updated 2:32 PM UTC, Apr 11, 2021

Economia e pandemia, mentre milioni di persone annaspano c'è chi diventa sempre ricco. Comanda Bezos, padrone di Amazon. Ecco la lista

Nel 2021 nel mondo il numero dei mega ricchi è aumentato: ora sono 2.755 e valgono complessivamente 13.100 miliardi, 8mila in più rispetto a 12 mesi fa. Usa e Cina in testa alla classifica dei Paperoni. L'italiano con più soldi? Non vive in Italia...


Per il potere e la ricchezza bisogna combattere ogni giorno - IlGiornale.it

Dopo un anno di pandemia aumentano i super miliardari nel mondo, segnando un nuovo record: nel 2021 il numero dei  "paperoni" è 2.755, ovvero 660 in più rispetto al 2020. Complessivamente valgono 13.100 miliardi, 8.000 in più del 2020. E' quanto emerge dalla 35ma classifica annuale dei mega ricchi di ForbesJeff Bezos, il patron di Amazon, si conferma primo, per il quarto anno consecutivo, con una fortuna di 177 miliardi di dollari. 

Sul podio Elon Musk, balzato al secondo posto, con 151 miliardi di dollari, grazie all'aumento del valore delle azioni di Tesla. Terzo il re del lusso Bernard Arnault (LVMH, Moët Hennessy Louis Vuitton) con 150 miliardi. Seguono Bill Gates (Microsoft) con 124 miliardi e Mark Zuckerberg (Facebook) con 97 miliardi. Trump ha perso quasi 300 posti, passando da 3,5 miliardi di dollari a "solo" 2,4 miliardi. Gli Stati Uniti sono il Paese più presente in lista, con 724 miliardari, seguiti dalla Cina (inclusi Hong Kong e Macao) con 698. 

Tra i primi cento solo un italiano: Leonardo Del Vecchio (Luxottica) che con un patrimonio stimato di 25,8 miliardi si colloca al 62esimo posto. Poi, bisogna scendere al 256esimo posto per trovare Massimiliana Landini Aleotti e famiglia (Menarini), con 9,1 miliardi. Giorgio Armani è 323esimo con 7,7 miliardi, Silvio Berlusconi 327esimo con 7,6 miliardi.

Discorso a parte per Giovanni Ferrero. Il patron della Nutella, con un patrimonio di 35,1 miliardi di dollari, sarebbe  l’italiano più ricco al mondo, ma è classificato come la persona più ricca del Belgio, avendo residenza lì.

 

(Fonte: tgcom24)

Lavoro, in un anno perso quasi un milione di posti. Occupazione stabile a febbraio. L'emorragia si fermerà o siamo solo all'inizio?

La fotografia dai dati Istat. Nei giorni scorsi lo studio di Unimpresa che avvertiva: "Dieci milioni di italiani a rischio povertà. Subito nuovi ristori"


Occupazione in Emilia-Romagna: dopo il lockdown, ripartenza a maggio –  ART-ER

Un milione di posti di lavoro persi in un anno. E' il quadro che si delinea dai dati Istat. A febbraio 2021 gli occupati erano 22.197.000, ovvero 945.000 in meno rispetto a febbraio dello scorso anno. "Le ripetute flessioni congiunturali dell’occupazione - registrate dall’inizio dell’emergenza sanitaria fino a gennaio 2021 - hanno determinato un crollo dell’occupazione rispetto a febbraio 2020 (-4,1% pari a -945mila unità) - rileva l'Istat - La diminuzione coinvolge uomini e donne, dipendenti (-590mila) e autonomi (-355mila) e tutte le classi d’età". Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 2,2 punti percentuali, toccando il 56,5%.

Nell’arco dei dodici mesi, crescono le persone in cerca di lavoro (+0,9%, pari a +21mila unità), ma soprattutto gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+5,4%, pari a +717mila).

Il tasso di disoccupazione a febbraio diminuisce di 0,1 punti rispetto a gennaio e aumenta di 0,5 punti su febbraio 2020. Lo rileva l'Istat spiegando che nel mese è al 10,2%.

Diminuisce lievemente anche il numero di inattivi (-0,1% rispetto a gennaio, pari a -10mila unità) per effetto, da un lato, della diminuzione tra le donne e chi ha almeno 25 anni e dall’altro della crescita tra gli uomini e i 15-24enni. Il tasso di inattività è stabile al 37,0%.

