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updated 10:48 AM UTC, Jul 23, 2021

Sicurezza sui treni lombardi, i militari viaggeranno gratis anche in borghese o fuori servizio

Firmato oggi un Protocollo d'Intesa che estende alle Forze armate la possibilità di spostarsi liberamente sui convogli di Trenord. L'assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Alessandro Sorte: "Pur non essendo la sicurezza una materia di competenza regionale stiamo facendo di tutto per garantire spostamenti piu' tranquilli agli otre 700.000 pendolari che, quotidianamente, si spostano sui nostri treni. E' anche un giusto riconoscimento a chi, tutti i giorni, si prodiga a difesa della patria"


 

 

Continua l'impegno di Regione Lombardia per rendere piu' sicuri gli spostamenti di chi viaggia sui treni di Trenord. L'assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilita', Alessandro Sorte, ha infatti sottoscritto oggi con il generale di brigata, Michele Cittadella, comandante militare esercito Lombardia e il generale di Brigata aerea, Silvano Frigerio, rappresentante del comando di presidio dell'Aeronautica militare, un Protocollo d'Intesa che estende a tutte le forze armate possibilita' di viaggiare gratuitamente su tutti i treni regionali anche quando non indossano la divisa o sono fuori servizio.


GIUSTO RICONOSCIMENTO PER CHI SI PRODIGA A DIFESA DELLA PATRIA - "Pur non essendo la sicurezza una materia di competenza regionale - ha spiegato Sorte - stiamo facendo di tutto per garantire spostamenti piu' tranquilli agli otre 700.000 pendolari che, quotidianamente, si spostano sui nostri treni. E' anche un giusto riconoscimento a chi, tutti i giorni, si prodiga a difesa della patria". 

DALLA REGIONE 9 MILIONI PER LA SICUREZZA - Sorte ha anche ricordato come questo Protocollo d'Intesa vada a rafforzare provvedimenti gia' in essere. "Proprio a dicembre - ha aggiunto -
abbiamo sottoscritto un Protocollo da 6,1 milioni di euro che consentiva alle Forze dell'ordine di spostarsi su tutti i mezzi del trasporto pubblico locale lombardo. Allo stesso tempo abbiamo stanziato altri 3 milioni di euro per garantire il presidio di guardie giurate armate sui treni e nelle stazioni".

PROTOCOLLO RINFORZA IMPEGNO DEI MILITARI - "Questo accordo - ha detto Cittadella - va a rinforzare l'impegno dei militari dell'esercito gia' presenti in Lombardia. A Milano, in particolare, sono impegnati 800 militari dell'esercito italiano nell'operazione 'Strade sicure'. Il Protocollo e' ulteriormente importante perche', estendendo la possibilita' di viaggiare gratuitamente anche a chi e' in borghese, non da' punti di riferimento a eventuali malintenzionati. Allo stesso tempo, i militari hanno la possibilita' di intervenire piu' rapidamente senza svelare la propria ubicazione e identita'". 

FORZE ARMATE POSSONO DARE SUPPORTO A PERSONALE DI BORDO - "Tutto il personale - ha spiegato Frigerio - puo' essere chiamato a dare supporto agli operatori di bordo perche', come prevedono le norme, i militari delle Forze armate possono essere chiamati a operare come agenti di pubblica sicurezza laddove richiesto dalle Forze dell'Ordine. 

Il Protocollo, fortemente voluto dalla Regione Lombardia, ha subito trovato pieno accoglimento dal comando militare esercito Lombardia di Milano e dal Corpo d'armata italiano di reazione rapida della Nato di Solbiate Olona (Varese). Quest'ultimo, unico nel suo genere in Italia, ospita circa 2.000 militari delle diverse Forze Armate di 12 nazioni alleate. Si tratta di un alto Comando della Nato ad elevata prontezza operativa, cioe' in grado di schierarsi, su disposizione dall'autorita' politica, in qualsiasi area di crisi con tempi di reazione brevissimi, con lo scopo di coordinare e gestire una operazione a guida Nato. 

Salute, Gallera sui pazienti cronici: "Dalla Lombardia un cambio culturale: passiamo dalla cura al prendersi cura". E sulla carenza di pediatri dice...

