updated 3:03 PM UTC, Jun 22, 2021

Covid, il virologo italiano negli Usa: "Origine naturale o da laboratorio entrambe plausibili"

Parla Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta, negli Stati Uniti. Secondo lui è un argomento "non solo alquanto spinoso dal punto di vista tecnico, ma anche prono ad essere contaminato da considerazioni di tipo politico" 


Un laboratorio de Londres paga £3.500 a voluntarios para infectarse de  coronavirus | El Ibérico

"Le due ipotesi, origine 'naturale' e virus 'di laboratorio'", per il coronavirus sono al momento "entrambe plausibili, e chiunque dica che una delle due è 'certa', oppure che è certamente sbagliata, fa un'affermazione non giustificata dalle attuali conoscenze". Lo precisa il virologo italiano Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, che in un lungo post su Facebook prova a fare chiarezza su un argomento che è "non solo alquanto spinoso dal punto di vista tecnico, ma anche prono ad essere contaminato da considerazioni di tipo politico".

"Per quanto mi riguarda - afferma l'esprto - io condivido parola per parola quanto scritto su 'Science' solo alcuni giorni fa da un gruppo di giganti della virologia, tra cui Pam Bjorkman, Ralph Baric, David Relman, Ruslan Medzhitov, Michael Worobey: 'Dobbiamo prendere sul serio sia l'ipotesi dell'origine naturale che quella dell'origine di laboratorio. Una indagine valida deve essere trasparente, oggettiva, basata sui dati, fatta da esperti di varie discipline, soggetta a revisione indipendente, e gestita in modo tale da limitare i conflitti di interesse. Agenzie di salute pubblica e laboratori di ricerca devono aprire i loro archivi al pubblico'".

Silvestri premette che spiegare gli elementi oggi a disposizione della scienza per sciogliere il dubbio sull'origine del patogeno pandemico "non è cosa facile, ma ci provo lo stesso, perché purtroppo su questo tema - sottolinea - c'è tanta confusione a causa di gente che parla e straparla senza capire niente di virologia".

"In particolare - scrive Silvestri su Fb - parlerò brevemente della 'misteriosa' sequenza di 12 nucleotidi presenti nel genoma di Sars-CoV-2 a cui ho accennato" in un'intervista televisiva andata in onda domenica 30 maggio durante la trasmissione 'Mezz'ora in più' su Rai3. "Mi riferisco al sito di clivaggio della furina (un enzima proteolitico) che è presente tra la subunità 1 (S1) e la subunità 2 (S2) della Spike (S) di Sars-CoV-2. Si tratta 4 residui amino-acidici, Prra (prolina-arginina-arginina-alanina), corrispondenti appunto a 12 nucleotidi (quindi 4 codoni, CCT-CGG-CGG-GCA), inseriti in una posizione strategica tra la serina 680 e l'arginina 681 della proteina Spike. Questo prendendo come referenza il virus del pipistrello Rhinolophus affinis RatG13, visto che si tratta del virus più vicino filogeneticamente a Sars-CoV-2".

"Secondo l'ipotesi dell'origine naturale' (il famoso salto di specie dal pipistrello all'uomo, con o senza un ospite intermedio) - dettaglia il virologo - questa sequenza di 12 nucleotidi potrebbe essersi inserita come risultato di una mutazione casuale (evento estremamente improbabile per una serie di motivi legati alla biologia della replicazione del Rna nei coronavirus che non posso approfondire in questa sede), oppure a seguito di un evento di ricombinazione che potrebbe essere avvenuto in un animale infettatosi contemporaneamente con due virus diversi (evento invece molto più probabile). Al contrario, secondo l'ipotesi del virus da laboratorio, la sequenza sarebbe stata inserita artificialmente come parte di un esperimento di manipolazione del genoma virale in vitro, fatto per studiare i meccanismi patogenetici dei coronavirus umani".