Il livello dell’occupazione nel trimestre dicembre 2020-febbraio 2021 è inferiore dell’1,2% rispetto a quello del trimestre precedente (settembre-novembre 2020), con un calo di 277mila unità -prosegue l'Istat. Nel trimestre aumentano sia le persone in cerca di occupazione (+1,0%, pari a +25mila), sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+1,3%, pari a +183mila unità).


Povertà, allarme Unimpresa: "Dieci milioni di italiani a rischio"

BANKITALIA: AUMENTANO LE DISUGUAGLIANZE

A chi già si trova in condizione di estremo disagio economico potrebbero aggiungersi presto i disoccupati e i tanti lavoratori a rischio, in situazioni estremamente precarie. "Subito nuovi ristori"

L'ultima rilevazione Istat parlava di 5,6 milioni di persone in povertà, ma secondo Unimpresa gli italiani a rischio a causa della crisi innescata dal Covid sono molti di più, 10,4 milioni. Tra di loro si contano infatti i 4 milioni di disoccupati e i 6,3 milioni di occupati in situazioni instabili o economicamente deboli: il dato, calcolato dal Centro studi di Unimpresa, si riferisce a fine 2020 e conta oltre 1,2 milioni di soggetti in più rispetto a un'analoga rilevazione relativa al 2015, con una crescita significativa del 13%.

Secondo Unimpresa la crisi economica innescata dall'emergenza sanitaria ha contribuito a estendere il perimetro delle persone in difficoltà: ai 4,1 milioni di persone disoccupate bisogna sommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (776mila persone) sia quelli a orario pieno (1,9 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (711mila), i collaboratori (225mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,7 milioni). Questo gruppo di persone occupate - ma con prospettive incerte circa la stabilità dell'impiego o con retribuzioni contenute - ammonta complessivamente a 6,3 milioni di unità: "in condizioni precarie o economicamente deboli, - spiega l'organizzazione - contribuiscono a estendere la platea degli italiani in crisi, che vivono sull'orlo del baratro, sempre più vicini alla povertà".
 
Unioncamere lancia dunque l'allarme: per evitare che dalla attuale situazione di rischio si passi a una situazione di vera difficoltà bisogna che il governo intervenga, andando "ben oltre quei 32 miliardi di euro stanziati col decreto Sostegni, che non bastano". "C'è un fattore tempo che è fondamentale: -  dice il vicepresidente di Unimpresa, Salvo Politinoo - il decreto che stanzia quei fondi è del 19 marzo e i primi bonifici, assicura il governo, dovrebbero arrivare intorno alla metà di aprile. Vuol dire oltre 100 giorni per un pacchetto di aiuti che, in ogni caso, risponde solo parzialmente alle drammatiche esigenze che stiamo affrontando".
 

Pandemia e chiusure, nel 2021 il lavoro nero crescerà ancora

L'analisi dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre: nell'ultimo anno persi 450mila posti. Con lo sblocco dei licenziamenti previsti dapprima a fine giugno, per coloro che lavorano nelle Pmi e nelle grandi imprese, e successivamente in autunno, per quelli che sono occupati nelle micro e piccolissime aziende, c’è il pericolo che il numero dei senza lavoro aumenti in misura importante. Non meno impattante, secondo la Cgia, è l'effetto chiusura imposto dal governo nelle ultime settimane a bar, ristoranti, negozi, massaggiatori, parrucchieri e centri estetici. Il tasso di irregolarità è del 12,9 per cento e tutte queste persone producono un valore aggiunto in nero di 77,8 miliardi di euro. E secondo l'associazione nei prossimi mesi, purtroppo, la situazione è destinata a peggiorare


Reddito di cittadinanza e lavoro in nero: cosa si rischia - Lavoro e Diritti

A seguito della pesantissima crisi economica in corso causata dal Coronavirus, l’esercito dei lavoratori in nero presente in Italia è in forte espansione. Lo segnala l’Ufficio studi della Cgia, ricordando che nell’ultimo anno la crisi pandemica ha provocato una perdita di circa 450mila posti di lavoro. Con le chiusure imposte nelle ultime settimane, "a tanti di questi disoccupati si sono aggiunti molti addetti del settore alberghiero e della ristorazione e altrettante finte parrucchiere ed estetiste che quotidianamente si recano nelle case degli italiani ad esercitare irregolarmente i servizi e le prestazioni più disparate" sottolinea una nota.

