updated 11:20 AM UTC, Sep 24, 2021

Il leader indipendentista catalano Puigdemont arrestato in Sardegna. Polemica sull'estradizione, la Spagna: "Deve sottoporsi alla giustizia". Proteste a Barcellona, grana per l'Italia

Ad Alghero, unica città italiana di cultura e lingua catalana, il leader indipendentista doveva partecipare ad un incontro con il movimento autonomista sardo ed incontrare il presidente della Regione, Christian Solinas, e il presidente del consiglio regionale, Michele Pais. Autorità in imbarazzo


Tribunale Ue revoca l'immunità da eurodeputato a Puigdemont e agli ex  ministri catalani Comin e Ponsati - La Stampa

L'arresto in Sardegna dell'ex leader indipendentista catalano Carles Puigdemont è avvenuto nel rispetto di un procedimento giudiziario in corso che "si applica a qualsiasi cittadino dell'Unione Europea che deve rispondere delle proprie azioni in tribunale". E' quanto afferma in una nota la segreteria di stato spagnola per le Comunicazioni, secondo cui il governo di Madrid esprime "rispetto per le decisioni delle autorità e dei tribunali italiani", sottolineando che l'ex presidente della Catalogna "deve sottoporsi all'azione della giustizia come qualsiasi altro cittadino".

"Puigdemont è molto tranquillo. Crediamo che le autorità giudiziarie lo rimetteranno in libertà, è la quarta volta che succede". Lo ha assicurato a Cadena Ser il legale dell'ex leader indipendentista catalano, Gonzalo Boye, secondo cui l'ordine di arresto della Corte suprema spagnola "non è eseguibile". Boye, che si trova a Sassari, ha poi riferito che "c'erano poliziotti spagnoli tra quelli che lo hanno arrestato e che non c'è stato un controllo alle frontiere, sono andati direttamente ad arrestarlo".

Uno dei punti da sciogliere del caso Puigdemont – che oggi pomeriggio comparirà davanti al Presidente della Corte d’Appello di Sassari per la convalida dell’arresto e l’eventuale applicazione delle misure cautelari - è il passaggio dell’ordinanza con cui il 30 luglio 2021 il vicepresidente del Tribunale generale della Corte di giustizia dell’Ue ha respinto la richiesta di sospensione della revoca dell’immunità parlamentare del leader indipendentista catalano. Provvedimento che- tra l’altro – richiede il requisito dell’urgenza. E' quanto si apprende da fonti di via Arenula. E a proposito del requisito dell’urgenza, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea scriveva che “non vi è motivo di ritenere che le autorità giudiziarie belghe o le autorità di un altro Stato membro possano eseguire i mandati d'arresto europei emessi nei confronti dei deputati e consegnarli alle autorità spagnole".

L'arresto di Carles Puigdemont "non è un tema politico, bilaterale con la Spagna, è un tema la cui valutazione spetta ai giudici". E' quanto ha detto il sottosegretario agli Affari europei Enzo Amendola, parlando a Sky Start della vicenda dell'ex leader indipendentista catalano. "E' una vicenda che va avanti da tempo, con la revoca dell'immunità dell'Europarlamento, con la sentenza del 30 luglio della Corte di Lussemburgo che ha sospeso la revoca e altri atti conseguenti", ha sottolineato Amendola, secondo cui "l'autorità giudiziaria locale sta valutando tutti gli atti".

"Noi rispettosamente aspettiamo le valutazioni", ha affermato il sottosegretario, chiarendo che "non è un tema politico, non è un tema bilaterale con la Spagna, è più un tema di valutazione rispetto alle sentenze ed agli atti su cui un giudice dovrà esprimersi in queste ore".

LA REAZIONE DEI CATALANI

Se Puigdemont sarà estradato in Spagna "verrà superata una linea rossa". L'indipendentista catalano Quim Torra, ex capo della Generalitat (il governo di Barcellona), si è scagliato oggi contro il tavolo di dialogo con il governo di Madrid, dopo l'arresto in Sardegna del leader indipendentista. "Sono molto critico con il tavolo di dialogo. A me sembra difficile negoziare se una parte continua le ostilità. Spero che la Generalitat dica di non voler proseguire con il tavolo", ha detto Torra in un'intervista a Tv3, attaccando il processo di dialogo che il governo spagnolo di Pedro Sanchez ha voluto avviare in giugno con l'indulto ai leader secessionisti in carcere.

"Confido nella giustizia europea, non in quella spagnola", ha proseguito Torra, chiedendosi "se si può continuare con la tregua di questi ultimi due anni". "Dicono che c'è separazione dei poteri, non è così. La Spagna li usa tutti. La risposta deve essere contro lo stato spagnolo e spero che sarà così", ha aggiunto Torra, che milita nello stesso partito JxCat di Puigdemont.

Arrestando in Sardegna l'eurodeputato catalano leader di Junts per Catalunya (Insieme per la Catalogna), le autorità italiane hanno agito "contro il diritto Ue", fermando "un eurodeputato in attività", cosa che è "scioccante". C'è da sperare che sia solo "un grosso errore". A dirlo all'Adnkronos è Aleix Sarri i Camargo, responsabile per le Relazioni internazionali di Junts per Catalunya.