"Se ci si muove nell'ambito dell'ipotesi dell'origine naturale, la cosa curiosa che si nota a proposito del furin-cleavage site - evidenzia Silvestri - è che le 2 arginine (R-R) sono sintetizzate a partire da 2 codoni CGG-CGG che, come tali, non sono mai stati identificati (almeno per quanto io ne sappia al momento) in ogni altra coppia di arginine che facciano parte di un furin-cleavage site di altri coronavirus conosciuti con cui RaTG13 si sarebbe ricombinato per formare Sars-CoV-2. In altre parole, il virus che avrebbe fornito la sequenza nucleotidica specifica corrispondente al Prra non è al momento conosciuto. Da notare che è possibilissimo che un giorno questo virus venga identificato, perché di coronavirus in natura ce ne sono moltissimi, ma per ora questo virus non lo abbiamo scoperto".

"Se volete - prosegue lo scienziato - a questo punto sta ad ognuno di noi decidere, da buoni seguaci di Guglielmo di Occam, quale ipotesi sia più parsimoniosa. Quella dell'origine naturale postula la presenza di un virus in natura che abbia la sequenza di 12 nucleotidi del sito di clivaggio per la furina con i 2 codoni appaiati CGG-CGG, e richiede una spiegazione di come il virus sia partito dalla provincia di Yunnan, dove stanno i pipistrelli a migliaia di km da Wuhan, per far partire l'epidemia nel mercato del pesce di Huanan, che sta ad un tiro di schioppo dal Wuhan Institute of Virology (dove si studiano, appunto, i coronavirus umani). Tuttavia nemmeno l'ipotesi del virus da laboratorio è molto occamista, in quanto al momento non c'è assolutamente alcuna prova che dei ricercatori, a Wuhan o altrove, abbiano creato e inserito dentro RaTG13 la sequenza di 12 nucleotidi di cui sopra". Da qui la conclusione: al momento nessuna delle due ipotesi è certa, ma entrambe sono plausibili e vanno indagate.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Covid, ancora ombre cinesi: "Tre virologi malati a Wuhan nell'autunno 2019"

Un report, ritenuto attendibile, diffuso dal Wall Street Journal riapre la discussione sulle origini del coronavirus e sull'idea che sia uscito dal noto laboratorio


Tre virologi cinesi malati a Wuhan nell'autunno 2019. L'informazione diffusa dal Wall Street Journal riaccende i riflettori sul dibattito relativo all'origine del Coronavirus e riporta in primo piano la città cinese considerata l'epicentro della pandemia. "Tre ricercatori dell'Istituto di virologia di Wuhan si sono ammalati a novembre 2019 al punto da richiedere assistenza ospedaliera, secondo un report dell'intelligence degli Stati Uniti -in precedenza secretato- che potrebbe dare ulteriore voce alle richieste sempre più pressanti per un'inchiesta completa" sull'ipotesi "se il virus Covid-19 possa essere uscito dal laboratorio", si legge nell'articolo pubblicato in esclusiva dal quotidiano americano.

Il WSJ fa riferimento ad un documento che sarebbe stato redatto "negli ultimi giorni dell'amministrazione Trump". Secondo il report "diversi ricercatori del laboratorio, un centro per lo studio dei Coronavirus e altri patogeni, si sono ammalati nell'autunno 2019 'con sintomi coerenti sia con il Covid-19 che una comune infezione stagionale'". I dettagli relativi al "numero di ricercatori, il periodo di malattia e le visite" a cui si sono sottoposti "in ospedale arrivano alla vigilia di un meeting dell'Organizzazione mondiale della sanità, che dovrebbe discutere la prossima fase di un'indagine sulle origini del Covid-19".

Nell'articolo si sottolinea che, negli ambienti dell'intelligence, non c'è una posizione unanime relativa all'affidabilità del report. Una persona, in particolare, ha riferito che il documento sarebbe stato fornito da un partner internazionale: sarebbe "potenzialmente significativo -si legge sul giornale- ma sarebbero necessarie ulteriori verifiche e conferme supplementari". Per un altro soggetto interpellato, il documento è "solido". "L'informazione ottenuta da fonti diverse era di qualità eccelsa, molto precisa. Non diceva in maniera esatta di cosa si siano ammalati", in riferimento ai ricercatori.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Covid, gravissime accuse di Francesco Zambon, ex funzionario Oms: "Allarme ignorato per pressioni cinesi. L'Italia avrebbe potuto limitare i danni"

Il medico veneto che ha coordinato lo studio italiano sul coronavirus, al centro di un'inchiesta dei pm di Bergamo: "Taiwan informò sul virus il 31 dicembre. Dall'Organizzazione mondiale della sanità errore imperdonabile. Si occupa di salute o fa politica?"


