updated 10:13 PM UTC, Mar 8, 2021

Affitti e pandemia, cosa posso fare se non riesco a pagare? Risponde l'avvocato (VIDEO)

Un tema di scottante attualità quello della difficoltà di adempiere agli obblighi contrattuali nei rapporti di locazione. Che diritti ha chi non riesce temporaneamente a pagare l'affitto. E a cosa è tenuto il proprietario? Lo abbiamo chiesto all'avvocato Carlo Bortolotti, civilista di Milano, esperto della materia - (VIDEO)


Ristoranti in crisi: i consumi fuori casa sono in picchiata
 
STUDIO LEGALE BORTOLOTTI
C.so Buenos Aires, 45 - 20124 MILANO
tel. 02.39562104 - fax 02.45485345
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Feste natalizie, il Viminale schiera 70mila poliziotti per controllare gli italiani. Lamorgese: "Ma non chiamatela militarizzazione"

Quanto all'immigrazione, per la ministra dell'Interno "è vero che negli ultimi mesi sono aumentati gli sbarchi di migranti in Italia. Arrivi soprattutto dalla Tunisia, martoriata dalla crisi pandemica, economica e sociale. Ma è altrettanto vero che siamo riusciti ad effettuare oltre 3000 rimpatri, con 10 voli aggiuntivi, in un momento, poi, dove gli spostamenti sono molto complicati vista la pandemia"


Conte frena anche Lamorgese sul blocco navale alla Tunisia

"Sarà un Natale di sacrifici per tutti. Per quest'anno è necessario allontanarci da quella che è la nostra tradizione vista la pandemia. Dobbiamo evitare una terza ondata. Per quanto riguarda i controlli, abbiamo stanziato oltre 70mila unità di polizia su tutto il territorio". Così la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese su Sky Tg24, durante l'evento 'Live In Courmayeur'.

"Controlli sì, ma dico assolutamente no ad una militarizzazione delle città - ha detto Lamorgese - Ci vuole grande senso di equilibrio da parte nostra, ma grande senso di responsabilità da parte dei cittadini. Abbiamo tenuto aperti i negozi per dare un segnale, per salvaguardare l'economia. I titolari dei negozi devono però adottare tutte le precauzioni necessarie. Assembramenti non devono esserci".

"Le frontiere verranno tutte controllate - ha aggiunto - per evitare il diffondersi della pandemia. Ci saranno presidi sulle autostrade, su tutti i confini nazionali e non solo. Vogliamo sottolineare che da settembre ad oggi sono stati oltre 6 milioni i controlli fatti dalle nostre forze di polizia".

Lamorgese al capo della Polizia: apprezzamento per operazione contro  narcotraffico internazionale | Ministero dell'Interno

La ministra dell'Interno ha detto anche che "di segnali di stanchezza e disagio sociale ne abbiamo visti. Ci sono e capisco la rabbia dei cittadini, soprattutto quelli più in difficoltà economica. Sono state oltre 1000 le manifestazioni di protesta che si sono svolte in tutta Italia. Le abbiamo tutte autorizzate e diciamo che, a parte qualche caso in cui per le infiltrazioni di frange di estrema sinistra e destra hanno dato vita ad episodi di violenza, sono state tutte manifestazioni civili, pacifiche, lecite".

"Il governo - ha aggiunto - ha messo e sta mettendo in campo tutte risorse le risorse necessarie per venire incontro alle esigenze di tutti, per far fronte alle difficoltà economiche di ogni fascia, soprattutto per i più deboli".

Riguardo alla scuola, "siamo vicini alla riapertura delle scuole, almeno con il 75% degli studenti in presenza. Serve la collaborazione di tutti - ha sottolineato - I prefetti dovranno coordinare tutti gli attori in campo. Inevitabilmente questo porterà ad una serie di azioni, ivi compreso il controllo dei mezzi pubblici e la limitazione delle persone all'interno. Dobbiamo riaprire in totale sicurezza".

Immigrati, è nato il popolo degli apolidi - Inchieste - la Repubblica

Quanto all'immigrazione, "è vero che negli ultimi mesi sono aumentati gli sbarchi di migranti in Italia. Arrivi soprattutto dalla Tunisia, martoriata dalla crisi pandemica, economica e sociale. Ma è altrettanto vero che siamo riusciti ad effettuare oltre 3000 rimpatri, con 10 voli aggiuntivi, in un momento, poi, dove gli spostamenti sono molto complicati vista la pandemia".