La Corte di Giustizia dell'Ue, ricorda Sarri, "ha prima sospeso la revoca dell'immunità" parlamentare degli eurodeputati catalani, il 2 giugno, poi, il 30 luglio, "ha ritirato le misure provvisorie, perché non c'era il rischio che Carles Puigdemont venisse arrestato". Arrestando Puigdemont ad Alghero, continua, "le autorità italiane hanno agito contro lo spirito della sentenza della Corte di Giustizia dell'Ue, Di base significa andare contro il diritto Ue. Hanno arrestato un eurodeputato in attività", cosa che "è abbastanza scioccante".

"O è un grosso errore fatto da qualcuno - prosegue Sarri - oppure sarà un grosso imbarazzo per tutti i democratici, specialmente per l'Italia, perché c'è il rischio che qualcuno, nella catena di comando dello Stato italiano, sia stato 'catturato' dalle autorità spagnole". "Se Carles Puigdemont verrà estradato in Spagna - aggiunge - sarà un errore storico. Se finisse in carcere in Spagna in conseguenza del suo arresto, sarebbe davvero imbarazzante per tutti". Vi aspettate che il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli intervenga? "Il presidente ora è in ospedale, non so se è in condizioni di dire qualcosa", risponde Sarri. In ogni caso, conclude, "il Parlamento Europeo" dovrebbe "proteggere i suoi deputati".

Il presidente dell'Erc, Oriol Junqueras, parla dell'arresto di Carles Puigdemont come "di un'ennesima prova della repressione di alcuni apparati dello Stato", ma esorta anche a non chiudere il tavolo del negoziato con Madrid.

"E' evidente che il tavolo del dialogo è stato l'obiettivo di tutto l'indipendentistmo catalano. Per anni abbiamo portato avanti il tema del sedersi e discutere. Abbiamo ottenuto che il governo spagnolo ci ascolti... Ora si tratta di dimostrare maggior forza, serve unità. Senza dubbio il tavolo di negoziato è una opportunità. Ma siamo anche scettici", ha detto all'emittente Tv3 il leader della sinistra Repubblicana della Catalogna, partito storicamente più aperto al dialogo con Madrid rispetto alla coalizione JuntsXCat di Puigdemont.

Vice di Puigdemont nel governo catalano che indisse il referendum indipendentista illegale del 2017, Junqueras non è fuggito all'estero per evitare l'arresto. Condannato a 13 anni di carcere è stato liberato in giugno assieme ad altri leader secessionisti, grazie all'indulto voluto dal premier spagnolo Pedro Sanchez per aprire un dialogo sul futuro della Catalogna. L'arresto di Puigdemont in Sardegna, "è una prova della repressione di alcune parti dello stato ... possiamo superarla solo con un'amnistia, che lo stato non vuole negoziare e concedere. Ma siamo convinti che dobbiamo renderla inevitabile. Vogliamo un'amnistia e un referendum di autodeterminazione", afferma Junqueras, sottolineando che "la repressione continua".

UE: "RISPETTIAMO INDIPENDENZA AUTORITA' GIUDIZIARIE"

Alla Commissione Europea "abbiamo visto le informazioni" riguardanti l'arresto in Sardegna dell'eurodeputato catalano "sui media. E' una questione che riguarda le autorità giudiziarie e noi rispettiamo la loro indipendenza". Lo dice il portavoce della Commissione per la giustizia, Christian Wigand, ribadendo, durante il briefing con la stampa a Bruxelles, la linea che l'esecutivo Ue ha sempre tenuto sulla questione catalana.

  • Pubblicato in Esteri

Pubblica amministrazione, dal 15 ottobre tutti al lavoro in presenza. Brunetta: "Servono tutte le potenzialità del capitale umano"

"Dal 15 ottobre ci sarà il ritorno in presenza di tutti i dipendenti della Pubblica amministrazione per accompagnare la crescita e la vita dei cittadini che hanno diritto dopo 18 mesi difficilissimi, incerti e tragici, di ricominciare a vivere". Lo ha annunciato il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, aggiungendo che "questo è un momento magico che va accompagnato al meglio con tutte le potenzialità del capitale umano".

Green pass per andare a messa? Trattativa vescovi-governo. Il cardinale Bassetti: "Resta valido il protocollo"

Il presidente della Cei: "La certificazione verde non è richiesta per partecipare alle celebrazioni. finora nelle chiese abbiamo rispettato tutte le regole che ci siamo posti"


Gualtiero Bassetti, cei

Sul Green Pass per i fedeli che assistono alle messe "c'è una trattativa in corso col governo e su quella andiamo avanti. Resta valido il protocollo". Lo ha detto il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. "Non voglio entrare nel problema delle proteste sul Green Pass. Comunque si usino tutti i mezzi per conservare la nostra salute. Al momento attuale il vaccino è ancora la più grande garanzia che abbiamo", ha aggiunto.