Piano pandemico, Zambon vs Oms/ "Accordo per insabbiare tutto e proteggere  governo"

"Come emerge dagli atti della procura, dalle chat, dalle mail, il report sul Covid è stato ritirato per pressioni cinesi, principalmente. E poi perché si è ritenuto fosse troppo critico con l'approccio italiano". Così l'ex funzionario dell'Oms e medico veneto Francesco Zambon, che coordinò il report, poi messo da parte, al centro di un'inchiesta dei pm di Bergamo. "Penso che quello dell'Oms sia stato un errore imperdonabile", aggiunge.

"Si potevano fare tante cose che non sono state fatte" "Le date sono una traccia importante. Il 21 gennaio l'Oms aveva comunicato che esisteva un virus che si trasmetteva da uomo a uomo. L'Italia aveva un piano nazionale pandemico, seppur datato al 2006 e mai aggiornato. Ma c'era", osserva Zambon in un'intervista a Repubblica. "Ecco, io penso che da gennaio al 21 febbraio si potessero fare tante cose che non sono state fatte. Piuttosto che donare le mascherine, era necessario stoccarle, verificare il magazzino italiano, formare il personale sanitario. L'Italia non si sarebbe salvata dalla pandemia, ma avremmo potuto ridurre di molto i danni. Ma non è stato soltanto un problema italiano. Il fronte più importante è quello internazionale", prosegue.

"Taiwan informò sul virus il 31 dicembre" "Il 31 dicembre Taiwan ha captato autonomamente, perché non gli era stato notificato dalla Cina, che c'era un'infezione di un virus nuovo - afferma l'ex funzionario italiano -. Taiwan non è uno Stato membro Oms. Lo stesso giorno ha allertato l'Oms di una possibile trasmissione tra uomo e uomo. L'Oms lo ha detto ufficialmente solo il 21 gennaio, sono passati venti giorni. Questo perché l'Oms non ascolta, per ragioni politiche, Taiwan. E Taiwan è uno degli Stati che ha avuto una reazione migliore al virus: ad oggi 12 morti".

"L'Oms fa politica o si occupa di salute?" "La domanda che cerco di porre è semplice: l'Oms fa politica o si occupa di salute? Io so che la Cina è allergica alle discussioni, ma noi abbiamo il dovere di capire in maniera autonoma cosa è accaduto, perché di fronte alla prossima pandemia dovremo dare risposte migliori", conclude il medico.

 

(Fonte: tgcom24)

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In Serbia se ti vaccini ti pagano. La battaglia del presidente Vucic: linea dura con i dipendenti pubblici che rifiutano di immunizzarsi

Promessi 3.000 dinari (25 euro) a chi si sottopone al vaccino. Ai lavoratori dello Stato che non lo faranno, se dovessero ammalarsi di Covid, niente ferie pagate. Belgrado ha comprato milioni di dosi, da aziende occidentali e da Cina e Russia. Ecco come sta andando


Serbia, vaccini ai vicini / Multimedia / Media - Osservatorio Balcani e  Caucaso Transeuropa

Soldi per il vaccino: il presidente serbo promette 3.000 dinari (25 euro) ai cittadini della Serbia che si faranno vaccinare entro maggio. Potrebbe essere il primo schema di denaro per i vaccini al mondo.

La Serbia ha comprato milioni di dosi - da ditte occidentali così come da Cina e Russia - ed è diventato presto un centro regionale di vaccinazione quando ha offerto agli stranieri la possibilità di essere vaccinati.   

Tuttavia, dopo che 1,5 milioni dei sette milioni di abitanti della Serbia hanno ricevuto due dosi di vaccino, con  1,3 milioni di cittadini completamente immunizzati, la spinta ha iniziato a bloccarsi.

"Tutti coloro... che hanno ricevuto il vaccino entro il 31 maggio riceveranno 3.000 dinari (25 euro, 30 dollari)", ha detto Aleksandar Vucic ai media locali, spiegando che in questo modo il Paese intende "premiare le persone che hanno mostrato responsabilità".

