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Progetti umanitari Regione Lombardia, stanziati oltre 670 mila euro per Gaza, Libano e Ucraina

Il telefono squilla mentre sto ancora finendo il caffè al bancone di un bar vicino a Palazzo Lombardia. Dall’altra parte della linea un amico che lavora con le ONG mi dice, “Hanno approvato per i progetti umanitari Regione Lombardia, quasi 675 mila euro per Gaza, Libano e Ucraina. Stavolta non è propaganda, è roba che arriva sul campo”.

Metto giù. Guardo fuori dal vetro. Milano di fine luglio, caldo afoso, gente che cammina veloce e cagnolini che si rinfrescano nelle fontane davanti all’ingresso N1, quello da cui entra il Presidente Attilio Fontana. E da qualche parte, a migliaia di chilometri, famiglie che aspettano acqua, cibo, un posto sicuro per i bambini. Regione Lombardiaha appena messo sul tavolo 674.493 euro per i nuovi progetti umanitari Regione Lombardia. Non è un gesto simbolico. Sono soldi veri, destinati a quindici organizzazioni lombarde che già operano sul posto.

Il sottosegretario Raffaele Cattaneo lo ha detto chiaro: “Con questo provvedimento la Lombardia conferma la propria volontà di essere vicina ad alcune tra le popolazioni più colpite”. E stavolta le priorità sono tre: Gaza, Libano e Ucraina.

Cosa c’è dentro la delibera

La Giunta regionale, su proposta del presidente Attilio Fontana, ha accolto le proposte delle reti della società civile, AOI, Cini e Co.Lomba. Gli interventi dovranno chiudersi entro il 31 dicembre 2026. Niente dilazioni, niente promesse a lungo termine. Soldi che devono diventare acqua, pasti caldi, sedie a rotelle e rifugi scolastici prima della fine dell’anno prossimo.

“Abbiamo individuato realtà già presenti sul campo, con reti consolidate ed esperienza comprovata”, ha spiegato Cattaneo. Traduzione, non si inventano interventi da zero. Si rinforzano quelli che funzionano già.

A Gaza, acqua, spazi sicuri e sostegno psicologico

A Gaza vanno 208.208 euro. Il progetto si chiama “Gaza Viva – Risposta umanitaria integrata per le comunità sfollate della Striscia di Gaza”. Capofila Coopi, insieme a Cesvi, Fondazione Soleterre e WeWorld.

Obiettivo: circa 6.037 beneficiari diretti.

  • 3.080 metri cubi di acqua potabile distribuiti con autobotti a 3.422 persone
  • quattro spazi sicuri per donne
  • sessioni di igiene per seicento adolescenti e caregiver
  • formazione di trenta giovani volontari in primo soccorso e supporto psicosociale

E al Nasser Medical Complex di Khan Younis, Soleterre continuerà a offrire sostegno psicologico e nutrizionale ai bambini ricoverati e alle loro famiglie. Numeri secchi, ma dietro c’è la vita quotidiana di gente che da mesi non sa se domani avrà da bere.

In Libano, cibo, kit igienici e sedie a rotelle

In Libano altri 208.486 euro. Progetto “Intervento coordinato di emergenza in supporto alla popolazione civile colpita dal conflitto”, guidato da Celim con ActionAid, Arcs, Cbm e Cosv.

Più di 11.000 beneficiari diretti nei governatorati di Nabatiyeh, Beirut, Monte Libano, Baalbek-Hermel, Beqaa e Sud.

In pratica:

  • assistenza alimentare per 5.130 persone
  • beni di prima necessità a 6.400 beneficiari
  • 370 pacchi alimentari a Chebaa e Rachaya Al Foukhar
  • altri 500 pacchi e 1.000 pasti caldi a Beirut
  • oltre 500 kit igienico-sanitari

ActionAid attiverà 30 percorsi individuali di supporto psicologico e 40 sessioni di gruppo. Cbm, nella Beqaa, consegnerà 24 sedie a rotelle, 11 sedie da bagno e 10 letti manuali. E c’è anche un fondo di quasi 30 mila euro di assistenza economica multiuso per le famiglie sfollate.

Quando parli con chi lavora laggiù, ti dicono sempre la stessa cosa, “Il problema non è solo il cibo. È la dignità. Una sedia a rotelle o un kit igienico possono fare la differenza tra sopravvivere e sentirsi ancora una persona”.

In Ucraina, rifugi scolastici e letti per i veterani

Nella regione di Zaporizhzhia, 257.799 euro. Capofila Fondazione L’Albero della Vita, con Avsi, Terre des Hommes, Amici dei Bambini, Missione Calcutta e Associazione Aiutiamoli a Vivere Lombardia.

Oltre 4.600 beneficiari diretti.

  • letti ospedalieri e attrezzature riabilitative per i veterani
  • due rifugi scolastici per circa 900 studenti
  • formazione di 30 insegnanti su educazione in emergenza e supporto psicosociale
  • uno spazio ludico-terapeutico pediatrico
  • kit igienico-sanitari a 210 anziani e persone con disabilità
  • beni di prima necessità a circa 1.500 persone vulnerabili

Zaporizhzhia non è una zona “facile”. È vicina al fronte. Le scuole che funzionano ancora sono un miracolo quotidiano. Metterci dentro rifugi e formazione per gli insegnanti significa dare a quei bambini qualcosa di più della sola sopravvivenza, una routine, un posto dove non pensare solo alle sirene.

La domanda è perché la Lombardia continua a farlo?

Cattaneo ha parlato di “spirito di solidarietà e sussidiarietà che da sempre caratterizza l’azione della nostra Regione”. Non è retorica da comunicato stampa. In questi anni la Lombardia ha accolto bambini feriti da Gaza negli ospedali, ha finanziato progetti precedenti, ha tenuto rapporti con le ong locali. Stavolta allarga lo sguardo, Gaza, Libano e Ucraina insieme.

“È un impegno che rafforza il ruolo della Lombardia come interlocutore credibile e autorevole nella cooperazione internazionale”, ha aggiunto. E ha anticipato che, grazie alle risorse dell’assestamento di bilancio, nelle prossime settimane arriveranno altri progetti di emergenza.

Uno che ha visto le cose da vicino mi ha detto una volta, “I soldi della Regione arrivano quando servono. Non dopo tre anni di burocrazia”. È forse il punto più importante.

Trecentomila euro in più o in meno non risolvono una guerra. Ma 3.080 metri cubi d’acqua a Gaza, 1.000 pasti caldi a Beirut o due rifugi scolastici a Zaporizhzhia non sono dettagli. Sono giornate in cui qualcuno non muore di sete, non va a letto a stomaco vuoto, non studia sotto le bombe senza protezione.

I quindici enti lombardi coinvolti conoscono già le strade, i contatti, i rischi. Non devono inventarsi nulla. Devono solo continuare a fare quello che sanno fare, con risorse in più.

E noi, da qui, possiamo solo guardare i numeri e sperare che arrivino interi. Perché dietro ogni cifra c’è una faccia, un nome, una storia che non finisce sui giornali.

La prossima volta che sentirò parlare di progetti umanitari Regione Lombardia, penserò a quel telefono che squilla al bar, al caffè che si raffredda e a un sottosegretario che dice, senza troppi fronzoli, “Siamo vicini a chi ne ha più bisogno“.