updated 3:03 PM UTC, Jun 22, 2021

Green pass europeo al via il primo luglio: ecco come funziona

Arriva la firma finale delle istituzioni Ue sul regolamento che istituisce il certificato digitale Covid Ue, noto anche come digital green pass, per facilitare gli spostamenti all'interno dell'Unione e contribuire alla ripresa economica. Il certificato sarà rilasciato dalle autorità nazionali, in formato digitale o cartaceo e riporterà un codice Qr che consentirà di verificarne l'autenticità in tutta Europa


Green pass: per chi è gratuito e per chi no

I presidenti delle istituzioni Ue (David Sassoli per il Parlamento, Ursula von der Leyen per la Commissione e Antonio Costa per il Consiglio Ue) hanno firmato a Bruxelles il regolamento che istituisce il certificato Covid digitale Ue, o Green Pass, a partire dal prossimo primo luglio.

Il certificato aiuterà i viaggiatori all'interno dell'Ue che lo detengono ad evitare di essere sottoposti a test e/o quarantene quando viaggiano all'interno dell'Unione, contribuendo così al graduale ripristino della libertà di circolazione in Europa, di fatto coartata dalle restrizioni introdotte dagli Stati per ragioni di salute pubblica.

Dal primo luglio, quando entrerà in vigore il regolamento, il Pass sarà un diritto per tutti i cittadini Ue che abbiano i requisiti: vale per chi è stato vaccinato, per chi è guarito dalla Covid-19 e per chi si sottopone a un test e risulta negativo.

Il certificato sarà rilasciato dalle autorità nazionali gratuitamente, in formato digitale o cartaceo e riporterà un codice Qr che consentirà di verificarne l'autenticità in tutta Europa: per i certificati già emessi da Stati o regioni, è previsto un periodo di 6 settimane perché possano essere resi compatibili con il modello Ue (i Paesi membri avevano chiesto mesi di tempo, il Parlamento ha spinto per abbreviare questo periodo).

Il Gateway, la piattaforma informatica Ue che rende possibile il Pass e che fornisce le chiavi digitali che consentono la validità transfrontaliera, è operativo da inizio mese e alcuni Paesi hanno già iniziato a rilasciare certificati: finora ne sono stati emessi oltre un milione. Se ottenere il Pass sarà un diritto, il suo utilizzo potrà però variare in qualche misura da Stato a Stato. Con queste avvertenze, ecco i dettagli.

VACCINATI - Il Pass sarà valido a partire da quattordici giorni dopo l'ultima dose di vaccino anti-Covid. A partire da quel giorno, le persone pienamente vaccinate, cioè con due dosi per AstraZeneca, Pfizer/BioNTech e Moderna e con una dose per Janssen (J&J), che detengono il certificato, dovrebbero essere esentate, in viaggio, da test e quarantene. Lo stesso deve valere per le persone che sono guarite e che hanno ricevuto una sola dose di vaccino, considerata sufficiente per essere protetti dalla malattia.

Un Paese è libero di scegliere di riconoscere e rilasciare il Pass anche dopo la prima dose, ma ogni Stato può decidere di comportarsi come crede, in questo caso: quindi, per esempio, l'Italia può rilasciare il Pass dopo la prima dose, ma la Danimarca è libera di non riconoscerlo e di chiedere un test.

Se uno Stato membro accetta una prova di vaccinazione per rimuovere le restrizioni all'interno dopo la prima dose, allora deve accettare anche i pass Ue per i vaccini, alle stesse condizioni. Il pass vale per i cittadini Ue vaccinati con vaccini autorizzati dall'Ema; gli Stati possono decidere di riconoscere altri vaccini, autorizzati a livello nazionale e non a livello Ue (come il siero russo Sputnik in Ungheria).

GUARITI - Le persone guarite dalla Covid-19 dovrebbero essere esentate da test e/o quarantene nei 180 giorni successivi al test Pcr positivo, che attesta l'avvenuta infezione (la validità del certificato è a partire dall'undicesimo giorno dopo il test, una volta terminato il periodo di contagiosità).