L'assessore regionale al Welfare illustra l'ultima delibera della giunta Maroni: "Il provvedimento stabilisce che i soggetti candidati (gestori) che garantiranno di poter offrire al paziente cronico un servizio integrato che gli consenta di effettuare le visite e gli accertamenti nello stesso luogo, senza dover più girare da una parte all'altra, evitando quindi le perdite di tempo, le difficoltà di prenotazione e di accesso, in sintesi una presa incarico completa, saranno selezionati dalle Ats e iscritti in una lista". L'intervista de ilComizio.it - (VIDEO)


 

"Il 2017 e' l'anno in cui diamo attuazione alla legge di evoluzione del sistema sociosanitario regionale. Grazie alla delibera appena approvata, da oggi e fino al mese di maggio i medici di Medicina generale, soggetti erogatori pubblici e privati accreditati potranno candidarsi, sulla base di requisiti e criteri specifici forniti da Regione, per la presa in carico dei pazienti cronici della nostra

Regione (3.350.000), che rappresentano il 30% della popolazione assistita, a cui e' destinato il 75% delle risorse per ricoveri, visite specialistiche ambulatoriali e di farmaceutica territoriale e ospedaliera". Lo ha detto l'assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera illustrando la delibera della domanda, in attuazione dell'articolo 9 della Legge di evoluzione del sistema socio sanitario, approvata, questo pomeriggio, dalla Giunta.

Giulio Gallera, assessore al Welfare della Regione Lombardia

 

I PAZIENTI SCEGLIERANNO GESTORE PRESA IN CARICO - "Il provvedimento - ha spiegato l'assessore - stabilisce che i soggetti candidati (gestori) che garantiranno di poter offrire al paziente cronico un servizio integrato che gli consenta di effettuare le visite e gli accertamenti nello stesso luogo, senza dover piu' girare da una parte all'altra, evitando quindi le perdite di tempo, le difficolta' di prenotazione e di accesso, in sintesi una presa incarico completa, saranno selezionati dalle Ats e iscritti in una lista. Lista che i pazienti interessati dalle condizioni di cronicita' piu' diffuse riceveranno tramite una lettera di Regione Lombardia, che invieremo nella seconda meta' dell'anno. Saranno poi i pazienti a scegliere da chi essere presi in carico all'interno della lista degli accreditati".

CAMBIO CULTURALE - "Si tratta quindi - ha continuato Gallera - della concretizzazione del cambio culturale introdotto dalla nostra legge che impone il passaggio dalla cura al prendersi cura. A differenza di quanto avveniva in passato, infatti, offriamo un sistema di presa in carico che affianca e accompagna il paziente in tutto il suo percorso. Un sistema che attraverso reti di cura e assistenza sanitaria, sociosanitaria e sociale, assicura l'integrazione e il raccordo tra tutte le diverse competenze professionali coinvolte, ospedaliere e territoriali. Un sistema che ci consentira' anche di tagliare le liste d'attesa e impedire il sovraffollamento dei Pronto soccorso. 

PATTO DI CURA - "Nel momento in cui l'utente sceglie il gestore sottoscrive con lui un Patto di cura che prevede responsabilita' precise. L'erogatore si impegna a predisporre il Piano di assistenza individuale (Pai) e la programmazione di un percorso di cura personalizzato. Dovra' inoltre garantire e accompagnare, tramite un case manager, l'erogazione delle prestazioni sanitarie e sociosanitarie in base alle patologie e alle necessita' del paziente".

"Seguendo il modello di classificazione della Banca dati assistiti, in coerenza con i Livelli essenziali di assistenza (Lea), - ha proseguito l'assessore - i soggetti verranno raggruppati sulla base della patologia principale e del livello di particolari condizioni di fragilita'. Questo livello e' suddiviso in base alla gravita' della cronicita' : il Livello 1, che riguarda i soggetti (150.000) ad elevata fragilita' clinica in cui sono presenti, oltre alla patologia principale, almeno quattro o piu' patologie complessive (ad esempio scompenso cardiaco grave, insufficienza respiratoria grave); il Livello 2, che riguarda i soggetti (1.300.000)con cronicita' poli-patologica, in cui sono presenti due o tre patologie complessive (infartuato, ictus); il Livello 3, che coinvolge i soggetti (1.900.000) con una cronicita' in
fase iniziale, in cui e' presente solo la patologia principale(iperteso, diabetico tipo 2)". La presa in carico del Livello 3 e' riservata in via prioritaria ai medici di Medicina generale.

