updated 7:17 AM UTC, May 14, 2021

Green pass, Draghi annuncia: "In Italia da metà maggio". L'importanza per il nostro settore turistico in vista dell'estate

"E' arrivato il momento di prenotare le vostre vacanze in Italia e, naturalmente, non vediamo l'ora di accogliervi di nuovo", ha detto il premier alla conferenza stampa sull'esito della riunione ministeriale del G20 Turismo


Green pass, cos'è e come funziona il certificato verde digitale

"Noi dobbiamo offrire regole chiare e semplici per garantire che i turisti possano venire da noi in sicurezza. A partire dalla seconda metà di giugno sarà pronto il Green pass europeo. Nell'attesa, il governo italiano ha introdotto un pass verde nazionale, che entrerà in vigore già a partire dalla seconda metà di maggio". Così il premier Mario Draghi, intervenendo alla conferenza stampa sull'esito della riunione ministeriale del G20 Turismo.

"Se c'è un Paese che vive di turismo è il nostro. Tutto il mondo desidera venire in Italia, purtroppo la pandemia ci ha chiuso temporaneamente, ma noi siamo nuovamente pronti ad ospitare il mondo e a dare il benvenuto in Italia - ha detto il presidente del Consiglio - Le nostre montagne, le nostre spiagge, le nostre città e le nostre campagne stanno riaprendo. Alcuni settori saranno costretti a restringersi, ma altri a crescere e io non ho dubbi che il turismo in Italia tornerà forte come prima e più di prima".

"E' arrivato il momento di prenotare le vostre vacanze in Italia e, naturalmente, non vediamo l'ora di accogliervi di nuovo" ha affermato il premier.

Draghi ha poi sottolineato: "Continueremo ad offrire un aiuto all'industria turistica che ha avuto tanto danno da questa chiusura così prolungata e, naturalmente, ha un ruolo preminente nel Pnrr", trattandosi di "un caposaldo" del nostro Paese.

"Il G20 e le direttive per il futuro del Turismo sono una base per una ripresa del turismo a livello globale - ha detto in conferenza stampa - e affermano il bisogno di renderlo più sostenibile e inclusivo, per proteggere anche l'ambiente e fare in modo che ci sia un'inclusione delle comunità locali".

 

(Fonte: Adnkronos)

CHI ASSAGGIA? - In Alto Adige, un territorio unico dove nascono i vini stupendi della famiglia Niedrist

Rubrica a cura di Andrea Sala, Advanced Sommelier – Court of Master Sommelier, dedicata ai piccoli produttori di vini di qualità del meraviglioso territorio italiano


Andrea Sala

Andrea Sala

Ignaz ed Elisabeth Niedrist, il matrimonio e il recupero dell’azienda vinicola di famiglia

 Chi siamo

L’azienda vinicola Niedrist si trova nella zona di Ronco a Cornaiano in Alto Adige. La cantina fa parte della famiglia Niedrist da oltre un secolo, fu Josef Niedrist a iniziare l'attività commerciale ed a occuparsi delle produzione e vendita del vino.

L’Alto Adige è stato da sempre conteso fra due nazioni, Italia e Austria, oggi fa parte dell’Italia ma in ogni caso le persone che vivono in questa affascinante regione sono state in grado di preservare le diverse culture che hanno influenzato e caratterizzato la regione. Come risultato finale, dalla fusione della cultura austriaca a quella italiana, lo possiamo riconoscere chiaramente nella tipologia di cucina così come nella cultura e stile vinicolo.

Tenuta Ignaz Niedrist- enoteca online Mair&Mair

La famiglia Niedrist dopo un lutto famigliare e le due guerre mondiali che devastarono il territorio, si vide costretta a interrompere temporaneamente la produzione di vino. Fu più tardi, tra la fine degli anni ’80 e gli inizi dei ’90, che Ignaz ed Elisabeth decisero di riprendere l’attività vinicola iniziata dal nonno di Ignaz.

