Covid-19 in Europa. "Il picco in Lombardia è superato, ci sarà un appiattimento della curva ma è necessario non abbassare la guardia", spiega Lorenzo Monasta, epidemiologo che collabora con l’istituto statunitense.

Troppe persone fuori di casa

Male il dato della mobilità, ancora in aumento. Lo ha detto il vicepresidente della Regione Lombardia, Fabrizio Sala, intervenendo a Sky Tg24 il:"Il dato della mobilità di ieri è al 40%, purtroppo è un dato molto alto perché è più del 10% di mobilità rispetto a martedì di settimana scorsa ed è ancora il 10% in più rispetto a due settimane fa. Questa settimana siamo partiti male, l'altro ieri con il 38% e ieri con il 40%. Questo è un dato che ci allarma". Sala ha quindi aggiunto che "abbiamo intenzione di rilevare gli spostamenti provinciali per vedere dove c'è maggiore spostamento e metterlo a disposizione del prefetti per i controlli delle forze dell'ordine".

Mascherine nelle edicole

Un altro assessore regioanale, Pietro Foroni, ha invece reso noto che "da questa mattina pressoché tutte le oltre 3.000 edicole attive in Lombardia hanno a disposizione 50 mascherine ciascuna per la distribuzione alla popolazione più bisognosa, per un totale di quasi 200.000 pezzi, che vanno ad aggiungersi a 3,3 milioni in distribuzione a Comuni e farmacia".

Zona rossa per la Valle Seriana, la Lombardia zittisce Conte: "Era compito del governo". E quella nota del 2 marzo che è stata ignorata: l'ira dei sindaci di Nembro e Alzano

Il presidente del Consiglio in un'intervista al Fatto Quotidiano aveva detto che "se la Regione voleva la zona rossa poteva disporla". Oggi è arrivata la replica dell'assessore al Welfare della giunta Fontana, Giulio Gallera: "Chiesta più volte, ma serviva un decreto da chi ha competenza su forse dell'ordine e forze armate". Oltretutto come emerso in questi giorni, l'Istituto superiore di sanità, in una nota tecnica del 2 marzo scorso, evidenziava l’incidenza di contagi da Covid-19 nei due Comuni seriani, raccomandandone l’isolamento immediato e la chiusura. "Raccomandazione che è stata colpevolmente ignorata, così come gli appelli a più voci che si levavano dagli amministratori di un territorio allo stremo", scrive il Giorno


Zona rossa ad Alzano e Nembro? ''Era lo Stato che doveva farla come ha fatto a Codogno''. Così l'assessore al Welfare Giulio Gallera interviene sui presunti ritardi negli interventi per mitigare l'espansione del coronavirus in una delle zone maggiormente colpite della bergamasca.

Secondo Gallera, la Regione non aveva i poteri per istituire una zona chiusa, serviva ''un decreto del presidente del Consiglio dei ministri''. La zona rossa "l'abbiamo chiesta più volte. Abbiamo salutato con successo il fatto che l'Istituto superiore della Sanità avesse fatto un verbale. Ci attendevamo da lì a pochi minuti l'avvio della zona rossa. E la zona rossa - sottolinea - per essere efficace deve essere blindata con le forze militari che a Codogno ad esempio hanno chiuso tutti gli accessi e hanno chiuso le attività produttive. Questi due elementi non rientrano nelle facoltà delle Regioni. Noi possiamo chiudere le attività commerciali''.
 
Quanto alle zone rosse di altre Regioni ''io non so come hanno fatto. Non rientra nelle nostre competenze disporre delle forze dell'ordine e delle forze armate. Noi ci siamo confrontati anche con i prefetti che ci hanno detto: non potete essere voi a dirci cosa dobbiamo fare. Se siamo in uno Stato ognuno ha le sue competenze. Questa non rientra nelle competenze istituzionali e costituzionali delle Regioni''.

Ad Agorà l'assessore al Welfare della Lombardia spiega poi il senso dell'ordinanza regionale che prevede l'uso della mascherina quando si esce da casa. ''Era importante dare un messaggio forte e preciso. I numeri sono più favorevoli, ma non bisogna allentare la tensione, si deve continuare a stare a casa - dice Gallera - Le stiamo iniziando a distribuire nei luoghi nevralgici, inizieremo con 3 milioni e mezzo ma continueremo. Chi non ce l'ha può usare un altro indumento idoneo, come una sciarpa".

 

(Fonte: Adnkronos)

#CORONAVIRUS: IN LOMBARDIA SITUAZIONE DI GRANDE DIFFICOLTA', IN ARRIVO ALTRI MEDICI E INFERMIERI

Gli assessori regionali Giulio Gallera (Welfare) e Davide Caparini (Bilancio), faranno un aggiornamento sulla situazione del Coronavirus, con i numeri aggiornati suddivisi per provincia. (diretta Facebook Lombardianotizie.online)


"I dati dicono che i nostri ospedali sono ancora in grande difficoltà, confidiamo pero' nell'arrivo di medici, infermieri e nuove apparecchiature". Lo ha detto
l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, durante la diretta quotidiana su Facebook per fare il punto sull'emergenza Coronavirus.

"Ci sono ancora troppe persone in giro - ha evidenziato Gallera - e cosi' non va bene. Siamo consapevoli di chiedere un piccolo sacrificio, ma vogliamo vincere questa battaglia. La 'montagnetta' di San Siro, ad esempio, ancora oggi era piena di cittadini che andavano in bicicletta, che correvano. Questo non va bene, dovete stare a casa come ha ricordato questa mattina anche il presidente Fontana".