RUOLO DEL MMG - Il medico di Medicina generale mantiene il ruolo di riferimento del paziente, assicurando le funzioni previste dalla convenzione nazionale. Puo' diventare sia gestore diretto
della presa in carico, sia avere un ruolo di raccordo con il Gestore scelto dal proprio paziente per la presa in carico.

TARIFFA E REMUNERAZIONE PRESA IN CARICO - "La tariffa di presa in carico prevista dalla legge - ha concluso Gallera - introduce un modello innovativo di remunerazione che non si basa piu' sulla
singola prestazione erogata, ma su un set predefinito di prestazioni e servizi associati ad una tariffa omnicomprensiva, che viene calcolata sulla base dei consumi storici osservati e normalizzati dal punto di vista statistico, da un paziente affetto da una specifica patologia principale. In questo modo andiamo a ridurre l'inappropriatezza clinica e organizzativa. Ai gestori (medici di Medicina generale, soggetti erogatori pubblici e privati accreditati) che attuano la presa in carico viene corrisposta una tariffa comprensiva di una maggiorazione dell'8% per i costi generali.


CENTRO SERVIZI - Il Centro servizi supporta il gestore a tutela dell'aderenza al Pai al fine di assicurare agli utenti un insieme di servizi che realizzano concretamente il concetto del 'prendersi cura'. Tra i piu' importanti: il supporto nella gestione delle prestazioni, anche in caso di telemedicina; le prenotazioni; il contatto telefonico per ricordare appuntamenti e accertamenti; la fornitura a domicilio di presidi sanitari e sociosanitari.

Strage di Quebec City, Toni Capuozzo: "Si sospetta una vendetta islamica, ma l'informazione italiana..."

L'attacco armato alla moschea in Canada ha dato subito adito a interpretazioni mediatiche e politiche quasi tutte a senso unico, accreditando l'atto di odio verso i musulmani. Mentre emerge che uno dei due presunti attentatori arrestati è arabo e avrebbe gridato "Allah Akbar", il giornalista avanza un'ipotesi diversa citando un sito canadese: potrebbe trattarsi di una ritorsione contro chi potrebbe aver denunciato un traffico per la raccolta di armi e l'addestramento finalizzati alla jihad in Siria o al compimento di attentati. E punge i colleghi: "Potrebbero svegliarsi"


"Ancora sulla strage nella moschea di Quebec City. Mentre tutta l'informazione italiana - per non dire dei commenti in rete - trascura le notizie filtrate sull'identità dei due arrestati e invece sottolinea dichiarazioni premier Trudeau su Trump, attentato e politiche immigratorie, un sito canadese racconta una storia interessante". Toni Capuozzo, sul suo profilo Facebook, riporta un articolo uscito sul web sull'attentato a una moschea in Canada, dove sono morte sei persone e altre otto sono rimaste ferite. "La riassumo: fondamentalisti raccolgono armi e si addestrano, per combattere in Siria o colpire infedeli. Qualcuno lo viene a sapere e segnala alle autorità... E se fosse vendetta? Varrebbe doppia solidarietà al centro islamico di Quebec City, imbarazzo per Trudeau, e una sveglia per informazione nostrana. Vedremo". Capuozzo, insomma, caldeggia la teoria secondo la quale quel bagno di sangue altro non sia che una vendetta islamica. Una circostanza che tra l'altro è stata supportata da altre testimonianze: in primis, la moschea aveva denunciato degli estremisti islamici e potrebbe essere stata esposta a una vendetta. E ancora, testimoni affermano di aver sentito i terroristi urlare "Allah Akbar".

E poco dopo le parole di Capuozzo, la più fragorosa delle conferme: alcuni media canadesi hanno diffuso l’identità delle due persone arrestate per la strage. Si tratterebbe di Mohamed Khader e Alexandre Bissonnette. Stando a quanto si è appreso nessuno dei due era conosciuto alle forze di polizia che continuano a mantenere il massimo riserbo sul profilo dei due arrestati. Il secondo dei due ha 27 anni, è originario di Cap Rouge ed è stato arrestato a una ventina di chilometri di distanza dal luogo dell’attentato e sarebbe uno studente dell’università Laval, quella con il maggior numero di studenti stranieri di tutto il Canada. Anche l’altro arrestato potrebbe essere uno studente dello stesso ateneo. Bissonnette, sempre secondo le prime notizie che arrivano dal Canada, si sarebbe costituito spontaneamente con una telefonata alla polizia. Le autorità canadesi hanno poi specificato che non ci sono altri sospettati e che delle otto persone ricoverate in ospedale, cinque sono in condizioni critiche. Nel dettaglio, i morti sono due cittadini algerini, un tunisino, un marocchino e due giovani provenienti da altri paesi africani.