TEST - Per chi non è vaccinato né guarito, allora resta il test, che il pass certifica e che viene così riconosciuto anche all'estero, a differenza di quanto accade oggi. Per i test viene proposto un periodo di validità standard (oggi ogni Paese stabilisce la validità autonomamente): per i test Pcr o molecolari la validità è di 72 ore, mentre per quelli rapidi antigenici è di 48 ore. Quelli rapidi, considerati sempre più affidabili, vengono raccomandati, ma gli Stati sono liberi di scegliere se accettarli o no ai fini del Pass.

Mentre i test si pagano, i vaccini sono gratuiti: questo elemento di discriminazione oggettiva non è stato rimosso nei negoziati tra Parlamento e Consiglio, a causa della ferma opposizione del secondo ad imporre la gratuità dei test, come chiedeva l'Aula. La Commissione ha stanziato 100 mln di euro aggiuntivi per aiutare gli Stati a dotarsi di test rapidi e abbassarne così il prezzo. Il certificato non viene rilasciato in presenza dell'esito di un test fai-da-te.

FAMIGLIE CON MINORI - Per evitare di separare i nuclei familiari alla frontiera, i minorenni che viaggiano con genitori esentati dall'obbligo di quarantena, per esempio perché sono vaccinati, dovrebbero essere esentati anche loro dalla quarantena. I bambini sotto i 6 anni di età sono esentati anche dai test: quelli dai 6 anni in su, però, dovranno sottoporsi a test per ottenere il pass.

FRENO D'EMERGENZA - Viene previsto un meccanismo di freno d'emergenza: gli Stati dell'Ue non potranno imporre ulteriori restrizioni di viaggio ai titolari di certificati, come quarantena, autoisolamento o test, "a meno che non siano necessarie e proporzionate per salvaguardare la salute pubblica".

Si dovrà tenere conto delle prove scientifiche, "compresi i dati epidemiologici pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc)". Le misure dovranno essere notificate, se possibile, con 48 ore di anticipo agli altri Stati membri e alla Commissione, mentre il pubblico dovrà ricevere un preavviso di appena 24 ore.

 

(Fonte: Adnkronos)

 

Pd-M5S, incontro tra Letta e Crimi: si rafforza l'asse giallorosso per le comunali. "Proseguire il percorso comune e stop a cambi di casacca". Aspettando Conte...

Faccia a faccia questa mattina a Roma tra il capo politico del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, e il segretario del Partito Democratico, Enrico Letta. Tra i temi toccati l'emergenza Covid, le riaperture e le prossime elezioni amministrative


Un ballista d'acciaio": così i 5S insultavano Letta - IlGiornale.it

Il segretario del Pd Enrico Letta ha incontrato il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi. E quello tra i due, spiegano fonti del M5S, è stato un "confronto positivo e cordiale, nel corso del quale è stata ribadita da entrambe le parti la volontà di proseguire nel percorso comune avviato già a partire dal governo Conte II".

L'avvocato Borrè contro Crimi: "Espulsioni dei senatori M5S illegittime" -  IlGiornale.it

Nell'incontro si è parlato anche delle prossime elezioni amministrative, rispetto alle quali "da parte del Movimento è stata ribadita la volontà di collaborare sui territori e nelle amministrazioni locali, come dimostrato anche recentemente dall'ingresso di un portavoce M5s nelle giunte di Lazio e Puglia, laddove dovessero crearsi le condizioni. Qualora ciò non dovesse avvenire - viene aggiunto - ciò non inciderebbe sul percorso comune già avviato".

 Secondo quanto si apprende, durante il colloquio, avvenuto presso la sede di Arel e durato oltre un'ora, la principale questione affrontata sarebbe stata anche quella relativa all'emergenza Covid e in particolare, fanno sapere fonti del M5S, "sulle risposte sanitarie ed economiche in atto e quelle da adottare, e il tema delle riaperture. È stato fatto il punto su come sostenere nelle prossime settimane il governo nel proseguo della campagna vaccinale e rispetto a imprese e famiglie". Altro argomento toccato, spiegano le stesse fonti, è stato quello dei meccanismi parlamentari e di alcune correzioni che vengono ritenute opportune, al fine di porre fine a storture, come quella del dilagante fenomeno dei cambi di casacca.