Al momento la Chiesa è uno dei pochi luoghi al chiuso in cui si può entrare senza la certificazione verde. E', infatti, obbligatoria per i locali dei ristoranti al chiuso, per il personale sanitario, per salire su treni, navi e aerei di lunga percorrenza, per le palestre, i cinema e gli eventi in generale. E infine, dal 15 ottobre, per i luoghi di lavoro pubblici e privati. Sulla partecipazione alla Messa, Bassetti ha ammesso che "non è un questione semplice" e che è in corso un dialogo con il governo.

Sulla questione, quindi, il cardinale ha aggiunto che "devo sentire il Consiglio permanente e tutto l'episcopato. Noi, non per privilegio ma come tutte le religioni, abbiamo firmato un nostro accordo" con il governo e "finora nelle chiese abbiamo rispettato tutte le regole che ci siamo posti".

Bassetti: "trattativa" in riferimento a protocollo con governo

"La certificazione verde non è richiesta per partecipare alle celebrazioni. Si continua a osservare quanto previsto dal protocollo Cei-governo del 7 maggio 2020, integrato con le successive indicazioni del Comitato Tecnico-Scientifico: mascherine, distanziamento tra i banchi, comunione solo nella mano, niente scambio della pace con la stretta di mano, acquasantiere vuote". E' quanto precisa il cardinale Gualtiero Bassetti, spiegando che il termine "trattativa" con cui si è riferito ai giornalisti fa riferimento proprio al Protocollo sottoscritto l’anno scorso. Si tratta di una trattativa compiuta nel 2020, e che continua a essere valida.

Sci, Green pass obbligatorio, mascherina e capienza ridotta per gli impianti di risalita: ecco come sarà la stagione sulla neve

Firmato il protocollo sulla riapertura con le norme per operare in piena sicurezza. Si attende l’approvazione da parte del Senato, che dovrebbe pronunciarsi entro il 5 ottobre anche su altre misure sul quale il governo ha posto la fiducia. Per chi non è vaccinato c’è l’obbligo di tampone molecolare negativo che avrà validità innalzata da 48 a 72 ore


Obbligo Green pass   sugli impianti da sci

Firmato il protocollo per la riapertura delle aree sciistiche e per l'utilizzo degli impianti di risaliti nei comprensori sciistici italiani. A firmare il protocollo la Federazione Italiana Sport Invernali, l’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari, l’Associazione italiana delle aziende ed enti proprietari e/o esercenti il trasporto a fune in concessione sul territorio nazionale, l’Associazione Maestri Sci Italiani ed il Collegio Nazionale Maestri. Si tratta di un accordo fondamentale per consentire ad un settore strategico, come quello della montagna, di riprendere l’attività nel pieno rispetto delle regole.

Il Green Pass servirà anche per andare in settimana bianca. Ma non è l'unica misura di prevenzione per la ripresa delle attività per gli sciatori amatoriali (lo scorso anno la stagione invernale per i non atleti professionisti o degli sci club è stata cancellata causa pandemia sanitaria). Lo skipass sarà personale  (in vendita in forma online per gestire meglio gli accessi) e non cedibile ma soprattutto l’accesso agli impianti sarà regolato dal Green Pass che non è obbligatorio fino ai 12 anni. All’interno dell’area sciistica dovranno essere creati dei percorsi che garantiscano il distanziamento interpersonale di almeno un metro. I percorsi dovranno essere tracciati e opportunamente segnalati per l’accesso alle biglietterie e agli impianti di risalita, utilizzando, dove possibile, corsie distinte di entrata e uscita. Le biglietterie dovranno essere munite di schermi protettivi tra operatore e cliente favorendo modalità di pagamento elettroniche. Il personale addetto all’accoglienza e all’avvio degli impianti dovrà indossare mascherine chirurgiche o Ffp2. 

Sulle seggiovie la portata massima sarà al 100% della capienza del veicolo con uso obbligatorio di mascherina chirurgica o Ffp2. La portata sarà ridotta all’80% se le seggiovie vengono utilizzate con la chiusura delle cupole paravento. Sulle funivie e cabinovie ci sarà una riduzione all’80% della capienza massima del veicolo (obbligatoria mascherina). I veicoli chiusi (funivie e cabinovie) durante la fase di trasporto dei passeggeri dovranno essere aerati mantenendo i finestrini aperti. In tutti gli ambienti al chiuso e nella fase di imbarco (anche all’aperto) e durante le fasi di trasporto sarà vietato consumare alimenti e bevande.

Processo penale, il Senato approva la riforma. Cosa cambia per i tempi della giustizia

Con 177 voti favorevoli e 24 contrari arriva il via libera definitivo dell'aula di Palazzo Madama al disegno di legge delega al governo che ha come obiettivo di ridurre del 25% la durata media dei processi e assicurarne l'efficienza


Referendum sull'abolizione senato del 4 dicembre 2016: cosa si vota?

Ok definitivo in Senato al disegno di legge di delega al governo per la riforma del processo penale, dopo i due voti di fiducia di ieri. A favore 177 senatori, i no sono stati 24. La riforma interviene su molti aspetti del processo, con l'obiettivo di ridurre del 25% la durata media dei processi e assicurare l'efficienza, condizioni per l'accesso ai fondi del Recovery. Si tratta, per gran parte, di una legge delega, che il governo dovrà attuare con uno o più decreti legislativi entro un anno dall’entrata in vigore.

