updated 2:32 PM UTC, Apr 11, 2021

Pd-M5S, incontro tra Letta e Crimi: si rafforza l'asse giallorosso per le comunali. "Proseguire il percorso comune e stop a cambi di casacca". Aspettando Conte...

Faccia a faccia questa mattina a Roma tra il capo politico del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, e il segretario del Partito Democratico, Enrico Letta. Tra i temi toccati l'emergenza Covid, le riaperture e le prossime elezioni amministrative


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Il segretario del Pd Enrico Letta ha incontrato il capo politico del Movimento 5 Stelle Vito Crimi. E quello tra i due, spiegano fonti del M5S, è stato un "confronto positivo e cordiale, nel corso del quale è stata ribadita da entrambe le parti la volontà di proseguire nel percorso comune avviato già a partire dal governo Conte II".

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Nell'incontro si è parlato anche delle prossime elezioni amministrative, rispetto alle quali "da parte del Movimento è stata ribadita la volontà di collaborare sui territori e nelle amministrazioni locali, come dimostrato anche recentemente dall'ingresso di un portavoce M5s nelle giunte di Lazio e Puglia, laddove dovessero crearsi le condizioni. Qualora ciò non dovesse avvenire - viene aggiunto - ciò non inciderebbe sul percorso comune già avviato".

 Secondo quanto si apprende, durante il colloquio, avvenuto presso la sede di Arel e durato oltre un'ora, la principale questione affrontata sarebbe stata anche quella relativa all'emergenza Covid e in particolare, fanno sapere fonti del M5S, "sulle risposte sanitarie ed economiche in atto e quelle da adottare, e il tema delle riaperture. È stato fatto il punto su come sostenere nelle prossime settimane il governo nel proseguo della campagna vaccinale e rispetto a imprese e famiglie". Altro argomento toccato, spiegano le stesse fonti, è stato quello dei meccanismi parlamentari e di alcune correzioni che vengono ritenute opportune, al fine di porre fine a storture, come quella del dilagante fenomeno dei cambi di casacca.

 

(Fonte Ansa)

Vaccino Sputnik, l'Ue scioglie i dubbi: "Stati membri liberi di comprarlo". Germania già pronta a trattare con i russi

L'annuncio del portavoce capo della Commissione Europea, Eric Mamer: "Ci possono essere approcci autonomi alla questione" delle forniture di vaccini anti-Covid. "Abbiamo una strategia europea sui vaccini, che è basato sul negoziato con un certo numero di imprese che sono state identificate"


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Vaccino Sputnik, gli Stati membri dell'Ue sono liberi di comprarlo in autonomia. E' quanto ha detto il portavoce capo della Commissione Europea Eric Mamer, durante il briefing con la stampa a Bruxelles, dopo che il ministro della Salute tedesco Jens Spahn ha annunciato stamani che la Germania potrebbe trattare in via bilaterale con Mosca l'acquisto di dosi del vaccino russo, se verrà autorizzato dall'Ema.

 

La strategia europea sui vaccini

Gli Stati membri dell'Ue sono liberi, ribadisce il portavoce, se credono, di acquistare autonomamente vaccini che non fanno parte del portafoglio di sieri anti-Covid ordinati dalla Commissione Europea per conto dei 27, come il russo Sputnik V, senza che questo comporti la "fine" della strategia Ue sui vaccini, che riguarda un certo numero di produttori chiaramente identificati e non tutti i vaccini contro il Coronavirus. "Ancora una volta - ricorda Mamer - ci possono essere approcci autonomi alla questione" delle forniture di vaccini anti-Covid. "Abbiamo una strategia europea sui vaccini, che è basato sul negoziato con un certo numero di imprese che sono state identificate".

Finora si tratta di Pfizer/BioNTech, Moderna, AstraZeneca, J&J, CureVac e Sanofi/Gsk, con le quali sono stati siglati dei contratti, più Novavax e Valneva, con le quali sono stati conclusi i colloqui esplorativi. "Il fatto che degli Stati eventualmente decidano di acquistare dei vaccini da altri fornitori, come è già successo per esempio nel caso dell'Ungheria, non comporta la fine della strategia europea. Sono due cose diverse".