 

(Fonte Ansa)

Vaccino anti-Covid, via libera ad AstraZeneca per gli over 65. Escluse le persone ritenute "estremamente vulnerabili" a causa di patologie individuali

Circolare del ministero della Salute firmata dal direttore generale della Prevenzione, Giovanni Rezza. Il vaccino protegge sia dallo sviluppo della malattia indotta da Sars Cov-2 sia dalle forme gravi o addirittura mortali del Covid-19. Può essere somministrato da subito a tutti i soggetti sopra i 18 anni. Con delle eccezioni specifiche


Via libera al vaccino AstraZeneca anche per le persone over 65. È stata emanata la circolare del ministero della Salute firmata dal direttore generale della prevenzione Gianni Rezza, ed è stata pubblicata.

Il vaccino potrà quindi essere somministrato da subito a tutti i soggetti sopra i 18 anni, a eccezione dei pazienti identificati "come estremamente vulnerabili in ragione di condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici o per patologia concomitante che aumenti considerevolmente il rischio di sviluppare forme fatali di COVID-19". La decisione fa seguito a un parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità. 

"Ulteriori evidenze scientifiche resesi disponibili - si legge nella circolare ministeriale - non solo confermano il profilo di sicurezza favorevole relativo al vaccino in oggetto, ma indicano che, anche nei soggetti di età superiore ai 65 anni, la somministrazione del vaccino di AstraZeneca è in grado d’indurre significativa protezione sia dallo sviluppo di patologia indotta da SARS-CoV-2, sia dalle forme gravi o addirittura fatali di COVID-19".

"Sulle basi di tali considerazioni - prosegue la ciricolare - anche in una prospettiva di sanità pubblica connotata da limitata disponibilità di dosi vaccinali e alla luce della necessità di conferire protezione a fasce di soggetti più esposti al rischio di sviluppare patologia grave o addirittura forme fatali di COVID-19, il gruppo di lavoro su SARS-CoV-2 del Consiglio Superiore di Sanità ha espresso parere favorevole a che il vaccino AstraZeneca possa essere somministrato anche ai soggetti di età superiore ai 65 anni". 

  • Pubblicato in Salute

Tinder, gli incontri al tempo del Covid: gli utenti ora aggiungono "vaccinazione fatta" al profilo

Su Tinder, la più nota delle piattaforme di incontri aumenta del 258% il numero di persone che hanno aggiunto "vaccinazione fatta" al profilo. La ricerca è riferita al mercato del Regno Unito, dove le vaccinazioni sono iniziate prima e sono state e già 13 milioni di persone hanno ricevuto la prima dose.

Ma il "fenomeno" sembra diffuso un po' fra tutte le app del genere: su OKCupid, per esempio, le conversazioni riguardo ai vaccini sono cresciute del 137% fra novembre 2020 e gennaio 2021, così come anche su Hinge. Inoltre, in un sondaggio condotto fra oltre 45mila utilizzatori di OKCupid, quasi il 70% ha detto di essere pronto a farsi vaccinare. Tinder e Hinge hanno riferito di aver visto un aumento del 15% dei nuovi abbonati durante il periodo di lockdown nella primavera del 2020.

 

(Fonte: Ansa)

VACCINO COVID-19: oggi molti benefici e pochi rischi

I vaccini sono sicuri e salvano vite. Il loro rapido sviluppo però porta le persone a porsi delle domande. Ecco una panoramica dei benefici e dei possibili effetti collaterali.


Milioni di persone in tutto il mondo sperano in una vaccinazione contro il coronavirus nel prossimo futuro. I vaccini oggi sono sicuri e approvati dalle autorità sanitarie in molti paesi. Allo stesso tempo, molte persone si trovano in una fase ambivalente perché, mentre vogliono proteggersi dalle infezioni, temono anche i possibili effetti collaterali della vaccinazione. Hanno dubbi sul fatto che i vaccini siano effettivamente sicuri, dato il rapido ritmo di sviluppo, e se i possibili effetti collaterali siano stati adeguatamente studiati. Quindi quali reazioni al vaccino sono normali e quali effetti collaterali sono possibili?

È normale avere determinate reazioni dopo una vaccinazione: potrebbero verificarsi arrossamento, gonfiore o dolore intorno al sito di iniezione. Anche la stanchezza, la febbre, il mal di testa e gli arti doloranti non sono fenomeni rari, nei primi tre giorni dopo la vaccinazione.