Tra i punti principali della riforma, le novità sulle indagini preliminari, nuovi criteri di priorità per l'azione penale, introduzione dell'improcedibilità, maggiori tutele per le vittime di violenza di genere, norme sulla giustizia riparativa.

IMPROCEDIBILITA' - Le novità più importanti, e che sono state oggetto di dibattito acceso nella maggioranza, prima dell'approvazione del testo alla Camera, riguardano l'introduzione del meccanismo dell'improcedibilità, che prevede che il processo si estingua trascorsi due anni tra il primo grado e l'appello e un anno tra appello e Cassazione, termini che possono aumentare per alcuni reati rispettivamente di un anno e sei mesi. La riforma riguarda solo i reati commessi dopo 1 gennaio 2020 ed entra in vigore gradualmente, per consentire agli uffici giudiziari di organizzarsi, in vista dei termini temporali da rispettare, anche tenendo conto dell’arrivo dei 16.500 assistenti dei magistrati, previsti dall’Ufficio del processo; e delle circa 5mila assunzioni per il personale amministrativo

La norma transitoria è valida fino al 2024. Per i primi 3 anni, entro il 31 dicembre 2024, i termini saranno più lunghi per tutti i processi (3 anni in appello; 1 anno e 6 mesi in Cassazione). Con possibilità di proroga: in totale, fino a 4 anni in appello (3+1 proroga); e fino a 2 anni in Cassazione (1 anno e 6 mesi + 6 mesi di proroga) per tutti i processi in via ordinaria; ogni proroga deve essere motivata dal giudice con ordinanza, sulla base della complessità del processo, per questioni di fatto e di diritto e per numero delle parti. Contro l’ordinanza di proroga, sarà possibile presentare ricorso in Cassazione. Di norma, è prevista la possibilità di prorogare solo una volta il termine di durata massima del processo.

Solo per alcuni gravi reati, è previsto un regime diverso: associazione di stampo mafioso, terrorismo, violenza sessuale e associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti. Per questi reati, non c’è un limite al numero di proroghe, che vanno però sempre motivate dal giudice sulla base della complessità concreta del processo. Per i reati con aggravante del metodo mafioso, oltre alla proroga prevista per tutti i reati, ne sono previste come possibili ulteriori due. Quindi nel complesso fino a 3 proroghe di un anno in appello. Ciò significa massimo 6 anni in appello e massimo 3 anni in Cassazione nel periodo transitorio (fino al 2024), che diventano massimo 5 anni in appello e 2 anni e mezzo in Cassazione a regime (dal 2025). I reati puniti con l’ergastolo restano esclusi dalla disciplina dell’ improcedibilità.

Dopo il 2024, la riforma andrà a regime. In appello, i processi possono durare fino a 2 anni di base, più una proroga di un anno al massimo; in Cassazione, 1 anno di base, più una proroga di sei mesi. Binario sempre diverso, per reati di mafia, terrorismo, violenza sessuale e mafiosa, senza limiti di proroghe, ma sempre motivate dal giudice e sempre ricorribili per Cassazione. Un binario diverso è previsto per i reati con aggravante mafiosa con massimo 2 proroghe in appello (ciascuna di un anno e sempre motivata) e massimo 2 proroghe in Cassazione (ciascuna di 6 mesi e sempre motivata).

Si prevede che un apposito Comitato tecnico scientifico istituito presso il ministero della Giustizia ogni anno riferisca in ordine all’evoluzione dei dati sullo smaltimento dell’arretrato pendente e sui tempi di definizione dei processi. Il Comitato monitora l’andamento dei tempi nelle varie Corti d’appello e riferisce al ministero, per i provvedimenti necessari sul fronte dell’organizzazione e del funzionamento dei servizi. I risultati del monitoraggio saranno trasmessi al Csm, per le valutazioni di competenza.

CRITERI DI PRIORITÀ - Si prevede che gli uffici del pubblico ministero, per garantire l’efficace e uniforme esercizio dell’azione penale, nell’ambito di criteri generali indicati con legge dal Parlamento, individuino priorità trasparenti e predeterminate, da indicare nei progetti organizzativi delle Procure, da sottoporre al Consiglio superiore della magistratura.

INDAGINI PRELIMINARI E UDIENZA PRELIMINARE - Cambia la prospettiva: il pm chiede il rinvio a giudizio, solo quando gli elementi acquisiti consentono una “ragionevole previsione di condanna”. Il punto di partenza è la percentuale molto alta di assoluzione in primo grado, pari a circa il 40%. I termini di durata massima delle indagini preliminari sono rimodulati rispetto alla gravità del reato. In caso di stasi del fascicolo, si prevede l’intervento del gip, che induca il pm a prendere le sue decisioni. Alla scadenza del termine di durata massima delle indagini, fatte salve le esigenze specifiche di tutelare il segreto investigativo, si conferma il meccanismo di discovery degli atti. È garanzia per l’indagato di non restare sotto indagine troppo a lungo e garanzia per la vittima di dare un impulso al fascicolo fermo, anche per evitare la prescrizione del reato.