Il governo blocca lo sci, le Regioni non ci stanno: "Sarebbe un danno irreversibile all'economia della montagna e dei nostri territori". Da Tomba a Federica Brignone, si mobilitano anche i campioni

Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Province di Trento e Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia chiedono di aprire gli impianti almeno per le festività: "Pronti a stabilire una data comune d'avvio"


La rabbia delle Regioni: "Stagione senza sci sarebbe un suicidio, Conte ci ripensi"

Gli assessori lombardi Caparini e Sertori: "Scelta scriteriata, incomprensibile da parte di un governo disorientato"

E' scontro tra il governo e le Regioni per l'apertura degli impianti sciistici. Se da una parte l'esecutivo sembra deciso a non far partire la stagione per evitare che i contagi da coronavirus aumentino, dall'altra i governatori sono invece pronti a riavviare gli impianti. "Una stagione senza sci sarebbe un suicidio", ha detto Luca Zaia, mentre dalla Lombardia si parla di scelta "scriteriata, il governo ci ripensi".

"Sarebbe un danno irreversibile all'economia della montagna dei nostri territori", ha ribadito anche il vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti, dopo l'approvazione da parte dei presidenti delle linee guida sullo sci." La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome - ha, infatti, annunciato il governatore della Liguria - ha approvato le linee guida per l'utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte di sciatori amatoriali.

Piste sul ghiacciaio della Val Senales - Impianti sci aperti in Alto Adige

E` un documento che inviamo al governo come contributo propositivo per non compromettere la stagione sciistica e per non creare un danno irreversibile all'economia della montagna dei nostri territori". Tra i governatori in prima linea sulla questione c'è Luca Zaia (Veneto), che ha detto: "Una stagione senza sci sarebbe un suicidio, sul piano economico e social. Lo sci si pratica sulla cresta delle montagne ed è per questo che vorremo un coordinamento europeo perché pensare di vedere che da altre parti si scia mentre noi siamo chiusi è difficilmente giustificabile". Dello stesso avviso Alberto Cirio (Piemonte) che ha aggiunto: "Per lo sci invernale possiamo trovare un punto di equilibrio, come stanno facendo in altri Paesi. E' uno sport e lo si può praticare in sicurezza. Si potrebbe consentire l'attività sciistica, lasciando chiusi bar e ristoranti. E' una strada che dobbiamo percorrere insieme al governo". 

In polemica con il governo anche Davide Caparini e Massimo Sertori, rispettivamente assessore al Bilancio e alla Montagna della Lombardia, che chiedono al premier Conte di rivedere le scelte fatte perché "tenere chiusi gli impianti sciistici vuol dire fare fallire l'economia della montagna. E' una scelta scriteriata, incomprensibile da parte di un governo disorientato". Gli assessori lombardi hanno poi aggiunto che "mentre a Natale si andrà a sciare in Svizzera, in Austria e in Francia secondo il governo da questa parte delle Alpi dovrà essere tutto chiuso". 

"E' necessario - si legge in una nota congiunta degli assessori con delega agli impianti di risalita delle Regioni alpine - darsi una data comune per l'avvio della stagione bianca, tenuto conto del quadro sanitario che andrà a delinearsi nelle prossime settimane". Gli assessori di Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Provincia di Trento, Provincia di Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno quindi sottolineato che "molte realtà imprenditoriali legate alla stagione bianca, tra cui scuole di sci, noleggi, aziende di trasporto, hotel e ospitalita' in genere, ecc., aspettano risposte per programmare la stagione invernale

Il Mondo dello sci si mobilita

Covid, Tomba e Brignone, appello al governo: «Le piste da sci devono essere  aperte a Natale»- Corriere.it

Alberto Tomba non ha dubbi. "Lo sci è per eccellenza sport all'aperto ed individuale: in più, visto come ci si veste quando si va a sciare, non "è davvero un problema di mascherine, perché già ora si usano normalmente protezioni della bocca e del viso.

E sciando neppure c'è un problema di distanziamento". Suona come un appello alla riapertura degli impianti - tema al centro del dibattito in ambito covid, con gli operatori del settore che si oppongono alla chiusura voluta dal governo - quello del più famoso campione azzurro dello sci, secondo il quale "le piste dovrebbero dunque essere aperte, anche se ci sono ovviamente degli accorgimenti da prendere".

"Per gli impianti non vedo però problemi particolari: dove c'è un seggiovia a due o tre posti si va da soli, se "è da cinque si va in tre. E si possono benissimo diminuire e segnare anche i posti sulle cabinovie: non c'è dunque problema a mantenere il distanziamento sugli impianti", aggiunge Tomba dalla casa di famiglia di Castel de britti.