Ma ha anche aggiunto che i dipendenti pubblici che non si saranno fatti vaccinare non avranno ferie pagate se contraggono il virus. L'esperta di economia e redattrice della rivista Nova Ekonomija Biljana Stepanovic sottolinea che Vucic si sta "comportando come Babbo Natale" con i soldi dei contribuenti, e ha aggiunto che è "illegale" privare i lavoratori delle ferie pagate.     

La Serbia spera di aumentare ulteriormente la sua campagna vaccinale da domani offrendo i vaccini nei centri commerciali e premiando i volontari con dei buoni. "Non ho incontrato nella letteratura medica nessuno che sia stato pagato per le vaccinazioni Covid-19", ha detto l'epidemiologo serbo Zoran Radovanovic. "Quindi potremmo essere i primi non solo in Europa, ma anche nel mondo".     

Tuttavia, ha avvertito che stimolare le vaccinazioni con il denaro potrebbe essere un'arma a doppio taglio. "Spingerà alcuni di coloro che vivono in estrema povertà a farsi vaccinare, ma produrrà resistenza con alcuni degli altri", ha detto Radovanovic. "La logica è questa: se lo stato mi paga per fare qualcosa che mi dice essere per il mio bene, allora c'è qualcosa che non va". Alcune aziende hanno offerto incentivi ai dipendenti per ottenere il Covid, e i Paesi più poveri in Asia e Africa sono noti per aver offerto premi a coloro che si vaccinano in altre campagne - ma non da quando la pandemia ha preso piede. 

 

(Fonte: Agi)

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Il riso italiano supera la Grande Muraglia: la Cina dà il via libera all'importazione della nostra eccellenza agroalimentare. Oltre 200 varietà, un patrimonio unico che conquista il mondo

Dal Carnaroli all'Arborio e al Vialone Nano, primo riso Igp, passando per il Roma e il Baldo: l'Italia è il primo produttore dell'Unione europea. Ora lo storico accordo per l'export nel gigante asiatico, gran consumatore di riso. Milioni di cinesi potranno apprezzare il nostro risotto


Via libera al risotto italiano in Cina, accordo storico | Agromagazine

Il riso da risotto italiano alla conquista delle tavole dei cinesi. Dopo un lungo negoziato è finalmente arrivato l’ok delle autorità competenti di Pechino all’import delle nostre varietà da risotto, vere eccellenze del Made in Italy agroalimentare. Grazie a questo accordo, il riso italiano potrà esser apprezzato anche da decine di milioni di consumatori del Paese del Dragone.

L’Italia è, attualmente, il primo produttore dell’Unione europea, assicurando oltre il 50% della produzione di riso, che si distingue da quello coltivato nel resto del mondo grazie a varietà tipiche, valorizzate grazie a marchi Dop e Igp che riconoscono le specificità dei territori di origine. Con 228 mila ettari coltivati (+4% nel 2020) e quattromila aziende che raccolgono 1 milione di tonnellate di riso lavorato, si contano più di 200 varietà: dal Carnaroli, il “re dei risi”, all’Arborio e al Vialone Nano, primo riso Igp, passando per il Roma e il Baldo.

Attualmente il 60% del riso italiano è destinato all’export, soprattutto in Germania e in Inghilterra. L’intesa corona un lungo negoziato diplomatico e tecnico condotto insieme al mondo imprenditoriale del comparto. Le agenzie fitosanitarie cinesi hanno, infatti, effettuato controlli molto severi e pignoli prima di autorizzare l’import del nostro riso, mandando in questi anni diverse delegazioni nelle aziende italiane per verificarne l’eccellenza dei metodi di produzione.

“Un via libera tanto atteso su un mercato di primaria rilevanza per l’agroalimentare italiano – dichiara Dino Scanavino, presidente di Cia-Agricoltori Italiani -. Si tratta di un successo che ha visto le istituzioni e la filiera risicola nazionale unite in difesa del riso italiano e alla conquista di nuove quote di mercato. Per l’Italia, primo produttore europeo, si apre ora un mercato importante, con milioni di cinesi pronti ad apprezzare il nostro risotto”.