DIGITALIZZAZIONE E PROCESSO PENALE TELEMATICO - Rendere più efficiente e spedita la giustizia penale attraverso la digitalizzazione e le tecnologie informatiche. La riforma prevede tra l’altro che il deposito degli atti e le notificazioni possano essere effettuate per via telematica, con notevole risparmio di tempi.

EFFETTI DELL’ ISCRIZIONE DELLA NOTIZIA DI REATO- In linea con il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, si prevede che la mera iscrizione del nominativo della persona nel registro delle notizie di reato non può determinare effetti pregiudizievoli sul piano civile e amministrativo.

UDIENZA PRELIMINARE - L’udienza preliminare ha mostrato avere una scarsa capacità di filtro, pari al 10%; allunga la durata del giudizio di primo grado, in media, di 400 giorni. La riforma si propone di limitarne la previsione a reati di particolare gravità e, parallelamente, di estendere le ipotesi di citazione diretta a giudizio. Il giudice dovrà pronunciare sentenza di non luogo a procedere, quando gli elementi acquisiti non consentono una ragionevole previsione di condanna.

APPELLO - Confermate le proposte del ddl Bonafede, quanto ad alcune limitate ipotesi di inappellabilità delle sentenze di primo grado: ad esempio proscioglimento in caso di reati puniti con pena pecuniaria. Resta in via generale la possibilità, tanto del pm, quanto dell’imputato, di presentare appello contro le sentenze di condanna e proscioglimento. Si recepisce un principio giurisprudenziale Si introduce un nuovo mezzo di impugnazione straordinario davanti alla Cassazione, per dare esecuzione alle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo e riaffermare così i diritti violati.

Sono previsti alcuni procedimenti speciali.

PATTEGGIAMENTO - Si prevede che, quando la pena detentiva da applicare supera due anni l’accordo tra imputato e pubblico ministero possa estendersi alle pene accessorie e alla loro durata, nonché alla confisca facoltativa e alla determinazione del suo oggetto e ammontare.

GIUDIZIO ABBREVIATO - Si prevede tra l’altro che la pena inflitta sia ulteriormente ridotta di un sesto, nel caso di mancata proposizione di impugnazione da parte dell’imputato, stabilendo che la riduzione sia applicata dal giudice dell’esecuzione.

GIUDIZIO IN CASO DI MUTAMENTO DEL GIUDICE O DEL COLLEGIO - Si prevede che, nell’ipotesi di mutamento del giudice o di uno o più componenti del collegio, il giudice disponga, in caso di testimonianza acquisita con videoregistrazione, la riassunzione della prova solo quando lo ritenga necessario sulla base di specifiche esigenze;

QUERELA - Si estende la querela a specifici reati contro la persona e contro il patrimonio con pena non superiore nel minimo a due anni, salva la procedibilità d’ufficio, se la vittima è incapace per età o infermità.

PENA PECUNIARIA - Anche a seguito di un monito della Corte Costituzionale, si delega il governo a razionalizzare e semplificare il procedimento di esecuzione delle pene pecuniarie; a rivedere, secondo criteri di equità, efficienza ed effettività, i meccanismi e la procedura di conversione della pena pecuniaria in caso di mancato pagamento per insolvenza o insolvibilità del condannato; a prevedere procedure amministrative efficaci, che assicurino l’effettiva riscossione e conversione della pena pecuniaria in caso di mancato pagamento.

MISURE ALTERNATIVE - Con la riforma si trasformano alcune misure alternative, attualmente di competenza del Tribunale di Sorveglianza, in sanzioni sostitutive delle pene detentivi brevi, direttamente irrogabili dal giudice della cognizione. In questo modo, si dà anche maggiore effettività all’esecuzione della pena. Le pene sostitutive sono delle vere e proprie pene, anche se non comportano la detenzione in carcere: semilibertà, detenzione domiciliare, lavori di pubblica utilità e pene pecuniarie. Si tratta di pene non sospendibili.

PARTICOLARE TENUITÀ DEL FATTO - Per evitare di celebrare processi per fatti bagatellari, si estende l’ambito di applicabilità della causa di non punibilità. Si prevede come limite all’applicabilità della disciplina dell’articolo 131-bis del codice penale, in luogo della pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, la pena detentiva non superiore nel minimo a due anni, sola o congiunta a pena pecuniaria e si delega il governo ad ampliare conseguentemente, se ritenuto opportuno sulla base di evidenze empirico-criminologiche o per ragioni di coerenza sistematica, il novero delle esclusioni, cioè delle ipotesi in cui, l’offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità. Sono esclusi i reati di violenza contro le donne, previsti dalla convenzione di Istanbul. Si prevede che venga dato rilievo alla condotta susseguente al reato, ad esempio alla riparazione del danno, ai fini della valutazione del carattere di particolare tenuità dell’offesa.