Queste normali reazioni al vaccino sono generalmente lievi e regrediscono dopo pochi giorni. Mostrando che il vaccino funziona, perché stimola il sistema immunitario e il corpo forma anticorpi contro l'infezione che viene solo "simulata" dalla vaccinazione. 

USA New York |  L'infermiera Sandra Lindsay riceve la vaccinazione contro il Covid-19

Le reazioni tipiche del vaccino sono lievi e scompaiono dopo pochi giorni Di conseguenza, tali reazioni tipiche alla vaccinazione sono state segnalate anche dopo aver ricevuto i vaccini BioNTech-Pfizer, Moderna, AstraZeneca e Sputnik V russo.

Oltre alle tipiche reazioni vaccinali, si sono verificati anche singoli casi di effetti collaterali a volte gravi dopo la vaccinazione, come shock allergici, che sono stati riportati in dettaglio nel consenso alla firma della vaccinazione. Ma questi sono casi isolati.

Nel complesso, i vaccini approvati sono sicuri e approvati da tutte le singole agenzie, l'Agenzia europea per i medicinali (EMA), la Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti e l' Organizzazione mondiale della sanità (OMS), hanno fatto fronte comune nelle approvazioni. 

Alcuni dei nuovi vaccini - i cosiddetti vaccini mRNA - sono diversi dai vaccini consolidati: non contengono virus indeboliti o uccisi. Invece contengono solo un progetto per stimolare un componente dell'agente patogeno COVID-19. Altri sono i cosiddetti vaccini vettoriali che utilizzano adenovirus innocui (come i virus del raffreddore che colpiscono solo gli scimpanzé), come trasportatori per introdurre la proteina Spike e innescare la risposta immunitaria.

Ecco una panoramica dei rischi e degli effetti collaterali dei vaccini comunemente menzionati:

Il vaccino Biontech-Pfizer

Durante la fase di approvazione, non si sono verificati effetti collaterali gravi con il vaccino BNT162b2 sviluppato dalle società tedesca BioNTech e dall'americana. Le reazioni tipiche della vaccinazione come stanchezza e mal di testa, meno frequenti e più deboli nei pazienti più anziani.

Un professionista medico tiene in mano il vaccino BioNTech / Pfizer

Il vaccino di BioNTech-Pfizer è stato approvato per la prima volta nell'UE. Tuttavia, si sono riscontrati in alcuni pazienti reazioni allergiche subito dopo l'iniezione. Un paziente negli Stati Uniti e due britannici sono andati in shock anafilattico, associato ad arrossamento della pelle e mancanza di respiro. Poiché questi individui non avevano malattie precedenti o non erano noti per essere allergici a determinati ingredienti del vaccino, la British Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (MHRA), ha avvertito in particolare le persone che hanno dichiarato allergie a determinati ingredienti del vaccino o che hanno già subito uno shock anafilattico a fronte di altre vaccinazioni. 

Il vaccino Moderna

Anche il vaccino mRNA-1273 dell'azienda americana Moderna è un vaccino basato su geni ed è molto simile in linea di principio, a quello di BioNTech-Pfizer. 

Fiale di vaccino Moderna

Durante gli studi clinici, i partecipanti hanno tollerato bene il vaccino. Le solite reazioni alla vaccinazione erano lievi o moderate e non sono durate a lungo, quasi il 10% di quelli vaccinati con mRNA-1273 ha accusato affaticamento.

Con il vaccino Moderna, alcuni pazienti hanno avuto anche una reazione allergica e un numero molto limitato di persone ha avuto una paralisi del nervo facciale. Tuttavia, non è ancora chiaro se queste reazioni siano effettivamente correlate all'ingrediente principale del vaccino. È possibile che gli effetti collaterali non siano stati innescati dall'mRNA, ma da nanoparticelle lipidiche che fungono da trasportatori per l'mRNA e vengono successivamente scomposte dall'organismo.