Dopo il matrimonio tra Ignaz ed Elisabeth le dimensione aziendali aumentarono, introducendo più vigneti e altre tipologia d’uva per esempio il vigneto di Lagrein, una delle varietà di uva a bacca rossa più tipiche del territorio. L’obiettivo della coppia, oltre a riprendere la produzione di vino, era quello di produrre vini di altissima qualità focalizzandosi sulle diverse varietà presenti in azienda e i diversi vigneti di proprietà.

Oggi la famiglia svolge un lavoro impeccabile e produce vini tra i migliori della regione, grande soddisfazione dopo il duro lavoro fatto per far ripartire l’azienda dopo il periodo di stallo. Ignaz e Elisabeth hanno puntato sulla qualità che gli ha visti dover fare un lavoro ineccepibile in vigna attraverso rese base per pianta e scelta della varietà d’uva seconda la vocazione del vigneto, cercando così di creare il miglior connubio possibile.

I Niedrist coltivano principalmente da tre territori storici: Gries (Bolzano), Appiano Monte, Ronco a Cornaiano.

-        Gries è una località dove i terreni sono di matrice alluvionale con sabbia e pietra per questo motivo coltivano la varietà Lagrein.

-        Appiano Monte ha terreni arigillosi e calcarei con presenza di ferro, ecco le varietà coltivate sono i Pinot (bianco, grigio e nero), Sauvignon blanc e Chardonnay

-        Ronco a Cornaiano i terreni sono morenici di origine glaciale e qui troviamo il Pinot Nero, Schiava, Sauvignon Blanc, Merlot e Syrah.

In cantina hanno un approccio poco interventista perché vogliono lasciare esprimere al meglio il vitigno per ogni vino che producono.

Oltretutto, la famiglia Niedrist è attenta alla viticoltura sostenibile e alla biodiversità poiché credono che sia il giusto metodo per preservare l’ambiente e dare la possibilità alle future generazioni di continuare l’attività familiare.

 Alto Adige Pinot Bianco Berg DOC

2019 Pinot Bianco Berg – Alto Adige DOC

Tipologia: Vino bianco fermo

Vitigno: Pinot Bianco

Produzione: Vinificato in acciaio

Prezzo:  20 euro 

Giallo paglierino vivace. Profumi al naso intensi con frutta a polpa gialla come pesca e prugna, zest di limone e pera williams. Continua con sentori minerali rocciosi e floreali. Al palato il vino ha ottima tensione acido-sapido, allungo sapido e citrino sul finale gustativo.

 Alto Adige Pinot Nero vom Kalk DOC

2018 Pinot Nero Riserva – Alto Adige DOC

Tipologia: Vino rosso fermo

Vitigno: Pinot Nero

Produzione: Fermentazione in tini di rovere e maturazione in barriques per 14 mesi

Prezzo:  35 euro 

Colore rosso rubino brillante, poco concentrato. Profumi delicati, profilo olfattivo elegante. Sentori di frutta a bacca rossa, lampone e ciliegia. Note speziate a ricordare chiodi di garofano e pepe nero fresco, finisce con tone floreali di viola. Palato delicato, succoso e tannini maturi e bilanciati. Lungo finale gustativo a ricordare frutti di bosco, spezia e sentori terrosi.

 Alto Adige Lagrein Gries Berger Gei Riserva DOC

2018 Lagrein Gries Berger Gei Riserva – Alto Adige DOC

Tipologia: Vino rosso fermo

Vitigno: Lagrein

Produzione: Fermentazione in tini di legno, maturazione in barrique e botte grande

Prezzo:  30 euro 

Colore rosso rubino intenso e concentrato. Profumi molto intensi e briosi all’olfatto. Note di frutti di bosco maturi come more, fragole e lampone. Continua con prugna rossa, ramo di pomodoro, pepe nero fresco e vaniglia. Palato di ottima struttura, pieno e con tannini vivaci. Finale gustativo lungo e saporito.