Gallera ha poi spiegato che da domani inizieranno a lavorare 180 infermieri che si sono laureati in anticipo. "Stanno arrivando anche gli specializzandi al quarto e quinto anno. Abbiamo assunto circa 40 medici - ha continuato - c'e' qualche pensionato che si sta presentando. Li invito, come il presidente
Fontana ha fatto, a darci una mano".

Per dare la propria disponibilita' e' possibile scrivere a
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Gallera ha risposto anche in merito ai tamponi che vengono effettuati ai medici. "La Lombardia - ha ricordato - si e' sempre mossa secondo linee guida dell'Istituto Superiore di Sanita' (ISS). All'inizio i tamponi venivano effettuati su tutti i 'contatti diretti', poi l'ISS ha detto che andavano fatti solo ai 'sintomatici' e alle persone che arrivavano in Pronto Soccorso con sintomi. Lo stesso vale anche per gli operatori dei
nostri ospedali".

I DATI - Ecco i dati dei contagi odierni e quelli dei giorni
precedenti

- i casi positivi sono 17.713 (+1.493)
16.220/14.649/13.2729/11.685/9.820/8.725/7.280/5.791/5.469/4.189/3.420/2.612

- i deceduti 1.959 (+319)
1.640/1.420/1.218//966/ 890/744/617/468/333/267/154

- in isolamento domiciliare: 4.057
4.265/3.867/3.427/2.650/2.044/1.351/1.248/756/722

- in terapia intensiva 924 (+45)
879/823/767/732/650/605/560/466/440/399/359

- i ricoverati non in terapia intensiva: 7.285 (+332)
6.953/6.171/5.550/4.898/4.435/4.247/3.852/3319/2.802/2.217/1.661

- i tamponi effettuati: 48.983
46.449/43.565/40.369/37.138/32.700/29.534/25.629/21.479/20.135/18.534/15.778

- i dimessi: 3.488 (+1.003)
 2.485/2.368/2011/1.660/1.198/1.085

I casi per provincia con l'aggiornamento rispetto agli ultimi
giorni

BG: 4.305 (+312)
3.993/3.760/3.416/2.864/2.368/2.136/1.815/1.472/1.245/997/761/623/537

BS: 3.784 (+484)
3.300/2.918/2.473/2.122/1.784/1.598/1.351/790/739/501/413/182/155


CO: 286 (+30)
256/220/184/154/118/98/77/46/40/27/23/11/11

CR: 2.167 (+94)
2.073/1.881/1.792/1.565/1.344/1.302/1.061/957/916/665/562/452/406

LC: 466 (+26)
440386/344/287/237/199/113/89/66/53/35/11/8

LO: 1.445 (+27)
1.418/1.362/1320/1.276/1.133/1.123/1.035/963/928/853/811/739/658

MB: 401 (+25)
376/346/339/224/143/130/85/65/64/59/61/20/19

MI: 2.644 (+318) di cui 1091 a Milano citta' (+127)
2.326/1.983/1.750/1.551/1.307/1.146/925/592/506/406/361

MN: 514 (+49)
 465/382/327/261/187/169/137/119/102/56/46/32/26

PV: 978 (+94)
 884/801/722/622/482/468/403/324/296/243/221/180/151

SO: 75 (+1)
74/46/45/45/23/23/13/7/7/6/6/4/4

VA: 265 (+33)
232/202/184/158/125/98/75/50/44/32/27/23/17

e 383 in corso di verifica.

  • Pubblicato in Salute

Deragliamento Frecciarossa, il Presidente di Regione Lombardia sul luogo dell'incidente

Attilio Fontana, "davanti ad un avvenimento come questo, si prova un grande senso di impotenza"


Il presidente della Regione Lombardia, è giunto nelle prime ore della mattina sul luogo in cui si è verificato il deragliamento del treno ad alta velocità Frecciarossa Milano-Salerno, in provincia di Lodi. “Rinnovo il mio cordoglio e la vicinanza alle famiglie delle vittime", ha detto il governatore lombardo. "Ringrazio tutti coloro che, per le proprie competenze, hanno lavorato e stanno lavorando per curare i feriti e ripristinare la situazione. Purtroppo è una vicenda che lascia increduli, in questi casi si prova soprattutto un senso di impotenza. È impensabile che si possano verificare situazioni del genere. Ho parlato poco fa con l’amministratore delegato di FS Gianfranco Battisti che, per ora, non mi ha fornito elementi diversi da quelli che conosciamo e divulgati alla stampa"

Rispondendo alle domande dei giornalisti sul luogo del deragliamento del treno, il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana ha sottolineato l'importanza del controllo sulla sicurezza della linea ad alta velocità, "ogni giorno chiediamo a RFI (Rete Ferroviaria Italiana) la costante massima attenzione. E abbiamo concordato con loro anche una serie di interventi mirati a garantire l’ammodernamento della rete e la realizzazione di interventi tecnologici che alzino i livelli di sicurezza. Da oggi la nostra richiesta diventerà ancora più forte”.

deragliamento treno
Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana e l’assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità Claudia Terzi, sul luogo in cui si è verificato l’incidente ferroviario in provincia di Lodi. Con loro il prefetto Marcello Cardona.
FONTE: LN online
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