SOSPENSIONE DEL PROCEDIMENTO CON MESSA ALLA PROVA DELL’IMPUTATO - Si propone di estendere l’ambito di applicabilità a specifici reati, puniti con pena detentiva non superiore a 6 anni, che si prestino a percorsi di riparazione. Si prevede che la richiesta di messa alla prova dell’imputato possa essere proposta anche dal pm. L’affidamento comporta la prestazione di lavoro di pubblica utilità e la partecipazione a percorsi di giustizia riparativa.

GIUSTIZIA RIPARATIVA - Si delega il Governo a disciplinare in modo organico la giustizia riparativa, nel rispetto di una direttiva europea e nell’interesse sia della vittima che dell’autore del reato. Il percorso di riconciliazione tra vittima e reo, sempre su base volontaria, viene valorizzato nelle diverse fasi del processo e dell’esecuzione della pena. Si prevede l’accesso ai programmi di giustizia riparativa in ogni fase del procedimento, su base volontaria e con il consenso libero e informato della vittima e dell’autore e della positiva valutazione del giudice sull’utilità del programma in ambito penale. Si prevede la ritrattabilità del consenso, la confidenzialità delle dichiarazioni rese nel corso del programma di giustizia riparativa e la loro inutilizzabilità nel procedimento penale. Prevede che l’esito favorevole dei programmi di giustizia riparativa possa essere valutato sia nel processo penale che in fase esecutiva. Un fallimento del programma non produce effetti negativi per autore e vittima. Si disciplina la formazione dei mediatori esperti in programmi di giustizia riparativa; si prevede la formazione e l’accreditamento di mediatori esperti, presso il Ministero della Giustizia.

VITTIME DI REATO - Delega al governo a definire la vittima del reato come la persona fisica che ha subito un danno, fisico, mentale o emotivo, o perdite economiche che sono state causate direttamente da un reato. Si introduce per la prima volta la definizione giuridica di vittima. La delega prevede che venga considerata vittima del reato anche il familiare di una persona la cui morte è stata causata da un reato e che ha subito un danno in conseguenza della morte di tale persona.

VIOLENZA DI GENERE - Si estende la portata delle norme introdotte con la legge sul Codice rosso, in tema di violenza domestica e di genere al tentato omicidio e, in genere, ai delitti commessi in forma tentata (es. violenza sessuale). Si prevede l’arresto obbligatorio in flagranza, per chi viola il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima: in caso ad esempio di maltrattamenti o stalking. Ora non era previsto l’arresto obbligatorio e quindi chi violava il divieto restava in libertà, con maggiore rischio di reiterare il reato.

 

(Fonte: Adnkronos)

Vaccini, Salvini sceglie la terza via: "Sono free vax, basta con le tifoserie. Se lo Stato impone l'obbligo mi fido, ma se ne assuma la responsabilità"

Il leader della Lega sulla polemica del momento: "Neppure io flirto con i no vax. Mi rifiuto però di pensare che senza green pass possano essere licenziati o lasciati a casa senza stipendio migliaia di lavoratori in ogni settore. A differenza di altri che per ipocrisia stanno zitti, noi siamo un movimento che ha milioni di sostenitori, ha migliaia di amministratori, dove fortunatamente c'è dibattito e discussione. Stiamo vivendo veramente un periodo cupo dove c'è il pensiero unico"


"Io sono per la libertà. Non divido il mondo in bianchi e neri, milanisti e interisti, no vax e si vax. Io sono per la libertà, free vax. Ognuno della sua salute è libero di occuparsi come vuole. Io ho fatto una scelta libera e consapevole e mi sono vaccinato, però adesso smettiamola con le tifoserie. Stiamo parlando di salute". Lo ha detto Matteo Salvini commentando le parole del candidato sindaco di Milano Bernardo che non esclude di poter avere un assessore no vax.

"Neppure io flirto con i no vax", ha affermato Salvini a Crotone rispondendo ad una domanda sulle dichiarazioni del presidente di Confindustria Bonomi. "Mi rifiuto però di pensare - ha aggiunto - che senza green pass possano essere licenziati o lasciati a casa senza stipendio migliaia di lavoratori in ogni settore".

"A differenza di altri che per ipocrisia stanno zitti, noi siamo un movimento che ha milioni di sostenitori, ha migliaia di amministratori, dove fortunatamente c'è dibattito e discussione. Stiamo vivendo veramente un periodo cupo dove c'è il pensiero unico. La salute è fondamentale, la vita è fondamentale, il lavoro è fondamentale. Non si possono escludere dalla vita e dal lavoro milioni di italiani dalla sera alla mattina", ha rispoisto Salvini ai giornalisti, a Caraffa di Catanzaro, sulle voci di divisioni interne alla Lega dopo il voto sul green pass. 

 "Se lo Stato mi impone, questo è nella sostanza, un vaccino, e io ho fatto le due dosi ed ho il green pass, però se mi impone un trattamento sanitario deve anche farsi carico delle eventuali conseguenze - ha aggiunto il leader leghista -  Non può impormi di fare qualcosa per andare a lavorare ma poi devo essere io a firmare il modulino in base al quale se poi succede qualcosa è un problema mio e lo Stato non c'entra. Se lo Stato mi chiede una cosa io mi fido dello Stato, mi fido della scienza, però lo Stato si deve prendere la responsabilità della scelta che mi impone". 