Ignaz Niedrist degustazione visita in cantina

Altri vini da provare: Sauvignon Porphyr & Kalk, Mitterberg Bianco Trias, Chardonnay vom Kalk, Pinot Nero vom Kalk

 

Andrea Sala

Advanced Sommelier - Court of Master Sommeliers

Annuncio della Nato: "Cominciato il ritiro delle truppe dall'Afghanistan". Maio: "L'impegno dell'Italia non si esaurirà"

"Gli alleati della Nato hanno deciso a metà aprile di iniziare il ritiro delle forze della missione di supporto in Afghanistan il primo maggio e questo ritiro è iniziato". "Qualsiasi attacco talebano durante il ritiro - afferma l'Alleanza atlantica - riceverà una risposta energica"


La Nato di Biden tra Afghanistan, spese militari, e nuove sfide come la  difesa cibernetica - Panorama

Le truppe Nato hanno cominciato a lasciare l'Afghanistan: l'annuncio è arrivato con una nota ufficiale. "Gli alleati della Nato hanno deciso a metà aprile di iniziare il ritiro delle forze della missione di supporto - si legge nel comunicato - e questo ritiro è iniziato". 

l ritiro dall'Afghanistan "sarà un processo ordinato e coordinato - si legge nel comunicato -. La sicurezza delle truppe sarà una priorità assoluta in ogni fase del percorso e si stanno adottando tutte le misure necessarie per mantenere il personale" in sicurezza. Perciò non saranno diffusi "dettagli operativi, inclusi i numeri delle truppe o le tempistiche di ciascun Paese". "Qualsiasi attacco talebano durante il ritiro riceverà una risposta energica. Abbiamo in programma di completare il nostro ritiro entro pochi mesi", conclude la nota ufficiale.

Di Maio: "L'impegno italiano non si esaurirà" - L'impegno dell'Italia in Afghanistan "non si esaurirà" con il termine della missione Nato, ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, assicurando l'obiettivo di continuare a "monitorare che nei negoziati di pace vengano salvaguardate le conquiste politico-sociali, a partire dai diritti delle minoranze, dei bambini e delle donne". "Faremo di tutto per far tornare a crescere l'Afghanistan in un futuro democratico e di pace", ha aggiunto

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Arrestati a Parigi sette ex terroristi rossi, c'è anche Pietrostefani. Tre in fuga. Sono responsabili di reati di sangue. Draghi: "Ferita aperta, memoria di quegli atti barbarici ancora viva"

Macron: "Risolto un problema come l'Italia chiedeva da anni". Salvini: "Grazie alla ritrovata autorevolezza del nostro Paese". L'avvocato degi ex terroristi: "Tradimento della Francia, sono indignata e senza parole", Dei 7 fermati, quattro hanno una condanna all'ergastolo: Capelli, Petrella, Tornaghi e Manenti. Per Alimonti e Calvitti, la pena da scontare è rispettivamente 11 anni, 6 mesi e 9 giorni e 18 anni, 7 mesi e 25 giorni. Pietrostefani deve scontare una pena di 14 anni, 2 mesi e 11 giorni


Da sinistra in alto: Giorgio Pietrostefani, Marina Petrella ed Enzo Calvitti; da sinistra in basso: Roberta Cappelli e Sergio Tornaghi

Sette ex membri delle Brigate Rosse sono stati arrestati stamani in Francia su richiesta dell'Italia, mentre altri tre sono in fuga e sono ricercati. Lo annuncia l'Eliseo.

I dieci sono accusati di atti di terrorismo risalenti agli anni '70 e '80. Sono in attesa di essere presentati al giudice per la comunicazione della richiesta di estradizione da parte dell'Italia. Secondo quanto apprende l'ANSA da fonti investigative francesi, gli arrestati sono Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi, tutti delle Brigate Rosse; di Giorgio Pietrostefani di Lotta Continua e di Narciso Manenti dei Nuclei Armati contro il Potere territoriale. 

tre in fuga sono Luigi Bergamin, Maurizio Di Marzio e Raffaele Ventura. 

I sette sono stati arrestati tutti a Parigi. L'operazione, secondo quanto si apprende da fonti italiane, è stata condotta dall'Antiterrorismo della polizia nazionale francese (Sdat) in collaborazione con il Servizio di cooperazione internazionale della Criminalpol e con l'Antiterrorismo della Polizia italiana e con l'esperto per la sicurezza della polizia italiana nella capitale francese.