Il vaccino AstraZeneca

Inizio difficile per il vaccino prodotto dall'azienda britannico-svedese AstraZeneca, un incidente durante gli studi clinici a settembre, ha causato scalpore poichè una persona ha sviluppato un'infiammazione del midollo spinale dopo la vaccinazione. Il processo è stato brevemente interrotto fino a quando un gruppo di esperti indipendenti non ha stabilito che l'infiammazione probabilmente non era correlata alla vaccinazione. 

Si vede una siringa medica con il logo dell'azienda AstraZeneca visualizzato su uno schermo sullo sfondo

Con il vaccino di AstraZeneca si sono verificate solo le tipiche reazioni vaccinali come dolore al sito di iniezione, dolore muscolare, mal di testa e affaticamento. Ancora una volta, le reazioni al vaccino erano meno frequenti e più lievi nelle persone anziane.

Il vaccino contro lo Sputnik V russo

Già nell'agosto 2020, il vaccino vettoriale Gam-COVID-Vac (Sputnik V), senza attendere gli studi di Fase III che coinvolgono decine di migliaia di soggetti, è stato approvato in Russia. Sputnik V utilizza due adenovirus modificati in modo diverso (rAd26-S e rAd5-S). Ci sono state notevoli riserve in tutto il mondo sul vaccino sviluppato dal Centro di ricerca Gamaleja a Mosca, perché il governo russo ha rilasciato un'autorizzazione all'uso in emergenza e subito dopo la sola sperimentazione di fase II. Inoltre, gli scienziati che hanno esaminato lo studio, hanno espresso preoccupazione per la possibile manipolazione dei dati. 

Tuttavia, lo Sputnik V è già utilizzato non solo in Russia ma in molti altri paesi, tra cui Bielorussia, Emirati Arabi Uniti (EAU), India, Brasile e Argentina e prossimamente Israele.

Un operatore sanitario inietta il vaccino contro il coronavirus Gam-COVID-VAK (marchio Sputnik V) nell'ospedale clinico militare n. 1602 a Rostov-sul-Don, in Russia.

Il 2 gennaio, il ministro della Sanità russo Mikhail Murashko durante una conferenza stampa ha comunicato alla stampa che più di 1,5 milioni di dosi erano state consegnate nelle regioni russe e più di 800.000 persone erano già state vaccinate. Secondo il ministero della salute russo, finora sono state registrate solo le solite reazioni alle vaccinazioni, come mal di testa o febbre. In Argentina, secondo il ministero della salute governativo, le tipiche reazioni alla vaccinazione si sono verificate in 317 persone vaccinate su un totale di 32.013.

Non sono stati segnalati effetti collaterali gravi a seguito della vaccinazione con Sputnik V. Tuttavia, le riserve sono apparentemente alte anche in Russia. Secondo un rapporto Reuters, il 52% di 3040 tra medici russi e altri professionisti della salute, hanno dichiarato in un sondaggio, condotto dall'applicazione mobile "Doctor's Handbook" e citato dal quotidiano RBC, che non si sarebbero vaccinati con Sputnik V a causa di dati insufficienti.

Pesare i benefici e i rischi

Tutti i rischi e gli effetti collaterali registrati finora sono solo istantanee degli ultimi mesi, questo deve essere pesato, nonostante tutto l'entusiasmo per il rapido sviluppo del vaccino. Non si sa ancora nulla sui possibili effetti a lungo termine dei singoli vaccini. Solo gli studi a lungo termine che accompagnano le vaccinazioni in tutto il mondo e continueranno dopo l'approvazione forniranno chiarezza. 

L'operatore di supporto personale Johanne Lamesse reagisce in anticipo all'ago mentre riceve il vaccino Pfizer-BioNTech COVID-19 presso il Civic Hospital di Ottawa, Ontario, Canada

"In linea di principio, la decisione si basa sempre su una valutazione del rapporto rischio-beneficio", ha affermato Christian Bogdan, direttore dell'Istituto tedesco di microbiologia clinica, immunologia e igiene presso l'ospedale universitario di Erlangen in Baviera, che è anche membro del Comitato permanente sulla vaccinazione (STIKO) presso il Robert Koch Institute (RKI). "Se una persona anziana ha il 20% di possibilità di morire per un'infezione Corona, e allo stesso tempo il rischio di ottenere un grave effetto collaterale della vaccinazione è 1: 50.000 o addirittura meno, io accetterei questo rischio", ha riferito durante una conferenza stampa all'OMS. "C'è quindi un rischio residuo", ha detto Bogdan. "Quanto sarà alto dovrà essere esaminato nei prossimi mesi e anni".