Un numero di invisibili difficilmente quantificabile, anche se secondo gli ultimi dati stimati qualche anno fa dall’Istat, quindi ben prima dell’avvento del Covid, i lavoratori in nero presenti in Italia erano molti: circa 3,2 milioni, sottolinea la Cgia. Il tasso di irregolarità è del 12,9 per cento e tutte queste persone producono un valore aggiunto in nero di 77,8 miliardi di euro. E secondo l'associazione nei prossimi mesi, purtroppo, la situazione è destinata a peggiorare.

Con lo sblocco dei licenziamenti previsti dapprima a fine giugno, per coloro che lavorano nelle Pmi e nelle grandi imprese, e successivamente in autunno, per quelli che sono occupati nelle micro e piccolissime aziende, c’è il pericolo che il numero dei senza lavoro aumenti in misura importante. Non meno impattante, secondo la Cgia, è l’effetto chiusura imposto dal governo nelle ultime settimane a bar, ristoranti, negozi, massaggiatori, parrucchieri e centri estetici.

Soprattutto nei territori più provati dalla crisi, non sono pochi, ad esempio, i camerieri che in attesa di tornare ad esercitare la propria professione si stanno improvvisando edili, dipintori, idraulici, giardinieri o addetti alle pulizie. Eseguono piccoli lavori pagati poco e in nero che, tuttavia, consentono a queste persone di portare a casa qualche decina di euro al giorno, permettendo così a molte famiglie di mettere assieme il pranzo con la cena. In questo momento così difficile, chi lavora irregolarmente per necessità non va assolutamente criminalizzato; ci mancherebbe, sottolinea la Cgia.

Tuttavia, osserva l'associazione, il dilagare del lavoro irregolare non comporta un danno solo alle casse dell’erario e dell’Inps, ma anche alle tantissime attività produttive e dei servizi, le imprese artigianali e quelle commerciali che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti, osserva la Cgia. I lavoratori in nero, infatti, non essendo sottoposti al prelievo previdenziale, a quello assicurativo e a quello fiscale consentono alle imprese dove prestano servizio – o a loro stessi, se operano sul mercato come falsi lavoratori autonomi – di beneficiare di un costo del lavoro molto inferiore e, conseguentemente, di praticare un prezzo finale del prodotto/servizio molto contenuto.

Condizioni, ovviamente, che chi rispetta le disposizioni previste dalla legge non è in grado di offrire. Inoltre, non vanno nemmeno sottovalutate le condizioni lavorative a cui sono sottoposti gli irregolari: spesso a queste persone vengono negate le più elementari tutele previste dalla legge in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e, in queste condizioni, gli incidenti e le malattie professionali rischiano di essere molto frequenti.

A livello territoriale sono le regioni del Mezzogiorno ad essere maggiormente interessate dall’abusivismo e dal lavoro nero. Secondo l’ultima stima redatta dell’Istat e relativa al 2018, in Calabria il tasso di irregolarità è pari al 22,1 per cento (136.200 irregolari), in Campania al 19,4 per cento (362.500 lavoratori in nero), in Sicilia al 18,7 per cento (283.700), in Puglia al 16,1 per cento (222.700) e in Sardegna del 15,7 per cento (95.500). La media nazionale è pari al 12,9 per cento.

Le situazioni più virtuose si registrano nel Nordest. Se in Emilia Romagna il tasso di irregolarità è al 9,8 per cento (211.700 irregolari), in Valle d’Aosta è al 9,6 per cento (5.900), in Veneto al 9 per cento (207.300) e nella Provincia autonoma di Bolzano si attesta all’8,9 per cento (27.000). L’attività in nero di queste 3,2 milioni di persone genera un valore aggiunto pari a 77,8 miliardi di euro all’anno, di cui 26,7 miliardi sono prodotti nel Sud, 19,8 nel Nordovest, 17 nel Centro e 14,3 nel Nordest. A livello regionale in termini assoluti il Pil in 'nero' più importante lo riscontriamo in Lombardia (12,6 miliardi), seguono il Lazio (9,4 miliardi), la Campania (8,3 miliardi) e la Sicilia (6,2 miliardi).

