updated 10:10 AM UTC, Nov 27, 2020

Covid, Natale, zone colorate e parametri: il governo incontra le Regioni. Attesa per cittadini, imprese e commercianti

Oggi il confronto tra l'esecutivo e gli Enti locali. Il ministro Speranza: "Sacrifici duri ma necessari a piegare la curva". Il piemontese Cirio avverte: "No al Natale come l'estate". Fontana per la Lombardia: "Nostri numeri da zona arancione. Raggiunto il picco, presto la discesa". La sindaca di Torino, Chiara Appendino: "Per fine mese stop alla zona rossa"


Covid, il coprifuoco a Natale sarà deciso dopo il 3 dicembre in base ai  dati sui contagi | La Nuova Riviera

Proposte per la revisione sulla classificazione delle zone e misure variabili a seconda delle province, premiando quelle virtuose anche all'interno di regioni rosse o arancioni e chiudendo in anticipo quelle più a rischio. E c'è anche chi aumenta la stretta ora, per scongiurare le Feste in lockdown.

E' partita la mediazione tra l'Esecutivo e i governatori, che puntano ad un graduale allentamento delle misure in vista del Natale: una data a ridosso della quale potrebbe essere previsto un Dpcm ad hoc.

Anche se il coordinatore del Cts, Angelo Miozzo precisa che "un Natale tradizionale ce lo dobbiamo scordare". E' ormai certo che resteranno ancora chiusi i circoli e le strutture sportive, le palestre i cinema e i teatri mentre uno spiraglio ci potrebbe essere per i negozi e i ristoranti, che potranno tornare "in semilibertà" se rispetteranno le regole che già hanno. E non sarà - spiega Miozzo - un "liberi tutti". Sono ancora tanti i punti interrogativi in vista del vertice con i territori convocato dal ministro per le Autonomie Francesco Boccia nelle prossime ore, a cui parteciperanno anche l'Iss e il ministro della Salute. La linea del Governo resta quella dell'ascolto, ma senza alcuna intenzione di modificare il sistema di monitoraggio. Regioni che sono state interpellate anche dal Commissario per l'emergenza, Domenico Arcuri, il quale ha inviato loro le richieste per il Piano vaccini: riguarderà prima gli ospedali e le Rsa, per un totale di circa 1,7 milioni di persone. Per le successive somministrazioni su larga scala, invece, il piano prevede l'utilizzo di drive-through.

Lo stesso premier, Giuseppe Conte, è tornato sui 21 indicatori che determinano la classificazione in zone rosse, arancioni o gialle, chiarendo: "il sistema per parametri ci consente interventi mirati e di introdurre misure restrittive che siano limitate nel tempo e ben dosate sull'effettivo livello di rischio dei territori". I criteri non dovrebbero dunque subire modificazioni, così come avevano chiesto gli stessi governatori in una Conferenza delle Regioni, chiedendo un incontro urgente con il Governo. Il confronto ci sarà ma è lo stesso Boccia a spiegare che "non bisogna politicizzare i parametri perché sarebbe un errore renderli discrezionali senza il conforto della comunità scientifica".

La mano tesa dell'Esecutivo potrebbe arrivare con un dialogo più aperto nella Cabina di regia per il monitoraggio dei dati che arrivano dai territori, a cui partecipano tutte le componenti, esperti compresi. "Se in quella sede - aggiunge Boccia - dovesse venir fuori una valutazione scientifica che può consentire a un parametro di essere ponderato meglio o in maniera diversa, chiaramente la Cabina di regia può dare un contributo". Con il countdown in vista delle feste natalizie, non si può escludere che il Dpcm in scadenza il 3 dicembre possa essere prolungato per qualche altra settimana. Poi, potrebbe avvicendarsi un nuovo decreto ad hoc a ridosso del Natale. Tra le ipotesi - per non mortificare i consumi - ci sarebbe la possibilità di tenere i negozi per lo shopping aperti anche di sera tardi, per spalmare le entrate dei clienti e favorire comunque il commercio. Nel frattempo sul tavolo, tra le iniziative lanciate dalle Regioni c'è l'accelerazione dei tempi sulla revisione dell'assegnazione delle zone, in particolare per la promozione verso quelle meno restrittive (attualmente la forbice di tempo minimo è due settimane) e l'allentamento delle misure in quelle province dei territori della 'red zone' che hanno però dati più confortanti. C'è anche chi va in senso opposto anticipando chiusure per non rischiare di restare tra i bocciati a Natale. Il presidente della Puglia, Michele Emiliano, ha inviato una lettera al ministro Speranza per chiedere "l'adozione di un provvedimento che inserisca esclusivamente i territori delle province di Foggia e di Bat nella cosiddetta "zona rossa", in quanto caratterizzati da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto".