La decisione di procedere all'operazione che ha portato all'arresto di 7 ex brigatisti italiani (altri 3 sono ricercati) è stata presa direttamente dal presidente francese Emmanuel Macron, secondo quanto riferito dall'Eliseo. La presidenza sottolinea che Macron ha deciso di "trasmettere alla Procura i 10 nomi sulla base di domande italiane che riguardavano in origine 200 persone.

'Ombre rosse': così è stato chiamato dalle autorità francesi e italiane il dossier riguardante gli ex terroristi italiani arrestati questa mattina in Francia. Dei 7 fermati, quattro hanno una condanna all'ergastolo: Capelli, Petrella, Tornaghi e Manenti. Per Alimonti e Calvitti, la pena da scontare è rispettivamente 11 anni, 6 mesi e 9 giorni e 18 anni, 7 mesi e 25 giorni. Pietrostefani deve scontare una pena di 14 anni, 2 mesi e 11 giorni.

L'Eliseo, in merito all'arresto degli ex brigatisti italiani, ha precisato che la decisione del presidente Macron "si colloca strettamente nella logica della 'dottrina Mitterrand' di accordare l'asilo agli ex brigatisti, eccetto ai responsabili di reati di sangue'". La compilazione della lista dei 10 nomi (7 arrestati e 3 in fuga) è il frutto "di un importante lavoro preparatorio bilaterale, durato diversi mesi - sottolinea l'Eliseo - che ha portato a prendere in considerazione i reati più gravi".

"Il governo esprime soddisfazione per la decisione della Francia di avviare le procedure giudiziarie, richieste da parte italiana, nei confronti dei responsabili di gravissimi crimini di terrorismo, che hanno lasciato una ferita ancora aperta". Lo afferma il presidente del Consiglio, Mario Draghi. "La memoria di quegli atti barbarici - prosegue il premier - è viva nella coscienza degli italiani. A nome mio e del governo, rinnovo la partecipazione al dolore dei familiari nel ricordo commosso del sacrificio delle vittime", conclude Draghi.

"Sette brigatisti ricercati dall'Italia, catturati grazie alla collaborazione tra le due polizie italiana e francese, il Servizio di cooperazione internazionale di polizia della Criminalpol e l'Esperto per la sicurezza della Polizia di Stato, cui va un plauso corale per lo storico risultato". E' quanto scrive su Twitter il sottosegretario all'Interno Carlo Sibilia dopo l'arresto degli ex terroristi in Francia.

Irene Terrel, storica avvocata degli ex terroristi italiani in Francia, ha denunciato stamattina un "tradimento senza nome da parte della Francia". "Sono indignata - ha detto la Terrel dopo l'arresto di 7 ex brigatisti - e non ho parole per descrivere questa operazione che assomiglia a una piccola retata". 

"Sette ex brigatisti arrestati in Francia su richiesta dell'Italia. Dopo aver sollevato il problema con la Lega al governo - tanto da aver dato la caccia a Cesare Battisti fino in Bolivia - ora la ritrovata autorevolezza del nostro Paese ci consente di festeggiare un altro successo. Grazie al governo e in primis al Presidente Mario Draghi, bene la collaborazione della Francia". Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini

 

(Fonte: Ansa)

Spy story e crisi diplomatica Italia-Russia, cacciato nostro funzionario dell'ambasciata a Mosca. La Farnesina: "Scelta infondata e ingiusta"

Quasi un mese dopo la decisione di Roma di espellere dall'Italia due diplomatici russi coinvolti in un caso di spionaggio assieme all'ufficiale di Marina Walter Biot, arriva una forma di ritorsione da parte della Russia


La risposta russa per il caso Biot, espulso un diplomatico italiano

Un funzionario dell'ambasciata italiana a Mosca è stato espulso in conseguenza della crisi che si aperta un mese fa tra i due Paesi a causa di accuse di spionaggio nella vicenda che ha coinvolto l'ufficiale di Marina Walter Biot. Una misura che per la Farnesina non ha alcun fondamento giuridico ed è "ingiusta".