Fonte: liberoquotidiano.it

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Caos Pd, Emiliano: "Carte bollate per arrivare al congresso". Orfini e Guerini: "Non conosce lo statuto". Rossi: "Lancio una petizione"

Dopo la dura presa di posizione di Massimo D'Alema che, con il suo "liberi tutti", aveva reso più concreto il rischio di una scissione nel partito, arrivano nuovi affondi. Alzano la voce il presidente di Regione della Regione Puglia e il governatore toscano. Nel mirino il segretario Renzi, difeso da suoi che contrattaccano: "Se ne riparla a dicembre 2017"


 

E' caos nel Pd. L'intervista rilasciata a 'In mezz'ora' da Michele Emiliano, in cui il politico ha espresso la necessità di convocare un congresso, ha aperto una profonda spaccatura del partito. Sulla scia delle parole dell'ex presidente del Consiglio, Massimo D'Alema, il governatore della Puglia si è scagliato contro il segretario del partito, Matteo Renzi perché "non sta rispettando le norme dello Statuto" e "non sta aprendo il congresso". Secondo Emiliano "si può arrivare persino alle carte bollate" per obbligare Renzi a fare il congresso per cui ha esortato l'ex premier ad "iniziare immediatamente la procedura".

Le parole di Emiliano hanno subito ricevuto una pioggia di repliche. "Mi auguro che l'Emiliano magistrato conosca la legge meglio di come l'Emiliano politico conosce lo statuto del suo partito", ha commentato su Twitter il presidente del Pd, Matteo Orfini.

Sulla stessa linea il vice segretario dem, Lorenzo Guerini. "L'unico che non rispetta lo Statuto è chi non lo legge", ha ribattuto Guerini, spiegando che "il congresso viene convocato dall'assemblea nazionale, non dal segretario e va fatto, secondo l'art. 5 dello Statuto del nostro partito, nel dicembre 2017".

E' intervenuto nel dibattito anche il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che ha deciso di lanciare una petizione. "Io proporrò una petizione", ha annunciato Rossi in un'intervista a Controradio, "una petizione di poche righe, rivolta a elettori e iscritti, che vada alla direzione nazionale con la richiesta di convocazione di un congresso immediato".

(Fonte: Adnkronos)

 

Cosa aveva detto D'Alema:

 

Cambiare politica per riconquistare un popolo che ha voltato le spalle ma per cambiare politica il Pd deve cambiare segretario. E' l'opinione di Massimo D'Alema, che ha chiuso l'assemblea di "Scelgo no", i comitati che si sono battuti contro la modifica della Costituzione firmata Renzi-Boschi, sommersa da 20 milioni di voti contrati al referendum del 4 dicembre.

"Questo incontro - ha chiarito subito chiudendo i lavori dell'incontro che si è svolto al centro congressi Frentani - non è una riunione per festeggiare il risultato del referendum. No e Sì sono alle nostre spalle, quel dibattito è chiuso. Il risultato così straordinario è dovuto anche al fatto che, cittadini che non votavano più alle elezioni politiche o alle amministrative, hanno votato il referendum e, tra questi, molti elettori della sinistra. Organizzare queste forze, sviluppare un dibattito, creare i comitati, raccogliere fondi e adesioni", è la missione che d'ora in avanti attende le articolazioni di 'Scelgo no'.

"Noi non stampiamo tessere, non faremo il tesseramento. Non vogliamo generare equivoci e tutti ci direbbero 'ecco vogliono fare un partito, saremmo tormentati da un sistema informativo che è orientato a sostenere l'establishment, l'unica categoria che è stata veramente favorita dal governo in questi anni. Compresi molti proprietari di giornali che non si fanno pregare nel dimostrare la propria gratitudine", ha aggiunto l'ex presidente del Consiglio.