Anche per il governatore lombardo, Attilio Fontana, "è meglio un po' di cautela all'inizio che dover poi rincorrere una ripartenza della corsa del virus. Meglio un po' di cautela iniziale e cercare di metterci in sicurezza. Anche perché dobbiamo fare il Natale e dobbiamo farlo con una certa libertà. Noi abbiamo già iniziato una fase di leggero ma significativo miglioramento. Il nostro Rt è sceso in maniera sostanziale, tanto che in base ai numeri noi rientreremmo oggi in una zona arancione". Avere un Natale "il più normale possibile" è anche l'obiettivo del presidente della Liguria, Giovanni Toti. Ma - avverte il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, "se immaginiamo di farlo come qualcuno ha vissuto le settimane dell'estate, a gennaio o febbraio ritorneremo in questa situazione e non possiamo permettercelo". 

 

(Fonte: Ansa)

Covid, come salvare il Natale? Ipotesi negozi aperti fino a tardi e spostamenti liberi per i parenti stretti

Dagli acquisti durante le feste alle raccomandazioni sul cenone, la nuova linea temporale di confine sulle nuove disposizioni anti-Covid è il 3 dicembre, giorno in cui scade l'attuale Dpcm


L'ultima di Conte: ora parla direttamente con Babbo Natale – Il Tempo

Negozi per lo shopping aperti a dicembre fino a tardi nelle regioni gialle o arancioni, per "diluire le presenze". Ma anche "tutela degli affetti" con la possibilità di spostarsi da una zona rossa, solo per ricongiungersi con i parenti più stretti a ridosso dei giorni di festa.

Sarà un Natale diverso ma non cancellato, quello che emerge dalle ipotesi che circolano nel Governo in queste ore.
Qualche timido allentamento delle misure ad hoc, dunque, ma solo in previsione di dati più confortanti. E nessuno sconto alle Regioni, con il Paese che si tinge progressivamente verso il rosso. Dagli acquisti durante le feste alle raccomandazioni sul cenone, la nuova linea temporale di confine sulle nuove disposizioni anti-Covid è il 3 dicembre, giorno in cui scade l'attuale Dpcm. Tutto dovrebbero essere deciso comunque non prima dell'inizio di dicembre.

Lo sguardo è soprattutto rivolto alla ripartenza dei consumi, con le dovute cautele. L'unica possibile deroga per chi si trova nelle zone rosse potrebbe essere quella di una "tutela degli affetti", affinché le persone sole non "siano abbandonate": che tradotto significa la possibilità di festeggiare il Natale con i propri parenti spostandosi in una qualsiasi altra regione. Una 'riflessione', quest'ultima, che al momento è al vaglio degli esperti e del Governo.

Impossibile invece stabilire "norme" su chi dovrà stare a tavola per il cenone: in questo caso ci saranno 'raccomandazioni' che terranno conto solo del numero massimo di persone al tavolo (al momento è sei) e di prevedere soltanto la presenza di familiari che si frequentano abitualmente. Restano proibiti feste e balli, così come i cenoni in albergo, mentre le piazze saranno chiuse o a numero ristretto, laddove sarà possibile rispettare le distanze. Tra le novità, l'ipotesi di un allungamento degli orari, con i negozi aperti fino alle 22 o alle 23 e sempre con accessi contingentati dei clienti. Negli ultimi giorni erano anche emerse le ipotesi di 'allungare' il coprifuoco a mezzanotte, almeno nei giorni di festività, e un accesso 'a numero chiuso' nei centri commerciali, per evitare assembramenti.

Tutto resterà comunque legato ai territori con le diverse disposizioni per le varie zone - rossa, arancione o gialla - e non tutti festeggeranno dunque allo stesso modo. "Le regole si rispettano sempre e in ogni occasione, nella speranza che in quei giorni di fine dicembre le misure siano meno restrittive e la situazione meno drammatica di quanto non lo sia oggi", spiega la sottosegretaria al ministero della Salute, Sandra Zampa. A chiedere "cautela" è anche il direttore aggiunto dell'Oms, Ranieri Guerra. E il virologo dell'Università Statale di Milano, Fabrizio Pregliasco, commenta: "è chiaro che si dovrà attuare un allargamento delle possibilità di movimento per il Natale, ma dovrà essere un Natale abbastanza sobrio, perché un liberi tutti ci porterebbe, appunto, a una terza ondata".