"Abbiamo appreso con profondo rammarico della decisione della Federazione Russa di espellere l'Addetto navale aggiunto dell'Ambasciata d'Italia a Mosca con un preavviso di 24 ore", si legge in una comunicato del ministero degli Esteri.

Oggi l'ambasciatore italiano in Russia, Pasquale Terracciano, è stato invitato presso il ministero degli Esteri russo dove gli è stata consegnata una nota in cui il funzionario Curzio Pacifici, assistente dell'addetto per la difesa e addetto alla Marina e all'Esercito dell'ambasciata italiana, veniva dichiarato 'persona non grata'. Nella nota si davano 24 ore di tempo all'attache' per lasciare il Paese. "Consideriamo la decisione infondata e ingiusta perché in ritorsione ad una legittima misura presa dalle Autorità italiane a difesa della propria sicurezza", si sottolinea nel comunicato della Farnesina.

La vicenda a cui si fa riferimento ha una trama da classica 'spy-story' dei tempi della Guerra Fredda. Lo scorso 30 marzo Biot è stato arrestato mentre consegnava documenti segreti relativi alle telecomunicazioni militari - sensibili per la sicurezza nazionale e della Nato - a Dmitri Ostroukhov, assistente dell'attache' navale dell'ambasciata russa a Roma Alexey Nemudrov. Dopo lunghi pedinamenti da parte del controspionaggio italiano, i due sono stati fermati, al buio di un parcheggio della capitale, mentre l'uno consegnava una pen drive e l'altro 5.000 euro divisi in piccole scatole. Due giorni dopo i due funzionari russi sono stati messi su un volo Aeroflot e rispediti a Mosca.

Spionaggio, ecco chi è Walter Biot, lavorava al III Reparto Stato Maggiore  Difesa. I soldi in una scatola - Secolo d'Italia

Per l'ufficiale di Marina la situazione è molto più complicata. E non solo perché rischia una condanna dai 20 anni all'ergastolo nonostante la sua linea difensiva sostenga che egli non abbia avuto accesso a documenti classificati, ma per la probabilità che il suo caso sfoci in un conflitto di giurisdizione tra procura ordinaria e quella militare. I pm militari contestano a Biot una serie di reati tra cui rivelazione di segreti militari a fini di spionaggio, procacciamento di notizie segrete e procacciamento e rivelazione di notizie di carattere riservato.

E' di oggi la notizia che sarebbero in totale 11, e non 113 come indicato inizialmente, i documenti segreti presenti nella scheda Sd trovata in possesso di Biot. Di questi, sette sarebbero classificati come 'Nato Secret', (dalla prima analisi erano indicati 47), due 'Nato Confidential' (in precedenza 57), uno 'Confidential' e uno classificato italiano di livello 'riservatissimo' (in precedenza 9). Sempre oggi Biot è stato trasferito dal carcere di Regina Coeli a quello militare di Santa Maria Capua Vetere. Il suo difensore, l'avvocato Roberto De Vita, ha fatto sapere di "aver rinnovato istanza per poter avere accesso ai documenti e copia dei video presenti in atti".

Intanto il Tribunale Militare ha fissato per domani un nuovo interrogatorio di garanzia. Nonostante sia prassi rispondere all'espulsione di funzionari del proprio Paese con una "reazione simmetrica", peraltro auspicata subito dopo la cacciata dei due diplomatici russi dal presidente della commissione Esteri della Duma Leonid Slutsky, la misura di Mosca arriva in un momento in cui la vicenda sembrava chiusa. Un gesto che rischia di far risalire la tensione tra Russia e Italia. 