  • Pubblicato in Salute

Vaccino anti-Covid, sondaggio: 8 italiani su 10 dicono sì. Ma oltre la metà contro l'obbligo. E molti preferiscono aspettare

Il sondaggio Emg-Different/Adnkronos, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne per sesso, età, regione, classe d'ampiezza demografica dei comuni, è stato realizzato il 14 dicembre


Per la metà degli italiani il vaccino anti Covid-19 non deve essere obbligatorio ma una libera scelta dei singoli cittadini. Eppure, l'atteggiamento verso il vaccino non è negativo, visto che otto italiani su dieci sono intenzionati a farlo. Anche se oltre la metà dei favorevoli, piuttosto che farlo subito, preferirebbe aspettare qualche mese. Resta uno zoccolo duro del 19% che non farebbe in ogni caso il vaccino. E' quanto emerge da un sondaggio Emg-Different/Adnkronos.

Alla domanda sulla obbligatorietà o facoltatività, il 53% del campione risponde che il vaccino debba essere una libera scelta; il 37% ritiene invece che debba essere obbligatorio per tutti, mentre il 10% non risponde. Tra chi opta per il vaccino 'libera scelta', le donne al 56% appena sopra gli uomini al 50%. Diversificata la risposta per fasce d'età. Tra chi vuole il vaccino facoltativo, il 62% ha meno di 35 anni, il 58% è nella fascia tra 35 e 54 anni, mentre solo il 44% ha più di 55 anni. Nella divisione geografica, spicca il 71% del Nordest tra i favorevoli alla libera scelta. Dato che scende al 61% al Sud, al 55% al Nordovest, al 46% nelle Isole, fino al 30% al Centro.

Sostanzialmente positivo l'approccio al vaccino, anche se il 19% risponde che se fosse disponibile oggi non lo farebbe. Il 77% del campione si dichiara disponibile a sottoporsi al vaccino: di questi, il 34% lo farebbe subito senza esitazioni, mentre il 43% aspetterebbe qualche mese prima di vaccinarsi. Il 4% degli intervistati non risponde. Tra quanti dicono di voler fare il vaccino, l'82% di uomini e il 73% di donne. Risultato diversificato in base alle fasce d'età: sempre sui favorevoli a vaccinarsi, il 63% è under 35; il 71% nella fascia tra i 35 e i 54 anni; ben il 90% ho più di 55 anni. Numeri alti tra i favorevoli al vaccino nel Nordest (con l'87%) e al Centro (85%); al Nordovest il dato si attesta al 78%, in linea con il dato medio nazionale; si scende invece nelle Isole (71%) e al Sud (65%).

Il sondaggio, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne per sesso, età, regione, classe d'ampiezza demografica dei comuni, è stato realizzato il 14 dicembre 2020 con il metodo della rilevazione telematica su panel, su un campione di 1664 casi (universo: popolazione italiana maggiorenne), e presenta un intervallo fiduciario positivo/negativo del 2,3%. Totale contatti: 2000, tasso di risposta 83%; rifiuti/sostituzioni 336 (tasso di rifiuti 17%).

 

(Fonte: Adnkronos)

Il governo blocca lo sci, le Regioni non ci stanno: "Sarebbe un danno irreversibile all'economia della montagna e dei nostri territori". Da Tomba a Federica Brignone, si mobilitano anche i campioni

Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Province di Trento e Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia chiedono di aprire gli impianti almeno per le festività: "Pronti a stabilire una data comune d'avvio"


La rabbia delle Regioni: "Stagione senza sci sarebbe un suicidio, Conte ci ripensi"

Gli assessori lombardi Caparini e Sertori: "Scelta scriteriata, incomprensibile da parte di un governo disorientato"

E' scontro tra il governo e le Regioni per l'apertura degli impianti sciistici. Se da una parte l'esecutivo sembra deciso a non far partire la stagione per evitare che i contagi da coronavirus aumentino, dall'altra i governatori sono invece pronti a riavviare gli impianti. "Una stagione senza sci sarebbe un suicidio", ha detto Luca Zaia, mentre dalla Lombardia si parla di scelta "scriteriata, il governo ci ripensi".