 

(Fonte: Adnkronos)

Attività chiuse, meno rifiuti, ma la Tari aumenta a livelli record. La denuncia di Confcommercio

Nel 2020 il costo totale della tassa sui rifiuti arriva al livello mai raggiunto di 9,73 miliardi con un incremento dell'80% negli ultimi 10 anni. E mentre l'esborso cresce i servizi non migliorano


Tari, nuove regole: bolletta più chiara e leggera

Secondo l'Osservatorio Tasse locali di Confcommercio nel 2020 il costo totale della tassa rifiuti (Tari) raggiunge il livello record di 9,73 miliardi con un incremento dell'80% negli ultimi 10 anni. Un paradosso considerato che a causa del blocco delle attività per il Covid la quantità di rifiuti prodotta è stata oltre 5 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2019.

Far pagare chi produce rifiuti - Oltre ad interventi strutturali per rendere effettivo il principio europeo "chi inquina paga" e commisurare la Tari ai rifiuti realmente prodotti, per Confcommercio servono anche misure emergenziali, visto il perdurare della pandemia, "esentando dal pagamento della tassa tutte quelle imprese che, anche nel 2021, saranno costrette a chiusure dell'attività o a riduzioni di orario e quelle che, pur rimanendo in esercizio, registreranno comunque un calo del fatturato e, quindi, dei rifiuti prodotti".

Le imprese, sottolinea Confcommercio, "vogliono pagare il giusto, una tariffa corrispettiva al servizio erogato e soprattutto desiderano poter scegliere in autonomia l'operatore pubblico o privato più conveniente. Per i quantitativi di rifiuti che autonomamente le imprese avviano a smaltimento e recupero, senza servirsi del servizio pubblico, bisogna che venga detassata la quota corrispettiva della Tari".

L'Osservatorio di Confcommercio ha anche analizzato il livello quantitativo dei servizi erogati. Tale dato misura, con un punteggio da 0 a 10, la quantità dei servizi offerti da un comune rispetto alla media dei comuni della stessa fascia di popolazione. Un parametro che fotografa un'altra criticità: a fronte di costi sempre molto elevati, non corrisponde mediamente un livello di servizio migliore. Sono nove le Regioni che si posizionano ancora sotto il livello 6 di sufficienza: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Molise, Puglia e Toscana. I maggiori punteggi per Emilia Romagna (7,38), Piemonte (7,33), Veneto (7,17) e Lombardia (7).

Smart working, brutte sorprese in bolletta: +22% di spese per il riscaldamento nel 2020

Continuano gli studi sugli effetti per lavoratori e famiglie del cosiddetto "lavoro agile" svolto a casa anziché in ufficio. Le ricadute sono sociali, pscilogiche, ma anche economiche. Ecco cosa emerge da un'indagine di Tado, azienda specializzata nella climatizzazione domestica


Lo smart working ha fatto lievitare la spesa degli italiani per il riscaldamento. Secondo i dati diffusi da Tado, azienda specializzata nella climatizzazione domestica, lo scorso inverno nelle case italiane è stato avviato il riscaldamento diurno il 22% in più rispetto al precedente. 

Lo studio, basato su un campione di circa 300.000 case europee, di cui 32.000 italiane, ha rilevato che le famiglie italiane e spagnole hanno dovuto affrontare i maggiori aumenti del riscaldamento domestico: un fenomeno derivante dal cambio delle abitudini a causa delle restrizioni imposte per arginare l'epidemia.

Dallo studio emerge che gli italiani hanno vissuto molto di più la casa anche nelle giornate feriali, dopo aver introdotto il lavoro da casa come nuova abitudine. In Danimarca e in Svezia gli aumenti sono stati i più bassi in Europa, ma solo perché l'inverno appena trascorso è stato in media 0,6 gradi più caldo rispetto al precedente.

In Europa la climatizzazione degli edifici e dell'industria rappresentano la metà del consumo energetico e il riscaldamento e l'acqua calda costituiscono circa i tre quarti del consumo energetico di una casa.   