Adesso, tra i governatori, c'è chi spera di poter recuperare in vista dei giorni clou di fine anno: riportare la Toscana in zona gialla entro Natale "è l'obiettivo che io mi propongo", ma "risalire è dura", annuncia Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, ricordando che risalire dalla zona rossa o arancione "è dura, perché devi avere dati migliori per 14 giorni in continuità: basta che sballi qualcosa e riparti nel conteggio". 

 

(Fonte: Ansa)

Covid, Pregliasco: "Verso il superamento dell'emergenza. In Lombardia primi segnali di miglioramento"

Parla il professor Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario Irccs Galeazzi di Milano: "Ritengo comunque che l'obbligo dell'uso delle mascherine anche all'aperto vada mantenuto almeno fino a Natale: insieme a igiene e distanziamento è infatti un'arma importante per ostacolare la diffusione del virus"


Istituto Ortopedico Galeazzi | Gruppo San Donato

"La curva è in crescita ma è lineare, il picco potrebbe arrivare tra 7 giorni. L'emergenza negli ospedali non è scavallata ma quasi, siamo nella fase di picco. E se le cose andranno avanti così, ci aspettiamo un calo per la prossima settimana". Sono le parole del professor Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario Irccs Galeazzi di Milano a Sky Tg24. "In Lombardia si vedono i primi segnali di miglioramento della situazione. Bisogna insistere con il rispetto delle misure. Più lavoriamo bene adesso - spiega - più saremo sereni a Natale".

Quanto alle pressioni per allentare le misure nelle regioni che hanno adottato quelle più rigide per prime, "penso che forse nelle prossime settimane potrebbe essere avviato un allentamento nelle province meno colpite. Ma ritengo sia opportuno assumere una decisione univoca e condivisa su questo tema, in modo da non generare incomprensioni", continua Pregliasco. "Ritengo comunque che l'obbligo dell'uso delle mascherine anche all'aperto vada mantenuto almeno fino a Natale: insieme a igiene e distanziamento è infatti un'arma importante per ostacolare la diffusione del virus".

Quanto alle speranze suscitate dagli ultimi annunci sui vaccini in sperimentazione, "si tratta di dati interessanti. Ma dobbiamo avere ben chiaro che questi vaccini non sono stati ancora autorizzati, e che per vedere gli effetti delle vaccinazioni dovremo aspettare dei mesi", conclude Pregliasco.
 
(Fonte: adnkronos)
  • Pubblicato in Salute

Quando l'informazione e la politica fanno uso delle “fake news”

Cosa ci si può aspettare dall'esame della disinformazione da parte delle istituzioni?


Un sondaggio dell'Unione europea afferma che l'86% dei cittadini considera la disinformazione un problema. Solo il lavoro di tutti può servire a mitigare il carico distruttivo delle fake news. Ma perché questa ossessione è emersa all'improvviso? Disinformazione e informazione sono sempre andate di pari passo, le bugie fanno parte dello spazio dei media, tradizionalmente la reputazione della verità sociale è stata imposta dall'autorità religiosa, ideologica ed economica, molto più che dalla ragione. Eppure, all'improvviso, le fake news diventano moda, dando l'impressione che il mondo si sia capovolto e i social in questo la fanno da padroni. Prendiamo come esempio l'ormai ex presidente degli Stati Uniti, è riuscito a portare la sua verità a milioni di persone usando i soli canali social. Però chi definisce che la mia verità sia oggettivamente corretta e non solo soggettiva? I sistemi che generano verità fittizie, che impongono finzioni così perfette da far cadere le persone nelle loro trappole, sono vecchi quanto l'umanità. Ovviamente è nelle democrazie e nei regimi che si presentano come protettori delle libertà individuali fondamentali, che il dibattito ha senso. Ma cosa è cambiato nel fare disinformazione oggi, rispetto a 30 anni fa? Semplicemente, il sistema di comunicazione e la configurazione dell'opinione, il grande mutamento generato dalla rivoluzione digitale, che significa "l'espansione esponenziale dell'accesso dei cittadini alle informazioni".