La scelta tedesca

Il governo federale tedesco parlerà con la Russia per la potenziale fornitura di vaccini Sputnik, se il prodotto verrà autorizzato dall'Ema, l'ente regolatorio europeo. Lo ha chiarito il ministro tedesco della Salute, Jens Spahn, dopo che alcune regioni hanno avviato iniziative autonome. Spahn ha comunque esortato alla prudenza, invitando a non farsi distrarre dal tema dello Sputnik, dato che la Russia deve ancora fornire all'Ema i dati per l'autorizzazione. Una volta che il vaccino avrà ricevuto luce verde, Berlino ne parlerà direttamente con Mosca, ha detto Spahn, ricordando che ieri la Commissione Europea ha detto di non voler far contratti per l'acquisto dello Sputnik. Il ministro ha anche fatto notare che per fare la differenza i vaccini russi dovrebbero poter arrivare nei prossimi mesi.

Intanto già due land tedeschi sono entrati in trattative per l'acquisto di vaccini russi. La regione settentrionale del Meclemburgo-Pomerania ha annunciato oggi di essersi assicurata un'opzione per un milione di dosi di Sputnik e di valutare un possibile ruolo di industrie locali nella produzione. Ieri la Baviera ha annunciato un'intesa per 2,5 milioni di dosi e la produzione locale del vaccino.

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Covid, Ilaria Capua: "E' plausibile che il virus sia nato in laboratorio". E sul vaccino: "Potrà essere anche spray o in cerotto"

La virologa parla in un'intervista al Corriere della Sera: "Di soldi per la ricerca non ce n’è mai abbastanza e prima che sia troppo tardi riflettiamoci bene perché questo momento di consapevolezza non ripasserà fino alla (ahimè) prossima pandemia"


Ilaria Capua: "Vi spiego perché il virus non sparirà con i vaccini" -  IlGiornale.it

Esiste “l’ipotesi che Sars-Cov-2 possa essere figlio di un virus generato in laboratorio” ed “è ritenuta plausibile al punto tale da dover mandare una squadra di esperti a verificare cosa è successo in quel laboratorio”. E' quanto afferma la virologa Ilaria Capua, in un'analisi sul Corriere della Sera.

“Se l’Oms, oltre un anno dopo il fatto, decide di spedire un gruppo di esperti in Cina per cercare di stabilire che cosa è successo - fa notare Capua - un motivo c’è”. “E il motivo che serpeggia nel fondo – spiega – è che è accettato e risaputo che in alcuni laboratori del mondo esista la tecnologia per alterare virus naturali più o meno innocui e trasformarli in stipiti virali potenzialmente pandemici”.

“Questi esperimenti detti Gof (Gain of fuction, acquisizione di funzioni) - prosegue la scienziata - mirano a far acquisire a virus naturali o di laboratorio alcune caratteristiche come la virulenza o la trasmissibilità per poi studiarne i meccanismi in sistemi di ricerca artificiali” tanto che di questi stessi esperimenti “si parlò molto nel 2012 quando alcuni gruppi di scienziati finanziati da enti pubblici trasformarono virus influenzali aviari H5N1 in una variante più contagiosa”. 

Secondo Capua si tratta di scegliere oggi cosa fare per la salute mondiale: “in futuro vogliamo investire sul potenziamento dei virus o dei vaccini?”.

Affrontare il rapporto rischio-beneficio di moltiplicare i laboratori che possono generare virus con potenziale patogeno rafforzato - si domanda - oppure spingersi nell’immaginare un mondo che grazie al Covid-19 avrà presto vaccini in formato cerotto, spray, chip che possono arrivare a destinazione anche senza un involucro gigantesco e refrigerante, che a oggi si è mostrato uno dei principali colli di bottiglia della logistica?".

"Si tratta solo di pensarci bene e scegliere - sottolinea Capua - perché questo dibattito plasmerà il futuro delle nostre società e proprio per questo motivo al tavolo ci devono stare tutti”. 

“Di soldi per la ricerca - conclude - non ce n’è mai abbastanza e prima che sia troppo tardi riflettiamoci bene perché questo momento di consapevolezza non ripasserà fino alla (ahimè) prossima pandemia”.

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Lavoro, in un anno perso quasi un milione di posti. Occupazione stabile a febbraio. L'emorragia si fermerà o siamo solo all'inizio?

