updated 3:03 PM UTC, Jun 22, 2021

Covid, il virologo italiano negli Usa: "Origine naturale o da laboratorio entrambe plausibili"

Parla Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta, negli Stati Uniti. Secondo lui è un argomento "non solo alquanto spinoso dal punto di vista tecnico, ma anche prono ad essere contaminato da considerazioni di tipo politico" 


Un laboratorio de Londres paga £3.500 a voluntarios para infectarse de  coronavirus | El Ibérico

"Le due ipotesi, origine 'naturale' e virus 'di laboratorio'", per il coronavirus sono al momento "entrambe plausibili, e chiunque dica che una delle due è 'certa', oppure che è certamente sbagliata, fa un'affermazione non giustificata dalle attuali conoscenze". Lo precisa il virologo italiano Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, che in un lungo post su Facebook prova a fare chiarezza su un argomento che è "non solo alquanto spinoso dal punto di vista tecnico, ma anche prono ad essere contaminato da considerazioni di tipo politico".

"Per quanto mi riguarda - afferma l'esprto - io condivido parola per parola quanto scritto su 'Science' solo alcuni giorni fa da un gruppo di giganti della virologia, tra cui Pam Bjorkman, Ralph Baric, David Relman, Ruslan Medzhitov, Michael Worobey: 'Dobbiamo prendere sul serio sia l'ipotesi dell'origine naturale che quella dell'origine di laboratorio. Una indagine valida deve essere trasparente, oggettiva, basata sui dati, fatta da esperti di varie discipline, soggetta a revisione indipendente, e gestita in modo tale da limitare i conflitti di interesse. Agenzie di salute pubblica e laboratori di ricerca devono aprire i loro archivi al pubblico'".

Silvestri premette che spiegare gli elementi oggi a disposizione della scienza per sciogliere il dubbio sull'origine del patogeno pandemico "non è cosa facile, ma ci provo lo stesso, perché purtroppo su questo tema - sottolinea - c'è tanta confusione a causa di gente che parla e straparla senza capire niente di virologia".

"In particolare - scrive Silvestri su Fb - parlerò brevemente della 'misteriosa' sequenza di 12 nucleotidi presenti nel genoma di Sars-CoV-2 a cui ho accennato" in un'intervista televisiva andata in onda domenica 30 maggio durante la trasmissione 'Mezz'ora in più' su Rai3. "Mi riferisco al sito di clivaggio della furina (un enzima proteolitico) che è presente tra la subunità 1 (S1) e la subunità 2 (S2) della Spike (S) di Sars-CoV-2. Si tratta 4 residui amino-acidici, Prra (prolina-arginina-arginina-alanina), corrispondenti appunto a 12 nucleotidi (quindi 4 codoni, CCT-CGG-CGG-GCA), inseriti in una posizione strategica tra la serina 680 e l'arginina 681 della proteina Spike. Questo prendendo come referenza il virus del pipistrello Rhinolophus affinis RatG13, visto che si tratta del virus più vicino filogeneticamente a Sars-CoV-2".

"Secondo l'ipotesi dell'origine naturale' (il famoso salto di specie dal pipistrello all'uomo, con o senza un ospite intermedio) - dettaglia il virologo - questa sequenza di 12 nucleotidi potrebbe essersi inserita come risultato di una mutazione casuale (evento estremamente improbabile per una serie di motivi legati alla biologia della replicazione del Rna nei coronavirus che non posso approfondire in questa sede), oppure a seguito di un evento di ricombinazione che potrebbe essere avvenuto in un animale infettatosi contemporaneamente con due virus diversi (evento invece molto più probabile). Al contrario, secondo l'ipotesi del virus da laboratorio, la sequenza sarebbe stata inserita artificialmente come parte di un esperimento di manipolazione del genoma virale in vitro, fatto per studiare i meccanismi patogenetici dei coronavirus umani".