"Il problema è, semmai quello dell'apres ski e dei rifugi dove si va a bere e mangiare qualcosa dopo una sciata - spiega poi il bolognese - ma anche in questo caso, come avviene nei ristoranti, si può limitare gli accessi, con mascherina e distanziamento obbligatori".    

"E' molto importante che gli impianti sciistici aprano a Natale, perché sarebbe un segnale positivo per tutti. Altrimenti, con le stazioni chiuse, il danno sarebbe irreparabile". Parlando all'ANSA Federica Brignone, detentrice della coppa del mondo di sci, prende posizione in maniera forte sul dibattito del giorno sul fronte misure anticovid.

Covid, Pregliasco: "Verso il superamento dell'emergenza. In Lombardia primi segnali di miglioramento"

Parla il professor Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario Irccs Galeazzi di Milano: "Ritengo comunque che l'obbligo dell'uso delle mascherine anche all'aperto vada mantenuto almeno fino a Natale: insieme a igiene e distanziamento è infatti un'arma importante per ostacolare la diffusione del virus"


Istituto Ortopedico Galeazzi | Gruppo San Donato

"La curva è in crescita ma è lineare, il picco potrebbe arrivare tra 7 giorni. L'emergenza negli ospedali non è scavallata ma quasi, siamo nella fase di picco. E se le cose andranno avanti così, ci aspettiamo un calo per la prossima settimana". Sono le parole del professor Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario Irccs Galeazzi di Milano a Sky Tg24. "In Lombardia si vedono i primi segnali di miglioramento della situazione. Bisogna insistere con il rispetto delle misure. Più lavoriamo bene adesso - spiega - più saremo sereni a Natale".

Quanto alle pressioni per allentare le misure nelle regioni che hanno adottato quelle più rigide per prime, "penso che forse nelle prossime settimane potrebbe essere avviato un allentamento nelle province meno colpite. Ma ritengo sia opportuno assumere una decisione univoca e condivisa su questo tema, in modo da non generare incomprensioni", continua Pregliasco. "Ritengo comunque che l'obbligo dell'uso delle mascherine anche all'aperto vada mantenuto almeno fino a Natale: insieme a igiene e distanziamento è infatti un'arma importante per ostacolare la diffusione del virus".

Quanto alle speranze suscitate dagli ultimi annunci sui vaccini in sperimentazione, "si tratta di dati interessanti. Ma dobbiamo avere ben chiaro che questi vaccini non sono stati ancora autorizzati, e che per vedere gli effetti delle vaccinazioni dovremo aspettare dei mesi", conclude Pregliasco.
 
(Fonte: adnkronos)
  • Pubblicato in Salute

Covid, lockdown e mobilità: come cambia il nostro modo di spostarci

Studio rivela: cala il trasporto pubblico, aumenta l'uso dell'auto, incidenti in diminuzione, attenzione ai monopattini


Gli italiani continuano ad affidarsi all'auto per gli spostamenti e con il Covid ancora di più, come se l'auto fosse una 'grande mascherina' contro il contagio.

Arretra, invece, il trasporto pubblico, che viene percepito come pericoloso (-89% durante lockdown su stesso periodo 2019) mentre un italiano su due userebbe i monopattini per muoversi, ma tutti chiedono regole ferree. Questo il quadro di una mobilità profondamente modificata rispetto agli scorsi anni: la pandemia si è abbattuta sul sistema dei trasporti come la tempesta perfetta: -67% degli spostamenti giornalieri e -84% di passeggeri per km percorsi.

E' quanto emerge dal 17esimo 'Rapporto Audimob sulla Mobilità degli Italiani' realizzato da Isfort in collaborazione con il Cnel e il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, con il contributo scientifico di Agens, presentato oggi durante il webinar "La mobilità in Italia tra la gestione del presente e le strategie per il futuro". 

Il rapporto evidenzia anche che gli incidenti nel 2019 sono calati ma restano comunque molti: sono stati in tutto 172.183, in leggerissimo calo rispetto al 2018 (-0,2%), le vittime sono state 3.173, ovvero - 4,8% e i feriti 241.384 (-0,6%). Il numero di morti è il più basso dell'ultimo decennio e il lockdown, solo in questo caso, ha avuto un effetto benefico: il calo degli incidenti stradali è stato di circa il 72% a marzo e dell'85% ad aprile.

 

(Fonte: Ansa)

Ducati, miglior trimestre di sempre nonostante il Covid. Vendite record per la casa di Borgo Panigale, ma preoccupa il nuovo scenario: "Proprio adesso che..."