 

(Fonte: Agi)

Le acque contaminate di Fukushima sversate in mare: la decisione del Giappone divide il mondo. Proteste di Cina e Corea del Sud, ma gli Usa: "Approccio in linea con gli standard di sicurezza nucleare"

Il governo giapponese ha deciso di rilasciare nell'Oceano Pacifico l'acqua contaminata (1,23 milioni di tonnellate) fino ad oggi impiegata per raffreddare i reattori danneggiati dall'incidente nucleare di Fukushima. E' stato il premier Yoshihide Suga a comunicarlo, nonostante la netta opposizione dell'opinione pubblica, dell'industria della pesca e dei rappresentanti dell'agricoltura locale. Proteste degli ambientalisti, ma la comunità internazionale è divisa


Il Giappone sverserà in mare l'acqua radioattiva di Fukushima | La gallery

L'acqua radioattiva proveniente da Fukushima sarà riversata nell'Oceano. E' quanto ha deciso il governo, nonostante la netta opposizione dell'opinione pubblica, dell'industria nazionale della pesca, delle associazioni ambientaliste, dei cittadini e dei paesi vicini, tra cui Cina e Corea del sud.

Si tratta di 1,23 milioni di tonnellate di acqua impiegata per raffreddare i reattori danneggiati dall'incidente nucleare del 2011. L'operazione inizierà tra circa due anni, durante i quali l'operatore della centrale, Tokyo Electric Power, filtrerà le acque per eliminare gli isotopi nocivi e costruirà le necessarie infrastrutture. L'intero processo dovrebbe richiedere decenni, secondo il governo giapponese.

In una riunione con i membri dell'esecutivo per formalizzare la decisione, il primo ministro, Yoshihide Suga, ha dichiarato che si tratta dell'opzione "più realistica" e "inevitabile per lo smantellamento di Fukushima". L'operatore ha infatti raccolto circa 1,2 milioni di tonnellate di acqua in oltre mille tank sul sito. Nel 2022 lo spazio per i depositi di raccolta si esaurirà, ha argomentato, una tesi contestata però da funzionari locali ed esperti. "L'eliminazione dell'acqua trattata è un tema inevitabile nel quadro dello smantellamento dell'impianto di Fukushima Daiichi", ha dichiarato Suga, precisando che il piano verrà attuato "nel momento in cui si sarà garantito che gli standard di sicurezza siano stati approvati con ampio margine e si siano adottate misure rigorose per evitare danni".

L'impianto ha subito parziali fusioni dei noccioli di tre dei suoi sei reattori dopo essere stato colpito dal potente terremoto e dal conseguente tsunami nel marzo 2011. Da allora, l'operatore ha continuato a pompare acqua nei tre reattori per raffreddare il combustibile atomico fuso. L'acqua contaminata dalle radiazioni nel sito è stata filtrata attraverso un avanzato sistema di trattamento dei liquidi, ma il trizio, un isotopo radioattivo dell'idrogeno, non può essere eliminato.

Per il governo e l'operatore della centrale il trizio non rappresenta un pericolo per la salute umana se presente in basse concentrazioni. Di diverso parere la Commissione sull'energia nucleare per la quale si deve "rigorosamente evitare di riversare il trizio nell'ambiente perché resta materiale radioattivo".

PROTESTE

La decisione annunciata oggi è "totalmente inaccettabile" per Hiroshi Kishi, capo delle Cooperative di pesca del Giappone, che ha preannunciato una "forte protesta" nei confronti del governo. Alla protesta si è associata Greenpeace Giappone che "condanna con forza" la decisione del governo "che ignora i diritti umani e gli interessi dei residenti di Fukushima, dell'area del Giappone e della regione Asia-Pacifico".

La Corea del Sud ha convocato un vertice di emergenza durante il quale il portavoce governativo Koo Yoon Cheol ha espresso "forte rincrescimento" per la scelta.

Già ieri la Cina aveva espresso i propri timori al Giappone "attraverso i canali diplomatici" esortando Tokio a gestire la vicenda "in maniera responsabile", ha reso noto il ministero degli Esteri di Pechino attraverso il suo portavoce Zhao Lijian.

IL PLACET USA

Da parte del Dipartimento di Stato americano invece si fa notare che "il Giappone è stato trasparente nella sua decisione e sembra aver adottato un approccio in linea con gli standard di sicurezza nucleare globalmente accettati".