Ci sono molti modi per risparmiare sul riscaldamento e sull’acqua calda. Una soluzione semplice è quella di abbassare il riscaldamento: anche solo 1 grado in meno consente un risparmio in bolletta di circa il 6%. Utilizzare il riscaldamento e l'acqua calda solo quando è necessario permette di risparmiare in modo notevole. Inoltre, il passaggio a un termostato intelligente può garantire che solo le abitazioni e gli ambienti occupati siano riscaldati, consentendo al contempo ulteriori risparmi grazie all'adattamento alle condizioni atmosferiche, al rilevamento delle finestre aperte e ad altre funzionalità. Gli studi hanno indicato che usare il termostato intelligente può ridurre la bolletta del riscaldamento fino al 31% senza che né il proprietario dell’abitazione né l'inquilino sacrifichi la propria comodità.

 

(Fonte: Agi)

Schizzano i prezzi di benzina e diesel: la stangata per gli automobilisti continua. Parliamo di 165 euro e 151 euro in più all'anno

In soli sette giorni un pieno da 50 litri costa 63 cent in più per la benzina e 45 cent per il gasolio. La denuncia dell'Unione Nazionale Consumatori


Non si arresta la corsa dei prezzi dei carburanti" che dura senza soluzione di continuità da metà novembre. In soli sette giorni un pieno da 50 litri costa 63 cent in più per la benzina e 45 cent per il gasolio. Dall'inizio dell'anno, ossia dalla rilevazione del 4 gennaio, un pieno da 50 litri è aumentato di 6 euro e 86 cent per la benzina e di 6 euro e 30 cent per il gasolio, con un rincaro, per entrambi, del 9,5%. Su base annua è pari a una stangata ad autovettura pari a 165 euro all'anno per la benzina e 151 euro per il gasolio". E' Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori in una nota.

"Dal 9 novembre, poi, ultima settimana senza rialzi, in poco più di 4 mesi c'è stato un balzo del 14,5% per la benzina e del 15,7% per il gasolio. Su un pieno di 50 litri l'aggravio è di circa 10 euro: 10 euro e 2 cent per la benzina e 9 euro e 81 cent per il gasolio. Su base annua è pari a una bastonata ad autovettura pari a 241 euro all'anno per la benzina e 236 per il gasolio", conclude.

Decreto Sostegni, in arrivo 32 miliardi per imprese e lavoratori. Draghi: "Un primo passo, ne serve un secondo". Nodo cartelle risolto (tra le polemiche) con uno stralcio: condonate solo multe di 10 anni fa per redditi al di sotto dei 30mila euro

Un'operazione da 32 miliardi che aveva come obiettivo principale "dare più soldi possibile a più gente possibile nel più breve tempo possibile", come ha detto il premier Mario Draghi, il decreto Sostegni appena approvato ha come capisaldi il sostegno alle imprese, al lavoro e un aiuto nella lotta alla povertà. E' una misura parziale che sarà corretta con un nuovo scostamento ad aprile


Chi è Mario Draghi? Storia di palazzi e di potere. E di uomo.

Agli italiani piegati dal Covid arrivano circa 32 miliardi di euro, un terzo alle imprese, oltre un decimo agli enti locali.

Ecco il decreto Sostegni, la nuova iniezione di risorse per imprenditori, lavoratori e amministratori alle prese con una crisi sanitaria e finanziaria destinata a risolversi solo con la campagna vaccinale, alla quale sono stati stanziati quasi 3 miliardi.

STRALCIO - Sono cancellate le vecchie cartelle esattoriali fino a 5mila euro tra il 2000 e il 2010 per chi rientra in un tetto di reddito di 30mila euro. Rate e nuove cartelle esattoriali sospese fino al 30 aprile e una sanatoria ad hoc per le partite Iva in difficoltà.

PARTITE IVA E IMPRESE - Possono accedere a contributi a fondo perduto, se hanno un fatturato fino a 10 milioni e nel 2020 perdite medie mensili del 30% rispetto al 2019: gli aiuti vanno da 1.000 euro per le persone fisiche (2.000 per le giuridiche) a 150mila euro.

Per le imprese ci sono 5 fasce di ricavi con percentuali differenziate dei sostegni, dal 60% per le più piccole al 20% per le più grandi.

GRANDI AZIENDE - Se in crisi ma con prospettive di ripresa possono attingere a finanziamenti agevolati da restituire in 5 anni: c'è un fondo di 200 milioni presso il Mise. Il Fondo sociale per l'occupazione e la formazione del Ministero del lavoro, è rifinanziato con 400 milioni ed è prorogata per tutto il 2021 l'integrazione salariale della cigs per i lavoratori ex Ilva, destinando 19 milioni.