"Se ci si muove nell'ambito dell'ipotesi dell'origine naturale, la cosa curiosa che si nota a proposito del furin-cleavage site - evidenzia Silvestri - è che le 2 arginine (R-R) sono sintetizzate a partire da 2 codoni CGG-CGG che, come tali, non sono mai stati identificati (almeno per quanto io ne sappia al momento) in ogni altra coppia di arginine che facciano parte di un furin-cleavage site di altri coronavirus conosciuti con cui RaTG13 si sarebbe ricombinato per formare Sars-CoV-2. In altre parole, il virus che avrebbe fornito la sequenza nucleotidica specifica corrispondente al Prra non è al momento conosciuto. Da notare che è possibilissimo che un giorno questo virus venga identificato, perché di coronavirus in natura ce ne sono moltissimi, ma per ora questo virus non lo abbiamo scoperto".

"Se volete - prosegue lo scienziato - a questo punto sta ad ognuno di noi decidere, da buoni seguaci di Guglielmo di Occam, quale ipotesi sia più parsimoniosa. Quella dell'origine naturale postula la presenza di un virus in natura che abbia la sequenza di 12 nucleotidi del sito di clivaggio per la furina con i 2 codoni appaiati CGG-CGG, e richiede una spiegazione di come il virus sia partito dalla provincia di Yunnan, dove stanno i pipistrelli a migliaia di km da Wuhan, per far partire l'epidemia nel mercato del pesce di Huanan, che sta ad un tiro di schioppo dal Wuhan Institute of Virology (dove si studiano, appunto, i coronavirus umani). Tuttavia nemmeno l'ipotesi del virus da laboratorio è molto occamista, in quanto al momento non c'è assolutamente alcuna prova che dei ricercatori, a Wuhan o altrove, abbiano creato e inserito dentro RaTG13 la sequenza di 12 nucleotidi di cui sopra". Da qui la conclusione: al momento nessuna delle due ipotesi è certa, ma entrambe sono plausibili e vanno indagate.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Covid, ancora ombre cinesi: "Tre virologi malati a Wuhan nell'autunno 2019"

Un report, ritenuto attendibile, diffuso dal Wall Street Journal riapre la discussione sulle origini del coronavirus e sull'idea che sia uscito dal noto laboratorio


Tre virologi cinesi malati a Wuhan nell'autunno 2019. L'informazione diffusa dal Wall Street Journal riaccende i riflettori sul dibattito relativo all'origine del Coronavirus e riporta in primo piano la città cinese considerata l'epicentro della pandemia. "Tre ricercatori dell'Istituto di virologia di Wuhan si sono ammalati a novembre 2019 al punto da richiedere assistenza ospedaliera, secondo un report dell'intelligence degli Stati Uniti -in precedenza secretato- che potrebbe dare ulteriore voce alle richieste sempre più pressanti per un'inchiesta completa" sull'ipotesi "se il virus Covid-19 possa essere uscito dal laboratorio", si legge nell'articolo pubblicato in esclusiva dal quotidiano americano.

Il WSJ fa riferimento ad un documento che sarebbe stato redatto "negli ultimi giorni dell'amministrazione Trump". Secondo il report "diversi ricercatori del laboratorio, un centro per lo studio dei Coronavirus e altri patogeni, si sono ammalati nell'autunno 2019 'con sintomi coerenti sia con il Covid-19 che una comune infezione stagionale'". I dettagli relativi al "numero di ricercatori, il periodo di malattia e le visite" a cui si sono sottoposti "in ospedale arrivano alla vigilia di un meeting dell'Organizzazione mondiale della sanità, che dovrebbe discutere la prossima fase di un'indagine sulle origini del Covid-19".