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Telefonia, Lg si arrende alle perdite e alla concorrenza cinese: stop alla produzione di smartphone

Il colosso dell'elettronica sudcoreano, a lungo classificato tra i primi 10 produttori di smartphone al mondo e tra i pionieri del sistema operativo Android, paga il "rosso" degli ultimi anni sul mercato mobile. E ora dirotterà una parte di risorse in ricerca e sviluppo su aree di crescita come le componenti per veicoli elettrici


LG Electronics to end loss-making smartphone business - Nikkei Asia

LG Electronics non produrrà più smartphone a causa delle eccessive perdite registrate dal ramo aziendale. Lo ha comunicato il colosso dell'elettronica sudcoreano in una nota. L'azienda, tra i pionieri del sistema operativo Android, agli inizi del 2010 aveva collaborato con Google alla nascita della serie Nexus. Ma le vendite dei device non sono mai decollate e negli ultimi anni alle difficoltà di aprirsi una strada nel mercato degli smartphone si è anche aggiunta la feroce concorrenza di aziende cinesi come Huawei.

LG è stata a lungo classificata tra i primi 10 produttori di smartphone al mondo. Ma, spiega un report di Counterpoint, l'ultima volta che è riuscita ad avere una quota di mercato superiore al 3% è stato nel 2018. Per 23 trimestri consecutivi, o meglio dal 2015, la divisione LG smartphone è stata in rosso, per una perdita complessiva stimata in circa 5.000 won, o 3,8 miliardi di euro, alla fine dello scorso anno.

La divisione "non è riuscita a dare risultati" in un contesto di "maggiore concorrenza sui prezzi tra i vari concorrenti nel mercato degli smartphone entry-level", ha spiegato la società in una nota. La chiusura dirotterà una parte di risorse in ricerca e sviluppo "su aree di crescita come le componenti per veicoli elettrici", ha spiegato ancora l'azienda, ma anche "robot e smart home". 

 

(Fonte: Agi)

Ue-Russia, è gelo totale. Lavrov: "Non ci sono più rapporti". Mosca rafforza l'asse con la Cina mentre resta alta la tensione con gli Usa

Parla il ministro degli Esteri russo: "L'intera struttura di queste relazioni è stata distrutta da decisioni unilaterali di Bruxelles". Sul fronte dello scontro con la Casa Bianca non c'è stato alcun chiarimento tra Putin e Biden. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov: "Nessuna disponibilità da parte degli Stati Uniti". E sulla valigetta nucleare: "Il presidente ha sempre tutto con sé"


Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha fatto il punto sullo stato delle relazioni con la Ue. "Con l'Unione europea non ci sono rapporti come organizzazione, l'intera struttura di queste relazioni è stata distrutta da decisioni unilaterali di Bruxelles - ha detto -. Se e quando Bruxelles riterrà possibile eliminare questa anomalia, allora la Federazione russa sarà pronta".

La Russia guarda a Oriente - Lavrov ha parlato nel corso di una conferenza stampa congiunta con il suo omologo cinese Wang Yi, al termine dell'incontro di due giorni tenuto a Guilin, nel Guangxi. Il ministro degli Esteri russo ha parlato di Mosca come del "più grande vicino" dell'Europa per cui "se e quando sarà ritenuto opportuno dagli europei eliminare questa anomalia" di rapporti diplomatici, "saremo pronti a costruire queste relazioni sulla base della parità di diritti e della ricerca di un equilibrio di interessi. Non ci sono cambiamenti sul fronte occidentale, a mio avviso, abbiamo un'agenda molto intensa sul fronte orientale, che diventa ogni anno più ricca", ha detto. 

Le tensioni con gli Usa - La Russia deve fare i conti anche con le tensioni diplomatiche con gli Stati Uniti, dopo le parole poco concilianti che si sono rivolti Putin e Biden. Nella giornata di lunedì, da Mosca non sono arrivati segnali di distensione. Prima il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov aveva spiegato che non era in programma nessun contatto tra Putin e il presidente Usa poiché non vi è "nessuna disponibilità da parte degli Usa". Poi lo stesso Peskov, in riferimento alla "valigetta nucleare", ha ribadito che "Putin ha sempre con sé gli strumenti di comunicazione necessari, compresi quelli strategici, ovunque si trovi". 

 

(Fonte: Tgcom24)

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