Siamo passati, per utilizzare l'espressione di Pierre Rosanvallon, storico e sociologo francese, dalla mediazione all'immediatezza. Nella prima repubblica della comunicazione i media mediavano, trasformavano le informazioni grezze in materiale socialmente accettabile. Oggi, ormai in piena "terza repubblica" l'informazione ci arriva in modo massiccio e senza filtri, necessari a separare il negativo dal positivo, in gergo "il grano dai totoli", ovvero l'informazione dalla disinformazione. Prima l'informazione era potere, chiunque l'avesse avuta imponeva la propria verità. Ora, l'informazione infinita dei canali social, aperti alla massa incontrollata, è materiale impossibile da sottoporre sistematicamente al vaglio della critica. Ciò che è cambiato, quindi, è che prima le falsità venivano elaborate per plasmare l'opinione pubblica, e ora appaiono crude e senza filtri, all'interno di una piazza in cui si impone chi grida di più. 

Sicuramente la nostra società vive con il problema della disinformazione, che in alcuni casi è governata, come da sempre, da un controllo che mira a destabilizzare in modo molto oculato, controllo agevolato dalla grande massa di informazioni a cui siamo soggetti. Finalmente l'Unione Europea si è accorta della grave situazione e ha deciso di agire in materia chiedendo ai suoi governi di agire contro le fake news. Se quanto sopra esposto, ricopre un minimo di ragionamento, la prima domanda che dovremmo farci è: "contro cosa esattamente?". Contro le "informazioni verificabili false o fuorvianti che vengono create, presentate e divulgate a scopo di lucro o per ingannare deliberatamente la popolazione e che possono causare danni pubblici". Ma qualcuno è in grado di delimitare il perimetro di questa definizione? Molti governi si stanno muovendo creando apparati di "sicurezza", che si muovano in tal senso, affidando alla sicurezza il controllo dell'informazione, non per censurare, ma per portare formazione e sensibilità.

 Il problema che ora dobbiamo risolvere è chi dovrà stilare un protocollo ufficiale di lavoro? Un protocollo attraverso il quale si potrà esaminare la libertà, il pluralismo dei media e dalla nuova società civile, un protocollo che apra le porte delle informazioni veritiere e diversificate che sono pilastri della società democratica. Purtroppo però quando la politica è la protagonista permanente del ricorso alle fake news, come spesso si vede nei dibattiti parlamentari e nelle divulgazioni sui canali social, cosa ci si può aspettare da un'esame svolto dalle istituzioni?

Non c'è libertà senza rischio e la libertà di espressione ne è strutturalmente incorporata. Per quanto le intenzioni che vengono dall'Europa, qualche dubbio viene, se pensiamo alle "commissioni per la verità". Il soffocamento delle informazioni, siano esse vere o fake, porterebbe in modo esponenziale, al soffocamento della libertà di espressione.

Per difendere la libertà di espressione e ridurre il potere della menzogna c'è un solo modo, formazione e sensibilità. Un popolo adulto capace di pensare e decidere da solo, finisce sempre per fare appello al grande ideale kantiano, un ideale di libertà come autonomia, cercando modelli intelligibili su cui orientare l’azione, ovvero...

Ogni interesse della mia ragione (tanto speculativo quanto pratico) si concentra nelle tre domande:

  1. Che cosa posso sapere?
  2. Che cosa devo fare?
  3. Che cosa ho diritto di sperare?

 

 

 
 

Azzolina: "Fare di tutto per tenere aperte le scuole". Conte: "Lavoro per evitare il lockdown totale"

La ministra dell'Istruzione contro l'ipotesi di chiusura: "Dobbiamo essere molto prudenti, i ragazzi hanno diritto ad un pezzo di normalità nella loro vita". Il premier sui contagi: La curva sta salendo ma mi aspetto che nei prossimi giorni, anche per effetto delle nostre misure, cominci a flettere"


"Continuerò a battermi per tenere aperte le scuole. Credo che, compatibilmente con la situazione epidemiologica, dobbiamo provare a tenerle aperte e anche laddove ci fossero ulteriori limitazioni, più si limitano le attività fuori la scuola più si abbassa il rischio dentro la scuola. Guai a pensare che la scuola non sia attività produttiva e a sacrificarla: è la principessa delle attività produttive, senza formazione non abbiamo futuro".