La fotografia dai dati Istat. Nei giorni scorsi lo studio di Unimpresa che avvertiva: "Dieci milioni di italiani a rischio povertà. Subito nuovi ristori"


Occupazione in Emilia-Romagna: dopo il lockdown, ripartenza a maggio –  ART-ER

Un milione di posti di lavoro persi in un anno. E' il quadro che si delinea dai dati Istat. A febbraio 2021 gli occupati erano 22.197.000, ovvero 945.000 in meno rispetto a febbraio dello scorso anno. "Le ripetute flessioni congiunturali dell’occupazione - registrate dall’inizio dell’emergenza sanitaria fino a gennaio 2021 - hanno determinato un crollo dell’occupazione rispetto a febbraio 2020 (-4,1% pari a -945mila unità) - rileva l'Istat - La diminuzione coinvolge uomini e donne, dipendenti (-590mila) e autonomi (-355mila) e tutte le classi d’età". Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 2,2 punti percentuali, toccando il 56,5%.

Nell’arco dei dodici mesi, crescono le persone in cerca di lavoro (+0,9%, pari a +21mila unità), ma soprattutto gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+5,4%, pari a +717mila).

Il tasso di disoccupazione a febbraio diminuisce di 0,1 punti rispetto a gennaio e aumenta di 0,5 punti su febbraio 2020. Lo rileva l'Istat spiegando che nel mese è al 10,2%.

Diminuisce lievemente anche il numero di inattivi (-0,1% rispetto a gennaio, pari a -10mila unità) per effetto, da un lato, della diminuzione tra le donne e chi ha almeno 25 anni e dall’altro della crescita tra gli uomini e i 15-24enni. Il tasso di inattività è stabile al 37,0%.

Il livello dell’occupazione nel trimestre dicembre 2020-febbraio 2021 è inferiore dell’1,2% rispetto a quello del trimestre precedente (settembre-novembre 2020), con un calo di 277mila unità -prosegue l'Istat. Nel trimestre aumentano sia le persone in cerca di occupazione (+1,0%, pari a +25mila), sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+1,3%, pari a +183mila unità).


Povertà, allarme Unimpresa: "Dieci milioni di italiani a rischio"

BANKITALIA: AUMENTANO LE DISUGUAGLIANZE

A chi già si trova in condizione di estremo disagio economico potrebbero aggiungersi presto i disoccupati e i tanti lavoratori a rischio, in situazioni estremamente precarie. "Subito nuovi ristori"

L'ultima rilevazione Istat parlava di 5,6 milioni di persone in povertà, ma secondo Unimpresa gli italiani a rischio a causa della crisi innescata dal Covid sono molti di più, 10,4 milioni. Tra di loro si contano infatti i 4 milioni di disoccupati e i 6,3 milioni di occupati in situazioni instabili o economicamente deboli: il dato, calcolato dal Centro studi di Unimpresa, si riferisce a fine 2020 e conta oltre 1,2 milioni di soggetti in più rispetto a un'analoga rilevazione relativa al 2015, con una crescita significativa del 13%.

Secondo Unimpresa la crisi economica innescata dall'emergenza sanitaria ha contribuito a estendere il perimetro delle persone in difficoltà: ai 4,1 milioni di persone disoccupate bisogna sommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (776mila persone) sia quelli a orario pieno (1,9 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (711mila), i collaboratori (225mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,7 milioni). Questo gruppo di persone occupate - ma con prospettive incerte circa la stabilità dell'impiego o con retribuzioni contenute - ammonta complessivamente a 6,3 milioni di unità: "in condizioni precarie o economicamente deboli, - spiega l'organizzazione - contribuiscono a estendere la platea degli italiani in crisi, che vivono sull'orlo del baratro, sempre più vicini alla povertà".
 
Unioncamere lancia dunque l'allarme: per evitare che dalla attuale situazione di rischio si passi a una situazione di vera difficoltà bisogna che il governo intervenga, andando "ben oltre quei 32 miliardi di euro stanziati col decreto Sostegni, che non bastano". "C'è un fattore tempo che è fondamentale: -  dice il vicepresidente di Unimpresa, Salvo Politinoo - il decreto che stanzia quei fondi è del 19 marzo e i primi bonifici, assicura il governo, dovrebbero arrivare intorno alla metà di aprile. Vuol dire oltre 100 giorni per un pacchetto di aiuti che, in ogni caso, risponde solo parzialmente alle drammatiche esigenze che stiamo affrontando".
 