 

(Fonte: Ansa)

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La Brexit danneggia l'export del vino italiano: giù del 36%

L'analisi del Centro Studi DIVULGA: "La Gran Bretagna resta il terzo mercato di sbocco del vino Made in Italy, dopo Stati Uniti e Germania, ma ostacoli burocratici e amministrativi frenano le esportazioni dopo l'uscita dall'Unione europea. Negli anni l'Italia aveva sorpassato la Francia in bottiglie vendute nel Regno Unito". Ora si aprono nuove complesse sfide per superare le barriere


I vini italiani più amati all'estero - BIANCOVINO

Storico crollo del 36% delle esportazioni di vino Made in Italy in Gran Bretagna per effetto degli ostacoli burocratici ed amministrativi che frenano gli scambi commerciali dopo la Brexit. E’ quanto emerge dall’analisi del Centro Studi DIVULGA (www.divulgastudi.it) sulla base dei dati Istat relativi al commercio esterno nel primo mese del 2021, dopo l’uscita dall’Unione Europea.

La Gran Bretagna – sottolinea Centro Studi DIVULGA - resta il terzo mercato di sbocco del vino Made in Italy, dopo Stati Uniti e Germania, ma le spedizioni hanno raggiunto quest’anno il minimo del decennio. I dodici (nuovi) vincoli obbligatori solo per esportare il vino nel Regno Unito nel post-Brexit – precisa il Centro Studi DIVULGA - - sono solo la punta dell’iceberg di una overdose di burocrazia con la quale le imprese nazionali del settore agroalimentare dovranno dunque fare i conti. La complessa documentazione richiesta per entrare in Gran Bretagna è una delle numerose criticità evidenziate dal primo completo report sull’export nel Regno Unito delle imprese vitivinicole realizzato dal Centro Studi DIVULGA.

Si parte dall’etichettatura: fino al 30 settembre 2022 nessuna modifica, ma successivamente a tale data bisogna cambiare etichetta e indicare nome e indirizzo dell’importatore o imbottigliatore che opera nel Regno Unito.  E’ richiesto subito un certificato specifico, incerto invece il Modello VI-1-. Per il vino biologico nel 2022 scatta un certificato di ispezione. E ancora, novità sugli obblighi degli imballaggi, un nuovo codice, informazioni in etichetta che scoraggino l’uso di alcol, registrazione su Banca dati Rex per spedizioni di oltre seimila euro e infine un nuovo regime tariffario (che per il momento salva le produzioni di origine Ue).

Per le imprese si aprono dunque nuove e complesse sfide burocratiche che si rifletteranno su un business che è stato finora particolarmente ricco. Il Regno Unito – spiega l’analisi del Centro Studi DIVULGA – con un valore delle importazioni di vino e spumanti di 3,7 miliardi è oggi il secondo mercato mondiale per il settore dopo gli Stati Uniti. Nel Paese sono state inviate etichette Made in Italy nel 2020 per 714 milioni di euro di cui 324 milioni sono esportazioni di spumanti, con gli inglesi che sono i principali consumatori mondiali di Prosecco secondo la Coldiretti. Vino e bollicine sono la principale voce di esportazione dell’agroalimentare Made in Italy con oltre un quinto del totale delle spedizioni di prodotti agroalimentari in Gran Bretagna mettendo a segno negli ultimi 10 anni un balzo del 40%.

L’Italia vitivinicola – conclude il Centro Studi DIVULGA (www.divulgastudi.it) - ha conquistato spazi e negli ultimi anni è riuscita a sorpassare in bottiglie vendute nel Regno Unito le produzioni francesi. Per il nostro Paese, dunque, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea apre uno scenario segnato da molte ombre. I nuovi adempimenti, peraltro ancora non perfettamente chiariti, rischiano di frenare i flussi commerciali e di aggravare, con ulteriori costi richiesti dalle nuove procedure, il bilancio del settore vitivinicolo già duramente provato dall’effetto Covid 19.

Il riso italiano supera la Grande Muraglia: la Cina dà il via libera all'importazione della nostra eccellenza agroalimentare. Oltre 200 varietà, un patrimonio unico che conquista il mondo

Dal Carnaroli all'Arborio e al Vialone Nano, primo riso Igp, passando per il Roma e il Baldo: l'Italia è il primo produttore dell'Unione europea. Ora lo storico accordo per l'export nel gigante asiatico, gran consumatore di riso. Milioni di cinesi potranno apprezzare il nostro risotto


Via libera al risotto italiano in Cina, accordo storico | Agromagazine

Il riso da risotto italiano alla conquista delle tavole dei cinesi. Dopo un lungo negoziato è finalmente arrivato l’ok delle autorità competenti di Pechino all’import delle nostre varietà da risotto, vere eccellenze del Made in Italy agroalimentare. Grazie a questo accordo, il riso italiano potrà esser apprezzato anche da decine di milioni di consumatori del Paese del Dragone.