"No campagna acquisti ma se ieri 200 amministratori locali, non sono andato a cercarli, hanno detto vogliamo aiutare la Lega nel suo percorso di crescita va bene. Oggi è entrato un parlamentare di Iv, 4 consiglieri regionali in Sicilia. Io non vado a cercare nessuno ma se qualcuno mi dice apprezziamo il nuovo corso della Lega, la coerenza e le battaglie della Lega, poi l'importante è che rimangano nel centro destra". Così Salvini ha commentato i malumori all'interno di Forza Italia per il passaggio di esponenti forzisti alla Lega.

"Draghi che all'assemblea di Confindustria dice di NO a nuove tasse, dall'aumento dell'IMU alla patrimoniale, dà ragione alla Lega e boccia seccamente la voglia di tasse di PD e 5Stelle. Molto bene, avanti così", afferma inoltre il leader della Lega.

Draghi agli industriali: "Sosterremo la ripresa e non aumenteremo le tasse". E difende il Green pass: "Strumento di libertà e sicurezza"

Il presidente del Consiglio parla all'Assemblea di Confindustria e auspica "un patto economico, produttivo, sociale del Paese". "Per ripartire dobbiamo prima di tutto impedire che ci siano altre significative ondate di contagio. Il governo sta agendo con la massima determinazione per evitare nuove chiusure"


"La crescita che abbiamo davanti è un rimbalzo, legato alla forte caduta del prodotto interno lordo registrata l'anno scorso. Nel 2020, l'economia italiana si è contratta dell'8,9%, una delle recessioni più profonde d'Europa.

Era dunque inevitabile che alla riapertura si accompagnasse una forte accelerazione dell'attività. La sfida per il Governo - e per tutto il sistema produttivo e le parti sociali - è fare in modo che questa ripresa sia duratura e sostenibile." Lo dice, all'assemblea di Confindustria, il premier auspicando un "patto economico, produttivo, sociale del Paese". "Ci sono tantissime cose di cui discutiamo continuamente che possono essere materia di questo patto - ha rilevato -. La definisco una prospettiva economica condivisa. Bisogna mettersi seduti tutti insieme"

Il presidente del Consiglio ha anche tenuto a precisare che il governo non intende aumentare le tasse. "Voglio riaffermare, penso sia importante, -che il governo da parte sua non ha intenzione di aumentare le tasse. In questo momento i soldi si danno e non si prendono". 

"Le previsioni del governo che presenteremo a giorni stimano una crescita intorno al 6% quest'anno, a fronte del 4,5% ipotizzato in primavera", ha detto  Draghi. 

"Per assicurare la sostenibilità della ripresa dobbiamo prima di tutto impedire che ci siano altre significative ondate di contagio - ha aggiunto il premier - Il governo sta agendo con la massima determinazione per evitare nuove chiusure. Voglio quindi ringraziare ancora una volta gli italiani per la convinzione con cui hanno aderito alla campagna vaccinale, e le imprese per l'impegno dimostrato nel cooperare alla sua organizzazione".

"Dobbiamo evitare i rischi congiunturali che si nascondono dietro questo momento positivo, preservare buone relazioni industriali, perché assicurino equità e pace sociale e accelerare con il nostro programma di riforme e investimenti, per migliorare il tasso di crescita di lungo periodo dell'economia italiana", ha sottolineato Draghi  

"A oggi, oltre 41 milioni di italiani hanno completato il ciclo vaccinale, quasi il 77% della popolazione con più di 12 anni - ha detto ancora -. E siamo vicini a raggiungere e poi superare l'obiettivo che c'eravamo posti, ovvero immunizzare entro fine settembrel'80% della popolazione vaccinabile".

 ll "green pass" - per il presidente del Consiglio, è uno strumento di libertà e sicurezza, per difendere i cittadini e i lavoratori e tenere aperte le scuole e le attività economiche. Voglio ringraziare Confindustria che ha da subito lavorato insieme al governo e ai sindacati per trovare un accordo sull'estensione del "green pass" ai luoghi di lavoro"

"Se riusciremo a tenere sotto controllo la curva del contagio, potremo allentare ulteriormente le restrizioni che sono ancora in vigore - ad esempio nei luoghi di lavoro, nei cinema, nei teatri, negli stadi e negli altri spazi di sport e cultura"

"Nel mese di ottobre - ha annunciato Draghi -, intendiamo approvare un provvedimento che dia impulso alla concorrenza. A voi imprese chiedo di appoggiarlo con convinzione. Il rafforzamento dell'economia passa attraverso l'apertura dei mercati e non la difesa delle rendite".   

"Niente è più facile che nel momento in cui il quadro complessivo cambia ha sottolineato -, le relazioni industriali vadano particolarmente sotto pressione e invece bisogna essere capaci di tenerle. Le parole di Bonomi suggeriscono che si possa iniziare a pensare a un patto economico, produttivo, sociale del Paese. Ci sono tantissime cose di cui discutiamo continuamente che possono essere materia di questo patto. La definisco una prospettiva economica condivisa. Bisogna mettersi seduti tutti insieme". 