Rossa e arancione, l'Italia riparte dalle scuole: da mercoledì tutti in classe fino alle medie. Lo scenario di questo mese

Cosa cambia per i colori delle Regioni. Fino al 30 aprile abolito il giallo. Le valutazioni sull'incidenza delle varianti rispetto alla popolazione


Regole Covid: scuola e restrizioni dopo il 6 aprile - PMI.it

Da martedì 6 aprile termina la zona rossa entrata in vigore in tutta Italia per le festività pasquali. Le singole Regioni saranno sottoposte, quindi, alle restrizioni previste in base al colore assegnato dalla cabina di regia, ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità, secondo l’andamento dell’epidemia a livello regionale.

In particolare l’ultimo monitoraggio dello scorso venerdì ha stabilito che rimarranno in zona rossa 9 regioni (Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta, Campania, Calabria e Puglia), mentre in ‘zona arancione’ torneranno Abruzzo, Basilicata, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Sardegna, Sicilia, Umbria, Trentino Alto Adige, Veneto e le Province autonome di Bolzano e Trento.

Il decreto del 12 marzo scorso ha stabilito, infatti, che dal 6 al 30 aprile 2021 ‘in tutte le zone gialle si applicano le disposizioni previste per le zone arancioni’.

È prevista anche l’estensione delle misure della ‘zona rossa' in caso di incidenza di contagi, superiori a 250 casi ogni 100mila abitanti e nelle aree con una consistenza di circolazione delle varianti. Le regole della ‘zona arancione’ prevedono la possibilità di spostarsi all’interno del proprio comune tra le 5 e le 22 mentre gli spostamenti verso altri comuni e verso altre Regioni, sono consentiti esclusivamente per ‘comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute’. 

Restrizioni previste nelle 'zone arancioni'

In zona arancione, inoltre, resta in vigore il coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino, quando per spostarsi è necessario dimostrare ‘comprovate esigenze lavorative, motivi di salute e situazioni di necessità’. Per i residenti in comuni che hanno una popolazione fino a 5.000 abitanti è comunque consentito spostarsi, tra le 5 e le 22, entro i 30 km dal confine del proprio Comune.

Per tutto il mese di aprile l’attività di ristoranti e pizzerie potrà essere svolta solo con l’asporto di cibo e bevande dalle 5 del mattino alle 22. Per i bar, e quei locali che non hanno una cucina, l’asporto è consentito solo fino alle 18. La consegna a domicilio è consentita senza limiti di orario, ma deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti.

È consentita, senza limiti di orario, anche la consumazione di cibi e bevande all’interno degli alberghi e delle altre attività ricettive ma per i soli clienti che alloggiano nella struttura.

Coronavirus e scuola, bambini e adolescenti verso le aule. Gli studi:  "Covid meno frequente nei piccoli", "Sotto i 20 anni meno suscettibili" -  Il Fatto Quotidiano

Misure  per le scuole

È prevista da mercoledì 7 aprile la riapertura delle scuole anche nella ‘zona rossa’ dove solo gli alunni dell’infanzia, delle elementari e della prima media, potranno frequentare le lezioni in presenza.

Il decreto del 1 aprile ha stabilito per la zona rossa la didattica a distanza per i ragazzi dalla seconda media in poi ma garantendo la possibilità di svolgere attività in presenza per gli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali.

