updated 2:41 PM UTC, Mar 3, 2021

Ho figli piccoli, quando tornerò a dormire regolarmente? Al sesto anno di età dei bambini. Lo dicono gli scienziati

Uno studio canadese: I genitori tornano a dormire regolarmente al sesto anno del figlio Uno studio canadese: I genitori tornano a dormire regolarmente al sesto anno del figlio

Lo studio di un team di ricercatori canadesi ha preso in esame il sonno di 111 genitori per due settimane dopo la nascita dei bambini per comprendere le variazioni nelle abitudini notturne della coppia. I risultati sono sorprendenti ma non troppo: le mamme tendono a dormire meno dei papà


I neo-genitori non tornano a dormire come prima della gravidanza fino ai sei anni successivi alla nascita del bambino, e le mamme tendono a dormire meno dei papà. Lo hanno scoperto gli esperti della McGill University, che hanno pubblicato un articolo sul Journal of Sleep Research, dopo aver analizzato gli schemi di sonno di 111 genitori.

“Che si tratti di confortare il figlio o per motivi di allattamento – afferma Marie-Hélène Pennestri – le mamme tendono a svolgere gran parte del lavoro notturno”. Il team ha esaminato il sonno di 111 genitori per due settimane dopo la nascita dei bambini per comprendere le variazioni nelle abitudini notturne della coppia.

“Le neo-mamme – sostiene la ricercatrice – erano associate a sonni meno frammentati rispetto alle donne che si occupavano del secondo o terzo figlio, ma il totale di ore di sonno sembrava indipendente dal numero di bambini. I disturbi del sonno delle madri con più di un figlio potrebbero essere spiegati dalla necessità di assistere anche i più grandi, non solo i neonati”.

Gli esperti aggiungono che non è stata notata alterazione nel sonno dei padri. “I disturbi delle dormite dei genitori – spiega la scienziata – sono spesso dovuti al fatto che i bimbi dormono tipicamente in brevi periodi di tre o quattro ore, anche se alcuni dormono tutta la notte entro i sei mesi di vita. Se l’assistenza all’infanzia non avviene in modo collaborativo, tuttavia, possono manifestarsi tensioni nel rapporto coniugale”.

L’autrice sottolinea che il 96 per cento dei padri considerati durante lo studio stava lavorando, per cui le madri potrebbero aver deciso volontariamente di occuparsi del bambino per non aumentare il carico di stress sul compagno.

“Prendersi cura dei figli è un compito importante – ribadisce Pennestri – che deve essere svolto da entrambi i genitori. Potrebbe essere utile impostare degli interventi distribuire equamente le attività notturne di assistenza all’infanzia, che tengano tuttavia conto delle esigenze e della situazione di ogni membro della coppia, come il lavoro o gli altri impegni importanti”.

 

(Fonte: Agi)

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