"Le buone relazioni industriali sono il pilastro della unità produttiva - ha continuato -. Questa mia frase viene da apparente somiglianza tra oggi e il dopoguerra come ricordava Bonomi prima, c'è stata una catastrofe, come allora, c'è una forte ripresa, come allora, con tassi che abbiamo visto solo in quegli anni". Lo dice il premier Mario Draghi all'assemblea di Confindustria. "Mi è venuto spontaneamente di chiedermi come mai dopo gli anni '60 si sono interrotti i tassi di crescita e, come mi disse un amico, il giocattolo si è rotto. Le mutazioni del quadro internazionale, Bretton Woods, il prezzo del petrolio, due guerre, la grande inflazione, hanno cambiato il quadro internazionale, ma anche in questo quadro così difficile alcuni Paesi hanno affrontato gli anni '70 con successo e una caratteristica che separa gli altri Paesi dall'Italia è il sistema delle relazioni industriali che lì sono state buone, mentre da noi col finire degli anni '60 si è assistito alla totale distruzione delle relazioni industriali. Perciò insisto su questo, perché niente è più facile che nel momento in cui il quadro cambia, le relazioni vadano particolarmente sotto pressione e invece bisogna essere capaci di tenerle". 

Confindustria si augura che il premier Mario Draghi "continui a lungo nella sua attuale esperienza" e avverte: prosegua "senza che i partiti attentino alla coesione del Governo pensando alle prossime amministrative con veti e manovre in vista della scelta da fare per il Quirinale". Il presidente Carlo Bonomi dedica ampio spazio della sua relazione all'assemblea annuale degli industriali alla figura di Draghi, uno degli "uomini della necessita", diverso dagli "uomini della provvidenza" come chi ha dato vita a "un regime ventennale di oppressione" e dagli "uomini del possibile", quelli del "calcio alla lattina", del "rinvio eterno". Le riforme bisogna farle adesso. Basta rinvii, basta giochetti, basta veti. Davvero basta", avverte il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, esprimendo la "preoccupazione" per il cronoprogramma per le rforme legate al Pnrr che "rischia di slittare". Per gli industriali "è una strada profondamente sbagliata quella del gioco a risiko delle bandierine del consenso effimero". Confindustria "si opporrà a tutti coloro che vorranno intralciare il precesso delle riforme"; " A chi flirta con i no vax invece di pensare alla sicurezza di cittadini e lavoratori, come a chi pensa che questo Governo è a tempo".

 

(Fonte: Ansa)

Caricabatterie universale, la proposta europea costringerà Apple ad adeguarsi? Il futuro comunque è senza fili

Bruxelles richiede a tutti i produttori di utilizzare un punto di ricarica comune USB-C e di rendere i protocolli software di ricarica interoperabili tra marchi. Il colosso della Mela dovrebbe modificare il suo attuale sistema di cavo Lightning


La Commissione Ue presenterà giovedì 23 settembre una proposta legislativa per l'introduzione di un caricabatterie universale per tutti i dispositivi mobili. Lo riferiscono fonti vicine al dossier.

Bruxelles richiede a tutti i produttori di utilizzare un punto di ricarica comune USB-C e di rendere i protocolli software di ricarica interoperabili tra marchi. In base alla proposta, Apple dovrebbe modificare il suo attuale sistema di cavo Lightning. Nell'ottica di ridurre i rifiuti elettronici, le aziende dovrebbero anche smettere di vendere caricabatterie nuovi per ogni dispositivo dando ai consumatori la possibilità di usare i loro vecchi cavi. 

L’USB-C è già uno standard condiviso nel panorama dei dispositivi mobili. Tutti i principali produttori di smartphone al mondo, da Samsung a Xiaomi e Huawei, hanno adottato la porta di nuova generazione da qualche anno, per consentire ai consumatori di ricaricare i loro dispositivi con gli stessi accessori.

Da febbraio 2021, Samsung ha fatto un passo importante nella direzione di riduzione dell'inquinamento tecnologico, eliminando l'alimentatore a muro dalla confezione dei Galaxy S21 e lasciando nel box il solo cavetto. Per ora è la sola ad aver intrapreso tale mossa. Da parte sua, Apple fa lo stesso a partire dagli iPhone 12 lanciati a ottobre 2020, sebbene questi conservino ancora la porta di alimentazione proprietaria lightning. La probabile proposta dell'UE, di uniformare lo scenario delle ricariche, porterebbe il colosso di Cupertino a seguire la stessa strada intrapresa con gli iPad, compresi i Mini 2021,
che già presentano un ingresso USB-C.

Ad ogni modo, il futuro dell'alimentazione dei telefonini è sempre più 'senza fili'. Oramai tutti, sia Android che Apple, supportano la ricarica wireless, condivisa e interoperabile, basata sulla tecnologia Qi, che permette di sfruttare basette di vari marchi per alimentare lo smartphone, seppur con tempistiche maggiori rispetto alla modalità cablata.

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