L’Italia è, attualmente, il primo produttore dell’Unione europea, assicurando oltre il 50% della produzione di riso, che si distingue da quello coltivato nel resto del mondo grazie a varietà tipiche, valorizzate grazie a marchi Dop e Igp che riconoscono le specificità dei territori di origine. Con 228 mila ettari coltivati (+4% nel 2020) e quattromila aziende che raccolgono 1 milione di tonnellate di riso lavorato, si contano più di 200 varietà: dal Carnaroli, il “re dei risi”, all’Arborio e al Vialone Nano, primo riso Igp, passando per il Roma e il Baldo.

Attualmente il 60% del riso italiano è destinato all’export, soprattutto in Germania e in Inghilterra. L’intesa corona un lungo negoziato diplomatico e tecnico condotto insieme al mondo imprenditoriale del comparto. Le agenzie fitosanitarie cinesi hanno, infatti, effettuato controlli molto severi e pignoli prima di autorizzare l’import del nostro riso, mandando in questi anni diverse delegazioni nelle aziende italiane per verificarne l’eccellenza dei metodi di produzione.

“Un via libera tanto atteso su un mercato di primaria rilevanza per l’agroalimentare italiano – dichiara Dino Scanavino, presidente di Cia-Agricoltori Italiani -. Si tratta di un successo che ha visto le istituzioni e la filiera risicola nazionale unite in difesa del riso italiano e alla conquista di nuove quote di mercato. Per l’Italia, primo produttore europeo, si apre ora un mercato importante, con milioni di cinesi pronti ad apprezzare il nostro risotto”.

 

(Fonte: Agi)

Vaccino Johnson&Johnson sospeso negli Usa. Rinviata la spedizione in Europa. Cosa cambia per noi

Lo stop in America dopo dopo 6 casi di trombosi in donne tra 18 e 48 anni su circa 6,8 milioni di dosi. Attese le valutazioni dell'Agenzia italiana del farmaco. Speranza prende tempo


Corona-Impfstoff aus den USA: Johnson & Johnson hat Lieferprobleme

Vaccino Johnson & Johnson sospeso negli Stati Uniti per casi di trombosi. L'Italia ha accolto le prime 184mila dosi del farmaco monodose, che dovrebbe garantire l'accelerazione della campagna di vaccinazione. Ora, il semaforo rosso scattato in America dopo 6 casi di trombosi su circa 6,8 milioni di dosi rischia di avere conseguenze anche da questo lato dell'Oceano Atlantico.

SPERANZA

Con il vaccino AstraZeneca raccomandato per gli over 60, l'Italia conta sul vaccino Johnson & Johnson per avvicinarsi e arrivare all'obiettivo di mezzo milione di dosi al giorno. Ora, fatalmente, i piani rischiano di cambiare. "Abbiamo fatto una riunione con i nostri scienziati e chiaramente con l'Agenzia italiana del farmaco, siamo in collegamento con l’agenzia europea Ema e e valuteremo nei prossimi giorni, appena Ema e gli americani ci daranno notizie più definitive, quale sarà la strada migliore. Ma penso che anche questo vaccino dovrà essere utilizzato perché è un vaccino importante", ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, nel suo intervento a Porta Porta. Il ministro della Salute ha quindi ribadito come "la scelta statunitense è una scelta precauzionale" e la "scelta di Johnson & Johnson di non immettere immediatamente in commercio il vaccino in Europa è anch'essa una scelta di natura precauzionale. Il nostro auspicio - ha sostenuto Speranza - è di poter al più presto sciogliere questi nodi e usare anche questo vaccino che sarebbe il quarto, e che a noi serve particolarmente".