Così la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina a Radio Anch'Io. 

"Sono convinta" che con la chiusura delle scuole "rischiamo un disastro educativo, sociologico, formativo, psicologico. Un bambino che deve imparare a leggere e a scrivere, non può farlo da dietro uno schermo. Dobbiamo essere molto prudenti, i ragazzi hanno diritto ad un pezzo di normalità nella loro vita", ha aggiunto la ministra. 

"Lavoro per evitare il lockdown totale. La curva sta salendo ma mi aspetto che nei prossimi giorni, anche per effetto delle nostre misure, cominci a flettere", afferma il premier, Giuseppe Conte, in un'intervista alla Stampa in cui assicura che il governo "ha una strategia" e fa appello ai cittadini perché collaborino. Conte annuncia inoltre che l'esecutivo è pronto ad aumentare i ristori, anche nel 2021. Sul vaccino, il piano sarà "presto in Aula". Per Natale, l'invito è a festeggiare in famiglia ma con prudenza.

 

(Fonte: Ansa)

Covid, Salvini: "Se mi ammalassi chiederei idrossiclorochina". E su lockdown, zone rosse e Lombardia...

"L'idrossiclorochina è un farmaco usato in Cina, Germania e tanti altri Paesi e in Italia tanti medici la usano. Se mi ammalassi io la chiederei". Lo ha detto il leader leghista Matteo Salvini a Radio24. (Sull'argomento leggi un nostro recente articolo)

Quindi, parlando della possibilità che il governo porti in Parlamento un provvedimento di lockdown, Salvini ha affermato: "Io voto le cose che mi vengono spiegate. Noi da mesi facciamo domande e proposte e da mesi il governo tira dritto per la sua strada. Non puoi fregartene del resto del mondo e poi chiedere collaborazione".

" Cosa avrei fatto? Più ascolto, più coinvolgimento perchè quello che è difficilmente comprensibile sono queste scelte improvvise che cambiano ogni settimana". "Zone rosse in base a scelte politiche? No spero prorio di no ma certo non è normale sapere il mercoledì sera che succede il venerdì mattina".

"La chiusura della sola Lombardia costa per un mese più di 4 miliardi, il decreto Ristori ne ha 5 per tutta l'Italia...".

  • Pubblicato in Salute

L'APOCALISSE.. “DIO” CI STAMETTENDO ALLE STRETTE? (2a parte)

Dopo aver quindi analizzato il significato di questa parola andiamo ora a vedere cosa si intende per “battaglia finale” e quali risultati essa ci porterà...

Potete trovare la prima parte dell'articolo a questo link: APOCALISSE?