"Nonostante il 2020 sia un anno burrascoso - ha affermato Claudio Domenicali, Amministratore Delegato di Ducati - il terzo trimestre ha registrato le performance migliori di sempre. La situazione sta nuovamente peggiorando, proprio quando stiamo per presentare al mondo le novità del 2021 cui abbiamo lavorato con grande determinazione nonostante le difficoltà introdotte dalla pandemia"


Ducati Superleggera V4, al via la produzione: due "experience" per i  possessori

Miglior terzo trimestre di sempre per le vendite di Ducati, nonostante la complessa situazione globale. La casa di Borgo Panigale ha infatti registrato il miglior terzo trimestre di vendite di sempre con 14.694 moto vendute e il mese di settembre ha confermato il trend di ripresa iniziato a giugno, con la consegna ai clienti di 4.468 moto.

Forte anche del trend positivo del mercato, Ducati ha iniziato il recupero del calo di performance registrato nei primi mesi dell'anno, andando da giugno a colmare parte del differenziale di vendite rispetto all'anno precedente. Nel complesso contesto 2020 Ducati, ha fin da subito adottato tutte le misure preventive necessarie (smart working e fermo produttivo di 6 settimane proprio nel picco di stagione) reagendo in modo flessibile e veloce ai cambiamenti imposti dalla pandemia. La casa motociclistica ha poi sfruttato i sistemi digitali per continuare a servire i propri appassionati (ad esempio con la presentazione virtuale dello Streetfighter V4 e dello Scrambler 1100 PRO). Dal mese di aprile 2020 ha inoltre introdotto un protocollo dedicato, il Ducati Cares, affinché i Ducatisti potessero tornare a visitare i propri concessionari Ducati di fiducia in tutta sicurezza, o potessero interagire digitalmente per prenotare un appuntamento o valutare l'acquisto di una moto da remoto.

"Nonostante il 2020 sia un anno burrascoso - ha affermato Claudio Domenicali, Amministratore Delegato di Ducati - il terzo trimestre ha registrato le performance migliori di sempre. La situazione sta nuovamente peggiorando, proprio quando stiamo per presentare al mondo le novità del 2021 cui abbiamo lavorato con grande determinazione nonostante le difficoltà introdotte dalla pandemia. Ancora una volta ci troviamo costretti a dover ridefinire modalità e processi lavorativi per mantenere alta l'attenzione alla sicurezza dei nostri dipendenti, fornitori e addetti ai lavori. Presentazioni digitali, utilizzo dello smart working e video meeting, ingresso in Azienda solo se strettamente necessario. Il tutto con l'obiettivo di stare il più vicino possibile, nel modo più sicuro, ai Ducatisti di tutto il mondo". I ducatisti ad oggi possono contare su una rete vendita globale che comprende circa 730 concessionari e service point in quasi 90 paesi, comprese le ultime aperture a Rio de Janeiro, Vienna, Wolfsburg e Antwerp.

Ducati Motor Holding conta oggi in totale 1.665 dipendenti.

 

(Fonte: Ansa Motori)

Scuola, presidi esasperati: "Non può funzionare con un Dpcm al giorno. si naviga a vista e non si capisce l'obiettivo""

Parla Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi: "I dati del Ministero dicono che situazioni di contagio a scuola non se ne rilevano. Grazie al monitoraggio delle scuole si è riusciti ad individuare positivi che se fossero stati a casa magari non sarebbero venuti fuori. Bisognerebbe potenziare trasporti e Asl territoriali che finora non hanno funzionato tanto bene, è lì che bisognerebbe concentrarsi"


Scuola, Regione Lombardia conferma il calendario scolastico 2020-2021 -  Cronaca Monza

Si ha l’impressione di navigare completamente a vista e di cambiare di giorno in giorno decisioni e direttive, non si capisce poi per quale obiettivo. Se sospendiamo la didattica in presenza c’è un prezzo sociale che si paga, ha senso pagarlo se c’è un’utilità dal punto di vista del contrasto del contagio. E’ chiaro che ci sono casi di positività anche nelle scuole, il punto è capire dove avviene il contagio, che viene quasi sempre fuori dalle scuole". Lo ha affermato Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi alla trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

"Grazie al monitoraggio delle scuole si è riusciti ad individuare positivi che se fossero stati a casa magari non sarebbero venuti fuori. Bisognerebbe potenziare trasporti e asl territoriali che finora non hanno funzionato tanto bene, è lì che bisognerebbe concentrarsi. La scuola non può funzionare con un dpcm al giorno che cambia le regole, è chiaro che un po’ di stabilità servirebbe, - ha continuato Giannelli - una decina di giorni di didattica a distanza non consente pianificare azioni di lungo termine. Non si può accettare l’idea che si vada alla cieca. E’ capitato che alcune famiglie, in cui è stata riscontrata una positività, mandassero comunque il bambino a scuola, perché non sapevano come gestirlo a casa. Questo è un comportamento assolutamente incosciente perché può diffondere il virus”.