"Sarebbe un danno irreversibile all'economia della montagna dei nostri territori", ha ribadito anche il vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti, dopo l'approvazione da parte dei presidenti delle linee guida sullo sci." La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome - ha, infatti, annunciato il governatore della Liguria - ha approvato le linee guida per l'utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte di sciatori amatoriali.

Piste sul ghiacciaio della Val Senales - Impianti sci aperti in Alto Adige

E` un documento che inviamo al governo come contributo propositivo per non compromettere la stagione sciistica e per non creare un danno irreversibile all'economia della montagna dei nostri territori". Tra i governatori in prima linea sulla questione c'è Luca Zaia (Veneto), che ha detto: "Una stagione senza sci sarebbe un suicidio, sul piano economico e social. Lo sci si pratica sulla cresta delle montagne ed è per questo che vorremo un coordinamento europeo perché pensare di vedere che da altre parti si scia mentre noi siamo chiusi è difficilmente giustificabile". Dello stesso avviso Alberto Cirio (Piemonte) che ha aggiunto: "Per lo sci invernale possiamo trovare un punto di equilibrio, come stanno facendo in altri Paesi. E' uno sport e lo si può praticare in sicurezza. Si potrebbe consentire l'attività sciistica, lasciando chiusi bar e ristoranti. E' una strada che dobbiamo percorrere insieme al governo". 

In polemica con il governo anche Davide Caparini e Massimo Sertori, rispettivamente assessore al Bilancio e alla Montagna della Lombardia, che chiedono al premier Conte di rivedere le scelte fatte perché "tenere chiusi gli impianti sciistici vuol dire fare fallire l'economia della montagna. E' una scelta scriteriata, incomprensibile da parte di un governo disorientato". Gli assessori lombardi hanno poi aggiunto che "mentre a Natale si andrà a sciare in Svizzera, in Austria e in Francia secondo il governo da questa parte delle Alpi dovrà essere tutto chiuso". 

"E' necessario - si legge in una nota congiunta degli assessori con delega agli impianti di risalita delle Regioni alpine - darsi una data comune per l'avvio della stagione bianca, tenuto conto del quadro sanitario che andrà a delinearsi nelle prossime settimane". Gli assessori di Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Provincia di Trento, Provincia di Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno quindi sottolineato che "molte realtà imprenditoriali legate alla stagione bianca, tra cui scuole di sci, noleggi, aziende di trasporto, hotel e ospitalita' in genere, ecc., aspettano risposte per programmare la stagione invernale

Il Mondo dello sci si mobilita

Covid, Tomba e Brignone, appello al governo: «Le piste da sci devono essere  aperte a Natale»- Corriere.it

Alberto Tomba non ha dubbi. "Lo sci è per eccellenza sport all'aperto ed individuale: in più, visto come ci si veste quando si va a sciare, non "è davvero un problema di mascherine, perché già ora si usano normalmente protezioni della bocca e del viso.

E sciando neppure c'è un problema di distanziamento". Suona come un appello alla riapertura degli impianti - tema al centro del dibattito in ambito covid, con gli operatori del settore che si oppongono alla chiusura voluta dal governo - quello del più famoso campione azzurro dello sci, secondo il quale "le piste dovrebbero dunque essere aperte, anche se ci sono ovviamente degli accorgimenti da prendere".

"Per gli impianti non vedo però problemi particolari: dove c'è un seggiovia a due o tre posti si va da soli, se "è da cinque si va in tre. E si possono benissimo diminuire e segnare anche i posti sulle cabinovie: non c'è dunque problema a mantenere il distanziamento sugli impianti", aggiunge Tomba dalla casa di famiglia di Castel de britti.

"Il problema è, semmai quello dell'apres ski e dei rifugi dove si va a bere e mangiare qualcosa dopo una sciata - spiega poi il bolognese - ma anche in questo caso, come avviene nei ristoranti, si può limitare gli accessi, con mascherina e distanziamento obbligatori".    