Dunque quali sono queste grandi rivelazioni che l'Apocalisse ci porterà?
Sono molti i punti i punti da poter analizzare e tra poco ne faremo una lista, ma l'importante è dunque comprendere che questo termine ha un accezione positiva e non negativa come ci è stato fatto credere e che forse è proprio “DIO” che ci sta mettendo alle strette per accelerare la nostra evoluzione spirituale. E' importante ricordare che l'unica vera evoluzione che conta è quella spirituale poiché è l'unica che ci resta, anche dopo aver lasciato questo corpo.
Ricordo una frase di Gesù che disse: ”voi nascerete due volte, la prima nel corpo e la seconda nello spirito!” Questo è dunque tempo di rinascita nello spirito, o in altri termini “new age”, di risveglio della coscienza.
Cosa significa quindi rinascere nello spirito? In sintesi potremmo dire che significa riconoscersi come ANIMA e riavvicinarsi alla SPIRITUALITA'. In un certo senso potremmo dire riavvicinarsi a “DIO”, non inteso come un entità esterna a noi, ma inteso come intelligenza cosmica o energia universale di cui siamo parte. Visto che “con le buone” non l'abbiamo capita ecco che siamo costretti a questo passaggio con metodi più bruschi. Si potrebbe dedurre che tutto questo casino (difficoltà economiche, sociali, ambientali, Covid, e di molto altro), alla fine dei conti serve per farci intraprendere un sentiero spirituale... come singoli e come umanità! In questo tempo possiamo accorgerci infatti più o meno tutti di essere costretti a cambiamenti importanti, di lavoro, di casa, di relazione, di idee e priorità! Il tutto per ritrovare il nostro potere e identità Divina.
Rifiutare “Dio” renderà tutto questo cambiamento alquanto difficoltoso, poiché la nostra resistenza all'apertura DEL CUORE ci porta solo a alimentare il nostro ego e la mente, che generano cosi ansia, angoscia, caos, preoccupazioni e senso di vuoto.
E' fondamentale, come già detto, riconoscersi come anima e riconoscersi come UNO, cioè, come individui facenti parte di un corpo più grande chiamato UMANITA'. Ogni azione e progetto che facciamo che andrà contro il bene comune, avrà vita breve e collasserà! Resteranno in piedi solo le attività e i progetti che saranno sinceramente orientati al MASSIMO BENE DI TUTTI.
Questo è dunque il primo e più importante cambiamento, quello spirituale. Vediamo ora nella pratica, un elenco delle sono le azioni che siamo chiamati a fare per favorire questo evolutivo cambiamento di coscienza planetario: avvicinarsi alla meditazione e alla lettura di testi sacri, passare a un alimentazione vegetariana o vegana possibilmente biologica, smettere di guardare la TV(in particolare i Tg mainstream), informarsi su temi importanti come la sovranità individuale e la legale rappresentanza, informarsi sul “signoraggio bancario”, informarsi sui meccanismi di corruzione tra ordine dei medici, case farmaceutiche e politica, scegliere un lavoro che aiuti a esprimere i propri talenti, uscire dalla schiavitù lavorativa lavorando di meno a favore del tempo per se stessi.
Diciamo che ci sarebbero tante altre cose che potremmo fare, ma a mio avviso queste sono quelle prioritarie. Spero che questo breve scritto possa aiutarci a capire meglio il tempo che stiamo vivendo, questa “battaglia finale” tra il “bene e il male”, che in realtà avviene dapprima dentro ognuno di noi(microcosmo), per poi essere proiettata anche esteriormente nel “macrocosmo”. Una sorta di lotta interiore tra “io” e “Dio”, tra voce della coscienza e voce della personalità. Vorrei lasciarvi con un pensiero di “speranza”, ma non una speranza passiva.. poiché come disse il Maestro “chi vive sperando, muore penando”, ma una speranza attiva, in cui noi siamo i protagonisti, i co-creatori della nuova realtà! Il mondo cambia facendo nuove scelte, poiché facendo le stesse operazioni si ottengono gli stessi risultati! Per cui è tempo di assumerci le nostre responsabilità personali e avere comunque FEDE che questo cambiamento è voluto dal cielo. Ogni cosa andrà per il meglio, ma per pulire una latrina bisogna sporcasi le mani e ognuno deve iniziare pulendo la propria.!
Carlo Zanni.
Libro consigliato: L'Alchimista Paulo Cohelo.

Covid, lockdown e mobilità: come cambia il nostro modo di spostarci

Studio rivela: cala il trasporto pubblico, aumenta l'uso dell'auto, incidenti in diminuzione, attenzione ai monopattini


Gli italiani continuano ad affidarsi all'auto per gli spostamenti e con il Covid ancora di più, come se l'auto fosse una 'grande mascherina' contro il contagio.

Arretra, invece, il trasporto pubblico, che viene percepito come pericoloso (-89% durante lockdown su stesso periodo 2019) mentre un italiano su due userebbe i monopattini per muoversi, ma tutti chiedono regole ferree. Questo il quadro di una mobilità profondamente modificata rispetto agli scorsi anni: la pandemia si è abbattuta sul sistema dei trasporti come la tempesta perfetta: -67% degli spostamenti giornalieri e -84% di passeggeri per km percorsi.

E' quanto emerge dal 17esimo 'Rapporto Audimob sulla Mobilità degli Italiani' realizzato da Isfort in collaborazione con il Cnel e il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, con il contributo scientifico di Agens, presentato oggi durante il webinar "La mobilità in Italia tra la gestione del presente e le strategie per il futuro". 

Il rapporto evidenzia anche che gli incidenti nel 2019 sono calati ma restano comunque molti: sono stati in tutto 172.183, in leggerissimo calo rispetto al 2018 (-0,2%), le vittime sono state 3.173, ovvero - 4,8% e i feriti 241.384 (-0,6%). Il numero di morti è il più basso dell'ultimo decennio e il lockdown, solo in questo caso, ha avuto un effetto benefico: il calo degli incidenti stradali è stato di circa il 72% a marzo e dell'85% ad aprile.

 

(Fonte: Ansa)

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