LAVORO - Blocco dei licenziamenti prorogato a giugno, e fino a ottobre per le aziende che usano la cassa integrazione Covid, valida fino al 31 dicembre (massimo 28 settimane), per 3,3 miliardi. Quelle con cassa integrazione ordinaria possono chiedere 13 settimane tra aprile e giugno per Covid, senza contributo addizionale. Ci sono 1,5 miliardi per l'esonero dei contributi previdenziali dovuti da autonomi e professionisti. I contratti a tempo determinato possono essere rinnovati o prorogati senza causale fino al 31 dicembre.

REDDITO DI CITTADINANZA - È rifinanziato per 1 miliardo. Tre nuove mensilità del reddito di emergenza alle famiglie (1,52 miliardi). Fino al 31 dicembre non serve aver lavorato 30 giorni nell'ultimo anno per ottenere la Naspi. Una tantum da 2.400 euro per lavoratori stagionali, del turismo, termali e dello spettacolo che hanno perso il posto, e per quelli dello sport varia da 1.200 a 3.600 euro.

LOTTA AL COVID - Stanziati oltre 4,5 miliardi: 2,1 miliardi per l'acquisto di vaccini, 700 milioni per i farmaci, 1,4 miliardi per le attività del Commissario, 345 milioni per il coinvolgere più medici possibile, 50 milioni come remunerazione aggiuntiva delle farmacie, dove si potrà somministrare il siero.
Per i Covid Hospital sono previsti 51,6 milioni. Cade il vincolo del rapporto esclusivo per gli infermieri pubblici vaccinatori.

ENTI LOCALI - Sono stanziati oltre 3 miliardi: metà nel fondo per gli enti locali, 260 milioni in quello per Regioni e Province autonome, 800 milioni per il Tpl, 250 milioni come ristoro per il mancato incasso della tassa di soggiorno, e un altro miliardo per rimborsare alle Regioni le spese sanitarie del 2020 per il Covid.

TURISMO - Sostegni per 1,7 miliardi, fra cui 700 milioni per le zone danneggiate dalla chiusura degli impianti di sci e 900 milioni per gli stagionali.

CULTURA - In arrivo 400 milioni di euro in più: 200 milioni per spettacolo, cinema e audiovisivo, 120 milioni per spettacoli e mostre e 80 per il settore del libro e la filiera dell'editoria.

SCUOLA - Ci sono 150 milioni per il recupero delle competenze e della socialità durante l'estate, e altri 150 milioni per aspetti più sanitari. Il personale scolastico e amministrativo assente per vaccino è "giustificato".

MATRIMONI ED EVENTI - Per le filiere più colpite dalla crisi (anche commercianti e ristoratori dei centri storici) c'è un fondo da 200 milioni. Ci sono 200 milioni in più per imprese agricole, della pesca e dell'acquacoltura, 100 milioni per la cancellazione di fiere e congressi e 150 per le fiere internazionali. 

 

(Fonte: Ansa)

A febbraio oltre un milione di famiglie col Reddito di cittadinanza. In Campania 229mila nuclei, più di tutto il Nord messo iniseme

I dati arrivano dall'Osservatorio dell'Inps: sono oltre un milione le famiglie che hanno percepito il Reddito di cittadinanza a febbraio per 2,3 milioni di persone coinvolte e 564 euro medi a nucleo. Le differenze territoriali


Sono oltre un milione le famiglie che hanno percepito il reddito di cittadinanza a febbraio per 2,3 milioni di persone coinvolte e 564 euro medi a nucleo. I dati arrivano dall'Osservatorio dell'Inps su reddito e pensione di cittadinanza che sottolinea come la diminuzione del numero dei nuclei rispetto al mese precedente (1,2 mln secondo la scorsa rilevazione, ndr) risenta dell'aggiornamento della dichiarazione sostitutiva unica (DSU), indispensabile per poter proseguire con l'erogazione del beneficio, che può essere stata presentata in ritardo o aver provocato la decadenza del beneficio.

Su un milione di famiglie, 673.343 sono residenti al Sud, oltre i due terzi del totale.

Al Nord percepiscono il sussidio 192.880 famiglie, al Centro 143,735. La sola Campania con 229.024 famiglie con il reddito supera largamente i nuclei percettori dell'intero Nord del Paese con quasi un quarto dei sussidi totali e un importo medio di 628,89 euro.

 

(Fonte: Ansa)

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