Nell'articolo si sottolinea che, negli ambienti dell'intelligence, non c'è una posizione unanime relativa all'affidabilità del report. Una persona, in particolare, ha riferito che il documento sarebbe stato fornito da un partner internazionale: sarebbe "potenzialmente significativo -si legge sul giornale- ma sarebbero necessarie ulteriori verifiche e conferme supplementari". Per un altro soggetto interpellato, il documento è "solido". "L'informazione ottenuta da fonti diverse era di qualità eccelsa, molto precisa. Non diceva in maniera esatta di cosa si siano ammalati", in riferimento ai ricercatori.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Covid, Ilaria Capua: "E' plausibile che il virus sia nato in laboratorio". E sul vaccino: "Potrà essere anche spray o in cerotto"

La virologa parla in un'intervista al Corriere della Sera: "Di soldi per la ricerca non ce n’è mai abbastanza e prima che sia troppo tardi riflettiamoci bene perché questo momento di consapevolezza non ripasserà fino alla (ahimè) prossima pandemia"


Ilaria Capua: "Vi spiego perché il virus non sparirà con i vaccini" -  IlGiornale.it

Esiste “l’ipotesi che Sars-Cov-2 possa essere figlio di un virus generato in laboratorio” ed “è ritenuta plausibile al punto tale da dover mandare una squadra di esperti a verificare cosa è successo in quel laboratorio”. E' quanto afferma la virologa Ilaria Capua, in un'analisi sul Corriere della Sera.

“Se l’Oms, oltre un anno dopo il fatto, decide di spedire un gruppo di esperti in Cina per cercare di stabilire che cosa è successo - fa notare Capua - un motivo c’è”. “E il motivo che serpeggia nel fondo – spiega – è che è accettato e risaputo che in alcuni laboratori del mondo esista la tecnologia per alterare virus naturali più o meno innocui e trasformarli in stipiti virali potenzialmente pandemici”.

“Questi esperimenti detti Gof (Gain of fuction, acquisizione di funzioni) - prosegue la scienziata - mirano a far acquisire a virus naturali o di laboratorio alcune caratteristiche come la virulenza o la trasmissibilità per poi studiarne i meccanismi in sistemi di ricerca artificiali” tanto che di questi stessi esperimenti “si parlò molto nel 2012 quando alcuni gruppi di scienziati finanziati da enti pubblici trasformarono virus influenzali aviari H5N1 in una variante più contagiosa”. 

Secondo Capua si tratta di scegliere oggi cosa fare per la salute mondiale: “in futuro vogliamo investire sul potenziamento dei virus o dei vaccini?”.

Affrontare il rapporto rischio-beneficio di moltiplicare i laboratori che possono generare virus con potenziale patogeno rafforzato - si domanda - oppure spingersi nell’immaginare un mondo che grazie al Covid-19 avrà presto vaccini in formato cerotto, spray, chip che possono arrivare a destinazione anche senza un involucro gigantesco e refrigerante, che a oggi si è mostrato uno dei principali colli di bottiglia della logistica?".

"Si tratta solo di pensarci bene e scegliere - sottolinea Capua - perché questo dibattito plasmerà il futuro delle nostre società e proprio per questo motivo al tavolo ci devono stare tutti”. 

“Di soldi per la ricerca - conclude - non ce n’è mai abbastanza e prima che sia troppo tardi riflettiamoci bene perché questo momento di consapevolezza non ripasserà fino alla (ahimè) prossima pandemia”.

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Covid, ora i cinesi ci provocano: "Altro che Wuhan, virus nato in Italia". Perché lo dicono e perché c'entra un nostro studio recente

Gli articoli di New York Post e Times, le parole del portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, le precedenti "accuse" alla Spagna e all'esercito americano. Una campagna fastidiosa, ma diplomaticamente spiegabile. Nostri ospedali e università hanno detto che il SARS-CoV-2 ce l'avevamo in casa già nel settembre 2019...