Riguardo alle nuove misure restrittive che riguardano anche le scuole Giannelli ha sottolineato che “sostanzialmente si ha l’impressione di navigare completamente a vista e di cambiare di giorno in giorno decisioni e direttive, non si capisce poi per quale obiettivo. Se l’obiettivo è la riduzione dei contagi siamo tutti d’accordo, ma deve essere chiaro che se sospendiamo la didattica in presenza c’è un prezzo sociale che si paga, questo prezzo molto elevato ha senso pagarlo se c’è un’utilità dal punto di vista del contrasto del contagio, se così non è però dobbiamo capire qual è la ratio di questi provvedimenti. E’ chiaro che ci sono casi di positività anche nelle scuole, il punto è capire dove avviene il contagio, che viene quasi sempre fuori dalle scuole".

"I dati del Ministero dicono che situazioni di contagio a scuola non se ne rilevano. Grazie al monitoraggio delle scuole si è riusciti ad individuare positivi che se fossero stati a casa magari non sarebbero venuti fuori. Bisognerebbe potenziare trasporti e asl territoriali che finora non hanno funzionato tanto bene, è lì che bisognerebbe concentrarsi. - ha proseguito Giannelli - La scuola non può funzionare con un dpcm al giorno che cambia le regole, è chiaro che un po’ di stabilità servirebbe, una decina di giorni di didattica a distanza non consente pianificare azioni di lungo termine perché ci vuole una settimana solo per pianificare tutto. Non si può accettare l’idea che si vada alla cieca”.

“E’ capitato che alcune famiglie, in cui è stata riscontrata una positività, mandassero comunque il bambino a scuola, perché non sapevano come gestirlo a casa. Questo è un comportamento assolutamente incosciente perché può diffondere il virus. Serve senso di responsabilità da parte di tutti. Se ognuno cerca di andare avanti a spese del proprio simile calpestandolo ci indeboliamo tutti”, ha concluso Giannelli.

 

(Fonte: Adnkronos)

 

In barba al Covid cresce l'export del cibo made in Italy: boom della pasta sui mercati esteri, bene anche gli ortaggi e gli oli

Un’elaborazione di Ismea sui dati Istat per comparto, disponibili solo sui primi sette mesi dell’anno, evidenziano "una crescita a doppia cifra per la pasta, con un +30% rispetto al periodo gennaio-luglio 2019"


«Anche nei mesi più critici dell'emergenza epidemiologica – notano dall’Istituto per i servizi per il mercato agricolo alimentare – a causa delle misure restrittive adottate da molti Paesi clienti, le esportazioni di pasta non hanno infatti accusato grossi contraccolpi, a fronte di flessioni anche significative registrate dagli altri comparti nei mesi di aprile e, in particolare, di maggio»

Il dato di agosto conferma, nel complesso, una progressione del food made in Italy sui mercati esteri (+3% sui primi 8 mesi del 2019), per un valore di 29,4 miliardi di euro. I dati per comparto, disponibili solo per i primi sette mesi dell’anno, evidenziano una crescita a doppia cifra per la pasta, con un +30% rispetto al periodo gennaio-luglio 2019.

Secondo le elaborazioni dell'Ismea sui dati Istat, anche nei mesi più critici dell’emergenza epidemiologica, a causa delle misure restrittive adottate da molti Paesi clienti, le esportazioni di pasta non hanno infatti accusato grossi contraccolpi, a fronte di flessioni anche significative registrate dagli altri comparti nei mesi di aprile e, in particolare, di maggio.

Oltre all’ottima performance della pasta e, più in generale, dell’intero comparto dei derivati dei cereali (+13% nel periodo gennaio-luglio), l’analisi dell’Ismea evidenzia il buon andamento degli ortaggi freschi e trasformati (+7,8%), in un contesto positivo anche per gli oli (+5%) e le coltivazioni industriali (+13,7%).

Rimangono stabili il comparto degli animali e carni e quello ittico, mentre accusano una netta flessione il comparto florovivaistico (-10,7%) e quello dei vini e mosti (-3,2%).

Sottoscrivi questo feed RSS

FEED RSS