In zona arancione, invece, la didattica in presenza dovrà svolgersi per gli alunni dell’infanzia, delle elementari e di tutte le classi fino alla terza media. Per gli alunni delle scuole superiori dovrà essere garantita la didattica in presenza ad almeno il 50 per cento, e fino a un massimo del 75 per cento

 

(Fonte: Agi)

Papa Francesco striglia la politica: "Superare i ritardi nella distribuzione dei vaccini" (VIDEO)

Il monito del Pontefice nel messaggio di Pasqua trasmesso in mondovisione dalla Basilica di San Pietro: "La pandemia ha purtroppo aumentato drammaticamente il numero dei poveri e la disperazione di migliaia di persone". Bergoglio si è rivolto ai governanti del mondo affinché mettano in campo gli aiuti per le famiglie sempre più in crisi a causa dell’emergenza pandemica - (VIDEO)


Papa Francesco, messa di Pasqua e benedizione Urbi et Orbi

Papa Francesco è entrato in processione nella Basilica vaticana, dove nella Domenica di Pasqua, ha presieduto all'Altare della Cattedra la solenne celebrazione della messa del giorno. La liturgia, che si svolge nel rispetto delle restrizioni anti-Covid e con una ristretta partecipazione di fedeli, è iniziata con il Rito del "Resurrexit" e l'aspersione. 

A termine della messa il Pontefice, sempre dall'Altare della Cattedra (anziché, come da tradizione, dalla Loggia centrale della Basilica), il Messaggio pasquale e, dopo l'annuncio della concessione dell'indulgenza dato dal cardinale Mauro Gambetti, arciprete di San Pietro e vicario del Papa per la Città del Vaticano, la benedizione "Urbi et Orbi".

"L'annuncio di Pasqua non mostra un miraggio, non rivela una formula magica, non indica una via di fuga di fronte alla difficile situazione che stiamo attraversando. La pandemia è ancora in pieno corso; la crisi sociale ed economica è molto pesante, specialmente per i più poveri; malgrado questo - ed è scandaloso - non cessano i conflitti armati e si rafforzano gli arsenali militari", ha detto il Pontefice nel messaggio 'Urbi et Orbi'. "E questo è lo scandalo di oggi", ha ribadito. 

"Cristo risorto è speranza per quanti soffrono ancora a causa della pandemia, per i malati e per chi ha perso una persona cara. Il Signore dia loro conforto e sostenga le fatiche di medici e infermieri", ha invocato il Papa.

"Tutti, soprattutto le persone più fragili, hanno bisogno di assistenza e hanno diritto di avere accesso alle cure necessarie. Ciò è ancora più evidente in questo tempo in cui tutti siamo chiamati a combattere la pandemia e i vaccini costituiscono uno strumento essenziale per questa lotta", ha detto ancora il Papa. "Nello spirito di un 'internazionalismo dei vaccini', esorto pertanto l'intera Comunità internazionale a un impegno condiviso per superare i ritardi nella loro distribuzione e favorirne la condivisione, specialmente con i Paesi più poveri", ha aggiunto il Pontefice.

"Sono vicino ai giovani di tutto il mondo e, in quest'ora, specialmente a quelli del Myanmar, che si impegnano per la democrazia, facendo sentire pacificamente la propria voce, consapevoli che l'odio può essere dissipato solo dall'amore". "Gesù risorto è speranza pure per tanti giovani che sono stati costretti a trascorrere lunghi periodi senza frequentare la scuola o l'università e condividere il tempo con gli amici - ha detto Francesco -. Tutti abbiamo bisogno di vivere relazioni umane reali e non solamente virtuali, specialmente nell'età in cui si forma il carattere e la personalità".

"Il Crocifisso Risorto è conforto per quanti hanno perso il lavoro o attraversano gravi difficoltà economiche e sono privi di adeguate tutele sociali. Il Signore ispiri l'agire delle autorità pubbliche perché a tutti, specialmente alle famiglie più bisognose, siano offerti gli aiuti necessari a un adeguato sostentamento". "La pandemia ha purtroppo aumentato drammaticamente il numero dei poveri e la disperazione di migliaia di persone", ha affermato Francesco.

Attività chiuse, meno rifiuti, ma la Tari aumenta a livelli record. La denuncia di Confcommercio

Nel 2020 il costo totale della tassa sui rifiuti arriva al livello mai raggiunto di 9,73 miliardi con un incremento dell'80% negli ultimi 10 anni. E mentre l'esborso cresce i servizi non migliorano


Tari, nuove regole: bolletta più chiara e leggera

Secondo l'Osservatorio Tasse locali di Confcommercio nel 2020 il costo totale della tassa rifiuti (Tari) raggiunge il livello record di 9,73 miliardi con un incremento dell'80% negli ultimi 10 anni. Un paradosso considerato che a causa del blocco delle attività per il Covid la quantità di rifiuti prodotta è stata oltre 5 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2019.