 Coronavirus - Cina, rischio nuova ondata di contagi: 600mila in isolamento.  Germania proroga le misure fino al 19 aprile. Oms: "Crescita dei casi quasi  esponenziale" - Il Fatto Quotidiano

"La Cina suggerisce che l'Italia potrebbe essere il luogo di nascita della pandemia Covid-19". E' questo il titolo con il cui il New York Post, che a sua volta fa riferimento a un articolo del britannico Times, getta le ultime ombre sulla nascita della pandemia da coronavirus che ha sconvolto il mondo intero nel 2020. Una provocazione che ha potuto prendere spunto (anche) dall'esito dello studio dell'Istituto dei Tumori di Milano e dell'Università di Siena, secondo il quale il Sars-Cov-2 circolava in Italia già a settembre 2019, dunque ben prima di quanto si sia pensato finora (e prima dell'epidemia che travolse Wuhan in largo anticipo rispetto all'Italia e al resto del mondo).

Sul New York post, infatti, si può leggere quanto segue: "La Cina sta usando un nuovo studio per sollevare dubbi sulla convinzione che il Paese asiatico sia stato il luogo di nascita della pandemia. Alcuni funzionari di Pechino stanno dando risalto ad un nuovo studio. Questo suggerisce che il contagio possa aver avuto origine nella nazione europea (nello specifico proprio l'Italia) a settembre, tre mesi prima che venisse confermata la diffusione nella città di Wuhan, a lungo ritenuta l'epicentro".

Secondo il New York Post, la Cina nel recente passato ha gettato ombre anche sulla Spagna e puntato il dito anche contro l'esercito statunitense, sospettato di aver portato il virus a Wuhan ad ottobre 2019 durante i Giochi mondiali militari. Ora è il turno dell'Italia. Il Times, d'altra parte, qualche giorno fa aveva dato spazio alle parole di Zhao Lijian, portavoce del ministero degli Esteri: "Ancora una volta questo dimostra che tracciare l'origine del virus è una complessa questione scientifica che dovrebbe essere lasciata agli scienziati. E' un processo fluido che può coinvolgere numerosi paesi".

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Cina, torna la peste bubbonica e si teme una nuova epidemia. Paura in Mongolia: "Non mangiate marmotte"

Le autorità sanitarie della regione cinese della Mongolia interna hanno registrato un nuovo sospetto caso di peste bubbonica. Il paziente, un pastore della città di Bayannur, è in quarantena ed è in condizioni stabili. In tutto il distretto, il comitato sanitario ha emesso un allarme di terzo livello, in una scala da uno a quattro. L'allerta vieta la caccia e il consumo di animali selvatici, in particolare marmotte


Le autorità cinesi hanno intensificato le precauzioni, dopo che una città nella regione autonoma della Mongolia interna ha confermato un caso di peste bubbonica. Secondo le autorità il paziente di Bayannur - un pastore - è in quarantena e in condizioni stabili. I funzionari hanno detto che stanno indagando su un secondo caso sospetto, secondo il 'Global Times' cinese. La peste bubbonica era una volta la malattia più temuta al mondo, ma ora può essere facilmente curata con antibiotici, ricorda la Bbc.

Il primo caso è stato segnalato in un ospedale di Urad Middle Banner, nella città di Bayannur. Non è ancora chiaro come o perché il paziente possa essere stato infettato. Il secondo caso sospetto riguarda un quindicenne, che apparentemente era venuto in contatto con una marmotta cacciata da un cane, secondo un tweet del Global Times. Un allarme di livello 3, che proibisce la caccia e il consumo di animali che potrebbero portare la peste e invita il pubblico a denunciare casi sospetti, è stato diramato fino alla fine dell'anno.

Se non trattata, oggi la malattia - che di solito viene trasmessa dagli animali all'uomo dalle pulci - ha un tasso di mortalità del 30-60%. I sintomi della peste comprendono febbre alta, brividi, nausea, debolezza e linfonodi ingrossati su collo, ascella o inguine. Nel maggio dell'anno scorso, due persone in Mongolia sono morte a causa della peste, contratta dopo aver mangiato la carne cruda di una marmotta - lo stesso tipo di roditore con cui sarebbe entrato in contatto il secondo caso sospetto.