"E' molto importante che gli impianti sciistici aprano a Natale, perché sarebbe un segnale positivo per tutti. Altrimenti, con le stazioni chiuse, il danno sarebbe irreparabile". Parlando all'ANSA Federica Brignone, detentrice della coppa del mondo di sci, prende posizione in maniera forte sul dibattito del giorno sul fronte misure anticovid.

Covid, come salvare il Natale? Ipotesi negozi aperti fino a tardi e spostamenti liberi per i parenti stretti

Dagli acquisti durante le feste alle raccomandazioni sul cenone, la nuova linea temporale di confine sulle nuove disposizioni anti-Covid è il 3 dicembre, giorno in cui scade l'attuale Dpcm


L'ultima di Conte: ora parla direttamente con Babbo Natale – Il Tempo

Negozi per lo shopping aperti a dicembre fino a tardi nelle regioni gialle o arancioni, per "diluire le presenze". Ma anche "tutela degli affetti" con la possibilità di spostarsi da una zona rossa, solo per ricongiungersi con i parenti più stretti a ridosso dei giorni di festa.

Sarà un Natale diverso ma non cancellato, quello che emerge dalle ipotesi che circolano nel Governo in queste ore.
Qualche timido allentamento delle misure ad hoc, dunque, ma solo in previsione di dati più confortanti. E nessuno sconto alle Regioni, con il Paese che si tinge progressivamente verso il rosso. Dagli acquisti durante le feste alle raccomandazioni sul cenone, la nuova linea temporale di confine sulle nuove disposizioni anti-Covid è il 3 dicembre, giorno in cui scade l'attuale Dpcm. Tutto dovrebbero essere deciso comunque non prima dell'inizio di dicembre.

Lo sguardo è soprattutto rivolto alla ripartenza dei consumi, con le dovute cautele. L'unica possibile deroga per chi si trova nelle zone rosse potrebbe essere quella di una "tutela degli affetti", affinché le persone sole non "siano abbandonate": che tradotto significa la possibilità di festeggiare il Natale con i propri parenti spostandosi in una qualsiasi altra regione. Una 'riflessione', quest'ultima, che al momento è al vaglio degli esperti e del Governo.

Impossibile invece stabilire "norme" su chi dovrà stare a tavola per il cenone: in questo caso ci saranno 'raccomandazioni' che terranno conto solo del numero massimo di persone al tavolo (al momento è sei) e di prevedere soltanto la presenza di familiari che si frequentano abitualmente. Restano proibiti feste e balli, così come i cenoni in albergo, mentre le piazze saranno chiuse o a numero ristretto, laddove sarà possibile rispettare le distanze. Tra le novità, l'ipotesi di un allungamento degli orari, con i negozi aperti fino alle 22 o alle 23 e sempre con accessi contingentati dei clienti. Negli ultimi giorni erano anche emerse le ipotesi di 'allungare' il coprifuoco a mezzanotte, almeno nei giorni di festività, e un accesso 'a numero chiuso' nei centri commerciali, per evitare assembramenti.

Tutto resterà comunque legato ai territori con le diverse disposizioni per le varie zone - rossa, arancione o gialla - e non tutti festeggeranno dunque allo stesso modo. "Le regole si rispettano sempre e in ogni occasione, nella speranza che in quei giorni di fine dicembre le misure siano meno restrittive e la situazione meno drammatica di quanto non lo sia oggi", spiega la sottosegretaria al ministero della Salute, Sandra Zampa. A chiedere "cautela" è anche il direttore aggiunto dell'Oms, Ranieri Guerra. E il virologo dell'Università Statale di Milano, Fabrizio Pregliasco, commenta: "è chiaro che si dovrà attuare un allargamento delle possibilità di movimento per il Natale, ma dovrà essere un Natale abbastanza sobrio, perché un liberi tutti ci porterebbe, appunto, a una terza ondata".

Adesso, tra i governatori, c'è chi spera di poter recuperare in vista dei giorni clou di fine anno: riportare la Toscana in zona gialla entro Natale "è l'obiettivo che io mi propongo", ma "risalire è dura", annuncia Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, ricordando che risalire dalla zona rossa o arancione "è dura, perché devi avere dati migliori per 14 giorni in continuità: basta che sballi qualcosa e riparti nel conteggio". 

 

(Fonte: Ansa)

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