AIFA

"Valuteremo se dare il vaccino" di Johnson & Johnson "contro Covid-19 agli over 60, e lo faremo non appena si potrà riprendere la campagna vaccinale" con questo vaccino, "nel giro di 2-3 giorni, forse anche meno. Se poi si potrà aprire alla somministrazione dal medico di famiglia, in farmacia o nei punti di libero accesso che aumenteranno, lo vedremo", ha detto a 'Porta a Porta' il direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco, Nicola Magrini, ipotizzando una soluzione 'stile AstraZeneca'.

"Guardiamo a quello che decideranno gli organismi americani - spiega - dopo la segnalazione di sei casi su 7 milioni vaccinati, un rischio di 1 per milione, rarissimo. Anche in questo caso si tratta di donne giovani, tra 18 e 48 anni, potrebbe essere un meccanismo simile a quello del vaccino AstraZeneca". Basta un caso per milione per bloccare un farmaco? "No - risponde Magrini - sono fiducioso che individuando le categorie a maggior rischio di ammalarsi di Covid grave, i benefici" della vaccinazione "sono assolutamente non confrontabili con questi rischi molto rari".

STATI UNITI

Le autorità federali sanitarie americane hanno raccomandato una "pausa precauzionale" dell'uso del vaccino dopo che si sono registrati 6 casi di coaguli nel sangue a due settimane dal vaccino. Si tratta in tutti i casi di donne tra i 18 ed i 48 anni. Una donna è morta ed un'altra è ricoverata in gravi condizioni in Nebraska. "I Centers for Disease Control e la Food and Drug Administration stanno esaminando i dati relativi 6 casi di rare trombosi che hanno riguardato donne di età compresa tra 18 e 48 anni. I sintomi sono emersi tra 6 e 13 giorni dopo la somministrazione del vaccino", ha detto Peter Marks, direttore del Center for Biologics Evaluation and Research della Fda. "Questa è una raccomandazione, non è un’imposizione. Se un ente che somministra il vaccino ha un colloquio con un paziente e determina che il rapporto rischio-beneficio è appropriato, non impediremo all’ente di somministrare il vaccino. Stiamo raccomandando una pausa per un eccesso di precauzione, ma su base individuale i provider e i pazienti possono decidere".

UNIONE EUROPEA

Abbiamo preso la decisione di ritardare la distribuzione del nostro vaccino Covid 19 in Europa", la scelta "proattiva" annunciata dal gruppo farmaceutico Usa. Sono 170 milioni le dosi del vaccino attese nell'Unione europea entro la fine di settembre, secondo quanto annunciato nei giorni scorsi dal commissari Ue all'Industria, Thierry Breton. Con la sospensione delle consegne decisa dall'azienda Usa, non è chiaro al momento come questo impatterà sulla campagna vaccinale in Europa. Secondo le previsioni, l'azienda avrebbe dovuto consegnare almeno 50 milioni di dosi all'Europa entro la fine di giugno, e altre 120 milioni di dosi tra luglio e settembre. Queste consegne fanno parte del contratto da 200 milioni di dosi stipulato tra l'azienda Usa e la Commissione europea ad ottobre dello scorso anno. In base all'accordo, gli stati membri potranno acquistare ulteriori 200 milioni di dosi del vaccino J&J.

EMA

L'agenzia europea del farmaco Ema sta "indagando sui casi" di trombosi rare segnalate dopo la vaccinazione anti-Covid "per decidere se sia necessaria un'azione" dal punto di vista "regolatorio". E' quanto ha dichiarato l'agenzia Ue in uno statement rimbalzato sulla stampa internazionale, dopo la decisione Usa di mettere in pausa le somministrazioni del vaccino anti-Covid Johnson & Johnson. L'Ema ha avviato la revisione sui segnali di sicurezza riguardanti questo prodotto scudo, come annunciato nei giorni scorsi facendo il punto su quanto emerso dalla riunione del Comitato di farmacovigilanza Prac dell'Agenzia, e ha precisato che al momento "non è chiaro se c'è un link causale fra il vaccino e i coaguli" osservati.

 

(Fonte: Adnkronos)

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