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Coronavirus, in Cina torna la paura: a Pechino oltre 100 casi in pochi giorni. Scattano chiusure e misure restrittive

Per il portavoce della municipalità della capitale cinese, Xu Hejian, la situazione a Pechino è "estremamente grave". La scoperta del nuovo focolaio nel mercato di Xinfadi, il più grande nella capitale, ha portato il numero dei contagiati a 106, di cui 27 solo nelle ultime 24 ore. In pratica, il record di infetti da due mesi a questa parte


A Pechino si registrano 27 nuovi contagi da coronavirus, portando a 106 il numero dei casi registrati negli ultimi giorni, tanto da far parlare di una situazione "estremamente grave". In un incontro con i giornalisti, il portavoce della municipalità della capitale cinese, Xu Hejian, ha detto che Pechino è impegnata "in una lotta contro il tempo" per fermare il contagio, attraverso "le misure più strette, decisive e determinate".

Il China Daily scrive della "sospensione parziale" dei collegamenti con città e regioni in altre province. Secondo Beijing News, domani scatterà lo stop alle partenze verso altre province dalla stazione dei bus a lunga percorrenza di Liuliqiao, nel distretto di Fengtai, dove si trova il mercato di Xinfadi che si è trasformato in un nuovo focolaio. Continueranno il servizio, si legge, solo "poche" linee.

Stando al Beijing Daily, è sospeso già da oggi il servizio shuttle dal Beijing Capital International Airport verso le città in altre province del gigante asiatico. Per ora, si legge sul China Daily, restano assicurati solo due collegamenti al giorno dall'aeroporto a Yanjiao, nella provincia di Hebei, a 30 km da Pechino. Sospesi, riporta ancora il giornale, anche i bus che portano dal Beijing Daxing International Airport a Tangshan e Langfang, nella provincia di Hebei.

In totale, secondo quanto riferito dal ministero della Sanità cinese, in tutto il Paese si registrano 40 nuovi casi di coronavirus, di cui otto importati. Salgono così a 83.221 i contagi in Cina, mentre il numero dei decessi resta fermo a 4.634.

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"Covid creato in laboratorio cinese e diffuso per errore". La rivelazione dell'ex capo dei servizi segreti inglesi

Sir Richard Dearlove cita uno studio, non ancora pubblicato, di ricercatori inglesi e norvegesi dal quale emergerebbe come elementi chiave nella sequenza genetica del virus sarebbero stati "inseriti"


Wuhan, ecco il laboratorio da dove potrebbe essere "scappato" il Covid-19

"Il coronavirus è stato creato dall'uomo in un laboratorio in Cina e si è propagato nel mondo in seguito a un incidente". Lo ha affermato Sir Richard Dearlove, ex capo dei servizi segreti inglesi (MI6), in un'intervista al Telegraph. Sir Richard ha citato una ricerca norvegese-britannica, non ancora pubblicata, dalla quale emergerebbe che elementi chiave nella sequenza genetica del virus sarebbero stati "inseriti" e potrebbero non essersi evoluti naturalmente.

Esperimenti segreti Fino a questo momento gli scienziati hanno sempre condiviso l'idea che il Covid abbia effettuato il salto di specie, probabilmente dal pipistrello all'uomo. Secondo Sir Richard Dearlove, invece, gli scienziati cinesi potrebbero aver condotto esperimenti segreti sui pipistrelli finché il Covid-19, per un incidente, sarebbe sfuggito dal laboratorio di biosicurezza di Wuhan.

"Vaccino? Gli sforzi sarebbero vani"La ricerca peer-review prodotta dagli accademici del St George's Hospital dell'Università di Londra e dai virologi norvegesi. affermerebbe che, all'interno del DNA del virus, sarebbero state inserite manualmente delle "sezioni". Inoltre tutti glìi sforzi per sviluppare un vaccino "sarebbero vani, perché il virus non è stato frainteso". Sir Richard Dearlove ha sottolineato come i risultati del rapporto potrebbero costringere la Cina a pagare al resto del mondo i danni causati dal coronavirus.