"Abbiamo rotto con il nostro popolo - ha osservato D'Alerma addentrandosi nel dibattito sul partito e sul congresso - certo non è un processo iniziato adesso. Però, non c'è dubbio, che la politica seguita dal governo negli ultimi tre anni ha sicuramente e fortemente accelerato questo processo".

"In questa situazione cosa deve fare il centro sinistra? Precipitare verso le elezioni? Come - ha domandato ancora D'Alema - con quale progetto politico e con quali alleanze? Ho letto che il presidente del Pd ha detto: 'entro 10 giorni o si approva una nuova legge elettorale che vogliamo noi, o si va a votare subito...'. E' sconcertante, io sono sconcertato da questo atteggiamento".

"Quando poi leggo Zanda dire che 'si può andare a votare perché la sentenza della Consulta ha sostanzialmente confermato l'impianto dell'Italicum...' Direbbe il Poeta: 'non so se il riso o la pietà prevale'. Che cosa gli devi dire a uno così. In questi casi è meglio se arriva uno con un camice bianco che gli dice 'stia tranquillo, venga con me, non si agiti'. Passare da una legge super maggioritaria al proporzionale puro e per lui non fa differenza".

"Noi - ha proseguito D'Alema - abbiamo la responsabilità di correre in soccorso di un gruppo dirigente che ha smarrito la ragione. Quello che si deve fare è semplice: il governo deve andare avanti, introdurre qualche elemento di discontinuità almeno sul Jobs act e sulla Buona scuola, perché questo può aiutare il centro sinistra a recuperare consensi e credibilità. Poi bisogna mettere mano alla legge elettorale, discutendo in Parlamento, trovando un compromesso".

"Renzi diceva 'con me sono finiti gli inciuci' ma a me pare che con questa legge elettorale l'unica forma di governo possibile e è un super inciucione, perché, con la proporzionale pura, la somma Pd-Fi non farà maggioranza. Per cui nemmeno l'accordo, che a mio avviso già hanno con Berlusconi, garantisce una maggioranza di governo. Quindi noi rischiamo di avere un governo M5S-Lega, che è la previsione più ragionevole. Non dimentichiamoci che la linea 'al voto al voto' è la linea che abbiamo seguito alle comunali a Roma e sappiamo bene come è andata a finire".

Di conseguenza D'Alema ha sottolineato che "il governo fa quel che deve e il Pd fa il suo congresso, che è necessario per fare un bilancio di questi anni e intraprendere una strada che possa portare credibilmente il nostro partito a fare quel che ora non è in grado di svolgere: essere la forza centrale di un centro sinistra allargato. Io penso che si dovrebbe andare alle elezioni con una lista che vada oltre i confini del Pd e non nel senso del listone Alfano-Pisapia, peraltro già fallito in partenza".

"Il segretario del Pd - ha affermato D'Alema - ha il dovere di convocare il congresso e di spiegare cosa vuole fare. Ritengo si debba lavorare al processo di riorganizzazione del centro sinistra, con una nuova piattaforma politica rispetto ai programmi applicati in questi anni, che ci hanno portato a gravi sconfitte, delle quali un gruppo dirigente che dovrebbe prendersi le responsabilità, anzichè fare finta di nulla".

"Abbiamo lasciato per strada un pezzo fondamentale del nostro mondo e difficilmente lo recupereremo senza un cambio di rotta e, affettuosamente aggiungo, senza un cambio di leadership. Perché non si cambia politica se non si cambia leadership".

"Se invece ci troveremo di fronte alla sordità del gruppo dirigente, se prevarrà l'idea di precipitare verso le elezioni allo scopo di poter uniformare i gruppi parlamentari, senza un progetto di governo e alleanze, al solo scopo di ridurre deputati e senatori all'obbedienza e normalizzare il partito, allora deve essere chiaro che una scelta di questo tipo renderebbe ciascuno di noi libero. Alcuni di noi, quelli che invece ritengono ancora di avere delle responsabilità e degli obblighi nei confronti della sinistra, non sarebbero nemmeno liberi di decidere ma dovrebbero agire".