Far pagare chi produce rifiuti - Oltre ad interventi strutturali per rendere effettivo il principio europeo "chi inquina paga" e commisurare la Tari ai rifiuti realmente prodotti, per Confcommercio servono anche misure emergenziali, visto il perdurare della pandemia, "esentando dal pagamento della tassa tutte quelle imprese che, anche nel 2021, saranno costrette a chiusure dell'attività o a riduzioni di orario e quelle che, pur rimanendo in esercizio, registreranno comunque un calo del fatturato e, quindi, dei rifiuti prodotti".

Le imprese, sottolinea Confcommercio, "vogliono pagare il giusto, una tariffa corrispettiva al servizio erogato e soprattutto desiderano poter scegliere in autonomia l'operatore pubblico o privato più conveniente. Per i quantitativi di rifiuti che autonomamente le imprese avviano a smaltimento e recupero, senza servirsi del servizio pubblico, bisogna che venga detassata la quota corrispettiva della Tari".

L'Osservatorio di Confcommercio ha anche analizzato il livello quantitativo dei servizi erogati. Tale dato misura, con un punteggio da 0 a 10, la quantità dei servizi offerti da un comune rispetto alla media dei comuni della stessa fascia di popolazione. Un parametro che fotografa un'altra criticità: a fronte di costi sempre molto elevati, non corrisponde mediamente un livello di servizio migliore. Sono nove le Regioni che si posizionano ancora sotto il livello 6 di sufficienza: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Molise, Puglia e Toscana. I maggiori punteggi per Emilia Romagna (7,38), Piemonte (7,33), Veneto (7,17) e Lombardia (7).

Smart working, brutte sorprese in bolletta: +22% di spese per il riscaldamento nel 2020

Continuano gli studi sugli effetti per lavoratori e famiglie del cosiddetto "lavoro agile" svolto a casa anziché in ufficio. Le ricadute sono sociali, pscilogiche, ma anche economiche. Ecco cosa emerge da un'indagine di Tado, azienda specializzata nella climatizzazione domestica


Lo smart working ha fatto lievitare la spesa degli italiani per il riscaldamento. Secondo i dati diffusi da Tado, azienda specializzata nella climatizzazione domestica, lo scorso inverno nelle case italiane è stato avviato il riscaldamento diurno il 22% in più rispetto al precedente. 

Lo studio, basato su un campione di circa 300.000 case europee, di cui 32.000 italiane, ha rilevato che le famiglie italiane e spagnole hanno dovuto affrontare i maggiori aumenti del riscaldamento domestico: un fenomeno derivante dal cambio delle abitudini a causa delle restrizioni imposte per arginare l'epidemia.

Dallo studio emerge che gli italiani hanno vissuto molto di più la casa anche nelle giornate feriali, dopo aver introdotto il lavoro da casa come nuova abitudine. In Danimarca e in Svezia gli aumenti sono stati i più bassi in Europa, ma solo perché l'inverno appena trascorso è stato in media 0,6 gradi più caldo rispetto al precedente.

In Europa la climatizzazione degli edifici e dell'industria rappresentano la metà del consumo energetico e il riscaldamento e l'acqua calda costituiscono circa i tre quarti del consumo energetico di una casa.   

Ci sono molti modi per risparmiare sul riscaldamento e sull’acqua calda. Una soluzione semplice è quella di abbassare il riscaldamento: anche solo 1 grado in meno consente un risparmio in bolletta di circa il 6%. Utilizzare il riscaldamento e l'acqua calda solo quando è necessario permette di risparmiare in modo notevole. Inoltre, il passaggio a un termostato intelligente può garantire che solo le abitazioni e gli ambienti occupati siano riscaldati, consentendo al contempo ulteriori risparmi grazie all'adattamento alle condizioni atmosferiche, al rilevamento delle finestre aperte e ad altre funzionalità. Gli studi hanno indicato che usare il termostato intelligente può ridurre la bolletta del riscaldamento fino al 31% senza che né il proprietario dell’abitazione né l'inquilino sacrifichi la propria comodità.

 

(Fonte: Agi)

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