Il dibattito sulla ricerca inglese-norvegese Le parole dell'ex numero uno dei Servizi, hanno scatenato grandi dibattiti in Gran Bretagna. L'attenzione si è focalizzata sul documento, che è stato riscritto più volte e non è stato ancora pubblicato in una rivista scientifica. Una recente versione del paper sosteneva addirittura che il Covid-19 potesse essere chiamato "Virus Wuhan". Uno degli autori, John Fredrik Moxnes, ha chiesto che il suo nome venisse ritirato dalla ricerca, perché avrebbe messo in dubbio la sua credibilità. I co-firmatari della ricerca, invece, non hanno fatto passi indietro e hanno affermato che il virus possiede delle "impronte digitali uniche" che non possono essersi evolute naturalmente.  

 

(Fonte: tgcom24.mediaset.it)

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Salvini e la piazza del 2 giugno: "Non sarà manifestazione di protesta ma di proposta". E sulla pandemia: "Tutto il mondo chiede spiegazioni alla Cina e l'Italia tace"

Il leader leghista al ligure Primocanale.it parla della mobilitazione delle forze di centrodestra a Roma e in altre città: "Una raccolta di idee". Quindi la sua posizione sul coronavirus e la necessità di avere chiarimenti da Pechino. Infine le considerazioni sui casi occupazionali di ArcelorMittal e Thyssenkrupp: "Non si può scherzare con un singolo posto di lavoro, è un problema che qualche multinazionale straniera ne stia approfittando per fare cassa e licenziare"


"Non sarà una manifestazione di protesta, ma di proposta, raccolta di idee, saremo in tante città, anche a Roma, a distanza, in sicurezza". Così Matteo Salvini, intervistato a 'Primocanale.it', riferendosi alla manifestazione delle forze del centrodestra del 2 giugno. "Ci stiamo autotassando dall'inizio dell'epidemia, sui nostri stipendi, useremo quei soldi anche per una iniziativa il 2 giugno, daremo il nostro piccolo, ma penso per molti, importante, contributo", ha aggiunto il leader della Lega.

Parlando della pandemia, Salvini ha ribadito la sua posizione sulla necessità di chiarimenti da Pechino. "Ci sono 120 Paesi al mondo, in tutto il mondo, in tutti i continenti, che chiedono spiegazioni alla Cina sui ritardi nell'allarme per la pandemia, su eventuali contagi, sugli esperimenti nei laboratori, e non sono tutti amici di Salvini, sovranisti leghisti o gente strana, ma l'Italia tace" ha detto il leader del Carroccio. Per Salvini "non è il momento in cui tacere, anche perché questa pandemia, oltre che migliaia e migliaia di morti a cui va il nostro quotidiano pensiero, rischia di portare a una crisi economica enorme".

Poi, a una domanda sulle prossime tornate elettorali in Liguria e Veneto, Salvini ha risposto: "Penso che Giovanni Toti e Luca Zaia siano stati due fra i più presenti, più concreti e più efficienti, sia in termine di emergenza sanitaria che in termini di risposta economica, hanno lavorato bene". "Noi - ha sottolineato - saremo a sostegno sia di Giovanni Toti in Liguria, che di Luca Zaia in Veneto".

Salvini ha parlato anche di ArcelorMittal e della Thyssen. "Non si può scherzare con un singolo posto di lavoro, è un problema che qualche multinazionale straniera ne stia approfittando per fare cassa e licenziare, non solo a Genova con ArcelorMittal ma anche a Terni con la Thyssenkrupp c'è lo stesso rischio" ha detto il leader della Lega. "Quindi non è possibile che qualcuno per business, per mera speculazione finanziaria, giochi sulla pelle dei lavoratori", ha concluso, sottolineando che deve essere il governo a muoversi, che "deve tirare su il telefono con i signori della Mittal e della Thyssen".

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