(Fonte: Adnkronos)

 

Trump riceve il primo ministro britannico alla Casa Bianca

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump riceve il primo ministro britannico, Theresa May e subito parla della Brexit definendola "una cosa meravigliosa"


Donald Trump e Theresa May insieme oggi 27 Gennaio 2017, in una giornata che si potrà definire come l'inizio di una idilliaca storia d'amore tra America e Inghilterra. Il presidente degli Stati Uniti ha ricevuto per la prima volta un leader straniero alla Casa Bianca e ha riservato questo onore per il primo ministro britannico Theresa May, lodando Brexit come "una cosa meravigliosa", che ha "dato un'identità" nel Regno Unito. Nel corso di una breve conferenza stampa, Donald Trump è comunque stato molto più sfuggente del suo ospite sulle sanzioni contro la Russia, Theresa May ha invece chiarito che le sanzioni contro Mosca devono essere mantenute  fino a quando non sarà pienamente attuato l'accordo di Minsk. Donald Trump al suo fianco fa marcia indietro e ritiene ancora "molto presto" per discutere di revoca delle sanzioni, ma ha ribadito che è suo desiderio migliorare i rapporti tra la Casa Bianca e il Cremlino. Questa posizione del neo presidente non è vista da tutti di buon occhio, il senatore repubblicano John McCain ha affermato che il Congresso era pronto a una prova di forza nel caso in cui il presidente degli Stati Uniti avesse continuato con la politica a favore della Russia e della revoca delle sanzioni. Nessun riferimento alla NATO, "alleanza obsoleta" secondo Donald Trump, che ha scaricato la patata bollente al segretario alla difesa, affermando comunque che l'America rimarrà all'interno della NATO almeno fino a quando il nemico ISIS non sarà definitivamente sconfitto. Il presidente proseguirà con un week-end molto intenso: sono previsti colloqui telefonici ufficiali con Putin e Francois Hollande.

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Grillo: "Subito un referendum per uscire dall'euro. Altrimenti finiamo come la Grecia"

Il leader del Movimento 5 Stelle sul suo blog rilancia la battaglia contro la moneta unica incurante di chi dice che non è possibile: "Altrimenti l’Europa a trazione tedesca continuerà a dare le carte; e non ci vuole molta fantasia per capire che ci attende lo stesso drammatico copione della Grecia, a partire dalla ristrutturazione del debito pubblico italiano già 'suggerita' dai consiglieri economici della Merkel"


 

Referendum sull'euro prima che sia troppo tardi. Dal suo blog, Beppe Grillo rilancia la battaglia per lasciare la moneta unica. Tornando a chiedere "un referendum" perché consentire "agli italiani di decidere sull'euro è essenziale, soprattutto alla luce di questi costi enormi a cui si va incontro. Gli italiani devono essere informati di cosa vuol dire restare nell'euro e cosa significa uscirne, in termini di costi e benefici. Il fattore tempo a questo punto è cruciale".

Per il leader M5S, "il 2017 offre all’Italia una ottima occasione per far sentire la sua voce in Europa. Entro il primo gennaio 2018 il Fiscal Compact dovrà essere ratificato nel quadro giuridico dell’Ue. E serve l’unanimità. Questo dà all’Italia la forza contrattuale necessaria per presentarsi alla Commissione europea e alla Bce e minacciare il suo veto in assenza di un accordo ad esempio sulla monetizzazione dei titoli di stato acquistati dalla Banca d’Italia nell’ambito del QE. Oppure in assenza di una road map verso gli Eurobond. Rimanere in questo Euro senza mutualizzazione del rischio e rispettando al contempo questo Fiscal Compact significa condannare il paese ad un progressivo impoverimento".

Per Grillo "l'austerità uccide, ma uscirne si può". Dunque riporta i calcoli di Marcello Minenna, docente alla London Graduate School of Mathematical Finance ma anche ex assessore al Bilancio della giunta Raggi entrato in rotta di collisione con la prima cittadina. Per l'economista, spiega il leader 5 Stelle, "da adesso in poi rinviare l’uscita dall’euro e dunque la ridenominazione costa all’Italia circa 70 miliardi all’anno, metà come maggiori perdite e metà come minori guadagni".

Grillo tira dunque le somme. "Lo svantaggio dell’enorme debito italiano (anche quello del settore privato) può diventare un punto di forza - scrive - L’Italia è la terza economia dell’area euro e il nostro debito pubblico è più di 6 volte quello greco: questo ci dà la forza per negoziare alla pari la flessibilità di cui abbiamo bisogno per ripagare i nostri creditori. Altrimenti l’Europa a trazione tedesca continuerà a dare le carte; e non ci vuole molta fantasia per capire che ci attende lo stesso drammatico copione della Grecia, a partire dalla ristrutturazione del debito pubblico italiano già 'suggerita' dai consiglieri economici della Merkel".

(Fonte: Adnkronos)

Salvini affila le armi: "Al voto subito, con questa legge. Stiamo valutando se da soli o in coalizione". Primo strappo con Forza Italia in Veneto

In una conferenza stampa dopo il Consiglio Federale il segretario leghista annuncia la mobilitazione che tiene conto della possibilità che le elezioni politiche si svolgano il 23 aprile o a giugno. Poi avverte: "Chiunque voglia allearsi con noi dovrà sottoscrivere il nostro programma economico che prevede la tassa unica al 15%, il superamento dell'euro, della legge Fornero e degli studi di settore". E fa sapere che in Veneto i candidati sindaci del Carroccio non avranno il simbolo degli azzurri tra le liste a loro sostegno - (VIDEO)


"Le due strade, andare da soli o in coalizione, sono entrambe aperte e le stiamo esplorando". Lo ha detto a Milano il segretario della Lega, Matteo Salvini. In una conferenza stampa al termine della riunione del Consiglio Federale, Salvini ha precisato che, comunque, per le prossime politiche una decisione non è ancora stata presa dal partito. "Ma al centro c'è il programma - ha aggiunto - occorre che sia condiviso prima e non dopo il voto".

"Penso che alla fine si voterà con questa legge elettorale. Chiunque proponga modifiche parlamentari vuole solo tirare in lungo" ha ribadito, avanzando la richiesta di elezioni politiche "il 23 aprile" o al più tardi in giugno. Nel primo caso, ha osservato, "non ci sarà" tempo per fare primarie di centrodestra, se si vota a giugno invece sì. 

"Anche per risparmiare - ha poi aggiunto Salvini - chiediamo che il voto delle amministrative sia accorpato a quello delle politiche, il pallino è in mano a Renzi". In attesa di conoscere le scadenze, la Lega ha deciso di avviare la mobilitazione pre-elettorale. Salvini ha infatti riferito ai giornalisti che il 18 e 19 febbraio ci saranno appuntamenti "in tutta Italia" per ascoltare i cittadini, il tesseramento e la presentazione del programma economico. L'8 aprile ci sarà invece una manifestazione sull'immigrazione e la sicurezza a Milano.

Milano, scattano le nuove misure anti smog. Stop ai veicoli inquinanti e riscaldamento più basso. Parla il presidente del Consiglio comunale

Primo blocco parziale del traffico automobilistico del 2017 e limite a 19 gradi (con tolleranza di 2° C) per le temperature medie nelle abitazioni e negli esercizi commerciali. IlComizio.it ha intervistato Lamberto Bertolè, esponente del Pd che presiede l'assemblea di Palazzo Marino - (VIDEO)


Sono scattate oggi a Milano le misure straordinarie anti smog, che prevedono anche un parziale blocco del traffico per i veicoli più inquinanti. Si tratta del primo blocco del 2017 per la città a causa del superamento del limite giornaliero di Pm10, le poveri sottili più pericolose per la salute, di 50 microgrammi per metro cubo. Anche ieri, per il 9/o giorno consecutivo, le centraline Arpa (Azienda regionale per la protezione dell'ambiente) hanno registrato valori oltre la soglia: 67 mcg/m in zona Pascal, 56 al Verziere e nella centrale via Senato.

Tra le misure straordinarie previste dal "Protocollo regionale sulla qualità dell'aria" lo stop ai veicoli più inquinanti Euro 0 benzina e Euro 0, 1 e 2 diesel anche sabato, domenica e festivi dalle 7.30 alle 19.30. Le auto Euro 3 diesel senza filtro antiparticolato non potranno circolare dalle 9 alle 17. Inoltre viene introdotto il limite a 19 gradi (con tolleranza di 2° C) per le temperature medie nelle abitazioni e negli esercizi commerciali.

Sul tema abbiamo intervistato il presidente del Consiglio comunale di Milano, Lamberto Bertolè, esponente del Partito democratico.

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